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Polizia scova l’ultimo rifugio del boss Messina

Scritto da TeleRadioCanicatti il 21 novembre 2009, alle 13:13 | archiviato in Cronaca, Cronaca provincia, Provincia. Puoi seguire ogni risposta attraverso RSS 2.0.

messinaDopo la cattura del boss Raccuglia, un altro colpo mortale stava per essere inferto a Cosa Nostra nei giorni scorsi. Proprio in provincia di Agrigento, la squadra mobile ha individuato l’ultimo covo del vice capo della mafia agrigentina, Gerlandino Messina, ergastolano ricercato dal 1999. Esattamente quattro giorni fa, i poliziotti avrebbero individuato il rifugio del boss empedoclino nella vicina Favara. Un elemento indicativo di come l’egemonia dei Di Gati, dall’omicidio del presunto uomo di fiducia Carmelo Milioti nel 2003 alla caduta in disgrazia e al conseguente pentimento dei mafiosi racalmutesi, a Favara abbia ceduto il passo al dominio Falsone/Messina. L’immobile è stato sequestrato con l’interessante materiale reperito al suo interno, mentre un’indagine è stata aperta sul proprietario. Allarmato dai movimenti, Messina sarebbe riuscito a fuggire appena in tempo. Attorno al numero due di Cosa Nostra agrigentina, dopo il campobellese Falsone, è stata fatta terra bruciata soprattutto dopo l’inchiesta denominata “Marna”. Gli inquirenti stanno tentando di asfissiare le entrate della cosca anche con alcuni provvedimenti di sequestro di beni. Il più robusto è stato quello che ha congelato proprietà per tre milioni di euro a presunti fiancheggiatori di Messina, Giuseppe e Calogero Iacono, padre e figlio, detti i “pacchiani”, una famiglia di pastori che opera tra Realmonte e Siculiana. E proprio nella frazione balneare di quest’ultima cittadina, avrebbe risieduto negli ultimi anni Gerlandino Messina. Il latitante alloggiava in un residence, affittato con canone regolarmente versato a Siculiana Marina a nome di Bruno Doria, condannato a cinque anni di reclusione. Prima ancora, Messina aveva scelto le campagne di Siculiana per la sua clandestinità, nella casa rurale di un consigliere comunale. Il legame del capo mandamento con il mare infatti è una costante. Secondo alcuni, Messina, pur mettendo a rischio la sua latitanza, non avrebbe rinunciato a fare dei tuffi nelle acque siculianesi a tarda notte quando le spiagge erano vuote. Il boss però non ha mai rinunciato ad un filtro protettivo armato. Una scorta che lo segue nei suoi spostamenti, mentre lui stesso porta con sé un fucile mitragliatore 357 e una pistola calibro 7 e 65 per affrontare eventuali ostacoli. Per questo, le forze dell’ordine sanno che non sarebbe stato facile catturare Gerlandino Messina tra le campagne favaresi, se non avesse intuito la loro presenza. Già una volta, nel 2000, qualche mese dopo la maxi inchiesta Akragas, il boss riuscì a sfuggire all’arresto perché suo zio Giuseppe che lo precedeva lo avvisò di una pattuglia di carabinieri in contrada Cannelle a Porto Empedocle.



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