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Costa Concordia, la partita a Risiko delle assicurazioni: crolla il titolo Carnival in borsa

Scritto da Redazione il 17 gennaio 2012, alle 07:12 | archiviato in Costume e società, Economia. Puoi seguire ogni risposta attraverso RSS 2.0. Puoi lasciare un commento o un trackback a questo articolo

La prima stima, quella “dei danni immediati”, è di 93 milioni di dollari. Ma alla cifra resa nota dall’amministratore delegato di Costa Crociere Pierluigi Foschi occorrerà sommare, oltre “all’incalcolabile danno d’immagine per tutto quello che è made in Italy”, la complessa partita delle assicurazioni che si gioca attorno al naufragio della Costa Concordia.

Una vera e propria sfida a Risiko, che coinvolge le assicurazioni di mezzo mondo e deve fare i conti con class action e cause assortite. “Le grandi navi, quelle passeggeri così come le altre, hanno due assicurazioni”, spiega  uno dei massimi esperti in Italia del settore, che chiede di non essere citato per “ragioni di opportunità”.

“La prima – prosegue – è la cosiddetta assicurazione corpi, quella cioè che copre i danni alla nave. La seconda, invece, riguarda le responsabilità nei confronti di terzi per i danni derivanti da collisione, inquinamento, morte o infortuni”.

Il Gruppo Carnival, di cui fa parte Costa Crociere, si affida in entrambi i casi all’americana Aon Corporation, leader mondiale nel brokeraggio assicurativo con uffici in 120 Paesi e 59mila dipendenti. Un nome reso famoso dall’accostamento al glorioso Manchester United, squadra della Premier League inglese di cui è sponsor. Ma mentre nel caso della cosiddetta ‘assicurazione corpì le cifre sono chiare, per quanto riguarda la copertura delle responsabilità i calcoli si complicano. E non di poco.

“La nave è assicurata – spiega l’esperto – per 400 milioni di dollari”, una misura di grandezza vicina all’investimento sostenuto sette anni fa da Costa Crociere per la sua costruzione, con un premio pagato dall’armatore di circa 500mila euro l’anno. Sono invece tutte da quantificare le cifre relative ai risarcimenti, che ricadranno su diverse società di assicurazione e riassicurazione. Tra queste Generali, Rsa insurance, Xl Group e Lloyd’s.

“Coprire questo tipo di rischi – ha fatto sapere Assicurazioni Generali – fa parte della nostra attività. Peraltro, una prudente politica di riassicurazione limiterà l’impatto netto dello specifico sinistro, per il nostro gruppo, ad un livello contenuto”. Soltanto alle compagnie assicurative tedesche il Titanic italiano costerà, per Hannover Rueck, 10 milioni di euro. Una stima per difetto, che “si moltiplicherebbe all’infinito in caso di perdita di carburante e conseguente danno ambientale” e che deve essere ripartita con le assicurazioni degli altri Paesi, dall’Inghilterra al Giappone, perchè “in casi di questo genere – spiega ancora l’esperto di assicurazioni marittime – il rischio è sempre suddiviso fra più di una compagnia”.

“Un modo – osserva – per mettere le assicurazioni al riparo da qualunque rischio nel caso di catastrofi di questo genere”. Le regole da seguire, chiunque pagherà i danni, saranno comunque quelle italiane, sia perchè l’incidente si è verificato in acque nostrane, sia perchè la nave batte bandiera tricolore. “Non c’è dubbio – conclude l’esperto, una carriera nel ramo delle assicurazioni marittime iniziata nel lontano 1956 – che il danno maggiore sarà d’immagine e, purtroppo, a pagarlo saranno l’Italia e il Made in Italy”. Un colpo per il quale “non c’è assicurazione che tenga”.

Carnival, proprietaria di Costa Crociere, crolla in Borsa dopo aver annunciato che il naufragio della nave da crociera di fronte all’isola del Giglio costerà alla società 95 milioni di dollari. Il titolo è arrivato a perdere alla Borsa di Londra il 23%.

Con una perdita del 23%, il valore della società è sceso al London Stock Exchange fino ad un minimo di 1.730 pence ad azione, riprendendo poi leggermente quota ed arrivando a -18%. Ammesso che possa essere recuperata, la nave, ha annunciato Carnival (quotata sia a Londra che a New York, oggi chiusa per il Martin Luther King Day), potrebbe restare ferma almeno fino al termine dell’attuale anno fiscale 2011-2012, che si chiude il 30 novembre.

L’impatto dell’incidente sui profitti dell’anno sarà compreso, ha proseguito il gruppo in un comunicato ufficiale, tra gli 11 e i 12 centesimi di dollaro ad azione, cioè tra gli 85 e i 95 milioni di dollari, su un utile stimato dagli analisti di 2,70 dollari ad azione. Ulteriori costi, difficili da quantificare al momento, potrebbero inoltre aggiungersi alle attuali stime. La Costa Concordia è assicurata per circa 30 milioni di dollari, con altri 10 milioni per la copertura del danno a terzi (del pool di compagnie assicurative fa parte tra l’altro anche Generali) ma, secondo gli esperti citati dall’agenzia Bloomberg, le spese potrebbero essere molto superiori.

La perdita assicurativa potrebbe infatti oscillare tra 500 milioni e un miliardo di dollari, a seconda dei reclami che giungeranno alla società e dell’eventuale contraccolpo ambientale che l’incidente potrebbe causare nell’arcipelago toscano.

lasicilia



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