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Provincia di Agrigento, Tutta la Cronaca del 2017 a cura di Angelo Ruoppolo (Teleacras)

Scritto da il 29 dicembre 2017, alle 01:44 | archiviato in Agrigento, Cronaca. Puoi seguire ogni risposta attraverso RSS 2.0. Puoi lasciare un commento o un trackback a questo articolo

Cronaca Agrigentina 2017 di Angelo Ruoppolo (Teleacras)

1 gennaio, A Casteltermini una neonata di 4 giorni è morta durante l’ allattamento. La madre si è accorta che la piccola non avrebbe più respirato, e ha subito allarmato il 118. I soccorritori hanno utilizzato anche un defibrillatore nel tentativo di rianimare la bambina. Inutile si è rivelato il soccorso. Sono in corso accertamenti per risalire alla causa della morte.

1 gennaio, A Palermo, all’ Ospedale Civico, è stato operato un bambino di 9 anni di Porto Empedocle, che ha subito gravi ferite alla mano sinistra allorchè a Porto Empedocle ha raccolto per terra un petardo, e l’ordigno gli è esploso tra le mani. I medici dell’ospedale “Civico” di Palermo hanno diagnosticato un trauma con lesioni ossee, tendinee e cutanee. L’incidente, come accertato dai Carabinieri, è accaduto in piazza Bozzi, nel quartiere di Piano Lanterna. Il bambino, insieme a due coetanei, non ha resistito ad accendere il mortaretto. La miccia però è risultata troppo corta, e l’ esplosione è stata violenta e immediata, a danno delle mani. Il bambino è stato subito soccorso dal 118 ed è stato condotto al pronto soccorso dell’ospedale di Agrigento. Poi il trasferimento al Civico di Palermo.

3 gennaio, A Lampedusa, a circa 2 miglia e mezzo dalla costa, all’alba di oggi martedì 3 gennaio è affondato un peschereccio, il “Giacomo Maria”. Non vi è traccia di un marinaio. Si tratta di Francesco Solina, 51 anni. Sono invece salvi gli altri componenti dell’equipaggio : il capitano Daniele Minio, Mimmo Solina e Nicola Mannino. A provocare l’affondamento del peschereccio sarebbe stata la rottura di una pompa per il tiraggio dell’acqua. Il salvataggio dei 3 è stato compiuto da un motoscafo guidato da Toni Costa, allarmato telefonicamente da Nicola Mannino. Poi i 3 sono stati trasferiti a bordo di una motovedetta della Capitaneria e soccorsi nella Guardia Medica dell’ isola per un principio di ipotermia. Sono in corso le ricerche di Francesco Solina ad opera delle motovedette della Guardia costiera e di un elicottero.

3 gennaio, In esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare firmata dalla Procura di Agrigento, la Polizia ha arrestato Mario Rizzo, 39 anni, di Canicattì, indagato per tentata rapina e porto abusivo di arma da sparo. Rizzo è stato già denunciato a piede libero alla Procura lo scorso 23 dicembre, a seguito di un intervento congiunto di Polizia e Carabinieri, che hanno sventato una rapina a mano armata lungo la strada che collega Canicattì con Naro. Nella flagranza del reato è stato arrestato un minore di 17 anni. Il complice, che sarebbe Mario Rizzo, fuggì dileguandosi nella campagna circostante alla strada.

4 gennaio, A Canicattì i Carabinieri hanno arrestato, in flagranza di reato, un romeno di 49 anni, Adrian Daraban, che, per futili motivi, ha sferrato una coltellata, con un coltello a serramanico, ad un connazionale, soccorso poi in Ospedale. L’ arresto è stato convalidato. Il romeno è stato scarcerato dal Tribunale di Agrigento, e gli è stato imposto l’ obbligo di dimora a Canicattì. Risponderà di lesioni personali aggravate e porto di armi ed oggetti atti ad offendere.

4 gennaio, A Canicattì, in via Saetta, all’ interno di un centro d’accoglienza, un immigrato dalla Nigeria si è scatenato in escandescenze, ha danneggiato gli arredi nei locali, e con un coltello ha ferito un immigrato ghanese ospite della stessa struttura, soccorso poi in ospedale. I Carabinieri, giunti sul posto, lo hanno arrestato in flagranza di reato. Risponderà di danneggiamento, lesioni personali, porto abusivo d’armi e resistenza a pubblico ufficiale, perché si è opposto all’identificazione. Si tratta di Kingsley Omoregie, 20 anni.

4 gennaio, I poliziotti del Commissariato di Porto Empedocle, capitanati dal vice Questore, Cesare Castelli, hanno arrestato ai domiciliari James Burgio, 24 anni, di Porto Empedocle, già sorvegliato speciale con obbligo di soggiorno a Porto Empedocle. Il provvedimento cautelare è stato emesso dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Agrigento, dopo le numerose segnalazioni da parte della Polizia, che ha riscontrato numerose e ricorrenti violazioni alle prescrizioni imposte a Burgio con la misura di prevenzione. Ad esempio, James Burgio si sarebbe accompagnato con soggetti condannati o sottoposti a misure di prevenzione o di sicurezza, violando la prescrizione impostagli con la sorveglianza speciale.

4 gennaio, A Santa Elisabetta, in Corso Umberto, ignoti malviventi hanno forzato la saracinesca, sono entrati dentro una tabaccheria e hanno rubato stecche di sigarette, ricariche telefoniche e biglietti Gratta e vinci, per circa 4 mila euro complessivi. Indagano i Carabinieri.

4 gennaio, A Licata 11 persone sono state denunciate a piede libero per costruzione abusiva perché sorprese dalla Polizia municipale a costruire in assenza di concessione edilizia. I Vigili urbani hanno controllato complessivamente 5 cantieri, avviati nonostante il dipartimento Urbanistica del Comune non avesse concesso i necessari permessi. Sui 5 immobili sono in corso accertamenti, al termine dei quali sarà deciso se apporre o meno i sigilli dell’autorità giudiziaria.

4 gennaio, A Canicattì, nel quartiere Borgalino, i ladri hanno approfittato dell’ assenza del proprietario, un sacerdote impegnato a celebrare la messa, e gli hanno svaligiato la casa, rubando oggetti preziosi, tra cui anche un calice utilizzato in Chiesa. Il bottino non sarebbe di poco rilievo. Indagano i Carabinieri.

5 gennaio, La Procura della Repubblica di Agrigento ha iscritto due persone nel registro degli indagati a seguito dell’ affondamento, all’ alba dello scorso 3 gennaio, del peschereccio “Giacomo Maria”, a 4 miglia a largo di Lampedusa. Si tratterebbe dei responsabili della gestione del peschereccio. Le condizioni meteo difficili e in peggioramento rendono impossibile la prosecuzione delle ricerche del marinaio disperso, Francesco Solina, 51 anni. Sono sopravvissuti il capitano Daniele Minio, Mimmo Solina e Nicola Mannino. A provocare l’affondamento del peschereccio sarebbe stata la rottura di una pompa per il tiraggio dell’acqua. A Lampedusa è a lavoro anche il nucleo sommozzatori della Guardia costiera di Messina, e, meteo permettendo, con un robot sarà scandagliata l’area dell’ incidente, ad una profondità di circa 67 metri.

5 gennaio, A Canicattì la Polizia ha arrestato Vincenzo Curto, 30 anni, già sottoposto alla misura cautelare del divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla ex moglie. Curto è stato sorpreso dai Poliziotti intento ad abbattere l’ ingresso della casa della donna con calci e pugni, innanzi ai 3 figli piccoli di 5, 8 anni e 10 mesi. La donna, a seguito dell’ aggressione, è stata ferita ed è stata subito accompagnata al pronto soccorso. L’ex marito, adesso recluso nel carcere Petrusa ad Agrigento, risponderà di maltrattamenti in famiglia, danneggiamento aggravato, minacce gravi e lesioni personali a danno della donna.

5 gennaio, I poliziotti della Stradale di Agrigento, capitanati dal vice questore aggiunto, Andrea Morreale, hanno denunciato alla Procura un uomo di 24 anni di Favara, sorpreso, in territorio di Favara, al volante della propria automobile dopo avere assunto cocaina. Il passeggero è stato invece sorpreso in possesso di meno di 2 grammi di marijuana ed è stato segnalato alla Prefettura come consumatore. Il conducente è stato sottoposto ai controlli per accertare l’eventuale alterazione dello stato psicofisico, provocata dall’ abuso di sostanze stupefacenti o alcoliche. Ebbene, l’esito dell’ esame ha rilevato la recente assunzione di cocaina.

5 gennaio, A Menfi i Carabinieri hanno arrestato Paolo Di Maria, 45 anni, già detenuto ai domiciliari per furto, allorchè è evaso dal proprio domicilio, risultando irreperibile al controllo dei Carabinieri. Pertanto, la Corte d’Appello di Palermo ha aggravato la misura cautelare, trasferendo il menfitano nel carcere di Sciacca.

6 gennaio, A Casteltermini, in periferia, un libero professionista ha scoperto la propria casa in campagna del tutto devastata, tra arredi e suppellettili, e poi un uccello con un bossolo nel becco innanzi all’ ingresso. Il proprietario ha presentato una denuncia contro ignoti negli uffici della Questura di Agrigento. Ignoto, al momento, il movente di tale raid intimidatorio.

9 gennaio, I Carabinieri della stazione di Ravanusa hanno arrestato Lucia Alessi, 75 anni, casalinga, di Ravanusa, e il figlio di lei, Giuseppe Burgio, 46 anni, pastore, per violenza, resistenza e lesioni personali a Pubblico Ufficiale. Ad un posto di blocco, l’ automobile condotta dalla Alessi con a bordo il figlio non ha obbedito all’alt e ha tentato la fuga, ma è stata inseguita e bloccata. L’automobile, una “Volkswagen Golf”, è risultata priva di copertura assicurativa. E la donna senza patente di guida perché mai conseguita. Madre e figlio si sono scagliati contro i militari, costringendoli a ricorrere al soccorso della Guardia Medica. L’ automobile è stata sequestrata. Lucia Alessi e Giuseppe Burgio sono ristretti ai domiciliari.

10 gennaio, Ad Agrigento all’ ospedale San Giovanni di Agrigento è morto appena dopo il ricovero un ragazzo di 21 anni di Villaseta, trasportato con urgenza al pronto soccorso da un’ambulanza del 118 perché colto da un improvviso e grave malore all’addome, tale da impedirgli quasi di respirare. E infatti, tra il tragitto e l’arrivo in ospedale, è intervenuto un arresto cardio – respiratorio. Indagini sono in corso per accertare le cause che hanno provocato la prematura morte del ragazzo.
10 gennaio, Il Tribunale di Agrigento ha condannato a 6 anni di reclusione un uomo di 50 anni di Porto Empedocle imputato di avere abusato, per tanti anni, della nipote della propria compagna. Alla presunta parte offesa, che si è costituita parte civile tramite l’avvocato Serena Gramaglia, il giudice ha riconosciuto un anticipo sul risarcimento del danno. L’ imputato è stato arrestato dalla Squadra Mobile di Agrigento il 17 aprile del 2014 a seguito della denuncia della madre della presunta vittima degli abusi. Lo stesso imputato, difeso dall’avvocato Pierina Gucciardo, si è sempre difeso affermando di non avere mai abusato della ragazzina, e che a lui sono state rivolte solo menzogne. A conclusione della requisitoria, la pubblico ministero Brunella Sardoni ha invocato la condanna a 8 anni per violenza sessuale.

10 gennaio, I Carabinieri del Nucleo Radiomobile di Sciacca e della stazioni di Caltabellotta e Burgio hanno arrestato un palermitano di Partinico ed un romeno, sorpresi a trasportare 110 chili di rame appena rubato nella chiesa madre di Caltabellotta, più volte bersaglio di furti dello stesso genere, denunciati con rammarico dall’ arciprete della chiesa, don Giuseppe Marciante. I Carabinieri sono intervenuti allarmati dalla telefonata al 112 di alcuni residenti nei pressi della chiesa, che hanno udito rumori sospetti. In manette sono Donato Bronzino, 44 anni, di Partinico, ed Alexandru Cantorianu, 25 anni, romeno e residente anche lui a Partinico. La Procura di Sciacca gli ha concesso gli arresti domiciliari. Il rame sarà restituito alla chiesa.

10 gennaio, A Palma di Montechiaro la Polizia ha arrestato un bracciante agricolo di 18 anni, che risponderà di detenzione di droga a fini di spaccio perché è stato sorpreso in un luogo appartato intento a consegnare un involucro contenente cocaina ad un’altra persona. A casa del 18enne sono stati sequestrati altri 3 involucri di cellophane contenenti 2,2 grammi di cocaina ed un bilancino di precisione. Il ragazzo è ristretto ai domiciliari.

11 gennaio, A Canicattì un malvivente, armato di pistola e a volto coperto, ha rapinato, poco prima dell’orario di chiusura, una tabaccheria in via Fasci siciliani. L’ uomo ha costretto il titolare a consegnargli l’ incasso. Indagano i poliziotti del locale Commissariato, avvalendosi anche delle immagini registrate dalle telecamere di video – sorveglianza. E’ probabile che il bandito abbia agito spalleggiato da un complice fuori il locale.
11 gennaio, Il giudice per le udienze preliminari del Tribunale di Agrigento, Stefano Zammuto, a conclusione del giudizio abbreviato, quindi riducendo la condanna di un terzo, ha condannato un imprenditore di 66 anni a 10 mesi di reclusione, a fronte della richiesta del pubblico ministero, Andrea Maggioni, di 1 anno di reclusione. L’ imputato avrebbe preteso prestazioni sessuali da una dipendente e in cambio si sarebbe impegnato a non diffondere un video che avrebbe ritratto la donna in atteggiamenti amorosi con un altro uomo. Il reato contestato è stato tentata violenza sessuale e risale al gennaio del 2014, quando la presunta vittima, che è sposata, non ha assecondato le pretese dell’ uomo, e lo ha denunciato ai Carabinieri.

11 gennaio, Al Tribunale di Agrigento, innanzi al giudice monocratico Giuseppe Miceli, ha patteggiato la condanna a 6 mesi di reclusione, pena sospesa, Daniele Galante, 46 anni, di Agrigento, che, durante la partita di calcio Akragas – Messina, il 20 novembre, allo stadio Esseneto, ha litigato con un suo coetaneo, e poi, intervenuti i militari, per evitare l’ identificazione, ha inveito contro i Carabinieri minacciandoli e aggredendoli fisicamente con calci e pugni. L’ imputato è difeso dall’ avvocato Daniele Re.

11 gennaio, Al Tribunale di Agrigento ha patteggiato la condanna a 6 mesi di reclusione un ragioniere amministratore di alcuni condomini a Porto Empedocle, imputato perché avrebbe ottenuto il pagamento di bollette fasulle dagli ignari amministrati.

12 gennaio, A Burgio i Carabinieri della locale stazione, insieme ai colleghi di Caltabellotta, hanno arrestato un romeno di 35 anni, Adelin Ciprian Raducanu, sorpreso, intorno alla mezzanotte, intento ad entrare nell’ abitazione di una pensionata di 78 anni. L’ immigrato dalla Romania è stato colto armato di 2 bastoni lunghi più di un metro, uno in legno e l’altro in metallo, dopo aver scavalcato la recinzione della casa, e impegnato a manomettere la serratura della porta di ingresso. Udendo i rumori, è stata la donna ad allarmare i parenti e il 112. La Procura di Sciacca ha concesso al romeno gli arresti domiciliari. Il Comando della Compagnia di Sciacca raccomanda, soprattutto per i residenti in case isolate, di telefonare prontamente alle Forze dell’Ordine in caso di rumori o persone sospette che si aggirino nelle vicinanze dell’abitazione.

12 gennaio, Ad Agrigento, a San Leone, la Polizia, allarmata dalla telefonata al 113 da parte di un cittadino che si è accorto di due persone colte a scavalcare un muretto di recinzione in Via dei Giardini, ha arrestato, in flagranza di reato, Calogero Alessandro Sciarrabba, 23 anni, che risponderà di furto aggravato in concorso e porto abusivo di oggetti atti ad offendere. I poliziotti della Volanti, capitanati da Tommaso Amato, hanno scoperto e sequestrato dentro l’automobile in uso a Sciarrabba 2 coltelli di genere vietato perché con lama superiore a 10 centimetri, e 8 biglie in vetro ed acciaio, verosimilmente utilizzate per rompere i vetri. All’ interno oltre al muretto, la Polizia ha rilevato che la finestra di una villetta è stata forzata. E nel frattempo, a seguito di indagini, sono stati identificati anche i due presunti complici di Sciarrabba, che sono stati denunciati a piede libero. Si tratta di G.S., sono le iniziali del nome, 32 anni, ed F. B. di 27 anni, entrambi di Siracusa. Sciarrabba è ristretto ai domiciliari.

12 gennaio, A Bivona, intorno alle 21 della sera, ha subito un incendio il negozio di calzature Fashion Calzature. Una densa nube di fumo ha avvolto il palazzo soprastante. Sul posto hanno lavorato i Vigili del fuoco. Sono in corso accertamenti alla ricerca della causa che ha sprigionato le fiamme .

12 gennaio, Il primo agosto 2014, ad Aragona, in via Elio Vittorini, nel centro abitato, una donna, una impiegata pubblica, a bordo di una Nissan Micra, forse perché abbagliata dal sole, ha investito 3 pedoni : un’anziana, una 50enne e un’altra donna di 46 anni. L’automobile ha sfiorato anche due ambulanti di prodotti ittici, padre e figlio. Le 3 ferite, colte a camminare verso il furgone carico di pesce, sono state soccorse in Ospedale ad Agrigento. Poi, 10 giorni dopo, il 10 agosto, l’ anziana investita, Gesua Cipolla, 79 anni, di Aragona, è morta all’ ospedale di Agrigento. Adesso, la giudice per le udienze preliminari del Tribunale di Agrigento, Alessandra Vella, ha rinviato a giudizio la donna al volante che ha investito i 3. La famiglia di Gesua Cipolla si è costituita in giudizio parte civile tramite gli avvocati Sebastiano Bellanca e Simona Fulco.

12 gennaio, Ad Agrigento, al palazzo di giustizia, innanzi alla giudice per le udienze preliminari, Alessandra Vella, hanno risposto presente all’ appello 9 imputati per i quali la Procura di Agrigento ha chiesto il rinvio a giudizio. Sono ritenuti responsabili di un’ aggressione a calci e pugni a danno dell’ ex comandante della Capitaneria di Porto Empedocle, Massimo Di Marco, che il primo febbraio 2015 dispose dei controlli su alcuni pescherecci, scatenando la presunta reazione violenta dei 9. Le ipotesi di reato contestate sono resistenza a pubblico ufficiale, lesioni aggravate e danneggiamento. 4 dei 9 hanno chiesto di essere ammessi al giudizio abbreviato.

12 gennaio, Ad Agrigento, in contrada Poggio Muscello, ignoti ladri hanno forzato gli ingressi di due villette confinanti, e hanno rubato elettrodomestici e suppellettili, rovistando dappertutto. I proprietari hanno allarmato la Polizia. Indagini in corso.

13 gennaio, A Favara i Carabinieri della locale Tenenza hanno arrestato un marocchino di 20 anni residente a Favara, Youssef Es Safssafi. In via Vittorio Emanuele, l’ immigrato ha approfittato di un’automobile al momento con lo sportello aperto, è entrato dentro, e ha rubato la borsa di una ragazza posta sul sedile passeggero. La ragazza e il suo compagno si sono accorti del furto, e lui ha inseguito l’africano, che è stato raggiunto, bloccato e consegnato ai Carabinieri.

13 gennaio, I Carabinieri della Tenenza di Favara, su ordine del Tribunale di Sorveglianza di Palermo, hanno arrestato due persone di Favara, C D, sono le iniziali del nome, 47 anni, e G D , di 91 anni. I due sconteranno ai domiciliari la condanna a 2 mesi e 20 giorni di reclusione, loro inflitta per abusivismo edilizio commesso nel marzo del 2012.

14 gennaio, Ad Agrigento, in via Dell’ Annunziata, nei pressi di via Garibaldi, un uomo di 31 anni, impegnato a lavorare su un’ antenna, è caduto dal balcone, da un’ altezza di circa 4 metri. Il 31enne, soccorso da un vicino di casa, è stato trasportato in ospedale. Ha subito la frattura delle gambe. Non è in prognosi riservata.

14 gennaio, Ad Agrigento, in via Atenea, la Polizia è intervenuta per rasserenare un ventenne, ubriaco, reo di molestare le persone in transito o nei negozi. Il giovane, a fronte degli agenti, si è scatenato in escandescenze, insultandoli. E ha mantenuto tale comportamento anche in caserma. E’ stato denunciato a piede libero, e risponderà di resistenza a pubblico ufficiale.

14 gennaio, I poliziotti della Squadra Mobile di Agrigento, capitanati da Giovanni Minardi, hanno arrestato Giuseppe Meli, 44 anni, di Camastra, già indagato nell’ ambito dell’ inchiesta antimafia cosiddetta “Vultur”, per la quale sono stati già arrestati il padre e il fratello, Rosario e Vincenzo Meli. A Giuseppe Meli è contestata la ricettazione e la detenzione di un’arma clandestina. L’ arresto segue il rigetto da parte della Cassazione del ricorso di Meli contro la carcerazione, ritenuto inammissibile.

15 gennaio, A Campobello di Licata i Carabinieri hanno arrestato Francesco Ventura, 59 anni, carpentiere originario di Catania, per sequestro di persona, rapina aggravata, furto in abitazione e lesioni personali. Ventura ha scassinato la serratura dell’ingresso dell’ abitazione di un bracciante agricolo di 40 anni, è entrato dentro, ha chiuso a chiave la figlia del bracciante sorpresa all’ interno del bagno, impedendole di uscire, e lei nel frattempo è riuscita ad avvisare telefonicamente il padre, giunto sul posto insieme ad altri familiari. Francesco Ventura è stato bloccato e consegnato ai Carabinieri. La refurtiva, tra cui orologi, personal computer ed altri monili in oro, è stata recuperata e restituita ai proprietari.

16 gennaio, Ad Agrigento ignoti sono entrati furtivamente all’ interno dell’ Istituto scolastico Esseneto, lungo la omonima via, e hanno rubato alcuni computer e varie apparecchiature elettroniche. Sul posto al mattino di oggi è intervenuta la Polizia. E la Scientifica ha compiuto i rilievi di rito necessari alle indagini.

16 gennaio, A Palma di Montechiaro i Carabinieri hanno arrestato ai domiciliari Pino Azzarello, 36 anni, bracciante agricolo, per furto aggravato di energia elettrica, perché sorpreso, dai militari e da personale Enel, allacciato abusivamente alla rete elettrica all’ interno della sua abitazione rurale, in via Bixio.

16 gennaio, A Ravanusa i Carabinieri, su ordine dell’ Ufficio esecuzioni penali della Procura di Agrigento, hanno arrestato Giuseppe Savarino, 39 anni, operaio, che sconterà la condanna definitiva a 1 anno e 6 mesi di reclusione per maltrattamenti contro familiari e conviventi, e lesioni personali aggravate, il tutto commesso a Ravanusa il 17 luglio del 2015.

16 gennaio, A Favara i Carabinieri hanno arrestato Mario Bellavia, 26 anni, che sconterà, ai domiciliari, 8 mesi di reclusione per violazione delle misure preventive connesse alla sorveglianza speciale.

16 gennaio, Il maltempo avrebbe provocato una vittima a Canicattì, dove un uomo di 53 anni, che da tempo ha vissuto in strada, è stato scoperto senza vita dai Carabinieri, allarmati da alcuni passanti che, in piazza Vespri, hanno notato il corpo esanime. La causa più accreditata è il decesso per il freddo. La salma è stata trasportata nella camera mortuaria.
17 gennaio, Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Palermo, accogliendo la richiesta dei pubblici ministeri della Direzione distrettuale antimafia, Alessia Sinatra e Maria Teresa Maligno, ha disposto il giudizio immediato a carico di 5 imputati nell’ambito dell’inchiesta antimafia nell’ agrigentino, sostenuta dalla Squadra Mobile, cosiddetta “Vultur”. La prima udienza è in calendario il 22 febbraio innanzi alla seconda sezione penale del Tribunale di Agrigento. Gli imputati sono Rosario Meli, 68 anni, di Camastra, il figlio Vincenzo, 46 anni, poi Calogero Piombo, 65 anni, anche lui di Camastra, Calogero Di Caro, 70 anni, di Canicattì, e Angelo Prato, 38 anni, di Canicattì.

17 gennaio, Ad Agrigento, la Polizia, allarmata da alcuni cittadini che hanno segnalato un andirivieni sospetto, ha scoperto e chiuso una casa di appuntamenti in via Imera, gestita da due donne di nazionalità cinese, di 49 e 39 anni. I poliziotti della Squadra Mobile, capitanati da Giovanni Minardi, hanno indagato e poi hanno organizzato e compiuto l’irruzione. Le due cinesi sono state accompagnate in un Cie, un Centro di identificazione ed espulsione, da dove saranno rimpatriate.

17 gennaio, A Palma di Montechiaro i Carabinieri hanno Angelo Sortino, 37 anni, di Palma, per furto di energia elettrica, allorchè sorpreso dai militari e da personale Enel allacciato abusivamente da casa sua ad una cabina della rete elettrica pubblica. Sortino è ristretto ai domiciliari.

17 gennaio, Ad Agrigento, al palazzo di giustizia, la pubblico ministero, Brunella Sardoni, a conclusione della requisitoria, ha chiesto, al giudice per le udienze preliminari del Tribunale, Alfonso Malato, la condanna di 4 imputati di Favara : 2 anni e 8 mesi di reclusione a carico di Alessandro Sguali, 2 anni e 4 mesi ciascuno per Antonio Sanfilippo e Walter Bosco, 1 anno e 4 mesi per Giuseppe Bosco. E poi l’ assoluzione di Aurelio Sanfilippo. I 5, a vario titolo, rispondono di rapina aggravata in concorso ad Agrigento lo scorso 31 luglio 2015, e di estorsione aggravata in concorso compiuta a Favara l’11 agosto 2015. E poi per un episodio di tentata estorsione aggravata, compiuto a Favara il 2 agosto 2015. Alcuni degli imputati avrebbero concordato l’ acquisto di un motociclo per 4mila euro. Tale somma sarebbe stata ritenuta troppo elevata, e allora avrebbero raggiunto il venditore al Villaggio Mosè e gli avrebbero rapinato il motociclo, accusandolo di aver tentato di vendere un mezzo che al massimo sarebbe valso 2mila euro. E non solo : gli stessi imputati, per punire la vittima del tentativo di vendere ad un prezzo troppo elevato il motociclo, ne avrebbero preteso la vendita senza versare alcuna somma alla vittima.

18 gennaio, A Licata i Carabinieri hanno denunciato a piede libero alla Procura della Repubblica di Agrigento i coniugi immigrati dalla Romania, N C, sono le iniziali del nome, 42 anni, e P M, 45 anni, per furto aggravato in concorso allorchè si sono allacciati abusivamente ad una fontana della rete idrica pubblica, sottraendo acqua al fine di alimentare la propria abitazione.

18 gennaio, Ad Agrigento i poliziotti della Squadra Mobile, coordinata da Giovanni Minardi, a conclusione di specifiche attività investigative, hanno arrestato un immigrato dalla Romania domiciliato ad Agrigento, Ianau Ovidiu Bulai, 24 anni, inseguito da un mandato di arresto europeo emesso dalle autorità romene di Bacau. Il romeno sconterà 3 anni di reclusione perché responsabile in Romania del reato di rapina in concorso. E’ recluso nel carcere di Agrigento, a disposizione della Corte di Appello di Palermo.

18 gennaio, A Burgio i Carabinieri della locale stazione hanno arrestato un ragazzino di 16 anni sorpreso a passeggiare lungo corso Umberto primo in possesso di 50 grammi di cocaina, già divisi in 16 ovuli avvolti da cellophane, pronti per lo spaccio, e che avrebbero fruttato circa 5 mila euro. Il minore è stato condotto nel carcere minorile di Palermo, in attesa dell’udienza di convalida, e a disposizione della Procura dei minori.

20 gennaio, A Ravanusa ha subito un violento incendio il Sensi Bar, in Corso Repubblica, nel centro cittadino. Sul posto hanno lavorato i Vigili del fuoco del distaccamento di Canicattì e del comando provinciale di Agrigento. L’edificio è stato sottoposto a verifiche di stabilità. E’ annerito il prospetto esterno della palazzina. Non si esclude la causa accidentale delle fiamme. Indagini in corso.

20 gennaio, Il giudice monocratico del tribunale di Agrigento, Luisa Turco, ha assolto, perché il fatto non sussiste, l’ex segretario provinciale della Cgil, Piero Mangione, difeso dall’ avvocato Salvatore Pennica, e imputato di falsa testimonianza allorché avrebbe dichiarato il falso in occasione di un processo in cui è stato imputato, per alcuni casi di incarichi stampa, un giornalista agrigentino, nel frattempo deceduto. Anche la pubblico ministero Manuela Sajeva ha proposto l’assoluzione di Mangione.

20 gennaio, Il Tribunale di Agrigento ha assolto Giuseppe Vecchia, 33 anni, di Porto Empedocle, imputato di rapina a danno di due persona, e che avrebbe fruttato circa 900 euro. Vecchia, che è difeso dall’avvocato Salvatore Collura, avrebbe aggredito i due rubandogli 900 euro perché li avrebbe ritenuti gli autori di un furto di gioielli nella sua abitazione. Il pubblico ministero Salvatore Vella, al termine della requisitoria, ha invocato la condanna di Giuseppe Vecchia a 5 anni di reclusione.

20 gennaio, Il 29 giugno 2011, a conclusione del giudizio abbreviato, il giudice per le udienze preliminari del tribunale di Agrigento, Stefano Zammuto, ha condannato a 16 anni di reclusione il commerciante Calogero Arnone, 52 anni, di Favara, imputato di concorso nell’omicidio di Francesco Gambacorta, commerciante, di Camastra, ucciso il 26 gennaio 2006 tra Agrigento e Favara, in contrada San Benedetto. Per lo stesso delitto, dal movente passionale, e’ gia’ stata condannata a 15 anni di reclusione, con sentenza definitiva, Giuseppina Attardo, 50 anni, di Favara. La sentenza a carico di Calogero Arnone è stata confermata il 12 settembre 2015 in Appello, e adesso anche dalla Cassazione. Pertanto, i Carabinieri della Tenenza di Favara lo hanno arrestato e tradotto in carcere.

20 gennaio, A Naro i Carabinieri sono intervenuti in corso Vittorio Emanuele, dove ignoti hanno rapinato una gioielleria praticando un foro, forse con la fiamma ossidrica, sulla vetrina esterna, e arraffando gli oggetti preziosi esposti. I militari hanno scoperto anche tracce di sangue. Probabilmente un malvivente si sarà ferito col vetro. Il bottino, dati i pochi preziosi esposti, non sarebbe ingente, ed è in corso di quantificazione. Indagini in corso.

20 gennaio, A Licata in via Principe di Napoli sono intervenuti i Carabinieri e hanno denunciato un marinaio perché ha litigato, per futili motivi, con un bracciante agricolo marocchino, e lo ha minacciato puntandogli contro una pistola, che si è rivelata poi giocattolo, senza tappo rosso e con munizioni a salve.

20 gennaio, I Carabinieri della Compagnia di Licata hanno denunciato a piede libero alla Procura R N, sono le iniziali del nome, 28 anni, originario di Castrofilippo, presunto responsabile della cosiddetta “truffa dello specchietto”, allorchè a Licata, in via Palma, alla guida della propria automobile, un’ Alfa Romeo 147, ha tentato di abbindolare e ottenere un risarcimento da un altro automobilista sostenendo con artifizi di avergli danneggiato lo specchietto dell’ auto.

20 gennaio, I poliziotti della Squadra Mobile di Agrigento, coordinati da Giovanni Minardi, hanno denunciato a piede libero T M, sono le iniziali del nome, 45 anni, di Ravanusa, per furto aggravato e ricettazione. L’ uomo è ritenuto responsabile del furto di un borsello, custodito dentro un’automobile in sosta all’interno di un parcheggio nei pressi della clinica Sant’Anna ad Agrigento. Il ravanusano è stato incastrato dalle immagini della video sorveglianza, e la Polizia, perquisendogli l’abitazione a Ravanusa, ha recuperato il contenuto del borsello, tra effetti personali, un orologio, e un elettrocardiografo del valore di oltre 1.300 euro.

20 gennaio, A Canicattì i Carabinieri hanno arrestato D S, sono le iniziali del nome, 43 anni, casalinga, sorpresa, nel corso di una perquisizione domiciliare, in possesso di 14 involucri termosaldati, contenenti complessivamente 6 grammi circa di cocaina, già confezionati per la vendita. La donna è ristretta ai domiciliari in attesa del giudizio direttissimo.

21 gennaio, La Guardia di Finanza, nell’ ambito di un’ inchiesta, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro e Reggio Calabria, contro affari e presunti affiliati al clan della Ndrangheta dei Piromalli, tra i 35 sottoposti a stato di fermo, ha fermato anche 4 imprenditori agrigentini. Si tratta di Francesco Migliore, 56 anni, e Filippo Migliore, 47 anni, entrambi di Cammarata. E poi Alessio La Corte, 33 anni, e Vito La Greca, 39 anni, entrambi di Santo Stefano Quisquina. Le indagini hanno scoperto il velo su un presunto impero economico, costruito tramite un cartello di 60 imprese colluse con la Ndrangheta che avrebbero controllato e turbato gli appalti pubblici nelle province di Reggio Calabria e Cosenza, il tutto contando sui solidi legami con la potente cosca dei Piromalli di Gioia Tauro.

21 gennaio, Ad Agrigento i poliziotti della Squadra Volanti, coordinati da Tommaso Amato, hanno arrestato ai domiciliari Ettore Annense, 50 anni, di Agrigento, perché, lo scorso marzo, avrebbe rapinato un’ anziana all’ interno dell’androne di un palazzo in via Imera. L’ uomo sarebbe entrato dentro col pretesto della richiesta di informazioni, e poi, dopo averla colpita con un pugno, le avrebbe rubato la borsa con dentro 150 euro, un telefono cellulare e documenti personali. Le indagini della Polizia hanno consentito di individuare il presunto responsabile.

21 gennaio, La Procura di Agrigento ha chiesto al Tribunale di rinviare a giudizio 63 persone nell’ ambito di un’ inchiesta, sostenuta dalla Guardia di Finanza, su società presunte fantasma e strumentali a truffare l’ Inps tramite la falsa assunzione di braccianti agricoli finalizzata poi a incassare l’ indennità di disoccupazione, i contributi pensionistici e le indennità per malattie. Gli imputati, tra Licata e Palma di Montechiaro, rispondono a vario titolo di associazione a delinquere, falso e truffa, tra 2010 e 2013.

24 gennaio, La Corte di Cassazione, accogliendo il ricorso proposto dall’ avvocato Lillo Fiorello, ha annullato senza rinvio l’ordinanza del Tribunale di Agrigento, e ha ordinato il dissequestro anche dell’ultima tranche di contatori acquistati da Girgenti Acque per i quali la Procura di Agrigento ha disposto il sequestro il 26 aprile del 2016. Già il Riesame ha annullato, per la gran parte dei contatori, soprattutto per utenze domestiche, il decreto di sequestro preventivo. Adesso, a seguito del verdetto della Cassazione, sono restituiti anche gli ultimi contatori ancora sotto sequestro. E Girgenti Acque commenta : “Confidando nel buon lavoro della magistratura, cogliamo il lato positivo della vicenda: è stata l’occasione per sottoporre i contatori ad ogni tipo di controllo. E ciò consentirà di dissolvere ogni dubbio (peraltro non sollevato in fase di sequestro) in ordine alla correttezza delle misurazioni, alla sicurezza e alla salute. Ogni controllo compiuto sulla Girgenti Acque è utile a rinsaldare un proficuo rapporto di fiducia fra Gestore e Utenti”.

24 gennaio, Il 22 marzo 2013, la Procura di Catania ha iscritto nel registro degli indagati 14 persone per omicidio colposo nell’ambito dell’inchiesta sulla morte, il 20 marzo 2013, del medico di Licata, Giovanni Cappadona, 58 anni. Nove dei 14 indagati prestano servizio all’ospedale San Giacomo d’Altopasso di Licata dove Cappadona è stato sottoposto ad un intervento chirurgico, prima della morte al reparto di Rianimazione dell’ospedale Cannizzaro a Catania per complicazioni post – operatorie. Ebbene, adesso, al Tribunale di Agrigento, a conclusione del giudizio abbreviato, il giudice per le udienze preliminari, Alfonso Malato, ha assolto, perché il fatto non sussiste, i medici dell’ospedale San Giacomo d’Altopasso a Licata che si occuparono della degenza del loro collega Giovanni Cappadona. Si tratta della radiologa Francesca Graci, 35 anni, e dei chirurghi Antonino Tirrò, 53 anni, Antonio Scio, 38 anni, Salvatore Vicari, 38 anni, e Carlo Privitera, 35 anni, difesi dagli avvocati Salvatore Manganello, Vanessa Di Gloria, Eugenio D’Angelo e Maria Lucia Vicari.

24 gennaio, Ad Agrigento, al Villaggio Mosè, ignoti malviventi hanno forzato una finestra e hanno visitato furtivamente l’ Istituto scolastico Federico secondo, in via De Sica, e hanno rubato alcuni computer e 2 gruppi elettrogeni. Sul posto, per i rilievi di rito, è intervenuta la Polizia.

24 gennaio, A Licata ignoti ladri sono entrati dentro la scuola elementare “Dino Liotta” e, dopo avere rovistato dappertutto, hanno rubato un televisore e un lettore dvd. Indaga la Polizia.

24 gennaio, Al Tribunale di Agrigento, la giudice monocratico, Rosanna Croce, accogliendo le istanze del difensore, l’avvocato Giuseppina Ganci, ha assolto, con la formula del non luogo a procedere, S S, sono le iniziali del nome, dall’accusa di abuso edilizio nel centro storico di Porto Empedocle. Nel corso dell’istruttoria sono stati escussi tecnici del Comune empedoclino e del Genio civile.

25 gennaio, La Corte d’Appello di Palermo ha confermato la sentenza emessa il 14 aprile 2016 dal Tribunale di Agrigento che, a conclusione del giudizio abbreviato, ha condannato a 5 anni di carcere un favarese imputato di tentato omicidio a colpi di scalpello. Si tratta di Gaspare Vecchio, 37 anni, già sottoposto alla libertà vigilata, e che risponde anche di resistenza e minaccia a pubblico ufficiale. Vecchio, il 26 settembre 2015, è entrato dentro casa di un favarese di 37 anni, Emanuele Di Dio, e lo avrebbe colpito alla testa e al viso con uno scalpello di ferro. La moglie della vittima dell’ aggressione ha reagito e ha indotto l’aggressore, armato anche di un coltello di 30 centimetri, alla fuga. Quando Gaspare Vecchio è stato rintracciato dai Carabinieri a casa sua ha resistito e minacciato i militari. Vecchio è difeso dall’avvocato Antonino Casalicchio.

25 gennaio, Ad Agrigento, al palazzo di giustizia, a conclusione della requisitoria, il pubblico ministero, Santo Fornasier, ha chiesto al giudice per le udienze preliminari, Stefano Zammuto, di condannare a 5 anni di reclusione ciascuno i fratelli Angelo e Vincenzo Amato, di 30 e 33 anni, di Licata, giudicati in abbreviato per tentato omicidio e detenzione illegale di arma allorchè avrebbero sparato dei colpi di fucile contro dei vicini di casa nell’ ambito di contrasti per questioni di confini.

25 gennaio, A Licata i Carabinieri hanno arrestato in flagranza di reato Adama Turay, 20 anni, immigrato dal Senegal, sorpreso in via Palma intento a cedere ad un connazionale di 29 anni un involucro con dentro 5 grammi di hashish, in cambio di 20 euro. Nel corso della perquisizione personale sono stati sequestrati circa 150 grammi di hashish divisi in 2 panetti nascosti in uno zaino, un coltello con lama a punta e 270 euro. Il senegalese è ristretto nel carcere Petrusa.

25 gennaio, La Cassazione ha confermato la sentenza d’Appello emessa il 16 ottobre 2015 a carico di Giuseppe Gangarossa, 52 anni, di Porto Empedocle, pescatore, che a Porto Empedocle, in via Roma, il 5 dicembre 2013, al culmine di una violenta rissa, ha accoltellato un ragazzo di 26 anni. In primo grado, il Tribunale di Agrigento ha condannato Gangarossa a 4 anni di reclusione, poi aumentati a 6 in Corte d’ Appello riconoscendo il reato di tentato omicidio. Adesso il sigillo definitivo della Cassazione.

26 gennaio, A Palermo, in Corte d’Appello, è stato assolto, per non avere commesso il fatto, l’agrigentino Nicolò Vasile, 35 anni, condannato il 29 settembre 2014 dal Tribunale di Agrigento a 7 anni e 2 mesi di reclusione nell’ ambito dell’ inchiesta cosiddetta “Parcometro”, perché avrebbe preteso il pagamento del pizzo da alcuni parcheggiatori abusivi a lavoro in città per sostenere le spese di alcuni affiliati a clan mafiosi. I Giudici di secondo grado hanno pertanto accolto il ricorso dei difensori di Vasile, gli avvocati Fabio Quattrocchi, Enrico Quattrocchi e Pietro Maragliano, ribaltando la sentenza del Tribunale agrigentino.

26 gennaio, A seguito di una rapina in villa il 13 ottobre 2013 a danno di un imprenditore di Ribera, il 16 novembre 2013 i Carabinieri della Compagnia di Sciacca hanno arrestato 4 zingari di origine serbo-bosniaca, tra i 21 e i 39 anni, indagati a vario titolo di rapina in abitazione aggravata dall’uso delle armi e detenzione abusiva e ricettazione di arma comune da sparo. I 4, armati di pistola e bastone, irruppero nell’ abitazione dell’imprenditore, lo picchiarono, spararono colpi di pistola per intimidirlo, e rubarono una ingente quantità di oggetti preziosi. Ebbene, adesso, in Germania, a Rotenburg, i Carabinieri agrigentini, in collaborazione con la Polizia tedesca, hanno arrestato il quinto complice della banda criminale che ha imperversato a Ribera. Si tratta di Svetozar Damnjanovic, 33 anni. E sono stati già arrestati alcuni mesi addietro il palermitano Giorgio Mangano, 30 anni, presunto ricettatore di riferimento della banda criminale, e Zivan Todorovic, un altro rapinatore autore di numerosi furti in abitazione a Ribera, Caltanissetta, Racalmuto e Raffadali tra agosto e novembre 2013.

26 gennaio, I Carabinieri della stazione di Palma di Montechiaro hanno arrestato Vasile Negoita, 34 anni, bracciante agricolo romeno domiciliato a Palma, e Mihaela Chiriac, 30 anni, romena, anche lei domiciliata a Palma. I due risponderanno in concorso di furto aggravato di energia elettrica perché hanno allacciato abusivamente la loro abitazione, in via Dino Grandi, alla rete elettrica pubblica. I due romeni sono ristretti ai domiciliari.

26 gennaio, Ad Agrigento a seguito delle rimostranze di parecchi commercianti regolari operanti in via Gioeni, un gruppo interforze, tra Polizia, Carabinieri, Guardia di Finanza e Vigili Urbani, su iniziativa della Questura, è intervenuto nella zona e ha sanzionato e sgomberato i numerosi venditori ambulanti irregolari di merce verosimilmente contraffatta. I controlli saranno mantenuti costanti.

26 gennaio, Ad Agrigento al palazzo di giustizia, a conclusione del giudizio abbreviato, il giudice per le udienze preliminari del Tribunale, Caruso, ha condannato a 3 anni di reclusione ciascuno, per furto aggravato a danno di un anziano di 94 anni di Realmonte, due coniugi, C M e G C, sono le iniziali dei nomi, entrambi di Naro, e difesi dagli avvocati Amedeo Aquilino e Fabio Inglima Modica. L’anziano, presso cui ha lavorato come badante la donna di Naro, si è costituito parte civile tramite l’ avvocato Calogero Iacono.

26 gennaio, Ad Agrigento, accogliendo le istanze del difensore, l’ avvocato Davide Casà, il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Agrigento, Stefano Zammuto, ha revocato l’ordine di arresto e ha restituito la libertà ad Ettore Annense, 50 anni, di Agrigento, arrestato perché ritenuto responsabile di una rapina a danno di un’anziana in via Imera. L’ avvocato Casà spiega : “Annense si è professato innocente ed ha negato ogni coinvolgimento nella rapina. In particolare, abbiamo evidenziato le discrasie che sono emerse tra la descrizione fisica effettuata dall’anziana e le fattezze fisiche dell’Annense”.

27 gennaio, Ad Agrigento i poliziotti della Squadra Volanti capitanati da Tommaso Amato hanno arrestato Salvatore Camilleri, 20 anni, ritenuto responsabile di tentato omicidio perché avrebbe violato l’ alt e poi, inseguito, avrebbe tentato di investire i poliziotti in pattuglia. Camilleri è stato sorpreso a bordo di una Fiat Punto a Porto Empedocle, nonostante gli fosse stato imposto l’ obbligo di dimora ad Agrigento. Il 20enne risponderà anche di violazione degli obblighi derivanti dalla misura cautelare dell’obbligo di dimora ad Agrigento e di guida senza patente perché mai conseguita. L’automobile è stata sequestrata.

28 gennaio, La Guardia di Finanza agrigentina, coordinata dal colonnello Massimo Sobrà e dal capitano Andrea Sotgiu, ha concluso delle indagini antidroga e, in distinte occasioni, ha arrestato ad Agrigento 3 immigrati africani e ha sequestrato complessivamente 1 chilo e 100 grammi di hashish. I 3 arrestati sono stati sorpresi al rientro da Palermo, sull’ autobus di linea, in possesso della droga. Ulteriori indagini sono in corso per accertare se i 3 siano spacciatori oppure corrieri, e se, in tale ipotesi, la droga fosse destinata ad altri.

28 gennaio, Ad Agrigento, al palazzo di giustizia, il giudice per le udienze preliminari del Tribunale, Stefano Zammuto, a conclusione del giudizio abbreviato, ha assolto, perché il fatto non sussiste, il poliziotto della Direzione investigativa antimafia, Giuseppe Boccadoro, di Porto Empedocle. L’ uomo è stato imputato di calunnia nell’ ambito di una controversia con strascichi giudiziari con l’ ex moglie, nel cui ulteriore ambito lo stesso Boccadoro è stato assolto dalla Corte d’Appello di Palermo dall’ accusa di stalking verso la donna.

28 gennaio, Ad Agrigento ancora maxi furti di cavi di rame. I ladri hanno imperversato nella frazione di Montaperto, in contrada Milione, dove sono stati tagliati e rubati 800 metri di cavi di rame dell’alta tensione. Le residenze della zona sono senza corrente elettrica in attesa che l’ Enel provveda agli interventi di rimedio. Indagini in corso.

29 gennaio, Incidente stradale mortale lungo la strada statale 640 Agrigento – Caltanissetta, tra Racalmuto e Canicattì, nei pressi di contrada “Tenuta Rovereto”, dove, per cause in corso di accertamento da parte dei Poliziotti del distaccamento della Stradale di Canicattì, si sono scontrate due automobili, una Ford Fiesta e una Renault Megane. La donna al volante della Ford Fiesta, Elena Giardina, 38 anni, di Canicattì, madre di una bambina, impiegata al Centro commerciale “Le Vigne”, è giunta morta con l’elisoccorso del 118 all’ ospedale “Sant’Elia” di Caltanissetta. Ferite lievemente sono le 5 persone a bordo della Renault Megane, soccorse all’ ospedale “Barone Lombardo” di Canicattì.

30 gennaio, Ad Agrigento i Carabinieri del Nucleo operativo e radiomobile, in contrada Serraferlicchio, sono discesi in un burrone e hanno recuperato una giovane donna, poi soccorsa da un’ambulanza del 118 e trasportata all’ ospedale “San Giovanni di Dio”. Sono stati i familiari ad allarmare i Carabinieri, perché si sono accorti della ragazza ai margini del burrone. Si ipotizza che abbia voluto suicidarsi.

30 gennaio, A Ravanusa, in Via delle Scuole, nel centro storico, ha subito un incendio l’ ingresso di un’ abitazione di proprietà di un infermiere di 50 anni. Verosimilmente ignoti hanno cosparso il portone di liquido infiammabile e hanno appiccato il fuoco. Indagini in corso.

30 gennaio, La Cassazione ha confermato la sentenza emessa dalla Corte d’Appello di Palermo il 23 settembre 2015 e ha assolto, “per non avere commesso il fatto”, l’imprenditore Vincenzo Leone, 47 anni, di Canicattì, già condannato in primo e secondo grado a 9 anni di carcere per mafia e poi rinviato in Appello dalla Cassazione. Vincenzo Leone è stato inquisito nell’ ambito dell’ inchiesta antimafia cosiddetta “Agorà”, che ruota intorno alla costruzione dell’omonimo centro commerciale lungo la statale 640 Agrigento – Caltanissetta nei pressi del bivio per Castrofilippo.

30 gennaio, Il Giudice monocratico del Tribunale di Sciacca ha assolto il farmacista agrigentino Carlo Alberto Cucchiara, imputato di appropriazione indebita per circa 400mila euro, in un periodo precedente al 2013, nell’ ambito della gestione di una farmacia a Menfi. Cucchiara si sarebbe appropriato, attraverso prelevamenti dai conti correnti, della somma complessiva di 351 mila euro nel 2012 e di ulteriori 22 mila euro tra il 2012 e il 2013. E poi, nel periodo tra il 2011 e il 2012, di merce per un valore complessivo di 75 mila euro. Il difensore del professionista, l’ avvocato Giovanna Maria Craparo, ha dimostrato nel concreto l’infondatezza delle ipotesi di reato contestate, sancita poi nella sentenza di assoluzione firmata dal giudice Fabio Passalacqua.

30 gennaio, Ad Agrigento i poliziotti della Squadra Volanti, capitanati da Tommaso Amato, sono intervenuti in piazza Cavour per sedare una violenta rissa in corso tra 5 giovani, da 18 a 25 anni. Sul posto è intervenuta anche un’ambulanza del 118. Lo scontro si sarebbe scatenato per futili motivi. Sono in corso ulteriori approfondimenti investigativi al fine eventualmente di procedere alla configurazione del reato di rissa o di aggressione e alla conseguente denuncia alla Procura.

30 gennaio, Il Tribunale di Sciacca ha assolto l’ imprenditore saccense Nunzio Raia, 52 anni, che opera nel settore dei trasporti, imputato di abuso d’ufficio e falso nell’ ambito di alcune autorizzazioni al trasporto concesse dal Comune di Caltabellotta. Sono stati invece condannati, solo per falso, due dipendenti del Comune di Caltabellotta : 6 mesi a Vito Fisco, 74 anni, e 3 mesi a Vincenzo Aquilina, 63 anni, con pena sospesa per entrambi.

31 gennaio, Ad Agrigento, in viale Regione Siciliana, in un centro d’accoglienza, un gruppo di giovani stranieri ha protestato per la mancanza di acqua calda, e poi si è scatenato in escandescenze devastando gli arredi, tra televisori, suppellettili e vettovaglie. Sul posto, allarmati da una telefonata al 113, sono giunti i poliziotti della squadra Volanti, che hanno ripristinato l’ordine. Non è la prima volta che episodi del genere accadono nello stesso centro d’accoglienza in viale Regione Siciliana.

31 gennaio, I Carabinieri della Compagnia di Sciacca hanno arrestato, ai domiciliari, in flagranza di reato un romeno di 19 anni residente a Ribera, Daniel Chiricia, e hanno denunciato a piede libero altri 2 romeni, D A sono le iniziali del nome, 29 anni, ed S D, 17 anni, perché responsabili in concorso di furto aggravato in abitazione al residence “Torre Macauda” a Sciacca. Nottetempo, i Carabinieri sono intervenuti a seguito della richiesta di intervento da parte del servizio di vigilanza del residence, e hanno sorpreso Chiricia intento a dileguarsi per le campagne circostanti con ancora addosso parte della refurtiva. Ulteriori indagini hanno consentito ai militari di denunciare gli altri 2 complici.

1 febbraio, Il 21 dicembre 2014, al Tribunale di Sciacca, ha patteggiato la condanna a 3 anni e 5 mesi di carcere, per estorsione e stalking, Ward Derbali, 22 anni, originario della Tunisia. L’ africano avrebbe pedinato e minacciato la sua ex compagna condizionandone le abitudini di vita, pretendendo rapporti sessuali non consenzienti e diverse somme di denaro per non pubblicare su Facebook alcune foto, a suo avviso, compromettenti. La donna si è rivolta ai Carabinieri, e i militari si sono presentati all’ appuntamento tra lei e lui, e hanno arrestato lui quando lei gli ha consegnato i soldi per non pubblicare le foto. Ebbene, adesso, la Procura di Sciacca ha chiesto la condanna a 5 anni di reclusione a carico dello stesso Derbali, imputato, in abbreviato, di violenza sessuale a danno della stessa ragazza.

1 febbraio, Ad Agrigento, al palazzo di giustizia, a conclusione del giudizio abbreviato, il Tribunale ha assolto Giovanni Silvestre Russo, 25 anni, imputato del danneggiamento vandalico di circa 15 automobili, ad Agrigento, la notte del 2 gennaio 2012. Russo è stato difeso dall’avvocato Fabio Inglima Modica, che commenta: “All’esito dell’istruttoria dibattimentale è emerso che non vi è stato alcun riscontro della responsabilità di Russo. Non vi è nessuna prova di colpevolezza. Russo è stato a casa nelle ore in cui sono stati compiuti i danneggiamenti. E’ stato visto solo successivamente transitare col suo ciclomotore nelle vie interessate, Toniolo, Esseneto e Callicratide.” La Procura ha invocato la condanna dell’ imputato a 2 mesi di reclusione.

1 febbraio, A Licata i Carabinieri hanno arrestato ai domiciliari il marocchino Et Tah Jusef, 31 anni, con regolare permesso di soggiorno, per violazione di domicilio e tentato furto. In via Vittorio Veneto, l’uomo si è arrampicato fino al primo piano e ha tentato di forzare la finestra di un’abitazione. Una donna, all’ interno, ha udito i rumori e ha lanciato l’allarme. Il marocchino è stato sorpreso dai militari nascosto in un armadio. Peraltro, l’immigrato è stato alcune volte ospite a pranzo delle stesse persone, dei connazionali, che poi ha tentato di derubare.

1 febbraio, Ad Agrigento, al palazzo di giustizia, il giudice per le udienze preliminari, Alfonso Malato, accogliendo quanto richiesto dal pubblico ministero, Carlo Cinque, ha rinviato a giudizio il medico Carmelo Amato, 65 anni, imputato di truffa e falso a danno dell’Azienda sanitaria provinciale che si è costituita Parte civile in giudizio. Amato avrebbe attestato falsamente di avere visitato a domicilio alcuni pazienti al fine di ottenere il relativo pagamento dall’Azienda sanitaria. E ciò nel 2013, in occasione di una quindicina di episodi, con una presunta truffa da 300 euro circa complessivi. L’indagine è stata intrapresa a seguito della denuncia di un paziente.
1 febbraio, A Palma di Montechiaro i Carabinieri hanno arrestato Giovanni Vella, 50 anni, in esecuzione di un ordine di carcerazione emesso dall’Ufficio esecuzioni penali della Procura di Agrigento. Vella sconterà la condanna definitiva a 3 anni e 6 mesi di reclusione, perché giudicato colpevole dei reati di sottrazione di persone incapaci e atti sessuali con minorenne, nell’ anno 2008 a Palma di Montechiaro.

1 febbraio, Ad Agrigento i Carabinieri della stazione di Villaseta hanno arrestato, per evasione dagli arresti domiciliari, Francesco Vetrano, 31 anni di Agrigento, risultato non in casa all’atto del controllo da parte dei militari. Vetrano è stato poi rintracciato lungo le vie del centro cittadino, ed è stato nuovamente ristretto ai domiciliari.

2 febbraio, Il 31 marzo 2015 la Squadra Mobile di Agrigento, capitanata da Giovanni Minardi, ha arrestato, per coltivazione e detenzione di stupefacenti, e per detenzione abusiva di munizioni, Antonino Di Rosa, 26 anni, di Palma di Montechiaro. Antonino Di Rosa, nel corso di una perquisizione, è stato sorpreso in possesso di 144 piantine di marijuana, 66 semi della stessa pianta, oltre 300 grammi di ketamina, più di 13 chili di hashish, e quasi un chilo e mezzo di cocaina, per un valore di mercato complessivo di circa 900 mila euro. I poliziotti della Mobile hanno anche sequestrato 61 cartucce per pistola di vario calibro. Ebbene, adesso, ad Agrigento, al palazzo di giustizia, a conclusione del giudizio abbreviato, il giudice per le udienze preliminari, Stefano Zammuto, ha condannato Antonino Di Rosa a 5 anni di reclusione.

2 febbraio, I Carabinieri della Compagnia di Enna hanno arrestato in flagranza di reato, per detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti, Salvatore Muratore, 42 anni, di Canicattì, corriere, sorpreso a bordo del suo furgone, posteggiato nell’area di sosta di un centro commerciale, in possesso di 2,1 grammi di cocaina e denaro in contanti all’interno del borsello.

2 febbraio, I Carabinieri della Tenenza di Favara hanno arrestato Alessandro Giusti, 50 anni, originario di Calenzano in provincia di Firenze ma residente a Favara, ex guardia giurata. Giusti sconterà 2 anni e 4 mesi di carcere perchè ritenuto colpevole di aver partecipato ad una manifestazione politica a Firenze, il 16 marzo 2012, in possesso di una pistola scacciacani, in occasione della presentazione di un libro del deputato Renato Brunetta, al quale l’ uomo si sarebbe avvicinato armato con una pistola scacciacani e una pistola da sub. Nel corso della perquisizione domiciliare gli sono stati sequestrati un fucile, una carabina con 5 caricatori, manganelli, pugnali, tirapugni, centinaia di proiettili, una baionetta della seconda guerra mondiale, un giubbotto antiproiettile, spille e medaglie con simboli nazisti e fascisti, e un pugnale col simbolo della svastica.

2 febbraio, Ad Agrigento, al palazzo di giustizia, a conclusione del giudizio abbreviato, il giudice per le udienze preliminari, Stefano Zammuto, ha assolto, perché il fatto non sussiste, il geometra Giovanni Butera, funzionario dell’Ufficio tecnico del Comune di Porto Empedocle, imputato di falsità ideologica commessa da pubblico ufficiale a seguito di un sopralluogo eseguito in un cantiere di scavo per la collocazione di acque bianche in contrada Piano del Molo, che è una zona sottoposta a vincolo paesaggistico. Butera avrebbe attestato falsamente che le opere fossero conformi agli elaborati grafici e al nulla osta dell’ Asi. Giovanni Butera è stato difeso dall’avvocato Enzo Caponnetto.

2 febbraio, La Guardia di Finanza e la Procura di Sciacca, nell’ ambito dell’inchiesta cosiddetta “Terra Buona”, hanno sequestrato a Ribera un’area di circa mille metri quadrati adibita, secondo quanto emerso dalle indagini, ad area di stoccaggio di automobili rubate e pronte per essere smontate e rivendute a pezzi. Un uomo di 60 anni, privo di licenza e del tutto sconosciuto al fisco, è stato iscritto nel registro degli indagati ed è stato denunciato per attività di gestione di rifiuti non autorizzata e per ricettazione. Ulteriori indagini sono in corso.

2 febbraio, A Naro i Carabinieri della locale stazione hanno arrestato, ai domiciliari, in flagranza di reato 3 braccianti agricoli sorpresi a rubare oltre 2 tonnellate di legna. Si tratta di Calogero Di Salvo, 43 anni, di Campobello di Licata, Vito Di Salvo, 21 anni, anche lui di Campobello di Licata, e Mihai Botezatu, 48 anni, romeno, domiciliato a Campobello. Nelle campagne intorno al paese, in contrada “Fratel Gerardo”, i 3 sono stati colti dai militari dopo avere tagliato e selezionato alcuni alberi di pino all’interno di un fondo di proprietà di una fondazione religiosa, e intenti a caricare circa 2300 chili di legna a bordo di un autocarro. I 3 hanno tentato la fuga ma sono stati acciuffati e condotti in caserma. La refurtiva è stata restituita al legittimo proprietario.

3 febbraio, Il Tribunale di Caltanissetta ha assolto, perché il fatto non sussiste, l’Imprenditore agrigentino Dario Vella, imputato quale amministratore unico della Società Seap, con sede nella zona industriale Asi di Aragona, perché, con più azioni esecutive, sarebbe stata effettuata un’attività di raccolta, trasporto e smaltimento abusivo di rifiuti pericolosi contenenti amianto. L’imprenditore Dario Vella è stato difeso dagli avvocati Annalisa Russello e Angelo Farruggia.

