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Cinisi, Peppino Impastato: “Casa Aut” una mostra a casa di don Tano (Foto e Video)

Scritto da Redazione il 22 novembre 2011, alle 07:23 | archiviato in Arte e cultura, Costume e società, Eventi, Photo Gallery, Rubriche. Puoi seguire ogni risposta attraverso RSS 2.0. Puoi lasciare un commento o un trackback a questo articolo

Cento passi. Pochi metri d’asfalto, consumati oggi tra l’indignazione e l’indifferenza, tra la malinconia e la dimenticanza. Da qui a lì, lungo quella vecchia linea invisibile che congiunge il bene al male. Cinisi, venti chilometri da Palermo: casa di Gaetano Badalamenti, casa di Peppino Impastato. Il mafioso e l’attivista, il boss e il sognatore, il marcio del crimine e la purezza dell’onestà. L’assassino e l’eroe. E allora due case sono come due serbatoi di energie sepolte, frammenti di una storia che si continua a raccontare, a custodire. Nel cinema, nell’arte, tra le pagine dei libri, di bocca in bocca, di ricordo in ricordo.
Don Tano aveva costruito la sua reggia pacchiana nel cuore del paesello: un trionfo di marmi, scalinate, balaustre lignee, carte da parati, ceramiche ordinarie e sanitari futuristici, con tanto di videocitofono e forno a legna. Roba che a quei tempi profumava di soldi, di volgarità e di crassa provincia. Oggi confiscata alla mafia, la tana popolar-kitsch di Mr. Pizza Connection è una presenza sinistra, residuo spettrale di una vicenda scritta col sangue e con quintali di polvere bianca.
Vuoto, perfettamente integro, l’appartamento è ancora là, distante cento passi dalla casa di Peppino: un covo silenzioso di misteri e misfatti intrappolati nel cemento.

Immagine anteprima YouTube

Oggi il Laboratorio Saccardi ottiene il permesso di occuparlo per qualche settimana. L’idea? Aprire al pubblico la piccola fortezza e tramutarla in una galleria temporanea. Un’altra funzione, un altro destino, un volto nuovo per il quartier generale del boss “Tano Seduto”. Efficace il gesto, che consegna a sguardi estranei i due piani della perturbante dimora, non-luogo sospeso tra familiarità e inquietudine. Qui la normalità dischiude la potenza del rimosso, del minaccioso: è una casa come tante, simile a certe che abbiamo conosciuto nei lontani anni ‘80; ed è una casa come nessuna, con tutto quell’orrore rappreso tra le intercapedini dei muri.
Il progetto si intitola provocatoriamente Casa Aut, dal nome della radio indipendente fondata nel ’76 da Impastato. Opere disparate occupano l’intera abitazione, a formare un’unica installazione targata Saccardi. Settantaquattro gli artisti, tutti siciliani o per qualche ragione legati alla Sicilia; ma a contare qui non è la singola opera, non il singolo nome. La mostra ecumenica e super-inclusiva non è altro che un’azione di riscrittura, un rituale collettivo, una strategia di sfondamento, una maniera per ridestare un luogo di confine, straordinariamente simbolico.

È lei la vera protagonista: la casa che inghiotte e depotenzia ogni opera, imponendosi come vero capolavoro. La realtà contro l’artificio, la cronaca contro l’immaginazione. Casa Aut è un grande, vertiginoso ready made. Resuscitato, galvanizzato, capovolto e minacciato dalle energie liete ed inquiete dell’arte.

Helga Marsala

Foto, video e fonte artribune.com



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