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Visita della commissione Libe del parlamento europeo in Sicilia orientale: “Solo il 5% dei migranti sono rifugiati”

Scritto da il 21 aprile 2017, alle 06:02 | archiviato in Costume e società, Politica, politica sicilia. Puoi seguire ogni risposta attraverso RSS 2.0. Puoi lasciare un commento o un trackback a questo articolo

 E’ cominciato nella prefettura di Catania il giro di incontri della commissione Libertà civili, Giustizia e Affari interne (Libe) del Parlamento europeo per approfondire temi legati a flussi e politiche migratorie. Alla riunione, oltre al prefetto Silvana Riccio, hanno partecipato i vertici giudiziari del distretto, il Questore e i comandanti provinciali di carabinieri e guardia di finanza.

Il prefetto Riccio ha “ringraziato tutti coloro che hanno lavorato nel giorno di Pasquetta nelle delicate e impegnative procedure di sbarco dei 1.181 migranti avvenuto a Catania in perfetta sintonia ed in piena collaborazione con i rappresentanti del Comune , a dimostrazione della collaudata attività sinergica da parte di tutte le forze in campo”.

I rappresentanti della magistratura hanno sottolineato i risultati raggiunti nella lotta al traffico degli esseri umani, il pressante carico di lavoro per il Tribunale Civile derivante dalle decisioni assunte sui provvedimenti delle Commissioni Territoriali per il riconoscimento della protezione internazionale nonché la delicatezza delle questioni relative ai minori stranieri non accompagnati. Le Forze dell’Ordine hanno confermato l’impegno delle proprie strutture nelle attività di salvataggio, di identificazione e di fotosegnalamento degli immigrati ed hanno posto l’accento sulle operazioni infoinvestigative di contrasto all’immigrazione clandestina.

I parlamentari europei, si legge in una nota della prefettura di Catania, hanno “espresso vivo compiacimento per l’impegno profuso dalle autorità italiane nelle attività di salvataggio ed accoglienza dei migranti nonché per la grande attenzione riservata alla problematica da parte di tutte le istituzioni presenti sul territorio”. La delegazione ha evidenziato come tutti gli elementi raccolti siano “molto utili per la loro attività legislativa in corso”, comunicando peraltro di “essere in procinto di rivedere l’attuale legislazione europea in tema di asilo e politiche di accoglienza”.

Nella delegazione della commissione Libertà civili, Giustizia e Affari interne (Libe) del Parlamento europeo in visita a Catania e Augusta anche l’europarlamentare catanese Salvo Pogliese. “Abbiamo il dovere di salvare vite umane e di accogliere chi scappa da guerre, ma dai dati aggiornati risulta che soltanto poco più del 5% delle persone arrivate in Italia su barconi sono delle nove etnie riconosciute dell’Ue per il riconoscimento di rifugiato politico, il resto sono migranti economici. Un dato veramente imbarazzante”.

“E’ la dimostrazione certificata dai numeri ufficiali – aggiunge Pogliese – che avevamo ragione quando sostenevamo che il numero di persone che scappa da guerre o da rappresaglie politiche sono una minoranza rispetto a chi cerca soltanto lavoro, che non c’è, in Italia. Italia che, al contrario dell’Europa – sottolinea l’eurodeputato – rispetta le norme: i migranti che arrivano vengono tutti identificati e protetti”. Dagli incontri della commissione Libe è emerso che è Augusta (Siracusa), il porto dove si registra il maggior numero di sbarchi in Italia, seguito da Catania e Pozzallo (Ragusa)

In Sicilia anche l’eurodeputata Cécile Kyenge (S&d). “Cambiare il regolamento di Dublino ed esportare il modello di accoglienza diffusa dell’Italia in tutti gli Stati membri sin dall’arrivo nel nostro Paese”.

“Il nostro obiettivo – aggiunge – è quello di arrivare a cambiare le regole per la concessione del diritto d’asilo e applicare una buona pratica, come quella che avviene in Italia: l’accoglienza diffusa. Se fatta anche agli altri Paesi Ue si potrà risolvere il problema delle Nazioni di primo approdo, quelle frontaliere. Non si può lasciare l’Italia da sola”.

“I problemi ci sono – osserva l’ex ministra – e il fenomeno è stato all’inizio sottovalutato: perché sono aumentati gli sbarchi, ma non il personale e gli investimenti. Ma non solo: occorre cambiare anche la legge sull’immigrazione clandestina perché il fenomeno è mutato. Ci vogliono norme anche su chi aiuta le persone. Non criminalizziamo chi vuole aiutare, ma anche lì ci vogliono regole chiare per proteggere chi soccorre vite umane”.

L’europarlamentare “ringrazia intanto chi, come ho visto nel porto di Augusta, svolge con dedizione il suo impegno, dalla capitaneria di porto, alle associazioni, dagli investigatori alla magistratura al sindaco. Ma non basta affidarsi alla buona volontà delle persone, occorre una maggiore condivisione di responsabilità da parte di tutti”.



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