In relazione alle dichiarazioni dei giorni scorsi delle RSA di Cgil e Ugl, il presidente della Banca di Credito Cooperativo di Canicattì, Vito Augello, interviene e sottolinea che “le affermazioni contro l’Istituto di Credito e i suoi vertici appaiono come delle aggressioni piuttosto che delle critiche costruttive per una ricerca di sinergie che abbiano come obiettivo soluzioni a problematiche di crisi, che derivano però da preoccupazioni indotte, più che dallo stato d’essere delle cose più vicine a noi. Preoccupazioni, forse, da analizzare meglio con la psicologia delle masse.
Di contro, – continua il Presidente Augello – le dichiarazioni di Fiba Cisl e Uilca, correttamente si innestano in un sistema di ricerca delle verità visto con occhi oggettivi non offuscati da eventuali problematiche di carattere particolare. Ciò non toglie che sia opportuno riportare il ragionamento su due livelli, il primo tecnico e il secondo operativo-gestionale. Sul piano tecnico, intanto, è in corso l’analisi della produttività degli sportelli per capire se possa essere incrementata la redditività degli stessi, o se possa essere utile per la Banca operare in modo diverso.
Sicuramente non avverrà alcuna cessione di rami d’Azienda perché la Banca perderebbe la sua tipicità. Non verrà operata alcuna riduzione degli stipendi, poiché per comprimere il costo del personale, la Banca ha già agevolato l’esodo dei dipendenti tramite un fondo di solidarietà che si è chiuso il 31 dicembre 2011. Non si procederà al turn over dei dipendenti, evitando così nuovi costi. In tale ottica è stata operata la riduzione volontaria del 50% dei compensi a carico degli amministratori e dei sindaci della Banca.
E’stato, inoltre, già presentato il piano industriale triennale, sia in Banca d’Italia, che presso il Fondo Centrale di Garanzia dei Depositanti, con una previsione d’utile per l’anno in corso di oltre due milioni di euro, previsione legata al risparmio sulle spese strutturali e all’incremento ponderato di raccolta e di impieghi. Pertanto, i correttivi apportati hanno consentito una soluzione efficace rispetto alla ininfluente perdita registrata nel 2011 legata all’alto costo del fondo di solidarietà, di cui si diceva.
Per quanto riguarda il piano operativo- gestionale – continua Augello – la governance della Banca di Credito Cooperativo di Canicattì, non intende sottrarsi ad un confronto serio e leale con tutte le organizzazioni sindacali per cui si nutre rispetto istituzionale, purchè esso sia scevro da qualsiasi condizionamento preconcetto non basato su dati oggettivi. Dunque, si procederà nei prossimi giorni a convocare le organizzazioni sindacali entro la prossima settimana per illustrare i dati. Sono infatti convinto che, i Sindacati, a prescindere dalle rappresentanze, risultino essere la voce dei lavoratori, purchè non venga riportata o utilizzata in maniera distorta. In questo contesto evidenzio con soddisfazione mia e di tutti, che, a seguito dell’ispezione di Banca d’Italia avvenuta nel 2011, ispezione operata con minuzia e puntualità, nessun regime sanzionatorio è stato erogato a carico della Governance della Banca. La visita dell’allora direttore regionale della Banca d’Italia, Giuseppe Sopranzetti, oltre che rappresentare per noi motivo di grande pregio, ci ha dimostrato quanta attenzione e fiducia ci sia ad una delle poche banche rimaste sul territorio agrigentino. L’intento dell’attuale Governance oggi è far si che questa banca continui ad esistere, che sia e resti la banca dei Canicattinesi, la banca dei Soci, la Banca dei Suoi Dipendenti”.
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Le ricche fondazioni bancarie, i cui membri, cooptati spesso con criteri feudali, vere “combriccole” di amici che non sembrano rispondere ad alcuno del loro operato, erogano finanziamenti insindacabili su progetti delle comunità locali, invece di offrire un contributo al risanamento della Citta , e scrollarsi di dosso l’accusa di clientelismo, continuano a gestire fondi e patrimoni con criteri “amicali”. Gli amministratori delle banche e casse di risparmio che hanno accumulato ingenti risorse nel tempo, ricorrendo all’anatocismo ed a clausole contrattuali vessatorie ed illegali penalizzando utenti, consumatori ed imprenditori, invece di restituire alla collettività il frutto di una quota parte del “maltolto”, deliberano ingenti fondi a se stessi ed alle loro combriccole di amici, come è raccontato compiutamente da Giorgio Meletti, su “Il Fatto Quotidiano” del 29 settembre 2011, ora siamo alla resa dei conti, finalmente!!!!!!