3 febbraio, A Porto Empedocle, i poliziotti del locale Commissariato, capitanati dal vice Questore, Cesare Castelli, hanno arrestato James Burgio, 24 anni, di Porto Empedocle, sorpreso in flagranza di reato di detenzione a fini di spaccio di sostanze stupefacenti. James Burgio, già detenuto ai domiciliari per altra causa, è stato sottoposto ad una perquisizione domiciliare indotta dalla presenza nell’ abitazione di un soggetto pregiudicato. Ebbene, i poliziotti hanno scoperto addosso a Burgio e sequestrato 2 involucri con dentro complessivamente circa 75 grammi di cocaina. L’ empedoclino è stato trasferito in carcere, a Petrusa.

3 febbraio, I Carabinieri della Tenenza di Favara sono a lavoro perché a Favara, nel centro cittadino, è stata rubata nottetempo un’automobile, e poi il mezzo è stato ritrovato incendiato in contrada San Benedetto, al confine tra Favara, Agrigento e Aragona. Ad accorgersi dell’ auto, una Mercedes C240 in fiamme, è stato un automobilista in transito. A poco è servito l’ intervento dei Vigili del Fuoco. L’ automobile è di proprietà di un carrozziere di 62 anni che ha denunciato il furto.

3 febbraio, A Palma di Montechiaro la Polizia ha compiuto un maxi controllo del territorio. Più nel dettaglio è stato un intervento ad ampio raggio di prevenzione contro eventuali infiltrazioni terroristiche tra gli immigrati presenti nel territorio. Sono stati pertanto controllati gli extracomunitari dimoranti nella cittadina, soprattutto magrebini e senegalesi. Alcuni sono stati sorpresi senza permesso di soggiorno e, di conseguenza, hanno subito una denuncia a piede libero alla Procura della Repubblica di Agrigento. Sequestrati inoltre centinaia di capi d’abbigliamento e di pelletteria contraffatti. Lo stesso intervento è stato contestualmente eseguito dai Carabinieri a Favara, dove i militari hanno letteralmente setacciato strade e quartieri avvalendosi anche dell’ ausilio di un elicottero. Anche a Favara, come a Palma, e in precedenza Agrigento e Canicattì, il lavoro degli investigatori ha interessato le zone più densamente popolate dagli immigrati nell’ ambito di controlli, ormai ordinari e non più straordinari, di sicurezza e prevenzione. Nel corso delle perquisizioni, 4 soggetti extracomunitari sono stati sorpresi in possesso di 25 dosi di hashish, già confezionate con la carta stagnola, per un totale di circa 30 grammi. Si tratta di ragazzi provenienti dalla Nigeria, dal Ghana e dal Togo fra i 25 e i 35 anni, che sono stati denunciati per detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti e anche per furto aggravato di energia elettrica.

4 febbraio, A Ribera i Carabinieri hanno arrestato un uomo originario dell’ Algeria, di 50 anni, perché – secondo gli investigatori – ha bloccato una ragazza di 25 anni, l’ ha costretta a salire sul cassone di un camion, l’ ha picchiata e ha tentato di violentarla. La donna lo ha denunciato ai Carabinieri, che hanno rintracciato e arrestato l’algerino. Risponderà di sequestro di persona e tentata violenza sessuale.

4 febbraio, A Ravanusa i Carabinieri hanno arrestato Giuseppe Minacori, 74 anni, pensionato, che sconterà la condanna definitiva a 3 anni e 6 mesi di reclusione per ricettazione e riciclaggio, reati commessi a Ravanusa nel 2013. Minacori è ristretto nel carcere Petrusa ad Agrigento.

4 febbraio, I Carabinieri della Compagnia di Licata hanno arrestato Michele Cannizzaro, 28 anni, di Licata, pescatore, perché, dopo essere stato condotto in caserma per degli accertamenti seguiti alla segnalazione di molestie in un bar, si è scagliato contro il capitano della Compagnia, Marco Currao, ferendolo ad una mano e costringendolo alle cure del pronto soccorso con prognosi di 7 giorni. Cannizzaro ha già patteggiato la condanna a 8 mesi di reclusione, pena sospesa ed affidamento ai servizi sociali.

4 febbraio, Ad Agrigento la Polizia ha denunciato a piede libero un minore di 15 anni sorpreso a rubare capi d’abbigliamento e alimentari in un supermercato. Il ragazzino appena fuori il centro commerciale “Città dei Templi” è stato intercettato dal personale di vigilanza, che ha allarmato il 113.

6 febbraio, A Porto Empedocle, i poliziotti del locale Commissariato, capitanati dal vice Questore, Cesare Castelli, hanno arrestato Gino Mendola, 27 anni, di Porto Empedocle, e Andrea Castellino, anche lui di 27 anni, di Cattolica Eraclea, per resistenza a pubblico ufficiale, fabbricazione, detenzione e porto in luogo pubblico di arma clandestina, e detenzione di munizioni per arma comune da sparo. Mendola e Castellino, a bordo di un’automobile guidata da Mendola, hanno violato l’alt ad un posto di blocco e sono fuggiti. Durante l’inseguimento nel centro cittadino, da un finestrino dell’auto è stato lanciato fuori un oggetto metallico. I due fuggitivi sono stati bloccati, hanno tentato di proseguire la fuga a piedi ma sono stati acciuffati. L’oggetto metallico è risultato essere un fucile da caccia a canna mozza. Recuperate anche 6 cartucce calibro 16 da caccia buttate a terra da Castellino. A casa dello stesso Andrea Castellino sono state sequestrate altre 16 cartucce calibro 16, una pistola a salve calibro 9 priva di tappo rosso e un machete.

6 febbraio, Ad Agrigento i Carabinieri hanno compiuto un controllo straordinario del territorio, nel centro storico, e 3 immigrati sono stati arrestati per detenzione di sostanze stupefacenti a fini di spaccio. I militari del Nucleo operativo e radiomobile di Agrigento e della stazione di Montaperto, nel corso di una perquisizione domiciliare in via Gallo, hanno sorpreso i tre in possesso di 169 grammi di hashish già divisi in dosi, 3 grammi di marijuana, 2 bilancini di precisione, e 2 coltelli da cucina imbrattati di sostanza resinosa. In manette Abdallah Abubakar, 33 anni, della Guinea, Bagilo Suso, 26 anni, del Gambia ed Ebrima Sedibama, 19 anni, anche lui del Gambia. I primi due sono risultati essere anche destinatari di provvedimenti di espulsione dal territorio nazionale non ottemperati.

6 febbraio, I Carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Licata, in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Tribunale di Agrigento, hanno arrestato Gorge Aurel Andronic, 21 anni, pastore, originario della Romania e domiciliato a Naro, responsabile dei reati di concorso in detenzione abusiva di arma clandestina e munizioni. Il romeno ha detenuto illecitamente un’arma clandestina, una pistola Beretta modello 34 calibro 9 corto, con munizioni, che un altro romeno, Paun Grigor Marian, avrebbe utilizzato per suicidarsi lo scorso 20 gennaio.

6 febbraio, A Ravanusa, in via Roosevelt, due ignoti malviventi, armati e travisati con passamontagna, hanno assaltato l’ Ufficio Postale e hanno costretto i dipendenti a consegnargli l’incasso della giornata. Poi sono fuggiti, forse insieme ad un terzo complice a bordo di un’automobile. Il bottino ammonterebbe a circa 50mila euro. Sul posto sono intervenuti i Carabinieri della locale Stazione e della Compagnia di Licata. Indagini in corso.

7 febbraio, Accogliendo le istanze del difensore, l’avvocato Eugenio Longo, il Tribunale del Riesame ha annullato l’ordinanza di custodia cautelare e ha scarcerato Filippo Migliore, 47 anni, di Cammarata, imprenditore, arrestato lo scorso 21 gennaio dalla Guardia di Finanza e dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro e Reggio Calabria nell’ambito di un’inchiesta contro affari e presunti affiliati al clan della Ndrangheta dei Piromalli. Le indagini hanno scoperto il velo su un presunto impero economico, costruito tramite un cartello di 60 imprese colluse con la Ndrangheta che avrebbero controllato e turbato gli appalti pubblici nelle province di Reggio Calabria e Cosenza, il tutto contando sui solidi legami con la potente cosca dei Piromalli di Gioia Tauro. Sono stati 35 complessivamente gli arresti.

7 febbraio, La Procura della Repubblica di Agrigento, tramite la pubblico ministero, Simona Faga, ha chiesto al Tribunale il rinvio a giudizio di Salvatore Tuttolomondo, 32 anni, di Porto Empedocle, imputato di un nutrita serie di reati, che sarebbero stati commessi simulando di essere un esponente delle forze dell’ordine, o corriere di una ditta di trasporti. Tuttolomondo, millantando tali ruoli, avrebbe truffato una moltitudine di persone intascando denaro in modo fraudolento. La prima udienza preliminare è in calendario il 20 febbraio prossimo innanzi al Giudice per le udienze preliminari del Tribunale, Alfonso Malato.

7 febbraio, I Carabinieri della Tenenza di Favara, in esecuzione di un ordine emesso dal Tribunale di Sorveglianza di Palermo, hanno arrestato Carmelo Vita, 34 anni, di Favara, responsabile di un abuso edilizio risalente al marzo 2011. Si tratta della costruzione di un magazzino di 91 metri quadri in contrada Pioppo a Favara, risultato non ammissibile a sanatoria. Vita è stato condannato a 1 mese e 3 giorni di reclusione. Il Tribunale avrebbe concesso la sospensione condizionale della pena se il magazzino fosse stato demolito. E invece l’edificio non è stato abbattuto. Pertanto il favarese sconterà la condanna ai domiciliari.

7 febbraio, A Cattolica Eraclea i Carabinieri hanno arrestato Francesco Emanuele, 46 anni, perché ha allacciato abusivamente la propria abitazione, in via Campidoglio, alla rete Enel tramite 2 conduttori in rame.

7 febbraio, A Palma di Montechiaro i Carabinieri della locale Stazione hanno arrestato in flagranza di reato di furto aggravato di energia elettrica Bruno Sciumè, 49 anni, elettricista, e Baldassare Castellino, 38 anni, commerciante. Nel corso di controlli, insieme a personale Enel, i Carabinieri hanno riscontrato che l’abitazione di Sciumè e la concessionaria di automobili di Castellino, in concorso tra loro, si sono allacciate abusivamente alla rete elettrica pubblica. I due palmesi sono ristretti ai domiciliari.

8 febbraio, Ad Agrigento, al palazzo di giustizia, la pubblico ministero, Manuela Sajeva, a conclusione della requisitoria, ha invocato la condanna di 8 imputati di detenzione di droga a fini di spaccio. Si tratta di un presunto giro di spaccio attivo a Canicattì e sgominato dalla Polizia nel 2012. In particolare, sono stati chiesti 1 anno di reclusione per Agostino Carmelo Lombardo, 22 anni, poi 9 mesi per Carmelo Fazio, 29 anni, e poi 8 mesi di reclusione ciascuno per Fabio Orlando, 37 anni, Marco Cimino, 27 anni, Danilo Tropia, 27 anni, Costel Chiriac Ovidium, 26 anni, Francesco Gioacchino Pisciotto, 25 anni, e Ionela Alina Corcoveanu, 27 anni. L’ udienza per la sentenza è in calendario il 30 maggio.

8 febbraio, I Carabinieri hanno arrestato un bracciante agricolo di Palma di Montechiaro, P G sono le iniziali del nome, 75 anni, presunto responsabile di stalking e induzione alla prostituzione. L’anziano avrebbe tormentato e molestato una casalinga di Naro, provocandole un perdurante stato di apprensione e di ansia, per indurla ad intrattenere rapporti sessuali con lui e con altre persone in cambio di denaro. Il palmese è ristretto ai domiciliari a disposizione dell’Autorità giudiziaria.

8 febbraio, Il Tribunale di Agrigento, accogliendo quanto richiesto dalla Procura, ha archiviato le indagini e ha scagionato gli agrigentini Raffaele Piazza, 34 anni, e i cugini omonimi Pietro Capraro, di 38 e 28 anni. I 3 sono stati indagati perché avrebbero trasportato un carico di 13 chili di marijuana dal nord verso la Sicilia. I tre hanno dimostrato di essere del tutto estranei al trasporto dello stupefacente.

9 febbraio, Il Tribunale Civile di Agrigento ha condannato l’Azienda sanitaria provinciale a risarcire 2 milioni e 30mila euro ai familiari di una ragazza di Favara oggi di 15 anni di età, nata nel 2001 con parto all’ospedale “San Giovanni di Dio” di Agrigento. All’epoca, la neonata subì, a causa di un presunto ritardo nel parto, danni gravissimi e irreversibili che l’ hanno resa disabile. Nel 2013 la famiglia, tramite l’avvocato Maria Luisa Spoto, ha promosso il giudizio civile per danni. Non è escluso un ricorso in Appello da parte dell’Azienda sanitaria agrigentina.

9 febbraio, A Favara, nel cimitero comunale, è stata danneggiata la tomba dell’imprenditore Calogero Palumbo Piccionello, ucciso a 65 anni di età a Favara il 28 novembre del 2012. Sono stati i familiari, in visita al cimitero di Piano Traversa, ad accorgersi dei danneggiamenti, denunciati poi alla Tenenza dei Carabinieri di Favara. Indagini sono in corso. Il 10 novembre 2015 la Corte d’Appello di Palermo ha confermato la sentenza del Tribunale di Agrigento risalente al 15 maggio 2014, che ha condannato a 30 anni di reclusione Antonio Baio, imprenditore di Favara di 74 anni, reo confesso dell’ omicidio del compaesano Calogero Palumbo Piccionello.

10 febbraio, Al confine tra Agrigento, Favara e Aragona, nell’area industriale, in contrada San Benedetto, ignoti malviventi hanno imperversato in due aziende. I banditi, in tre, incappucciati, sono entrati nell’azienda di smaltimento e trattamento rifiuti del Gruppo Seap di Sergio Vella, un’azienda attiva da 28 anni e che ha in organico 73 dipendenti, e vi hanno trascorso all’interno 5 ore. Dopo avere caricato taniche di carburante, hanno rubato un furgone con gru del valore di 47 mila euro e una Fiat Punto. Poi, a distanza di 300 metri, hanno agito in un’altra azienda da cui hanno prelevato 4 tonnellate di materiale in rame. Sul posto sono intervenuti i Carabinieri per i rilievi di rito. Indagini in corso. L’ assessore regionale Mariella Lo Bello e la commissaria dell’Irsap, Maria Grazia Brandara, esprimono solidarietà agli imprenditori vittime dei gravi furti, e domani pomeriggio li incontreranno personalmente in occasione di un sopralluogo.

10 febbraio, Ad Agrigento, al palazzo di giustizia, il pubblico ministero, Salvatore Caradonna, al termine della requisitoria, ha chiesto la condanna a 2 anni di reclusione a carico di Angela Giovanna Alaimo, 58 anni, di Racalmuto, legale rappresentante della Chiesa Cristiana Evangelica Pentecostale. La donna è imputata di truffa allorchè avrebbe raggirato i fedeli ottenendo da loro dei contributi per la Chiesa che, invece, sarebbero stati intascati dalla stessa Alaimo. L’ inchiesta è stata avviata a seguito della denuncia di due fedeli. Le presunte vittime della truffa sono parte civile in giudizio tramite l’avvocato Gianfranco Pilato.

10 febbraio, La morte di Bennardo Chiapparo a Favara: la Procura di Agrigento notifica l’avviso di conclusione delle indagini a sei indagati. E’ l’inchiesta cosiddetta “Giustizia privata”. Lo scorso 5 dicembre 2016 a Favara i Carabinieri della locale Tenenza, in collaborazione con i colleghi della Compagnia di Agrigento, hanno arrestato quattro indagati per l’omicidio preterintenzionale di Bennardo Chiapparo, 68 anni. Si tratta di Antonio Pirrera, 40 anni, Michele Sorce, 34 anni, Carmelo Pullara, 27 anni, e Giovanni Ruggeri, 42 anni. Pirrera è in carcere. Gli altri 3 sono ristretti ai domiciliari. Poi, il 16 dicembre, il Tribunale del Riesame ha annullato l’ordinanza di custodia cautelare, ritenendo carenti i gravi indizi di colpevolezza, e ha restituito la libertà a Pirrera e Ruggeri. E così è stato poi anche per Sorce e Pullara. Adesso la Procura della Repubblica di Agrigento, tramite il magistrato indagante, Matteo Delpini, ha concluso le indagini, e ha notificato il relativo avviso, anticamera della richiesta di rinvio a giudizio, non solo ai primi quattro, Pirrera, Ruggeri, Sorce e Pullara, ma anche ad altri due indagati. Si tratta di Salvatore Pecoraro, 26 anni, e Gabriele Ceresi, 32 anni, anche loro di Favara. I due non rispondono dell’omicidio preterintenzionale di Chiapparo ma di avere tentato di depistare le indagini. Pecoraro con false dichiarazioni al pubblico ministero, perché avrebbe assistito a quanto accaduto ma avrebbe smentito dichiarando di non essere a conoscenza di nulla. E Ceresi, titolare di una tabaccheria, avrebbe invece negato di avere appreso dal figlio di Antonio Pirrera dello scontro con Chiapparo. Bennardo Chiapparo è morto il 10 febbraio 2016 all’ ospedale di Agrigento, dove il primo febbraio precedente è stato ricoverato con un grave trauma cranico provocato, come ha raccontato colui che lo ha accompagnato in ospedale, da una banale caduta. Le indagini sostenute dai Carabinieri e coordinate dal sostituto procuratore, Matteo Delpini, hanno invece scoperto che Bennardo Chiapparo sarebbe stato violentemente picchiato perché avrebbe sgridato per futili motivi il figlio minore di Antonino Pirrera, un bambino, perché avrebbe tirato dei calci ad una insegna pubblicitaria dell’autolavaggio dello stesso Bennardo Chiapparo. Quando il bambino è stato sgridato, è caduto a terra, subendo delle abrasioni alle ginocchia. Dunque, il padre avrebbe organizzato la spedizione punitiva contro Chiapparo, che sarebbe stato colpito con un pugno alla testa dallo stesso Pirrera, è caduto a terra sbattendo la testa, ed è poi morto per emorragia cerebrale non operabile. I figli di Chiapparo, intervenuti per difendere il padre, sarebbero stati anche loro aggrediti.

10 febbraio, I Carabinieri della Stazione di Palma di Montechiaro, nel corso di un servizio di controllo del territorio, hanno arrestato in flagranza di reato Dan Rotaru, 24 anni, originario della Romania e residente a Butera, responsabile di furto aggravato in abitazione. I Carabinieri, in collaborazione i poliziotti del Commissariato di Palma, sono intervenuti a Marina di Palma, al lungomare Todaro, e hanno sorpreso e arrestato Dan Rotaru all’interno dell’abitazione di proprietà di un imprenditore palmese, intento a svaligiare la villetta estiva. La refurtiva è stata restituita al proprietario.

10 febbraio, Giovanni Brunetto è stato ucciso a Licata. Angelo Carità, imputato di sequestro di persona, omicidio aggravato e occultamento di cadavere, è stato condannato all’ergastolo dalla Corte d’Assise di Agrigento. E poi, isolamento diurno per un anno, il tutto invocato in requisitoria dal pubblico ministero, Salvatore Vella. Il 28 ottobre 2013 a Canicattì in un terreno è stato scoperto il cadavere dell’ imprenditore agricolo di Licata, Giovanni Brunetto. Il giorno seguente è stato arrestato una seconda volta Angelo Carità, 61 anni, anche lui imprenditore agricolo, già in manette il 20 maggio precedente. Di Giovanni Brunetto, 60 anni, non vi è stata più nessuna traccia dal 7 maggio 2013. Brunetto sarebbe stato creditore, di una somma tra i 40 e i 100mila euro, verso Angelo Carità. Il primo prestito risale al 2006, quando Carità avrebbe chiesto a Brunetto alcune migliaia di euro per sbloccare un’ eredità, promettendogli anche una percentuale in compenso. Il 10 maggio 2013, lungo la strada statale 123, tra Canicattì e Campobello di Licata, è stata scoperta parcheggiata in una piazzola di sosta l’ automobile, una Fiat Punto, di Brunetto. La vittima avrebbe più volte litigato, anche animatamente, con il suo debitore, Angelo Carità. E l’ultima volta lo scontro si è scatenato la mattina del 7 maggio, innanzi ad un bar a Licata. L’analisi delle celle telefoniche del cellulare di Carità ha svelato che, contrariamente a quanto dichiarato, il pomeriggio del 7 maggio Angelo Carità è stato nei pressi di Naro, laddove è stata poi scoperta l’automobile di Brunetto. E poi, il 28 ottobre, il corpo senza vita di Giovanni Brunetto è stato recuperato in un terreno agricolo a disposizione di Angelo Carità, a Canicattì, in contrada Casalotti. Il terreno è di proprietà di un avvocato di Canicattì, e Angelo Carità si è occupato di lavori agricoli nello stesso terreno dove durante lo stesso periodo incriminato sono stati compiuti lavori di movimentazione terra. L’ 11 ottobre il terreno è stato sequestrato, al fine di scavare e scoprire se vi fosse stato seppellito Giovanni Brunetto. Il cadavere è emerso, ed è stato riconosciuto dai familiari.

10 febbraio, La Cassazione ha accolto il ricorso dei difensori, ha dichiarato non ammissibile il ricorso della Procura Generale, e ha assolto definitivamente 6 imputati, tra ex dirigenti dell’Asi di Agrigento, condannati dalla Corte d’Appello di Palermo il 2 marzo 2016, a 15 giorni di reclusione per l’accusa di falso, convertita in una multa di 3.750 euro, perché avrebbero dichiarato falsamente di possedere i requisiti necessari per essere ammessi nel Consiglio di amministrazione dell’Asi. Sono definitive le assoluzioni di Giuseppe Cacciatore, 65 anni, di Joppolo Giancaxio, Vincenzo Gagliardo, 45 anni, di Raffadali, Vincenzo Randisi, 48 anni, di Joppolo Giancaxio, Giuseppa Maria Francesca Gulisano, 53 anni, di Raffadali, Carmela Di Marco, 52 anni, di Racalmuto, e Massimo Parisi, 38 anni, di Aragona. Per Giuseppina Brucculeri, 42 anni, di Torino, che ha rinunciato al ricorso in Cassazione, è definitiva la condanna a 15 giorni di reclusione inflitta in Appello e convertita nella multa di 3.750 euro.

11 febbraio, Il 21 dicembre 2014, al Tribunale di Sciacca, ha patteggiato la condanna a 3 anni e 5 mesi di carcere, per estorsione e stalking, Ward Derbali, 22 anni, originario della Tunisia. L’africano avrebbe pedinato e minacciato la sua ex compagna condizionandone le abitudini di vita, pretendendo rapporti sessuali non consenzienti e diverse somme di denaro per non pubblicare su Facebook alcune foto, a suo avviso, compromettenti. La donna si è rivolta ai Carabinieri, e i militari si sono presentati all’appuntamento tra lei e lui, e hanno arrestato lui quando lei gli ha consegnato i soldi per non pubblicare le foto. Ebbene, nel frattempo la Procura di Sciacca ha chiesto la condanna a 5 anni di reclusione a carico dello stesso Derbali, imputato, in abbreviato, di violenza sessuale a danno della stessa ragazza. E adesso il Tribunale lo ha condannato a 3 anni e 4 mesi di carcere.

13 febbraio, Lo scorso 19 gennaio, la Guardia di Finanza, nell’ ambito di un’ inchiesta, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro e Reggio Calabria, contro affari e presunti affiliati al clan della Ndrangheta dei Piromalli, tra i 35 indagati in arresto ha arrestato anche 4 imprenditori agrigentini. Si tratta di Francesco Migliore, 56 anni, e Filippo Migliore, 47 anni, entrambi di Cammarata. E poi Alessio La Corte, 33 anni, e Vito La Greca, 39 anni, entrambi di Santo Stefano Quisquina. Le indagini hanno scoperto il velo su un presunto impero economico, costruito tramite un cartello di 60 imprese colluse con la Ndrangheta che avrebbero controllato e turbato gli appalti pubblici nelle province di Reggio Calabria e Cosenza, il tutto contando sui solidi legami con la potente cosca dei Piromalli di Gioia Tauro. Ebbene, oggi, ancora la Guardia di Finanza e la Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro e Reggio Calabria, nell’ambito di una seconda inchiesta, ha ristretto ai domiciliari 25 indagati tra cui, ancora, gli stessi quattro imprenditori agrigentini. Le indagini, come nel primo caso, ruotano intorno ad una presunta associazione per delinquere di stampo mafioso, operante nella Piana di Gioia Tauro, finalizzata alla turbativa di gare d’appalto nel settore pubblico.

13 febbraio, Ad Agrigento, il Giudice d’Appello, Giuseppe Miceli, ha ribaltato la sentenza di condanna emessa in primo grado dal Giudice di Pace, e ha assolto Graziella Ancona dalle accuse di danneggiamenti e minacce che le sono state mosse tramite una querela di parte. Graziella Ancona è difesa dall’avvocato Giuseppe Arnone, che commenta: “La Giustizia ha trionfato. Spero che adesso la smettano di disturbare e molestare Graziella Ancona con queste accuse infondate. Speriamo che i querelanti si dissuadano da ulteriori e simili incredibili e calunniose iniziative.”

13 febbraio, Ad Agrigento, nel centro storico, una trans sudamericana, forse perché in preda ai fumi dell’alcol, è fuoriuscita nottetempo dalla propria abitazione, a ridosso della Via Atenea, e si è scatenata in pubbliche esibizioni ritenute indecenti da alcuni passanti che l’ hanno invitata a mantenere un comportamento più decente. La trans avrebbe reagito lanciando una bottiglia che ha solo sfiorato uno dei passanti. La sudamericana è poi rientrata in casa prima del sopraggiungere delle forze dell’ordine.

13 febbraio, A Campobello di Licata i Carabinieri hanno arrestato Angelo Gammacurta, che sconterà 2 anni di reclusione a seguito di sentenza definitiva di condanna per il reato di lesioni personali aggravate, commesso a Campobello di Licata nel 2009. Gammacurta è ristretto ai domiciliari.

14 febbraio, Nell’ambito dell’inchiesta per bancarotta fraudolenta a carico dell’imprenditore agrigentino Giuseppe Burgio, 52 anni, arrestato dalla Guardia di Finanza lo scorso 28 ottobre, ancora la Guardia di Finanza e la Procura di Agrigento hanno sequestrato 5 immobili della Ho.P.A.F. S.r.l, di cui 3 residenziali, tra uno a Palermo e 2 ad Agrigento, in via Minerva, dove ha risieduto Burgio, e poi altri 2 a destinazione commerciale, uno a Porto Empedocle, che è il Centro Le Rondini, e l’altro a Gela. Il loro valore è stimabile in oltre 16,5 milioni di euro. Secondo gli indaganti, tali immobili, oltre ad essere il frutto delle plurime ipotesi di bancarotta fraudolenta, sarebbero stati utilizzati per protrarre nel tempo le stesse condotte delittuose mediante la rappresentazione contabile di un valore sovrastimato rispetto a quello reale. Infatti, tramite false rappresentazioni contabili di tal genere, Giuseppe Burgio ed i suoi più stretti collaboratori sarebbero riusciti a procrastinare indebitamente la dichiarazione di fallimento di 4 società, di cui la più strutturata è la nota Centro distribuzioni alimentari Spa, con danni ai creditori per quasi 50 milioni di euro, e distrazioni direttamente imputabili a Giuseppe Burgio per oltre 13 milioni di euro. E la Guardia di Finanza sottolinea: “E ciò senza considerare l’enorme numero di lavoratori impiegati presso i numerosi centri commerciali che in tale contesto persero il proprio posto di lavoro a causa delle spregiudicate politiche aziendali e di bilancio del proprio datore di lavoro, il quale oltretutto notoriamente si vantava, già dall’inizio degli anni 2000, di avere intrapreso una forma di collaborazione con l’Autorità giudiziaria che in realtà, come in seguito fu giudizialmente dimostrato, è stata motivata proprio dal timore che le proprie società fossero sottoposte a misura di prevenzione patrimoniale dopo il primo arresto subito da Burgio, nel 1999, nell’ambito dell’operazione antimafia cosiddetta Grande Oriente.”

14 febbraio, Il Tribunale di Agrigento ha condannato a 6 anni di reclusione Giuseppe Fanara, 29 anni, di Favara, imputato di avere sparato contro un bracciante agricolo originario della Nigeria, e di averne picchiato un altro con una spranga per contrasti insorti sul pagamento di un lavoro agricolo. Fanara è stato arrestato il 26 maggio 2016 per tentato omicidio, lesioni aggravate, detenzione e porto illegale in luogo aperto al pubblico di una pistola. Giuseppe Fanara si è sempre difeso sostenendo di essere intervenuto a difesa del padre da un’aggressione ma senza alcuna intenzione di uccidere.

14 febbraio, Ad Agrigento, in via De Gasperi, il 23 settembre 2013 un incidente sul lavoro ha provocato la morte di un operaio, Raffaele Provenzano, 54 anni, di Milena, in provincia di Caltanissetta, precipitato da un ponteggio allestito per la ristrutturazione esterna di un palazzo ad opera dell’ impresa Fazio Costruzioni. L’uomo è caduto dal quarto piano. A nulla sono valsi i soccorsi. Ebbene, adesso, il responsabile del cantiere e titolare dell’impresa ha patteggiato la condanna ad 1 anno e 8 mesi di reclusione innanzi al Tribunale di Agrigento per omicidio colposo, allorchè avrebbe violato le norme in materia di sicurezza e prevenzione degli infortuni sul lavoro.

14 febbraio, I poliziotti del Commissariato di Porto Empedocle, capitanati dal vice Questore, Cesare Castelli, hanno denunciato a piede libero un uomo di 46 anni, che si è presentato spontaneamente in Commissariato perché ricercato a seguito di un violento scontro con un anziano di 69 anni per questioni economiche legate a un debito di circa mille euro. I due si sono incontrati in via Roma a Porto Empedocle per discutere. Ebbene, l’uomo di 46 anni, debitore, avrebbe colpito l’anziano creditore con un tubo di ferro lungo 75 centimetri. Il ferito è stato soccorso dal 118 e trasportato in Ospedale dove i medici gli hanno riscontrato una frattura al cranio con prognosi di 30 giorni. Il denunciato risponderà di lesioni personali gravi. Il tubo di ferro è stato recuperato e sequestrato.

14 febbraio, Ad Agrigento, al palazzo di giustizia, il giudice per le udienze preliminari, Alfonso Malato, a conclusione del giudizio abbreviato, ha condannato ad 1 anno e 6 mesi di reclusione ciascuno Antonio Sanfilippo, 22 anni, e Walter Bosco, 39 anni, entrambi di Favara, e Alessandro Sguali, 42 anni, di Agrigento. Sono stati assolti altri due imputati, Giuseppe Bosco, 24 anni, e Aurelio Sanfilippo, 59 anni, anche loro di Favara. I cinque avrebbero rubato una moto e poi avrebbero usato violenza e preteso denaro per la restituzione del mezzo.

14 febbraio, Il giudice monocratico del Tribunale di Agrigento ha assolto, “perché il fatto non sussiste”, Gennaro Palumbo, di Montallegro, imputato di furto aggravato allorchè avrebbe rubato 28 metri cubi d’acqua forzando il contatore idrico. A denunciare Palumbo è stata la società che gestisce il servizio idrico, Girgenti Acque, che si è costituita parte civile in giudizio avanzando una richiesta di risarcimento danni per 10mila euro. L’imputato assolto è stato difeso dagli avvocati Vincenzo Gorgone e Gianluca Camilleri, del Foro di Agrigento.

15 febbraio, Ad Agrigento, al palazzo di giustizia, i pubblici ministeri, Salvatore Vella e Simona Faga, a conclusione della requisitoria, hanno chiesto la condanna di Angelo Saverini, 28 anni, di Licata, operatore in comunità di assistenza ai disabili, a 3 anni e 6 mesi di reclusione allorchè la notte di Capodanno del 2013 avrebbe abusato sessualmente di una disabile di 16 anni. Si tratta dell’inchiesta sulle comunità per disabili a Licata ribattezzate “comunità degli orrori”, in riferimento a presunti abusi che sarebbero stati perpetrati a danno dei disabili ospiti, e per i quali lo scorso primo ottobre Angelo Carmelo Grillo, 53 anni, di Licata, è stato condannato dal Tribunale di Agrigento a 10 anni e 2 mesi di reclusione. Grillo è stato giudicato in abbreviato per violenza sessuale aggravata nei confronti di minori o disabili.

15 febbraio, La Procura di Agrigento, tramite il pubblico ministero, Santo Fornasier, ha notificato l’avviso di conclusione delle indagini, anticamera della richiesta di rinvio a giudizio, a carico di Giovanni Tuttolomondo, 47 anni, di Porto Empedocle, pescivendolo, arrestato il 5 aprile del 2013 perché avrebbe sparato 8 colpi di pistola contro il cognato, Libertino Vasile Cozzo, 41 anni, anche lui di Porto Empedocle, il quale scansò i proiettili nascondendosi sotto un furgone, nella banchina del porto empedoclino. Tuttolomondo avrebbe agito insieme ad un complice ancora non identificato.

15 febbraio, L’inchiesta “Eden 5”, terra bruciata intorno a Matteo Messina Denaro, sostenuta dalla Direzione distrettuale antimafia di Palermo e dai Carabinieri del Ros, avrebbe confermato il ruolo del presunto boss agrigentino, Leo Sutera, di Sambuca di Sicilia, che nelle campagne di Sambuca avrebbe allestito e condotto una sorta di luogo di concentramento e di smistamento di messaggi e di interessi di Matteo Messina Denaro. Un gruppo di agricoltori e di pastori sarebbe stato impegnato a bonificare la zona degli incontri, e poi i visitatori sarebbero stati scortati fino a destinazione, verso l’uomo “filtro”, Leo Sutera, conosciuto come “Il professore”. Ecco perché il primo aprile 2016 i militari del Ros e del Comando provinciale di Agrigento hanno arrestato 7 persone e ne hanno denunciate altre 18 in occasione del blitz battezzato “Triokola”, dall’antico nome di Caltabellotta dove sono state avviate le indagini. Poi, il 16 aprile successivo il Tribunale del Riesame di Palermo ha annullato l’ordinanza di custodia cautelare e ha restituito la libertà a Gaspare Ciaccio, 32 anni, e a Luigi Alberto La Sala, 32 anni, entrambi di Sambuca di Sicilia, e a Salvatore e Andrea La Puma, 69 e 41 anni, padre e figlio, anche loro di Sambuca. E poi il 20 aprile è stato annullato l’ordine di custodia a carico di altri due sambucesi, il barbiere Massimo Tarantino, 44 anni, e Vincenzo Buscemi, 63 anni, operaio forestale di Sambuca di Sicilia. E i giudici del Riesame hanno motivato le scarcerazioni, che non sono state impugnate dalla Direzione distrettuale antimafia di Palermo, e, tra l’altro, hanno scritto: “I coinvolti nelle indagini si sono limitati a fare da accompagnatori ma non partecipavano agli incontri. Lo svolgimento di alcune commissioni, anche se costituiscono reato, su incarico di appartenenti ad un gruppo mafioso, è insufficiente a sostenere l’accusa di far parte di un’associazione mafiosa, essendo necessari, per la sussistenza, dei gravi indizi di colpevolezza in ordine al delitto di cui all’articolo 416 bis, elementi non equivoci dello stabile inserimento del soggetto nella struttura organizzativa dell’associazione e la consapevolezza del medesimo di agire nell’ambito e per la realizzazione dei fini dell’associazione.” Dunque, adesso la Direzione distrettuale antimafia di Palermo ha chiesto il giudizio solo per 3 dei 7 arrestati il primo aprile 2016: Giuseppe Genova, inteso Salvatore, 51 anni, presunto capomafia di Burgio, e poi per i sambucesi Andrea La Puma, presunto uomo di fiducia di Leo Sutera, e suo figlio, Salvatore La Puma.

16 febbraio, I poliziotti della “Sezione Antidroga” della Squadra Mobile di Agrigento, capitanati da Giovanni Minardi, hanno arrestato ai domiciliari due immigrati dal Gambia, entrambi ventenni, per detenzione a fini di spaccio di sostanze stupefacenti. All’interno di una sala giochi a Porto Empedocle e poi in un’abitazione affittata dai due ancora a Porto Empedocle, gli africani sono stati sorpresi in possesso di più di 40 grammi di hashish, in parte già confezionati per lo spaccio. Nel corso delle operazioni, un cliente, un ragazzo di 25 anni di Agrigento, che ha telefonato ai gambiani per acquistare droga in occasione di San Valentino, è stato identificato e poi segnalato alla Prefettura come consumatore di stupefacenti.

16 febbraio, Ad Agrigento, in contrada Piano Gatta, una testa di cane mozzata è stata scoperta all’interno del cantiere di lavoro della Beton Calcestruzzi. Il titolare dell’impresa, che è anche il presidente dell’associazione antiracket Libero Futuro di Agrigento, ha allarmato la Polizia. La Scientifica ha compiuto i rilievi di rito. Indagini sono in corso.

16 febbraio, Ad Agrigento, al palazzo di giustizia, il pubblico ministero, Alessandro Macaluso, a conclusione della requisitoria, ha invocato la condanna di 4 imputati, posteggiatori abusivi, giudicati in abbreviato allorchè avrebbero testimoniato il falso negando di essere stati costretti, con minacce e violenza, a versare una parte degli incassi ad esponenti mafiosi di Villaseta. In particolare, sono stati chiesti 3 anni e 6 mesi di reclusione a carico di Calogero Meli, 50 anni, e poi 2 anni ciascuno per Giuseppe Stagno, 41 anni, Vincenzo Melilli, 54 anni, e Antonino Perna, 36 anni. La sentenza è attesa il primo marzo. La giudice delle udienze preliminari, Alessandra Vella, ha rinviato a giudizio un quinto imputato, Alfonso Marino, 41 anni.

16 febbraio, Il pomeriggio del 10 giugno 2009 si scatenò un tentato omicidio ad Agrigento: un amministratore di condominio, Salvatore Graceffa, oggi di 44 anni, al culmine di un diverbio dentro il proprio Studio professionale, in via Mazzini, fu colpito al collo ed alla spalla con un coltello. Il 23 marzo 2015 la Cassazione ha annullato con rinvio la sentenza di condanna, a 4 anni e 10 mesi, a carico dell’accoltellatore, Angelo Spataro, 71 anni, di Joppolo Giancaxio, pensionato. Ebbene, adesso la Corte d’Appello di Palermo ha ridotto la condanna a 3 anni accogliendo le istanze del difensore, l’avvocato Ignazio Valenza, che, come rilevato dalla Cassazione, ha chiesto che a Spataro fosse riconosciuta l’attenuante del risarcimento alla vittima come prevalente sulle aggravanti.

17 febbraio, Dopo il rinvio dalla Cassazione, la Procura Generale di Palermo invoca 13 condanne, con 11 aggravamenti di pena, al processo alla “Nuova Cupola” agrigentina. Il 16 febbraio 2015 la Corte d’Appello di Palermo ha emesso la sentenza al processo abbreviato nell’ambito dell’ inchiesta antimafia nell’agrigentino “Nuova Cupola”, a carico delle presunte cosche di Agrigento, Palma di Montechiaro, Favara, Porto Empedocle, Siculiana, Raffadali, Santa Elisabetta, Casteltermini e Sambuca di Sicilia, nell’ occhio del ciclone giudiziario il 26 giugno 2012, il giorno del maxi blitz della Polizia battezzato “Nuova Cupola”, in riferimento anche all’ottavo mandamento mafioso nelle intenzioni di costituzione nella provincia agrigentina. Poi in Cassazione sono state impugnate alcune delle assoluzioni e anche delle condanne, e la Suprema Corte ha rinviato gli atti del processo ancora ai giudici di secondo grado. Ebbene, in occasione della requisitoria all’Appello bis la sostituto procuratore generale di Palermo, Rosalia Cammà, ha invocato la condanna dei 13 imputati rispediti al mittente dalla Corte di Cassazione. Per Leo Sutera, 67 anni, di Sambuca di Sicilia, presunto capo provincia di Cosa nostra agrigentina, 6 anni in continuazione e non 3 come in precedenza allorchè gli si contesta l’aggravante del riciclaggio delle risorse economiche. Poi, ancora aggravamenti di pena: da 13 anni a 16 anni e 10 mesi di reclusione per Francesco Ribisi, 34 anni, di Palma di Montechiaro, e poi per il presunto braccio destro di Ribisi, Giovanni Tarallo, 31 anni, di Santa Elisabetta, da 13 anni e 3 mesi a 16 anni e 8 mesi. Poi, Pietro Capraro, di Agrigento, nato nel 1979, da 7 anni e 8 mesi a 9 anni e 4 mesi. Natale Bianchi nato a Palermo nel 1977 da 8 anni e 8 mesi a 10 anni e 4 mesi. Giuseppe Infantino di Agrigento da 11 anni a 13 anni. Luca Cosentino di Agrigento da 8 anni a 10 anni e 10 mesi. Gaspare Carapezza di Agrigento dall’assoluzione alla condanna a 4 anni. Antonino Gagliano, di Siculiana, nato nel 1972, da 6 anni e 6 mesi a 10 anni e 8 mesi. Maurizio Rizzo di Agrigento dall’assoluzione a 8 anni. Per Dario Giardina, di Agrigento, conferma della condanna subita al primo Appello a 6 anni e 4 mesi. E per Lucio Francesco Vazzano, nato a Ventimiglia di Sicilia in provincia di Palermo, altrettanto conferma a 4 anni.

17 febbraio, I poliziotti del commissariato di Porto Empedocle, coordinati dal vice questore, Cesare Castelli, hanno eseguito un’ordinanza di sostituzione e aggravamento della misura cautelare della custodia, dai domiciliari al carcere, a carico di James Burgio, 24 anni, di Porto Empedocle, già ristretto ai domiciliari per detenzione a fini di spaccio di cocaina. Burgio avrebbe violato in modo reiterato le prescrizioni cautelari che gli sono state imposte, frequentando, più volte, persone già condannate o sottoposte a misure di prevenzione o di sicurezza.

17 febbraio, Ad Agrigento, al palazzo di giustizia, la pubblico ministero, Silvia Baldi, a conclusione della requisitoria, ha invocato la condanna di 15 tra 25 imputati nell’ambito di una maxi inchiesta su lottizzazioni urbanistiche presunte illegali a Lampedusa, tra case, alberghi e strutture ricettive. Gli imputati comprendono funzionari della Soprintendenza, dell’Ufficio tecnico del Comune di Lampedusa e proprietari delle aree lottizzate. Ecco le richieste di condanna: Alfonso Averna (2 anni e 6 mesi), Giovanni Sorrentino (2 anni e 6 mesi), Giuseppe Gabriele (2 anni e 6 mesi), Helmut Tschuscher (2 anni), Giovanni Maggiore (2 anni), Gianluca Giacobazzi (10 mesi), Gian Marco Giacobazzi (1 anno), Giovanni Giammona (2 anni), Giovanni Romiti (2 anni), Salvatore Caffo (2 anni), Anna Maria Gatti (2 anni), Fabrizio Merlo (10 mesi), Alberto Barlattani (10 mesi) Carmen Vego (10 mesi) e Sandro Sorrentino (10 mesi).

17 febbraio, A seguito dei disordini insorti nel corso del derby di calcio tra Akragas e Catania giocato domenica scorsa 12 febbraio allo stadio Esseneto, il questore di Agrigento, Mario Finocchiaro, forte delle indagini della Digos e della Divisione Anticrimine, ha inflitto complessivamente 26 Daspo, di cui 5 a tifosi agrigentini e 21 a catanesi. I disordini contestati sono stati riscontrati non solo allo stadio, prima, durante e dopo la partita, ma anche lungo le strade cittadine verso l’Esseneto, tra inseguimenti e violenze.

17 febbraio, A Porto Empedocle i poliziotti del locale Commissariato, coordinati da Cesare Castelli, hanno denunciato a piede libero alla Procura di Agrigento due romeni. Gli agenti, allarmati da una telefonata al 113, sono intervenuti nei pressi di una villetta a Marinella, e hanno sorpreso i due immigrati in possesso di arnesi atti allo scasso. Altri complici si sono dileguati e sono ricercati. Per i due denunciati sarà proposto il foglio di via obbligatorio da Porto Empedocle.

17 febbraio, Incidente mortale nelle campagne tra Naro e Castrofilippo, in contrada Pernice, nei pressi della diga San Giovanni, dove un bracciante agricolo di 77 anni, Giovanni Sferrazza, è morto sul colpo ribaltandosi a bordo del suo trattore agricolo impegnato in lavori tra le vigne. L’allarme è stato lanciato da altri agricoltori nella zona. Sul posto hanno compiuto i rilievi di rito i Carabinieri. Indaga la Procura della Repubblica di Agrigento.

18 febbraio, I poliziotti del Commissariato di Porto Empedocle, coordinati dal vice Questore, Cesare Castelli, hanno arrestato Pasquale Di Emanuele, 31 anni, di Porto Empedocle, sorpreso, nel corso di un servizio di controllo del territorio, in possesso di 100 grammi di hashish. L’empedoclino risponderà di trasporto e detenzione a fini di spaccio di sostanze stupefacenti. I poliziotti si sono accorti di un’automobile che ha accelerato improvvisamente la marcia in prossimità del posto di blocco, l’hanno inseguita, raggiunta e, nel corso della perquisizione, hanno scoperto un panetto di hashish del peso complessivo di circa 100 grammi. Pasquale Di Emanuele è ristretto ai domiciliari a disposizione dell’Autorità giudiziaria.

18 febbraio, A Licata i Carabinieri della locale Compagnia hanno arrestato Salvatore Russo, 29 anni, commerciante, sorpreso lungo la statale 123, nei pressi di contrada Conca Cinisi, a bordo di un’automobile Audi A4, in possesso di 13 grammi di marijuana. Russo ha invertito la marcia, è fuggito, è stato inseguito e bloccato dopo avere lanciato dal finestrino dell’auto un involucro con dentro i 13 grammi di marijuana. Poi, a casa sua, nel corso della perquisizione domiciliare, all’interno del garage sono stati scoperti e sequestrati altri 27 grammi di marijuana. Salvatore Russo è ristretto ai domiciliari.

18 febbraio, La Corte d’Assise d’Appello di Torino ha condannato a 21 anni di reclusione per traffico internazionale di stupefacenti Alfonso Caruana, originario di Siculiana in provincia di Agrigento, ritenuto, già tra gli anni ’80 e ’90, “il boss dei due mondi”, in ragione dei suoi affari oltre oceano. Caruana sarebbe socio di Pasquale Cuntrera, anche lui di Siculiana e altro presunto storico esponente della omonima famiglia di Cosa Nostra. La Procura Generale ha invocato la condanna di Caruana a 30 anni di reclusione e la custodia cautelare in carcere per scongiurare il pericolo di fuga. Alfonso Caruana è stato estradato dal Canada dopo anni di battaglie legali, ed è attualmente detenuto in Sicilia a seguito di un altro processo. Nell’ambito dell’indagine che ha determinato l’attuale condanna, nel 1994 i Carabinieri sequestrarono un tir con un carico di oltre 5 tonnellate di cocaina proveniente dal Sud America e destinato a Borgaro Torinese.

18 febbraio, Ad Agrigento, al palazzo di giustizia, il giudice per le udienze preliminari, Alfonso Malato, ha rinviato a giudizio 63 imputati, a vario titolo, di associazione a delinquere, falso e truffa. Tra il 2010 e il 2013, secondo quanto emerso dalle indagini sostenute dalla Guardia di Finanza, sarebbero state costituire delle società “cartiera” o “fantasma”, come la “Angelina” e la “Verona”, finalizzate alla fittizia assunzione di braccianti e al conseguente lucro indebito su indennità previdenziali e di disoccupazione, a danno dell’Inps. Prima udienza il prossimo 8 maggio innanzi al Tribunale penale di Agrigento.

20 febbraio, Ad Agrigento i Carabinieri hanno arrestato, per detenzione a fini di spaccio di sostanze stupefacenti, Ibrahim Dabbo, 18 anni, originario del Gambia e domiciliato a Palermo, e Monceff Derbali, 52 anni, originario della Tunisia e domiciliato ad Agrigento. I due sono stati sorpresi nei pressi della Stazione ferroviaria centrale di Agrigento in possesso di 500 grammi di hashish divisi in 5 panetti. Peraltro, a carico del 18enne incombe un provvedimento di espulsione dal territorio nazionale emesso dalla Questura di Palermo.

20 febbraio, Ad Agrigento, nella zona intorno allo stadio Esseneto, sono stati esplosi 3 colpi di pistola contro l’automobile di un commerciante di 34 anni, una Freemont Fiat, posteggiata. Sul posto sono intervenuti i poliziotti della Volanti e della Scientifica. I proiettili sono stati sparati contro il parabrezza. Indaga anche la Squadra Mobile.

20 febbraio, A Canicattì tre banditi, di cui uno armato di pistola e l’altro di coltello, hanno rapinato il distributore di carburante Q8 in via Vittorio Emanuele. I malviventi hanno minacciato un dipendente e hanno ottenuto la consegna dell’incasso, circa 1.500 euro. Indaga la Polizia.

20 febbraio, La Cassazione ha confermato la sentenza di condanna a 9 anni di reclusione emessa dalla Corte d’Appello di Palermo il 23 maggio 2016, a carico di Valerio Zinerco, 30 anni, di Ribera, ritenuto il personaggio chiave dell’ inchiesta antidroga cosiddetta “Veleno” che il 16 luglio 2014 ha provocato 53 misure cautelari, tra carcere, domiciliari e obblighi di dimora. Zinerco avrebbe ceduto la dose di eroina che si sarebbe rivelata mortale per Jessica Miceli, una ragazza di Ribera di 20 anni. A favore del padre, la madre e la sorella di Jessica Miceli, costituiti parte civile e assistiti dall’avvocato Rino Messina, è stato riconosciuto un risarcimento di 250mila euro più le spese legali, quantificate in 5 mila euro.

20 febbraio, A Licata, in via Palma, due banditi, travisati e armati di coltello, hanno puntato l’arma alla gola di un cassiera e hanno rubato i soldi in cassa nel supermercato Eurospin, circa 500 euro. I due malviventi sarebbero fuggiti a bordo di uno scooter. Indagano i Carabinieri.

20 febbraio, Ad Agrigento in via Platone, al primo piano di una palazzina di case popolari, ha subito un incendio l’appartamento di un’anziana donna, di 70 anni. Secondo i primi rilievi, ad opera di Vigili del fuoco, Carabinieri e Polizia, il fuoco, che ha devastato l’abitazione, è stato doloso, ed è stato appiccato in più punti in assenza della donna. Indagini in corso, coordinate dalla Procura della Repubblica.

21 febbraio, La Procura della Repubblica di Agrigento, tramite il sostituto Andrea Maggioni, ha chiesto il rinvio a giudizio di 5 imputati nell’ambito dell’inchiesta sul crollo del costone ad Agrigento, al Viale della Vittoria, il 5 marzo 2014. I destinatari della richiesta sono l’ex sindaco di Agrigento, Marco Zambuto, e il capo dell’Ufficio tecnico comunale, Giuseppe Principato. Poi i tre proprietari della parte di costone franato, Maria Isabella Sollano, e i suoi figli Oreste e Valentina Carmina. Più nel dettaglio, ai 3 proprietari privati è contestato di non avere adempiuto all’ ordinanza sindacale che ha imposto di eseguire delle opere di manutenzione preventive. E il Comune, quindi il sindaco e il capo dell’Ufficio tecnico, rispondono invece del non avere vigilato affinchè i proprietari privati eseguissero le opere di manutenzione, perché, non avendole eseguite, il Comune, “a conoscenza della grave condizione di pericolo”, sarebbe stato obbligato ad intervenire in sostituzione del privato, a tutela della incolumità pubblica, e poi si sarebbe rivalso sui privati.

21 febbraio, A Realmonte, in contrada Durrueli, una residenza estiva, di proprietà di una coppia di pensionati, è stata probabilmente visitata da ignoti ladri che, altrettanto probabilmente, non avendo trovato nulla da rubare, avrebbero appiccato il fuoco, provocando tra l’altro l’esplosione di alcune bombole del gas all’interno. L’edificio è distrutto. Sul posto hanno lavorato i Vigili del Fuoco. Indaga la Polizia.

21 febbraio, La Cassazione ha confermato la sentenza della Corte d’Assise d’Appello di Palermo e ha condannato a 30 anni di reclusione Luigi Gallo, 67 anni, di Ravanusa, che il 25 giugno 2013, al mercatino settimanale di Ravanusa, ha ucciso l’ex moglie, Giovanna Longo, 60 anni, tentando di uccidere anche il suo presunto nuovo compagno, Luigi Avarello, 69 anni, che si è costituito Parte civile tramite l’avvocato Lillo Fumo, ed al quale è stato riconosciuto il diritto al risarcimento del danno.

21 febbraio, Ad Agrigento i Carabinieri del Nucleo operativo e radiomobile hanno arrestato, per detenzione di stupefacenti a fini di spaccio, Salvatore Cacciatore, 24 anni, sorpreso in via Damareta, nel corso di una perquisizione personale, in possesso di circa 110 grammi di marijuana divisi in 79 involucri, e un coltellino intriso di sostanza stupefacente. Salvatore Cacciatore è ristretto ai domiciliari a disposizione dell’autorità giudiziaria.

21 febbraio, A Favara i Carabinieri hanno denunciato a piede libero alla Procura di Agrigento, per detenzione illegale di armi e munizioni, S S, sono le iniziali del nome, allorchè, senza alcun titolo di Polizia, ha detenuto nel proprio domicilio una pistola Beretta calibro 7.25 e 39 cartucce calibro 7.65. Il tutto è stato sequestrato.

21 aprile, La Corte d’Assise d’Appello di Palermo, in occasione del secondo processo dopo l’annullamento con rinvio in Cassazione, ha ridotto da 30 a 21 anni e 6 mesi di reclusione la condanna inflitta a Vincenzo Bonfanti, 62 anni, di Palma di Montechiaro, e da 27 a 21 anni la condanna inflitta al figlio, Nicola Bonfanti, 31 anni, sotto processo per l’omicidio di Nicolò Amato e del tentato omicidio del figlio Diego, a Palma di Montechiaro, il 22 aprile 2011, giorno di Venerdì Santo.

21 aprile, I Carabinieri della stazione di Palma di Montechiaro hanno arrestato Biagio Monachello, 34 anni, di Palma, che sconterà 3 anni e 8 mesi di reclusione in esecuzione di un ordine di carcerazione a seguito di condanna definitiva per il reato di rapina aggravata, commesso a Palma di Montechiaro nell’anno 2013.

21 aprile, La Procura della Repubblica di Agrigento, tramite il pubblico ministero Andrea Maggioni, ha chiesto il rinvio a giudizio di 5 imputati di Canicattì. Si tratta di Maria Grazia Cuva, 52 anni, Antonio Ferraro, 55 anni, Roberto Lauricella Donisi, 47 anni, Giovanni Garlisi, 36 anni, e Gioacchino Caracciolo, 40 anni, che rispondono, a vario titolo, di omicidio colposo, simulazione di reato, favoreggiamento personale, abusivismo edilizio e violazione della normativa in materia di sicurezza sul lavoro. L’udienza preliminare è in calendario il prossimo 3 aprile. Secondo la Procura agrigentina, la morte sul lavoro di un operaio, Giuseppe Gioacchino Bordonaro, 52 anni, sarebbe stata nascosta allorchè Garlisi, titolare dell’impresa esecutrice dei lavori relativi ad un manufatto abusivo, avrebbe raccontato ai medici dell’ospedale “Barone Lombardo” di Canicattì di avere investito col proprio furgone Bordonaro, che sarebbe stato a lavoro in nero, colto in strada a raccogliere erbacce.

22 febbraio, La Corte d’Assise d’Appello di Palermo ha confermato la condanna a 1 anno e 4 mesi, per omicidio colposo, inflitta in primo grado il 3 marzo 2016 a Onofrio De Luca, medico anestesista in servizio all’ospedale di Villa Sofia, a seguito della morte, all’età di 13 anni, di Giovanni Marchese, di Racalmuto, conosciuto come “il piccolo Giotto di Racalmuto”, ricoverato nel 2009 a Villa Sofia per un intervento, presentato alla famiglia come facile e risolutivo, al suo cuore malato. Durante la somministrazione dell’anestesia e l’introduzione di un sondino, il 4 settembre del 2009, Giovanni Marchese entrò in sofferenza, cianotico, ed è morto. Secondo quanto emerso dalle indagini, l’anestesista Onofrio De Luca, nell’introdurre il sondino, perforò un bronco. I genitori della vittima, Angelo Marchese e Carmela Provenzano, e il fratello minore di Giovanni, sono parte civile ed è stato loro riconosciuto il diritto al risarcimento del danno.

22 febbraio, La Procura della Repubblica di Agrigento ha concluso le indagini e ha notificato l’avviso di conclusione, anticamera della richiesta di rinvio a giudizio, a 7 indagati nell’ambito dell’inchiesta contro lo sfruttamento e il favoreggiamento della prostituzione cosiddetta “Saponara”, dal nome del blitz della Squadra Mobile di Agrigento del 20 giugno 2014, nel centro storico di Agrigento. Tra i sette vi sono quattro donne peruviane, una brasiliana e due agrigentini, Eugenio D’Agostino, 48 anni, e Giuseppe Salamone, 26 anni. Secondo la Procura si sarebbero adoperati, a vario titolo, a gestire due case di appuntamento nelle vie Saponara e Neve.

22 febbraio, La Procura della Repubblica di Agrigento ha concluso le indagini e ha notificato l’avviso di conclusione, anticamera della richiesta di rinvio a giudizio, a 7 indagati nell’ambito dell’inchiesta contro lo sfruttamento e il favoreggiamento della prostituzione cosiddetta “Saponara”, dal nome del blitz della Squadra Mobile di Agrigento del 20 giugno 2014, nel centro storico di Agrigento. Tra i sette vi sono quattro donne peruviane, una brasiliana e due agrigentini, Eugenio D’Agostino, 48 anni, e Giuseppe Salamone, 26 anni. Secondo la Procura si sarebbero adoperati, a vario titolo, a gestire due case di appuntamento nelle vie Saponara e Neve.

22 febbraio, Ad Agrigento, al palazzo di giustizia, il giudice per le udienze preliminari del Tribunale, Francesco Provenzano, ha rinviato a giudizio l’avvocato Giuseppe Arnone per i reati di inosservanza dell’ordine dell’Autorità, oltraggio e resistenza a Pubblico Ufficiale, nonché diffamazione pluriaggravata in danno del capo del Commissariato di Licata, Marco Alletto, e dell’attuale sindaco di Agrigento, Lillo Firetto. In occasione della manifestazione per l’anniversario della Liberazione del 25 aprile 2016, a Licata, Arnone, insieme ad altre tre persone anche loro rinviate a giudizio, avrebbe turbato il sereno svolgimento della manifestazione, mediante l’esposizione di un manifesto contenente accuse di mafia e di corruzione a danno del sindaco Firetto. E poi, nel disattendere l’invito rivoltogli dagli Agenti della Polizia di Stato di non turbare lo svolgimento della manifestazione, non avrebbe esitato ad inveire contro di loro con frasi ingiuriose, resistendo agli ordini che gli sarebbero stati legalmente impartiti. Prima udienza il 26 aprile innanzi al Giudice del Tribunale di Agrigento, Giancarlo Caruso.

22 febbraio, A Licata i Carabinieri hanno denunciato a piede libero alla Procura della Repubblica di Agrigento J B, sono le iniziali del nome, 29 anni, originario del Senegal e richiedente asilo politico, domiciliato a Licata, e sorpreso in Corso Italia in possesso di 7 grammi di hashish, divisi in 4 dosi, il tutto sequestrato dai militari.

22 febbraio, A Porto Empedocle i Carabinieri hanno arrestato ai domiciliari per furto di energia elettrica Vincenzo Mattaliano, 67 anni, allorchè avrebbe allacciato abusivamente la propria abitazione alla rete elettrica dell’Enel. E a Raffadali i Carabinieri hanno arrestato, ancora per furto di energia elettrica, Giuseppe Lauricella, 37 anni. Anche lui è ristretto ai domiciliari.

22 febbraio, A Licata i Carabinieri hanno compiuto dei controlli per la prevenzione e repressione del fenomeno della vendita abusiva di prodotti ortofrutticoli, tra la via Principe di Napoli e Corso Umberto primo. Sono stati multati 2 venditori abusivi di frutta, elevando complessivamente 4 sanzioni amministrative per un importo di circa 1600 euro. E sono stati sequestrati circa 300 chili di frutta, il tutto venduto abusivamente in assenza delle autorizzazioni previste per la commercializzazione e vendita di prodotti alimentari, in tutti i casi di dubbia provenienza. I controlli proseguiranno anche in altre zone della città.

22 febbraio, I poliziotti della Squadra Mobile di Agrigento, diretti da Giovanni Minardi, hanno arrestato, in flagranza di reato di detenzione di droga a fini di spaccio, una donna originaria della Nigeria, Benedeth Onuzulike, 28 anni, sorpresa, proveniente da Palermo ad Agrigento, in possesso di una borsa con dentro 14 panetti di hashish del peso complessivo di 1 chilo e 400 grammi. Lo stupefacente, immesso nel mercato, avrebbe fruttato circa 12 mila euro. La nigeriana è ristretta nel carcere “Petrusa” ad Agrigento, a disposizione dell’Autorità giudiziaria.

