Stato di agitazione alla Banca Di Credito Cooperativo San Francesco di Canicattì. La Fiba Cisl Di Agrigento, nelle persone di Gabriele Urzì Segretario Provinciale della Fiba Cisl di Agrigento e Gaetano Castagna Responsabile Regionale delle BCC del Sindacato dei bancari – esprime grande preoccupazione per le voci, sempre più ricorrenti che riguardano la chiusura di alcune agenzie, il trasferimento di sportelli, la cessione di rami di azienda, la riduzione degli stipendi e accordi di solidarietà non ben definiti. “La mission delle BCC – continuano i sindacalisti – consiste fondamentalmente nel favorire i soci e gli appartenenti alle comunità locali nelle operazioni e nei servizi di banca, sostenendo la crescita responsabile del territorio in cui operano. Noi crediamo fortemente che un rilancio reale di questa realtà economica ci potrà essere solo se non si stravolge questa natura. Al fine di fare chiarezza su queste preoccupanti voci, chiederemo con la massima urgenza un incontro con i vertici dell’istituto al fine di chiarire, in un confronto aperto, quali sono le linee d’azione che questa banca vuole intraprendere e per conoscere la situazione economico -patrimoniale ed i dati contabili al 31 dicembre, gli indici di bilancio, gli indicatori gestionali e i coefficienti di rischiosità, al fine di valutare compiutamente la reale situazione aziendale. Metteremo in atto – concludono Urzì e Castagna – tutte le iniziative più idonee per tutelare i livelli occupazionali e le professionalità dei lavoratori della banca in un territorio, quello agrigentino, già colpito duramente dall’attuale crisi economica”.
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Negli ultimi tre anni, in piena crisi, le banche di credito cooperativo hanno incrementato gli impieghi del 9,7%, la raccolta del 3,7% e aumentato i posti di lavoro del 20 per cento, quando i big come Intesa e Unicredit tagliano. Aumentano però anche le sofferenze, a un tasso di oltre il 20% annuo secondo i dati Bankitalia, che rileva numerosi clientelismi..
Le banche, o meglio alcuni banchieri, hanno giocato un ruolo decisivo nell’incoraggiare, nel favorire e nel determinare, con mezzi leciti e con altri non propriamente ortodossi, gli indirizzi produttivi di alcune aree dell’Italia a svantaggio di altre e, di volta in volta, si sono appoggiati a questo o quel gruppo o partito al potere senza tanti scrupoli pur di raggiungere un certo obiettivo o pur di assicurare la presenza di una banca o di un organismo finanziario.
Le mirabolanti fusioni, incorporazioni e scalate dell’ultimo decennio poi hanno abbagliato sia gli operatori finanziari sia la vasta platea dei risparmiatori ai quali sono stati prospettati facili guadagni in tempi così rapidi da non aver neppure il tempo di depositare in banca i propri soldini, che questi già facevan lucrare interessi fantasmagorici.
Il risvolto di questo periodo di euforia finanziaria, per quel che ci riguarda da vicino, è rappresentato dall’annientamento di quel poco che rimaneva del sistema bancario meridionale, costituito dalla presenza delle Banche Popolari, adesso tutte mangiate dai nuovi colossi nordici.
Le cooperative, a cominciare da quella gloriosa dei “Rochdale Pioneer’s Equitable Society” del 1844, rappresentano un’alternativa al modo di produzione capitalistico, sono“il terzo settore”, sono antagoniste, sono differenti. Il loro principio-guida si chiama “mutualità” ed il loro scopo non è il lucro, il guadagno, il profitto bensì il reciproco aiuto tra i soci, l’assistenza ai più svantaggiati, il sostegno ai propri associati per quel che concerne il lavoro, il consumo, la casa, la previdenza, il credito. La cooperazione di credito è nata con un preciso scopo: combattere l’usura, “…snidare con la più santa delle concorrenze questa nemica dei probi, ma disagiati lavoratori dove più sordida e tenace s’appiatta, ravvivare le languenti industrie dei piccoli coltivatori, assicurare loro il sostegno del capitale onde difettano…” (Leone Wollemborg)
Per questo sono nate le Casse rurali e non per caso sono nate negli ambienti cattolici ed ecclesiastici.
In altri termini: le Casse Rurali, opportunamente trasformate in Banche di credito cooperativo, sono rientrate nel loro ambito ottenendo qualcosina in più rispetto al passato; delle “mutue assicuratrici” non si sa che fare anche perché, nel frattempo, sono diventate troppo forti, troppo potenti.
Se la cooperazione è diventata qualcosa di diverso rispetto alle sue radici bisogna avere il coraggio di ammetterlo e di dichiararlo apertamente per non illudere ed ingannare migliaia di lavoratori e milioni di consumatori, di clienti e di utenti. Se “la mia banca è differente” voglio sapere in che cosa differisce, altrimenti vale sempre quanto diceva Berthold Brecht: “Tra chi fonda una banca e chi la svaligia, il bandito è il primo e non il secondo”.
I poeti, si sa, sono folli, ma spesso sono più lucidi di tutti noi.