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Favara, I corsisti dell’alberghiero “Ambrosini” del carcere “Petrusa”, donano al Cardinale un Agnello Pasquale prodotto nei laboratori di cucina

Scritto da il 10 aprile 2017, alle 06:40 | archiviato in Costume e società, Cronaca, Cucina, Favara, Photo Gallery. Puoi seguire ogni risposta attraverso RSS 2.0. Puoi lasciare un commento o un trackback a questo articolo

È Pasqua anche alla casa circondariale di Agrigento. Il cardinale Francesco Montenegro, come sempre in prima linea nei luoghi di sofferenza, ha voluto celebrare messa tra i detenuti del carcere “petrusa”. In una chiesa addobbata con le palme e gli ulivi del tenimento agricolo in senso alla casa circondariale, il cardinale ha lanciato un messaggio molto importante per i detenuti, ma anche per il direttore dell’istituto, per il comandante, per il corpo di polizia penitenziaria, per gli educatori, i docenti che portano avanti la formazione umana e culturale dei corsisti e per tutti i volontari. Don Franco ha invitato a comprendere il vero significato della fede ” il crocifisso, non è solo un gingillo da portare addosso, credere non significa fare le preghiere ogni giorno, avere fede significa chiedersi da che parte si sta. Dalla parte di Giuda? Dalla parte di Pietro che rinnegò Gesù? Dalla parte del centurione che riconobbe in Cristo il figlio di Dio? Ognuno di noi” prosegue il Cardinale nell’omelia” davanti il crocifisso deve chiedere da che parte sta! E proprio la Pasqua è il momento in cui Gesù ci dice: ‘se mi vuoi bene cambia vita’ se il nostro cuore è coperto con una pietra come il sepolcro, la pietra del rancore, della rabbia, della violenza, il periodo Pasquale è il momento in cui mettere da parte la pietra che occlude il nostro cuore. Il Signore è sempre disposto al perdono ma prima bisogna cambiare il proprio cuore” . Un monito quello di Don Franco, molto sentito da tutti i presenti. Al termine della messa i corsisti dell’istituto alberghiero “Ambrosini” di Favara, hanno omaggiato il cardinale con l’agnello Pasqua, simbolo della tradizione pasticciera favarese e frutto del lavoro svolto dai detenuti, sapientemente guidati dai docenti dell’Ambrosini, che stanno impiegando il loro tempo per diventare uomini nuovi sia sotto il profilo personale che professionale.





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