23 febbraio, A Porto Empedocle i Carabinieri del Nucleo operativo e radiomobile di Agrigento hanno arrestato, per detenzione di stupefacenti a fini di spaccio, Bubacar Ceesay, originario del Gambia, 19 anni, residente a San Giuseppe Jato, e domiciliato a Porto Empedocle, e hanno denunciato a piede libero, per lo stesso reato, altri due africani del Gambia, di 20 e 22 anni, già sottoposti ad obbligo di dimora, e un 23enne originario della Sierra Leone, tutti domiciliati a Porto Empedocle. Nel corso di perquisizione personale e domiciliare sono stati sorpresi in possesso, complessivamente, di 118 grammi di hashish, e 3 coltelli verosimilmente usati per il taglio della droga.

23 febbraio, Ad Agrigento, al Villaggio Mosè, i Carabinieri della locale stazione e del Nucleo Radiomobile hanno arrestato, per furto, Franco Lo Manto, 45 anni, e Francesco Orlando, 22 anni, entrambi di Palma di Montechiaro, e Gioachino Bellavia, 43 anni, di Favara, sorpresi in contrada Chimento – Fegotto, all’interno di un deposito, intenti a rubare materiale ferroso. I tre sono ristretti ai domiciliari.

23 febbraio, A Ravanusa i Carabinieri hanno arrestato Maurizio Vinciguerra, 42 anni, che sconterà, a seguito di intervenuta condanna definitiva, 3 anni e 6 mesi di reclusione, per reati di ricettazione, commessi a Lissone, in provincia di Monza e Brianza, in Lombardia, nel 2006. Vinciguerra è recluso a Petrusa.

23 febbraio, A Canicattì, in via Sulmona, un malvivente ha compiuto una irruzione dentro la casa di una donna di 84 anni, che vive da sola, e l’ ha intimata a consegnargli denaro e preziosi. L’anziana, nonostante l’età, ha reagito urlando, inducendo il rapinatore alla fuga. Indagano i Carabinieri.

24 febbraio, A Caltanissetta, la Procura della Repubblica, tramite la pubblico ministero, Maria Carolina De Pasquale, ha chiesto il rinvio a giudizio dell’avvocato agrigentino, Giuseppe Arnone, imputato di calunnia e diffamazione a danno del procuratore aggiunto di Agrigento, Ignazio Fonzo, e del giornalista agrigentino Lelio Castaldo. La prima udienza è in calendario il prossimo 4 aprile innanzi al Giudice per le udienze preliminari, David Salvucci. L’inchiesta è scaturita a seguito della mancata trasmissione in onda di una puntata di Opinioni su Teleacras di Lelio Castaldo con ospite lo stesso ex consigliere comunale di Agrigento Giuseppe Arnone. E’ stato Arnone a denunciare il caso sollevando accuse contro Ignazio Fonzo, il quale – secondo Arnone – avrebbe esercitato pressioni affinchè la puntata di Opinioni non fosse trasmessa. Arnone ha puntato il dito accusatorio anche contro Lelio Castaldo reo – ancora secondo Arnone – di avere pubblicato un articolo sul suo sito Sicilia24h.it attinente ad Arnone e poi di averlo del tutto cancellato a causa di pressioni da parte dello stesso Fonzo.

24 febbraio, La Procura della Repubblica di Agrigento ha chiesto la sospensione dal servizio del direttore dell’Ufficio postale di Castrofilippo, Vincenzo Di Rosa, 56 anni, che nell’arco di 2 anni, approfittando soprattutto dell’età avanzata dei clienti, si sarebbe appropriato di circa 220mila euro tra i loro risparmi e altro denaro dell’Ufficio. Di Rosa, difeso dagli avvocati Alfonso Neri e Salvatore Pennica, risponde di peculato e truffa. Atteso il riscontro da parte del Tribunale.

24 febbraio, A Palma di Montechiaro, in periferia, nei pressi della statale 115, ignoti malviventi sono entrati furtivamente, forzando un ingresso, all’interno della villa di un imprenditore, approfittando della sua assenza temporanea, e, dopo avere rovistato dappertutto, hanno rubato 11mila euro in contanti e diverse attrezzature da lavoro, come martelli pneumatici, per un bottino complessivo di circa 15mila euro. Indaga la Polizia.

24 febbraio, Ad Agrigento, al palazzo di giustizia, innanzi al giudice per le udienze preliminari, Giuseppe Miceli, si è svolta, dopo la richiesta di rinvio a giudizio da parte della Procura, la prima udienza preliminare a carico dei 24 imputati nell’ambito della “Duty Free”, l’ inchiesta sostenuta dalla Procura di Agrigento e dalla Guardia di Finanza, che ipotizza, tra l’altro, interessi illeciti coltivati all’Agenzia delle Entrate di Agrigento. Dunque, 8 dei 24 imputati hanno chiesto di essere giudicati con il rito abbreviato, ossia solo in base agli atti già a disposizione del pubblico ministero, il quale procederà pertanto a requisitoria il 5 maggio. Gli otto in abbreviato sono: l’ex direttore dell’Agenzia delle Entrate di Agrigento, Pietro Pasquale Leto, e la figlia Francesca Leto, poi l’imprenditore Marco Campione, e un suo dipendente, Michele Daina, poi Antonino Migliaccio, Aurelio Bruno e Francesco Caci, funzionari dell’Agenzia delle entrate, e Vincenza Maria Lombardo. Per gli altri 16 imputati il procedimento preliminare prosegue il prossimo 31 marzo.

25 febbraio, Un episodio “Fantozziano” è accaduto a Licata allorchè una donna di 34 anni, alla guida della propria automobile, si è accorta di un posto di blocco dei Carabinieri, e ha ritenuto opportuno segnalarlo alle automobili incontrate lungo il percorso abbagliando con i fari. Purtroppo per lei, gli abbagli sono stati rivolti anche verso un’automobile dei Carabinieri, che l’ hanno inseguita e bloccata. La donna è stata multata per 6mila euro anche perché in marcia senza patente e assicurazione.

25 febbraio, A Porto Empedocle i poliziotti del locale Commissariato, capitanati dal vice questore, Cesare Castelli, hanno eseguito una ordinanza di arresto ai domiciliari, in sostituzione e aggravamento della precedente misura cautelare, a carico di Elena Georgeta Fragapane, 36 anni, romena, residente a Porto Empedocle, indagata per i reati di maltrattamenti in famiglia, ingiurie e minacce a danno della madre. L’aggravamento della precedente misura cautelare, che è stata l’imposizione, lo scorso primo febbraio, del divieto di dimora nel Comune di Porto Empedocle, è stato deciso dalla Corte d’Appello di Palermo a seguito delle segnalazioni ricevute dalla Polizia empedoclina sulle ricorrenti violazioni delle prescrizioni imposte alla romena di non avvicinarsi alla persona offesa.

25 febbraio, A Sciacca la Polizia ha denunciato un uomo di 60 anni perché è uscito da casa per divertirsi fuori in occasione del Carnevale, non si è preoccupato dell’anziana madre, di 84 anni, da sola nell’abitazione, peraltro impossibilitata a camminare, si è ubriacato, ha smarrito le chiavi, ed è stato costretto a telefonare ai Vigili del fuoco per potere entrare a casa a notte fonda. Sono stati i Vigili del fuoco ad allarmare la Polizia, che ha denunciato il 60enne per abbandono d’incapace.

25 febbraio, La Cassazione ha annullato la sentenza di condanna a 6 anni di reclusione per associazione mafiosa, inflitta in Appello dopo un rinvio dalla Cassazione, e ha restituito la libertà a Salvatore Romeo, 57 anni, di Porto Empedocle, inquisito nell’ambito dell’inchiesta antimafia cosiddetta “Dna”. Romeo è stato accusato di essere stato parte della famiglia mafiosa di Porto Empedocle nell’ interesse di Gerlandino Messina.

25 febbraio, A Sciacca il Tribunale ha condannato al risarcimento del danno di 10mila euro ciascuno due imputati ritenuti responsabili dell’intimidazione con una testa di capretto all’interno di un sacchetto posta la notte del primo marzo 2011 innanzi all’ingresso dello studio dell’ingegnere Michele Buscarnera, in via Lido. Si tratta di Baldassare Giaimo, 57 anni, commerciante, e Giuseppe Gallina, 67 anni, pensionato. I difensori degli imputati e di Buscarnera, costituito Parte civile, sono in contrasto sul contenuto e l’utilizzabilità di un’intercettazione telefonica alla base delle accuse. Ecco perché la difesa dei condannati ha annunciato ricorso in Appello.

27 febbraio, Ad Agrigento i Vigili del fuoco, allarmati al 115, sono intervenuti in via Manzoni per spegnere il fuoco divampato innanzi all’ingresso di un immobile. Sul posto è intervenuta per i rilievi investigativi la Polizia. Nello stesso immobile opera anche un avvocato. Indagini sono in corso.

27 febbraio, I Carabinieri della Compagnia di Licata hanno arrestato Calogero Incorvaia, 42 anni, sorpreso in flagranza di reato di tentata estorsione, violazione di domicilio aggravata e danneggiamento aggravato. I Carabinieri sono intervenuti in Corso Rettifilo Giuseppe Garibaldi, nel centro cittadino, presso l’abitazione di due donne, parenti di Incorvaia, il quale è entrato dentro la casa sfondando la porta, ha danneggiato numerosi mobili, e ha minacciato più volte le due donne per ottenere 20 euro. I Carabinieri hanno accertato che tale condotta è perdurante nel tempo, e che l’uomo avrebbe costretto le due parenti a cedergli quotidianamente contro la loro volontà somme in contanti variabili tra 10 e 60 euro. Calogero Incorvaia risponderà anche del danneggiamento dell’automobile di una parente posteggiata in strada.

28 febbraio, I poliziotti della Squadra Volanti di Agrigento, capitanati da Tommaso Amato, hanno arrestato Giuseppe Camilleri, 19 anni, e Antonio Canzoneri, 21 anni, allorchè sabato scorso 18 febbraio avrebbero appiccato un incendio a danno dell’appartamento di un’anziana di 70 anni in via Platone. Camilleri e Canzoneri rispondono di minacce aggravate, violazione di domicilio, danneggiamento aggravato e lesioni personali aggravate in pregiudizio della donna. La Polizia è intervenuta nella zona a seguito della segnalazione di giovani che lanciavano sassi contro le finestre della stessa abitazione minacciando l’anziana di gravi ritorsioni qualora non avesse abbandonato la casa. Camilleri e Canzoneri sarebbero poi entrati dentro forzando un ingresso, armati con un bastone, e avrebbero più volte colpito l’anziana, soccorsa dal 118 per ferite lacero contuse al naso ed al sopracciglio, giudicate guaribili in 7 giorni. E poi avrebbero appiccato il fuoco in tre punti diversi. I due arrestati sono reclusi nel carcere Petrusa di Agrigento. Il Movimento dei Poliziotti Democratici e Riformisti di Agrigento, tramite il segretario Alfonso Imbrò, esprime apprezzamento a seguito dell’attività posta in essere dal personale delle Volanti che – afferma il sindacato – ha consentito di assicurare alla giustizia due giovani agrigentini che in questi ultimi tempi hanno perpetrato diversi reati in danno della popolazione. Oggi il controllo del territorio è la base per sconfiggere ogni tipo di criminalità comune ed organizzata. Infatti, la fattiva, costante e crescente presenza degli equipaggi delle Volanti determina nel cittadino una maggiore percezione di sicurezza che si traduce in una diminuzione dei reati quali furti, rapine, danneggiamenti, truffe e altro.”

28 febbraio, Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Agrigento, Alfonso Malato, ha accolto la richiesta di archiviazione, avanzata dal pubblico ministero Alessandro Macaluso, dell’inchiesta a carico del giornalista agrigentino, Lelio Castaldo, e altri due indagati per diffamazione a seguito di querela sporta dal già sindaco e senatore Calogero Sodano in riferimento ad alcuni articoli pubblicati sul quotidiano on line, www.sicilia24h.it . Lelio Castaldo e gli altri due ex co-indagati sono difesi dall’avvocato Giuseppe Aiello.

28 febbraio, Il 25 maggio 2016 i Carabinieri della Tenenza di Favara hanno arrestato Antonino Loria, 24 anni, di Favara. Nel corso di una perquisizione domiciliare e personale, Loria è stato sorpreso in possesso di 516 grammi di cocaina, divisi in 3 involucri, rispettivamente di 46, 115 e 355 grammi, un bilancino di precisione e materiale utile al confezionamento delle dosi. E poi di una pistola Beretta calibro 6,35 con matricola abrasa dotata di un caricatore contenente 2 cartucce, altri 67 proiettili contenuti all’interno di un sacchetto in plastica, e una cartuccia calibro 7,65. Ebbene, Antonino Loria, difeso dall’avvocato Giuseppe Barba, ha patteggiato la condanna a 4 anni e 4 mesi di reclusione innanzi ai giudici della prima sezione penale presieduta da Giuseppe Melisenda Giambertoni, con il consenso del pubblico ministero Santo Fornasier.

28 febbraio, Tra assoluzioni nel merito e intervenuta prescrizione del reato, 17 imputati canicattinesi sono stati scagionati, dal giudice di primo grado, nell’ambito dell’inchiesta antidroga cosiddetta “Pride”, su presunti episodi di detenzione di droga a fini di spaccio risalenti al periodo tra il 2007 e il 2008, a Canicattì. Solo due imputati, Diego Giardina, 41 anni, e Cataldo Guarino, 40 anni, sono stati condannati a 3 anni e 2 mesi di reclusione ciascuno in riferimento ad una contestazione di spaccio. Gli altri assolti sono: Laura Ferlisi, 32 anni, Salvatore Tirone, 28 anni, Ivan Luca Alaimo, 29, Felice Marchese Ragona, 44, Dragolyub Atanasov, 33 anni, Riccardo Valenti, 32 anni, Diego Pedalino, 38 anni, Giuseppe Spampinato, 34 anni, Calogero Salerno, 34 anni, Dragos Raden, 32 anni, Calogerino Sacheli, 39, Massimiliano Barriera, 44, Domenico Lalomia, 38, Fabio Orlando, 36, Antonio Di Bella, 38, e Gianluca Scaccia, 32 anni.

28 febbraio, A Licata i Carabinieri del Nas, il Nucleo anti – sofisticazioni, hanno chiuso una mensa scolastica all’interno di un asilo nido comunale. Tre persone sono state denunciate a conclusione di un controllo dal quale sarebbero emersi alimenti diversi e di qualità inferiore rispetto a quanto previsto dal capitolato d’appalto, nonché l’assenza del documento di valutazione dei rischi. L’ispezione è stata ordinaria, di rito, e non frutto di segnalazioni specifiche.

1 marzo, A Favara i Carabinieri della locale Tenenza hanno arrestato Alessandro Caramanno, 38 anni, per maltrattamenti contro i familiari e rapina. I militari sono intervenuti in via delle Fonti e si sono imbattuti nella madre di Caramanno, che ha lamentato di avere subito un’aggressione da parte del figlio. L’ambulanza del 118 ha trasportato la donna in ospedale. I Carabinieri hanno rintracciato il 38enne e lo hanno arrestato. Secondo quanto emerso dalle indagini, il figlio avrebbe preteso denaro dalla madre, e, al rifiuto di lei, lui l’avrebbe aggredita con calci e pugni, rubandole il portafogli e fuggendo. Non si tratta del primo episodio del genere. Caramanno, difeso dall’avvocato Daniele Re, è recluso nel carcere Petrusa ad Agrigento.

1 marzo, I Carabinieri delle stazioni di Porto Empedocle e del Villaggio Mosè ad Agrigento hanno segnalato in stato di libertà alla Procura della Repubblica di Agrigento, per il reato di furto di energia elettrica, complessivamente 7 persone. Alcuni dei denunciati si sarebbero approvvigionati illecitamente di energia elettrica da unico contatore Enel, utilizzando un grosso magnete installato sulla parte superiore del misuratore. Altri, invece, si sono allacciati illecitamente al contatore Enel di un condomino.

1 marzo, A Porto Empedocle, all’interno dell’area portuale, in via Molo, ha subito un incendio un autocarro di proprietà di un pescivendolo quarantenne. Sul posto sono intervenuti i Vigili del Fuoco e la Polizia. La cabina del Daily Iveco è stata devastata dalle fiamme. Non sono state scoperte tracce di liquido infiammabile, ma non è esclusa l’ipotesi dolosa. Indagini in corso.

2 marzo, Ad Agrigento, al palazzo di giustizia, la pubblico ministero, Alessandra Russo, a conclusione della requisitoria, ha invocato 12 anni di carcere a carico di un uomo di 45 anni, originario della Romania e residente da tempo a Cattolica Eraclea, detenuto dal 2 febbraio 2016 perché avrebbe abusato sessualmente della nipote minorenne per almeno 5 anni, figlia di sua sorella. La stessa sorella, ossia la madre della piccola, sarebbe stata complice del fratello, perché avrebbe saputo e taciuto, non opponendosi. Ecco perché a carico della donna la Procura di Agrigento ha chiesto 9 anni di reclusione. L’inchiesta è stata avviata a seguito di un esposto dei Servizi sociali del Comune di Cattolica Eraclea, che sarebbe stato alimentato anche dalla denuncia di un parente dei due imputati. La vittima adesso ha 14 anni di età ed è stata affidata ad un centro d’accoglienza per minori, e agli inquirenti ha descritto le violenze e gli abusi che avrebbe subito. Il romeno, avvertito dalla sorella dell’interrogatorio della figlia, sarebbe stato intenzionato a fuggire all’estero, ma è stato arrestato in tempo.

2 marzo, Ad Agrigento, al palazzo di giustizia, sono stati condannati dal Tribunale quattro imputati, posteggiatori abusivi, giudicati in abbreviato allorchè avrebbero testimoniato il falso negando di essere stati costretti, con minacce e violenza, a versare una parte degli incassi ad esponenti mafiosi di Villaseta. In particolare, la giudice per le udienze preliminari, Alessandra Vella, ha inflitto 2 anni di reclusione a Calogero Meli, 50 anni, poi 1 anno e 4 mesi a Giuseppe Stagno, 41 anni, e poi 10 mesi ciascuno a Vincenzo Melilli, 54 anni, e Antonino Perna, 36 anni.

2 marzo, La Procura della Repubblica di Agrigento, tramite la pubblico ministero, Silvia Baldi, a conclusione della requisitoria, ha invocato l’assoluzione di sette imputati per la costruzione di un palazzo di 3 piani ritenuto abusivo a Comitini. Si tratta di Alfonso Gentiluomo, 37 anni, del fratello Giovanni, 44 anni, e poi Francesco Rotolo, 50 anni, Giuseppe Sprio, 51 anni, Angela Ivana Minnella, 43 anni, Luigi Virone, 60 anni, e Rosario Monachino, 59 anni. I sette sono sotto processo, a vario titolo, per Alfonso Gentiluomo è il proprietario e committente delle opere, Francesco Rotolo è il progettista, Giovanni Gentiluomo è il dirigente dell’Ufficio tecnico comunale di Comitini ed è fratello di Alfonso Gentiluomo al quale è stato concesso il permesso a costruire.

2 marzo, In quel tempo, il 13 dicembre 2012, la Polizia e la Direzione distrettuale antimafia hanno arrestato a Licata 6 persone, denunciandone alcune altre, indagate, a vario titolo, di estorsione aggravata dal metodo mafioso e intestazione fittizia di beni, nell’ambito dell’inchiesta cosiddetta “Ouster”, che, tradotto dall’ inglese, è imposizione, il pizzo da pagare imposto a commercianti e imprenditori, ed è anche estromissione, espropriazione, come estromettere il titolare di un’azienda per appropriarsene. E, in sintesi, si tratta delle contestazioni di reato agli inquisiti. Poi, il 22 aprile 2015 il Tribunale di Agrigento ha emesso la sentenza di primo grado. Tre condannati : 8 anni e 4 mesi di reclusione a Pasquale Antonio Cardella, 65 anni di età, presunto riferimento di Cosa Nostra a Licata. 6 anni e 6 mesi ad Angelo Occhipinti, 61 anni. E 6 anni a Giuseppe Galanti, 57 anni. Il giorno dopo la sentenza, il 23 aprile 2015, a Licata la Polizia ha compiuto un gesto di testimonianza simbolico e concreto. Il capo della Squadra mobile di Agrigento, Giovanni Minardi, e il dirigente del Commissariato di Licata, Marco Alletto, hanno passeggiato nel centro cittadino insieme all’imprenditore Francesco Urso, che è stato il più rilevante testimone d’accusa nelle indagini “Ouster”. E la commissaria, all’epoca, del Comune di Licata, l’ex deputato e sindaco di Naro, Maria Grazia Brandara, ha consegnato una targa con un elogio a Francesco Urso, e ha incaricato il dirigente del settore Finanze del Comune di Licata di predisporre un regolamento per esentare Francesco Urso, e altri che ne seguiranno le impronte, dal pagamento dei tributi locali. Poi, l’8 maggio 2016 la Corte d’Appello di Palermo ha modificato, in parte, la sentenza del Tribunale di Agrigento. Pasquale Antonio Cardella, difeso dall’avvocato Lillo Fiorello, è stato assolto dal reato di estorsione a danno di Francesco Urso, “perché il fatto non sussiste”, è stato scarcerato e di nulla sarà debitore verso le Parti civili. Ebbene, nonostante ciò, e nelle more del giudizio in Cassazione, i Nuclei di Polizia tributaria della Guardia di Finanza di Palermo e Agrigento, su ordine della Sezione misure di prevenzione del Tribunale di Agrigento, hanno sequestrato a Pasquale Cardella beni per un valore di oltre 1 milione e 800mila euro, tra decine di rapporti finanziari, un villino e 9 terreni. E poi 7 aziende, tra imprese di costruzione, trasporto merci e frantumazione di pietre, con sede a Licata e nella provincia di Prato. La Guardia di Finanza spiega che “sebbene il processo sia ancora in fase di definizione, le indagini svolte dai finanzieri hanno posto in evidenza la pericolosità del Cardella, definito dalla Procura della Repubblica di Palermo, nell’ambito del procedimento di prevenzione, come elemento di spiccata capacità delinquenziale nel contesto dell’associazione criminale denominata Cosa Nostra.”

3 marzo, Il Procuratore di Sciacca, Roberta Buzzolani, e il sostituto Carlo Boranga, hanno firmato un atto di citazione diretta in giudizio, notificato al presidente di “Girgenti Acque” Marco Campione, e al direttore generale della stessa società, Giandomenico Ponzo. L’ipotesi di reato contestata è truffa aggravata. L’inchiesta verte sui canoni di depurazione caricati nelle bollette di utenti che invece non sarebbero serviti da alcun impianto di depurazione. Sono almeno 150 le persone, residenti in contrada Ferraro a Sciacca, che, secondo i magistrati inquirenti, avrebbero pagato negli ultimi 3 anni somme non dovute, per una cifra calcolata in circa 50 mila euro. Le indagini sono scaturite da alcuni esposti presentati in Procura. Prima udienza il 13 giugno innanzi al Tribunale di Sciacca. E Girgenti Acque interviene a seguito della citazione a giudizio, e afferma: “Manifestiamo la massima fiducia negli Organi Inquirenti e confidiamo sulla celerità degli accertamenti ritenuti necessari al fine di diradare ogni ombra su ogni azione posta in essere, atto questo fondamentale per stabilire la verità dei fatti ed evidenziare il corretto operato della Girgenti Acque, che ha sempre agito in buona fede e rimediato agli errori quando ne ha avuto contezza.”

3 marzo, Un uomo di Favara ad Agrigento ha trascorso alcune ore tribolate e turbolente. Lui, 56 anni di età, con un marsupio a tracolla, ha gravitato in piazzale Rosselli, alla stazione degli autobus. E si è imbattuto in una coppia, un uomo e una donna. I due lo hanno aggredito, sferrandogli un pugno al viso. E lo hanno rapinato, rubandogli il marsupio, con dentro la carta bancomat e denaro in contanti. Il piazzale Rosselli è confinante con la piazza Vittorio Emanuele, dove vi è la Questura. E il 56enne, seppur sanguinante e dolorante al volto, non si è scoraggiato. E’ entrato dentro e ha invocato aiuto alla Polizia. E dalla pista sono decollati i poliziotti della Squadra Mobile, capitanati da Giovanni Minardi, forti e armati della descrizione dei due criminali fornita dallo sventurato picchiato e rapinato. La pantera della Polizia ha ricercato e poi ha intercettato, poco lontano da Piazzale Rosselli, in via San Vito, i due fuggiaschi, che sono stati arrestati. Si tratta di due immigrati dalla Romania, lui è Elvis Betean, 30 anni, e lei è Sinziana Maria Cutitariu, 18 anni. La coppia ha indicato dove ha nascosto il marsupio, poi recuperato e restituito al proprietario. Il romeno Elvis Betean è già conosciuto dalle Forze dell’ordine perché si è distinto per sequestro di persona, rapina e furto. Adesso è recluso nel carcere “Petrusa”. La 18enne è stata invece denunciata poco meno di un mese addietro per impiego di minori nell’accattonaggio. E lei è ristretta ai domiciliari. E un altro immigrato è stato arrestato ad Agrigento per detenzione di stupefacenti a fini di spaccio nell’ambito di controlli mirati in luoghi altrettanto mirati disposti dal questore, Mario Finocchiaro. Ancora i poliziotti della Squadra Mobile hanno sorpreso un ragazzo di 19 anni originario del Marocco, Abdellah Farah, insieme ad un 17enne, in possesso di un panetto di hashish del peso di quasi 100 grammi. Il marocchino è stato colto appena sbarcato dal treno proveniente da Palermo. Il 19enne, difeso dall’avvocato Daniele Re, è stato costretto ai domiciliari. Il minorenne invece è stato denunciato a piede libero alla Procura del Tribunale per i minorenni.

3 marzo, Il pentito di Porto Empedocle, Luigi Putrone, si è auto – accusato di essere coinvolto in tre omicidi, contro Giuseppe Lo Zito, Ignazio Filipazzo e Roberto Papia. Il relativo processo pendente in abbreviato innanzi al Tribunale di Palermo è stato pertanto rinviato al prossimo 24 marzo. I familiari delle vittime sono già parte civile, tramite gli avvocati Luigi Troja, Irene Eballi, Salvatore Virgone e Leonardo Cusumano. Giuseppe Lo Zito è stato ucciso il 18 luglio del 1987 ad Agrigento nell’ambito dello scontro tra Cosa Nostra e Stidda. Ignazio Filippazzo fu ucciso il 3 settembre del 1992 a Porto Empedocle per presunti contrasti sul racket delle estorsioni. E il favarese Roberto Papia è stato ucciso il 6 settembre del 1994 per presunte questioni di droga.

3 marzo, I poliziotti della Squadra Mobile di Agrigento hanno arrestato due presunti scafisti e due tunisini rientrati illegalmente in Italia, sbarcando a Lampedusa, nonostante fossero stati espulsi con provvedimenti dei prefetti di Varese e Ravenna. Si tratta dei tunisini Maher Issaoui, 29 anni, e Maher Aidi, 25 anni. E poi i due presunti scafisti, che sarebbero stati al timone di un’imbarcazione approdata a Lampedusa lo scorso 17 febbraio sono Jamal Shalby di 21 anni e Mohamed Belhaj di 29 anni, anche loro originari della Tunisia. Nel frattempo, in occasione dell’udienza di convalida, la Procura di Agrigento ha chiesto la convalida dell’arresto dei due tunisini rientrati illegalmente in Italia. Il Tribunale, accogliendo e condividendo le istanze del difensore, l’avvocato Marco Padula, gli ha invece restituito la libertà in quanto non socialmente pericolosi e in quanto rientranti nella categoria dei rifugiati politici.

3 marzo, Il Tribunale di Agrigento ha assolto tre imputati presunti scafisti, originari del Gambia, difesi dagli avvocati Fabio Inglima Modica, Liliana Alletto e Luigia Di Fede. Nel dettaglio, i difensori, tra l’altro, hanno opposto con successo che Fathim Ibraim, accusato di avere guidato l’imbarcazione, è stato costretto, minacciato di morte con un fucile e percosso dai libici affinchè conducesse il gommone fino a Lampedusa. E poi Wilson Elber è stato costretto a fuggire dalle persecuzioni dei guerriglieri per raggiungere il fratello che lavora in Spagna.

3 marzo, I Carabinieri della Compagnia di Agrigento hanno arrestato ai domiciliari, per maltrattamenti in famiglia e lesioni personali aggravate, M G, sono le iniziali del nome, 56 anni, perché, per futili motivi, ha picchiato la propria convivente con un bastone, soccorsa con lesioni giudicate guaribili in 10 giorni, e adesso alloggiata in una struttura protetta.

3 marzo, Ad Agrigento, al palazzo di giustizia, il pubblico ministero Santo Fornasier ha concluso la requisitoria nell’ambito della maxi inchiesta antidroga cosiddetta “Ballarò”, dal nome del blitz dei Carabinieri che il 15 giugno 2010 provocò 52 ordinanze di custodia cautelare a Licata e dintorni. A fronte anche delle numerose prescrizioni di reato nel frattempo intervenute, Fornasier ha chiesto 7 condanne e 33 assoluzioni. Nel dettaglio, 3 anni e 6 mesi di reclusione per Giuseppe Cambiano, 33 anni di età, poi 2 anni e 6 mesi per Francesco Incorvaia, 45 anni, poi 3 anni e 3 mesi per Gaetano Di Bartolo, 43 anni, poi 2 anni di reclusione per Salvatore Gueli, 41 anni, poi 4 anni per Antonio Cannizzaro, 50 anni, 4 anni e 6 mesi per Maurizio Consagra, 26 anni, e 3 anni per Domenico Lombardo, 75 anni.

4 marzo, Ad Agrigento, la villa, in contrada Maddalusa, ritenuta abusiva, dell’ex sindaco e senatore Calogero Sodano, non sarà demolita, e la Soprintendenza, il Comune di Agrigento e Legambiente pagheranno in solido le spese legali e di verificazione. Come si ricorderà, a seguito di alcune denunce presentate da Legambiente, la Soprintendenza e il Comune di Agrigento hanno revocato in autotutela il nulla osta di propria competenza e la concessione edilizia alla signora Clelia Aiazzi, suocera dell’ex sindaco Calogero Sodano, per un intervento di consolidamento e riuso di un fabbricato ricadente in zona A del decreto Gui-Mancini. E ciò sulla base di un’asserita falsa rappresentazione della consistenza volumetrica del fabbricato. Contro i provvedimenti adottati in autotutela dalla Soprintendenza e dal Comune, ha proposto un ricorso giurisdizionale, con il patrocinio degli avvocati Girolamo Rubino e Guido Corso, la figlia della signora Aiazzi, la dottoressa Antonella Gulotta, divenuta proprietaria del lotto avendolo ricevuto in donazione dalla madre. Nel giudizio è intervenuta opponendosi anche Legambiente. In particolare gli avvocati Rubino e Corso hanno sostenuto la piena conformità delle opere realizzate con la tipologia degli interventi di ristrutturazione edilizia consentiti dal quadro normativo che disciplina l’edificazione delle aree comprese dentro il perimetro del Parco Archeologico della Valle dei Templi di Agrigento, sottolineando l’assenza di abusi. Il Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Sicilia ha disposto una verificazione al fine di accertare l’esatta consistenza dell’originario fabbricato oggetto delle opere asserite da parte della Soprintendenza di Agrigento. E dalla verificazione, affidata ad un esperto, è emerso che la consistenza del nuovo fabbricato ricalca pedissequamente quella del fabbricato preesistente. Dunque, il Cga ha condiviso le conclusioni del consulente, il professor Paolo La Greca, dell’Università di Catania, accogliendo il ricorso degli avvocati Rubino e Corso, annullando tutti i provvedimenti impugnati, e condannando la Soprintendenza, il Comune di Agrigento e Legambiente a pagare in solido le spese giudiziali, liquidate in 6mila euro, oltre al pagamento delle spese di verificazione. Pertanto la villa non sarà demolita.

4 marzo, A Cammarata i Carabinieri della locale Compagnia hanno arrestato Filippo Cacciatore, 53 anni, per furto aggravato di energia elettrica, allorchè ha allacciato abusivamente la propria azienda agricola, in contrada Ganzaria, alla rete elettrica. Cacciatore è ristretto ai domiciliari.

4 marzo, Il Tribunale di Agrigento ha condannato a 6 mesi di reclusione per truffa Roberto Caltagirone, 30 anni, di Agrigento, allorchè avrebbe ottenuto il pagamento in anticipo di una campagna pubblicitaria da un’azienda che poi non avrebbe svolto. L’imputato si è difeso sostenendo di avere prestato la Poste Pay a Napoli e di non essere a conoscenza di nulla.

6 marzo, Il monte Adranone, nel comune di Sambuca di Sicilia, è un sito archeologico particolarmente ricco di reperti risalenti al quarto secolo avanti Cristo. Purtroppo, il sito è meta non solo di turisti ma anche di ladri che, nottetempo, scavando su tutta l’area comprendente il sito archeologico, si impossessano di reperti vari tra cui monili, vasi e monete, alimentando un mercato fiorente di commercio di reperti storici, soprattutto destinato a collezionisti d’oltralpe. Ebbene, i Carabinieri della Stazione di Sambuca di Sicilia hanno intensificato i controlli e hanno sorpreso in flagranza di reato sei persone, armate di pale, picconi, torce e di tutti gli utensili utili per scavare e raccogliere i reperti. I sei, tutti di Paternò in provincia di Catania, sono stati arrestati per tentato furto di materiale archeologico e danneggiamento su sito archeologico. Si tratta di Salvatore Di Stefano, 54 anni, Vincenzo Longo, 44 anni, Vincenzo Antonino Sinatra, 42 anni, Salvatore Anicito, 40 anni, Vito Stancanelli, 42 anni, e Filippo Germanà, anche lui di 42 anni. E i Carabinieri di Sambuca di Sicilia commentano: “Il deturpamento ed il depauperamento continuo dei siti archeologici, rappresenta, in queste terre così ricche di storia e cultura, una condotta altamente lesiva, non solo al patrimonio storico dello Stato, ma soprattutto alla stessa identità di un popolo.”

6 marzo, A Raffadali, nel centro storico, ignoti ladri, almeno tre, hanno imperversato nella casa di un pensionato di 86 anni, approfittando della sua temporanea assenza. L’uomo però è entrato quando ancora la scorribanda criminale è stata in corso, e i malviventi, sorpresi a rovistare dappertutto, tra armadi e cassetti, sono fuggiti. Probabilmente a causa della concitazione, l’anziano è caduto, ha sbattuto la testa, ed è stato ricoverato all’ospedale “San Giovanni di Dio” di Agrigento. Sul posto sono giunti i Carabinieri. Sono stati i militari ad allarmare il 118.

6 marzo, La Procura della Repubblica di Agrigento non ha impugnato la sentenza di assoluzione emessa dal Tribunale a conclusione del giudizio abbreviato, ed è pertanto definitiva l’assoluzione dell’imprenditore agrigentino, Giuseppe Sorce, ex componente del consiglio direttivo del consorzio Asi, inquisito e poi scagionato dall’imputazione di abuso d’ufficio. Sorce, che è difeso dall’avvocato Salvatore Cusumano, in concorso con altri componenti del direttivo dell’Asi, avrebbe deliberato l’illegittima promozione di un dirigente che non avrebbe avuto i requisiti richiesti. L’inchiesta è stata avviata a seguito di denunce presentate dall’ex commissario dell’Irsap Alfonso Cicero.

7 marzo, Truffa e peculato: il Tribunale di Agrigento sequestra beni per oltre 200mila euro all’ex Direttore dell’Ufficio Postale di Castrofilippo. Angelo Ruoppolo. Ad Agrigento, al palazzo di giustizia, la pubblico ministero Alessandra Russo ha bussato alla porta del giudice per le indagini preliminari del Tribunale, Francesco Provenzano, e ha chiesto il sequestro dei beni dell’ex direttore dell’Ufficio postale di Castrofilippo. E il giudice Provenzano ha risposto sì, ok. E perché? Perché Vincenzo Di Rosa, 56 anni, di Agrigento, armeggiando vari pretesti, avrebbe sottratto i risparmi ai clienti dell’Ufficio postale di Castrofilippo di cui è stato direttore. Ad esempio avrebbe trescato sul libretto degli anziani pensionati per aggiornare gli interessi, a modo suo: a danno di un pensionato, tra l’altro, avrebbe prelevato 50 mila euro incassando la polizza vita collegata al titolo finanziario. Oppure approfittando della morte dei correntisti, avrebbe ottenuto dai familiari i titoli assicurandoli che avrebbe risolto le pratiche per l’incasso e, invece, avrebbe prelevato indebitamente denaro. Vincenzo Di Rosa è stato rimosso dal suo Ufficio ed è stato sottoposto ad un procedimento disciplinare, parallelo al penale, adesso sfociato nel sequestro cautelare dei beni, ossia in proporzione di quanto indebitamente incassato. I sigilli sono stati inchiodati a beni per un valore complessivo di circa 200 mila euro: a tanto, se non di più, ammonterebbe la truffa. Il sequestro comprende titoli, obbligazioni e altre forme di investimento, e poi anche, a maggiore garanzia, e quindi in subordine, beni mobili e immobili, tra un’automobile, una motocicletta, e la quota, del 50 per cento, di un appartamento. Ascesa e discesa dell’inquisito, Vincenzo Di Rosa, prima postino e poi, in rapida progressione verticale, direttore. Lui non risponderà solo di truffa ma anche di peculato, ossia il furto commesso da un pubblico ufficiale che ruba ciò che possiede in ragione del suo ufficio, perché si sarebbe appropriato altresì di 51 mila euro dell’Ufficio Postale. A carico di Vincenzo Di Rosa, difeso dagli avvocati Salvatore Pennica e Alfonso Neri, è stata invocata la misura cautelare della sospensione dal lavoro. Il giudice non si è ancora pronunciato, e ormai non avrebbe alcun effetto concreto qualora si pronunci, perché l’indagato è stato rimosso.

7 marzo, I Carabinieri del Comando provinciale di Agrigento e la Procura, tramite i sostituti Alessandro Macaluso e Carlo Cinque, sono stati impegnati nell’inchiesta cosiddetta “Alta tensione”. Sono stati imposti due divieti di dimora nella provincia di Agrigento e un obbligo di firma. L’Enel ha sottolineato che gli indagati ai quali è stato imposto il divieto di dimora sono ex dipendenti Enel, in quanto licenziati dall’azienda una volta appurato il loro coinvolgimento nelle indagini. Ed Enel, come parte lesa, ha fornito ampia collaborazione e supporto durante lo svolgimento delle indagini. L’attività investigativa è stata avviata a seguito della denuncia di un imprenditore al quale si sarebbero rivolti gli stessi due indagati ex dipendenti Enel, millantando, falsamente, di essersi accorti di un allaccio abusivo e proponendo un accordo economico per transigere sull’abuso, pagando 2mila euro, anche dilazionati nel tempo. Nel corso delle indagini, i Carabinieri si sono imbattuti in parecchi casi dello stesso genere, soprattutto a danno di strutture commerciali.

8 marzo, Ad Agrigento ancora proteste all’interno di centri d’accoglienza per migranti. In due strutture lungo via Regione Siciliana, alcuni stranieri ospiti sono insorti perché il cibo non sarebbe di gradimento e l’acqua calda scarseggerebbe. Sono stati danneggiati alcuni mobili e suppellettili, e poi televisori, infissi e vetrate. I poliziotti della Squadra Volanti, capitanati da Rosa Malfitano, hanno lavorato per restituire ordine. Al vaglio investigativo sono alcuni degli insorti, al fine di una eventuale denuncia penale.

8 marzo, Ad Agrigento, al palazzo di giustizia, nel corso di un’altra udienza del processo per l’incidente stradale lungo via Cavaleri Magazzeni che il 30 dicembre 2013 ha provocato la morte di Chiara La Mendola, 24 anni, è intervenuto Ignazio La Mendola, fratello della vittima, e parte civile tramite l’avvocato Salvatore Pennica. Ignazio La Mendola, tra l’altro, ha affermato: “Sono un pluripregiudicato e sto pagando per i miei errori. Mia sorella è morta per un’amministrazione distratta e inefficiente, devono pagare anche loro. Fin dai primi istanti si puntò l’indice sulla presenza della buca e il sindaco di allora Marco Zambuto volle rabbonirci offrendoci denaro. Prima con 250 euro consegnati all’obitorio dal suocero. E poi, con la complicità di due avvocati vicini a Zambuto, 1.200 euro, con un assegno a mia moglie, attraverso un escamotage, e poi mi sono stati promessi 50 mila euro. Volevano tenerci buoni.” Il processo si svolge innanzi al giudice Giuseppe Miceli, a carico del dirigente dell’ufficio tecnico comunale, Giuseppe Principato, e del funzionario, Gaspare Triassi, responsabile del servizio strade comunali, imputati di omicidio colposo.

8 marzo, A Favara, nel centro storico, in una traversa di via Roma, sono stati sparati 4 colpi di fucile contro il garage di un imprenditore edile. Sul posto hanno lavorato, per i rilievi di rito, i Carabinieri della locale Tenenza. L’arma utilizzata sarebbe un fucile calibro 12. Indagini in corso.

8 marzo, Ad Agrigento ignoti ladri hanno imperversato nella sede distaccata dell’ex Provincia, nella zona di via Demetra, dove hanno arraffato circa 100 euro dai distributori di alimenti e bevande. I malviventi hanno rovistato dappertutto, provocando danni ad arredi e infissi. Indaga la Polizia.

9 marzo, La Cassazione ha rigettato, ritenendoli inammissibili, i ricorsi presentati dalla Procura Generale di Palermo e da alcuni imputati, e ha confermato la sentenza emessa il primo febbraio 2016 dalla Corte d’Appello di Palermo, che ha dichiarato inammissibile l’appello proposto dalla Procura Generale e ha confermato la sentenza emessa il 12 settembre 2013 dal Tribunale di Agrigento al processo sui Centri commerciali in città, uno a Villaseta e l’altro al Villaggio Mosè. Sono stati assolti tutti gli imputati, che sono stati 14. I reati ipotizzati sono già tutti prescritti. La Procura Generale ha insistito affinchè la Cassazione si pronunciasse al fine di salvaguardare le prerogative di risarcimento dei danni. Gli imputati assolti sono l’ex sindaco Aldo Piazza, poi Calogero Noto Campanella, Pasquale Vinciguerra, Giuseppe Principato, Salvatore Pennisi, Francesco Vitellaro, tutti tecnici o funzionari comunali, poi l’ex comandante della Polizia municipale di Agrigento, Vincenzo Nucera, il dipendente comunale Piero Vinti, il tecnico Melchiorre Piraneo, e gli imprenditori Carmelo Condorelli, Calogero Saeva, Gaetano Scifo, Gianni Marianelli e Aniello Setola.

9 marzo, Il Tribunale civile di Agrigento ha condannato l’ex consigliere comunale di Agrigento, Giuseppe Di Rosa, a risarcire il danno per 15mila euro, oltre le spese legali per 3mila e 500 euro, all’attuale sindaco di Agrigento, Calogero Firetto, difeso dall’avvocato Angelo Farruggia. Nel corso della campagna elettorale, e anche dopo, nella primavera 2015, quando Di Rosa e Firetto sono stati entrambi candidati a sindaco, Di Rosa avrebbe pubblicato su Facebook alcune frasi il cui contenuto, per le offese e le accuse mosse, non dimostrate, è stato ritenuto dal Tribunale lesivo dell’immagine e dell’onore del candidato Firetto poi eletto sindaco. Il Tribunale di Agrigento ha rilevato che le frasi di Di Rosa “si risolvono in offese gratuite che, lungi dal perseguire l’esercizio del diritto di critica politica, mirano solo ad insultare il competitore politico. E il resto delle accuse, anch’esse dal contenuto offensivo, difettano del requisito della verità. Si tratta di un caso di diffamazione aggravata, atteso che la diffusione di un messaggio diffamatorio attraverso l’uso di una bacheca Facebook è condotta potenzialmente capace di raggiungere un numero indeterminato o comunque quantitativamente apprezzabile di persone.”

9 marzo, Il Tribunale di Agrigento, presieduto da Luisa Turco, ha condannato a 10 anni di carcere un uomo di 45 anni, originario della Romania e residente da tempo a Cattolica Eraclea, detenuto dal 2 febbraio 2016 perché avrebbe abusato sessualmente della nipote minorenne per almeno 5 anni, figlia di sua sorella. La stessa sorella, ossia la madre della piccola, sarebbe stata complice del fratello, perché avrebbe saputo e taciuto, non opponendosi. Ecco perché la donna è stata condannata a 8 anni di reclusione. L’inchiesta è stata avviata a seguito di un esposto dei Servizi sociali del Comune di Cattolica Eraclea, che sarebbe stato alimentato anche dalla denuncia di un parente dei due imputati. La vittima adesso ha 14 anni di età ed è stata affidata ad un centro d’accoglienza per minori, e agli inquirenti ha descritto le violenze e gli abusi che avrebbe subito. Il romeno, avvertito dalla sorella dell’interrogatorio della figlia, sarebbe stato intenzionato a fuggire all’estero, ma è stato arrestato in tempo. I pubblici ministeri, Alessandra Russo e Salvatore Vella, hanno invocato rispettivamente 12 e 9 anni di carcere per l’uomo e la sorella.

9 marzo, A Montallegro, in provincia di Agrigento, in contrada Colombara, ha subito una grave intimidazione Salvatore Chiara, 61 anni, vice segretario comunale e segretario dell’Unione dei Comuni di Bovo Marina, Eraclea Minoa e Torre Salsa, già a lavoro anche al Comune di Siculiana, Realmonte e Porto Empedocle. Innanzi alla sua casa di campagna è stata scoperta una corona di fiori, e gli sono stati tranciati 60 alberi di ulivo e 30 di altri frutti. Indagano i Carabinieri della locale stazione coordinati dal maresciallo Salvatore Pecoraro. Solidarietà e incoraggiamento a Salvatore Chiara esprime il deputato nazionale del Partito Democratico, Tonino Moscatt.

9 marzo, A Favara i Carabinieri della locale Tenenza hanno arrestato, per furto aggravato in concorso, Giuseppe Marchione, 19 anni, Marian Tugui, 18 anni, e due minorenni, S S ed S D sono le iniziali dei nomi, tutti di Favara. I due maggiorenni sono stati sorpresi all’interno del cortile della scuola Mendola, in disuso, in piazza Alicata. Hanno tentato di fuggire ma sono stati bloccati. I due minorenni sono stati invece scoperti nascosti in uno scantinato dello stabile. Al primo piano sono state accumulate sul pavimento delle tubazioni in rame asportate dall’impianto di riscaldamento e dell’acqua corrente, per un peso complessivo di 10 chili, oltre arnesi da scasso. I due maggiorenni sono ristretti ai domiciliari, e i due minorenni nel centro di recupero Malaspina a Palermo.

9 marzo, Ad Agrigento i Carabinieri del Nucleo operativo e radiomobile hanno arrestato per detenzione di stupefacenti a fini di spaccio Mustapha Nadiaye, 22 anni, originario del Senegal, sorpreso in via Gallo, nel centro storico, in possesso di 50 grammi di hashish, divisi in 3 pezzi. La droga è stata sequestrata.

9 marzo, La Procura della Repubblica di Agrigento, tramite il pubblico ministero, Carlo Cinque, ha chiesto il rinvio a giudizio di due ispettori del Lavoro agrigentini. Si tratta di Giacomo Bacino, 67 anni, di Burgio ma residente a Realmonte, e di Salvatore Curto, 59 anni, di Racalmuto ma residente ad Agrigento. Sono imputati di violazione della legge sul pubblico impiego perché avrebbero dovuto controllare eventuali abusi commessi da altri sul posto di lavoro e, invece, avrebbero favorito le proprie assenze scambiandosi vicendevolmente il badge di ingresso. Bacino e Curto sono difesi dagli avvocati Daniela Posante e Francesco Mangione. La prima udienza preliminare è in calendario il 10 maggio innanzi alla giudice per le udienze preliminari, Alessandra Vella.

9 marzo, La Cassazione ha confermato la sentenza di condanna emessa dalla Corte d’Appello di Palermo il 14 giugno 2016, a conferma, a sua volta, della sentenza emessa l’8 giugno 2012, a conclusione del giudizio abbreviato, dal Tribunale di Sciacca, a 3 anni di carcere a carico dell’ex dirigente sanitario Vincenzo Pinella, 68 anni. Pinella avrebbe ritardato il rilascio delle autorizzazioni al Verdura Golf Resort di Sciacca al fine di ottenere l’assunzione del figlio Salvatore presso il lussuoso albergo romano della catena della Rocco Forte Collection, il De Russie, ed altri benefici. Vincenzo Pinella, che ha già scontato un periodo di detenzione ai domiciliari, essendo la pena residua inferiore ai 3 anni potrà ottenere l’affidamento in prova ai servizi sociali.

9 marzo, A Canicattì, in contrada Madonna dell’Aiuto, tre malviventi, armati di un coltello e di una pistola, hanno minacciato un dipendente e hanno rapinato l’incasso, circa mille euro, di un distributore di carburante Q8. Poi sono fuggiti a bordo di uno scooter.

E ancora a Canicattì, due banditi, incappucciati e armati di coltello, hanno rapinato una cartolibreria in via Senatore Sammartino. Il bottino ammonta a circa 100 euro, oltre parecchi biglietti “Gratta e vinci”. Indagini in corso.

E a Licata, lungo la strada statale 115, due banditi, travisati con passamontagna e armati di pistola, hanno rapinato la stazione di servizio “SicilPetroli”, in contrada Caterlippe. Il titolare dell’impianto è stato minacciato. Il bottino ammonta a più di 5mila euro. Indaga la Polizia.

10 marzo, La Procura della Repubblica di Agrigento, tramite i pubblici ministeri Alessandro Macaluso e Santo Fornasier, ha notificato l’avviso di conclusione delle indagini preliminari a cinque indagati nell’ambito dell’inchiesta cosiddetta “Rimborsopoli” al Comune di Agrigento. Si tratta degli ex consiglieri comunali di Agrigento Alfonso Vassallo, 33 anni, Antonino Cicero, 57 anni, Francesco Picone, 39 anni, del consigliere comunale Alfonso Mirotta, 49 anni, e del presidente provinciale di Confartigianato Francesco Giambrone, 62 anni, che avrebbe concorso nel reato contestato a Vassallo relativo all’assunzione presunta fittizia alla Confartigianato per ottenere il rimborso dal Comune. Agli indagati, che hanno facoltà entro 20 giorni di presentare contro – deduzioni, dopodiché sarà proposto il rinvio a giudizio, si contestano i reati di falso e truffa in riferimento all’incasso di spettanze non spettanti.

10 marzo, A Palermo, al palazzo di giustizia, la pubblico ministero della Direzione distrettuale antimafia, Alessia Sinatra, a conclusione della requisitoria, ha invocato la condanna a 20 anni di reclusione a carico di Daniele Sciabica, 54 anni, di Agrigento, già affiliato al clan della Stidda di Porto Empedocle e poi collaboratore della Giustizia. Sciabica, giudicato in abbreviato, e beneficiario delle attenuanti legate alla sua collaborazione, si è auto – accusato di 4 omicidi e la morte di: Gerlando Messina, zio di Gerlandino, ucciso il 27 agosto del 1985, Giuseppe Messina, padre di Gerlandino, assassinato l’8 luglio del 1986, Antonio Messina, nonno di Gerlandino, ucciso a Realmonte il 5 agosto 1986, e Pietro Gambino, ucciso il primo ottobre del 1988. La sentenza è attesa per il 6 giugno dal giudice per le udienze preliminari, Lorenzo Matassa.

10 marzo, A Lampedusa i Carabinieri hanno arrestato due africani per resistenza a pubblico ufficiale e porto abusivo di armi o di oggetti atti ad offendere. Si tratta di Chouchane Abderrazzak, 46 anni, e Rouaja Hassen, 30 anni. I due, all’interno della “Locanda Porto Vecchio”, in evidente stato di ubriachezza, hanno manifestato un atteggiamento ostile inveendo contro gli avventori del locale. Quando sono intervenuti i Carabinieri si sono scagliati contro di loro, provocandogli lesioni giudicate guaribili in 3 giorni. Ai due africani, nel corso della perquisizione personale, sono stati sequestrati un coltello a scatto di 10 centimetri, 0,8 grammi di hashish e 0,5 grammi di cocaina.

10 marzo, A Porto Empedocle i Carabinieri hanno arrestato, per furto di energia elettrica, Raimondo Fede, 29 anni, commerciante, allorchè ha allacciato abusivamente il proprio bar alla rete elettrica. Fede è difeso dall’avvocato Daniele Re.

11 marzo, Al Tribunale di Agrigento la giudice monocratico Gianfranca Claudia Infantino ha condannato a 2 anni di reclusione ciascuno i fratelli Angelo Cardella, 53 anni, e Salvatore Cardella, 52 anni, titolari di un ristorante di Licata. E 1 anno di reclusione è stato inflitto a Giuseppe Vedda, 57 anni, elettricista, ingaggiato dai ristoratori per riparare l’impianto elettrico, il cui malfunzionamento avrebbe poi provocato la morte di un dipendente del ristorante dei Cardella, Gaetano Albo, 25 anni, che il 3 luglio del 2009 morì folgorato toccando un tubo. Gli imputati risarciranno i danni ai genitori e ai fratelli di Albo, costituiti parte civile tramite l’avvocato Calogero Meli.

11 marzo, A Palermo, il 14 gennaio 2016, al palazzo di giustizia, la Corte d’Appello, nell’ambito dell’ inchiesta antimafia nell’Agrigentino cosiddetta “Dna”, ha condannato a 6 anni di carcere Salvatore Romeo, 58 anni, di Porto Empedocle, e Domenico Seddio, inteso Nico, 43 anni, anche lui di Porto Empedocle, a 11 anni e 8 mesi di reclusione (in prosecuzione con il processo Akragas perchè altrimenti sarebbero stati 4 anni e 6 mesi). I due imputati sono accusati di associazione mafiosa per essere stati parte della famiglia di Porto Empedocle nell’interesse di Gerlandino Messina. Si tratta del secondo processo d’Appello dopo un annullamento con rinvio dalla Cassazione per rideterminare, riducendola, la condanna escludendo l’ aggravante del riciclaggio delle risorse mafiose. Ebbene, adesso la Cassazione ha imposto il sigillo definitivo alla sentenza di condanna di Romeo, e i poliziotti del commissariato “Frontiera” di Porto Empedocle, capitanati da Cesare Castelli, su ordine della Procura Generale presso la Corte d’Appello di Palermo, lo hanno prelevato e lo hanno trasferito in carcere, al “Petrusa”, dove sconterà la pena residua di 2 anni e 5 mesi, perché una parte, 3 anni e 6 mesi, è già stata scontata come custodia cautelare nelle more della definizione del giudizio. Salvatore Romeo è stato arrestato il 25 ottobre del 2011, il giorno del blitz battezzato “Dna”, perché gli inquisiti sono imparentati tra di loro. Infatti, Domenico Seddio e Salvatore Romeo sono cugini, poi la moglie di Francesco Luparello, di Realmonte, arrestato all’epoca, è prima cugina di Filippo Focoso, di Realmonte, fratello dell’ergastolano Joseph, e anche lui arrestato nel 2011. E poi la madre della moglie di Francesco Luparello è cugina della madre di Gerlandino Messina. Il 3 ottobre 2013 la Corte d’Appello di Palermo ha confermato la sentenza di assoluzione emessa in primo grado a favore sia di Francesco Luparello, 41 anni, che di Filippo Focoso, 45 anni. E in bilico innanzi ai giudici sono stati sospesi solo gli altri due, Seddio e Romeo. Ecco perché è a lavoro il terzo e ultimo grado di giurisdizione, la Cassazione.

11 marzo, A Licata, in via Pagliarello, una donna anziana, di 80 anni, è stata vigliaccamente assaltata da due malviventi a bordo di uno scooter che le hanno scippato la borsa e, non curandosi della resistenza opposta da lei, l’ hanno trascinata per terra. La malcapitata ha subito la frattura del femore ed è stata soccorsa dal 118.

13 marzo, La Corte d’Appello di Palermo ha confermato la condanna a 4 anni e 6 mesi di reclusione inflitta in primo grado a Giuseppe Messina, 30 anni, di Agrigento, a lavoro in un autolavaggio, arrestato dai Carabinieri il 14 febbraio 2016 perché in vicolo Punta Bianca, nel quartiere di Monserrato, all’interno di una struttura in disuso, Giuseppe Messina è stato sorpreso in possesso di 3 chilogrammi di marijuana, 50 grammi di cocaina, 300 grammi di sostanza da taglio, tipo mannite, vario materiale per il confezionamento, due bilancini di precisione, una pistola calibro 7,65 Beretta con matricola abrasa e con serbatoio contenente 6 cartucce, poi altre 31 cartucce per pistola calibro 9×21 e 21 cartucce calibro 12. Messina è stato assolto dal reato relativo alle armi perché i giudici hanno condiviso le argomentazioni del difensore, l’avvocato Salvatore Pennica, secondo cui, essendo un locale non chiuso, chiunque avrebbe potuto accedervi per nascondere la pistola.

13 marzo, I Carabinieri della stazione di Realmonte hanno arrestato per lesioni personali stradali gravi, con fuga del conducente e omissione di soccorso, una pensionata di Cattolica Eraclea, M E sono le iniziali del nome. Lungo la strada statale 115, nei pressi dell’ingresso al centro commerciale “Monterosso”, si sono scontrate due automobili, e le persone a bordo sono state soccorse in ospedale perché ferite. Gli stessi feriti hanno denunciato che a provocare l’incidente è stata un’automobile Seat Leon, che ha invaso la corsia opposta a seguito di un sorpasso azzardato. Ebbene, avvalendosi del sistema di video – sorveglianza esterno al centro commerciale, i Carabinieri, dopo avere riscontrato la dinamica dell’incidente, hanno rintracciato la pensionata, a bordo della Seat Leon, e l’ hanno ristretta ai domiciliari.

13 marzo, A Roma, in Cassazione, i giudici della Suprema Corte, hanno rigettato i ricorsi delle parti in causa, tra la Procura Generale della Corte d’Appello di Palermo contro le tre assoluzioni e i due imputati condannati in secondo grado. E il sigillo del giudicato è stato apposto alla sentenza “Ouster”, dal nome di battesimo dell’inchiesta su presunte estorsioni aggravate da mafia a Licata e dintorni, emessa dalla Corte d’Appello di Palermo poco più di un anno addietro, l’8 maggio 2016. Per Pasquale Antonio Cardella, 65 anni, ritenuto dalla Procura antimafia di Palermo un riferimento di Cosa Nostra a Licata, difeso dall’avvocato Lillo Fiorello, è stata confermata l’assoluzione dal reato di estorsione a danno di Francesco Urso, principale testimone dell’accusa, “perché il fatto non sussiste”. Lo stesso Cardella, peraltro, ha appena subito un sequestro di beni per 1 milione e 800mila euro. E poi ancora è stata confermata l’assoluzione di Giuseppe Cardella, 36 anni, di Licata, nipote di Pasquale Cardella, e di Giuseppe Claudio Cardella, 41 anni, di Licata, figlio di Pasquale Antonio Cardella, che hanno risposto alla contestazione di estorsione a danno dello stesso Francesco Urso e di un altro imprenditore edile, Michele Giorgio. E poi è stata confermata la riduzione della condanna, conquistata in Appello, ad Angelo Occhipinti, 62 anni, da 6 anni e 6 mesi a 5 anni e 4 mesi, e a Giuseppe Galanti, 58 anni, da 6 anni a 4 anni e 3 mesi. Anche Occhipinti e Galanti, difesi dagli avvocati Giovanni Castronovo e Nino Gaziano, sono stati imputati di tentata estorsione a danno dello stesso Francesco Urso, parte civile tramite l’avvocato Giuseppe Scozzari, perché gli avrebbero imposto dei trasporti di inerti e perché avrebbero preteso una tangente di 40mila euro pari al 2 per cento del valore di una fornitura di calcestruzzo commissionata all’impresa di Urso, la “Beton Mix srl”, nel 2011, tra Riesi e Ravanusa. L’imprenditore licatese Francesco Urso è stato sostenuto in tutte le fasi del processo da ConfIndustria Centro Sicilia, il Centro studi Pio La Torre, Sos Democrazia e l’associazione antiracket Libere Terre, tutte parte civile in giudizio.

13 marzo, In provincia di Agrigento, al Centro commerciale “Le Vigne”, in territorio di Castrofilippo, i dipendenti del negozio di abbigliamento H&M si sono insospettiti perché un ragazzo e una donna hanno provato diversi capi d’abbigliamento nel camerino, e poi sono fuoriusciti più volte dal negozio senza nulla tra le mani. Dunque, sono stati allarmati i Carabinieri che hanno bloccato i due e li hanno sorpresi in possesso di capi di abbigliamento ed accessori vari, tra cinture e occhiali, per un valore di circa 200 euro. I due hanno finanche manomesso il sistema antitaccheggio sulla roba. La refurtiva è stata restituita. I due ladri sono immigrati dalla Romania, lei di 39 anni e lui di 20 anni, già con precedenti per furto, e sono stati arrestati ai domiciliari.

