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Intelligenza artificiale: Deep Stack batte l’uomo, 20 anni dopo Deep Blue

Scritto da il 12 aprile 2017, alle 01:05 | archiviato in Scienze e tecnologie. Puoi seguire ogni risposta attraverso RSS 2.0. Puoi lasciare un commento o un trackback a questo articolo

Uomo contro macchina ancora una volta. E ancora una volta è la macchina a vincere. A 20 anni di distanza dalla vittoria di “Deep blue”, software creato da IBM per sfidare l’uomo negli scacchi, la nuova intelligenza artificiale “Deep stack” ha sconfitto al tavolo verde virtuale alcuni professionisti di una delle discipline all’apparenza più imprevedibili, il poker Texas Hold’em. Ma come è successo? E come è nato il progetto realizzato in collaborazione dall’Università canadese di Alberta e dalla Charles University di Praga?

Prima di diffondere la notizia i ricercatori dei due atenei hanno atteso la pubblicazione dei risultati dell’esperimento su Science, arrivata puntuale lo scorso marzo. La ricerca si è svolta nel mese di dicembre 2016 e ha visto la nuova intelligenza artificiale Deep Stack sconfiggere 33 giocatori professionisti in un torneo di Texas Hold’em creato per testarne le capacità.

Ma perché scegliere la variante Texas Hold’em del poker? Lo ha spiegato uno degli autori dello studio, Michael Bowling, che ha sottolineato come il Texas Hold’em, gioco basato su informazioni limitate e incomplete sulla situazione da affrontare, sia da sempre una delle sfide più affascinanti per l’intelligenza artificiale. Durante le partite i giocatori devono prendere decisioni sulla base di dati parziali e per avere la meglio sul proprio avversario elaborarano una strategia. La conoscenza degli avversari, la posizione al tavolo da gioco, le mani iniziali e altri elementi guidano i giocatori nella decisione di ogni mossa di gioco e i più bravi strateghi raggiungono i migliori risultati, almeno nel medio e lungo periodo. Queste caratteristiche del poker Texas Hold’em forniscono uno specchio realistico di come vengono affrontate la maggior parte delle situazioni nel mondo reale: come il giocatore conosce solo la sua mano e deve scegliere in base a essa e a pochi altri elementi, così nella vita di tutti i giorni le persone prendono decisioni basate su informazioni parziali e asimmetriche.

Partendo da questi presupposti, Deep Stack ha imparato a scegliere la strategia corretta in ogni situazione di gioco presentata senza poter analizzare tutti i possibili sviluppi, basandosi su un sistema di reti neurali in grado di far tesoro dell’esperienza accumulata. Un enorme passo in avanti per gli sviluppi delle intelligenze artificiali con campi di applicazione che vanno ben al di là del tavolo verde: dalla sanità alle strategie militari fino ad arrivare ai campi di negoziazione diplomatica, il sistema potrebbe operare in tutte quelle situazioni caratterizzate da incertezza e informazioni incomplete.

Quello di Deep Stack è solo l’ultimo esempio di un percorso di sfida tra uomo e macchina iniziato circa 20 anni fa con Deep Blue, prima forma di intelligenza artificiale a sconfiggere la componente umana in un gioco, più precisamente negli scacchi.

Deep Blue nacque nel lontano 1985 grazie alla tesi di laurea di Feng-hsiung Hsu e Murray Campbell, assunti dalla IBM subito dopo l’università per sviluppare il progetto. Da qui partì la fase sperimentale che portò l’A.I. a sfidare il campione mondiale di scacchi russo Garry Kasparov nel 1996. Dopo la prima sconfitta contro l’uomo, Deep Blue venne perfezionato e riuscì a vincere l’anno successivo due partite su sei, a fronte di una vittoria del campione e tre pareggi.

L’intelligenza artificiale creata dai due ricercatori IBM prendeva in esame alcuni parametri su cui basare le proprie mosse sulla scacchiera: dall’importanza dei pezzi, fino alla sicurezza del re e alle caselle libere a disposizione. L’aspetto interessante è che Deep Blue non considerava tutte le possibili mosse, ma soltanto quelle che portavano a percorsi più vantaggiosi, rendendo l’analisi statistica più veloce ed efficace. Un successo seguito a un periodo di “addestramento” in cui il sistema aveva analizzato migliaia di partite dei più importanti giocatori di scacchi e arrivato grazie alla potenza di 256 processori che, operando in parallelo, erano in grado di calcolare più di 50 miliardi di mosse in soli tre minuti.

Nonostante il successo, Deep Blue è stato solo un pioniere che ha aperto la strada agli sviluppi successivi e non può essere considerato intelligente nel senso che ne diamo oggi: il suo algoritmo è semplicemente un’ottimizzazione del metodo di analisi di tutte le possibili alternative. Resta l’incredibile impatto culturale – la vicenda è stata raccontata in un interessante film documentario – e tecnologico che ha lasciato questa ricerca nell’immaginario collettivo: la consapevolezza che l’uomo avrebbe potuto superare i propri limiti tramite intelligenze artificiali da lui stesso create.



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