“Ho vissuto i trenta minuti peggiori della mia vita”. A parlare è Vincenzo Sclafani, 55 anni, di Sciacca, nostromo della nave da crociera Concordia, incagliata e naufragata a largo dell’isola del Giglio. Ci sono stati 3 morti e una quarantina di dispersi, ma Sclafani ha collaborato a salvare tante vite umane. “Ero nella mia cabina e stavo dormendo quando ho visto che cominciava ad entrare acqua. Mi sono svegliato ed ho capito subito che c’era una situazione di pericolo. Da quel momento è stato un incubo”. Sclafani lavora a bordo della Costa da ben 19 anni. Il suo arrivo nella casa in cui vive con la famiglia, in via Anna Frank, nella contrada Perriera, è previsto per oggi. Ad attenderlo troverà la moglie, Milena Oliva, ed i tre figli. Il sindaco di Sciacca, Vito Bono, ha annunciato che lo riceverà al Comune per manifestargli la gratitudine della cittadinanza saccense. Tra i passeggeri della nave anche un gruppo di lampedusani. Gli isolani, una trentina, nessuno è rimasto ferito. Circa 600 i siciliani che viaggiavano a bordo della nave.
In serata, secondo l’elenco messo a punto da Costa Crociere, sono 17 le persone che mancano all’appello: 11 passeggeri e 6 componenti l’equipaggio.
All’appello mancano anche 2 donne siciliane, la storia è molto ingarbugliata, non si sa se sono tra i dispersi o se censite per errore, Maria Grazia Trecarichi (nella foto) e Luisa Virzì.
I familiari hanno chiamato tutti gli ospedali della zona dell’incidente, gli hotel dove sono stati portati i naufraghi, le forze dell’ordine e la prefettura ma delle 2 signore nessuna traccia.
Ecco il racconto dellla figlia della signora ”Aggrappati a me. Sono queste le ultime parole che un altro passeggero ha sentito dire a mia madre al telefono. Lei era con un’amica, che non sapeva nuotare, su una scialuppa. Forse sono cadute in acqua: da allora non sappiamo più nulla”. Lo racconta Stefania Vincenzi, figlia di Maria Grazia Trecarichi:
La ragazza era anche lei, insieme al suo fidanzato Andrea Ragusa sulla nave Costa Concordia. “Dalla società di navigazione e dalla prefettura – racconta Stefania – ci hanno assicurato che mia madre e la sua amica sono state censite. Ma da noi non si sono fatte sentire. E questo è molto strano. Inoltre ai cellulari non rispondono. Abbiamo anche chiamato gli ospedali, ma non risultano ricoverate da nessuna parte. Quando è avvenuto l’impatto noi eravamo al ristorante. – ricorda la ragazza trattenendo le lacrime -. La nave si è inclinata e ci hanno fatto andare al nono piano, dove era tutto allagato dall’acqua delle piscine. Poi è suonato l’allarme e siamo andati verso le scialuppe.”
“Dalla società di navigazione e dalla prefettura – aggiunge Stefania – ci hanno assicurato che mia madre e la sua amica sono state censite. Ma da noi non si sono fatte sentire. E questo è molto strano. Inoltre i cellulari sono spenti. Abbiamo anche chiamato gli ospedali, ma non risultano ricoverate da nessuna parte”. Con le lacrime agli occhi e parlando con un filo di voce Stefania, tornata a Palermo nella casa di alcuni familiari del suo ragazzo, racconta: “Quando è avvenuto l’impatto noi eravamo al ristorante. La nave si è inclinata e ci hanno fatto salire al nono piano dove era tutto allagato dall’acqua delle piscine. Poi è suonato l’allarme e siamo andati verso le scialuppe. Mia madre e la sua amica sono ritornate in cabina a prendere dei giubbotti e da allora non l’ho più vista. Mi ha però chiamato mentre ero in navigazione per sapere dove fossi. Poi anche lei è salita sulla scialuppa e ci ha detto che stava per arrivare in porto. Poi il silenzio più assoluto”.
Il sospetto è che le due donne siano annegate. E questo spiega anche perchè il loro telefonino sia irraggiungibile. “Forse hanno smesso di cercarle – dice Stefania – perchè risultano in salvo. Ma noi crediamo invece che siano cadute in acqua”. Anche per la prefettura e i carabinieri di Enna, le due donne risulterebbero censite a terra. “In un primo momento sembrava che le signore fossero state trasferite all’hotel Hilton di Roma, dove però non risulta siano mai giunte”, dicono dalla Prefettura. “Siamo costantemente in contatto con i Carabinieri di Grosseto – aggiungono dal comando provinciali dell’Arma a Enna - in attesa di notizie”.
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