13 marzo, A Siculiana Marina, in esecuzione di un provvedimento emesso dal Tribunale di Agrigento, i Carabinieri hanno sequestrato il Bed and breakfast “La casa sulla spiaggia”, nell’ambito di un’inchiesta su presunte costruzioni abusive entro i 150 metri dal mare. In precedenza, il Comune di Siculiana ha disposto la chiusura e la demolizione per presunte irregolarità, tra autorizzazioni e violazioni edilizie. Le ordinanze del Comune sono state impugnate innanzi al Tar dai titolari della struttura ricettiva, che hanno ottenuto la sospensione dell’efficacia delle stesse ordinanze in attesa della trattazione del merito del ricorso. Nel frattempo, il Tribunale di Agrigento ha ordinato il sequestro penale.

13 marzo, Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Agrigento, Francesco Provenzano, ha imposto l’obbligo di presentazione alla Polizia giudiziaria 2 volte alla settimana a carico di Vincenzo Di Rosa, 56 anni, di Agrigento, ex direttore delle Poste di Castrofilippo, inquisito di peculato e truffa perché si sarebbe appropriato di soldi dei risparmiatori e dell’ufficio. Lo stesso Vincenzo Di Rosa, difeso dagli avvocati Salvatore Pennica e Alfonso Neri, ha appena subito anche un sequestro di beni di circa 200mila euro, a garanzia di quanto sarebbe obbligato a restituire. La Procura di Agrigento, tramite la pubblico ministero Alessandra Russo, ha invocato per Di Rosa gli arresti domiciliari, ma il Gip ha ritenuto sufficiente la misura cautelare dell’obbligo di presentazione.

13 marzo, Ad Agrigento i ladri di rame hanno imperversato nella frazione di Giardina Gallotti, e hanno tranciato ingenti quantità di cavi elettrici in rame. La popolazione residente è stata costretta al buio in attesa dei lavori a rimedio da parte dell’Enel. La Polizia indaga.

13 marzo, Ad Agrigento, durante la notte tra sabato e domenica, la Polizia, come ormai accade ogni sabato, è intervenuta tra il Viale della Vittoria e la via Atenea per intimare meno rumore ai locali notturni, a seguito delle proteste dei residenti. I poliziotti della Squadra Volanti, coordinati da Rosa Malfitano, hanno constatato il rispetto o meno della normativa in materia, e poi hanno trasmesso i verbali alla sezione Pasi della Questura, adesso a lavoro per infliggere eventuali sanzioni.

14 marzo, Un mese addietro, lo scorso 14 febbraio, San Valentino, nell’ambito dell’inchiesta per bancarotta fraudolenta a carico dell’imprenditore agrigentino Giuseppe Burgio, 52 anni, arrestato dalla Guardia di Finanza lo scorso 28 ottobre, ancora la Guardia di Finanza e la Procura di Agrigento hanno sequestrato 5 immobili della Ho.P.A.F. S.r.l, di cui 3 residenziali, tra uno a Palermo e 2 ad Agrigento, in via Minerva, dove ha risieduto Burgio, e poi altri 2 a destinazione commerciale, uno a Porto Empedocle, che è il Centro “Le Rondini”, e l’altro a Gela. Il loro valore è stimabile in oltre 16 milioni e 500mila euro. Secondo gli indaganti, tali immobili, oltre ad essere il frutto delle plurime ipotesi di bancarotta fraudolenta, sarebbero stati utilizzati per protrarre nel tempo le stesse condotte delittuose mediante la rappresentazione contabile di un valore sovrastimato rispetto al reale. Infatti, tramite false rappresentazioni contabili di tal genere, Giuseppe Burgio ed i suoi più stretti collaboratori avrebbero rinviato indebitamente la dichiarazione di fallimento di 4 società, tra cui la “Centro distribuzioni alimentari Spa”, con danni ai creditori per quasi 50 milioni di euro, e distrazioni direttamente imputabili a Giuseppe Burgio per oltre 13 milioni di euro. Ebbene, in uno degli immobili sequestrati a Burgio, un appartamento in via Minerva 15, la Guardia di Finanza ha scoperto e sequestrato alcuni reperti archeologici. Si tratta di due anfore e di un vaso. Le Fiamme Gialle hanno chiesto lumi sul perché del possesso dei reperti, ma la luce non è stata accesa. Poi, due funzionari della Soprintendenza ai Beni culturali sono intervenuti sul posto, hanno esaminato i reperti e hanno sentenziato che si tratta di oggetti di valore archeologico. Le anfore, utilizzate probabilmente per contenere vino e olio, sono risalenti al periodo bizantino. E il vaso, servito per gli infusi, sarebbe databile all’epoca medievale. Il tutto è in perfetto stato di conservazione. Ecco perché i coniugi Burgio, marito e moglie, sono stati denunciati per impossessamento illecito di beni culturali appartenenti allo Stato. Le anfore e il vaso sono stati affidati in custodia giudiziale agli stessi funzionari della Soprintendenza di Agrigento per l’esposizione e la fruizione pubblica.

14 marzo, Ad Agrigento, al Viale Emporium, ignoti malviventi hanno imperversato in una tabaccheria. Hanno forzato la saracinesca d’ingresso, e hanno rubato stecche e pacchetti di sigarette, “Gratta e vinci” e tanta altra merce. Il bottino e i danni sarebbero ingenti. Sul posto sono intervenuti i poliziotti della Squadra Volanti. Indagini in corso, anche avvalendosi delle immagini registrate dalle telecamere di video – sorveglianza.

14 marzo, Ad Agrigento, al Viale della Vittoria, i Carabinieri del Nucleo operativo e radiomobile hanno arrestato, per resistenza a pubblico ufficiale, l’immigrato Kaisdi Dhiaf, 20 anni, nullafacente. Nel corso di una lite, il 20enne ha brandito una bottiglia di vetro. I Carabinieri lo hanno intimato all’ordine. E lui ha lanciato la bottiglia contro i militari ed è fuggito. E’ stato acciuffato e ristretto ai domiciliari.

14 marzo, A Cammarata i Carabinieri hanno arrestato Antonino Narcisi, 37 anni, per furto aggravato di energia elettrica, allorchè ha allacciato abusivamente la propria azienda agricola, in contrada Tumarrano, alla rete Enel. Narcisi è ristretto ai domiciliari.

14 marzo, I Carabinieri della Compagnia di Sciacca hanno arrestato due giovani saccensi, I B F, sono le iniziali del nome, 20 anni, e P G, di 19 anni, accusati di avere tentato un furto a danno di una parruccheria a Ribera, provando a forzare l’ingresso con violenti calci. Nottetempo, i rumori molesti provocati dai due hanno determinato l’allarme ai Carabinieri, che sono intervenuti prontamente e hanno intercettato i due a bordo di un’automobile lungo la strada statale 115, intenti a fuggire. Sulle scarpe sono state riscontrate le tracce dello scasso. La Procura di Sciacca ha convalidato l’arresto e ha restituito la libertà ai due indagati.

15 marzo, Ad Agrigento, al palazzo di giustizia, il pubblico ministero, Andrea Maggioni, a conclusione della requisitoria, ha chiesto la condanna a 6 mesi di reclusione, già scontata di un terzo per la scelta del giudizio abbreviato, a carico dell’avvocato agrigentino Giuseppe Arnone, imputato del reato di stalking a danno dell’imprenditore Vincenzo Sinatra. Nel capo d’imputazione, tra l’altro, si legge: “Perché, con reiterate condotte diffamatorie e minacciose, molestava Vincenzo Sinatra, così da cagionargli un perdurante e grave stato d’ansia e di paura, anche ingenerando un fondato timore per la propria incolumità e per quella dei prossimi congiunti, in special modo la figlia.” Le condotte contestate ad Arnone risalgono al 2015 e sarebbero state perpetrate innanzi ad un esercizio commerciale dello stesso Sinatra del quale Arnone avrebbe anche chiuso il cancello d’ingresso con una catena. Ebbene, il giudice per le udienze preliminari, Stefano Zammuto, ha derubricato il reato di stalking nel reato di molestie, e ha condannato Arnone al pagamento di un’ammenda di 200 euro, ritenendo integrata la contravvenzione colposa di cui all’articolo 660 del codice penale. Lo stesso Giuseppe Arnone commenta: “Sono estremamente soddisfatto di questa sentenza, viene comprovata ancora una volta la persecuzione giudiziaria. Credo che sia il primo caso di una requisitoria di un’ora e mezza per ottenere un’ammenda di 200 euro. Ciò che ho denunciato è giusto che sia oggetto di processo.”

15 marzo, I Carabinieri del Nucleo operativo e radiomobile della Compagnia di Agrigento hanno arrestato ai domiciliari Dario Arcuri, 19 anni, di Agrigento, per detenzione di stupefacenti a fini di spaccio. Nel corso di perquisizione personale Arcuri è stato sorpreso dai Carabinieri in possesso di 12 pezzi, di varia misura, di hashish, del peso complessivo di 18 grammi avvolti nella carta stagnola, di cui 10 pezzi occultati all’interno dello slip. E poi di un coltello multiuso con lama intrisa della stessa sostanza e di 105 euro, ritenuti provento dell’attività di spaccio. E poi, a casa del ragazzo sono stati scoperti e sequestrati un panetto di 102 grammi di hashish, 4 coltelli intrisi della stessa sostanza, e un bilancino di precisione.

15 marzo, A Favara i Carabinieri hanno arrestato Alessandro Caramanno, 38 anni, perché è evaso dagli arresti domiciliari ed è stato sorpreso in via Olanda, nel centro cittadino. Caramanno, già detenuto per maltrattamenti alla madre, è stato ristretto nelle camere di sicurezza della Tenenza di Favara, in attesa del giudizio per direttissima. Lo assistono gli avvocati Marco Padùla e Daniele Re.

15 marzo, Il Tribunale di Agrigento, tramite la giudice Cinzia Ferreri, è intervenuto nel merito dei servizi televisivi della trasmissione “Le Iene”, in onda su Italia Uno, sul caso relativo all’avvocato Francesca Picone e alla sorella Concetta Picone. Si tratta di due servizi in onda l’11 e il 18 dicembre 2016, realizzati da Gaetano Pecoraro, prima dello svolgimento dell’udienza preliminare. L’avvocato Francesca Picone ha ritenuto che la propria immagine personale e professionale sia stata gravemente lesa dal contenuto di tali servizi televisivi, poi rilanciati da tutti i media. E l’avvocato Picone, tramite il difensore, l’avvocato Angelo Farruggia, si è rivolta, con ricorso in via d’urgenza, al Tribunale di Agrigento per ottenere la condanna di Mediaset, della redazione di Italia Uno e dello stesso Gaetano Pecoraro, a rimuovere dal web, e in particolare dal sito ufficiale delle Iene e dai profili Facebook e Twitter riconducibili alla redazione Le Iene, di Italia Uno e Pecoraro Gaetano, nonché da ogni altro sito internet e profilo social in cui gli stessi risultavano ancora consultabili, i servizi televisivi mandati in onda nelle puntate dell’11 e 18 dicembre 2016. L’avvocato Angelo Farruggia rivela che il giorno prima dell’udienza fissata per l’8 marzo 2107 innanzi al Tribunale di Agrigento, Mediaset, a sorpresa e prima dell’udienza, ha rimosso da tutti i siti web e social network i servizi televisivi relativi all’avvocato Francesca Picone, della quale, pertanto, è stata assecondata la richiesta.

15 marzo, A Licata da lunedì scorso sono state riavviate le opere di demolizione degli immobili abusivi con sentenza definitiva e sotto diffida della Procura della Repubblica di Agrigento. E il sindaco Angelo Cambiano, dopo l’attentato incendiario e altre intimidazioni subite nei mesi scorsi, è ancora bersaglio di minacce. Infatti, al telefono centralino del Comune di Licata è giunta una telefonata anonima, e le parole sono state: “Dite al sindaco che deve fermare subito le demolizioni, altrimenti gli finisce male.” Il sindaco Angelo Cambiano, da tempo sotto scorta, commenta: “Sono stanco, provato, distrutto. I messaggi che passano sono distorti, si fa sistematicamente una sovraesposizione mediatica del sindaco che sembra che si sia intestato una battaglia di legalità. Voglio solo fare il mio dovere. E il mio dovere è anche quello di far rispettare le sentenze della magistratura. Sono stanco perché i cittadini si chiedono e mi chiedono perché solo a Licata. E a queste domande non so dare una risposta. E’ la politica che si è scagliata contro di me. Sono stato definito come il sindaco delle demolizioni, ma ripeto io faccio solo quello che è il mio dovere. C’è stato perfino il Consiglio che non voleva votare il bilancio perché sono state previste le somme per le demolizioni. Siamo qua, fino a quando avrò la forza andrò avanti.”

15 marzo, Ad Agrigento, al Villaggio Mosè, ignoti ladri, approfittando della temporanea assenza dei proprietari, sono entrati furtivamente in una villetta e l’ hanno svaligiata. Il bottino è ingente, tra oggetti preziosi ed elettrodomestici. Sul posto per i rilievi di rito e per l’avvio delle indagini sono intervenuti i poliziotti della Squadra Volanti.

16 marzo, Ad Agrigento la Polizia ha imposto 4 divieti di dimora firmati dalla giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Agrigento, Alessandra Vella, a carico di altrettante persone. Le iniziali dei nomi sono C R 56 anni, C G 25 anni, B M R 53 anni, ed S V 27 anni, ritenuti responsabili delle ipotesi di reato di molestie, minacce aggravate, atti persecutori, e lesioni personali in danno dei vicini di casa con i quali sono legati da vincoli di parentela, tra maggio 2016 e febbraio 2017. Le parti offese, come riscontrato dai Poliziotti della Squadra Volanti, diretti da Rosa Malfitano, sono state costrette a vivere in uno stato psicologico di prostrazione e timore per la propria incolumità e dei congiunti, e spesso sono ricorse alle cure sanitarie per le ferite subite.

16 marzo, Ad Agrigento, i poliziotti della Squadra Volanti, capitanati da Rosa Malfitano, hanno denunciato a piede libero alla Procura di Agrigento un uomo e una donna. A Villaseta i due sono usciti da casa e hanno lasciato da solo, chiuso a chiave all’interno dell’abitazione, un anziano pensionato, padre dell’uomo uscito insieme alla compagna, la donna, originaria della Romania. L’anziano, forse perché in apprensione per l’isolamento, ha telefonato al 113. Il figlio si è giustificato spiegando di essersi recato dal medico e in farmacia nell’interesse del padre, ma non è riuscito a evitare la denuncia a carico suo e della compagna.

16 marzo, Agrigento, furti e vandalismo. In via Acrone i ladri hanno rubato l’incasso dei distributori di bevande e snack all’interno dell’Inail. Il bottino ammonterebbe a circa 100 euro.

E poi, nel centro storico, nella salita Madonna degli Angeli, ignoti vandali hanno distrutto le fioriere collocate dai commercianti per abbellire la scalinata.

E a Favara in via Ungheria ha subito un incendio l’automobile posteggiata, una Lancia Thesis, di un uomo di 46 anni, A C sono le iniziali del nome. Sul posto i Carabinieri hanno scoperto e sequestrato una tanica con tracce di liquido infiammabile.

17 marzo, Ad Agrigento, al palazzo di giustizia, nell’ambito di un’inchiesta per detenzione di stupefacenti a fini di spaccio tra Agrigento e Aragona, con ipotesi di reato risalenti al 2012, tre imputati hanno chiesto di patteggiare la condanna e altri due di essere giudicati in abbreviato. I tre che, tramite i propri difensori, intendono patteggiare la condanna sono Salvatore Capraro, 27 anni, di Villaseta Agrigento, Mario Attardo, 28 anni, di Aragona, e Salvatore Terrasi, 37 anni, anche lui di Aragona. Hanno scelto il rito abbreviato Alfonso Zammuto, 29 anni, nato in Belgio ma residente ad Aragona, e Massimo Trupia, 43 anni, di Agrigento. Gli altri imputati proseguono con il rito ordinario, e si tratta dei fratelli Gaetano e Umberto Faija, 25 e 23 anni, di Aragona, Alessandro Bosco, 36 anni, di Favara, Raimondo Sorce, 29 anni, di Favara.

17 marzo, Ad Agrigento, al Villaggio Mosè, i Carabinieri della Tenenza di Favara hanno eseguito l’arresto, su mandato dell’Autorità giudiziaria del Belgio, di Giuseppe Russo, 28 anni, residente a Seraing, in Belgio, e inquisito per traffico internazionale di sostanze stupefacenti. Russo è stato rintracciato in un appartamento in via Brancati, e gli sono stati sequestrati 3 cellulari e 5 sim italiane e straniere. Giuseppe Russo è detenuto nel carcere “Petrusa” in attesa dell’estradizione.

17 marzo, Ad Agrigento i Carabinieri hanno arrestato per furto di energia elettrica due immigrati dalla Guinea e dal Gambia, Abdallah Abubakar, 33 anni, e Bagilo Suso, 27 anni, perché hanno allacciato abusivamente un appartamento nel centro storico alla rete elettrica dell’Enel.

17 marzo, La requisitoria dei pubblici ministeri della Direzione distrettuale antimafia di Palermo, Bruno Brucoli e Claudio Camilleri, è iniziata il 20 gennaio scorso. I magistrati hanno argomentato su 22 imputati giudicati in abbreviato nell’ambito dell’inchiesta antimafia cosiddetta “Icaro”, dal nome del blitz della Squadra mobile di Agrigento del 2 dicembre 2015, quando 16 persone, su complessivi 34 indagati, sono state arrestate tra Santa Margherita Belice, Montevago, Ribera, Cattolica Eraclea, Cianciana, Montallegro, Sambuca di Sicilia, Porto Empedocle, Agrigento e Favara. I pubblici ministeri annunciarono che avrebbero diviso la requisitoria nel corso di 4 udienze, e, dopo il 20 gennaio, anche il 16 febbraio, il 2 marzo e adesso la conclusione. E i dottori Brucoli e Camilleri hanno invocato 20 anni di reclusione ciascuno, e non 28 come per errore nell’udienza del 2 marzo scorso, a carico di Francesco Messina, 58 anni, presunto capomafia della famiglia di Porto Empedocle, e di Antonino Iacono, inteso “Ninu u Giardinisi”, 61 anni, di Giardina Gallotti, presunto capo della famiglia di Agrigento, entrambi difesi dall’avvocato Nino Gaziano. E poi 12 anni per Rocco D’Aloisio, 47 anni, di Sambuca di Sicilia, e 9 anni ciascuno per Tommaso Baroncelli, 40 anni, di Sambuca, e Domenico Bavetta, 35 anni, di Montevago. E poi, in precedenza, 20 anni di carcere per Pietro Campo, 65 anni, presunto capomafia di Santa Margherita Belice, poi 12 anni per Giuseppe Picillo, 54 anni, di Favara, presunto uomo di fiducia di Antonino Iacono, poi 9 anni ciascuno per Gioacchino Iacono, 37 anni, che è figlio di Antonino Iacono, e per Giuseppe Lo Pilato, 45 anni, che è genero di Antonino Iacono. E 9 anni anche per Mauro Capizzi, 48 anni, di Ribera. E poi 12 anni per Francesco Tarantino, inteso “Paolo”, 30 anni, di Montallegro, poi 8 anni per Giovanni Campo, 26 anni, di Santa Margherita Belice, poi 14 anni per Giacomo La Sala, 48 anni, di Santa Margherita Belice, poi 12 anni per Francesco Capizzi, inteso “Il milanese”, 51 anni, di Porto Empedocle, e poi 6 anni per Pietro Guzzardo, 38 anni, di Santa Margherita. E poi 12 anni ciascuno per Gioacchino Cimino, 61 anni, di Agrigento residente a Porto Empedocle, e Santo Interrante, 34 anni, di Santa Margherita Belice. E poi 8 anni per Francesco Pavia, 35 anni, di Porto Empedocle, 6 anni per Emanuele Riggio, 45 anni, di Monreale, e 3 anni e 4 mesi per Domenico Cucina, 48 anni, di Lampedusa. Infine, 15 anni per Diego Grassadonia, 55 anni, di Cianciana, e 8 anni per Leonardo Marrella, 39 anni, di Montallegro.

18 marzo, A Lampedusa i poliziotti della Squadra Mobile di Agrigento, diretti da Giovanni Minardi, hanno arrestato un immigrato dal Ghana, Eric Ackom Sam, di 20 anni, sbarcato lo scorso 5 marzo, e ritenuto un trafficante di uomini, che avrebbe, tra l’altro, torturato, seviziato e stuprato i migranti in attesa prima che partissero verso le coste italiane. L’ordine di arresto è stato convalidato dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Agrigento, Francesco Provenzano. Il ventenne ghanese è stato sottratto ad un tentativo di linciaggio da parte di alcuni immigrati che a Lampedusa lo hanno riconosciuto come il responsabile delle torture subite in Libia. I migranti hanno confermato di essere stati sottoposti a sevizie, anche in diretta telefonica con i propri parenti, ai quali è stato richiesto il pagamento di un riscatto affinchè cessassero le sofferenze. L’immigrato dal Ghana è recluso in carcere e risponderà di associazione per delinquere finalizzata alla tratta, al sequestro di persona, alla violenza sessuale, all’omicidio aggravato ed al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.

18 marzo, I Carabinieri hanno arrestato Antonino Lodico, 32 anni, di Canicattì, per tentata rapina aggravata ad un distributore di carburanti, per rapina aggravata a danno di un altro distributore, e per porto abusivo di armi od oggetti atti ad offendere. A Canicattì, lungo la statale 122, Lodico, giunto a bordo di un’automobile, a volto scoperto avrebbe minacciato con un coltello il dipendente del distributore Q8 per rubargli l’incasso. Il dipendente ha reagito energicamente sostenendo di non avere soldi, e lo ha indotto a desistere. Lodico avrebbe poi, con le stesse modalità, rapinato di 500 euro circa un distributore Eni lungo la statale 640, in territorio di Serradifalco. Nel frattempo sono state allarmate le pattuglie dei Carabinieri e della Polizia di Canicattì che hanno prima trovato l’automobile, abbandonata per problemi meccanici, a margine della carreggiata della 640, in contrada Grotta Rossa, e poi all’interno di un bar nel quartiere Borgalino a Canicattì è stato bloccato e arrestato ai domiciliari Antonino Lodico.

18 marzo, Ad Agrigento al Villaggio Mosè ancora un furto in appartamento. Probabilmente una banda di ladri, ormai adusa a imperversare nella zona, approfittando della temporanea assenza dei proprietari, ha svaligiato una villetta in via Lacco Ameno, rubando oggetti preziosi, capi d’abbigliamento e delle attrezzature sportive custodite all’interno. Sul posto, con tracce di effrazione, sono intervenuti i Carabinieri. Indagini in corso.

18 marzo, Il Questore di Agrigento, Mario Finocchiaro, ha imposto 9 avvisi orali, quindi i cartellini gialli di ammonimento a mantenere una condotta legale, ad altrettante persone residenti nella provincia ritenute pericolose per la sicurezza pubblica, tra Santa Margherita Belice, Sambuca di Sicilia, Ravanusa, Sciacca e Canicattì. I nove hanno precedenti per diversi reati, tra rapine, truffe, e anche molestie sessuali.

18 marzo, Ad Agrigento, al palazzo di giustizia, lo scorso 2 marzo, al processo preliminare nell’ambito dell’inchiesta sul progetto di costruzione del residence “Borgo Scala dei Turchi” a Realmonte, il giudice per le udienze preliminari, Francesco Provenzano, ha ammesso la costituzione di Legambiente come parte civile. In precedenza, una settimana addietro, il 25 febbraio, il responsabile del progetto sotto processo, Gaetano Caristia, 71 anni, titolare della società siracusana “Comaer”, tramite l’avvocato Gigi Restivo, ha denunciato gli esponenti agrigentini di Legambiente, Domenico Fontana e Daniele Gucciardo. E Caristia ha spiegato così il perché: “Perché Legambiente da una parte chiede di costituirsi parte civile contro di me e la Comaer, e dall’altra nulla eccepisce quando i suoi esponenti più autorevoli della provincia di Agrigento, Fontana e Gucciardo, redigono, su committenza privata, un progetto esecutivo per la costruzione di un campeggio con bungalows su una superficie pari al triplo di quella della Comaer (180.000 metri quadrati) in contrada Lido Russello, a poche centinaia di metri dagli interventi che avrebbe dovuto porre in essere la mia società Comaer, e su area parimenti vincolata. Sono chiari i motivi della denuncia di Legambiente e la richiesta di costituzione di parte civile: la tutela degli interessi particolari di Fontana e Gucciardo e non certo il rispetto dell’ambiente” – ha concluso Gaetano Caristia. La replica di Mimmo Fontana, responsabile nazionale per l’urbanistica e le politiche per il mezzogiorno di Legambiente, e di Daniele Gucciardo, vice presidente del circolo Rabat di Legambiente, non si è attesa più di tanto. I due hanno appena presentato denuncia – querela contro Gaetano Caristia. E Fontana e Gucciardo spiegano così il perché: “Perché Caristia ha diffuso notizie scientemente false, diffamatorie e calunniose ai nostri danni, sapendoci totalmente estranei ai reati che lo stesso ha denunciato, danneggiandoci sia come professionisti e architetti, che come componenti dell’associazione Legambiente. Sono le stesse perizie giurate depositate dal signor Caristia, nella denuncia nei nostri confronti, che dimostrano che alcuni edifici si trovano all’interno della fascia di inedificabilità stabilita nel parere rilasciato dalla Soprintendenza ai Beni culturali di Agrigento. Non siamo stati noi, Fontana e Gucciardo, né tanto meno Legambiente, ad avere revocato le autorizzazioni o rinviato a giudizio il signor Caristia. Questo è avvenuto perché gli organi preposti hanno effettuato i dovuti controlli anche rispetto a ciò che noi abbiamo segnalato nel 2013. Il fatto che il signor Caristia ci abbia denunciati appare strumentale poiché questo era finalizzato al tentativo non riuscito di far escludere Legambiente Sicilia come parte civile nel processo a suo carico. A questo punto invitiamo il signor Caristia a riflettere sulla strategia difensiva che con ogni probabilità produrrà come unico effetto un altro procedimento a suo carico per un reato ben più grave, la calunnia, ed un grosso risarcimento danni commisurato con la gravità delle sue accuse. Se fossimo in lui non vorremo che questa strategia difensiva fosse, in realtà, orientata a regolare conti che nulla hanno a che fare con i fatti per i quali è sotto processo.”

20 marzo, La Procura della Repubblica di Sciacca ha chiesto il rinvio a giudizio di 5 imputati nell’ambito dell’inchiesta sulla morte di Mario Cardinale, 52 anni, l’operaio di Bivona morto schiacciato in una cava a Villafranca Sicula il 6 febbraio del 2013. Rispondono di omicidio colposo Alfonsina Marretta, 44 anni, di Ribera, titolare e legale rappresentante della ditta esercente della cava, Giovanni Sola, 46 anni, di Ribera, amministratore di fatto della ditta, Salvatore Castiglione, 36 anni, di Caltanissetta, responsabile del servizio di prevenzione e protezione all’interno della cava, Salvatore Gelsomino, 76 anni, di Caltanissetta, direttore tecnico dei lavori della cava, e Luigi Infantino, 60 anni, di Casteltermini, dipendente del Distretto Minerario di Caltanissetta, incaricato della vigilanza sulle cave nel territorio di Villafranca.

20 marzo, La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso presentato dall’ergastolano agrigentino, Joseph Focoso, 48 anni, originario di Realmonte, contro la conferma del regime carcerario secondo il 41 bis da parte del Tribunale di Sorveglianza di Roma. Focoso, ex latitante arrestato in Germania il 27 maggio del 2007, è stato condannato con sentenza definitiva per numerosi omicidi di mafia, compreso l’assassinio del maresciallo dei Carabinieri di Menfi, Giuliano Guazzelli.

20 marzo, I Carabinieri della Compagnia di Agrigento hanno denunciato alla Procura una ragazza di 21 anni sorpresa a bordo della propria automobile, al Villaggio Mosè, lungo il viale Leonardo Sciascia, nel corso di un controllo, in possesso di 2 grammi di hashish, 0,6 grammi di cocaina e due pasticche di exctasy. Risponderà di detenzione di sostanze stupefacenti a fini di spaccio.

21 marzo, Ad Agrigento i Carabinieri del Nucleo operativo e radiomobile hanno arrestato, per detenzione di stupefacenti a fini di spaccio, Gabriele Montalbano, 22 anni, di Agrigento, poi un immigrato dalla Libia residente ad Agrigento, Ayman Benssassi, 20 anni, e un minorenne di Agrigento, R S M sono le iniziali del nome, 17 anni. I tre sono stati sorpresi dai Carabinieri in via Imera, a bordo di un’automobile condotta da Gabriele Montalbano, in possesso di 20 panetti di hashish da 100 grammi ciascuno, e quindi per 2 chili complessivi, nascosti sotto il sedile posteriore. Sul mercato la droga avrebbe fruttato circa 20mila euro. Al minorenne sono stati sequestrati 100 euro in contanti, e a casa del minore sono stati, inoltre, sequestrati un coltello da cucina intriso di hashish, un bilancino di precisione, e 19 bustine usate per confezionare le dosi. I due maggiorenni sono reclusi a Petrusa ad Agrigento, e il minorenne al Malaspina a Palermo.

21 marzo, I poliziotti della Squadra Volanti di Agrigento, capitanati da Rosa Malfitano, hanno denunciato due ragazze di 17 anni perché, dopo avere rimosso le etichette antitaccheggio, hanno rubato capi d’abbigliamento e calzature in diversi negozi al Centro commerciale “Città dei Templi” a Villaseta. Sono stati i commercianti ad insospettirsi e a lanciare l’allarme agli agenti della sicurezza che poi si sono rivolti al 113. Le due minorenni sono state sorprese già fuori in strada, in possesso della merce rubata, senza scontrino fiscale. La refurtiva, per circa 600 euro, è stata restituita ai negozi.

21 marzo, I Carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Licata hanno arrestato, in flagranza di reato, ai domiciliari, Gandolfo Cassaro, 23 anni, di Licata, meccanico, perché, a bordo di un’automobile “Nissan Patrol”, ha violato un posto di blocco lungo la strada provinciale 7, è stato inseguito e poi rintracciato e arrestato non solo perché ha opposto resistenza ad un pubblico ufficiale ma anche perché non in possesso di patente di guida in quanto mai conseguita. L’automobile, senza assicurazione, è stata sequestrata.

21 marzo, A Canicattì, in via De Gasperi, un’anziana donna ha subito un tentativo di scippo della borsa al braccio. La malcapitata è caduta a terra, e i due malviventi che l’ hanno aggredita, con il volto travisato, sono fuggiti a mani vuote. Indaga la Polizia.

21 marzo, Incidente al confine tra Agrigento e Favara, in contrada Petrusa, dove un ultraleggero della Guardia costiera è precipitato a ridosso della strada statale 640, al chilometro 14, dove sono in corso i lavori di raddoppio, probabilmente dopo avere tranciato i cavi dell’alta tensione, come avrebbe raccontato un testimone, un poliziotto libero dal servizio. Il pilota, Salvatore Scannella, 55 anni, originario di Campofranco in provincia di Caltanissetta, è morto poco dopo il soccorso dei Vigili del fuoco, che lo hanno colto ancora vivo. Sul posto sono intervenuti anche i Carabinieri e gli agenti della Polizia Stradale per i rilievi di rito. L’aereo è stato della Guardia costiera, e poi Scannella, che in passato avrebbe anche collaborato con la Capitaneria, lo ha acquistato, non cancellando le diciture militari della Guardia Costiera. Salvatore Scannella è stato un ex dipendente dell’Anas, e avrebbe proseguito la sua collaborazione con l’Ente nazionale per le strade. Infatti, al mattino di oggi sarebbe stato impegnato a sorvolare la strada statale 640 per scattare foto aeree dei lavori in corso, e in particolare del viadotto Petrusa adesso in fase di smontaggio, preliminare alla ricostruzione. La Procura della Repubblica di Agrigento, tramite il sostituto Salvatore Vella, ha avviato un’indagine conoscitiva, ipotizzando il reato di omicidio colposo a carico di ignoti, e affidando alla Polizia stradale, diretta da Andrea Morreale, il compito di relazionare entro 30 giorni sull’esatta dinamica di quanto accaduto.

22 marzo, I Carabinieri della Compagnia di Licata hanno arrestato, in flagranza di reato di detenzione di droga a fini di spaccio, Tina Adima, 25 anni, originaria della Nigeria, sorpresa appena fuori dall’autobus di linea proveniente da Palermo, al capolinea di Licata, nell’autostazione di Piazzale Martiri delle Foibe, in possesso di circa 100 grammi di hashish e di un grammo di marijuana, il tutto nascosto in uno zaino. La nigeriana è reclusa nel carcere “Petrusa” ad Agrigento.

22 marzo, Ad Agrigento una banda di ladri imperverserebbe nella zona compresa tra via San Vito, Diodoro Siculo e Giovanni 23esimo. Infatti, in via Diodoro Siculo, durante la stessa notte, sono state rubate due automobili posteggiate a poca distanza una dall’altra, nei pressi della chiesa di San Vito. Si tratta di due utilitarie, una Fiat Punto e una Fiat Panda. E in via Giovanni 23esimo un’altra automobile ha subito un tentativo di effrazione, probabilmente a fine di furto.

22 marzo, La Cassazione ha confermato e ha reso definitive le sentenze di condanna a carico di tre banditi dell’Est Europa, della Serbia, responsabili di una violenta rapina a Ribera il 13 ottobre del 2013 quando, armati di bastoni e armi da fuoco, entrarono dentro casa dell’imprenditore Salvatore Cacioppo, la moglie e i due figli, li hanno minacciati, picchiati e intimiditi sparando colpi di pistola in aria, e poi hanno rubato oggetti preziosi e anche l’automobile di Cacioppo, per un bottino di circa 30mila euro. Zivan Todorovic, di 40 anni, condannato a 8 anni e 5 mesi di carcere. Sasa Boskovic, 22 anni, a 4 anni e 8 mesi. E Sinisa Orsos, 34 anni, a 5 anni e 4 mesi di reclusione. A carico di altri tre componenti del commando è ancora pendente il giudizio.

25 marzo, A Porto Empedocle Polizia e Carabinieri hanno arrestato Libertino Vasile Cozzo, 41 anni, per minaccia aggravata, porto e detenzione illegale di arma e violazione delle prescrizioni imposte dalla misura di sicurezza della libertà vigilata. Nottetempo, i poliziotti della Volanti di Agrigento, diretti da Rosa Malfitano, e i Carabinieri della Radiomobile di Agrigento sono intervenuti in via Pacinotti a Porto Empedocle perché al 113 è stata segnalata un’aggressione a danno di una famiglia. All’esterno di un capannone ittico è stato scoperto a terra, ferito, Libertino Vasile Cozzo, e a poca distanza da lui un’arma da fuoco. Le parti offese hanno affermato di avere telefonato al 113 perché minacciate da Vasile Cozzo che si sarebbe presentato armato sul posto di lavoro delle stesse parti offese. Il 41enne è stato disarmato e trattenuto fino al sopraggiungere della Polizia. L’arma sequestrata è una pistola a tamburo, calibro 38, con matricola parzialmente abrasa e con 5 proiettili, dello stesso calibro.

25 marzo, Ad Agrigento ignoti vandali hanno distrutto altri 5 vasi di ceramica lungo il Viale della Vittoria. I teppisti hanno spaccato altri ornamenti, dopo i precedenti già in frantumi. Si tratta di vasi ornamentali acquistati dai commercianti della zona per abbellire la storica “passeggiata” degli agrigentini. E’ stato un operatore ecologico ad accorgersi, al mattino presto, della scorribanda notturna. Sul posto sono intervenuti per i rilievi di rito gli agenti della Polizia Municipale.

26 marzo, Inconveniente di percorso per il treno storico della Valle dei Templi, la “Freccia dei Templi”, in corsa ieri domenica in occasione delle Giornate Fai di primavera. Una frana si è scatenata tra Agrigento e Porto Empedocle, tra il tempio di Vulcano e la contrada Kaos. E 200 passeggeri a bordo sono stati trasferiti su autobus sostitutivi. A causa del cedimento la linea ferroviaria è stata cautelativamente interdetta.

26 Ad Agrigento, al Villaggio Mosè, in via Dioscuri, un uomo ha puntato una pistola contro un’anziana di 84 anni sorpresa in strada al rientro a casa dalla chiesa, e le ha rapinato la borsa. Indaga la Polizia. La pensionata ha raccontato che a rapinarla è stato un immigrato.

27 marzo, A Campobello di Licata, in via Allende, due banditi a bordo di una moto, travisati e armati di pistola, hanno rapinato un uomo di 29 anni, impiegato in un centro scommesse, affiancando la sua automobile in marcia, esibendo la pistola, e costringendolo a consegnare l’incasso, circa 500 euro. Indagano i Carabinieri.

27 marzo, I Carabinieri della Compagnia di Sciacca hanno scoperto, nei pressi di Santa Margherita Belice, un’automobile con all’interno 25 matasse di fili di rame, per un peso complessivo di 2 quintali, probabilmente rubati da alcuni tralicci dell’Enel. L’automobile ha eluso un posto di controllo dei Carabinieri lungo la strada statale 624 in territorio di Santa Margherita Belice. Dopo un breve inseguimento, i Carabinieri hanno rintracciato il veicolo, risultato rubato a Palermo, ma le persone a bordo, approfittando dell’oscurità della notte, si sono dileguate nelle campagne circostanti.

27 marzo, A Burgio, in contrada Dragotto, ignoti hanno tagliato 10 alberi d’ulivo in un terreno di proprietà di un pensionato di 78 anni, che ha denunciato quanto accaduto ai Carabinieri. Il danno ammonta a circa 2500 euro. Indagini in corso.

27 marzo, A Canicattì, in contrada Vecchia Dama, nottetempo, ignoti malviventi hanno tranciato e rubato centinaia di metri di cavi di rame dell’alta tensione, costringendo i residenti al black out in attesa dei lavori di riparazione da parte dell’Enel. Indagini in corso.

28 marzo, La Procura di Agrigento, tramite la pubblico ministero, Brunella Sardoni, e la Guardia di Finanza agrigentina hanno notificato 32 avvisi di conclusione delle indagini preliminari, anticamera della richiesta di rinvio a giudizio, ad altrettanti indagati nell’ambito di una seconda inchiesta, la “Discount bis”, sulla presunta bancarotta fraudolenta che lo scorso 28 ottobre ha provocato l’arresto dell’imprenditore agrigentino, Giuseppe Burgio, 52 anni. Si tratta di bancari, imprenditori e commercialisti che sarebbero stati a lavoro in riferimento alle società e agli interessi finanziari dello stesso Burgio, che è indagato insieme agli altri 31.

30 marzo, La Cassazione ha respinto il ricorso del difensore almeno per la concessione di una misura alternativa al carcere, e ha confermato l’arresto dell’imprenditore agrigentino, Giuseppe Burgio, 52 anni, arrestato dalla Guardia di Finanza lo scorso 28 ottobre 2016 per bancarotta fraudolenta. Burgio è indagato nell’ambito dell’inchiesta della Guardia di Finanza e della Procura di Agrigento cosiddetta “Discount”, che ruota intorno al fallimento, in danno dei creditori, di 4 società, tra il dicembre 2011 e l’ottobre del 2012.

30 marzo, I Carabinieri hanno arrestato ai domiciliari Calogero Dimino, 49 anni, di Sciacca, perché sorpreso a rubare tubi di rame dall’impianto idraulico in fase di installazione nella scuola “Le Magnolie” a Sciacca. A seguito di numerosi furti denunciati dai titolari della ditta interessata ai lavori, una pattuglia si è appostata nottetempo nel luogo e ha sorpreso Dimino in flagranza di reato, intento a trasportare i tubi di rame rubati, che gli avrebbero fruttato poche decine di euro come corrispettivo per la vendita del rame, a fronte di un danno procurato alla ditta dell’ordine di circa 7 mila euro.

31 marzo, A Licata gli agenti della Polizia Municipale, diretta da Giuseppe Ferraro, hanno scoperto un proiettile, calibro 9 per 21, inesploso, innanzi al Municipio, in piazza Progresso. E’ stato un agente in servizio di vigilanza nei pressi della portineria ad accorgersi del bossolo. Il proiettile è stato sequestrato. Indagini in corso. Attualmente a Licata incombe parecchia tensione sociale perché è in corso di esecuzione un altro elenco di demolizioni di immobili abusivi con sentenza definitiva e sotto diffida della Procura della Repubblica di Agrigento.

31 marzo, Ad Agrigento, al palazzo di giustizia, la giudice monocratico Maria Teresa Moretti, associandosi alla richiesta della Procura, ha condannato a 8 mesi di reclusione Alessandro Caramanno, 39 anni, di Favara, difeso dagli avvocati Daniele Re e Marco Padula, per violazione della misura di prevenzione che gli è stata imposta in ragione di altre ipotesi di reato a lui contestate, e, in particolare, maltrattamenti a danno dell’anziana madre al fine di ottenere soldi.

1 aprile, A Sciacca, all’ospedale San Giovanni Paolo secondo, è morta Maria Teresa Monteleone, 82 anni, di Sciacca, ricoverata dallo scorso 7 marzo quando l’automobile Fiat Panda condotta dal marito e con lei a bordo, durante una manovra, è precipitata in un dirupo da via Cappuccini alla sottostante via Madonna della Rocca, sfondando anche un cartellone pubblicitario. Sono in corso accertamenti al fine di comprendere se la morte è sopraggiunta per cause naturali oppure per gli effetti delle ferite subite nell’incidente.

1 aprile, A Sciacca, al palazzo di giustizia, il giudice per le udienze preliminari del Tribunale, Alberto Davico, ha rinviato a giudizio, per bancarotta fraudolenta, 13 imputati, tra ex amministratori ed ex commissari liquidatori della cantina Enocarboj di Sciacca, dichiarata fallita nel 2010. Si tratta di Arturo Morreale, 49 anni, di Sciacca, Francesco Turturici, 75 anni, di Sciacca, Giuseppe Tulone, 71 anni, di Sciacca, Matteo Cutino, 54 anni, di Ribera, Giuseppe Bono, 49 anni, di Sciacca, Antonino Sutera, 58 anni, di Sciacca, Salvatore Ciaccio, 77 anni, di Sciacca, Antonino Raffa, 84 anni, di Cianciana, e Pasquale Caro, di 70 anni, di Montallegro. Sono tutti componenti del Consiglio di amministrazione della Enocarboj fino al 2010. Poi, sono stati rinviati a giudizio anche Domenico Marchica, 81 anni, di Agrigento, Concetta Chiaruni, 67 anni, di Porto Empedocle, e Vincenzo Marinello, 45 anni, di Sciacca, ex commissari liquidatori, da marzo 2003 a gennaio 2009, e l’imprenditore di Sciacca, Giuseppe Bono, 46 anni.

1 aprile, A Sciacca, al palazzo di giustizia, il giudice Alberto Davico ha emesso la sentenza al processo su una rapina alla filiale della Banca Sant’Angelo a Ribera commessa il 10 dicembre 2015 e che fruttò 20mila euro. A Giuseppe Centurione, 28 anni, di Ribera, sono stati inflitti 3 anni e 4 mesi di reclusione. Poi, Giuseppe Triassi, 24 anni, di Ribera, ha patteggiato la condanna a 2 anni e 6 mesi di reclusione. Entrambi sarebbero stati palo della rapina. Poi, in riferimento anche ad una rapina in banca a Licata, all’agenzia della “Sella” il 18 gennaio 2016, che fruttò 5mila euro, sono stati condannati i palermitani Mariano Ficarra e Vincenzo Adelfio, entrambi di 25 anni, a 4 anni e 2 mesi di reclusione ciascuno. E poi Giuseppe Cusumano, 43 anni, e Salvatore Bruno, 27 anni, a 5 anni di reclusione ciascuno.

1 aprile, Il giudice per le udienze preliminari del Tribunale di Sciacca, Alberto Davico, ha rinviato a giudizio l’imprenditore Marco Campione, presidente di Girgenti Acque, e Giuseppe Giuffrida, ex componente del consiglio di amministrazione della stessa società. Le imputazioni ruotano intorno al presunto malfunzionamento dell’impianto di depurazione a Ribera, il cui guasto avrebbe provocato lo scarico, per alcuni mesi, dei reflui non depurati in contrada Mirillo Bocca di Vallone e poi, attraverso il fiume Verdura, in mare. Il Comune di Ribera si è costituito in giudizio parte civile per un risarcimento danni di 5 milioni di euro. Prima udienza il 10 maggio.

2 aprile, Lungo la strada statale 115, tra Ribera e Sciacca, nei pressi dell’ingresso a Sciacca, in contrada Sovareto, si sono scontrate, per cause in corso di accertamento, due automobili, un’Alfa 145 e una Lancia Delta station wagon. E’ morto l’uomo a bordo dell’Alfa, Antonino Caruana, 48 anni, di Siculiana. Ferito è l’uomo al volante della Lancia Delta, un insegnante di Sciacca di 63 anni. Ferita, e soccorsa anche lei all’ospedale “San Giovanni Paolo secondo” di Sciacca, è la moglie di Caruana, seduta al suo fianco, una donna di 46 anni.

3 aprile, Ad Agrigento, al Villaggio Peruzzo, un bandito armato di pistola e travisato con un casco ha rapinato la farmacia del luogo, minacciando i dipendenti con l’arma e ottenendo la consegna dell’incasso, circa mille euro. Il malvivente sarebbe fuggito in sella ad una moto guidata da un complice in attesa. Indaga la Polizia.

3 aprile, Ad Agrigento i Carabinieri hanno arrestato i tunisini Mohamed Anouar Chaouachi, 31 anni, e Soufiane Ammarm, 27 anni, entrambi da tempo residenti in città, perché l’11 aprile del 2013, armati di coltello, minacciarono e rapinarono una coppia di giovani di Sciacca di circa 20 euro, in via Curreri, nel centro storico, tentarono la fuga ma i Carabinieri li hanno inseguiti e arrestati in piazza San Francesco. Adesso il Tribunale di Agrigento li ha condannati a 3 anni di reclusione ciascuno e i due africani sono stati trasferiti nel carcere Petrusa.

3 aprile, I Carabinieri e la Polizia di Palma di Montechiaro hanno arrestato in flagranza di reato Saikov Bibbasy, 31 anni, immigrato dal Gambia e dimorante a Palma di Montechiaro, per minaccia, violenza, resistenza a un Pubblico Ufficiale e rifiuto d’indicazioni sulla propria identità personale. Lungo la statale 115, nei pressi del supermercato Eurospin, il 31enne gambiano, in evidente stato di ubriachezza, ha provocato disturbo agli avventori nell’esercizio commerciale, e poi si è scagliato contro i Carabinieri e i Poliziotti.

3 aprile, Ad Agrigento, al Villaggio Mosè, lungo Viale Leonardo Sciascia, un extracomunitario ha aggredito una ragazza di 28 anni tirandole i capelli, strattonandola con violenza, e tentando di rubarle il telefono cellulare. Sul posto sono subito intervenuti i poliziotti della squadra “Volanti”, diretti da Rosa Malfitano. La giovane ha fornito ai poliziotti una dettagliata descrizione fisica dell’extracomunitario e ne ha indicato la via di fuga. Gli agenti lo hanno acciuffato. Si tratta di un eritreo di 16 anni, A M sono le iniziali del nome, che è stato denunciato a piede libero, per tentata rapina, alla Procura presso il Tribunale dei Minorenni di Palermo.

4 aprile, Ladri a lavoro ad Agrigento: in via Empedocle è stato assaltato nottetempo un ristorante. I criminali hanno prima forzato la saracinesca all’ingresso, poi hanno sradicato il registratore di cassa, e poi hanno rubato di tutto, tra merce e bottiglie. Il danno è ingente. Il bottino è da quantificare. Indagini in corso, confidando nell’eventuale funzionamento di alcune telecamere di video – sorveglianza.

4 aprile, Il Tribunale di Agrigento ha assolto l’imputato Silvestre Russo, difeso dall’avvocato Fabio Inglima Modica, accusato di avere danneggiato uno spioncino della cella dove è stato detenuto. Il reato, ritenuto di tenue gravità dal giudice, risale al 2012, e fu commesso in carcere nel corso di una protesta per la mancanza d’acqua.

4 aprile, A Naro i Carabinieri hanno denunciato a piede libero alla Procura di Agrigento S A, sono le iniziali del nome, 73 anni, pensionato, per detenzione abusiva di munizioni. Nel corso di una perquisizione domiciliare, l’anziano è stato sorpreso in possesso di 10 cartucce a pallini calibro 12 e 10 cartucce calibro 7,65, tutte detenute illegalmente e poste sotto sequestro dai Carabinieri. All’uomo sono stati inoltre sottratti cautelativamente 2 fucili e una pistola legittimamente detenuti e denunciati all’Autorità di Polizia.

4 aprile, Ad Agrigento, al palazzo di giustizia, il giudice per le indagini preliminari del Tribunale, Alfonso Malato, dopo un supplemento d’indagine commissionato alla Procura, ha archiviato, d’accordo con la stessa Procura, un’inchiesta a carico dell’ex sindaco di Licata, Angelo Graci, degli assessori della sua giunta e di alcuni dirigenti comunali, indagati, a seguito di esposti anonimi e firmati, per l’accorpamento di due aree del Comune in un’unica macro area che avrebbe dovuto raggruppare diversi servizi. A carico del sindaco e della giunta è stato ipotizzato il reato di abuso d’ufficio e turbativa d’asta, anche in riferimento ad un maggiore esborso di denaro a danno dell’Ente.

4 aprile, Un agrigentino di 48 anni, Emanuele Migliaccio, è stato arrestato a Gela dai Carabinieri che, nel corso di controlli nella zona cosiddetta “Manfria”, lo hanno sorpreso a bordo della sua automobile in possesso di 35 grammi di hashish. Migliaccio è stato ristretto ai domiciliari, a disposizione dell’autorità giudiziaria.

4 aprile, A Caltanissetta, al palazzo di giustizia, il Giudice per le udienze preliminari, David Salvucci, ha rinviato a giudizio l’avvocato agrigentino Giuseppe Arnone, disponendone il giudizio immediato all’udienza del prossimo 25 settembre, innanzi al Tribunale penale di Caltanissetta. Arnone è imputato di diffamazione a danno del procuratore aggiunto in servizio ad Agrigento, Ignazio Fonzo, e del giornalista agrigentino, Lelio Castaldo. Fonzo è difeso dall’avvocato Vittorio Lo Presti. E Lelio Castaldo è assistito dall’avvocato Roberto Vella. Giuseppe Arnone è imputato anche di calunnia a danno del procuratore aggiunto Fonzo, e, in riferimento a tale imputazione, ha chiesto e ottenuto il giudizio abbreviato condizionato all’esame dell’avvocato Giovanni Castronovo, con rinvio all’udienza del prossimo 13 giugno.

5 aprile, I poliziotti del Commissariato di Licata, coordinati da Marco Alletto, hanno denunciato a piede libero alla Procura della Repubblica di Agrigento quattro licatesi, tra i 25 e i 45 anni, per istigazione alla violenza allorchè su Facebook avrebbero scritto, pressappoco, “li dovrebbero ammazzare”, nell’ambito di discussioni sulle demolizioni di immobili abusivi in corso a Licata.

5 aprile, Il 14 settembre 2012, dopo il trasferimento in elisoccorso, è morta al Reparto Rianimazione dell’Ospedale Sant’Elia di Caltanissetta Viviana Meli, 29 anni, di Palma di Montechiaro, vittima di un incidente stradale il giorno precedente, il 13 settembre, lungo la statale 115, tra il Villaggio Mosè e Palma di Montechiaro, dove si sono scontrate una Mercedes e una Renault Twingo. Ebbene, la donna sarebbe morta a causa di un’emorragia che sarebbe stata trascurata, con negligenza, dai medici i quali avrebbero rinviato un intervento chirurgico che avrebbe potuto salvarle la vita ed eseguendo invece un intervento di osteosintesi al femore del tutto rinviabile. Ecco perché la Procura di Caltanissetta ha chiesto il rinvio a giudizio di sei medici, Salvatore Amico, Giovanni Zuccalà, Carla Cammarata, Michele Palumbo, Angelo Santamaria e Salvatore Luigi Asaro, in servizio all’ospedale Sant’Elia di Caltanissetta nei reparti di pronto soccorso, ortopedia, urologia e rianimazione.

5 aprile, I Carabinieri della Compagnia di Sciacca hanno arrestato Tommaso Gnoffo, 56 anni, di Palermo, indagato di avere partecipato alla rapina a Licata alla filiale della Banca Sella il 18 gennaio 2016, e che fruttò circa 5mila euro. Il 12 agosto scorso 2016 i Carabinieri hanno arrestato gli altri presunti sei complici di Gnoffo, ritenuti responsabili anche della rapina a Ribera, alla Banca Popolare Sant’Angelo, il 10 dicembre 2015, con bottino di oltre 20mila euro. E i sei sono stati appena condannati in primo grado dal Tribunale di Sciacca. Tommaso Gnoffo è recluso nel carcere Pagliarelli a Palermo.

6 aprile, La Cassazione ha rigettato il ricorso della Procura della Repubblica di Agrigento e ha confermato il pronunciamento del Tribunale del Riesame di Palermo, presieduto da Antonella Consiglio, che lo scorso 28 novembre 2016 ha annullato l’ordinanza di custodia cautelare e ha disposto la scarcerazione dell’avvocato agrigentino Giuseppe Arnone, arrestato il 12 novembre per presunta estorsione. La Cassazione ha ritenuto, come il Riesame, carenti gli indizi di colpevolezza, confermando le motivazioni addotte dallo stesso Riesame secondo cui: “Le qualificate modalità di esecuzione della condotta in contestazione (quindi l’estorsione), ad avviso del Tribunale non consentono di ritenere il quadro indiziario neanche del delitto di esercizio arbitrario delle proprie ragioni. Una condotta di transazione veicolata tra 5 avvocati e una richiesta di denaro avanzata e soddisfatta con assegni circolari, peraltro posta in essere da un avvocato penalista, non appare certo univocamente sintomatica del dolo richiesto dalla norma, non solo quella di cui all’articolo 69 del codice penale, ma anche quella di cui all’articolo 393 del codice penale sull’ esercizio arbitrario delle proprie ragioni.” E i giudici inoltre ritengono che i giudici indaganti e decidenti abbiano ignorato totalmente la norma del Codice civile che disciplina la transazione e che prevede la transazione anche per prevenire liti o contenziosi ed evitare che arrivino avanti ad un Tribunale. L’avvocato Arnone commenta: “Manifesto fraterna gratitudine per gli sforzi dei miei difensori, in primis Arnaldo Faro, vigorosamente e assai incisivamente presente in Cassazione, nonché per gli avvocati Daniela Principato e Carmelita Danile, che pure si sono spesi senza risparmio nelle fasi precedenti, anche quando sono stato in una cella carceraria.”

6 aprile, La giudice per le udienze preliminari del Tribunale di Agrigento, Alessandra Vella, ha condannato ad un anno di reclusione un uomo di 50 anni, di Canicattì, perché, non rassegnandosi alla conclusione della relazione con una donna, di 16 anni più giovane di lui, l’avrebbe perseguitata in modo molesto, incorrendo nel reato di stalking. La pena, ridotta in quanto frutto del giudizio abbreviato, è sospesa a condizione che l’imputato paghi un risarcimento di 5mila euro alla donna che si è costituita parte civile.

6 aprile, La Cassazione ha rigettato il ricorso della difesa e ha confermato la sentenza d’Appello che ha inflitto l’ergastolo a Gaetano Marturana, 52 anni, di Canicattì, imputato dell’ omicidio del pensionato Angelo Anello, 72 anni, anche lui di Canicattì, ucciso a colpi di pistola il 19 luglio del 2005 in contrada Grottarossa, in provincia di Caltanissetta. Il delitto sarebbe maturato nell’ambito di un contrasto legato alla compravendita di un terreno.

7 aprile, Un tira e molla tra investigatori, magistrati inquirenti e giudici giudicanti si è scatenato a Porto Empedocle. Da una parte vi sono stati i poliziotti del commissariato “Frontiera”, capitanati dal vice Questore, Cesare Castelli, dunque gli investigatori, che nel 2014 hanno imbastito e alimentato l’ inchiesta antidroga cosiddetta “Supermarket”, perché la droga la si sarebbe acquistata facilmente come se fosse in vendita al supermercato, tra un bar, una villetta pubblica e un’abitazione privata a Porto Empedocle. E le indagini sono state coordinate dalla Procura, quindi i magistrati inquirenti, che poi, a conclusione del lavoro, hanno chiesto all’altra parte, al giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Agrigento, la firma su 29 ordinanze cautelari. Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Agrigento, ordunque il giudice giudicante, ha risposto no alla richiesta della Procura di applicare la custodia cautelare in carcere a 19 indagati e l’obbligo di presentazione alla Polizia giudiziaria per altri 10, perché, a distanza di due anni dal compimento dei reati ipotizzati, non sussiste più il pericolo di reiterazione del reato e quindi non ricorre la necessità della misura cautelare. Nel frattempo, tra il ricorso al Riesame e l’imposizione di alcune misure cautelari, il procedimento giudiziario ha proseguito il suo cammino e adesso è giunto alla prima meta. Infatti, la giudice per le udienze preliminari, Maria Alessandra Tedde, ha rinviato a giudizio 26 imputati, che risponderanno presente all’udienza del 19 giugno prossimo. E nessuno ha scelto misure alternative al processo ordinario, ad esempio l’abbreviato o il patteggiamento. Si tratta di Andrea Amato, 47 anni, Rosario Amato, 29 anni, Emanuele Amato, 22 anni, Loredana Prisma, 43 anni, Giuseppe Baio, 38 anni, Antonio Sorce, 21 anni, Francesco Di Grado, 33 anni, Francesco Lucchi, 49 anni, Gerlando Di Gerlando, 22 anni, Aristide Daino, 39 anni, Alfonso Alongi, 33 anni, Stefano Filippazzo, 33 anni, Francesco Fratacci, 26 anni, Ernesto Giardina, 36 anni, Pierluigi Aleo, 28 anni, Ignazio Mendola, 33 anni, Pietro Sacco, 29 anni, Luigi Pulsiano, 23 anni, Antonio Sacco, 21 anni, Carmelo Albanese, 44 anni, Giuseppe Angarussa, 33 anni, Emanuel Lombardo, 25 anni, Federico Alaimo, 32 anni, Calogero Trameli, 33 anni, Luigi Formica, 23 anni, e Alfonso Tuttolomondo, 21 anni. Un altro imputato, Gabriele Farruggia, 20 anni, sarà giudicato dal Tribunale dei Minorenni perché non ancora maggiorenne all’epoca della presunta commissione dei reati contestati.

8 aprile, I Carabinieri della Compagnia di Licata hanno arrestato George Stoica, 44 anni, immigrato dalla Romania e domiciliato a Licata, operaio e pregiudicato. Il romeno sconterà la condanna definitiva a 3 anni e 9 mesi di carcere perché giudicato colpevole dei reati di sequestro di persona, violenza sessuale, lesioni personali ed estorsione, commessi a Licata nel 2009. George Stoica è stato trasferito nel carcere “Petrusa” di Agrigento.

8 aprile, La Corte d’Appello di Palermo ha confermato la condanna a carico di sei imputati di appropriazione indebita del carburante dei mezzi della Sogeir, la società che gestisce il servizio di raccolta dei rifiuti a Ribera e nella parte occidentale della provincia agrigentina. La Sogeir si è costituita parte civile tramite l’avvocato Giuseppe Brancato. Le indagini, tra agosto del 2010 e gennaio del 2011, sono state avviate a seguito di un esposto anonimo contro alcuni dipendenti della società, adesso in liquidazione.

9 aprile, A Canicattì, in via 4 novembre, ignoti malviventi, nottetempo, hanno praticato un foro nella parete di un locale in disuso da tempo e adiacente ai locali della gioielleria Martines, nel centro cittadino, e hanno rubato oggetti preziosi per circa 50mila euro. Indagano i Carabinieri.

10 aprile, A Licata, nottetempo, una bottiglia incendiaria, una molotov, è stata lanciata contro un palazzo nel centro cittadino. La bottiglia ha provocato lievi danni al prospetto, annerendo la parte dove è esplosa. Sul posto sono intervenuti i poliziotti del locale Commissariato. La Procura di Agrigento ha avviato un’indagine contro ignoti.

10 aprile, I Carabinieri della Compagnia di Sciacca hanno notificato un’ordinanza di applicazione di misura cautelare, emessa dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Sciacca, ad un uomo di Sciacca, G F sono le iniziali del nome, 46 anni, al quale è stato imposto il divieto di avvicinamento ai luoghi abitualmente frequentati dalla sua ex moglie, vittima di atti persecutori e maltrattamenti in famiglia. Il provvedimento cautelare giunge al termine di indagini coordinate dalla Procura saccense. Il Comando Compagnia Carabinieri di Sciacca sottolinea come sia fondamentale segnalare o denunciare immediatamente tali comportamenti e tutte le condotte di prevaricazione e violenza di genere. Segnalare subito significa poter operare in tempo, permettendo alle autorità preposte di intervenire con i provvedimenti opportuni. Si ricorda inoltre, laddove vi dovessero essere comprensibili riluttanze, che le normative e le procedure garantiscono la massima riservatezza a tutela delle vittime.

