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Governo Letta, tre siciliani nella squadra dei ministri

Scritto da il 28 aprile 2013, alle 07:51 | archiviato in Politica, politica sicilia. Puoi seguire ogni risposta attraverso RSS 2.0. Puoi lasciare un commento o un trackback a questo articolo

Ci sono tre siciliani nella squadra di ministri del governo di Enrico Letta. Un agrigentino, Angelino Alfano – appena nominato vicepremier e ministro dell’Interno -, uomo di fiducia di Silvio Berlusconi. Un messinese, Gianpiero D’Alia – ministro della Pubblica Amministrazione, conosciuto per la cosiddetta legge “ammazza Internet” e un sociologo siracusano, Carlo Trigilia – ministro per la Coesione territoriale – che è stato anche professore nell’Università degli studi di Palermo.

Da semplice deputato di belle speranze a uomo di fiducia di Silvio Berlusconi sulla giustizia, dalla segreteria del Pdl alla stanza dei bottoni del Viminale: Angelino Alfano, agrigentino, classe 1970, è stato ancora una volta promosso sul campo dal Cavaliere che lo ha fortemente voluto come vicepremier nel governo delle larghe intese e titolare di un ministero pesante come quello dell’Interno. Già passato per ‘miracolato’ all’interno di Forza Italia quando nel maggio del 2008 ascese all’incarico di ministro della Giustizia, entrando di diritto nel guinness dei primati come il più giovane Guardasigilli nella storia della Repubblica (solo 38 anni), il successivo incarico di segretario del Pdl ne ha sancito definitivamente il suo ‘peso’ nel partito di Berlusconi.
Il suo primo provvedimento come neoministro della Giustizia è stato il lodo che porta il suo nome, la legge approvata il 22 luglio 2008, che prevedeva la sospensione dei processi a carico delle quattro più alte cariche dello stato (Presidente della Repubblica, Presidente del Senato, Presidente della Camera dei deputati e Presidente del Consiglio per l’intera durata del loro mandato) dichiarata poi illegittima dalla Corte Costituzionale nell’ottobre 2009. Alla guida del partito Alfano è arrivato nel giugno del 2011, chiamato da dal Cavaliere a rimettere in sesto il Pdl dopo la debacle delle amministrative. Ora la nomina a vicepremier e l’incarico di ministro dell’Interno: un doppio ruolo politico e tecnico con il prediletto di Berlusconi chiamato a garantire la ‘tenuta’ del governo e, allo stesso tempo, ad affrontare nodi importanti del suo ministero.

Gianpiero D’Alia, neo ministro della Pubblica amministrazione del Governo presieduto dall’on. Enrico Letta, è nato a Messina il 22 settembre 1966. Avvocato cassazionista, è sposato ed ha un figlio. Il suo nome, per molti è legato a una legge che fu battezzata come “ammazza Internet” e poi naufragata anche grazie a una forte protesta sui social network.
Attualmente è vice capogruppo vicario di Scelta Civica alla Camera dei Deputati e segretario regionale dell’Udc in Sicilia. Dopo diversi anni di impegno politico come amministratore comunale di Messina, dapprima come consigliere e successivamente, per due mandati, Assessore e vicesindaco della città dello Stretto, viene eletto alla Camera dei deputati per la prima volta nella XIV Legislatura (2001).

Carlo Trigilia, sociologo, 62 anni, originario di Siracusa, è il ministro alla Coesione territoriale designato nel governo di Enrico Letta. E’ professore ordinario di sociologia economica alla facoltà di Scienze Politiche ‘Cesare Alfieri’ dell’Università di Firenze, nonché presidente del corso di laurea in ‘Analisi e politiche dello sviluppo locale e regionale’ e direttore del Centro Europeo di Studi sullo Sviluppo Locale e Regionale. Ha insegnato negli Atenei di Palermo e Trento ed è stato ‘Lauro De Bosis professor’ presso la Harvard University. E’ stato direttore ed è membro del comitato editoriale della rivista ‘Stato e Mercato’, e del comitato editoriale di ‘Sviluppo locale’. E’ socio del Consiglio Italiano per le Scienze Sociali (CSS). Presidente della Fondazione RES / Istituto di Ricerca su Economia e Società in Sicilia. E’ nel comitato di direzione della rivista Il Mulino.
Il professor Trigilia ha studiato lo sviluppo territoriale in Italia con ricerche sulle regioni di piccola impresa della Terza Italia e del Mezzogiorno. Più di recente si è occupato del tema dello sviluppo locale e dei distretti high-tech in Europa e delle reti sociali nei processi di innovazione. Numerose le pubblicazioni. Tra queste il saggio uscito nel 2012 ‘Non c’é Nord senza Sud’ (ed. Il Mulino)  in cui sostiene che la crescita dell’Italia si decide nel Mezzogiorno e che il Paese non avrà uno sviluppo solido se nel Mezzogiorno non si avvierà una crescita capace di autosostenersi.





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