11 aprile, Nell’ambito dell’inchiesta antimafia nell’Agrigentino cosiddetta “Icaro”, la Cassazione ha dichiarato non ammissibile il ricorso della difesa contro la carcerazione, ed è stato pertanto arrestato Rocco D’Aloisio, 48 anni, di Santa Margherita Belice. Ad eseguire il provvedimento, emesso dalla sezione per il Riesame dei provvedimenti restrittivi della libertà personale del tribunale di Palermo, è stata la Squadra Mobile di Agrigento e di Palermo. D’Aloisio è stato trasferito nel carcere Petrusa. Risponderà dei presunti reati di associazione per delinquere di tipo mafioso e detenzione illegale di armi.

11 aprile, I Carabinieri della Compagnia di Licata hanno segnalato alla Prefettura di Agrigento, come consumatori di stupefacenti, tre studenti, tra un ventenne di Ravanusa e due diciottenni di Campobello di Licata. I tre sono stati sorpresi in possesso, complessivamente, di 3,5 grammi di marijuana.

12 aprile, I poliziotti del Commissariato di Licata, diretto da Marco Alletto, e la Procura di Agrigento, tramite il sostituto Andrea Maggioni, hanno disposto ed eseguito l’arresto di un uomo di 70 anni di Licata, bracciante agricolo, che avrebbe abusato sessualmente di una ragazza affetta da disturbi psichici, tentando di abusare allo stesso modo anche della sorella di lei, di 13 anni di età. E’ stata la 13enne a raccontare quanto accaduto ai genitori, e i genitori hanno presentato denuncia. Il bracciante, ristretto ai domiciliari, risponderà di violenza sessuale continuata e consumata ai danni di una donna affetta da disturbi psichici, dal 2004 al 2016. Il settantenne è un familiare acquisito delle due ragazze, e a lui i genitori hanno affidato spesso le figlie quando sono stati a lavoro.

12 aprile, Il Giudice del Lavoro di Agrigento ha annullato il licenziamento di Vincenzo Tascarella, 63 anni, funzionario dell’Agenzia delle Entrate di Agrigento, inquisito nell’ambito dell’inchiesta cosiddetta “Duty Free” ruotante intorno a presunti illeciti commessi nella stessa Agenzia. Il giudice ha accolto le tesi difensive degli avvocati Sonia Vella e Lorenzo Infantino secondo cui la contestazione per il licenziamento è stata compiuta dall’Agenzia in ritardo di 24 ore rispetto ai termini di legge, che sono 40 giorni. Il Giudice ha inoltre disposto che a Tascarella sia corrisposta la retribuzione dal giorno in cui è stato sospeso.

12 aprile, Ad Agrigento i ladri di rame sono stati ancora a lavoro. I criminali hanno rubato cavi telefonici tra le contrade Cannatello e Misita, provocando gravi disagi nelle frazioni di Zingarello e Punta Bianca.

12 aprile, A Licata la Polizia ha denunciato a piede libero alla Procura di Agrigento un bracciante agricolo di 32 anni sorpreso, nel corso di una perquisizione domiciliare, in possesso di 3 involucri contenenti hashish per 7,75 grammi e altri 2 con dentro cocaina per 1,05 grammi. All’uomo, A B sono le iniziali del nome, sono stati sequestrati anche 2 bilancini di precisione ed un cutter.

12 aprile, Lungo la strada statale 115, nei pressi di Sciacca, una pattuglia della Polizia Stradale ha inflitto una multa di 100 euro ad un automobilista, un agrigentino di 37 anni, che ha lanciato fuori dal finestrino della sua auto un mozzicone di sigaretta, e il mozzicone è atterrato dentro l’automobile della Polizia in marcia dietro. I poliziotti a bordo hanno subito spento il mozzicone prima di gravi conseguenze.

13 aprile, Dopo la notifica dell’avviso di conclusione delle indagini a carico degli indagati, adesso la Procura della Repubblica di Agrigento ha chiesto al Tribunale il rinvio a giudizio dei non più indagati ma imputati nell’ambito dell’ inchiesta sul presunto inquinamento del mare a San Leone, che, tra l’altro, ha già provocato il sequestro dei pennelli di scarico fognario a mare. Si tratta di Marco Campione, 55 anni, di Agrigento, legale rappresentante di Girgenti Acque, Giuseppe Giuffrida, 68 anni, di Gravina di Catania, dirigente tecnico di Girgenti Acque, Calogero Sala, 56 anni, di Agrigento, dirigente tecnico di Girgenti Acque, Rita Vetro, 61 anni, di Favara, titolare del laboratorio di analisi “Bioeco Analisi”, Maurizio Carlino, 55 anni, di Favara, ingegnere progettista, Bernardo Barone, 63 anni, di Agrigento, direttore generale dell’Ato idrico di Agrigento, e Piero Hamel, 65 anni, di Porto Empedocle, dirigente tecnico dell’Ato idrico di Agrigento. I sostituti procuratori titolari delle indagini, Antonella Pandolfi, Alessandra Russo e Silvia Baldi, che si sono avvalse anche di numerosi video prodotti nel corso del tempo dall’associazione ambientalista “MareAmico” di Claudio Lombardo, contestano ai sette, a vario titolo, l’avere scaricato dal giugno 2008 al luglio 2013 tutti i reflui non depurati della rete fognaria della zona sud – est di Agrigento, tra San Leone, Cannatello e Villaggio Peruzzo, nel mare antistante la costa di San Leone tramite due scarichi non autorizzati, essendo scaduta l’autorizzazione. I due scarichi sono stati due condotte sottomarine, intese una “Pubblica Sicurezza” e l’altra “Padri Vocazionisti”. E tale scarico inquinante, illegale e non autorizzato sarebbe stato aggravato dalla frequente rottura delle condotte o dallo straripamento delle centraline di sollevamento anche in spiaggia, nei pressi della battigia. A fronte di ciò, ai dirigenti dell’Ato idrico è contestato, tra l’altro, la violazione dei loro obblighi di controllo verso Girgenti Acque, e quindi i dirigenti dell’Ato idrico avrebbero procurato intenzionalmente a Girgenti Acque un vantaggio ingiusto, che è stato la prosecuzione del rapporto contrattuale senza subire né multe né la risoluzione del contratto. E poi, la titolare del laboratorio di analisi “Bioeco”, Rita Vetro, è imputata perché avrebbe formato numerosi rapporti di prova ritenuti falsi su campioni di scarichi fognari. E poi, dirigenti e tecnici di Girgenti Acque e dell’Ato idrico, nell’ambito dei lavori di manutenzione straordinaria delle centrali di sollevamento e dei pennelli a mare di San Leone, avrebbero commesso irregolarità, tra il contratto d’appalto, la normativa in materia e l’esecuzione delle opere a regola d’arte, usando artifizi e raggiri a danno del Dipartimento regionale dell’acqua e dei rifiuti. Il presidente di Girgenti Acque, Marco Campione, ha più volte ribadito che: “Il rilascio a mare non ha mai inquinato la battigia perchè il liquame è stato pompato a 3 chilometri dalla costa. Inquina, semmai, quello che c’è a monte, la mancanza di depuratori. E la politica ha litigato per decenni su questo fronte, e adesso stanno scaricando su di noi la responsabilità. Nei due impianti, alla Pubblica sicurezza e ai Padri vocazionisti, sono stati collocati dei segnalatori con rilevamento a distanza, in collegamento telefonico, per segnalare subito eventuali sversamenti in mare. Inoltre abbiamo potenziato l’impianto con altre pompe. Sulla condotta a mare di 2 chilometri e 700 metri non passano solo le imbarcazioni turistiche, ma anche quelle dei pescatori. E spesso porzioni di condotta sono state tirate via dalla pesca a strascico. E poi l’azione marina provoca modifiche, assestamenti ed ogni volta la condotta è stata sempre sistemata, regolarmente riparata, e tenuta costantemente sotto controllo.”

14 aprile, La Procura presso la Direzione distrettuale antimafia di Palermo, tramite la sostituto Claudia Bevilacqua, a conclusione della requisitoria ha chiesto la condanna a 15 anni di reclusione a carico di Giuseppe Genova, 51 anni, di Burgio, inquisito, e giudicato in abbreviato, nell’ambito dell’inchiesta antimafia nell’Agrigentino cosiddetta “Triokola–Eden 5”. Per gli altri due imputati giudicati in abbreviato nell’ambito della stessa inchiesta, Andrea e Salvatore La Puma, di 70 e 41 anni, padre e figlio, di Sambuca di Sicilia, la requisitoria della pubblico ministero è in calendario il prossimo 20 aprile.

14 aprile, La Cassazione ha confermato la condanna, frutto di patteggiamento, a 3 anni e 4 mesi di reclusione, ed è stata pertanto arrestata Francesca Dina Iacobelli, 27 anni, originaria della Russia e residente a Burgio. La donna ha fornito indicazioni ad un suo ex fidanzato, un romeno, per compiere una rapina rivelatasi poi mortale. La vittima è stata Liborio Italiano, 90 anni, di Burgio. E per omicidio e rapina sono stati condannati in primo grado, in abbreviato, a 18 anni di carcere ciascuno i romeni Mihai Catalin Simion, di 23 anni, e Adrian Ciubotariu, di 25 anni.

14 aprile, A Cianciana, in contrada Caldarelli, nei pressi del centro abitato, ha subito un incendio il capannone di un’impresa edili. Sei mezzi sono stati distrutti dal fuoco. I danni ammontano a circa 100mila euro. Si tratta di una ruspa, un autocarro, una mietitrebbia, una pala gommata, un trattore cingolato e un bobcat. Sul posto sono intervenuti i Vigili del fuoco e i Carabinieri di Cianciana e di Cammarata. Sono attese le perizie dei Vigili del fuoco su quanto accaduto.

14 aprile, A Naro i Carabinieri hanno arrestato Gero Curto, 36 anni, per minaccia, violenza, resistenza e lesioni a un pubblico ufficiale, violazione di domicilio aggravata, danneggiamento aggravato e atti persecutori. I Carabinieri, allarmati al 112, sono intervenuti in via Cassaro e hanno sorpreso Curto all’interno, dopo avere sfondato l’ingresso e danneggiato arredi, della casa dei genitori, che sono stati minacciati di morte dal figlio per futili motivi legati a dissidi familiari. Il 36enne si è scagliato contro un Carabiniere procurandogli lesioni e costringendolo a ricorrere alla Guardia Medica. I Carabinieri hanno accertato che il comportamento minaccioso di Gero Curto a danno dei genitori perdura da almeno 2 anni.

14 aprile, Ad Agrigento i poliziotti della Squadra Volanti, capitanati da Rosa Malfitano, hanno sorpreso un giovane al Viale della Vittoria in possesso di droga. Si tratta di F A, sono le iniziali del nome, 19 anni, già sottoposto alla misura cautelare dell’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria, al quale sono stati sequestrati 11 pezzi di hashish, singolarmente confezionati, per un peso complessivo di circa 6 grammi. Il 19enne è stato denunciato a piede libero alla Procura.

14 aprile, A Palma di Montechiaro i Carabinieri hanno arrestato ai domiciliari Salvatore Vella, 36 anni, per oltraggio, minaccia e resistenza a un Pubblico Ufficiale. In Piazza Matteotti, in un bar, Vella, senza motivo, si è rivolto ad un Carabiniere libero dal servizio rivolgendogli minacce di morte, e poi, al tentativo di essere identificato, è fuggito ma è stato rintracciato e ammanettato nei pressi della sua abitazione.

15 aprile, A Porto Empedocle due banditi a volto coperto e armati di pistola hanno rapinato una tabaccheria in via Crispi. Hanno atteso la titolare alla chiusura del locale, e hanno costretto la donna, sotto minaccia armata, a consegnargli l’incasso. Il bottino ammonterebbe a circa 5mila euro. I due criminali, noncuranti della presenza di gente ancora in strada, sono fuggiti dileguandosi. Indagini in corso.

15 aprile, A Favara i Carabinieri hanno denunciato a piede libero alla Procura S S, sono le iniziali del nome, di 33 anni, per detenzione di sostanze stupefacenti, armi e munizioni. L’uomo, nel corso di una perquisizione personale e domiciliare, è stato sorpreso in possesso di 70 grammi di marijuana, 50 grammi di hashish, 6 coltelli, 5 bilancini, 542 cartucce per pistola, un serbatoio per cartucce, e una pistola calibro 380 magnum a salve, senza tappo rosso. Il tutto è stato sottoposto a sequestro.

15 aprile, Ad Agrigento i Carabinieri della Radiomobile hanno denunciato a piede libero alla Procura di Agrigento C S, sono le iniziali del nome, 24 anni, sorpreso in piazza Aldo Moro in possesso di 31 grammi di hashish, all’interno di due involucri di carta stagnola.

17 aprile, Ad Aragona nel centro cittadino in un bar un uomo di 55 anni è stato arrestato dai Carabinieri perché, in stato di ubriachezza, ha aggredito e picchiato a calci e pugni una barista di 40 anni che si sarebbe rifiutata di servigli ancora da bere. Il 55enne risponderà di lesioni personali aggravate, resistenza a pubblico ufficiale e violazione della sorveglianza speciale a cui è sottoposto. La donna è stata soccorsa in ospedale ad Agrigento.

17 aprile, Anche ad Agrigento incombe l’apprensione determinata dagli atti criminali terroristici perpetrati dai fanatici religiosi e dai fondamentalisti intolleranti verso le altre religioni. All’incrocio tra via Gioeni e via Madonna degli Angeli ha sollevato preoccupazione una valigetta nera scoperta all’ingresso di un palazzo. Sul posto è intervenuta la Polizia e la Squadra artificieri di Palermo che ha brillato l’oggetto. All’interno della valigetta non è stato contenuto nulla di preoccupante.

17 aprile, Ad Agrigento ancora un gesto vandalico ha brutalizzato la zona del Viale della Vittoria, dove già ignoti si sono più volte accaniti contro i vasi di ceramica sulla ringhiera distruggendoli. Adesso è stata la volta di una fioriera riposta dai commercianti della zona a ridosso di piazza Cavour per abbellire il luogo.

18 aprile, A Porto Empedocle i poliziotti del locale Commissariato diretto dal vice questore, Cesare Castelli, hanno arrestato Giuseppe Butera, 39 anni, con precedenti penali e sorvegliato speciale con obbligo di soggiorno a Porto Empedocle. Butera è stato sorpreso in flagranza del reato della violazione delle misure preventive a suo carico allorchè è stato intercettato a bordo di un’automobile insieme ad un altro pregiudicato empedoclino già sorvegliato speciale. Giuseppe Butera, che ha in passato commesso altre violazioni dello stesso genere, è stato ristretto ai domiciliari.

19 aprile, Ad Agrigento, così come in ogni dove, ormai, rapine e atti criminali a danno di inermi cittadini sono all’ordine del giorno. Soprattutto persone deboli, indifese, spesso sole, sono il bersaglio privilegiato delle scorribande dei malviventi che, armati di una massiccia dose di vigliaccheria, approfittano dello stato in cui versano le loro vittime, e, anzi, le scelgono in ragione di ciò, della loro incapacità ad opporre la seppur minima resistenza. Alcune volte, come è accaduto nell’entroterra montano agrigentino, le rapine in casa hanno provocato la morte del rapinato, perché picchiato oppure perché imbavagliato per non reagire e soffocato. E quando ad essere nel mirino sono i suoceri della vice presidente della Regione Siciliana, inevitabilmente la ribalta della cronaca è più ampia e risuonante. Infatti, ad Agrigento, in via Dante, a sud della città, due banditi incappucciati hanno atteso sul pianerottolo dell’appartamento, e al suo rientro a casa, dopo alcune spese nel quartiere, hanno aggredito, sorprendendolo alle spalle con la chiave nella serratura, Domenico Pace, 80 anni, suocero di Mariella Lo Bello, vice di Crocetta e assessore regionale alle Attività produttive. I rapinatori lo hanno spinto violentemente dentro l’abitazione, e hanno legato e imbavagliato lui e la moglie di lui, anche lei di 80 anni di età e costretta su una sedia a rotelle. Poi hanno intimato e preteso: “Dove è la cassaforte?”. I due malcapitati, terrorizzati, hanno ceduto alle minacce, e i ladri hanno svuotato la cassaforte rubando denaro e oggetti preziosi. Poi sono fuggiti. Il bottino ammonterebbe ad alcune migliaia di euro. Domenico Pace, ferito nel corso della colluttazione, è stato soccorso in ospedale, al “San Giovanni di Dio”. I Carabinieri, intervenuti subito sul posto, sono a lavoro nelle indagini. Hanno setacciato l’intera zona circostante, che si estende da una parte lungo via Manzoni e l’Esseneto, e dall’altra verso nord e la via Imera.

20 aprile, I Carabinieri della Tenenza di Favara hanno arrestato Gaetano Volpe, 51 anni, di Porto Empedocle, pescatore, indagato del tentato omicidio di un uomo di Favara, S A sono le iniziali del nome, 31 anni, la sera di Giovedì Santo, lo scorso 13 aprile, a Favara, nei pressi di un bar. Tra i due sarebbe insorta un lite e poi l’empedoclino avrebbe sparato alcuni colpi di pistola contro il favarese, colpendolo di striscio alla parte destra dell’addome, procurandoli una ferita superficiale. L’episodio è stato denunciato solo ieri, mercoledì 19 aprile, dalla vittima. Volpe, ristretto nel carcere Petrusa, non risulta detentore di armi. Pertanto si ritiene che abbia utilizzato un’arma clandestina.

21 aprile, I Carabinieri della Tenenza di Ribera hanno intensificato le indagini a seguito di numerosi e ricorrenti incendi e danneggiamenti notturni, e hanno denunciato a piede libero un uomo di 43 anni di Ribera che nei giorni scorsi avrebbe incendiato un furgone parcheggiato in una via del centro cittadino. L’uomo denunciato è stato incastrato dalle telecamere di videosorveglianza che lo hanno colto all’atto dell’incendio del furgone, cospargendo del liquido infiammabile sui pneumatici anteriori del veicolo. Nel corso della perquisizione domiciliare, il denunciato, sospettato di avere compiuto anche altri danneggiamenti dello stesso genere, è stato sorpreso in possesso di materiale ritenuto utile alle indagini.

22 aprile, Ad Agrigento la Guardia di Finanza, in collaborazione con il Cane “Tasco”, ha sorpreso in piazzale Rosselli un uomo di 20 anni, J E sono le iniziali del nome, immigrato dal Gambia e con permesso di soggiorno come rifugiato, in possesso, sull’autobus di linea appena giunto da Palermo, di una busta con dentro 5 panetti di hashish, da circa 100 grammi ciascuno, e 20 grammi di marijuana. L’africano, domiciliato a Porto Empedocle, risponderà all’autorità giudiziaria di detenzione e traffico di stupefacenti a fini di spaccio.

24 aprile, La giudice per le udienze preliminari del Tribunale di Sciacca, Roberta Nodari, accogliendo le richieste del pubblico ministero Alessandro Moffa, ha rinviato a giudizio 5 imputati nell’ambito dell’inchiesta sulla morte di Mario Cardinale, 52 anni, l’operaio di Bivona morto schiacciato in una cava a Villafranca Sicula il 6 febbraio del 2013. Rispondono di omicidio colposo Alfonsina Marretta, 44 anni, di Ribera, titolare e legale rappresentante della ditta esercente della cava, Giovanni Sola, 46 anni, di Ribera, amministratore di fatto della ditta, Salvatore Castiglione, 36 anni, di Caltanissetta, responsabile del servizio di prevenzione e protezione all’interno della cava, Salvatore Gelsomino, 76 anni, di Caltanissetta, direttore tecnico dei lavori della cava, e Luigi Infantino, 60 anni, di Casteltermini, dipendente del Distretto Minerario di Caltanissetta, incaricato della vigilanza sulle cave nel territorio di Villafranca. La famiglia di Mario Cardinale si è costituita parte civile tramite gli avvocati Gianfranco Viola, Maurizio Traina, Luca Trizzino e Carmelo Spallino. Parte civile è anche l’Inail con l’avvocato Giaquinta.

24 aprile, L’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata ha acquisito il possesso dei beni confiscati all’imprenditore agricolo Mario Bartolotta, 70 anni, di Canicattì, inquisito, e poi scagionato, nell’ambito dell’inchiesta cosiddetta “Alta mafia”. La Questura di Agrigento, con l’assistenza del personale della Polizia e dei Carabinieri di Canicattì, ha proceduto allo sgombero forzoso di alcuni immobili confiscati. Si tratta di due magazzini, nei pressi di via Carlo Alberto, il cui valore economico ammonta a circa 250 mila euro. Eseguite le operazioni di sgombero, si è proceduto all’immissione in possesso dei beni da parte dei funzionari dell’agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata.

24 aprile, I Carabinieri della Compagnia di Licata hanno denunciato a piede libero alla Procura di Agrigento B A, sono le iniziali del nome, 39 anni, e un altro B A, di 32 anni, entrambi operai licatesi, per detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti. Nel corso di una perquisizione nell’abitazione dei due, nel centro cittadino, sono stati scoperti e sequestrati 6 grammi di hashish, divisi in 5 dosi, 2 bilancini di precisione, e 6 coltelli a serramanico, verosimilmente utilizzati per il confezionamento dello stupefacente.

24 aprile, A Licata i Carabinieri hanno arrestato Andrea Aquilino, 53 anni, coltivatore diretto, sorpreso, nel corso di una perquisizione domiciliare, in possesso di una pistola clandestina con matricola abrasa. All’uomo è stato anche sottratto cautelarmente un fucile da caccia ed il relativo munizionamento, regolarmente detenuto. Aquilino è ristretto ai domiciliari a disposizione dell’Autorità giudiziaria.

24 aprile, I poliziotti del Commissariato di Canicattì, in esecuzione di un provvedimento emesso dalla Corte d’Appello di Palermo, hanno arrestato Maurizio Li Calzi, 43 anni, che sconterà la condanna a 2 anni di reclusione per i reati di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti ed inosservanza degli obblighi imposti dalla misura di prevenzione della Sorveglianza speciale di pubblica sicurezza. Si tratta di reati commessi dal novembre 2007 al marzo 2008. Li Calzi è recluso nel carcere “Petrusa” di Agrigento.

25 aprile, Pugno duro della Polizia Stradale agrigentina, capitanata da Andrea Morreale, contro l’eccesso di velocità. Lungo le strade statali 115 e 189 è stato multato anche un carro funebre, sfrecciante, senza bara al seguito, oltre i limiti consentiti. E così anche un autobus di linea e due camion. Complessivamente, nel corso dell’ultima ronda di controlli con i telelaser, sono state 48 le contravvenzioni inflitte ad altrettanti automobilisti troppo veloci.

25 aprile, A Canicattì, in contrada Bastianella, mille chili di rame sono stati scoperti dai Carabinieri e dai Vigili del fuoco intervenuti per spegnere un incendio che ha semidistrutto un capannone abbandonato. Dopo lo spegnimento del rogo sono stati rinvenuti oltre mille chili di rame che, secondo gli investigatori, potrebbero essere il frutto di un furto compiuto nelle ore precedenti in contrada Grottarossa.

26 aprile, La prima sezione penale del Tribunale di Agrigento, presieduta da Giuseppe Melisenda Giambertoni, ha condannato a 14 anni e 6 mesi di reclusione, per numerose imputazioni di reato, tra rapina, truffa e abusi sessuali, Luigi Nicastro, 43 anni, di Porto Empedocle.

26 aprile, Il giudice monocratico del Tribunale di Sciacca ha condannato a 1 anno e 2 mesi di reclusione Stefan Giovinco, 27 anni, di Ribera, imputato di maltrattamenti a danno della sua ex convivente.

26 aprile, Il Tribunale di Sciacca ha condannato a 1 anno e 1 mese di reclusione ciascuno Maria Sedita, 47 anni, e Mohamed Meftaha Ali Ben, 53 anni, entrambi imputati di spaccio di eroina. Il presunto reato risale al periodo tra il 2011 e il 2012, e le indagini sono state condotte dai Carabinieri della Tenenza di Ribera.

26 aprile, A Naro i Carabinieri hanno arrestato in flagranza di reato Gero Curto, 36 anni, già sottoposto alla misura cautelare degli arresti domiciliari e responsabile di evasione allorchè è stato sorpreso dai militari a piedi, fuori dalla propria abitazione, in contrada Poggiovento.

27 aprile, A Favara i Carabinieri della locale Tenenza hanno arrestato un uomo di 38 anni, Francesco Geraci, sorpreso subito dopo il furto di alcuni generi alimentari all’interno del supermercato MD in viale Regione Siciliana. Sono stati i dipendenti dell’esercizio commerciale ad insospettirsi e a telefonare al 112. Il 38enne è stato sorpreso in flagranza di reato ed è adesso ristretto ai domiciliari. La merce rubata è stata restituita.

27 aprile, Ad Agrigento, al palazzo di giustizia, a conclusione del giudizio abbreviato, il giudice per le udienze preliminari, Alfonso Malato, ha condannato a 3 anni di reclusione Calogero Allegro, 29 anni, di Palma di Montechiaro, arrestato lo scorso 18 agosto 2016 dai Carabinieri per coltivazione, produzione e detenzione a fini di spaccio di marijuana. A Palma, in località “Giacobbe”, nel fondo agricolo di proprietà di Allegro, all’interno di una serra agricola, è stata scoperta in 9 campate una maxi piantagione di marijuana di circa 3 mila metri quadri, con 3 mila piante di canapa indiana fiorite ed in ottimo stato di vegetazione, dell’altezza variabile dai 2 ai 5 metri, pronte per essere raccolte, e per un valore di mercato stimato intorno ai 2 milioni di euro.

28 aprile, I Carabinieri della Compagnia di Sciacca hanno arrestato Benedetto Bondì, 28 anni, di Sciacca, che sconterà 3 anni e 10 mesi di reclusione perché riconosciuto colpevole del reato di estorsione in concorso, aggravato dalla recidiva, a danno di un negozio di abbigliamento nel centro storico di Sciacca. Gli altri coimputati di Bondì, nell’ambito dell’inchiesta cosiddetta “Argante”, sono stati anche loro condannati.

28 aprile, Ad Agrigento, al palazzo di giustizia, il giudice per le udienze preliminari, Francesco Provenzano, ha ratificato due condanne patteggiate nell’ambito di un’inchiesta antidroga tra Agrigento e Aragona. Sono stati inflitti, in particolare, 10 mesi di reclusione a Mario Attardo, 28 anni, di Aragona. E 1 anno e 10 mesi a Salvatore Capraro, 27 anni, di Villaseta Agrigento. Poi per altri 4 imputati è stato chiesto il rinvio a giudizio: Gaetano Faija, 25 anni, di Aragona, suo fratello Umberto Faija, 23 anni, Alessandro Bosco, 36 anni, di Favara, e Raimondo Sorce, 29 anni, di Favara. Poi patteggerà la condanna anche Salvatore Terrasi, 37 anni, di Aragona. Poi Massimo Trupia, 43 anni, di Agrigento, ha scelto di essere giudicato in abbreviato e la pubblico ministero Alessandra Russo ha chiesto a suo carico 1 anno e 4 mesi di reclusione. Giudicato in abbreviato è anche Alfonso Zammuto, 29 anni, di Aragona, e la Procura ne ha chiesto l’assoluzione.

28 aprile, La Squadra Mobile di Caltanissetta irrompe in una piantagione di marijuana a Mazzarino. Arrestati cinque presunti coltivatori tra cui un palmese. Ancora non è tempo di vendemmia, ma i poliziotti della Squadra Mobile di Caltanissetta hanno lavorato tra le vigne, in campagna, a Mazzarino, nella provincia, in contrada Brigadieci. E hanno arrestato cinque presunti coltivatori diretti, non di uva da tavola o da vino, ma di marijuana, scoperta nascosta in una serra. Ai giudici risponderanno di avere arato, e poi seminato, innaffiato e curato una piantagione di canapa indiana Salvatore Celona, 71 anni, da Palma di Montechiaro, poi Alessandro Lucera, 41 anni, e Davide Cardinale, 32 anni, entrambi palermitani, e poi due stranieri, gli egiziani Mohamed Ahmed Gamal Bakr, 28 anni, e Mahmoud Mohamed Hesham Metawaa, 18 anni, tutti domiciliati a Mazzarino. Salvatore Celona risponderà ai magistrati anche di detenzione di arma clandestina, e gli è stata sequestrata una pistola Beretta calibro 7,65 con matricola abrasa, con caricatore e 11 cartucce. E poi di furto di energia elettrica, perché il palmese si sarebbe allacciato abusivamente alla rete elettrica dell’Enel per alimentare gli essiccatori della marijuana all’interno della serra. I poliziotti hanno contato oltre 10mila piante. E poi hanno sequestrato 465 grammi di prodotto già essiccato, del tipo ibrido “Super Skunk”, pronto per essere spacciato e venduto. E poi ancora, lampade da 600 watt, trasformatori di corrente, bilance e bilancini di precisione digitale, rotoli di cellophane trasparente, apparecchi per confezionare in sottovuoto, umidificatori, bidoni di fertilizzante e ventole. Quando è scattato il blitz della Polizia, l’irruzione ha sorpreso i coltivatori in tante faccende affaccendati: uno a trasportare tubi da irrigazione tra i vigneti, un altro ad innaffiare le piante di marijuana, e altri a bordo di un trattore o intorno ad un casolare rurale. I cinque sono stati trasferiti nel carcere di Caltanissetta. La zona teatro della coltivazione malandrina è stata sotto osservazione costante, al fine di scoprire eventuali altri complici interessati alla produzione agricola stupefacente, ma non si è scorta alcuna traccia di altri interessati.

28 aprile, La sezione penale del Tribunale di Agrigento, presieduta da Luisa Turco, accogliendo la richiesta di assoluzione avanzata dalla pubblico ministero, Silvia Baldi, ha assolto sette imputati per la costruzione di un palazzo di 3 piani ritenuto abusivo a Comitini. Si tratta di Alfonso Gentiluomo, 37 anni, del fratello Giovanni, 44 anni, e poi Francesco Rotolo, 50 anni, Giuseppe Sprio, 51 anni, Angela Ivana Minnella, 43 anni, Luigi Virone, 60 anni, e Rosario Monachino, 59 anni. I sette, tra tecnici comunali e proprietari dell’immobile, sono stati accusati, a vario titolo, di abuso d’ufficio e violazione della normativa edilizia. Ben 4 consulenze della Procura hanno attestato la correttezza dell’operato degli imputati, che sono stati pertanto scagionati.

28 aprile, A Realmonte i Carabinieri della locale stazione hanno arrestato ai domiciliari un macellaio di 46 anni, V V sono le iniziali del nome, e hanno denunciato la moglie di lui. Entrambi risponderanno di furto di energia elettrica allorchè il proprio esercizio commerciale avrebbe sottratto illecitamente energia elettrica dalla rete pubblica tramite un magnete.

28 aprile, Ad Agrigento i Carabinieri hanno arrestato Calogero Salemi, 65 anni, che sconterà in carcere la condanna definitiva a 4 anni e 4 mesi di reclusione per 5 furti, aggravati in concorso, compiuti a Barrafranca, in provincia di Enna, il 23 aprile 2005.

28 aprile, Agrigento e la movida selvaggia. Una ordinanza del settore competente del Comune di Agrigento ha imposto al titolare di un pub il pagamento di una multa di 5mila euro, la chiusura temporanea del locale da domani fino al 14 maggio, e la rimozione di un banco mobile sul marciapiede all’esterno del locale per la somministrazione di bevande e con un impianto per la diffusione di musica ad elevato volume nottetempo, oltre i limiti di orario e fino alle 3 del mattino, come riscontrato da un sopralluogo delle forze dell’ordine.

28 aprile, A Racalmuto, all’autodromo “Valle dei Templi”, un incidente ha provocato la morte di un motociclista. Si tratta di Salvatore Migliazzo, 50 anni, di Palermo. Il sinistro è accaduto nel corso di un allenamento, durante le prove libere per moto in preparazione della prossima edizione del “Track day 2017”. Salvatore Migliazzo, alla guida di una “Yamaha R1”, si è ribaltato più volte, e la moto, senza più controllo, gli è carambolata addosso. Inutile si è rivelato il tempestivo soccorso e il tentativo di rianimazione ad opera dei sanitari del 118. Il 50enne sarebbe morto a causa di una sospetta perforazione polmonare a seguito della frattura del costato. La salma del motociclista palermitano, molto conosciuto e apprezzato anche nell’Agrigentino, è stata trasferita nella camera mortuaria dell’ospedale “San Giovanni di Dio” ad Agrigento. Indagini sono in corso da parte dei Carabinieri e della Procura.

29 aprile, I poliziotti della sezione antidroga della Squadra Mobile di Agrigento, capitanati da Giovanni Minardi, hanno arrestato, in flagranza di reato, Pietro La Cara, 40 anni, di Palermo, carrozziere, sorpreso lungo la statale 640, nei pressi di Castrofilippo, in possesso di 20 panetti di hashish nascosti in un pannello dell’automobile. I panetti, del peso di circa 500 grammi ciascuno, per un totale di circa 10 chili, sul mercato avrebbero fruttato tra i 50 e i 70mila euro. La Cara è stato recluso nel carcere Petrusa ad Agrigento.

2 maggio, I Carabinieri della Tenenza di Favara hanno arrestato Gaetano Alaimo, 28 anni, di Favara, allorchè avrebbe millantato di essere un dipendente dell’Enel e, usando tale pretesto, tra aprile e ottobre 2016 sarebbe entrato più volte all’interno dell’abitazione di una pensionata di 82 anni residente a Caltanissetta, riuscendo a rubarle complessivamente 17mila euro. Alaimo, raggiunto da un ordine di cattura spiccato dal Tribunale di Caltanissetta, risponderà di sostituzione di persona e furto in abitazione. Gaetano Alaimo è recluso nel carcere Petrusa ad Agrigento.

2 maggio, Ad Agrigento, a San Leone, lungo il Viale delle Dune, un uomo, travisato al volto e armato con un bastone, è entrato in un bar intorno alle mezzanotte, ha minacciato il cassiere e ha rapinato i soldi in cassa, circa 400 euro. Poi è fuggito, probabilmente a bordo di uno scooter. Sul posto sono intervenuti i Carabinieri della Radiomobile. Indagini in corso.

2 maggio, A Naro i Carabinieri della locale stazione hanno arrestato Gero Curto, 36 anni, già sottoposto alla misura cautelare degli arresti domiciliari e sorpreso in flagranza di reato di evasione e atti persecutori. Curto si sarebbe allontanato dalla propria abitazione recandosi all’interno del garage dei genitori e compiendo atti persecutori contro gli stessi. Il 36enne è stato trasferito in carcere, al Petrusa di Agrigento.

3 maggio, A Palermo, all’ospedale Villa Sofia, è morto Salvatore Blandino, 82 anni, di San Giovanni Gemini, che domenica 23 aprile ha subito gravi ferite scivolando, per circa 5 metri, da un suo fienile, nelle campagne di Cammarata. Dopo un primo ricovero all’ospedale di Mussomeli, Blandino è stato trasferito in elisoccorso a Palermo.

3 maggio, Ad Agrigento in contrada San Benedetto, al confine con Favara, ignoti malviventi, approfittando della temporanea assenza dei proprietari, sono entrati dentro un’abitazione e hanno sradicato la cassaforte custodita all’interno. Il bottino sarebbe ingente, tra 3mila euro in contanti e oggetti preziosi. Indagano i Carabinieri.

3 maggio, A Palermo, al palazzo di giustizia, a conclusione del giudizio abbreviato, il giudice per le udienze preliminari del Tribunale, Ermelinda Marfia, ha condannato a 2 anni di reclusione Angelo Prato, 38 anni, di Camastra, inquisito nell’ambito dell’inchiesta antimafia cosiddetta “Vultur”, e per il quale la pubblico ministero, Alessia Sinatra, ha invocato la condanna a 3 anni. Angelo Prato è stato riconosciuto colpevole solo di illeciti legati al possesso di armi, ed è difeso dall’avvocato Daniele Re.

3 maggio, I giudici della Corte di appello – sezione misure di prevenzione – di Palermo hanno confermato la confisca di alcuni beni già disposta in primo grado a carico di Giancarlo Buggea, 46 anni, di Canicattì, già condannato nell’ambito dell’inchiesta antimafia cosiddetta “Ghost” contro il clan di Campobello di Licata contiguo al boss Giuseppe Falsone. I giudici d’Appello hanno inoltre confermato il riconoscimento della pericolosità sociale di Buggea, confermandone la misura della sorveglianza speciale.

3 maggio, La Guardia di Finanza di Sciacca, a seguito di indagini nell’ambito della tutela del patrimonio artistico e culturale, ha scoperto e sequestrato numerosi reperti archeologici detenuti illegalmente da un soggetto privato nel suo domicilio. Si tratta di un professionista di Sciacca, adesso in pensione. I reperti sequestrati, giudicati da funzionari della Soprintendenza ai Beni culturali di Agrigento di assoluto valore e interesse storico, consistono in anfore, vasi, coppe, formelle decorative e altri oggetti risalenti dall’età del bronzo fino al 1700. Alcuni decorazioni artigianali risultano trafugate dalla tomba monumentale della famiglia Virgadamo nel cimitero di Burgio. Il professionista è stato denunciato per impossessamento illecito di beni appartenenti allo Stato e ricettazione. Le indagini delle Fiamme Gialle sono state coordinate dalla Procura di Sciacca diretta da Roberta Buzzolani.

4 maggio, A Realmonte, nel tratto di mare antistante la spiaggia Le Pergole, su una scogliera sono stati scoperti e soccorsi tre immigrati, tra cui una donna incinta. Sul posto sono intervenuti i marinai della Guardia costiera di Porto Empedocle, la Guardia di Finanza ed i Carabinieri. La donna è stata ricoverata all’ospedale di Agrigento. I due uomini sono stati condotti nella caserma “Anghelone” della Polizia in via Crispi ad Agrigento per le procedure di identificazione. Sarebbero stati gli stessi migranti a telefonare alla Capitaneria di Porto Empedocle. Verosimilmente, i tre, sedicenti tunisini, sono stati lasciati sugli scogli da un peschereccio di passaggio.

4 maggio, I poliziotti della Stradale di Agrigento, capitanati dal vice questore aggiunto, Andrea Morreale, allarmati da un cittadino sono intervenuti nel parcheggio antistante il cimitero di Bonamorone e hanno identificato un posteggiatore abusivo il quale avrebbe preteso con insistenza del denaro al posteggio dei mezzi. Al posteggiatore, che è stato allontanato dal luogo, sono stati sequestrati circa 14 euro.

4 maggio, A Licata i Carabinieri hanno arrestato ai domiciliari Carmelo Gueli, 25 anni, e Antonio Cusumano, 22 anni, perché ritenuti responsabili, in concorso, di rapina aggravata. A seguito delle indagini i Carabinieri hanno accertato che Gueli e Cusumano, a bordo di un ciclomotore, hanno scippato la borsa ad un’anziana signora, caduta rovinosamente a terra per effetto dello strappo violento. I due sono fuggiti e la donna è stata ricoverata al pronto soccorso dell’ospedale “San Giacomo d’Altopasso”.

5 maggio, In Belgio, nella frazione di Sclassen, periferia di Liegi, è stato ucciso un ristoratore originario di Favara, Rino Sorce, 51 anni, titolare della pizzeria “Grande Fratello”. Sorce è stato bersaglio di alcuni colpi d’arma da fuoco innanzi al suo locale, sorpreso appena fuori, diretto verso la propria automobile. Ancora a Liegi, in Belgio, lo scorso 14 settembre 2016, altri due agrigentini sono stati bersaglio di colpi d’arma da fuoco. Mario Jakelich, 28 anni, originario di Porto Empedocle, è stato colpito mortalmente alla testa. E Maurizio Di Stefano, 40 anni, di Favara, è stato ferito gravemente alla milza, ad una gamba e ai polmoni.

5 maggio, A Favara, nel centro storico, all’alba, alcuni colpi di fucile sono stati esplosi contro il garage di un uomo di 43 anni. L’arma che ha sparato sarebbe un fucile calibro 12. Indagano i Carabinieri della locale Tenenza, avvalendosi anche delle immagini registrate dalle telecamere di videosorveglianza presenti nella zona.

5 maggio, L’inchiesta sul crollo del “Petrulla”: la Procura di Agrigento notifica l’avviso di garanzia all’ingegnere progettista e al direttore dei lavori del viadotto. Tra Ravanusa e Licata, lungo la strada statale 626, il 7 luglio del 2014 è crollato il viadotto cosiddetto “Petrulla”. Secondo i primi sommari rilievi, non avrebbe più retto una trave in cemento armato che sostiene l’impalcato di una delle 12 campate del ponte di 492 metri. Indaga la Procura di Agrigento, alla ricerca delle cause del cedimento. L’ inchiesta è stata affidata al sostituto procuratore, Carlo Cinque. E adesso è stato notificato un avviso di garanzia all’ingegnere Angelo Cammarata e al dottor Stefano Orlando. La costruzione del viadotto Petrulla, ad opera dell’impresa “Fratelli Costanzo SpA” di Misterbianco in provincia di Catania, risale ai primi anni 80. All’epoca l’ingegnere Cammarata è stato il progettista del viadotto, e il dottor Orlando il Direttore dei lavori. Angelo Cammarata è difeso dall’avvocato Gerlando Vella, e ha già chiesto alla Procura agrigentina di essere interrogato per difendersi dalle contestazioni. Inoltre, l’avvocato Vella è a lavoro su una memoria difensiva destinata al sostituto indagante, Carlo Cinque. L’ingegnere Angelo Cammarata è originario di Caltanissetta ma è da sempre residente a Catania. Oggi ha 87 anni, e dal 1979 ha prestato servizio nell’Ufficio Speciale per la Grande Viabilità in Sicilia, come ingegnere capo fino al 1986 e poi come primo dirigente tecnico fino al 1990. Il magistrato Carlo Cinque è stato spesso sul luogo di quanto accaduto insieme ai professori Rosario Colombrita ed Antonio Badalà, dell’Università degli Studi di Catania, consulenti della Procura, e ai tecnici e dirigenti dell’ Anas. L’ipotesi di reato è stata ed è disastro colposo, prima contro ignoti e poi non più ignoti. Così come è stato per il ponte Verdura lungo la 115 in territorio di Ribera, anche per ovviare allo stop Petrulla si è costruito un bypass sui terreni confinanti, in attesa prima del dissequestro della parte crollata, che è corpo di reato, e poi della ricostruzione. La conclusione dei lavori, come appena annunciato dal sindaco di Licata, Angelo Cambiano, è imminente. In occasione dell’avvento della stagione estiva sarà ripristinata la normale viabilità soprattutto a favore delle comunità più direttamente interessate, che sono Licata, Ravanusa, Canicattì e Campobello di Licata.

5 maggio, A Licata i Carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia, nel corso di un servizio di controllo del territorio, hanno arrestato ai domiciliari, in flagranza di reato, Iosif Liviu Preda, 32 anni, originario della Romania e domiciliato a Licata. Ed è stata denunciata a piede libero alla Procura della Repubblica presso il Tribunale per i minorenni di Palermo una studentessa di 16 anni, anche lei originaria della Romania. Entrambi rispondono di concorso in furto aggravato perché in via Gela sono stati sorpresi appena fuori il negozio “Acqua e Sapone”, in possesso di alcuni profumi e articoli cosmetici rubati nell’esercizio commerciale e nascosti in uno zaino.

6 maggio, Ad Agrigento, nella zona industriale, in contrada San Benedetto, all’interno di un’officina, nei pressi del Bowling, è stato scoperto morto un meccanico di 39 anni, Giuseppe Matina, di Favara. L’uomo sarebbe stato ucciso a coltellate. L’autore del delitto, un uomo di 29 anni, Giovanni Riggio, originario di Palermo e residente a Favara, ancora con evidenti tracce di sangue addosso, si è presentato nottetempo alla Questura di Palermo e ha confessato. I poliziotti della Squadra Mobile di Agrigento sono dunque entrati nell’officina, seguendo le indicazioni del reo confesso, e si sono imbattuti nel cadavere del meccanico, riverso a terra, con una profonda ferita da taglio all’addome. Giovanni Riggio ha gestito l’officina insieme a Giuseppe Matina, e dopo averlo ucciso lo ha legato ai piedi con del nastro da imballaggio, posizionandolo a terra tra due automobili, e lo ha rinchiuso dentro lo stabile. Si è reso infatti necessario l’intervento dei Vigili del fuoco per scardinare l’ingresso ed entrare. L’omicida, dopo l’accoltellamento mortale, ha viaggiato in automobile fino a Palermo, dove ha raggiunto dei parenti. Poi ha deciso di costituirsi e confessare al Commissariato di Brancaccio. Il movente dell’accoltellamento mortale sarebbe legato a contrasti economici insorti tra Matina e Riggio nell’ambito della gestione dell’officina.

6 maggio, I Carabinieri hanno compiuto due arresti per furto di energia elettrica. A Casteltermini è stato arrestato ai domiciliari Maurizio Scarnà, 47 anni, perché avrebbe allacciato la propria abitazione abusivamente alla rete elettrica dell’Enel. A Porto Empedocle è stato arrestato, anche lui ai domiciliari, Marcello Ersini, 50 anni, titolare di un bar, perché avrebbe sottratto abusivamente energia elettrica dalla rete Enel a vantaggio del locale.

6 maggio, A Licata i Carabinieri hanno arrestato uno studente di 16 anni perché nel centro cittadino, in via Alessandria, si è intrufolato dentro l’abitazione di un anziano, un pensionato di 90 anni, a fine di furto. I militari lo hanno sorpreso in flagranza di reato e lo hanno condotto in caserma. Risponderà di tentato furto. Il 16enne è recluso nell’istituto penale per i minorenni “Malaspina” di Palermo, a disposizione dell’autorità giudiziaria, in attesa dell’udienza di convalida.

6 maggio, A Favara i Carabinieri della locale Tenenza sono impegnati nelle indagini a seguito delle scritte blasfeme con una bomboletta spray su alcuni muri della città, in via Roma sul prospetto del Comune dove vi è l’ufficio Servizi sociali, in piazza Matrice, in piazza Cavour e nel cortile Copernico. Verosimilmente si è trattato del gesto di una persona instabile mentalmente. La sindaca Anna Alba ha espresso amarezza e indignazione.

8 maggio, Oggi innanzi al giudice per le udienze preliminari del Tribunale di Palermo risponde presente Giovanni Riggio, 29 anni, di Palermo, reo confesso dell’accoltellamento mortale di Giuseppe Matina, 41 anni, di Favara, ucciso venerdì sera, 5 maggio, nella sua officina in contrada San Benedetto, nella zona industriale di Agrigento … Giovanni Riggio conferma quanto già raccontato ai poliziotti del Commissariato di Brancaccio a Palermo e al magistrato di turno della Procura, quando si è costituito alle ore 4 dell’alba di sabato 6 maggio, appena rientrato a Palermo da Agrigento con la sua automobile, ancora con i vestiti macchiati di sangue. Nel dettaglio, Giovanni Riggio sostiene di essere stato lui debitore di una somma di denaro nei confronti di Giuseppe Matina. E che Matina lo avrebbe tormentato di continuo per essere pagato. Venerdì sera, a termine dell’incontro, intorno alle ore 20:30, Riggio avrebbe risposto a Matina di non avere soldi, e che si sarebbero rincontrati il lunedì seguente. E Matina lo avrebbe minacciato di morte a lui e alla sua famiglia, tentando di aggredirlo. E Giovanni Riggio spiega di essersi difeso, impugnando ciò che gli è capitato a tiro, un coltello da cucina, dentro lo stabile in allestimento che al più presto sarebbe stato adibito a rivendita di automobili usate con officina. E Matina e Riggio sarebbero stati soci in tale attività che avrebbero intrapreso insieme oppure – altra versione – Matina avrebbe assunto Riggio come suo dipendente, essendo stato lui, Riggio, licenziato da un’altra occupazione, e per tale ragione da Palermo si sarebbe trasferito a Favara. Invece, sono insorti i contrasti economici, il debito, la morte, e il carro funebre che trasporta il cadavere della vittima … Giovanni Riggio giunto a Palermo ha indicato alla Polizia il luogo dove sarebbe stato ritrovato il cadavere di Matina, e ha consegnato il coltello. Dopo la convalida dell’arresto ad opera del Tribunale di Palermo, l’inchiesta sarà trasferita ad Agrigento, competente per territorio, e il magistrato inquirente pronto a proseguire le indagini è Andrea Delpini, che ha già interrogato la moglie di Giuseppe Matina, e che ascolterà anche altri familiari e amici. E dall’esame dei tabulati telefonici sarebbe emerso che nella serata di venerdì scorso, quando Matina sarebbe già stato ucciso, Giovanni Riggio avrebbe telefonato alla moglie della vittima per rassicurarla, e le sue parole, rivolte alla donna, sarebbero state: “Tuo marito è con me, non ti preoccupare. Lui ha il telefono scarico e non può chiamare. Faremo tardi, ma stai tranquilla.”

8 maggio, A Burgio, in provincia di Agrigento, in contrada Gristarella, ignoti malviventi, utilizzando probabilmente una motosega, hanno tagliato 100 alberi di ulivo a danno di un imprenditore agricolo di 60 anni. Il proprietario del terreno si è rivolto ai Carabinieri della stazione di Burgio e ha presentato denuncia. Indagini sono in corso. Il danno è ingente: gli alberi sono stati già in produzione. Nel marzo scorso, ancora a Burgio, in contrada Dragotto, sono stati tagliati altri 10 alberi d’ulivo a danno di un pensionato di 78 anni.

8 maggio, A Sambuca di Sicilia, nel centro cittadino, due persone, a bordo di una moto, hanno abbordato una donna di 50 anni e le hanno scippato la borsa con dentro il telefono cellulare, soldi ed effetti personali. Indagano i Carabinieri e la Procura procede contro ignoti per furto con strappo.

9 maggio, A Porto Empedocle, all’interno dello stabilimento dell’ItalCementi, ha subito un incendio un camion – gru dell’impresa di manutenzioni “Abate Meccanica”. Il rogo è stato spento dai Vigili del fuoco. Il titolare, l’imprenditore Salvo Abate, è stato già bersaglio di alcune intimidazioni. Abate aderisce all’associazione antiracket “Libero Futuro” di Agrigento, e il presidente della stessa associazione, Gerlando Gibilaro, afferma: “L’associazione antiracket di Agrigento e la neonata Rete Nomafie esprimono solidarietà ad Abate e rivolgono un appello a tutto il mondo imprenditoriale sano affinché si affianchi a chi subisce ritorsioni e intimidazioni di tipo mafioso e decida finalmente di unirsi al movimento antiracket denunciando alle forze dell’ordine le imposizioni e le ritorsioni mafiose. Soltanto quando saremo in tanti e la denuncia sarà collettiva potremo porre fine alle imposizioni e ritorsioni mafiose.” Solidarietà alla “Abate Meccanica” esprime anche il segretario provinciale della Fim Cisl di Agrigento, Eduardo Sessa, che afferma: “Siamo e saremo sempre vicini a quei pochi coraggiosi e tenaci imprenditori sostenendoli affinché non venga meno quella carica motivazionale che fino ad ora li ha legati ad un territorio nel quale vogliono ancora credere sia possibile sviluppare nuove ipotesi di crescita ma senza tentativi di condizionamento di alcun tipo.”

9 maggio, Ad Agrigento, a San Leone, lungo Viale dei Pini, la Guardia di Finanza ha sorpreso e ha arrestato tre giovani di Palma di Montechiaro, di 25, 28 e 32 anni, intenti a rubare le ruote di una Fiat 500 parcheggiata. I tre, colti in flagranza di reato, sono stati posti agli arresti domiciliari a disposizione dell’autorità giudiziaria.

9 maggio, Ad Agrigento, a Villaseta, al Centro commerciale “Città dei Templi”, i poliziotti della Squadra Volanti hanno denunciato una ragazza di 20 anni di Agrigento per furto. La giovane ha rimosso l’antitaccheggio e ha infilato nella sua borsa alcuni capi d’abbigliamento, ma è stata scoperta e bloccata dai dipendenti del negozio che hanno allarmato la Polizia. La ventenne risponderà di furto aggravato. La merce, ovviamente, è stata restituita ai titolari.

10 maggio, La Cassazione ha confermato la sentenza di condanna a 30 anni di reclusione per Antonio Baio, reo confesso dell’omicidio di Calogero Palumbo Piccionello a Favara, che è stato ancora alla ribalta della cronaca, suo malgrado, lo scorso 8 febbraio, perché a Favara, nel cimitero comunale, è stata danneggiata la sua tomba. Sono stati i familiari, in visita al cimitero di Piano Traversa, ad accorgersi dei danneggiamenti, denunciati poi alla Tenenza dei Carabinieri di Favara. Adesso probabilmente davvero una pietra tombale è riposta sul caso dell’imprenditore ucciso a 65 anni di età il 28 novembre del 2012. Infatti, la Cassazione, accogliendo quanto invocato dalla Procura Generale, ha confermato e ha reso definitiva la sentenza di condanna a 30 anni di reclusione a carico dell’imputato reo confesso, Antonio Baio, 75 anni, emessa dalla Corte d’Appello di Palermo il 9 novembre del 2015. E la Corte d’Appello già confermò la sentenza di primo grado, sfornata dal Tribunale di Agrigento il 15 maggio del 2014 a conclusione del giudizio abbreviato. Antonio Baio, difeso dagli avvocati Antonio Mormino, Franco Coppi e Giovanni Castronovo, è stato inoltre condannato al risarcimento dei danni ai familiari della vittima, parte civile, costituiti in giudizio tramite gli avvocati Nino e Vincenza Gaziano, e Gaetano Airò. Antonio Baio è a piede libero dall’aprile del 2014, prima della sentenza di primo grado, per decorrenza dei termini di custodia. Da oggi in poi lo attende l’espiazione della pena. La tarda sera del 28 novembre 2012, Calogero Palumbo Piccionello, “Re” delle sale giochi in provincia di Agrigento, conosciuto amichevolmente come “Lillu Picciuni”, fu sorpreso in via Napoli e ucciso da 4 colpi di pistola. Poco dopo, Antonio Baio si presentò alla Caserma della Tenenza dei Carabinieri, in Corso dei Mille. E lui, Baio, ha confessato: “Sugnu ccà, ammazzavu a unu. Ci detti na chiummata. Io non vi dico niente. So solo che se lo meritava”. Poi, in carcere, al Petrusa, innanzi ai giudici, nel corso dell’udienza di convalida dell’arresto, Baio ha spiegato: “Parlava male di me, e l’ ho ucciso”. Quando Antonio Baio è stato sottoposto a perizia psichiatrica, da cui è emerso che è stato capace di intendere e di volere, i periti hanno tracciato anche le origini del gesto sanguinario di Baio, scrivendo: “Le motivazioni del suo gesto sono ascrivibili a peculiari atteggiamenti culturali che ritengono la dignità, la reputazione e il rispetto fattori di massima rilevanza.”

11 maggio, I poliziotti della Squadra Mobile di Agrigento, coordinati da Giovanni Minardi, e la Procura distrettuale antimafia di Palermo, hanno arrestato tre immigrati africani dalla Nigeria sbarcati a Lampedusa lo scorso 16 aprile, indagati, a vario titolo, per gravissimi crimini quali associazione per delinquere finalizzata alla tratta ed al traffico di esseri umani, sequestro di persona a scopo di estorsione, violenza sessuale, omicidio e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. E tali contestazioni sono aggravate dalla transnazionalità del reato, dalla disponibilità di armi, dal numero di associati superiore a dieci, dall’aver agito per futili motivi, dall’aver adoperato sevizie ed agito con crudeltà, e dall’aver cagionato la morte in conseguenza di altro reato. A carico dei tre nigeriani pesano, tra l’altro, le testimonianze di altri immigrati. Ad esempio uno li accusa dell’omicidio di suo fratello e di violenze contro lui stesso. Altri raccontano di pestaggi e sevizie con tanta crudeltà.

11 maggio, A Favara i Carabinieri della locale Tenenza hanno tratto in arresto, in esecuzione di ordinanza di carcerazione emessa dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Agrigento, il favarese Antonio Baio, 76 anni, imprenditore, reo confesso e appena condannato dalla Cassazione, con sentenza definitiva, a 30 anni di reclusione per l’omicidio dell’imprenditore Calogero Palumbo Piccionello. L’arrestato è stato trasferito nel carcere Petrusa di Agrigento, per espiare la pena di anni 28 di reclusione, avendone già scontati 2 di custodia cautelare.

11 maggio, A Ravanusa i Carabinieri hanno arrestato in flagranza di reato un commerciante di 50 anni, S M sono le iniziali del nome, perché nel suo bar, all’interno di una cappa di aspirazione, i militari hanno scoperto nascosti e hanno sequestrato circa 35 grammi di cocaina divisi in 35 dosi, e 7.500 euro in contanti, in banconote di vario taglio, verosimilmente provento dell’attività di spaccio. Il 50enne è stato trasferito nel carcere Petrusa ad Agrigento.

11 maggio, Il 30 novembre del 2014 ad Agrigento fu una domenica grigia e ventosa, tipicamente autunnale. Antonino Circo, 86 anni di età, abita in via Cicerone, e raggiunge, camminando a piedi, un amico nella confinante via Papa Luciani, al civico 43, per assistere insieme innanzi alla televisione alla partita di calcio della squadra del cuore. L’amico è in casa all’ottavo piano, e l’ascensore ha ucciso Antonino Circo, morto perché incastrato tra la cabina e il pianerottolo. I Vigili del fuoco lavorarono oltre il tramonto per estrarre il corpo senza vita del pensionato appassionato di calcio. Solo intorno alle ore 19 della sera, gli operai dell’ agenzia di onoranze funebri hanno caricato e salito la bara, ovviamente a piedi. La Procura della Repubblica di Agrigento ha indagato alla ricerca di eventuali responsabilità connesse al malfunzionamento dell’ascensore, causa dell’effetto morte. L’inchiesta è stata affidata alla sostituto Antonella Pandolfi che, come secondo prassi in tali casi, si è avvalsa di consulenti e perizie. E adesso pende la richiesta di rinvio a giudizio di quattro imputati per omicidio colposo, perché non avrebbero garantito la regolarità del funzionamento dell’impianto rivelatosi mortale. Tre, fra due di Caltanissetta e uno di Palermo, sono dipendenti della “Irma srl”, la società che ha gestito l’ascensore. E il quarto imputato, anche lui di Palermo, rappresenta l’Oce, l’Organismo di certificazione europea, preposto ai controlli biennali sugli impianti di ascensore per certificare il loro regolare funzionamento e lo stato di manutenzione. La prima udienza preliminare si è svolta al cospetto del giudice Francesco Provenzano, e i familiari della vittima, la moglie e la figlia di Antonino Circo, si sono costituite parte civile tramite gli avvocati Santino Russo e Maria Assunta Di Matteo. Ultimata la costituzione delle parti e l’ammissione dei mezzi di prova, l’udienza è stata aggiornata al prossimo 18 maggio per il dibattimento.

11 maggio, A Naro i Carabinieri hanno denunciato a piede libero alla Procura di Agrigento un commerciante di 57 anni, A S sono le iniziali del nome, per il reato di inosservanza dei provvedimenti dell’autorità. Lui, in possesso di porto di fucile per uso caccia, non ha fornito la certificazione medica attestante l’idoneità fisica e mentale per la detenzione delle armi. I Carabinieri hanno proceduto anche al ritiro cautelare di 4 fucili regolarmente detenuti.

12 maggio, Non più di 15 rimborsi per consumazioni alimentari, parecchie per pochi euro, e 40 palme, sono costate all’ultimo presidente della Provincia di Agrigento, Eugenio D’Orsi, 59 anni, di Palma di Montechiaro, due processi e due condanne a complessivi 1 anno e 4 mesi di reclusione. Il 30 marzo 2015 il Tribunale di Agrigento ha condannato Eugenio D’Orsi a 1 anno di reclusione, pena sospesa, nell’ambito dell’inchiesta sui rimborsi pagati a spese dell’Ente. La condanna è stata inflitta per abuso d’ufficio, perché D’Orsi avrebbe ottenuto il rimborso di alcuni pranzi senza che risultasse adeguatamente motivato il fine istituzionale. E si tratta di una quindicina di buoni relativi a conti di ristoranti, autogrill e paninerie. D’Orsi invece è stato assolto da tutte le altre accuse, tra concussione, peculato e abuso d’ufficio, in riferimento al mancato pagamento, del tutto o in parte, dei lavori ad opera di imprese e professionisti nella sua villa a Montaperto, frazione di Agrigento, poi l’acquisto di beni di rappresentanza o di servizi, ad esempio oggetti di cancelleria, e poi gli incarichi professionali esterni all’Ente. E la Procura di Agrigento ha presentato appello contro tale sentenza di primo grado. Invece, sul caso delle 40 palme destinate al Giardino botanico in via Demetra ad Agrigento, e che sarebbero state piantumate nella stessa villa di D’Orsi, il Tribunale ha disposto la restituzione degli atti alla Procura per riqualificare il reato da peculato in corruzione. Ebbene, il 24 luglio 2015 la giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Agrigento, Alessandra Vella, ha disposto il giudizio immediato a carico di Eugenio D’Orsi, imputandolo di corruzione per l’esercizio della funzione in riferimento alle 40 palme. Il pubblico ministero, Carlo Cinque, ha invocato la condanna a 6 mesi di reclusione. E adesso la sezione penale del Tribunale, presieduta dalla giudice Gianfranca Claudia Infantino, ha inflitto a D’Orsi 4 mesi. Il difensore di Eugenio D’Orsi, l’avvocato Daniela Posante, ha tentato di persuadere i giudici che non vi è alcuna prova dell’accordo tra D’Orsi e il vivaista, e altrettanto non vi è un nesso tra le palme piantate a casa di D’Orsi e l’acquisto delle piante da parte della Provincia. Pertanto, come emerso nel corso del testo appena letto, a fronte delle tante accuse mosse a suo tempo all’ex presidente della Provincia di Agrigento, la montagna ha partorito il classico topolino, ossia l’abuso per pochi rimborsi alimentari da pochi euro, e poi il caso delle famigerate palme.

12 maggio, Morte bianca a Licata. Un incidente sul lavoro ha provocato la morte di un operaio di 44 anni, Giovanni Callea. L’uomo, intento a lavorare in un cantiere in contrada “Piano Bugiades”, è stato folgorato da una scarica elettrica. Callea è stato soccorso e trasportato in ospedale, al “San Giacomo d’Altopasso”, ma è morto nel frattempo. Indaga la Polizia che, su disposizione del magistrato di turno, Salvatore Vella, ha sequestrato il cantiere.

12 maggio, A Lampedusa ha imperversato il marrobbio, che è una rapida variazione del livello marino provocata dall’accumulo di acqua presso le coste a causa del vento. L’ultimo episodio del genere si è verificato una ventina di anni addietro. Alcune imbarcazioni da diporto e due pescherecci sono affondati. Le onde hanno anche danneggiato una motovedetta dei Carabinieri e hanno divelto i pontili nei pressi del molo Favarolo, senza compromettere però la funzionalità del porto dove attracca il traghetto di linea con Porto Empedocle. Nel corso della notte, Guardia Costiera, Vigili del fuoco e Carabinieri sono stati impegnati nei primi interventi a rimedio. La sindaca, Giusi Nicolini, commenta: “E’ un disastro. E’ come se ci fosse stato un piccolo tsunami. Tutte le barche si sono alzate. Già stanotte ho avvisato la Prefettura di Agrigento ed ho chiamato il presidente della Regione che ha allertato la Protezione civile. Siamo di fronte ad una calamità naturale seria. C’è stato un vento fortissimo, una sorta di tromba d’aria, si sono alzate le onde e l’acqua è arrivata fino al campo sportivo. C’è bisogno di aiuto, di riportare all’asciutto i pescherecci affondati e di controllare tutti gli altri. E’ affondata la vita ed i sacrifici fatti dai pescatori.”

12 maggio, Il Tribunale di Agrigento ha condannato a 3 mesi di reclusione, pena sospesa, l’ex consigliere comunale di Agrigento, Giuseppe Di Rosa, imputato perché avrebbe diffamato Francesco Messina, anche lui ex consigliere comunale di Agrigento, difeso dall’avvocato Ignazio Valenza. Di Rosa, che annuncia ricorso in appello contro la sentenza, pagherà le spese processuali, quantificate in 1700 euro, e il risarcimento da liquidare in sede civile.

12 maggio, Il Tribunale di Agrigento ha emesso sentenza di non luogo a procedere, per intervenuta prescrizione dei reati contestati, nei confronti di 19 imputati agrigentini, tra San Giovanni Gemini, Cammarata e Santo Stefano di Quisquina, che sarebbero stati parte di un’associazione a delinquere finalizzata alle truffe tramite la fittizia costituzione di società fantasma strumentali ad ottenere dei finanziamenti pubblici. Infatti, i reati ipotizzati dal pubblico ministero, Andrea Maggioni, sono associazione a delinquere e truffa. L’importo complessivo della presunta truffa, consumata anche tramite fatture false per lavori inesistenti, ammonterebbe a circa 2 milioni di euro.

12 maggio, Il giudice monocratico del Tribunale di Agrigento, Giuseppe Miceli, ha condannato a 3 anni e 6 mesi di reclusione Calogero Tulumello, 43 anni, di Realmonte, e a 2 anni e 9 mesi il figlio Girolamo Tulumello, 20 anni, entrambi imputati di estorsione a danno di un medico di Realmonte. Un altro imputato della stessa ipotesi di reato, Calogero Fiannaca, 55 anni, ha patteggiato la condanna in altra sede. La vittima della presunta estorsione, da 10mila euro con la minaccia di ritorsioni, è il medico di base Melchiorre Scaturro, sanitario del carcere Ucciardone e titolare di un ambulatorio a Realmonte.

12 maggio, La Cassazione ha confermato la sentenza emessa dalla Corte d’Appello di Palermo il 25 novembre 2014 e ha condannato a 7 anni di reclusione Gaetano Sedita, 75 anni, di Alessandria della Rocca, imputato nell’ambito dell’ inchiesta antimafia cosiddetta “Alisciannira”, che è la traduzione dialettale di Alessandria della Rocca, in provincia di Agrigento. Il 25 luglio 2012 il blitz “Alisciannira” dei Carabinieri agrigentini e della Direzione distrettuale antimafia di Palermo ha provocato 4 arresti ad Alessandria. Gaetano Sedita è stato riconosciuto dai giudici come il capo della famiglia mafiosa di Alessandria della Rocca.

13 maggio, Ad Agrigento i Carabinieri del Nucleo Radiomobile hanno arrestato, per detenzione di droga a fine di spaccio, un africano originario del Gambia e domiciliato a Porto Empedocle, Y M sono le iniziali del nome, sorpreso in possesso di 50 grammi di hashish e di 35 grammi di marijuana divisi in dosi. E a Favara i Carabinieri della locale Tenenza hanno arrestato, ancora per detenzione di droga a fine di spaccio, un favarese di 35 anni, S F sono le iniziali del nome, sorpreso in possesso di 20 grammi di cocaina e 15 grammi di sostanza da taglio di tipo mannitolo.

13 maggio, I Carabinieri della Compagnia di Sciacca e della stazione di Sambuca di Sicilia hanno arrestato, per detenzione di droga a fine di spaccio, due giovani di Menfi sorpresi, lungo la strada provinciale 70 in direzione Sambuca, a bordo di un’automobile in possesso di un panetto di 100 grammi di hashish nascosto all’interno di uno sportello dell’auto. Nel corso delle perquisizioni domiciliari sono stati scoperti e sequestrati altri 20 grammi di hashish.

13 maggio, I poliziotti del Commissariato di Porto Empedocle, capitanati dal vice Questore, Cesare Castelli, hanno scoperto un lavoratore in nero all’interno di un bar a Cattolica Eraclea. Sono state rilevate, inoltre, altre infrazioni, tra l’avviso relativo alla quantità di alcol da assumere per poter guidare l’automobile, l’apparecchio per misurare il tasso di alcol, e la tabella dei giochi proibiti, il tutto mancante. Il titolare ha subito sanzioni per circa 19mila euro ed è stato denunciato alla Procura.

15 maggio, La Corte di Cassazione ha confermato la condanna emessa dal Tribunale di Agrigento il 9 gennaio del 2015 a 30 anni di carcere a carico di Mouhamud Elmi Muhidin, 29 anni, originario della Somalia, imputato di tratta di esseri umani, associazione per delinquere finalizzata al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e violenza sessuale. Il somalo è stato arrestato dopo la denuncia di un gruppo di profughi sopravvissuti al naufragio a Lampedusa il 3 ottobre del 2013, che ha provocato la morte di 368 persone. Dal racconto delle vittime è emerso che i profughi, sia uomini che donne, prima di arrivare sulle coste libiche per imbarcarsi, sono stati segregati per mesi, torturati o violentate, all’interno di magazzini al confine tra il Ciad e la Libia, in attesa che i familiari pagassero la somma di 3mila dollari.

15 maggio, A Sciacca, al palazzo di giustizia, il pubblico ministero, Michele Marrone, a conclusione della requisitoria, ha chiesto al Tribunale di condannare a 4 anni di reclusione ciascuno Antonino Pecoraro, 20 anni, di Sciacca, e Leandro Barone, 19 anni, di Palermo, imputati in abbreviato di rapina e lesioni personali in concorso a danno di un anziano. Il giudice per le udienze preliminari, Rosario Di Gioia, ha rinviato l’udienza al 9 giugno per eventuali repliche e per la sentenza. Pecoraro e Barone, nell’ottobre del 2015, avrebbero picchiato e rapinato un anziano nel quartiere di San Michele.

16 maggio, A Licata un disabile di 55 anni, M B sono le iniziali del nome, è accidentalmente caduto in casa, e, rovinando a terra, ha sbattuto contro una vetrata e un frammento di vetro gli ha reciso una vena provocandone la morte appena giunto all’ospedale “San Giacomo d’Altopasso”. Sarebbero stati dei vicini di casa, allarmati dal rumore, a telefonare alla Polizia e al 118, subito intervenuti sul posto per prestare soccorso e trasportare in ospedale il 55enne.

16 maggio, Ad Agrigento, a San Leone, al lungomare Falcone e Borsellino, due banditi, a volto coperto e armati di pistola e coltello, sono irrotti nell’Ufficio postale, hanno minacciato gli impiegati, e hanno arraffato il denaro in cassa. Poi sono fuggiti, probabilmente a bordo di un ciclomotore. Il bottino ammonta a circa 300 euro.

16 maggio, Ad Agrigento i poliziotti della sezione Falchi della Squadra Mobile, capitanati da Giovanni Minardi, hanno denunciato a piede libero padre e figlio, E C sono le iniziali del nome, 51 anni, e il figlio di 17 anni, perché sul balcone della loro casa sono state scoperte 5 piantine di marijuana coltivate in altrettanti vasetti, e addosso al 17enne 13 dosi di hashish, per un peso complessivo di circa 22 grammi.

17 maggio, La Procura della Repubblica di Agrigento ha chiesto il rinvio a giudizio di Salvatore Cerrito, 73 anni, Angela Latona, 50 anni, e Alfonso Piazza, 53 anni, di Agrigento, e poi di Gianfranco Russello, 41 anni, di Favara, imputati, a vario titolo, di truffa e falso, ipotesi di reato risalenti al periodo tra la fine del 2011 e l’inizio del 2012. Secondo la Procura, avrebbero utilizzato falsi documenti, soprattutto buste paga e d’identità, per acquisti o per ottenere finanziamenti.

17 maggio, La Procura della Repubblica di Agrigento ha chiesto il rinvio a giudizio di 6 imputati di Favara per, a vario titolo, rapina e ricettazione. Il prossimo 13 giugno, innanzi al giudice per le udienze preliminari, Stefano Zammuto, risponderanno presente Amodeo Stagno, 26 anni, Gianluca Stagno, 27 anni, Filippo Buscemi, 36 anni, Maddalena Stagno, 32 anni, Giuseppe Mattina, 41 anni, e Angelo Noto, 31 anni. Un minorenne all’epoca di quanto sarebbe accaduto, il 18 settembre del 2009, e che è stato giudicato in separata sede, avrebbe favorito da una finestra l’ingresso di Amodeo e Gianluca Stagno nell’abitazione della nonna dello stesso minorenne. L’anziana è stata minacciata di morte con una pistola ed è stata rapinata. Il bottino, oggetti preziosi, sarebbe stato poi venduto. Il collegio difensivo è composto dagli avvocati Salvatore Cusumano, Daniele Re, Michele Ingrao e Angelo Benvenuto.

18 maggio, Suicidio ad Agrigento, nella collina della Rupe Atenea, dove una ragazza di 16 anni, A S sono le iniziali del nome, si è lanciata nel vuoto dal terrazzo panoramico sul picco collinare. Sono stati alcuni passanti ad accorgersi dello scooter posteggiato nei pressi del precipizio, e poi hanno scorto il cadavere nel burrone. Sul posto sono intervenuti i poliziotti della Squadra Volanti, coordinati da Rosa Malfitano, e i Vigili del fuoco. Inutile l’intervento dell’ambulanza. La caduta ha provocato la morte sul colpo. Indagini in corso. La ragazza, prima di compiere il tragico gesto, ha pubblicato un messaggio d’addio su un social network.

18 maggio, Ad Agrigento, al palazzo di giustizia, la pubblico ministero, Fabrizia Fasulo, ha chiesto al Tribunale di condannare a 3 mesi di reclusione un uomo di 64 anni di Favara ma residente ad Agrigento, imputato di false dichiarazioni al difensore per aver rilasciato ad un avvocato penalista agrigentino dichiarazioni non rispondenti a verità nel corso della verbalizzazione di alcune indagini difensive. La persona offesa è un ex brigadiere dei Carabinieri, che sarebbe stato accusato ingiustamente dall’imputato di aggressioni verbali e offese nel corso di un’assemblea condominiale. In occasione della prossima udienza saranno impegnati nelle arringhe difensive gli avvocati di parte. In particolare, l’avvocato Giuseppina Ganci difende il figlio dell’ex brigadiere, costituito parte civile.

19 maggio, I Carabinieri della Compagnia di Licata hanno eseguito 4 ordinanze cautelari, per, a vario titolo, associazione a delinquere finalizzata alle estorsioni, emesse dal Tribunale su richiesta della Procura di Agrigento, nell’ambito dell’inchiesta cosiddetta “Stipendi spezzati”, in riferimento a presunte estorsioni a danno dei dipendenti della “Cooperativa sociale Suami – Onlus”. Gli arresti domiciliari sono stati imposti a Salvatore Lupo, 41 anni, ex presidente del consiglio comunale di Favara, e alla moglie, Maria Barba, 35 anni. Poi, l’obbligo di dimora a Licata è stato imposto a Caterina Federico, 34 anni, e l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria è stato imposto a Veronica Sutera Sardo, 30 anni, di Agrigento. Secondo quanto emerso dalle indagini, coordinate dal sostituto procuratore Alessandro Macaluso, ai dipendenti della “Cooperativa sociale Suami – Onlus” sono state accreditate sul conto corrente le mensilità dovute e poi, con carte bancomat intestate proprio agli stessi dipendenti, l’amministratore unico della Cooperativa, Salvatore Lupo, avrebbe prelevato la metà degli stessi stipendi. E ciò a danno di oltre 20 dipendenti. Inoltre, quando i dipendenti della Cooperativa sono stati licenziati, sarebbe stato trattenuto il trattamento di fine rapporto. I Carabinieri di Licata hanno contestualmente proceduto al sequestro preventivo di circa 37 mila euro sui conto correnti degli indagati.

19 maggio, Il Nucleo Operativo Ecologico dei Carabinieri, in collaborazione con il Nucleo Investigativo del Comando Provinciale dei Carabinieri di Agrigento, ha notificato l’avviso di conclusione delle indagini preliminari emesso dalla Procura della Repubblica di Agrigento a carico di quattro indagati del reato di truffa aggravata e continuata. “L’attività investigativa – spiegano gli investigatori – ha permesso di accertare che la società Girgenti Acque, quale gestore del Servizio Idrico Integrato AG9 di Agrigento, ha percepito indebitamente i contributi previsti dalla legge regionale siciliana numero 9 del 2004, finalizzati a consentire l’equilibrio economico-gestionale del Piano d’Ambito nonché, applicando un indice di inflazione diverso da quello previsto, la quota parte di incremento della tariffa, quest’ultima corrispettivo del Servizio idrico integrato, con aggravio dei costi a carico della stessa utenza. L’ammontare delle indebite percezioni di denaro è stata computata in 20milioni di euro circa.”

19 maggio, E’ morto ad Agrigento all’età di 73 anni Calogero Cesare Lombardozzi, già condannato con sentenze definitive per associazione mafiosa. La morte del boss è stata annunciata tramite un manifesto funebre affisso innanzi alla chiesa di San Leone, scelta per i funerali.

20 maggio, Il 4 luglio del 1990, il giorno della cosiddetta “seconda strage di mafia” a Porto Empedocle, due furono le vittime innocenti, Giuseppe Marnalo, 46 anni, e Stefano Volpe, 20 anni. Maria Concetta Vecchia, moglie di Giuseppe Marnalo e madre di 5 figli, e Giuseppe Volpe, padre di Stefano Volpe, tramite gli avvocati Angelo Farruggia ed Annalisa Russello, hanno sostenuto il processo innanzi al Tribunale di Agrigento che si è concluso nel 2012 con la condanna dei responsabili della strage, in solido con il Fondo di Solidarietà per le vittime innocenti della mafia, al risarcimento dei danni. Il Fondo di Solidarietà si è però opposto alla sentenza. Dunque, Maria Concetta Vecchia e Giuseppe Volpe, ancora difesi dagli avvocati Angelo Farruggia ed Annalisa Russello, insieme all’avvocato Carmelita Danile, hanno sostenuto un secondo giudizio innanzi al Tribunale di Palermo, che ha confermato la condanna del ministero dell’Interno, quindi il Fondo di Solidarietà, al pagamento dei danni, che ammontano a circa 1 milione di euro per ciascuna vittima.

20 maggio, Ad Agrigento, al palazzo di giustizia, la pubblico ministero, Manuela Sajeva, a conclusione della requisitoria, ha chiesto la condanna a 6 mesi di arresto e 35mila euro di ammenda ciascuno a carico dei 7 imputati nell’ ambito dell’ inchiesta cosiddetta “Self Service 2”, su presunte lottizzazioni abusive incombenti a San Leone, nella zona tra Viale delle Dune e Cannatello. I 7 sono Sebastiano Di Francesco, 57 anni, di Agrigento, ex capo dell’ Ufficio tecnico comunale, e Luigi Zicari, 64 anni, di Agrigento, ex dirigente dello stesso Utc. Poi, Domenico De Michele Granet, 49 anni, di Agrigento, e Rosa Maria De Michele Granet, 51 anni, di Agrigento, proprietari del terreno e delle ville incriminate. Poi, Ali Borzoee, 58 anni, nato in Iran e residente a Favara, direttore dei lavori. E poi Pietro Vullo, 46 anni, di Agrigento, direttore dei lavori, e Roberto Gallo Afflitto, 47 anni, di Agrigento, progettista.

20 maggio, Il Tribunale di Sciacca ha rinviato a giudizio il deputato regionale dell’Udc, Gaetano Cani, perché, nella qualità di amministratore della società “Athena”, che fino al 2010 ha gestito il Liceo delle scienze sociali “Rotolo” a Menfi, avrebbe costretto diversi docenti, una decina in tutto, a rinunciare al compenso per il lavoro prestato ed a firmare le busta paga mensili a titolo di quietanza del compenso in realtà non corrisposto, nonché a sottoscrivere, già dal momento della stipulazione del contratto di lavoro, una lettera di dimissioni “in bianco”, priva di data, in modo da potere interrompere in qualsiasi momento e unilateralmente il rapporto di lavoro. Il processo ordinario a carico di Cani inizia il 19 luglio. Invece, hanno scelto di essere giudicati in abbreviato, all’udienza del 29 settembre, Antonio Nugara, 55 anni, di San Biagio Platani, Antonino Cosentino , 54 anni, di Menfi, entrambi amministratori, nel tempo, della società Athena, e la segretaria della scuola, Giuseppa Barrile, di 60 anni, di Montevago, ritenuta responsabile solo di favoreggiamento perché avrebbe aiutato gli amministratori della società Athena ad eludere le indagini condotte dai Carabinieri della sezione di polizia giudiziaria della Procura della Repubblica di Sciacca.

20 maggio, Il Tribunale di Agrigento ha assolto Dauda Sene, 20 anni, originario del Senegal, presunto scafista imputato del reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Il senegalese è stato difeso dall’avvocato Magda Lattuca, che ha invocato con successo la scriminante dello stato di necessità allorchè il 20enne sarebbe stato costretto dai trafficanti libici a guidare l’imbarcazione carica di migranti. E’ stato invece condannato a 2 anni e 6 mesi di reclusione Lamin Boiang, 20 anni, del Gambia, anche lui presunto scafista, difeso dalla stessa avvocato Magda Lattuca che annuncia eventuale ricorso in Appello dopo avere letto le motivazioni della sentenza di condanna, e la richiesta di risarcimento danni patiti dal senegalese assolto per l’ingiusta detenzione subita.

21 maggio, Ad Agrigento i poliziotti della Squadra Mobile, capitanati da Giovanni Minardi, hanno arrestato Mohamed Amine El Yahmidi, 33 anni, originario del Marocco, sorpreso a casa sua, in contrada San Benedetto, nel corso di una perquisizione, in possesso di due spinelli sopra il tavolo della cucina e di un involucro nascosto sopra il cassone di una finestra contenente mezzo chilo di cocaina. Il marocchino ha tentato la fuga ma è stato acciuffato e arrestato con non poca resistenza.

23 maggio, A conclusione di una intensa attività info-investigativa, volta alla tutela del patrimonio artistico e culturale, la Guardia di Finanza di Sciacca ha scoperto e sequestrato numerosi e pregiati reperti archeologici di età bizantina, detenuti illegalmente nel proprio domicilio da un pensionato di Sciacca. Le indagini, coordinate dal capitano Carluccio, sono state avviate a seguito di un furto, alcuni anni addietro, nel cimitero monumentale di Burgio. I reperti appena recuperati, in ceramica settecentesca, sono stati in origine mosaico ornamentale della tomba Virgadamo, bersaglio del furto, espressione unica di artigianato locale, e tutelata con decreto dalla Soprintendenza ai beni culturali di Agrigento perché ritenuta di interesse storico, artistico ed etno – antropologico. L’attività delle Fiamme Gialle è stata coordinata dal procuratore di Sciacca, Roberta Buzzolani, e dal sostituto procuratore, Cristian Del Turco. Il pensionato risponderà di ricettazione e impossessamento illecito di beni appartenenti allo Stato.

23 maggio, Il 13 novembre del 2015 il Tribunale di Sciacca ha inflitto 4 anni di carcere all’ex comandante della Caserma dei Carabinieri di Sambuca di Sicilia, Luigi Sapienza, 56 anni, arrestato il primo agosto del 2013 per concussione. Sapienza avrebbe intascato una mazzetta di 600 euro da un imprenditore edile. Durante un controllo presso un cantiere, il Carabiniere ha contestato all’imprenditore alcune lievi infrazioni e avrebbe indotto l’ imprenditore a credere che gli avrebbe inflitto una maxi contravvenzione da 600 euro, invitandolo a presentarsi in caserma per il pagamento in contanti. I colleghi hanno scoperto la presunta tresca e avvertito la Procura di Sciacca che ha autorizzato l’intervento in flagranza, nel momento in cui l’ imprenditore ha consegnato il denaro a Sapienza. Ebbene, adesso, la Corte dei Conti ha riconosciuto responsabile il maresciallo originario di Terrasini del danno all’immagine dell’Arma condannandolo a pagare 40mila euro, a fronte di 73mila chiesti dalla Procura.

23 maggio, La primavera è tempo di risveglio della natura e di fioritura. Alcuni giorni addietro i Carabinieri hanno imperversato in territorio di Naro, in contrada “Messer Rinaldo”, dove hanno scoperto, estirpato e sequestrato una piantagione di oppio. Adesso ancora i militari dell’Arma hanno lavorato a Licata, in contrada Casalicchio. I Carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Licata hanno arrestato in flagranza di reato Danilo Bennici, 23 anni, un bracciante agricolo licatese presunto coltivatore diretto anche di marijuana. Infatti, Bennici risponderà ai magistrati agrigentini di coltivazione, produzione e detenzione ai fini di spaccio di sostanza stupefacente del tipo “marjuana”. Nel fondo agricolo che sarebbe stato coltivato dal 23enne i Carabinieri hanno contato circa 800 piante di “Cannabis indica”, del peso complessivo di 6 quintali, 600 chili, tutte tra i 50 e i 100 centimetri, rigogliosamente fiorite e in ottimo stato di vegetazione. Lo stupefacente sarà al più presto sotto analisi qualitativa e quantitativa. Danilo Bennici è stato trasferito nella casa circondariale “Petrusa” ad Agrigento.

23 maggio, I Carabinieri, insieme ai poliziotti della Squadra Mobile, sono stati impegnati nottetempo anche a Favara, dove, in via Torino, si è scatenata una sparatoria. Da un Fiat Fiorino in marcia, e che poi si è arrestato all’improvviso, sono saltate fuori due persone, che hanno sparato contro altri intercettati a piedi lungo la strada e che avrebbero risposto al fuoco. Soltanto uno sarebbe ferito, Carmelo Nicotra, 35 anni, ed è ricoverato all’ospedale “San Giovanni di Dio” ad Agrigento, dove i medici lo hanno sottoposto ad un intervento chirurgico. E non sarebbe in pericolo di vita. Tra le armi utilizzate vi sarebbero stati anche dei fucili kalashnikov. Carmelo Nicotra verosimilmente sarebbe fuggito dal luogo dell’agguato, e si è recato da solo in ospedale. Infatti, i Carabinieri lo hanno colto già nei pressi del nosocomio. Le indagini sono in corso. E non si trascurano tre precedenti di cronaca sanguinaria: 14 settembre 2016, a Liegi in Belgio, ucciso Mario Jakelich, 28 anni, di Porto Empedocle, e ferito Maurizio Di Stefano, 40 anni, di Favara, poi 26 ottobre 2016, a Favara, ucciso Carmelo Ciffa, 42 anni, di Porto Empedocle, e poi 10 maggio 2017, ancora a Liegi, ucciso Rino Sorce, 50 anni, di Favara.

24 maggio, A Naro i Carabinieri della locale Stazione hanno denunciato a piede libero alla Procura della Repubblica di Agrigento A G, sono le iniziali del nome, 76 anni, pensionato, per omessa custodia di armi. Nel corso di una ispezione domiciliare, è emerso che l’anziano non ha custodito con la necessaria diligenza due fucili da caccia ed una rivoltella. A conclusione degli accertamenti, le armi e le munizioni sono state poste sotto sequestro dai Carabinieri.

24 maggio, A Palma di Montechiaro la Polizia ha arrestato Giovanni Alotto, 35 anni, che sconterà un residuo pena di due anni di reclusione a seguito della condanna subita in Cassazione per rapina ed estorsione con l’aggravante del metodo mafioso. Si tratta della tentata estorsione a danno del farmacista Claudio Miceli, bersaglio di minacce e di intimidazioni al fine di indurlo a pagare.

24 maggio, A Palma di Montechiaro la Polizia ha arrestato Onofrio Salvatore Cavaleri, 28 anni, inseguito da un mandato d’arresto europeo emesso dall’autorità giudiziaria tedesca per un tentato omicidio che sarebbe stato commesso lo scorso 14 maggio, a colpi d’arma da fuoco, in un negozio di Duisburg. Cavaleri è stato trasferito nel carcere Petrusa ad Agrigento a disposizione dei magistrati e in attesa dell’estradizione.

25 maggio, I Carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Licata hanno arrestato Salvatore Paraninfo, 29 anni, presunto responsabile del reato di tentato furto in abitazione. I Carabinieri, a conclusione delle indagini, hanno accertato che il 5 maggio scorso, durante i festeggiamenti del Santo Patrono di Licata, Paraninfo, insieme ad un altro uomo arrestato in flagranza, ha tentato un furto all’interno dell’abitazione di un 89enne pensionato licatese, nel centro cittadino. Paraninfo, a seguito di provvedimento apposito dell’Autorità Giudiziaria, è stato trasferito nel carcere “Petrusa” ad Agrigento.

25 maggio, A Favara i Carabinieri della locale Tenenza sono stati impegnati nelle indagini a seguito delle scritte blasfeme con una bomboletta spray comparse lo scorso 5 maggio su alcuni muri della città, in via Roma sul prospetto del Comune dove vi è l’ufficio Servizi sociali, in piazza Matrice, in piazza Cavour e nel cortile Copernico. Ebbene, i Carabinieri hanno scoperto il presunto responsabile, e sarebbe un uomo di Favara con problemi psichici. La posizione dell’indagato è al vaglio degli inquirenti. Gli investigatori si sono avvalsi soprattutto delle immagini registrate dagli impianti cittadini di video – sorveglianza.

25 maggio, Favara, il centro storico. Piazza del Carmine. L’alba del 23 gennaio del 2010. Un tonfo. Il crollo di una palazzina. La famiglia Bellavia, 5 persone, padre, madre e 3 figli: marito e moglie, Giuseppe Bellavia, muratore, e Giuseppina Bello, casalinga, sono estratti da sotto le macerie. Subito. L’uomo, lievemente ferito, collabora con i soccorsi. La donna, in condizioni più gravi, è trasportata in ospedale. Si scava tra le rovine, affannosamente. Due bambini, Giovanni, 11 anni, e Chiara Pia, 3 anni, sono vivi. Marianna, 14 anni, è invece morta, vittima del crollo. La corsa al “San Giovanni Di Dio”. Giovanni è stato intubato. Durante il trasporto, in ambulanza, muore Chiara Pia. Inutili i tentativi di rianimarla. La stessa zona è da tempo a rischio. Altre case sono crollate in passato. Il primo cedimento nel 2001. La palazzina della famiglia Bellavia: un magazzino sotterraneo, un pianterreno e due piani superiori. Secondo la Protezione civile, come confermato poi dai consulenti della Procura, la casa crollata non sarebbe stata agibile. Anche perchè alcune opere di consolidamento sui piani alti hanno pregiudicato ancora di più la stabilità delle fondamenta marce. E così l’edificio si è accartocciato su se stesso. La Procura della Repubblica di Agrigento indaga per disastro e omicidio colposo plurimo. Il sindaco dell’epoca, Mimmo Russello, che si dimise appena ricevuto l’avviso di conclusione delle indagini preliminari, è stato poi giudicato in abbreviato e assolto il 14 febbraio del 2012. Due ex sindaci che hanno preceduto Russello, e altri 8 imputati, tra funzionari e dirigenti dell’ Ufficio tecnico comunale di Favara, i proprietari e i possessori dell’edificio crollato, sono stati sotto processo ordinario. Il 30 settembre del 2016, a conclusione della requisitoria, il pubblico ministero, Santo Fornasier, ha invocato 6 condanne e 4 assoluzioni. Adesso i giudici della sezione penale presieduta da Giuseppe Melisenda Giambertoni hanno assolto otto imputati e ne hanno condannati due: 3 anni di reclusione ciascuno sono stati inflitti all’ex capo dell’Ufficio tecnico comunale di Favara, Sebastiano Dispenza, e al proprietario dell’immobile crollato, Antonio Noto. Sono attese le motivazioni della sentenza. Secondo il pubblico ministero Fornasier, Antonio Noto sarebbe stato a conoscenza dello stato precario della palazzina affittata alla famiglia Bellavia. Gli otto assolti, per non avere commesso il fatto, sono: Rosalia Presti, parente di Antonio Noto, alla quale sarebbe stata intestata la palazzina, poi gli ex sindaci Carmelo Vetro e Lorenzo Airò, l’ex capo dell’Ufficio tecnico, Giacomo Sorce, il geometra Antonio Grova, dipendente dell’Ufficio tecnico, e i tecnici comunali Francesco Criscenzo, Pasquale Amato, ex sindaco di Palma, e Alberto Avenia.

26 maggio, I Carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Licata hanno arrestato, ai domiciliari, in flagranza di reato, Calogero Castellino, 29 anni, di Palma di Montechiaro, per detenzione illegale di arma clandestina e relative munizioni. Nel corso di una perquisizione domiciliare, Castellino è stato sorpreso in possesso, nel proprio garage, di una pistola calibro 9, priva di matricola, con 2 caricatori ed oltre 150 cartucce.

27 maggio, I poliziotti della squadra Falchi della Squadra Mobile di Agrigento, capitanata da Giovanni Minardi, sono intervenuti tempestivamente al Villaggio Mosè, a seguito di una precisa segnalazione, e hanno sorpreso due persone che, spacciandosi come dipendenti dell’Enel, avrebbero indotto alcuni anziani a firmare nuovi contratti di fornitura di energia elettrica. I malcapitati, spesso temendo il distacco della fornitura, hanno firmato. I due sono stati denunciati e risponderanno di tentata truffa. I contratti fasulli sono stati sequestrati. Quanto accaduto testimonia l’importante opera di prevenzione nel territorio sostenuta dai Falchi della Squadra Mobile agrigentina.

27 maggio, Il Tribunale di Agrigento ha condannato a 9 mesi di reclusione l’avvocato agrigentino Giuseppe Arnone, imputato di diffamazione a danno del professore catanese Salvatore Sciacca, già consulente della Procura di Agrigento nell’ambito dell’inchiesta sul presunto inquinamento del mare di San Leone. Arnone pagherà le spese processuali. L’entità del risarcimento dei danni sarà valutato in sede civile.

29 maggio, La Procura presso la Direzione distrettuale antimafia di Palermo, tramite il pubblico ministero Claudio Camilleri, a conclusione della requisitoria ha chiesto la condanna a 8 anni di reclusione ciascuno a carico di Andrea e Salvatore La Puma, di 70 e 41 anni, padre e figlio, di Sambuca di Sicilia, inquisiti e giudicati in abbreviato nell’ambito dell’inchiesta antimafia nell’Agrigentino cosiddetta “Triokola–Eden 5”. I due La Puma sono difesi dagli avvocati Carmelo Giovinco e Carlo Ferracane. Prossima udienza il 6 giugno.

29 maggio, A Naro i Carabinieri della locale stazione hanno denunciato a piede libero alla Procura della Repubblica di Agrigento due persone per omessa custodia di armi. Nel corso di una perquisizione domiciliare nelle rispettive abitazioni dei due, è emerso che non hanno custodito con la necessaria diligenza le armi e munizioni detenute regolarmente. I Carabinieri hanno pertanto proceduto al ritiro cautelare di 5 fucili e una pistola con le relative munizioni.

29 maggio, A Castrofilippo i Carabinieri della locale Stazione hanno perquisito l’abitazione di un pensionato di 70 anni e hanno scoperto e sequestrato 55 piante di marijuana alte circa mezzo metro, coltivate in vasi sulla terrazza, un chilo e mezzo di foglie essiccate di marijuana, un bilancino elettronico di precisione e materiale per il confezionamento della sostanza stupefacente. L’anziano è stato arrestato. Risponderà di produzione e detenzione di sostanze stupefacenti a fini di spaccio.

29 maggio, Attività antidroga dei poliziotti della Squadra Mobile di Agrigento, capitanati da Giovanni Minardi. Un ragazzo di 19 anni, B D sono le iniziali del nome, è stato denunciato a piede libero alla Procura della Repubblica di Agrigento, per detenzione di droga a fini di spaccio, perché sorpreso in possesso di 17 dosi di hashish, per quasi 17 grammi complessivi, e 140 euro presunto provento del reato di spaccio. Inoltre, un altro giovane di 27 anni, A C sono le iniziali del nome, originario della Romania e residente a Favara, è stato segnalato alla Prefettura di Agrigento come consumatore abituale di stupefacenti perché sorpreso in via Esseneto in possesso di 8 dosi di hashish, per 7 grammi complessivi di peso.

30 maggio, Il Tribunale di Sciacca ha condannato a 8 mesi di reclusione, di cui 4 da scontare con lavori sociali, Marco Di Giovanna, 22 anni, di Sciacca, imputato di avere ceduto hashish, nel maggio 2016, a due giovani, in località Stazzone. Di Giovanna è stato giudicato in abbreviato.

30 maggio, Ad Agrigento, a Villaseta, ancora un furto, l’ennesimo, a danno della piscina comunale. Approfittando della mancanza di impianti di video – sorveglianza, o di altro strumento deterrente, ignoti sono entrati all’interno della struttura e hanno rubato i soldi, circa 100 euro, contenuti nella cassa. Indagano i Carabinieri.

31 maggio, Ad Agrigento, al palazzo di giustizia, a fronte della richiesta di condanna da parte del pubblico ministero, il giudice monocratico del Tribunale, Enzo Ricotta, ha assolto, perché il fatto non sussiste, i sette imputati nell’ ambito dell’ inchiesta cosiddetta “Self Service 2”, su presunte lottizzazioni abusive incombenti a San Leone, nella zona tra Viale delle Dune e Cannatello. I sette sono Sebastiano Di Francesco, 57 anni, di Agrigento, ex capo dell’ Ufficio tecnico comunale, e Luigi Zicari, 64 anni, di Agrigento, ex dirigente dello stesso Utc. Poi, Domenico De Michele Granet, 49 anni, di Agrigento, e Rosa Maria De Michele Granet, 51 anni, di Agrigento, proprietari del terreno e delle ville incriminate. Poi, Ali Borzoee, 58 anni, nato in Iran e residente a Favara, direttore dei lavori. E poi Pietro Vullo, 46 anni, di Agrigento, direttore dei lavori, e Roberto Gallo Afflitto, 47 anni, di Agrigento. I difensori, gli avvocati Giuseppe Scozzari, Angelo Nicotra, Gaetano Caponnetto, Raimondo Tripodo, Nicola Grillo e Diego Galluzzo hanno opposto che la lottizzazione è stata legittima perché in precedenza la zona è stata urbanizzata e, quindi, le costruzioni sono legittime. Il giudice ha dissequestrato l’intera area.

31 maggio, In esecuzione di un provvedimento di custodia cautelare emesso dal Tribunale di Milano, i Carabinieri della Compagnia di Canicattì hanno arrestato un imprenditore di 43 anni, Giuseppe Filippo La Marca, che sconterà 9 anni di reclusione perché ritenuto responsabile di truffa, tentata truffa e maltrattamenti in famiglia. Si tratta di reati commessi a Cantù, Settimo Milanese ed in provincia di Reggio Calabria. La Marca è stato trasferito nel carcere Petrusa ad Agrigento.

31 maggio, Ad Agrigento, alcuni giorni addietro, i poliziotti della Squadra Mobile sono intervenuti al Villaggio Mosè e hanno bloccato due malviventi impegnati a truffare gli anziani millantando di essere impiegati dell’Enel e inducendoli a firmare falsi contratti. Ebbene, adesso, gli stessi due truffatori, uno di Porto Empedocle e l’altro di Gela, approfittando di un modo di amministrare la Giustizia poco severo ed efficace, hanno proseguito il loro lavoro truffaldino, e sono stati nuovamente sorpresi a truffare anziani nel centro storico, in via Neve. La Questura di Agrigento gli ha imposto il foglio di via obbligatorio da Agrigento.

1 giugno, I Carabinieri della Tenenza di Ribera hanno identificato il motociclista immortalato domenica scorsa dalla telecamera di un bagnante (e poi il video è stato diffuso dall’associazione ambientalista MareAmico di Agrigento) intento a scorazzare sulla spiaggia tra i bagnanti nella riserva naturale alla foce del fiume Platani. MareAmico ha inoltrato una denuncia alla Tenenza dei Carabinieri di Ribera, e gli immediati accertamenti svolti dai militari dell’Arma hanno svelato l’autore del gesto. Si tratta di un giovane di 23 anni, di Ribera, che è stato convocato dai Carabinieri e ha ammesso la propria responsabilità. A suo carico i Carabinieri della Tenenza hanno elevato una consistente sanzione amministrativa, prevista dal Codice della Navigazione.

1 giugno, Il giudice monocratico del Tribunale di Sciacca Antonino Cucinella ha condannato tre giovani imputati dell’aggressione, il 19 maggio del 2013, a Sciacca, in Largo Spada, a danno di un minorenne. Ad Alessandro Galluzzo, 23 anni, sono stati inflitti 3 anni e 4 mesi di carcere per lesioni e stalking. Poi Calogero Danilo Termine, 25 anni, è stato condannato a 2 anni e 4 mesi per lesioni. E poi Giuseppe Ciancimino, 24 anni, ad 1 anno e 2 mesi, con pena sospesa. Il minorenne, di 17 anni, sarebbe stato vittima della spedizione punitiva perché reo di avere chiesto un passaggio, in motorino, a una ragazza, fidanzata di Galluzzo.

1 giugno, Il giudice monocratico del Tribunale di Agrigento, Giuseppe Miceli, nell’ambito di un’inchiesta antidroga a Canicattì, ha condannato 8 imputati, a 6 mesi di reclusione ciascuno, pena sospesa, per il reato di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti. Si tratta di Marco Cimino, Fabio Orlando, Francesco Pisciotto, Ovidiu Chiriach, Agostino Lombardo, Carmelo Fazio, Danilo Tropia, e Ionela Alina Corcoveanu. I reati contestati risalgono al 2012.

1 giugno, La sezione penale del Tribunale di Agrigento, presieduta da Giuseppe Melisenda Giambertoni, ha assolto tutti i 28 imputati, e per alcuni dei quali è intervenuta la prescrizione, nell’ambito di una maxi inchiesta risalente agli anni 2012 e 2013, sostenuta dalla Procura di Agrigento insieme alla Guardia di Finanza, per un presunto business di illeciti edilizi e urbanistici a Lampedusa. I reati contestati, a vario titolo, sono stati associazione a delinquere, corruzione, falso, truffa, abuso di ufficio e abusivismo edilizio. Gli assolti, tra funzionari della Soprintendenza, dell’Ufficio tecnico del Comune di Lampedusa, e proprietari delle aree lottizzate sono Alfonso Averna, Giovanni Sorrentino, Giuseppe Gabriele, Helmut Tschuscher, Giovanni Maggiore, Gianluca Giacobazzi, Gian Marco Giacobazzi, Giovanni Giammona, Giovanni Romiti, Salvatore Caffo, Anna Maria Gatti, Fabrizio Merlo, Alberto Barlattani, Carmen Vego e Sandro Sorrentino. E poi ancora Agostino Maggiore, Paolino Scibetta, Vincenzo Caruso, Paolo Farruggio, Maria Concetta Mangiapane, Giovanni Damiano Lombardo, Rosario Pietro De Battista, Franco Grunert, Elena Maria Antonietta Sacchetti, e Francesco Novaro. Nel collegio difensivo, tra gli altri, vi sono gli avvocati Vincenzo Caponnetto, Marco Giglio, Daniela Posante, Nicola Grillo, Rosario Didato e Giuseppe Scozzari.

1 giugno, Il piombo incombe nella campagna elettorale in corso per le Amministrative dell’11 giugno. A Montallegro sono stati esplosi alcuni colpi verosimilmente di fucile caricato a pallettoni contro un camion di proprietà dell’azienda agricola “Terre del Gorgo”, di cui è titolare il candidato a sindaco di Montallegro, Giovanni Cirillo. Gli spari sono stati esplosi nottetempo, contro il mezzo posteggiato in azienda, in contrada Gorgo. Indagano i Carabinieri.

1 giugno, Il 26 febbraio del 2010 i Carabinieri della Compagnia di Licata hanno arrestato Andrea Sanfilippo, 34 anni, ed Ignazio Callea, 35 anni, di Licata, entrambi manovali, accusati di omicidio colposo in concorso ed incendio doloso perchè il 30 agosto del 2009, al fine di costringere lo zio di Andrea Sanfilippo a pagare delle somme di denaro, gli avrebbero incendiato l’automobile, posteggiata in via Gioberti. Ebbene, i fumi provocati dal rogo hanno invaso l’abitazione della nonna di Sanfilippo, Alessandra De Simone, 80 anni. La donna è stata ricoverata ed è morta a causa di una grave insufficienza respiratoria provocata da inalazioni di fumi tossici. Adesso la Corte d’Appello di Palermo ha condannato, per omicidio colposo in concorso, lo stesso Andrea Sanfilippo a 2 anni e 4 mesi di reclusione.

2 giugno, A Sciacca, il 16 agosto del 2006, lungo il Viale delle Terme, a causa di due segnali stradali posizionati in modo irregolare nel centro della carreggiata, un’automobile si ribaltò e l’incidente ha provocato la morte di Ignazio Marino, 23 anni, dipendente di un oleificio. Ebbene, i giudici in sentenza hanno riconosciuto il concorso di colpa del Comune di Sciacca e lo hanno condannato a risarcire il danno alla famiglia Marino. In proposito, il consiglio comunale ha approvato un relativo debito fuori bilancio di 461mila euro, a tanto ammonta la liquidazione del danno.

3 giugno, A Licata, i Carabinieri della locale Compagnia, nel corso di un servizio di contrasto ai reati in materia di tutela dell’ambiente, hanno denunciato a piede libero un allevatore di 57 anni, proprietario di un terreno ubicato a Licata perché ritenuto responsabile della violazione delle norme riguardanti lo smaltimento dei rifiuti. Si tratta di un fondo agricolo di circa 3mila metri quadri in contrada “Sabuci Safarella”, dove è stata scoperta una discarica abusiva di rifiuti speciali e pericolosi, anche eternit. Tutta l’area pertanto è stata posta sotto sequestro dai Carabinieri.

3 giugno, A Naro i Carabinieri hanno denunciato a piede libero alla Procura della Repubblica di Agrigento una pensionata per il reato di omessa custodia di armi. Nel corso di un servizio di controllo in materia di armi e munizioni, nell’abitazione della donna, nel centro cittadino, è emerso che l’anziana non ha custodito con la necessaria diligenza, ed in luogo diverso da quello comunicato, due fucili da caccia, posti sotto sequestro dai Carabinieri.

4 giugno, Ad Agrigento, a San Leone, al lungomare, futili e beceri motivi, presumibilmente l’adocchiamento e una parola di troppo verso la fidanzata, hanno provocato una feroce aggressione di almeno sette persone a danno di un giovane di 23 anni, reo di avere chiesto spiegazioni a colui che avrebbe importunato la sua ragazza. Dopo il pestaggio, i sette sono fuggiti. E il 23enne, ferito, è stato soccorso in ospedale ad Agrigento con gravi lesioni ad un occhio. Indagini in corso.

4 giugno, A Porto Empedocle i Carabinieri hanno arrestato un uomo di 35 anni, denunciato dall’ex compagna per abusi sessuali. Il 35enne è recluso nel carcere “Petrusa” di Agrigento a disposizione dell’Autorità giudiziaria.

5 giugno, Incidente mortale sul lavoro a Naro, in contrada Perciata, in campagna. Un agricoltore di 26 anni, Ionita Gabriel Ionit, originario della Romania, è morto perché si è ribaltato a bordo di un trattore agricolo ed è stato trascinato per parecchi metri. L’uomo è stato soccorso da altri braccianti ed è stato trasportato dall’ambulanza del 118 al pronto soccorso dell’ospedale “Barone Lombardo” di Canicattì. Indagano Carabinieri e Polizia. Il romeno è giunto a Naro un anno addietro, e ha sempre lavorato come bracciante agricolo.

5 giugno, A Favara è stato risolto il giallo della ragazzina di 15 anni di cui non vi è stata traccia dallo scorso primo giugno. La giovane è stata rintracciata a Porto Empedocle, a casa di parenti o conoscenti. Allarme rientrato. Sono in corso accertamenti sul perché dell’allontanamento da casa.

7 giugno, Su delega della Direzione distrettuale antimafia della Procura di Catania, i Carabinieri del comando provinciale di Ragusa e di Agrigento hanno eseguito 19 ordinanze cautelari a carico di altrettante persone siciliane e calabresi, indagate, a vario titolo, di traffico e spaccio di sostanze stupefacenti, e di furti di bestiame tra la Calabria e la Sicilia. L’inchiesta, tra l’altro, ha svelato presunti legami tra gli esponenti di Cosa Nostra di Vittoria e il clan Fragapane di Santa Elisabetta, in provincia di Agrigento. Tra gli altri sono stati arrestati Francesco Fragapane di Santa Elisabetta, Roberto Lampasona di Santa Elisabetta, Antonino Mangione di Raffadali, e Giuseppe Quaranta di Favara.

7 giugno, A Palermo, al palazzo di giustizia, il giudice per le udienze preliminari, Lorenzo Matassa, ha condannato a 20 anni di reclusione il collaboratore della Giustizia di Porto Empedocle, Luigi Putrone, che si è auto – accusato di essere coinvolto in tre omicidi, contro Giuseppe Lo Zito, Ignazio Filipazzo e Roberto Papia. Giuseppe Lo Zito è stato ucciso il 18 luglio del 1987 ad Agrigento nell’ambito dello scontro tra Cosa Nostra e Stidda. Ignazio Filippazzo fu ucciso il 3 settembre del 1992 a Porto Empedocle per presunti contrasti sul racket delle estorsioni. E il favarese Roberto Papia è stato ucciso il 6 settembre del 1994 per presunte questioni di droga.

7 giugno, A Palermo, al palazzo di giustizia, a conclusione del giudizio abbreviato, accogliendo la richiesta della pubblico ministero della Direzione distrettuale antimafia, Alessia Sinatra, il giudice per le udienze preliminari del Tribunale, Lorenzo Matassa, ha condannato a 20 anni di reclusione il collaboratore della Giustizia, Daniele Sciabica, 54 anni, di Agrigento, già affiliato al clan della Stidda di Porto Empedocle, che si è auto – accusato di 4 omicidi e la morte di: Gerlando Messina, zio di Gerlandino, ucciso il 27 agosto del 1985, Giuseppe Messina, padre di Gerlandino, assassinato l’8 luglio del 1986, Antonio Messina, nonno di Gerlandino, ucciso a Realmonte il 5 agosto 1986, e Pietro Gambino, ucciso il primo ottobre del 1988.

7 giugno, La Corte d’Appello di Palermo ha assolto l’agrigentina Maria Grazia Di Marco, 53 anni, condannata in primo grado, in abbreviato, dal Tribunale di Agrigento, il 16 dicembre 2014, a 10 mesi e 20 giorni di reclusione per calunnia a danno dell’avvocato Salvatore Pennica in riferimento all’apposizione di una firma, ritenuta falsa, su un mandato professionale.

7 giugno, Un pensionato di 80 anni, Carmelo Bennici, di Porto Empedocle, è stato arrestato dalla Polizia in esecuzione di un provvedimento dell’ufficio Esecuzioni penali della Procura di Agrigento. Bennici sconterà 20 giorni di carcere per una costruzione abusiva ad Agrigento in contrada Maddalusa risalente al 2012. Il provvedimento di carcerazione segue l’ordinanza emessa dal tribunale di sorveglianza di Palermo che ha rigettato l’istanza di affidamento in prova dell’anziano, condannato con sentenza definitiva. L’ottantenne è stato dunque trasferito nel carcere Petrusa ad Agrigento.

7 giugno, A Menfi, in provincia di Agrigento, un militare della Guardia di Finanza, di 27 anni, in servizio al Nucleo di Polizia Tributaria di Palermo, impegnato insieme ai colleghi nell’inseguimento di due tunisini, destinatari di un ordine di arresto, è precipitato da un’impalcatura in via Boccaccio e ha subito gravi ferite. E’ stato prima soccorso a Sciacca e poi trasportato in elisoccorso a Palermo, all’ospedale Villa Sofia, al Trauma Center. I due tunisini, un uomo e una donna, sono stati arrestati nell’ambito dell’inchiesta coordinata dalla Procura di Palermo cosiddetta “Skorpions” per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e contrabbando di tabacchi.

7 giugno, A Favara i Carabinieri hanno segnalato alla Prefettura, come consumatore di stupefacenti, un uomo di 25 anni perché, nel corso di una perquisizione domiciliare, è stato sorpreso in possesso di 9 piante di marijuana, per un peso complessivo di circa 100 grammi, nascoste in un armadio.

8 giugno, I Carabinieri della Compagnia di Licata, coordinati dal capitano Marco Currao, e la Procura della Repubblica di Agrigento, tramite i sostituti Alessandro Macaluso e Federico Panichi, hanno sgominato una presunta banda di truffatori impegnati ad abbindolare ignari acquirenti con false vendite su siti internet. Nell’ambito dell’inchiesta intitolata “Pacchi.it”, un indagato, tra i sette indagati, è stato ristretto agli arresti domiciliari. Si tratta di Cristoforo Famà, 35 anni, di Licata. Ad altri tre, tra cui due donne, è stato imposto l’obbligo di dimora, e ad altri tre, tra cui una donna, l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. Le misure cautelari sono state firmate dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Agrigento, Alfonso Malato. Ai sette indagati sono contestate le ipotesi di reato di associazione per delinquere finalizzata alle truffe aggravate commesse su siti web di acquisti on line. La presunta associazione a delinquere avrebbe pubblicato su un sito di acquisti on line foto di automobili e motori non di proprietà, offrendoli in vendita a prezzi scontati. Avrebbero poi ricevuto il denaro dagli acquirenti su alcune postepay, hanno intascato i soldi e poi distrutto le postepay, senza vendere e consegnare alcunché. Sono stati falsamente offerti in vendita anche animali domestici come cani, gatti e un pappagallo. E finanche una roulotte, a 1500 euro, ad un terremotato ad Amatrice.

8 giugno, Ad Agrigento, in via Manzoni, due malviventi, con il volto coperto, hanno forzato l’ingresso e hanno rubato all’interno di un bar, tra il denaro in cassa, biglietti Gratta e vinci e sigarette. Sul posto, appena il titolare ha scoperto il furto, sono intervenuti i poliziotti della Squadra Volanti. Gli impianti di video – sorveglianza avrebbero registrato quanto accaduto. Gli investigatori confidano nell’analisi delle immagini.

8 giugno, A Porto Empedocle, i Carabinieri della locale Stazione, a seguito di indagini avviate dopo la denuncia di un imprenditore del luogo, hanno arrestato in flagranza di reato, per furto aggravato, una donna di Favara, P R sono le iniziali del nome, 42 anni. I Carabinieri hanno accertato che la donna, addetta alle pulizie nell’abitazione dell’imprenditore denunciante, è entrata nell’ufficio dello stesso e ha rubato una banconota da 50 euro, poi scoperta dai Carabinieri nella sua borsa durante la perquisizione. Inoltre, in una rivendita di Compro Oro a Favara sono stati recuperati alcuni monili in oro, del valore di alcune centinaia di euro, versati dietro compenso nei giorni scorsi dalla stessa donna e riconosciuti come propri dalla moglie dell’imprenditore. La favarese è stata ristretta agli arresti domiciliari.

8 giugno, A Palermo, al palazzo di giustizia, il giudice per le udienze preliminari del Tribunale, Filippo Serio, a conclusione del giudizio abbreviato, ha condannato a 8 anni di carcere Giuseppe Genova, 51 anni, di Burgio, e a 6 anni di reclusione ciascuno Andrea e Salvatore La Puma, di 70 e 41 anni, rispettivamente padre e figlio, originari di Sambuca di Sicilia, imputati nell’ambito dell’inchiesta antimafia nell’Agrigentino cosiddetta “Triokola–Eden 5”, e presunti fiancheggiatori del boss di Sambuca di Sicilia, Leo Sutera.

9 giugno, Ad Agrigento, al palazzo di giustizia, innanzi al Tribunale, è stata attesa la sentenza nell’ambito del processo in abbreviato cosiddetto “Disabili”. Invece, il giudice, ritiratosi in Camera di Consiglio, non ha emesso alcuna sentenza ritenendo, invece, l’imputazione formulata dalla Procura a carico dell’imputata, l’avvocato Francesca Picone, mancante di uno degli elementi costitutivi del reato. La stessa avvocato Francesca Picone spiega: “Il magistrato giudicante ha deciso con ordinanza che l’ imputazione formulata è nulla in quanto mancante di uno degli elementi costitutivi del reato, non aderenti ai fatti per come emersi dal
fascicolo. Il Tribunale non può decidere perchè manca la descrizione del reato. La Procura non ha individuato il fatto e non lo ha potuto tipizzare
nella norma di riferimento. Il Tribunale, quindi, ha restituito il fascicolo alla Procura.”

10 giugno, A Licata i Carabinieri hanno denunciato un presunto criminale di 30 anni, che ai giudici del Tribunale di Agrigento risponderà del crimine di uccisione di animali con crudeltà e danneggiamento di animale altrui aggravato. Non sono state rese note le generalità di costui ma solo le iniziali, O F, ed è un commerciante che, nei pressi del Centro Commerciale in Via Campobello, ha imbracciato in strada pubblica una carabina ad aria compressa di libera vendita munita di congegno di mira di precisione, e ha sparato vigliaccamente su alcuni gatti inermi, procurandone la morte di uno, e ferendone gravemente un altro. Sul posto sono intervenuti i veterinari. La carabina del denunciato è stata sequestrata.

10 giugno, Il giudice per le udienze preliminari del Tribunale di Sciacca, Rosario Di Gioia, a conclusione del giudizio abbreviato, ha condannato a 3 anni e 2 mesi di reclusione ciascuno Antonino Pecoraro, 20 anni, di Sciacca, e Leandro Barone, 19 anni, di Palermo, imputati di rapina e lesioni personali in concorso a danno di un anziano. Pecoraro e Barone, nell’ottobre del 2015, avrebbero picchiato e rapinato l’anziano nel quartiere di San Michele a Sciacca.

10 giugno, A Naro, in contrada Carbuscia Mazzurco, nei pressi della statale 123, si è ribaltato un trattore ed è morto sul colpo Liviu Parnica, 42 anni, originario della Romania. Il bracciante agricolo è stato schiacciato dal mezzo. Sul posto sono intervenuti i Vigili del fuoco ed i Carabinieri della stazione di Naro. Il bracciante, celibe, è stato impiegato, regolarmente assunto, in un’azienda di Caltanissetta.

11 giugno, Ad Agrigento, in via Gioeni, all’incrocio tra le vie Madonna degli Angeli e Plebis Rea, ignoti malviventi hanno forzato la saracinesca di un supermercato e hanno rubato il denaro in cassa, circa 2mila euro. Sul posto, per i rilievi di rito, è intervenuta la Polizia. Indagini in corso.

12 giugno, I poliziotti del gruppo Falchi della Squadra Mobile di Agrigento, coordinati da Giovanni Minardi, hanno arrestato un africano di 19 anni, originario del Ghana, sorpreso alla stazione centrale in possesso di 99 dosi di marijuana e di 50 euro. L’uomo è stato recluso ai domiciliari nella stessa Comunità di accoglienza che lo ospita, a disposizione dell’autorità giudiziaria. Risponderà di detenzione di droga a fini di spaccio.

12 giugno, La Corte d’Appello ha ridotto la condanna, da 5 anni a 3 anni e 4 mesi, a Luigi Giarratano, 26 anni, difeso dall’avvocato Luigi La Placa, presunto reo di avere palpeggiato l’ex fidanzata in una villetta a Menfi, il 29 gennaio del 2012. La difesa dell’imputato ha sempre escluso ogni ipotesi di violenza sessuale, opponendo che si è trattato solo di un litigio tra i due giovani.

12 giugno, I Carabinieri della Stazione di Santa Margherita Belice hanno arrestato un giovane di 21 anni, Kevin Milano, originario di Mazara del Vallo e residente a Montevago, per detenzione ai fini di spaccio di sostanza stupefacente e porto illegale di armi da taglio. Il 21enne è stato sorpreso da una pattuglia di militari a piedi, nei pressi della Villa del Gattopardo, a Santa Margherita Belice, intento a consumare hashish. E’ stato perquisito. E gli sono stati sequestrati 30 grammi di hashish, già divisi in 13 dosi, ed un coltello di genere vietato. Kevin Milano è stato ristretto ai domiciliari.

13 giugno, Interessi privati e corruttivi su alcuni piani costruttivi ad Agrigento”: il Tribunale accoglie la richiesta di archiviazione da parte della Procura. L’8 aprile del 2016 la Procura della Repubblica di Agrigento ha notificato l’avviso di proroga delle indagini agli indagati nell’ambito di un’inchiesta sul Piano regolatore generale. Il procuratore aggiuntoIgnazio Fonzo, adesso a Catania, e i sostituti Alessandro Macaluso e Salvatore Vella, sono stati a lavoro su alcuni Piani costruttivi, e le ipotesi di reato, ipotizzate a vario titolo, sono state corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio, falsità ideologica commessa da pubblico ufficiale in atti pubblici, e turbata libertà del procedimento di scelta del contraente. Adesso, dopo poco più di un anno, la stessa Procura agrigentina ha invocato l’archiviazione, e la giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Agrigento, Alessandra Vella, ha risposto sì. Dunque, sono scagionati l’ex sindaco di Agrigento Marco Zambuto, 44 anni, l’onorevole Angelo La Russa, 81 anni, gli imprenditori edili Paolo Vattano, 67 anni, Salvatore Li Causi, 53 anni, e Giuseppe Pullara, 69 anni, e poi altri tra dirigenti e funzionari comunali. I Piani costruttivi, soprattutto per alloggi sociali, oggetto dell’interessamento giudiziario, sono il Piano della Società Cer, di Giuseppe Pullara e Paolo Vattano, e poi un altro Piano di Salvatore Li Causi. E nell’ambito di tali Piani costruttivi sono intervenute anche delle bocciature in Consiglio comunale, ai primi giorni del febbraio 2015, alla vigilia delle dimissioni di Sala Sollano, il commissariamento, e poi le elezioni amministrative. E nello stesso periodo, il 4 febbraio del 2015, i magistrati Fonzo e Macaluso si recarono personalmente negli uffici del Municipio, in piazza Pirandello, per acquisire alcuni documenti attinenti al Piano regolatore generale. Agli atti delle indagini vi sono, tra l’altro, una intercettazione audio pirata registrata dall’allora consigliere comunale, Giuseppe Di Rosa, intento a conversare con Angelo La Russa. E poi vi sono gli esiti di un certosino lavoro investigativo compiuto a suo tempo dalla Digos e dalla Squadra mobile di Agrigento. L’ ex consigliere comunale Giuseppe Di Rosa, e così anche l’ex consigliere Michele Mallia, tra i contrari ai Piani costruttivi poi bocciati in Aula, sono stati ascoltati. E utili alla Procura sono state anche le intercettazioni ambientali delle conversazioni dell’imprenditore Paolo Vattano, titolare di uno dei Piani costruttivi sotto indagine, che spesso si è riferito al pagamento corruttivo di tangenti, ma in un periodo risalente nel tempo, rispetto al quale è ormai decorso interamente il termine di prescrizione. Nella richiesta di archiviazione, la Procura di Agrigento ritiene sussistente e ricorrente la commistione tra interessi privati e pubblici all’adozione dei piani costruttivi, ma, in prospettiva, ritiene altrettanto di non avere sufficienti elementi per sostenere la responsabilità penale degli indagati in dibattimento. Infatti, testualmente la Procura scrive: “In conclusione delle attività espletate è emerso un quadro complessivo di inquietante commistione tra interessi privati e pubbliche funzioni, all’interno del quale un ruolo decisivo è stato ricoperto da imprenditori edili immediatamente interessati ad ottenere l’adozione degli strumenti necessari per l’avvio della fase esecutiva dei piani costruttivi di edilizia convenzionata. Tuttavia gli elementi di cui si dispone non consentono, come detto, di qualificare il quadro indiziario a carico degli odierni indagati come connotato da una gravità tale da giustificare l’esercizio dell’azione penale rendendo, prognosticamente, non utile un successivo approfondimento dibattimentale che, oltre ogni ragionevole dubbio, possa determinare l’affermazione di responsabilità a carico degli stessi”.

14 giugno, I Carabinieri della Tenenza di Ribera hanno arrestato in flagranza di reato Chamtouri Manai Mohamed Amin, 31 anni, originario della Tunisia e residente a Ribera, sorpreso a cedere, nella villa comunale, due dosi di sostanza stupefacente del tipo hashish a due studentesse riberesi rispettivamente di 16 e 19 anni. La sostanza stupefacente e la somma di denaro provento dello spaccio sono state sequestrate dai militari. Il tunisino, già con precedenti dello stesso genere, è stato ristretto ai domiciliari.

15 giugno, A Palermo, al palazzo di giustizia, lo scorso 7 giugno, il giudice per le udienze preliminari del Tribunale, Filippo Serio, a conclusione del giudizio abbreviato, ha condannato a 8 anni di carcere Giuseppe Genova, 51 anni, di Burgio, e a 6 anni di reclusione ciascuno Andrea e Salvatore La Puma, di 70 e 41 anni, rispettivamente padre e figlio, originari di Sambuca di Sicilia, imputati nell’ambito dell’inchiesta antimafia nell’Agrigentino cosiddetta “Triokola–Eden 5”, e presunti fiancheggiatori del boss di Sambuca di Sicilia, Leo Sutera. Ebbene, all’alba di oggi i Carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando provinciale di Agrigento e della Compagnia di Sciacca hanno arrestato a Sambuca di Sicilia Andrea e Salvatore La Puma, su ordine di carcerazione firmato dal Tribunale di Palermo su richiesta della Direzione distrettuale antimafia.

15 giugno, I Carabinieri della Tenenza di Favara e del Nucleo Operativo Radiomobile di Agrigento hanno arrestato Antonio Bellavia, 44 anni, e Calogero Bellavia, 27 anni, entrambi di Favara. I due risponderanno di detenzione e porto illegale di arma clandestina e munizioni, e di ricettazione. Sono stati sorpresi in possesso, ad un controllo stradale, di una pistola Smith & Wesson calibro 38 special con matricola abrasa e con 5 colpi in canna, e di una pistola Taurus modello Tracker calibro 357 magnum con 7 colpi in canna, risultata rubata. Le armi sono state sequestrate. I due favaresi sono reclusi nel carcere Petrusa.

15 giugno, A Palma di Montechiaro i Carabinieri hanno arrestato C A, sono le iniziali del nome, 54 anni, che risponderà ai giudici di evasione, minaccia aggravata e tentato danneggiamento a seguito di incendio. L’uomo, già ristretto ai domiciliari, nottetempo è fuoriuscito dalla propria abitazione in possesso di una bottiglia di plastica contenente del liquido infiammabile, si è recato innanzi all’ingresso dell’abitazione di un parente dove è stato sorpreso in flagranza di reato e arrestato.

15 giugno, A Canicattì e ad Aragona, i Carabinieri, nell’ambito di attività di contrasto all’abusivismo commerciale e alla contraffazione, hanno denunciato sei persone originarie del Senegal, perché, durante i mercati settimanali, hanno esposto e venduto merce contraffatta. I militari hanno sequestrato oltre 50 borse da donna e altrettante paia di scarpe, il tutto riportante i più blasonati marchi della moda.

15 giugno, I Carabinieri della Tenenza di Favara hanno arrestato un uomo di 27 anni, R P sono le iniziali del nome, originario della Nigeria, che risponderà ai giudici di resistenza a pubblico ufficiale, danneggiamento e violenza privata. Il nigeriano, ospite della “Comunità di promozione sociale Centro Spess”, si è scatenato in escandescenze e ha danneggiato gli arredi interni, e poi ha sequestrato alcuni operatori all’interno di un ufficio, liberandoli dopo l’intervento mediatore dei Carabinieri. L’africano è stato ristretto ai domiciliari in un’altra sede della stessa Comunità.

15 giugno, A Licata i Carabinieri hanno arrestato Angelo Bonfiglio, 32 anni, bracciante agricolo, inseguito da un ordine di arresto ai domiciliari firmato dal Tribunale di Agrigento per tentata rapina aggravata e lesioni personale aggravate. Il primo maggio scorso, il licatese sarebbe entrato nell’abitazione di una casalinga, nel centro cittadino, e, minacciandola di ritorsioni, avrebbe preteso da lei del denaro, non riuscendo però nel proprio intento.

15 giugno, A Canicattì i Carabinieri hanno arrestato T S, sono le iniziali del nome, 46 anni, già detenuto ai domiciliari all’interno della Comunità terapeutica assistita dell’Azienda sanitaria in regime terapeutico. L’uomo invece è stato sorpreso a passeggiare al Viale della Vittoria. E’ stato trasferito nuovamente nella stessa struttura.

16 giugno, I poliziotti della Squadra Mobile di Agrigento, diretti da Giovanni Minardi, e del Commissariato di Porto Empedocle, capitanati da Cesare Castelli, hanno arrestato Salvatore Prestia, 37 anni, inseguito da un mandato di arresto europeo emesso dall’Autorità giudiziaria del Belgio. Prestia, arrestato a Porto Empedocle, è sospettato di avere avuto un ruolo nel tentato omicidio, lo scorso 28 aprile in Belgio, a danno di Saverio Sacco di Porto Empedocle. Salvatore Prestia è stato sorvegliato speciale con obbligo di soggiorno dal novembre 2013 al luglio 2015, quando si è reso irreperibile. L’arrestato ha nominato l’avvocato Nino Gaziano come proprio difensore.

16 giugno, La sostituto procuratore di Agrigento, Alessandra Russo, titolare dell’inchiesta, ha iscritto nel registro degli indagati un imprenditore di Canicattì, di 39 anni, responsabile dell’impresa di Caltanissetta alle cui dipendenze ha lavorato il bracciante agricolo romeno, Liviu Parnica, 42 anni, morto sabato scorso 10 giugno schiacciato da un trattore nelle campagne di Naro. La Procura ha disposto l’autopsia, e ipotizza il reato di omicidio colposo, in riferimento all’eventuale omissione dell’applicazione delle misure di sicurezza.

17 giugno, A Cianciana i Carabinieri della locale stazione, in collaborazione con i colleghi della Compagnia di Cammarata e del Nucleo Cinofili di Palermo, hanno arrestato P S, sono le iniziali del nome, 52 anni, che risponderà ai giudici di coltivazione e detenzione di sostanze stupefacenti. Nel corso di una perquisizione domiciliare, è stato sorpreso in possesso di oltre una dozzina di piante di marijuana e di 100 grammi circa di marijuana, all’interno di diversi barattoli, e di materiale vario utilizzato per la coltivazione dello stupefacente. L’arrestato è stato ristretto ai domiciliari.

17 giugno, A Ribera i Carabinieri della locale Tenenza hanno arrestato un ragazzo di 19 anni, sorpreso intento a cedere alcune dosi di cocaina ed eroina, dietro compenso in denaro, ad un altro giovane di 28 anni, anche lui di Ribera. Le sostanze stupefacenti sono state sequestrate. Il 19enne è stato ristretto ai domiciliari, a disposizione della Procura della Repubblica di Sciacca.

18 giugno, La polizia spagnola ha arrestato, nella provincia di Santa Cruz di Tenerife, nelle isole Canarie, il latitante agrigentino Giuseppe Angarussa, 34 anni, originario di Porto Empedocle, inseguito da un mandato di arresto europeo emesso dal Tribunale di Sorveglianza di Palermo per traffico di stupefacenti. L’arresto è frutto del protocollo sul pattugliamento congiunto Italia – Spagna. In occasione del controllo, Angarussa ha mostrato un documento attestante diverse generalità, ma un controllo incrociato, in collegamento con la Squadra mobile della Questura di Agrigento, ha consentito di accertare la reale identità del ricercato. E’ stata arrestata anche la compagna di Angarussa, per resistenza a pubblico ufficiale, perché avrebbe tentato di opporsi anche fisicamente all’arresto del convivente. Sono state avviate le procedure di estradizione per il rientro in Italia.

18 giugno, A Licata i poliziotti del locale Commissariato, diretto da Marco Alletto, hanno arrestato Dino Carusotto, 48 anni, pastore, sorpreso in possesso di 16 piante di marijuana, appena estirpate e in fase di essiccazione, per un peso complessivo di 1 chilo e 800 grammi. Carusotto risponderà di produzione, detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti. Le piante sono state scoperte in un fondo agricolo di Carusotto, in contrada Schincipà, in territorio di Butera. Il licatese è stato ristretto ai domiciliari.

18 giugno, Ad Agrigento, a San Leone, un ciclomotore Piaggio Liberty, posteggiato al lungomare “Falcone e Borsellino” è stato rubato. Il proprietario ha parcheggiato il mezzo, ha passeggiato con la fidanzata, e poi, al ritorno, si è accorto del furto, denunciato al 113. Indaga la Polizia.

E a San Giovanni Gemini ignoti ladri, approfittando dell’assenza dei proprietari, fuori casa per la festa di Gesù Nazareno, hanno svaligiato un’abitazione rubando oggetti preziosi e denaro contante per circa 2.500 euro complessivi. Probabilmente gli stessi ladri hanno tentato di forzare l’ingresso anche di un’altra casa confinante alla prima.

18 giugno, A Canicattì un litigio si è scatenato innanzi a un pub, in piazza Dante. Un ragazzo di 22 anni è insieme ad una donna di 38 anni, un’insegnante, e non sopporta che un altro di 34 anni rivolga a lei apprezzamenti, anche volgari. Lui, Daniele Lodato, il 34enne, avrebbe risolto il battibecco nel modo peggiore, tirando fuori il coltello e accoltellando Marco Vinci, morto. Lo scontro sarebbe insorto prima all’interno del locale, degenerando in calci e pugni. Poi Lodato si sarebbe allontanato, è ritornato dopo, e ha affrontato Vinci fuori in strada, infilzandolo due volte con un coltello da cucina di 35 centimetri di cui 26 di lama che è stato sequestrato dai Carabinieri sul luogo del delitto. Daniele Lodato è stato arrestato dai Carabinieri della locale Compagnia, è recluso in carcere, e verosimilmente sarà carcerato parecchio tempo qualora sia riconosciuto colpevole di omicidio aggravato da futili motivi. Il 22enne, bracciante agricolo, è stato soccorso da un’ambulanza del 118 e trasportato in ospedale, al “Barone Lombardo” della città dell’Uva Italia. E’ deceduto durante il tragitto. I fendenti che ha subito si sono rivelati fatali. Le coltellate gli sono state scagliate all’addome e al torace, colpendo organi vitali. La Procura della Repubblica di Agrigento indaga. L’inchiesta è stata affidata alla sostituto procuratore, Alessandra Russo. Il 23 settembre del 2011 il canicattinese Daniele Lodato è stato arrestato dai Carabinieri nell’ambito dell’operazione cosiddetta “Panis”, per spaccio di eroina, cocaina e hashish. Le ordinanze di custodia cautelare furono 23. Poi, il 26 ottobre del 2012 Lodato ha patteggiato la condanna a 4 anni di reclusione, innanzi al Giudice per le udienze preliminari del Tribunale di Agrigento, Ottavio Mosti. Il 21 marzo del 2014 la Corte d’Appello presso il Tribunale dei minorenni di Caltanissetta ha ridotto a 9 anni e 4 mesi la condanna inflitta ad Angelo Ferrigno, 23 anni, di Canicattì, che il 17 luglio 2011, con un colpo di cacciavite alla testa, provocò la morte, dopo 11 giorni di coma, di Calogero Giardina, 24 anni, anche lui di Canicattì, aggredito per una ragazza contesa.

18 giugno, A Catania una turista svizzera sarebbe stata pesantemente molestata da un 24enne agrigentino, Carmelo Zagarrio, che è stato arrestato e adesso è ristretto ai domiciliari nella sua abitazione. Appena fuori una discoteca, la donna, diretta al camping in viale Kennedy, si è accorta di essere seguita. Lei ha urlato ma il ragazzo l’ ha inseguita, afferrata per un braccio e l’ ha palpeggiata fino a quando lei si è divincolata ed è fuggita. La turista ha denunciato subito l’accaduto alla Polizia, descrivendo il suo aggressore. Gli agenti hanno intercettato e arrestato Carmelo Zagarrio.

19 giugno, A Casteltermini, lungo la strada provinciale 20, nei pressi di via Palach, all’ingresso del paese, una motocicletta, una Duke Ktm, si è schiantata contro un albero. Il centauro è morto. Si tratta di Sergio Centinaro, 25 anni. Inutile è stato l’intervento del 118. Il 29 marzo del 2005, lungo la strada statale 115, nei pressi del bivio per Montallegro, si scontrarono un automobilista ed un centauro. Il motociclista, Giuseppe Centinaro, padre di Sergio, 38 anni, di Casteltermini, conosciuto ad Agrigento perchè tra i titolari dell’ex pub Exalibur, al viale della Vittoria, morì poco dopo il ricovero all’ospedale di Ribera.

19 giugno, I poliziotti della Squadra Mobile di Agrigento, capitanati da Giovanni Minardi, in collaborazione con i colleghi di Crotone, hanno arrestato John Ogais, 25 anni, conosciuto come Rambo, originario della Nigeria, ammanettato nel Centro d’accoglienza Sant’Anna ad Isola di Capo Rizzuto, in provincia di Crotone, in Calabria. Il nigeriano, secondo quanto emerso dalle indagini coordinate dalla Procura di Palermo, sarebbe parte di un’associazione a delinquere internazionale, impegnata nella tratta e nel sequestro di persona, e poi risponde anche di violenza sessuale, omicidio aggravato e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. John Ogais sarebbe uno dei responsabili di torture e sevizie perpetrate in Libia all’interno delle case di custodia dove i migranti sono privati della libertà personale prima di intraprendere la traversata in mare verso le coste italiane. A carico del nigeriano pesano le dichiarazioni concordi di parecchi migranti, che hanno anche riconosciuto fisicamente il loro torturatore e aguzzino, accusandolo non solo di barbare torture e di violenti pestaggi ma anche di avere ucciso numerosi migranti.

19 giugno, La Procura della Repubblica di Agrigento, tramite il sostituto procuratore Matteo Delpini, ha chiesto al Tribunale il rinvio a giudizio dei quattro imputati nell’ambito dell’inchiesta cosiddetta “Giustizia privata”, ruotante intorno alla morte di Bennardo Chiapparo, 68 anni, di Favara, deceduto il 10 febbraio del 2016 all’ ospedale di Agrigento, dove il primo febbraio precedente è stato ricoverato. Risponderanno all’appello del giudice per le udienze preliminari, Alfonso Malato, il prossimo 25 settembre, i favaresi Antonio Pirrera, 40 anni, Michele Sorce, 34 anni, Carmelo Pullara, 27 anni, e Giovanni Ruggeri, 42 anni, difesi dagli avvocati Salvatore Pennica e Alfonso Neri. Le persone offese, figli della vittima, i fratelli Angelo e Carlo Chiapparo, sono difesi dall’avvocato Giuseppina Ganci.

20 giugno, Lungo la strada che collega Naro a Canicattì, due malviventi, travisati con passamontagna e armati di pistole, a bordo di un’automobile Fiat Punto, hanno speronato l’automobile Fiat Panda con a bordo una guardia giurata. L’agente, sotto minaccia delle armi, è stato costretto a consegnare un borsello contenente circa 40mila euro e la pistola d’ordinanza. Poi i due rapinatori sono fuggiti. Indagano i Carabinieri della Compagnia di Canicattì.

21 giugno, La Guardia di Finanza e la Procura della Repubblica di Agrigento hanno disposto ed eseguito 17 misure cautelari, tra 2 in carcere, 5 ai domiciliari e 10 obblighi di dimora, a carico di altrettanti indagati residenti tra le province di Agrigento e Palermo, nell’ambito dell’inchiesta cosiddetta “Giano Bifronte”, che ruota intorno all’ipotesi di reato di corruzione all’Irfis, la Finanziaria per lo Sviluppo della Sicilia S.p.A, una società finanziaria per il mediocredito con sede a Palermo, di cui è sola azionista la Regione Siciliana. Per accedere al credito, in mancanza dei requisiti, sarebbero state pagate delle mazzette. Sono stati arrestati: Paolo Minafò, 51 anni, di Palermo, e Antonio Vetro, 48 anni, di Favara, in carcere. Ai domiciliari Angelo Incorvaia, 54 anni, domiciliato a Canicattì, Valerio Peritore, 50 anni, residente a Licata, Patrizia Michela Cristofalo, 42 anni, di Palermo, Nicola Galizzi, 50 anni, di Palermo, ed Ettore Calamaio, 55 anni, di Lercara Friddi. Obbligo di dimora a Canicattì per Luigi Di Natale, 67 anni, Vincenzo Scalise, 41 anni, Pietro Carusotto, 61 anni, Angelo Sanfilippo, 61 anni, e Calogero Curto Pelle, 61 anni. Obbligo di dimora ad Aragona per Gerlando Raimondo Lorenzano, 55 anni. Obbligo di dimora a Licata per Giovambattista Bruna, 68 anni, di Licata. Obbligo di dimora a Favara per Antonio Milioti di 41 anni. Obbligo di dimora a Campobello di Licata per Sebastiano Caizza, 39 anni. Obbligo di dimora a Ravanusa per Calogero Messana, 43 anni.

21 giugno, A Favara, i Carabinieri della locale Tenenza e del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Agrigento – a conclusione di una intensa attività info-investigativa sostenuta da alcuni mesi, resa più incisiva a seguito di gravi delitti commessi recentemente in città, e coordinata dal Comando provinciale dell’Arma – hanno circondato l’abitazione di un insospettabile cittadino, hanno perquisito la sua abitazione, e anche un’altra abitazione dello stesso in campagna, e hanno scoperto un arsenale di armi, munizioni, dispositivi di armamento e materiale esplodente, in ottime condizioni ed in perfetto stato di conservazione. E’ stato inoltre scoperto un laboratorio per la fabbricazione di cartucce e l’alterazione di armi. Sono state sequestrate:

4 pistole di diverso calibro ;

3 mitragliette di calibri diversi;

1 moschetto calibro 9;

2 carabine;

1 bomba a mano mod. 35

1 granata da 40 mm;

Circa 8000 cartucce di diversi calibri e marche;

Decine di silenziatori e caricatori per pistole e mitragliette;

Vari strumenti per l’alterazione delle armi;

Vari strumenti per la fabbricazione di munizioni;

1 maschera antigas;

1 giubbotto antiproiettile;

Numerosi accessori per armi.

Il soggetto perquisito è stato arrestato. Si tratta di Amedeo Caruana, 50 anni, di Favara, infermiere. E’ recluso nel carcere Petrusa ad Agrigento. Le armi sequestrate saranno inviate nei laboratori del Ris dei Carabinieri, al fine di accertare se siano state utilizzate per commettere delitti.

22 giugno, Il Tribunale di Sciacca ha assolto Domenico Armenio, attuale direttore del dipartimento Energia della Regione, imputato di non avere compiuto tutti gli interventi necessari per rimediare al decadimento e garantire la sicurezza di un alloggio popolare in via Ovidio a Sciacca, quando, nel marzo 2013, Armenio è stato commissario dell’Istituto Autonomo Case Popolari di Agrigento. Il reato contestato è stato omissione di lavori in edifici o costruzioni che minacciano rovina.

22 giugno, I poliziotti della Squadra Mobile di Agrigento, capitanati da Giovanni Minardi, hanno arrestato Dhanny Lucia, 27 anni, e Gabriele Lucia, 19 anni, sorpresi in flagranza di detenzione illegale di arma e detenzione a fini di spaccio di sostanza stupefacente. A casa dei due Lucia, gli agenti hanno scoperto una pistola calibro 7 e 65 illegalmente detenuta. E poi, nella disponibilità di uno dei due arrestati, anche 10 strisce di hashish, del peso complessivo di 6,7 grammi.

22 giugno, La Corte d’Appello di Palermo, sezione prima penale, presieduta dal dottor Garofalo, in riforma della sentenza di condanna alla pena di 3 mesi di reclusione emessa dalla giudice per le udienze preliminari del Tribunale di Agrigento, dottoressa Alessandra Vella, ha assolto, perché il fatto non sussiste, l’ingegnere Sebastiano Di Francesco, già Dirigente dell’Ufficio Tecnico del Comune di Agrigento, dall’imputazione di costruzione abusiva ed abuso d’ufficio per avere rilasciato una concessione edilizia nell’anno 2009 ed una variante nell’anno 2010 per la realizzazione di un fabbricato a Montaperto. I difensori dell’ingegnere Di Francesco, gli avvocati Angelo Nicotra e Antonino Mormino, hanno dimostrato la insussistenza dei fatti in contestazione.

22 giugno, Il Tribunale di Agrigento ha assolto, perché il fatto non sussiste, Rosario Migliorisi e Vincenzo Ammirata, entrambi poliziotti in servizio alla Questura di Agrigento, difesi dall’avvocato Salvatore Pennica, imputati perchè denunciati da un architetto agrigentino che si ritiene vittima di vessazioni a suo danno come ritorsione dei poliziotti per un contenzioso privato. Il professionista si è costituito in giudizio parte civile.

22 giugno, Ad Agrigento, al palazzo di giustizia, nel corso della requisitoria, la pubblico ministero, Simona Faga, ha chiesto la condanna per peculato a 2 anni di reclusione a carico di Benedetto Oliveri, di Favara, ex direttore delle Poste a Montaperto Agrigento, imputato di essersi impossessato di circa mille euro dal libretto postale di un’anziana. Il Tribunale ha rinviato l’udienza al prossimo 5 ottobre per la discussione della difesa, affidata all’avvocato Giuseppe Barba.

22 giugno, I Carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Licata, a conclusione di un’attività info-investigativa di contrasto al traffico di sostanze stupefacenti, hanno arrestato in flagranza di reato S G, sono le iniziali del nome, 45 anni, operaio, per coltivazione e detenzione di stupefacenti. L’uomo ha subito una perquisizione domiciliare nel quartiere “Playa” ed è stato sorpreso in possesso di 5 vasi contenenti piante di marijuana alte circa 60 centimetri, 7 vasi contenenti altre piante alte circa 10 centimetri, poi ancora, 2 piante alte circa 60 centimetri appena estirpate, 6 grammi di marijuana e diversi semi di cannabis. Il tutto è stato sequestrato. L’arrestato è ristretto ai domiciliari.

23 giugno, A Canicattì colpi d’arma da fuoco sono rimbombati nel quartiere popolare di “Borgalino”, nella zona elevata della città dell’Uva Italia, a ridosso della campagna. Vincenzo Curto, 31 anni, è stato bersaglio di almeno 4 sparate. E sarebbe stato ferito all’addome, sotto il costato, e alla coscia destra. E’ stato trasportato e soccorso in ospedale, al “Barone Lombardo”, dove è stato sottoposto ad un intervento chirurgico, e non sarebbe in pericolo di vita perché nessun organo vitale è stato compromesso. Indagini sono in corso, alla ricerca dello sparatore e del movente della sparatoria.

23 giugno, I poliziotti della Volanti e della Squadra Mobile di Agrigento hanno arrestato un uomo di 46 anni, Filippo Sciarratta, che risponderà di sequestro di persona perché avrebbe rinchiuso in casa la propria madre e, inoltre, avrebbe inserito dei chiodi nella serratura per evitare che l’anziana riuscisse ad aprire. La sventurata ha urlato aiuto dal balcone di casa. E i poliziotti della Volanti, e poi della Squadra Mobile, sono accorsi in suo aiuto. Il 46enne è stato rintracciato e arrestato. Adesso è recluso nel carcere “Petrusa”.

23 giugno, Ad Agrigento, al Villaggio Mosè, al Parco Angeli, hanno subito nottetempo un incendio l’automobile e lo scooter di proprietà di un avvocato di 68 anni. Si tratta di una Mercedes Classe C e di una moto Kimco, posteggiati sotto casa del professionista. Sul posto sono intervenuti i Vigili del fuoco, Carabinieri e Polizia. Indagini in corso.

24 giugno, Ad Agrigento, al palazzo di giustizia, il giudice per le udienze preliminari del Tribunale, Stefano Zammuto, a conclusione del giudizio abbreviato, ha assolto, “perché il fatto non sussiste”, Pierpaolo Frassine, amministratore unico della società che gestisce a Licata la casa d riposo per anziani Parnaso, e Maria Pira, procuratore speciale e responsabile della stessa casa di riposo per anziani. I due imputati, difesi dagli avvocati Daniela Posante e Raffaele Barra, a seguito di un’ispezione della Guardia di Finanza e di alcuni esposti anonimi, hanno risposto di truffa aggravata a danno dell’Inps per avere attestato falsamente un calo di produzione al fine di accedere al beneficio della cassa integrazione guadagni, lo strumento che consente alle aziende in crisi di ottenere dall’istituto di previdenza un contributo per pagare gli stipendi. Il contributo indebito ottenuto dall’Inps sarebbe ammontato a circa 63 mila euro. A fronte della richiesta di condanna da parte della Procura, ad 1 anno di reclusione ciascuno, Frassine e Pira sono stati assolti. I difensori, gli avvocati Posante e Barra, hanno sostenuto che non vi è stata alcuna condotta fraudolenta e che la società Parnaso ha avuto tutti i requisiti per accedere alla cassa integrazione.

24 giugno, Ad Agrigento i poliziotti della Squadra Mobile, coordinati da Giovanni Minardi, hanno arrestato Mohamed Hantour, un egiziano di 22 anni, perché, nonostante fosse già stato espulso dal territorio nazionale, è rientrato illegalmente lo scorso 12 giugno approdando a Lampedusa prima della scadenza del termine del divieto di reingresso e senza avere ottenuto la speciale autorizzazione dal Ministero dell’Interno.

24 giugno, Il giudice monocratico del Tribunale di Sciacca, Antonino Cucinella, ha assolto, “perché il fatto non sussiste”, 15 imputati di Ribera nell’ambito dell’inchiesta antidroga cosiddetta “Las Vegas” risalente agli anni 2009 e 2010. Sono stati assolti Salvatore Giuseppe Failla, 26 anni, Sina Angela Faragone, 26 anni, Franco Italiano, 40 anni, Gisella Miceli, 36, Maria Sedita, 43, Giuseppe Sarullo, 23, i fratelli Michelangelo e Natale Catalano, di 32 e 46 anni, Rosario Triolo, 39, Sergio Beniamino, 41, Luigi Sarullo, 42, Angelo Di Caro, 26, Stefano Morello, 35, Vincenza Tavormina, 28, e Saverio Franzese, 33 anni. Nel collegio difensivo hanno lavorato gli avvocati Giovanni Forte, Giuseppe Tramuta, Alessandro Piraneo, Lucia Borsellino, Francesco Di Giovanna, Giovanni Dazzo e Maria Rita Collura.

26 giugno, La Corte di Cassazione, confermando la sentenza della Corte d’Appello di Caltanissetta, ha condannato a complessivi 11 anni di carcere, senza vincolo della continuazione, Vincenzo Parello, 55 anni, di Favara. Nel dettaglio, i giudici della Suprema Corte hanno inflitto a Parello 5 anni per associazione mafiosa, e 6 anni per estorsione aggravata. Vincenzo Parello è ritenuto contiguo a Giuseppe Falsone, l’ex capo provincia di Cosa Nostra agrigentina.

26 giugno, A Palma di Montechiaro, in via Cesare Cantù, uno o più ladri, approfittando della porta socchiusa, sono entrati nell’abitazione di un impiegato di 47 anni, e, verosimilmente conoscendo tale circostanza, hanno rubato a colpo sicuro 35mila euro custoditi nella casa. Indaga la Polizia.

26 giugno, Il Tribunale di Agrigento ha condannato una donna di 40 anni, di Agrigento, a 6 mesi di reclusione, e a 16mila euro di multa, per abusivismo edilizio. La pena è stata sospesa a condizione della demolizione dell’opera abusiva, e al ripristino dello stato dei luoghi entro 6 mesi dal giudicato della sentenza.

27 giugno, Quando alla sera di giovedì 22 giugno scorso, a Canicattì, nella campagna di contrada “Montagna”, a ridosso del quartiere popolare “Borgalino”, Vincenzo Curto, 31 anni, è stato vittima di un tentato omicidio, abbiamo sollevato due interrogativi. Il primo: Curto non si è accorto di nulla? Il secondo: movente passionale? Ebbene, adesso la risposta ai due quesiti è sì, perché Vincenzo Curto non si sarebbe trincerato dietro la cortina del silenzio, e avrebbe anche rivelato il perché sarebbe stato teso l’agguato che gli ha provocato ferite da colpi d’arma da fuoco all’addome, sotto il costato, e alla coscia destra. E i poliziotti della Squadra Mobile di Agrigento, capitanati da Giovanni Minardi, i colleghi del Commissariato di Canicattì, e i Carabinieri del Nucleo operativo e radiomobile di Canicattì hanno arrestato Gianluca Scaccia, 33 anni, di Canicattì. Il provvedimento cautelare è stato firmato dal sostituto procuratore di Agrigento, Carlo Cinque, titolare dell’inchiesta. Scaccia non avrebbe sparato con una scacciacani ma con una pistola calibro 7,65, di cui al momento non vi è traccia, e avrebbe premuto il grilletto tre volte. Le tre ogive sono state recuperate. Gli investigatori avrebbero raccolto e riscontrato i gravi indizi di colpevolezza necessari per giustificare la misura di custodia. E determinanti, e orientanti, sarebbero state le dichiarazioni rese dal ferito, Vincenzo Curto, ricoverato in ospedale, al “Barone Lombardo” della città dell’Uva Italia. Gianluca Scaccia, che risponderà ai magistrati di tentato omicidio, porto aggravato e detenzione illegale di pistola, avrebbe assaltato Curto a pistolettate perché animato e infuocato da contrasti sentimentali. Si sarebbe consumata la classica, rituale e purtroppo ricorrente storia d’amore e di coltelli di cui è ricca la letteratura cinematografica, e che nel copione canicattinese avrebbe subito la variante del piombo al posto della lama. E l’epilogo, fortunosamente, non è stato mortale. E il Procuratore di Agrigento, Luigi Patronaggio, ringrazia il pubblico ministero, Carlo Cinque, i Carabinieri, il Commissariato di Canicattì e la Squadra Mobile di Agrigento per l’impegno e la tempestività delle indagini condotte, e commenta: “Nonostante un clima di omertà ancora fortemente presente in provincia, le forze dell’ordine e la magistratura, con azione sinergica, riescono ad assicurare l’ordine pubblico e la legalità anche in contesti difficili come quelli di questo territorio. Solo attraverso una risposta tempestiva ed efficace dello Stato in tutte le sue articolazioni, con il consenso e la convinta collaborazione dei cittadini, può essere affermata la legalità, base fondamentale per il convivere civile e per l’esplicazione dei diritti e delle libertà degli individui”.

27 giugno, I poliziotti della Squadra Mobile di Agrigento, coordinati da Giovanni Minardi, e la Procura di Palermo, hanno arrestato a Lampedusa, all’Hotspot dell’isola, un africano di 23 anni, originario della Somalia, T M A sono le iniziali del nome. L’uomo è ritenuto parte di un’associazione per delinquere trasnazionale, impegnata nella tratta, il sequestro di persone, violenza sessuale, omicidio aggravato e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Il somalo è stato riconosciuto come uno dei responsabili di torture e sevizie perpetrate in Libia, dove i migranti sono privati della libertà personale prima di intraprendere la traversata in mare verso le coste italiane. Così come hanno raccontato parecchi testimoni, il somalo avrebbe infierito con crudeltà sui migranti, con tubi di gomma e armi da fuoco. Alle indagini sull’africano, avviate fin dal 27 maggio scorso, giorno dello sbarco a Lampedusa, hanno collaborato il Servizio centrale operativo della Polizia di Stato, e la Squadra Mobile di Palermo, diretta da Rodolfo Ruperti. Inoltre, l’arrestato, a Lampedusa, avrebbe minacciato le sue vittime per convincerle a non denunciarlo alla Polizia Italiana. Adesso è recluso nel carcere Petrusa ad Agrigento.

28 giugno, A Menfi sono stati arrestati dalla Guardia di Finanza due incensurati che avrebbero fornito alloggio e supporto logistico ad un’associazione criminale, adoperandosi personalmente, insieme ad altri responsabili originari della Tunisia, per lo svolgimento di più traversate tra la Tunisia e l’Italia. Si tratta di Felice Montalbano, 59 anni, e Pietro Bono, 64 anni. Nell’abitazione di uno dei due arrestati si sarebbe rifugiato un tunisino ritenuto elemento di spicco del gruppo criminale, e che è stato arrestato lo scorso 6 giugno al culmine di un inseguimento che ha provocato la caduta e il grave ferimento di un finanziere. Il Tribunale di Palermo adesso ha disposto misure di custodia cautelare per tutti i 13 presunti responsabili delle ipotesi delittuose.

28 giugno, Ad Agrigento, al palazzo di giustizia, il giudice monocratico del Tribunale, Alessandra Tedde, ha condannato a 6 anni e 4 mesi di reclusione ciascuno Calogero, Stefano e Giuseppina Circo, e Vincenzo Militello, tutti di Casteltermini, imputati di lesioni aggravate in concorso perché nel 2012, in un appezzamento di terreno, avrebbero sfregiato, con un coltello, il volto dell’ex fidanzato della Circo, Stefano Severino.

28 giugno, A Palermo, al palazzo di giustizia, in Corte d’Appello, la Procura Generale, tramite Rita Fulantelli, a conclusione della requisitoria, ha chiesto la conferma della condanna inflitta in primo grado, a 6 anni e 6 mesi di reclusione, a carico dell’imprenditore di Racalmuto, Calogero Romano, 61 anni, imputato di concorso esterno in associazione mafiosa. Secondo la Dda di Palermo, Romano avrebbe intrattenuto rapporti d’affari con gli ex capimafia di Racalmuto, Maurizio Di Gati e Ignazio Gagliardo, che è stato dipendente dello stesso Romano, oggi pentiti e che lo accusano, e poi sarebbe stato in contatto con il già capo di Cosa nostra, Giuseppe Falsone. Romano, difeso dagli avvocati Salvatore Pennica e Nino Caleca, è stato in primo grado condannato a risarcire l’ex Provincia di Agrigento e la Regione Siciliana che si sono costituiti parte civile tramite l’avvocato Daniela Posante e l’Avvocatura di Stato. Prossima udienza il 30 ottobre per le arringhe difensive.

28 giugno, La Corte di Cassazione ha emesso la sentenza definitiva di confisca dei beni di Andrea Puntorno, 41 anni, di Agrigento, residente ad Agrigento ma domiciliato a Torino. A carico di Puntorno è stata inoltre confermata l’applicazione della misura di prevenzione personale della Sorveglianza Speciale di pubblica sicurezza con obbligo di soggiorno nel Comune di residenza per 3 anni e il versamento di una cauzione di 2mila euro. Gli sono stati confiscati un appartamento a Torino del valore di 300 mila euro (intestato a lui e alla moglie), un’abitazione ad Agrigento, del valore di 200 mila euro (intestata alla moglie), e una moto del valore di 7.500 euro. Puntorno è stato inquisito nell’ambito di un’inchiesta su un presunto traffico internazionale di sostanze stupefacenti provenienti dall’Albania e giunte sulle piazze di spaccio di Agrigento e Torino.

28 giugno, A Canicattì, all’ospedale “Barone Lombardo”, è morto nottetempo Giuseppe Capillo, 85 anni, coinvolto ieri mattina martedì 27 giugno in un incidente stradale lungo la strada provinciale 122, tra Canicattì e Castrofilippo. Il pensionato è stato al volante della sua Fiat 600 e si è scontrato violentemente, per cause in corso di accertamento, con un camion. Capillo, residente a Castrofilippo, è stato ricoverato in prognosi riservata. Poi è deceduto.

28 giugno, A Palermo, al palazzo di giustizia, il giudice per le indagini preliminari del tribunale, Cesare Vincenti, ha dichiarato il non luogo a procedere nei confronti di Francesco Sillitti, 43 anni, di Campobello di Licata, difeso dall’avvocato Salvatore Manganello, che, nella qualità di Direttore dell’Agenzia di Palermo, la numero 8, della Banca Nazionale del Lavoro, è stato imputato di falso, allorchè avrebbe contravvenuto alle disposizioni concernenti l’obbligo di identificazione e di apposita verifica dell’identità dei clienti, senza che gli stessi clienti fossero presenti, nell’attivazione di 13 conti correnti presso l’Agenzia da lui diretta. L’avvocato Manganello, che ha citato, tra l’altro, la depenalizzazione del reato dal 6 febbraio 2016, ha ottenuto dal giudice l’archiviazione delle accuse.

29 giugno, A Palermo, al palazzo di giustizia, in Corte d’Assise d’Appello, la Procura Generale, a conclusione della requisitoria, ha chiesto la conferma della sentenza emessa dalla Giudice per le udienze preliminari del Tribunale di Agrigento, Alessandra Vella, a conclusione del giudizio abbreviato, il 27 aprile 2016, che ha condannato a 17 anni di carcere Angelo Azzarello, 28 anni, di Palma di Montechiaro, imputato dell’omicidio della sua compagna, Alina Condurache, 22 anni, originaria della Romania e residente a Naro. Azzarello ha confessato di essere stato l’autore del delitto, compiuto la notte tra il 3 e il 4 dicembre 2014 a Palma di Montechiaro, in contrada Cipolla.

30 giugno, A Sciacca un uomo di 29 anni, originario del Marocco, è annegato nel tratto di mare antistante la spiaggia Capo San Marco. Il giovane immigrato si è tuffato per un bagno e, probabilmente perché poco capace di nuotare, è annegato, a causa anche del mare agitato. Il cugino invece è riuscito a rientrare a riva e si è salvato. Il marocchino deceduto, Ben Saber Moussa, è risultato destinatario di un provvedimento di espulsione dal territorio nazionale.

30 giugno, A Palermo, al palazzo di giustizia, la Corte d’Assise d’Appello ha confermato la sentenza emessa dalla Giudice per le udienze preliminari del Tribunale di Agrigento, Alessandra Vella, a conclusione del giudizio abbreviato, il 27 aprile 2016, che ha condannato a 17 anni di carcere Angelo Azzarello, 28 anni, di Palma di Montechiaro, imputato dell’omicidio della sua compagna, Alina Condurache, 22 anni, originaria della Romania e residente a Naro. Azzarello ha confessato di essere stato l’autore del delitto, compiuto la notte tra il 3 e il 4 dicembre 2014 a Palma di Montechiaro, in contrada Cipolla.

30 giugno, A Licata, in un terreno in contrada Passarello, i poliziotti della sezione anticrimine del commissariato, coordinati dal dirigente Marco Alletto, hanno arrestato Calogero Valoroso, 36 anni, di Licata, bracciante agricolo, sorpreso in possesso di 4.075 piante di marijuana. Si tratta, nel dettaglio, di 75 piante di marijuana, alte tra i 30 e i 60 centimetri, e peso complessivo di 7 chili. E poi altre 4mila piantine ancora riposte nei semenzai in attesa del germoglio.

1 luglio, Il Tribunale di Agrigento ha assolto Gerlando P, sono le iniziali del cognome, 50 anni, di Agrigento, ristoratore, arrestato dai Carabinieri il 7 dicembre 2012 a Favara, in via Coppi, perché sorpreso in possesso di 100 grammi di hashish, e poi scarcerato pochi giorni dopo. Il difensore, l’avvocato Alfonso Tuttolomondo, ha dimostrato che l’imputato non ha mai praticato spaccio di droga e nemmeno ha frequentato soggetti impegnati in ciò. E che i 100 grammi di hashish sono stati la scorta accumulata a fine di consumo personale. E che, inoltre, nel corso della perquisizione domiciliare, non è emerso alcun elemento da cui dedurre l’attività di spaccio, ad esempio bilancini e materiale di confezionamento delle dosi. Dunque, il Giudice per le udienze preliminari del Tribunale di Agrigento, Francesco Provenzano, accogliendo le argomentazioni dell’avvocato Tuttolomondo, ha assolto Gerlando P “perché il fatto non è previsto dalla legge come reato”.

1 luglio, Il Tribunale del Riesame ha annullato le ordinanze cautelari emesse lo scorso 8 giugno dalla Procura di Agrigento, ed eseguite dai Carabinieri, nell’ambito dell’inchiesta cosiddetta “Pacchi.it”, contro una presunta banda di truffatori impegnati ad abbindolare ignari acquirenti con false vendite su siti internet. Un indagato è stato ristretto agli arresti domiciliari. Si tratta di Cristoforo Famà, 35 anni, di Licata, al quale è stata restituita la libertà. Annullati anche gli altri provvedimenti. Ad altri tre, tra cui due donne, è stato imposto l’obbligo di dimora, e ad altri tre, tra cui una donna, l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria.

2 luglio, A Raffadali, in contrada “Le Colonie”, si sono scontrate due automobili. Salvatore Lombardo, sul sedile posteriore di una Fiat Punto, ha subito gravissime ferite, è stato ricoverato in ospedale, ad Agrigento, al “San Giovanni di Dio”, i medici lo hanno mantenuto in coma farmacologico prospettando anche un eventuale trasferimento a Palermo, ma il 23enne è morto. Gli altri quattro a bordo dell’automobile sono feriti. Lievemente ferito anche il conducente dell’altra auto, Ford Fiesta, un anziano. Il sindaco di Raffadali, Silvio Cuffaro, ha proclamato il lutto cittadino il giorno dei funerali, e ha raccomandato, soprattutto ai più giovani, massima prudenza in strada. Esattamente un anno addietro, la prima domenica di luglio dell’anno scorso, ad Agrigento, a San Leone, nel pomeriggio, in prossimità del Viale Emporium, è morto un altro raffadalese, Salvatore Bartolomeo, 21 anni, a bordo di una motocicletta che si è scontrata con una Fiat Doblò.

2 luglio, A Palma di Montechiaro, in località Punta Pizzo Falcone, un appassionato di parapendio, Michele Sanfilippo, 40 anni, imprenditore, padre di due bambini, è morto precipitando dopo il lancio dalla Torre San Nicola. A ritrovare Sanfilippo, dopo l’allarme per il mancato rientro, sono stati familiari, amici, una pattuglia dei Carabinieri e la Protezione civile. L’uomo, in gravi condizioni, è stato soccorso all’ospedale “San Giovanni di Dio” ad Agrigento, ma è morto. La Procura di Agrigento ha avviato un’inchiesta tramite la sostituto procuratore Silvia Baldi. Si ritiene verosimile che una folata di vento improvvisa abbia impedito il controllo del paracadute del parapendio.

2 luglio, Ad Agrigento otto giovani ospiti di un Centro di accoglienza per minorenni extracomunitari, al Quadrivio Spinasanta, rischiano una denuncia alla Procura della Repubblica presso il Tribunale dei Minori di Palermo per danneggiamento aggravato. I minori si sono scatenati in episodi di vandalismo danneggiando e distruggendo suppellettili e infissi. Il personale del centro ha telefonato alla Polizia e una pattuglia della Volanti, intervenuta sul posto, ha restituito ordine. Al vaglio è anche l’eventuale trasferimento dei più facinorosi in altre strutture di accoglienza.

4 luglio, Il prefetto di Agrigento, Nicola Diomede, ha disposto l’accesso ispettivo al Comune di Camastra per accertare eventuali condizionamenti e infiltrazioni mafiose. Il provvedimento è giustificato da quanto emerso nell’ambito dell’inchiesta antimafia cosiddetta “Vultur”, che ha svelato presunti contatti tra esponenti del Comune e alcuni degli arrestati. La commissione prefettizia, composta dal vice prefetto Elisa Vaccaro, dal vice capo della Squadra Mobile Vincenzo Di Piazza, e dal comandante reggente della Guardia di Finanza di Agrigento, Fabio Sava, è già a lavoro e ha acquisito i primi fascicoli ed elementi di valutazione. Attualmente l’amministrazione comunale è retta dal sindaco Angelo Cascià che non è indagato.

4 luglio, A Favara, in via Pietro Nenni, un ragazzo di 17 anni a bordo di una moto, intorno alla mezzanotte, è stato investito da un’altra moto di elevata cilindrata. Il centauro investitore non ha prestato soccorso e si è dileguato. Il 17enne è stato soccorso dal 118 e trasportato all’ospedale “San Giovanni di Dio”, dove è ricoverato in prognosi sulla vita riservata. Nel frattempo indagano i Carabinieri della Tenenza di Favara.

4 luglio, A Porto Empedocle, nell’ambito di una intensificazione dei servizi antidroga disposta dal Comando Provinciale di Agrigento, i Carabinieri del Nucleo Operativo della locale Compagnia hanno arrestato in flagranza di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti M R, sono le iniziali del nome, 22 anni, sorpreso in possesso, nel corso di perquisizione personale e poi domiciliare, di 50 grammi di hashish e di un bilancino di precisione. Il 22enne è stato ristretto ai domiciliari, a disposizione dell’Autorità Giudiziaria.

4 luglio, La Corte d’Appello di Palermo ha confermato la condanna a 3 mesi di reclusione inflitta in primo grado, dal Tribunale di Agrigento, ad un maresciallo dei Carabinieri in pensione, Angelo Antona, 66 anni, di Licata, riconosciuto come l’autore di lettere anonime, minacciose di ritorsioni per contrasti di vicinato, contro un vicino di casa, anche lui Carabiniere, e che si è costituito parte civile tramite l’avvocato Giuseppe Peritore.

5 luglio, A Palermo, al palazzo di giustizia, il pubblico ministero, Claudio Camilleri, a conclusione della requisitoria, ha chiesto la condanna a 4 anni di reclusione a carico dell’ex presidente di Rete Ferrovie Italia, l’agrigentino Dario Lo Bosco, imputato nell’ambito di un’inchiesta su presunti casi di corruzione e di induzione indebita a promettere utilità. La posizione di altri due imputati, i funzionari regionali del Corpo Forestale, Giuseppe Marranca e Giuseppe Quattrocchi, è stata stralciata ed è trattata in un processo parallelo. E dal processo è fuoriuscito invece l’imprenditore agrigentino, Massimo Campione, che ha collaborato con gli inquirenti, e per il quale il giudice per le udienze preliminari del Tribunale ha accolto l’istanza del difensore, l’avvocato Nino Caleca, disponendo l’affidamento di Massimo Campione in prova ai servizi sociali. E ciò determinerà, in base alla nuova normativa in materia, l’estinzione del reato. In sintesi, secondo quanto emerso dalle indagini, Lo Bosco avrebbe ricevuto 58mila euro per sollecitare Rete Ferrovie Italia ad acquistare un sensore per il monitoraggio dell’usura delle carrozze ferroviarie affittate a terzi. Quattrocchi e Marranca avrebbero ricevuto complessivamente circa 250mila euro per evitare intoppi nei lavori di ammodernamento della rete di radiocomunicazioni della Forestale che Massimo Campione si è aggiudicato, vincendo un appalto di 26 milioni di euro bandito dal Corpo Forestale. Secondo il difensore di Lo Bosco, l’avvocato Sergio Monaco, Massimo Campione è inattendibile.

5 luglio, A Canicattì, nel quartiere popolare Borgalino, un giovane, in escandescenze, ha ferito il padre con un coltello. E poi è stato sorpreso dalla Polizia a girovagare in città in stato confusionale. Il ragazzo è trattenuto in caserma, a disposizione dell’autorità giudiziaria. Indagini in corso.

5 luglio, Il Tribunale di Sciacca, a conclusione del giudizio abbreviato, ha condannato a 2 anni e 8 mesi di reclusione A A, sono le iniziali del nome, di 65 anni, imputato di abusi sessuali su minorenne allorchè avrebbe toccato le parti intime di una 16enne vicina di casa, che poi ha raccontato quanto accaduto ai genitori, e i genitori si sono rivolti ai Carabinieri. La giovane si è costituita parte civile.

5 luglio, I Carabinieri della Tenenza di Favara hanno arrestato il motociclista pirata che la notte tra domenica e lunedì scorso ha investito in via Pietro Nenni un 17enne a bordo di uno scooter e non ha prestato soccorso. Si tratta di Carmelo Pullara, 28 anni. Nel frattempo, il minorenne, attualmente in coma farmacologico, è stato trasferito dall’ospedale di Agrigento al Sant’Elia di Caltanissetta.

6 luglio, Il giudice monocratico del Tribunale di Agrigento, Katia La Barbera, ha condannato a 1 anno e 8 mesi di reclusione l’avvocato agrigentino, Giuseppe Arnone, imputato di diffamazione a danno dell’ex comandante della Polizia municipale di Agrigento, Vincenzo Nucera, difeso dall’avvocato Salvatore Pennica. La pena non è sospesa. Ad Arnone è stata imposta una provvisionale di 2500 euro, con pubblicazione della sentenza su alcuni quotidiani, oltre al pagamento delle spese processuali ed al risarcimento del danno da quantificarsi in sede civile. Nel frattempo, il Tribunale civile di Agrigento, presieduto da Silvia Capitano, ha condannato “Il Fatto Quotidiano” a risarcire il sindaco di Agrigento, Calogero Firetto, e sua moglie, l’avvocato Simona Russello, entrambi assistiti dall’avvocato Angelo Farruggia, a seguito della pubblicazione, durante la campagna elettorale per le Amministrative del 2015, di un articolo, intitolato “Evasione, famiglia, mafia, le elezioni a Porto Empedocle”, ritenuto diffamatorio. Il giornale diretto da Marco Travaglio pagherà il danno per 22mila e 118 euro, oltre interessi e rivalutazione monetaria e spese legali per 4mila e 500 euro.

6 luglio, Nel 1994 il Tribunale di Caltanissetta ha pronunciato il fallimento della ditta “Video Eschimpell” e dei soci accomandatari, tutti residenti a Caltanissetta. Nel 2016, dopo 22 anni, il Tribunale di Caltanissetta ha dichiarato chiuso, per insufficienza dell’attivo, il fallimento della stessa ditta. Ebbene, l’avvocato Giuseppe Zucchetto, su incarico di una dei soci, Rita Rizzo, il 2 maggio scorso ha presentato ricorso, in base alle legge Pinto contro il Ministero della Giustizia per il riconoscimento dell’equo indennizzo a seguito della “violazione del termine ragionevole di durata del procedimento e conseguente responsabilità del Ministero della Giustizia”. Adesso, dopo soli 2 mesi, la Corte d’Appello di Caltanissetta ha accolto il ricorso dell’avvocato Giuseppe Zucchetto e ha condannato il Ministero della Giustizia al pagamento di 8mila euro alla ricorrente, a titolo di equa riparazione per il superamento della durata ragionevole del procedimento, e mille euro, oltre il 15% delle spese generali ed oneri di legge, allo stesso avvocato Zucchetto.

6 luglio, Ad Agrigento, in Tribunale, l’ex presidente della Cooperativa sociale “Papa Giovanni 23esimo”, G P sono le iniziali del nome, con ben due assoluzioni, entrambe con formula ampiamente liberatoria, è stata del tutto scagionata dalle accuse a suo carico, e per ipotesi di reato, come dimostrato nel corso del processo, alla stessa G P non imputabili. In particolare, la presidente della Cooperativa Giovanni 23esimo è stata tratta in giudizio per appropriazione indebita e per omesso versamento delle ritenute previdenziali. La presidente, assistita e difesa in entrambi i processi dagli avvocati Vincenzo Camilleri e Santino Russo, ha dimostrato la correttezza e l’integrità del proprio operato.

6 luglio, Il Tribunale di Agrigento, accogliendo le istanze difensive dell’avvocato Gianfranco Pilato, ha assolto Graziella Panarisi, dal reato di guida in stato di ebbrezza aggravato dall’avere causato, di notte, un incidente stradale. Il Pubblico ministero ha invocato la pena a mesi 8 di arresto e 2500 euro di multa. L’avvocato Pilato ha dimostrato che, al momento del controllo dei Carabinieri, alla Panarisi non fu comunicato l’avviso di potersi avvalere di un difensore di fiducia, determinando così l’insorgere della nullità assoluta dell’accertamento esperito.

6 luglio, A Licata i Carabinieri hanno arrestato Carmelo Gastrucci, 37 anni, che risponderà di minacce e resistenza a pubblico ufficiale perché, a bordo di una motoape, in via Giarretta, si è schiantato contro un’automobile in sosta ferendo un’impiegata, e, dopo essersi allontanato, è ritornato sul posto scagliandosi contro i Carabinieri accorsi. La donna è stata soccorsa in ospedale con 10 giorni di prognosi.

6 luglio, Il Tribunale di Agrigento, accogliendo le tesi difensive degli avvocati Chiara Guarneri e Luigi Troja, ha assolto, con ampia formula liberatoria, perché il fatto non sussiste, Salvatore Grilletto, 60 anni, di Porto Empedocle, imputato di furto aggravato per aver manomesso il contatore Enel e sottratto energia elettrica al gestore per 4 anni.
Gli avvocati Troja e Guarneri hanno dimostrato che, nonostante il contatore presentasse delle anomalie tecniche, le stesse sono attribuibili anche ad altre cause, quali ad esempio un fulmine o un guasto del misuratore. Il pubblico ministero ha invocato la condanna a 6 mesi di reclusione. Il giudice, Giancarlo Caruso, ha assolto Grilletto ritenendo non raggiunta la prova della manomissione ai fini della sottrazione di energia elettrica.

6 luglio, Il Tribunale di Sciacca ha condannato un meccanico di Sambuca di Sicilia, Vito Mangiaracina, 64 anni, a 7 anni di reclusione per violenza sessuale su minori. L’imputato è stato invece assolto, perché il fatto non sussiste, dall’accusa di prostituzione minorile. Due minori, ascoltati anche al processo in dibattimento, hanno confermato le accuse contro l’uomo, che si è sempre dichiarato innocente.

6 luglio, La Procura di Agrigento, tramite la pubblico ministero, Silvia Baldi, ha chiesto il rinvio a giudizio di Giuseppe Gioacchino Mantegna, 37 anni, di Ravanusa, e di Leonardo Capizzi, 40 anni, di Canicattì, perché, detenuti nel carcere di Siracusa, avrebbero chiesto il pizzo ad un professionista, un medico di Ravanusa, con una lettera scritta a mano e spedita dal carcere. Già in precedenza Mantegna è stato arrestato e condannato per estorsione allo stesso medico.

6 luglio, Ad Agrigento, nel centro storico, nella Chiesa di Santa Maria dei Greci, durante la messa, un giovane, sofferente di disturbi psichici, ha aggredito il sacerdote officiante, don Giuseppe Pontillo, e si è scagliato anche contro i fedeli presenti in chiesa. Il ragazzo è stato soccorso da un’autoambulanza del 118 e ricoverato in ospedale, al “San Giovanni di Dio”, dove i medici lo hanno sottoposto al trattamento sanitario obbligatorio. Don Giuseppe Pontillo commenta: “Sto bene. Non mi sono fatto niente. Ho certamente un grande senso di tenerezza nei confronti del ragazzo e rabbia nei confronti dello Stato che, molto spesso, non garantisce i necessari aiuti”.

7 luglio, Ad Agrigento, al Villaggio Mosè, una decina di migranti minorenni ospiti di un centro d’accoglienza sono insorti violentemente protestando contro i ritardi nel pagamento del pocket money. I migranti hanno prima rinchiuso all’interno di una stanza alcuni operatori, e li hanno minacciati, e poi, all’arrivo del responsabile del centro d’accoglienza, si sono scagliati contro di lui colpendolo a calci e a pugni. Il tutto tra il danneggiamento e la devastazione di arredi e suppellettili. La Polizia ha denunciato alla Procura presso il Tribunale dei minorenni di Palermo 10 minori, tutti di origini subsahariane. Risponderanno, a vario titolo, di danneggiamento aggravato, violenza aggravata, lesioni personali e minacce.

7 luglio, Il Tribunale di Agrigento emette la sentenza al processo “Strike”, tra spaccio di droga e altro. 5 condanne, 14 assoluzioni e 2 prescrizioni. Il 18 ottobre del 2011 fu il giorno del blitz cosiddetto “Strike”, dall’inglese colpo, battuta. E i poliziotti del Commissariato di Canicattì e della Squadra Mobile di Agrigento colpirono e batterono 27 indagati. 16, tutti di Canicattì, arrestati in carcere. E agli altri 11 fu imposto il divieto di dimora. Ai giudici hanno risposto, a vario titolo, di detenzione e spaccio di droga, marijuana, hashish e cocaina, tra Canicattì e oltre confini, a cavallo delle province di Agrigento e Caltanissetta. E poi anche di rapine, danneggiamenti, aggressioni e intimidazioni. Il 19 luglio del 2012 il Tribunale di Agrigento ha rinviato a giudizio 25 imputati. E 3 canicattinesi sono stati giudicati in abbreviato e condannati: 7 anni di reclusione sono stati inflitti a Giuseppe Paci, 34 anni, poi 6 anni e 8 mesi a Gaspare Facciponte, 41 anni, e poi 4 anni di carcere a Salvatore Sammartino, 28 anni. Adesso, il Tribunale di Agrigento, al processo ordinario, ha sfornato 5 condanne, 14 assoluzioni, e 2 non doversi procedere per intervenuta prescrizione. Il presidente della sezione penale, Giuseppe Melisenda Giambertoni, con a fianco Maria Alessandra Tedde e Giancarlo Caruso, ha inflitto 8 anni e 6 mesi di reclusione a Giovanni Magro, 38 anni, 8 mesi a Salvatore Carlo Sammartino, 55 anni, 3 anni e 9 mesi a Diego Paci, 39 anni, 9 mesi a Sebti Ouldji, 47 anni, e 3 anni a Hosni Ben Brahem, 34 anni. Poi sono stati assolti Francesco Milanese, 32 anni, Giacinto Corbo, 57 anni, Vincenzo Tiranno, 35 anni, Neji Kebaier, 27 anni, Salvatore Ragazzo, 31 anni, Mirko Messina, 33 anni, Ivan Napoli, 25 anni, Giovanni Milana, 42 anni, Diego Cutaia, 33 anni, Luca Ivan Alaimo, 30 anni, Danilo Fazio, 39 anni, Filippo Cutaia, 28 anni, Diego Scibetta, 42 anni, e Diego Messina, 51 anni. E poi non doversi procedere per Giuseppe Spampinato, 35 anni, e Michele Sammartino, 55 anni.

7 luglio, Il Tribunale di Agrigento ha assolto, con formula ampia e liberatoria, “perché il fatto non sussiste”, il sindaco di Cammarata, l’onorevole Vincenzo Giambrone, già direttore del Consorzio di bonifica Agrigento 3, e il dirigente dello stesso Consorzio, Pasquale Pappacena, imputati a seguito dell’incidente subito, nell’agosto del 2010, da un operaio del Consorzio durante dei lavori di scavo. A Giambrone è stato contestato il non avere provveduto al consolidamento del terreno. A Pappacena il non avere vigilato alle disposizioni aziendali in materia di sicurezza sul lavoro. I difensori, gli avvocati Claudio Gallina Montana e Valeria Maggio, hanno dimostrato la correttezza dell’operato dei due assistiti.

8 luglio, A Sciacca i Carabinieri della locale Compagnia hanno controllato alcuni locali pubblici nel centro storico, al porto e nella zona balneare di San Marco. Nel corso delle attività ispettive, sono stati denunciati 5 gestori di altrettanti locali per disturbo del riposo delle persone, previsto e punito dall’articolo 659 del codice penale, perché avrebbero emesso musica ben oltre l’orario consentito. Sono state inoltre poste sotto sequestro le apparecchiature elettroniche per la riproduzione, l’amplificazione e la diffusione della musica.

8 luglio, I Carabinieri della Compagnia di Sciacca hanno arrestato il boss saccense Salvatore Di Gangi, 75 anni, che sconterà la condanna a 4 anni di reclusione inflitta per il reato di estorsione commessa col metodo mafioso e al fine di agevolare l’attività dell’associazione di tipo mafioso. Il provvedimento è la conclusione di un lavoro investigativo svolto dai Carabinieri di Sciacca, sotto il coordinamento della Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo, che ha consentito di svelare l’estorsione a danno della società “Laterizi Fauci”, una delle più note aziende del territorio saccense. Oltre al pagamento delle spese processuali, l’Autorità Giudiziaria ha disposto a carico di Salvatore Di Gangi la pena accessoria dell’interdizione dai Pubblici Uffici.

8 luglio, I Carabinieri della Compagnia di Sciacca, lungo la statale 624, hanno controllato ad un posto di blocco e hanno sorpreso quattro giovani di Sciacca, tra i 20 e i 25 anni, in possesso di droga. In particolare, i quattro, in prossimità dell’alt, hanno tentato di disfarsi, lanciandolo dal finestrino dell’auto, di un involucro contenente cocaina, e poi, nel corso della perquisizione personale e domiciliare sono stati scoperti e sequestrati un etto di hashish e altre 70 dosi di cocaina. Il Tribunale di Sciacca ha convalidato l’arresto e ha disposto a carico dei quattro la misura cautelare dell’obbligo di dimora nel Comune di Sciacca.

8 luglio, Ad Agrigento, al palazzo di giustizia, a conclusione del giudizio abbreviato, il giudice per le udienze preliminari del Tribunale, Francesco Provenzano, ha condannato ad 1 anno di reclusione Claudio Lauria, 34 anni, di Agrigento, ex responsabile della filiale di Cianciana della Banca Sant’Angelo, imputato perché si sarebbe appropriato di poco più di 7mila euro, tramite alcuni prelievi sul conto corrente di un anziano cliente, tra aprile e giugno del 2012.

8 luglio, Il Tribunale di Agrigento, a conclusione del giudizio abbreviato, ha condannato a 9 anni di reclusione Salvatore Ingiaimo, 28 anni, di Palma di Montechiaro, parrucchiere, imputato del tentato omicidio di Diego Provenzani, 50 anni, anche lui di Palma di Montechiaro, che il 13 dicembre del 2015 fu bersaglio di alcuni colpi di pistola calibro 9 lungo la strada verso Marina di Palma di Montechiaro.

8 luglio, Il Tribunale di Sciacca ha rinviato a giudizio 5 tra ex ed attuali sindaci: di Alessandria della Rocca, Alfonso Frisco, di Bivona, Giovanni Panepinto, di Cianciana, Santo Alfano, di San Biagio Platani, Filippo Bartolomeo, e di Santo Stefano di Quisquina, Francesco Cacciatore, e poi Vincenzo Marinello, già presidente dell’ Ato rifiuti Sogeir, e Salvatore Re, segretario e dirigente amministrativo. I 7 sono indagati per abuso d’ufficio aggravato in concorso tra di loro. I sindaci Frisco, Panepinto, Alfano, Bartolomeo e Cacciatore, che sono anche componenti dell’ Unione dei Comuni Platani – Quisquina – Magazzolo, di cui Alfonso Frisco è stato presidente, hanno assegnato a Vincenzo Marinello l’incarico di responsabile del settore finanziario dell’Unione dei Comuni Platani – Quisquina – Magazzolo. La delibera di affidamento dell’incarico è la numero 19 del 9 novembre 2013, e l’11 novembre 2013 è stato stipulato tra l’Unione dei Comuni e Vincenzo Marinello un contratto di lavoro a tempo determinato e orario parziale, regolarmente retribuito. Ebbene, secondo la Procura la delibera e il contratto violano le norme del regolamento di funzionamento dell’ Unione Platani – Quisquina – Magazzolo e le norme del testo unico Enti locali che vietano all’amministrazione di ricorrere a personale esterno tramite nuovi contratti di lavoro per incarichi come l’ incarico affidato a Marinello.

8 luglio, A Cattolica Eraclea, in contrada Salina, ignoti malviventi hanno letteralmente depredato una residenza estiva non limitandosi a rubare tutto quanto contenuto all’interno ma trasportando con sé perfino gli infissi e le ante. Il danno ammonterebbe a circa 10mila euro. Il proprietario, un imprenditore, ha denunciato il furto ai Carabinieri della stazione di Cattolica Eraclea. Indagini in corso.

8 luglio, I Carabinieri della Stazione di Racalmuto hanno arrestato Eugenio Capitano, 40 anni, perché, a seguito di una violenta lite con l’anziano padre, lo avrebbe colpito ripetutamente al volto. Il pensionato, di 86 anni di età, con difficoltà motorie, si è recato prima al pronto soccorso dell’ospedale di Canicattì e poi, impaurito del rientro a casa, si è presentato alla locale Caserma dei Carabinieri invocando aiuto per le continue vessazioni e violenze subite dal figlio convivente. Capitano risponderà di maltrattamenti contro familiari e conviventi, e di lesioni personali, con l’aggravante di aver violato le prescrizioni della misura di prevenzione della sorveglianza speciale a cui è sottoposto.

9 luglio, A Burgio, in contrada Truppe, ignoti hanno tagliato circa 50 alberi d’ulivo in un appezzamento di terreno di un pensionato di 75 anni. L’anziano ha presentato denuncia alla locale stazione dei Carabinieri. Il danno ammonterebbe a circa 25 mila euro. Indagini in corso.

9 luglio, Al confine tra Agrigento e Favara, in contrada San Benedetto, ignoti ladri sono entrati furtivamente dentro un’abitazione rurale e, in mancanza di altro, hanno rubato un fucile automatico, marca “Franchi”, calibro 12, regolarmente detenuto dal proprietario, che poi ha denunciato il furto ai Carabinieri. Indagini in corso.

10 luglio, Il 13 gennaio del 2015 a Palermo, al palazzo di giustizia, a conclusione del giudizio abbreviato, il giudice per le udienze preliminari, Riccardo Ricciardi, ha condannato a 6 anni di carcere Anna Messina, 38 anni, di Porto Empedocle, sorella del boss di Porto Empedocle, Gerlandino Messina. La donna, difesa dall’ avvocato Salvatore Pennica, e per la quale la pubblico ministero della Dda, Rita Fulantelli, ha invocato 10 anni di reclusione, è imputata di favoreggiamento reale dall’avere agevolato l’associazione mafiosa allorchè sarebbe stata messaggera del fratello Gerlandino durante la latitanza. A Favara, in Corso Stati Uniti, nella palazzina a due piani dove il 23 ottobre del 2010 i Carabinieri arrestarono Gerlandino Messina, fu scoperta una lettera di Anna Messina con su scritto: “Caro fratello, ieri ho visto 45 ( gs) mi ha detto che aspetta posta da te, dice che è urgente, vedi tu”. Poi, il 22 aprile del 2016 la Corte d’ Appello di Palermo ha ridotto da 6 a 5 anni di reclusione la condanna inflitta ad Anna Messina, imputata non più di favoreggiamento ma di concorso esterno in associazione mafiosa. Il difensore, l’avvocato Pennica, ha insistito nella richiesta di assoluzione sostenendo che: “secondo il contenuto dei ‘pizzini’ ritrovati si evincerebbero contatti di sola natura familiare, che nulla hanno a che vedere con l’associazione mafiosa, ma al massimo potrebbero paventare un favoreggiamento, che la legge non punisce tra familiari”. Ebbene, adesso, in occasione del terzo grado di giudizio, la Corte di Cassazione ha annullato con rinvio la sentenza di condanna emessa dalla Corte d’Appello di Palermo. E dunque sarà un’altra sezione d’Appello a Palermo a giudicare una seconda volta Anna Messina. E l’avvocato Salvatore Pennica commenta: “Sono convinto della non colpevolezza di Anna Messina. E’ un processo che si sarebbe dovuto chiudere con l’assoluzione se il pregiudizio sul cognome non avesse offuscato il giudizio. Siamo pronti a continuare la battaglia processuale”.

11 luglio, La Guardia di Finanza e la Procura di Sciacca hanno compiuto oggi l’operazione cosiddetta “Ghost Rider”. 34 indagati, tra medici, infermieri e personale sanitario dell’ospedale “Fratelli Parlapiano” a Ribera sono stati denunciati per assenteismo. Sono 7 gli obblighi di presentazione alla Polizia Giudiziaria imposti. E poi sono stati notificati 27 provvedimenti di conclusione delle indagini preliminari per casi di assenteismo, e quindi per truffa ai danni di un ente pubblico, oltre a peculato, interruzione di pubblico servizio e false certificazioni. Tra i 34 vi sono anche 4 consiglieri comunali in carica in vari Comuni dell’Agrigentino. In particolare, all’esito di numerosi sopralluoghi, appostamenti e pedinamenti, svolti dalla Compagnia della Guardia di Finanza di Sciacca, agli ordini del Capitano Luigi Carluccio, è stato svelato un vero e proprio “sistema” di azione, tra la continua falsificazione dell’attestazione circa la propria presenza sul posto di lavoro, soprattutto tramite la timbratura cumulativa dei cartellini di presenza, a tutto beneficio di impegni personali e familiari svolti in modo indisturbato al di fuori dell’ospedale di Ribera. Sono numerosi i casi scoperti: una dipendente sanitaria fuori per la spesa durante l’orario di ufficio, o un’altra abitualmente dal parrucchiere. E poi medici impegnati all’esterno nelle visite fiscali avrebbero compilato il referto della visita senza procedere all’effettuazione della visita stessa e talvolta senza neppure avere alcun contatto con il paziente, incassando però le indennità previste per le visite mediche domiciliari. E poi interi equipaggi del servizio di soccorso del 118, di pronta reperibilità, si sarebbero allontanati periodicamente con mezzi propri e addirittura con l’autoambulanza in loro dotazione, per sbrigare faccende del tutto personali, quali l’acquisto di frutta e verdura, distogliendo il mezzo e l’equipaggio dal servizio di pronta reperibilità proprio del 118.

11 luglio, I giudici della sezione misure di prevenzione del Tribunale di Agrigento hanno rigettato la richiesta della Procura, sostenuta dalla Questura, di applicare la misura della sorveglianza speciale a carico dell’avvocato agrigentino, Giuseppe Arnone, perché socialmente pericoloso. Tale misura avrebbe comportato, come secondo prassi, delle limitazioni alla libertà personale e controlli più serrati da parte delle forze dell’ordine. I giudici hanno ritenuto che non ricorrano elementi atti a giustificare il provvedimento cautelare e preventivo a carico di Arnone.

12 luglio, La Procura di Palermo invoca la sorveglianza speciale e la confisca dei beni a carico del boss di Sambuca di Sicilia, Leo Sutera. La difesa si oppone. Il 14 luglio del 2002 ad Agrigento è stata la seconda e ultima domenica della festa di San Calogero, e fu anche il giorno del blitz antimafia della Squadra Mobile cosiddetto “Cupola”. Nelle campagne di Santa Margherita Belice, fu bruscamente interrotto un “consiglio provinciale” di Cosa Nostra agrigentina (ecco perché Cupola), convocato per eleggere il capo provincia dell’epoca, che sarebbe stato Maurizio Di Gati. Le persone arrestate furono 15 e sarebbero state 16 se Leo Sutera, capomafia di Sambuca di Sicilia, non fosse stato coinvolto la mattina della stessa domenica in un incidente stradale che gli provocò la frattura del femore. L’appuntamento fu solo rinviato. Sutera, inteso ‘’u professuri’’, perché diplomato e già insegnante al laboratorio di fisica dell’istituto tecnico industriale “Ettore Majorana” di Palermo, fu arrestato il 16 luglio successivo insieme al suo presunto braccio destro Antonino Maggio, inteso “u carbunaru”, imparentato con Totò Riina perchè un fratello di Nino Maggio, Vito Maggio, ha sposato la sorella della moglie di un fratello di Riina. Poi Leo Sutera è stato ancora arrestato dalla Squadra Mobile agrigentina in occasione dell’operazione antimafia battezzata “Nuova Cupola”, il 26 giugno del 2012, e nel frattempo gli investigatori che inseguono Matteo Messina Denaro lo hanno fotografato nelle campagne della sua Sambuca, intento a leggere dei pizzini, forse dello stesso Messina Denaro. Adesso Leo Sutera ha 67 anni di età, sarebbe il successore di Giuseppe Falsone a capo di Cosa nostra agrigentina, e la pubblico ministero della Direzione Distrettuale antimafia di Palermo, Alessia Sinatra, ritenendolo socialmente pericoloso, ha proposto al Tribunale di Agrigento l’applicazione a suo carico della misura della sorveglianza speciale per 5 anni, il massimo consentito dalla legge. E la Procura di Palermo invoca, inoltre, la confisca dei beni di Leo Sutera, che sono stati già sequestrati il 5 dicembre del 2016 dalla Guardia di Finanza: un villino, alcuni appezzamenti di terreno, e anche dei cavalli gestiti in un maneggio a Sambuca di Sicilia, e poi quote societarie di un esercizio commerciale di Sciacca e risorse finanziarie su conto e deposito, per un valore complessivo di oltre 400 mila euro. I difensori di Sutera, gli avvocati Carlo Ferracane e Giovanni Vaccaro, si oppongono e replicano che Sutera non ha più rapporti con Cosa Nostra già da tanti anni, dopo avere scontato la condanna che gli è stata inflitta al processo “Cupola”.

13 luglio, Il 17 luglio del 2014, in provincia di Caltanissetta, in territorio di Butera, nei pressi della zona industriale, tra le stazioni ferroviarie di Butera e Falconara, lungo il tratto della linea ferrata tra Caltanissetta e Gela, il treno regionale 12852 Gela – Licata – Caltanissetta ha travolto e ucciso 3 operai agrigentini di Rete ferroviaria italiana. Le vittime sono state Vincenzo Riccobono, 54 anni, di Agrigento, Antonio La Porta, 55 anni, di Porto Empedocle, e Luigi Gazziano, 57 anni, di Aragona. Adesso il Tribunale di Gela ha rinviato a giudizio 9 imputati di omicidio colposo plurimo, tra il macchinista e alcuni responsabili delle Ferrovie dello Stato. Si tratta di Concettina Vitellaro, di 53 anni, Mario Elia, di 71, Giovanni Costa, 67, Andrea Cucinotta, 65, Carmelo La Paglia, 58, Rosario Cilluffo, 53, Pietro Muscolino, 60, Pietro Messina, 62 anni, e la Rete Ferroviaria Italiana spa nella persona del suo legale rappresentante.

13 luglio, Lungo la strada statale 189, in territorio di Aragona, in contrada Fiumarazza, un violento incendio ha distrutto il capannone di un’azienda di Comitini che commercializza macchinette slot machine e arredi per sale da gioco e bar. Sul posto hanno lavorato parecchie ore i Vigili del fuoco del Comando provinciale di Agrigento. I rilievi investigativi sono stati compiuti dai Carabinieri di Aragona e del Nucleo Operativo Radiomobile di Agrigento. Si ipotizza che il fuoco sia stato appiccato alle sterpaglie della zona, come attualmente accade ovunque, e che l’incendio si sia poi propagato fino a coinvolgere il capannone. I danni ammonterebbero a circa 100mila euro.

13 luglio, Ad Agrigento, nel centro cittadino, in via De Gasperi, quattro migranti, del tutto sconosciuti agli organi di controllo, tra foto – segnaletiche e identificazione, sono entrati in un condominio. I residenti hanno telefonato al 113 e una pattuglia della Volanti ha intercettato i quattro e li ha condotti nell’Ufficio Immigrazione della Questura, dove sono risultati del tutto “fantasmi”, e, prima di essere condotti in un Centro d’accoglienza, sono stati denunciati, a piede libero, alla Procura della Repubblica per ingresso clandestino in territorio italiano.

13 luglio, I Carabinieri della Tenenza di Favara hanno arrestato ai domiciliari Salvatore Crapa, 59 anni, che sconterà 11 mesi di reclusione perché ritenuto colpevole di detenzione e porto illegale di armi e munizioni. Crapa è stato arrestato il primo dicembre del 2012, perché sorpreso in possesso di una confezione di cartucce calibro 9, una pistola Mauser P38, ed un bossolo del medesimo calibro.

13 luglio, Ad Agrigento, al palazzo di giustizia, a conclusione del giudizio abbreviato, il Tribunale ha emesso la sentenza a seguito di una presunta aggressione, nel 2014, a danno del comandante dell’epoca della Capitaneria di Porto Empedocle, Massimo Di Marco. 10 mesi di reclusione sono stati inflitti a Gioacchino Daino, e sono stati assolti Calogero Formica, Carmelo Ficarra e Francesco Fratacci. Altri presunti coinvolti sono in attesa del processo ordinario.

13 luglio, La società Girgenti Acque gestisce le reti idriche e fognarie nella provincia agrigentina, e quindi anche i depuratori. Alcuni dei depuratori sono stati sequestrati preventivamente per diverse ragioni, tra inefficienze depurative e strutturali. E gli impianti sequestrati sono stati mantenuti in gestione alla stessa Girgenti Acque affinchè, nel frattempo, adempisse alle prescrizioni imposte per risolvere gli inconvenienti che hanno provocato il sequestro. Ebbene, adesso non è più così, perché il termine di adempimento delle prescrizioni è scaduto, e la Procura della Repubblica di Agrigento, capitanata da Luigi Patronaggio, ritiene che tale termine sia decorso infruttuosamente perché Girgenti Acque non ha adempiuto alle prescrizioni. E quindil’apposito gruppo di lavoro della Procura della Repubblica di Agrigento, composto dai sostituti Silvia Baldi e Alessandra Russo, e coordinato dallo stesso Patronaggio, avendo riscontrato la non efficacia dei sequestri preventivi, ha deciso di affidare la gestione dei depuratori sequestrati ad un ufficio del Dipartimento acque e rifiuti della Regione Sicilia. E ciò “al fine – sottolinea la Procura – di tutelare più efficacemente la salute degli utenti e dei cittadini”.Più nel dettaglio, a Girgenti Acque è stato notificato il provvedimento firmato dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Agrigento che revoca la facoltà d’uso concessa a Girgenti Acque di gestire gli impianti di depurazione a servizio dei Comuni di Agrigento – Villaggio Mosé, Licata, Cattolica Eraclea, Montallegro, Siculiana e Realmonte, tutti sotto sequestro preventivo. E come amministratore giudiziario degli stessi depuratori è stato nominato il direttore generale del Dipartimento acqua e rifiuti della Regione Sicilia, Maurizio Pirillo, il quale gestirà anche il depuratore di Agrigento – Sant’Anna, che è stato appena sottoposto a sequestro preventivo.

14 luglio, Accogliendo le istanze dei difensori, gli avvocati Nino e Vincenza Gaziano, il Tribunale di Palermo ha archiviato le ipotizzate contestazioni di reato e ha scagionato Salvatore Gambino, 46 anni, di Agrigento, titolare di una impresa di impianti elettrici. Gambino è stato inquisito nell’ambito dell’inchiesta su presunte tentate estorsioni che hanno provocato l’arresto di Antonio Massimino, 49 anni, e di Liborio Militello, 50 anni, entrambi di Agrigento. Il nome di Gambino è saltato fuori dall’intercettazione di uno degli arrestati. L’archiviazione delle accuse a favore dell’elettricista agrigentino è stata proposta e condivisa anche dalla Procura antimafia di Palermo.

14 luglio, Il giudice monocratico del Tribunale di Agrigento, Antonio Genna, ha assolto l’avvocato Ignazio Valenza dall’imputazione di infedele patrocinio. L’ipotesi di reato contestata trae origine nel 2008 quando l’avvocato Valenza ha ricevuto un incarico dal legale rappresentante della “G.Messana srl”, Calogero Messana, attualmente inquisito nell’ambito dell’inchiesta “Giano Bifronte”. L’incarico è stato finalizzato all’opposizione ad un decreto ingiuntivo intimato a Messana da un fornitore di Brescia. Ebbene, l’avvocato Valenza è stato accusato da Messana di avere accettato l’incarico di assisterlo in presenza di una causa di incompatibilità, nonché di non aver eccepito che lo stesso Messana non aveva ricevuto la merce per cui il fornitore aveva richiesto e ottenuto ingiunzione di pagamento. L’avvocato Valenza, benché il reato fosse prescritto, ha dichiarato in aula di rinunciare alla prescrizione, ottenendo in tal modo l’assoluzione con ampia formula “perché il fatto non sussiste”. Lo stesso avvocato Ignazio Valenza esprime soddisfazione e commenta: “Provo comunque amarezza per un processo che non sarebbe dovuto nemmeno iniziare: non solo perché il reato era già prescritto prima che iniziasse il processo, ma soprattutto perché già dalle indagini preliminari le emergenze investigative davano piena contezza di essere stato oggetto di calunnia da parte di un ex cliente rancoroso che voleva sottrarsi al pagamento di legittime parcelle professionali. Queste circostanze, già segnalate vanamente al pubblico ministero procedente, sono state compiutamente dimostrate in dibattimento. Ora mi aspetto i consequenziali atti della Procura che tra l’altro ha chiesto l’assoluzione”.

14 luglio, La Corte d’Appello di Palermo ha confermato la sentenza emessa dal Tribunale di Agrigento, a conclusione del giudizio abbreviato, il 18 dicembre del 2015, e ha assolto dall’accusa di tentata estorsione e falso l’avvocato Alfonso Tuttolomondo, difeso dagli avvocati Annalisa e Salvatore Russello, imputato perché avrebbe tentato di estorcere alla ex moglie, costringendola anche con violenza a firmare una scrittura privata, il possesso di alcune proprietà, 4 appartamenti di cui uno a Varese, dopo la separazione. Una perizia tecnica ha escluso ogni forma di violenza e imposizione ad opera dell’avvocato Tuttolomondo. L’ex coniuge, parte civile, pagherà le spese processuali. Si è in attesa del deposito delle motivazioni della sentenza che secondo quanto dichiarato dall’avvocato Alfonso Tuttolomondo “rappresenta il giusto riscatto alle sofferenze patite nel corso di questi anni a causa della presentazione di denunce infondate”.

14 luglio, Il Tribunale di Agrigento ha assolto il comandante dei Vigili Urbani di Cattolica Eraclea, Pasquale Campisi, e il suo vice, Pietro Campisi, imputati di omissione di atti di ufficio perché, nel corso di intercettazioni a carico del presunto mafioso cattolicese Antonio Grimaldi, 50 anni, è emerso che lo stesso Grimaldi avrebbe contattato Campisi per annullare la multa inflitta a suo figlio senza casco e assicurazione sul motorino. E la multa è stata cancellata. La Procura ha invocato la condanna a 8 mesi di reclusione ciascuno. I difensori dei Campisi hanno eccepito con successo che “la mancata contravvenzione non integra una delle ipotesi previste dalla legge come omissione di atti di ufficio”.

15 luglio, Ad Agrigento i Carabinieri hanno arrestato tre immigrati dall’Africa. Si tratta di due libici e di un tunisino. Harrabi Nizar, 29 anni, Harrabi Frethi, 26 anni, e Chaoueche Ramzi, 25 anni, tutti residenti ad Agrigento. I tre, poco prima dell’arresto, in una traversa di via Atenea, hanno aggredito e rapinato un loro giovane connazionale rubandogli una collana in oro ed un telefono cellulare. La vittima degli aggressori è ricoverata in Ospedale con 20 giorni di prognosi. I tre sono reclusi nel carcere Petrusa.

15 luglio, A Licata, i poliziotti del locale commissariato, diretti da Marco Alletto, hanno arrestato Maurizio Licata, 50 anni, pastore, che risponderà ai giudici di detenzione e spaccio di stupefacenti perché nel suo ovile, in contrada Montegrande, i cani antidroga hanno fiutato e scoperto un chilo di marijuana essiccata accuratamente nascosta sotto delle balle di fieno. Maurizio Licata è stato ristretto ai domiciliari.

16 luglio, Lungo l’autostrada Palermo-Mazara del Vallo, nei pressi della galleria di Santa Ninfa, in direzione Castelvetrano, un incidente stradale autonomo ha provocato la morte di Vincenzo Salvatore Corso, 52 anni, originario di Menfi, in provincia di Agrigento. Corso, a bordo di una Citroen Nemo, si è schiantato contro il guardrail ed è morto sul colpo.

17 luglio, I Carabinieri della Compagnia di Sciacca hanno arrestato, ai domiciliari, in flagranza di reato, un saccense incensurato, sorpreso ad appiccare il fuoco a dei mucchi di sterpaglie in prossimità di un terreno incolto situato nelle immediate vicinanze del centro abitato. In via Agatocle, a poche decine di metri dalle Terme di Sciacca, un maresciallo dei Carabinieri ha notato l’uomo a ridosso delle sterpaglie in fiamme che già lambivano la macchia mediterranea. Il Carabiniere ha spento il fuoco, evitando gravi conseguenze. L’uomo è stato perquisito e addosso gli sono stati scoperti e sequestrati due accendini a gas perfettamente funzionanti e verosimilmente utilizzati per appiccare il fuoco.

17 luglio, I Carabinieri dell’aliquota operativa della Compagnia di Canicattì, nel corso di un mirato servizio per la repressione di reati in materia di sostanze stupefacenti, hanno arrestato G F, sono le iniziali del nome, 20 anni, di Canicattì, sorpreso nella sua abitazione in possesso di 4 vasi con piante di marijuana e di altra sostanza stupefacente posta ad essiccare e nascosta all’interno di alcuni contenitori. Il 20enne risponderà di coltivazione e detenzione illecita di sostanze stupefacenti ai fini di spaccio. E’ ristretto ai domiciliari, a disposizione dell’autorità giudiziaria.

18 luglio, Il gruppo di lavoro “Edilizia e demolizioni” della Procura della Repubblica di Agrigento, coordinato dal procuratore Luigi Patronaggio e dai sostituti Simona Faga e Alessandra Russo, ha delegato i Carabinieri della Compagnia di Licata a notificare 19 avvisi di garanzia per i reati di falsità in atto pubblico e per violazioni della normativa urbanistica ed edilizia. Il procuratore, Luigi Patronaggio, spiega: “Gli avvisi di garanzia si sono resi necessari per mettere gli indagati nelle condizioni di difendersi dalle risultanze probatorie che scaturiscono dalla consulenza tecnica disposta dal Pubblico ministero in materia urbanistica, dalla quale consulenza è emerso che numerose sanatorie concesse dal Comune di Licata sono illegittime in quanto emesse sulla base di documentazione falsa, ovvero in base ad una lettura illegittima delle ritrazioni aereo-foto-grammetriche dei luoghi. In base a tale consulenza, è stato possibile appurare che molti immobili, alcuni dei quali edificati entro i 150 metri dalla battigia, non potevano essere edificati e quindi sanati. L’attività investigativa, coadiuvata dai Carabinieri di Licata e della sezione di Polizia giudiziaria, intende verificare la legittimità di tutte le concessioni urbanistiche rilasciate in questi anni, soprattutto perché molti cittadini hanno lamentato una presunta disparità di trattamento tra quanti hanno subito la sanzione della demolizione e quanti, invece, attraverso false e compiacenti attestazioni, sono riusciti a fare salva la propria abitazione illecitamente realizzata. Le indagini, ancora in corso, sono indirizzate anche ad accertare l’eventuale pagamento di tangenti per il rilascio di atti amministrativi illegittimi”.

18 luglio, Ad Agrigento al palazzo di giustizia il Tribunale ha emesso sentenza di assoluzione, “per non avere commesso il fatto”, a favore dell’avvocato Giuseppe Arnone e del giornalista Lelio Castaldo, imputati di diffamazione in concorso: Arnone perché, tramite lo scritto e una fotografia, avrebbe offeso il decoro dell’ex assessore all’ambiente di Agrigento, Rosalda Passarello, e Castaldo perché, da direttore della testata ospitante lo scritto incriminato, “Sicilia24h”, non avrebbe vigilato su quanto pubblicato. Castaldo è stato difeso dall’avvocato Giuseppe Aiello. E Arnone dall’avvocato Daniela Principato. Lo stesso Lelio Castaldo commenta: “L’ennesima assoluzione ricevuta non fa altro che confermare la correttezza del mio operato, come già accaduto in due recenti sentenze analoghe a questa, e che hanno avuto lo stesso risultato. Ringrazio vivamente il mio avvocato Giuseppe Aiello per la sua assistenza legale”.

18 luglio, Il giudice per le udienze preliminari del Tribunale di Agrigento, Francesco Provenzano, a conclusione del giudizio abbreviato, ha condannato a 8 mesi di reclusione Giorgio Filippazzo, 40 anni, di Porto Empedocle, imputato di violazione degli obblighi di sorveglianza speciale. Il pubblico ministero ne ha invocato la condanna a 1 anno. Filippazzo, difeso dall’avvocato Luigi Troja, essendo sorvegliato speciale non ha potuto uscire da casa dalle ore 21 fino alle ore 6 successive. Ha telefonato alla Polizia: “Esco, vado in ospedale”. Poi, invece, la Polizia lo ha sorpreso in un locale notturno a ballare la zumba.

18 luglio, La Soprintendenza ai Beni culturali di Agrigento ha appena apposto il vincolo sull’automobile, la Ford Fiesta rossa, del giudice Rosario Livatino, crivellata di proiettili. Il magistrato fuggì fuori dall’abitacolo, lanciandosi disperatamente giù nel dirupo, ma fu inseguito e ucciso. Il primo giorno d’autunno, il 21 settembre, del 1990. E adesso, alla vigilia del 19 luglio 2017, un quarto di secolo dopo la strage di Via D’Amelio contro il giudice Paolo Borsellino e la scorta, è stata danneggiata a martellate la stele che nel luogo dell’agguato, in contrada Gasena, appena fuori Agrigento, lungo la strada statale 640, ricorda e tramanda la morte del “martire della Giustizia e indirettamente della Fede”, come lo definì Papa Karol Wojtyla, incontrando ad Agrigento, il 9 maggio del 1993, i genitori di Livatino, Vincenzo e Rosalia, che poi espressero il desiderio della costruzione della stele. Giustizia e Fede sono state inscindibili per il “giudice ragazzino”, come lo intese il presidente della Repubblica dell’epoca, Francesco Cossiga. Infatti, in occasione di una conferenza sul rapporto tra fede e diritto, Rosario Livatino affermò: “Decidere è scegliere, e a volte scegliere fra numerose cose o strade o soluzioni. E scegliere è una delle cose più difficili che l’uomo sia chiamato a fare. Ed è proprio in questo scegliere per decidere, decidere per ordinare, che il magistrato credente può trovare un rapporto con Dio. Nella consapevolezza che per giudicare occorre la luce e nessun uomo è luce assoluta”. Con una pietra o un martello è stata spaccata la parte di marmo dove è stato scritto il nome di Rosario Livatino. Un operaio in transito si è accorto di quanto compiuto. E ha lanciato l’allarme.

19 luglio, Ad Agrigento, a San Leone, verosimilmente un infarto ha stroncato prematuramente un uomo impegnato nello jogging. Si tratta di un vigile del fuoco, di Favara, di 46 anni di età, Salvatore Cucchiara, in corsa lungo il Viale delle Dune. Il podista all’improvviso si è accasciato a terra, in prossimità della prima traversa delle spiagge. E a nulla sono valsi gli interventi sanitari di rianimazione tempestivamente prestati dagli operatori del 118. Sul posto è intervenuta la Squadra Volanti della Polizia.

19 luglio, A Porto Empedocle, nel quartiere “Cannelle”, i poliziotti del locale commissariato, capitanati da Cesare Castelli, hanno denunciato una coppia perché ha occupato abusivamente la casa di un anziano morto il giorno prima. Sono stati alcuni familiari del morto ad accorgersi dell’occupazione abusiva quando sono giunti a Porto Empedocle per il funerale dell’uomo di 77 anni, la cui salma è stata custodita nella camera mortuaria in attesa delle esequie. Dunque, i familiari hanno telefonato alla Polizia che poi ha denunciato la coppia occupante e la badante dell’anziano anche per furto perché, secondo i familiari del morto, in casa mancherebbero del denaro e degli arredamenti.

20 luglio, Assenteismo e “furbetti” al Comune di Villafranca Sicula. I Carabinieri della Compagnia di Sciacca hanno eseguito 12 misure cautelari emesse dal Tribunale su richiesta della Procura di Sciacca, a carico di 10 impiegati pubblici del Comune di Villafranca Sicula, di un medico di base e della sua segretaria. Il medico è ristretto agli arresti domiciliari. Agli altri 11 è stato imposto l’obbligo di presentazione alla Polizia Giudiziaria. I reati contestati, a vario titolo, sono truffa aggravata e continuata in danno dell’Ente Pubblico, e falsità in certificati medici. Tra i tanti dipendenti comunali coinvolti nell’attività investigativa, spiccano anche alcuni impiegati con funzioni di responsabilità che avrebbero agevolato il personale assenteista strisciando il loro badge per attestarne la presenza. I Carabinieri, nel corso delle indagini, hanno usato servizi di osservazione e pedinamento, videoriprese e intercettazioni. E ciò ha consentito di svelare che buona parte del personale dipendente sarebbe stato solito allontanarsi dal luogo di lavoro per svolgere attività di esclusivo interesse personale. Il Comune di Villafranca Sicula, con una popolazione di circa 1300 residenti, ha 71 impiegati al Comune. Tra i tanti casi di comportamenti biasimevoli, vi è un dipendente che striscia il badge in piena notte senza alcuna reale esigenza di servizio, il custode della Villa comunale “Musso” che non svolge il proprio lavoro e chiude la villa durante l’orario di fruizione al pubblico, e poi una dirigente che dispone che il marito, anche lui dipendente, sia impiegato come autista di lei, così da recarsi insieme a Ribera e a Sciacca per shopping e altro. E poi, è stato registrato un aumento massiccio delle certificazioni di malattia presentate dai dipendenti con l’approssimarsi dell’autunno, soprattutto in corrispondenza del periodo della raccolta delle olive. I controlli incrociati all’Inps hanno rivelato che in un solo anno i dipendenti comunali di Villafranca Sicula hanno presentato più di 800 certificati medici, quasi tutti rilasciati dallo stesso medico di base, il quale avrebbe certificato al telefono la malattia dei pazienti senza verificarne il reale stato di salute. E nei casi più “urgenti” (tra virgolette) il certificato medico è stato scritto direttamente dalla segretaria.

E gli indagati nell’ambito dell’inchiesta sull’assenteismo al Comune di Villafranca Sicula sono Gaetano Montana, che è il medico di base, 63 anni di età, poi la segretaria del medico è Giovanna Blanda, 28 anni, e i 10 impiegati comunali sono:

Santo Bonaccorso 53 anni,

Rosa Buscemi, 59 anni,

Giuseppe Ganga, 63 anni,

Giuseppe Calabrese, 53 anni,

Mariano D’Angelo, 62 anni,

Calogero Latino, 58 anni,

Vito Perricone, 61 anni,

Paolo Scarpinato, 63 anni,

Paolino Girgenti, 60 anni,

Paolo Girgenti, 56 anni.

20 luglio, Ad Agrigento, nella zona industriale, la Polizia Ferroviaria e Stradale ha sorpreso, sequestrato e multato un camion stracarico di ferraglia. Il conducente, B M sono le iniziali del nome, 65 anni, di Favara, sorvegliato speciale, è stato denunciato a piede libero alla Procura di Agrigento, e risponderà ai giudici di trasporto non autorizzato di rifiuti speciali. Il blitz è stato intitolato “Oro Rosso”. Il camion è risultato senza revisione, carta di circolazione e assicurazione. Le sanzioni complessive, oltre il sequestro, ammontano a 5.200 euro.

21 luglio, I Carabinieri della Stazione di Aragona, nel corso di mirati controlli finalizzati alla repressione di reati patrimoniali, hanno compiuto alcune perquisizioni domiciliari, e nell’abitazione di un aragonese di 73 anni, F A sono le iniziali del nome, hanno scoperto due antichi dipinti appesi alle pareti risultati trafugati dalla Chiesa Madre di Aragona, così come accertato dalla Soprintendenza ai beni culturali di Agrigento. I due dipinti, insieme ad altri 12, appartengono alla chiesa Madre di Aragona. Sono stati catalogati nel 1997 a seguito di opere di restauro. Poi nel luglio del 2013, in occasione dell’allestimento di una mostra, ci si accorse che mancavano due dei 14 dipinti restaurati e catalogati nel 1997. L’aragonese è stato denunciato a piede libero per i reati di ricettazione di opere d’arte e impossessamento illecito di beni culturali appartenenti allo Stato. I preziosi dipinti, attualmente custoditi nella caserma dell’Arma di Aragona, saranno restituiti, a conclusione di ulteriori attività di indagine, alla Chiesa Madre.

21 luglio, I Carabinieri della stazione di Joppolo Giancaxio e del Centro Anticrimine Natura di Agrigento hanno compiuto un controllo nel sito di compostaggio industriale dei servizi di igiene urbana e gestione depuratori nel Comune di Joppolo Giancaxio, a seguito di numerose lamentele e segnalazioni manifestate da parte della popolazione locale. I militari hanno effettuato controlli anche sulla regolarità documentale in merito ai quantitativi di rifiuti in entrata ed in uscita dallo stesso sito. Dunque, sono state riscontrate criticità sull’effettiva appartenenza alla categoria del codice CER 20.02.01, quali rifiuti biodegradabili, in merito alla composizione dei rifiuti giornalmente conferiti presso l’impianto. Le verifiche sono ancora in corso. Analoghe attività saranno svolte dai reparti specializzati dell’Arma dei Carabinieri in ambito provinciale per verificare le corrette modalità di raccolta, trasporto e conferimento di rifiuti organici biodegradabili, a tutela della salute pubblica e dell’ambiente.

21 luglio, La Corte d’Appello di Palermo conferma la condanna a oltre 10 anni di carcere ad un assistente per minori a Licata imputato di violenza sessuale aggravata. All’epoca dell’arresto di Carmelo Angelo Grillo a Licata il 6 luglio del 2015, e dell’esplosione dello scandalo degli abusi sessuali in una comunità per minori disabili psichici, il Procuratore della Repubblica di Agrigento in quel tempo, Renato Di Natale, confessò: “Ho avuto difficoltà a leggere gli atti delle indagini. E’ una cosa che mi ha colpito e infastidito”. Adesso la Corte d’Appello di Palermo ha confermato la sentenza emessa, a conclusione del giudizio abbreviato, dal giudice per le udienze preliminari del Tribunale di Agrigento, Stefano Zammuto, lo scorso 30 settembre, e ha condannato Carmelo Angelo Grillo, 54 anni, regolarmente assunto e iscritto all’albo regionale degli operatori e assistenti per minori, a 10 anni e 2 mesi di carcere per violenza sessuale aggravata nei confronti di minori o disabili. Nel capo di imputazione si legge di abusi sessuali su minori disabili psichici plagiati con alcol e spinelli di marijuana. Nella comunità di accoglienza a Licata, ribattezzata “Comunità degli orrori”, Grillo avrebbe indotto i minori a lui affidati, soprattutto durante le ore notturne, a bere alcol, a fumare hashish e ad assistere alla proiezione di film porno. E lui avrebbe conquistato la simpatia degli ospiti della comunità regalando superalcolici e spinelli di marijuana. E poi, approfittando della loro complicità, avrebbe, tra l’altro, abusato sessualmente di una ragazza affetta da un ritardo mentale. E poi avrebbe utilizzato anche la sua abitazione privata per ospitare i minori e coinvolgerli in sesso di gruppo, registrando anche dei filmati durante i rapporti sessuali e mostrando poi i video ai ragazzini. E’ stata una vittima delle violenze a denunciare quanto subito a una operatrice, e la donna ha subito allarmato il Commissariato di Palma di Montechiaro. A seguito del clamore e dell’ indignazione che sollevò l’indagine, il presidente della Regione, Rosario Crocetta, ordinò la chiusura immediata delle comunità teatro degli orrori, e il trasferimento degli ospiti in altre strutture. Per altri imputati, che avrebbero più o meno agevolato la commissione dei reati contestati, si procede in altre sedi.

21 luglio, La Guardia di Finanza di Porto Empedocle ha recuperato alla disponibilità del Demanio un’area a Siculiana Marina dove è stato ricavato abusivamente un porticciolo turistico, capace di contenere almeno una cinquantina di piccole imbarcazioni, per lo più da diporto. Le Fiamme Gialle hanno denunciato alla Procura della Repubblica di Agrigento il custode e il responsabile della struttura, e anche 8 proprietari delle barche ormeggiate per il reato di occupazione abusiva di Demanio pubblico. Sono state sequestrate le 8 imbarcazioni, e un gazebo in legno sulla spiaggia dove, tra l’altro, sono stati venduti, allo stesso modo abusivamente, giocattoli. Sanzionati amministrativamente anche i proprietari di altre 21 imbarcazioni. Le indagini proseguiranno al fine di individuare eventuali ulteriori responsabilità collegate all’utilizzo in sicurezza dei beni del Demanio nella stagione estiva su tutto il litorale agrigentino, evitando che soggetti non autorizzati possano impedirne l’uso pubblico.

21 luglio, Ad Agrigento, al palazzo di giustizia, a conclusione del giudizio abbreviato, il giudice per le udienze preliminari del Tribunale, Alfonso Malato, ha condannato l’ex direttore dell’Azienda sanitaria provinciale di Agrigento, Salvatore Olivieri, a 8 mesi di reclusione perché, nel giugno del 2011, avrebbe danneggiato il medico Pasquale Gallerano estromettendolo dall’incarico di direttore della struttura di medicina trasfusionale di cui Gallerano è stato già a capo come reggente funzioni. Olivieri avrebbe nei confronti di Gallerano.

21 luglio, Il giudice monocratico del Tribunale di Agrigento ha assolto l’avvocato Giuseppe Arnone, imputato di esercizio arbitrario delle proprie ragioni a seguito di una denuncia presentata dall’avvocato Salvatore Pennica per estorsione, poi derubricata dalla Procura. Arnone avrebbe avanzato nei confronti di Pennica una richiesta di risarcimento danni perché, a suo avviso, sarebbe stato offeso dal collega durante la campagna elettorale per le Amministrative del 2012, quando entrambi sono stati candidati a sindaco di Agrigento. Pennica avrebbe ritenuto tale pretesa indebita, e ha denunciato Arnone per tentata estorsione. E Giuseppe Arnone, a seguito della sentenza di assoluzione, commenta: “Ringrazio innanzitutto l’avvocato Daniela Principato, che in una settimana mi ha fatto ottenere due assoluzioni, tra i casi Rosalda Passarello e Pennica. La giustizia sta finalmente trionfando e anche alla Procura si respira adesso una buona aria”.

21 luglio, Il Tribunale di Agrigento ha condannato a 1 anno e 8 mesi di reclusione l’ex direttore della Ceama, la Cassa edile di mutualità e assistenza di Agrigento, Salvatore Grado, imputato di avere gonfiato la sua buonuscita in occasione del pensionamento nel 2009 tramite operazioni finanziarie ritenute illegittime. L’imputazione iniziale di appropriazione indebita è stata riqualificata in truffa aggravata, reato dal quale è stato invece assolto l’ex presidente della stessa Cassa Edile, Arsenio Coiro. Inoltre, l’imputazione di diffamazione contestata a Grado a danno del sindacalista Roberto Migliara è stata ritenuta insussistente ed è stata pertanto decisa l’assoluzione.

21 luglio, Lo scorso 16 marzo, dopo quattro udienze, si è conclusa la requisitoria nell’ambito del processo antimafia nell’Agrigentino “Icaro”. La requisitoria dei pubblici ministeri della Direzione distrettuale antimafia di Palermo, Bruno Brucoli e Claudio Camilleri, è iniziata il 20 gennaio. I magistrati hanno argomentato su 22 imputati giudicati in abbreviato nell’ambito dell’inchiesta antimafia cosiddetta “Icaro”, dal nome del blitz della Squadra mobile di Agrigento del 2 dicembre 2015, quando 16 persone, su complessivi 34 indagati, sono state arrestate tra Santa Margherita Belice, Montevago, Ribera, Cattolica Eraclea, Cianciana, Montallegro, Sambuca di Sicilia, Porto Empedocle, Favara e Agrigento. La Procura ha invocato la condanna di tutti i 22 imputati. Adesso ha sentenziato il giudice per le udienze preliminari del Tribunale, Roberto Riggio: 12 condanne e 10 assoluzioni:

14 anni e 8 mesi per Antonino Iacono inteso “Ninu u giardinisi”, 61 anni, residente nella frazione di Giardina Gallotti ad Agrigento.

14 anni e 8 mesi per il presunto capo della famiglia mafiosa di Porto Empedocle, Francesco Messina, 60 anni, zio del boss Gerlandino Messina.

10 anni per Rocco D’Aloisio, 46 anni, di Sambuca di Sicilia.

8 anni e 8 mesi per Tommaso Baroncelli, 40 anni, di Santa Margherita Belice.

Assolto Domenico Bavetta, 34 anni, di Montevago.

Assolto Giuseppe Picillo, 53 anni, di Favara, difeso dall’avvocato Angelo Nicotra, a fronte di una richiesta di condanna a 12 anni.

Poi, 10 anni e 8 mesi per Mauro Capizzi, 47 anni, di Ribera.

Assolto Gioacchino Iacono, 36 anni, di Realmonte.

Assolto Giuseppe Lo Pilato, 44 anni, di Giardina Gallotti.

14 anni per Pietro Campo, 65 anni, di Santa Margherita Belice.

Assolto Giovanni Campo, 25 anni, di Santa Margherita Belice.

10 anni per Francesco Capizzi, inteso “il milanese”, 50 anni, di Porto Empedocle.

10 anni per Francesco Tarantino inteso “Paolo”, 29 anni, di Agrigento e residente a Porto Empedocle.

10 anni e 4 mesi per Giacomo La Sala, 47 anni, di Santa Margherita Belice.

Assolto Piero Guzzardo, 37 anni, di Santa Margherita Belice.

Assolto Gioacchino Cimino, 61 anni, di Agrigento e residente a Porto Empedocle.

10 anni per Santo Interrante, 34 anni, di Santa Margherita Belice.

Assolto Francesco Pavia, 35 anni, di Porto Empedocle.

3 anni e 4 mesi per Emanuele Riggio, 45 anni, di Monreale.

Assolto Domenico Cucina, 48 anni, di Lampedusa. 10 anni per Diego Grassadonia, 54 anni, di Cianciana.
Assolto Leonardo Marrella, 38 anni, di Montallegro, difeso dall’avvocato Teo Caldarone, a fronte di una richiesta di condanna di 8 anni.

22 luglio, Ad Agrigento, al palazzo di giustizia, il pubblico ministero, Andrea Maggioni, ha svolto la requisitoria nell’ambito dell’inchiesta cosiddetta “La carica delle 104”, contro numerosi di casi di presunti abusi nell’applicazione e nella concessione dei benefici della legge 104. Il processo si svolge in abbreviato. Maggioni ha chiesto al giudice per le udienze preliminari del Tribunale, Stefano Zammuto, di condannare a 2 anni di reclusione Antonino Cinà, 59 anni, medico otorino, poi 4 anni e 6 mesi per Antonia Matina, 59 anni, di Favara, ortopedico, 3 anni per Giuseppe Cuffaro, 35 anni, di Raffadali, un paziente che si sarebbe adoperato per ottenere un falso certificato, 3 anni e 4 mesi per Patrizia Ibba, 39 anni, di Raffadali, 3 anni per il fratello, Roberto Ibba, 42 anni, entrambi per un falso certificato, e poi, ancora con la stessa accusa, 2 anni e 6 mesi ciascuno per Domenico Giglione, 48 anni, di Raffadali, la madre di lui, Eleonora Moscato, 82 anni, Giuseppa Barragato, 42 anni, di Palma di Montechiaro, Vincenzo Gaziano, 64 anni, di Agrigento, e Giuseppe Aquilino, 57 anni, di Palma di Montechiaro. Prossima udienza il 20 ottobre.

23 luglio, A Palma di Montechiaro i poliziotti del locale Commissariato hanno arrestato un uomo di 31 anni, C S sono le iniziali del nome, perché, dopo avere discusso animatamente con un venditore ambulante, si è allontanato, poi sarebbe ritornato e, noncurante anche della presenza di bombole del gas, avrebbe lanciato contro il girarrosto una bottiglia di benzina provocando un incendio che ha ferito, ustionandole, due persone, poi ricoverate in ospedale. Il sostituto procuratore di Agrigento, Salvatore Vella, contesta all’arrestato il reato di strage. Il 31enne è recluso nel carcere Petrusa di Agrigento.

24 luglio, La Cassazione ha confermato, rendendola definitiva, la condanna inflitta, in patteggiamento, dal Tribunale di Agrigento a 3 anni di reclusione a carico di Filippo Focoso, 47 anni, di Realmonte, fratello del killer mafioso ergastolano Joseph, arrestato il 25 luglio del 2016 dalla Squadra Mobile di Agrigento perché sorpreso ad Agrigento, in via Garibaldi, in possesso di 9 panetti di hashish da quasi 100 grammi ciascuno occultati in un barattolo di pasta lavamano.

24 luglio, A Campobello di Licata, alcuni vitigni in un terreno di proprietà di un agricoltore di 49 anni sono stati tranciati da ignoti. L’uomo ha presentato denuncia ai Carabinieri della locale stazione, che hanno già compiuto un sopralluogo. Indagini in corso.

24 luglio, I Carabinieri della Compagnia di Sciacca hanno arrestato, in flagranza di reato, un immigrato dalla Nigeria, Omogbai Zaiki, 27 anni, residente a Castelvetrano, sorpreso, nei pressi di un supermercato a Sciacca, intento a cedere, con estrema disinvoltura, ad una moltitudine di ragazzini, involucri contenenti hashish. I militari hanno sequestrato circa 13 grammi di hashish appena ceduti ad un minorenne di Sciacca. L’africano è stato sottoposto agli arresti domiciliari nella sua abitazione a Castelvetrano.

25 luglio, In Sicilia, ad ampio raggio, e anche in altre regioni del Sud Italia, è stata condotta oggi un’operazione, intitolata “Alto impatto – Freedom”, contro il fenomeno del caporalato, quindi lo sfruttamento della manodopera, e gli illeciti nel lavoro. In particolare, nella provincia agrigentina, la Squadra Mobile, coordinata da Giovanni Minardi, in collaborazione con l’Ispettorato del Lavoro, ha controllato 12 aziende, 70 persone, ha inflitto sanzioni per 69mila euro e ha sospeso due attività. E’ stata accertata la non osservanza delle norme contributivo-previdenziali e di sicurezza sui luoghi di lavoro, nonché, in alcuni casi, l’illecita attività di intermediazione tra la domanda e l’offerta, compiuta dai cosiddetti “caporali”.

25 luglio, I Carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile di Agrigento hanno arrestato un immigrato dal Gambia di 21 anni, Badjan Abdourahman, domiciliato ad Agrigento, per detenzione illecita di sostanza stupefacente ai fini di spaccio. Nel centro cittadino, il giovane africano è stato sorpreso a cedere un involucro contenente hashish ad un appena 18enne. L’extracomunitario ha tentato la fuga ma è stato acciuffato dai Carabinieri. Gli sono state sequestrate altre dosi di hashish pronte per essere vendute. E’ ristretto ai domiciliari.

28 luglio, A Palma di Montechiaro sono stati sparati, da mano al momento ignota, 6 colpi di pistola contro l’ingresso dell’abitazione di un emigrato, di 45 anni di età, appena rientrato in paese per trascorrere le ferie estive. Si tratta di un imprenditore che lavora in Germania. Su quanto accaduto, di evidente stampo intimidatorio, indagano i Carabinieri della locale stazione. La zona teatro degli spari non è video-sorvegliata, e ciò rende più difficili le indagini.

28 luglio, Ad Agrigento, la Guardia di Finanza, capitanata dal tenente-colonnello Fabio Sava, avvalendosi del fiuto del cane “Tasko”, ha arrestato alla stazione ferroviaria di Agrigento un giovane proveniente da Bagheria sorpreso in possesso di 8 panetti di hashish, da 100 grammi ciascuno e quindi per complessivi 800 grammi, nascosti in una borsa a tracolla. L’arrestato, A M G sono le iniziali del nome, 27 anni, di Palermo, è risultato essere già sottoposto alla misura di prevenzione della sorveglianza speciale. E’ recluso nel carcere Petrusa di Agrigento.

28 luglio, Ad Agrigento è stato identificato l’autore del furto, lo scorso 10 luglio, compiuto a danno della Basilica dell’Immacolata. Si tratta di un immigrato dalla Tunisia di 41 anni, H N sono le iniziali del nome, denunciato a piede libero e incastrato dalle immagini della video-sorveglianza. L’africano risponderà di furto aggravato per avere rubato alcuni oggetti sacri.

28 luglio, A Porto Empedocle i poliziotti del locale commissariato, capitanati da Cesare Castelli, hanno denunciato un uomo di 36 anni per simulazione di reato e per inosservanza della misura di prevenzione. L’empedoclino è stato già sanzionato perché la sua moto è senza assicurazione. Non l’ha rinnovata. E’ scattata la confisca del mezzo, già sotto sequestro. E lui ne ha simulato il furto. Poi, è stato sorpreso fuori in strada durante le ore serali, quando invece sarebbe stato costretto in casa perché sorvegliato speciale.

30 luglio, Ad Agrigento, tra il villaggio Mosè e contrada Burraiti, un’automobile, una Fiat Punto bianca, ha urtato una moto Kawasaki 600. Il centauro è stato ribaltato in strada, ed è morto sul colpo a causa delle gravi ferite subite. Si tratta di Salvatore Leonardo D’Alessandro, 26 anni, di Palma di Montechiaro. L’investitore, G A sono le iniziali del nome, 24 anni, di Favara, studente universitario, dopo essersi inizialmente allontanato dal luogo dell’incidente in stato di choc, si è costituto ai Carabinieri della Tenenza di Favara, accompagnato dal suo difensore, l’avvocato Giuseppe Barba, e si è sottoposto volontariamente in ospedale, al “San Giovanni di Dio”, a tutti gli esami necessari per riscontrare eventuali tracce di alcool o di sostanze stupefacenti. Esito negativo. Il favarese è stato denunciato e risponderà del reato di omicidio colposo. Salvatore Leonardo D’Alessandro è stato apprezzato a Palma di Montechiaro come giovane per bene e impegnato. Ha ottenuto la laurea di primo livello di Economia a Milano, e adesso è stato intento a proseguire gli studi a Palermo.

31 luglio, Ad Agrigento un equivoco ha rischiato di degenerare in gravi conseguenze. Nel centro storico, in via Matteotti, da tempo i residenti protestano perché in alcuni appartamenti sarebbero a lavoro delle prostitute, con il via vai di gente a tutte le ore del giorno che ne deriva. Ebbene, un giovane di 25 anni, dopo avere contattato e fissato un appuntamento, con una meretrice, si è recato in via Matteotti e ha bussato alla porta sbagliata, confondendosi sul numero civico. All’ingresso si è presentata una donna, lui ha creduto che fosse lei quella dell’appuntamento, ed è entrato dentro casa, scatenando ovviamente l’ira del marito. Sul posto è intervenuta la Polizia per risolvere l’equivoco e restituire ordine.

1 agosto, L’architetto agrigentino, collaboratore della Giustizia, Giuseppe Tuzzolino, è stato arrestato. La Direzione distrettuale antimafia di Caltanissetta gli contesta il reato di calunnia a danno di un magistrato, di un avvocato e dell’ex suocero dello stesso Tuzzolino. L’ordinanza cautelare è stata firmata dal Tribunale di Caltanissetta. Tuzzolino, già arrestato nell’ambito di un’inchiesta per truffe all’Ufficio tecnico di Palma di Montechiaro, è poi assurto, nelle vesti di collaboratore, a punto di riferimento per le Procure di mezza Sicilia. E avrebbe accusato falsamente un magistrato di corruzione e si sarebbe inventato il coinvolgimento di un avvocato marchigiano e di un suo conoscente in un fantomatico progetto di attentato nei confronti di alcuni magistrati siciliani al quale avrebbero partecipato il boss Matteo Messina Denaro, la banda della Magliana e il clan Casamonica. Il provvedimento di arresto è stato eseguito dalla Squadra Mobile di Caltanissetta. Il procuratore capo di Caltanissetta, Amedeo Bertone, afferma: “Giuseppe Tuzzolino è propenso al mendacio e aduso a strumentalizzare a fini personali il suo status di collaboratore di giustizia, non esitando a formulare gravissime accuse a chi ha avuto la sfortuna di trovarsi a interagire con lui”.

2 agosto, Ad Agrigento, lungo lo scorrimento veloce, al bivio per Fontanelle, un’automobile investe e uccide un pedone. Inutili i soccorsi. Al primo mattino di mercoledì 2 agosto 2017 il traffico stradale lungo lo scorrimento veloce che da Agrigento corre verso la statale 189 in direzione Palermo è stato deviato nel percorso urbano di via Unità d’Italia. Le automobili della Polizia stradale sono posteggiate di traverso, orizzontali sulla carreggiata verticale, e un nastro delimita la zona vietata al transito, dove giace a terra un cadavere coperto da un lenzuolo bianco. Si è appena scatenato un incidente. Un’automobile di elevata cilindrata, un’Alfa Romeo, si è imbattuta in un uomo intento ad attraversare la strada, lo ha investito, e lui, l’investito, è morto sul colpo. Il corpo, adesso senza vita, è stato sbalzato sul ciglio della corsia. Forse l’attraversamento sarebbe stato una iniziativa azzardata e pericolosa. E il pericolo sarebbe stato ancora maggiore a causa della visibilità ridotta, non essendo ancora del tutto giorno. L’impatto tra l’automobile e il pedone è stato violento, come testimoniato dalle condizioni in cui versa l’Alfa Romeo, con l’airbag esploso, e danneggiata come se si fosse schiantata contro un muro. La vittima è un africano, originario della Tunisia, uno dei tanti immigrati che sono soliti percorrere a piedi il tratto di strada a 4 corsie che da Fontanelle e San Giusippuzzu conduce verso la città, e viceversa. Forse ad alimentare l’imprudenza del tunisino è stato il sonno, la fatica, o il disorientamento, l’essersi trovato in un luogo sconosciuto, dove il rischio si è annidato, all’ombra del destino, e poi è sbucato fuori all’improvviso, implacabile. La Procura della Repubblica di Agrigento riceverà la relazione di quanto accaduto firmata dagli agenti della PolStrada capitanata da Andrea Morreale, e iscriverà l’uomo al volante dell’Alfa Romeo nel registro degli indagati, contestandogli l’omicidio colposo. Poi, gli organi competenti valuteranno se l’ipotesi di reato sia sostenibile oppure no, se ricorra la responsabilità colposa dell’investitore o del pedone incauto, oppure un concorso di colpa. Sul posto si è attesa la conclusione dei rilievi investigativi di rito, la rimozione del mezzo ad opera dell’impresa Galvano, e dello sventurato tunisino a bordo di un’ambulanza. Poi il transito è iniziato a scorrere nuovamente, metafora della vita che travolge e trascorre oltre la morte. E il tunisino morto, da tempo residente ad Agrigento, è Taoufik Iahmar, 45 anni di età. Il conducente dell’automobile è invece un medico cardiologo di 36 anni, S G sono le iniziali del nome, diretto in ospedale perché allarmato dalla necessità di un intervento urgente. Il medico è stato ricoverato nello stesso “San Giovanni di Dio”. Non versa in gravi condizioni.

2 agosto, Il Tribunale di Agrigento, accogliendo le istanze dei difensori, gli avvocati Lillo Fiorello, Mario Murone e Giacinto Paci, hanno disposto il dissequestro e la restituzione dei beni riconducibili alla moglie di Calogero Di Caro, 70 anni, di Canicattì, già condannato per mafia ed attualmente agli arresti domiciliari perché inquisito nell’ambito dell’inchiesta antimafia cosiddetta “Vultur”. Sono stati restituiti 4 appartamenti ed un magazzino alla periferia di Canicattì. Secondo i giudici, tali beni, acquistati nel 1985, sono stati acquisiti in maniera lecita.

2 agosto, I Carabinieri della Compagnia di Sciacca e la Procura saccense hanno arrestato ai domiciliari Paolo La Bella, 32 anni, di Sciacca, che risponderà ai magistrati di incendio boschivo aggravato. Lo scorso 14 luglio, a Sciacca, nelle contrade Pierderici e San Michele, un incendio è stato domato dopo parecchie ore grazie all’intervento dei Vigili del fuoco di Agrigento e del Corpo Forestale. L’incendio, di vaste proporzioni, ha coinvolto anche una zona vicina al centro abitato, provocando lo sgombero di numerose abitazioni in via Ravasio. I Carabinieri sono risaliti al luogo d’innesco delle fiamme, e nei pressi hanno bloccato un’automobile condotta da Paolo La Bella, in possesso di 4 accendini e di una tanica vuota ancora intrisa di benzina e sporca di fuliggine. La Bella ha tentato la fuga, ma è stato inseguito a piedi e acciuffato. Il reato che gli è contestato prevede pene comprese da 4 a 10 anni di reclusione.

2 agosto, I Carabinieri della Tenenza di Favara, nel corso di un servizio di prevenzione e controllo del territorio, coadiuvati da un agente della Polizia di Stato libero dal servizio, hanno arrestato in flagranza del reato di rapina Alessandro Sottile, 26 anni, di Agrigento, che poco prima, all’interno di una sala giochi nel centro cittadino di Agrigento, avrebbe aggredito una cliente del locale, sottraendole alcune banconote frutto di una vincita alle slot machine, allontanandosi subito dopo per i vicoli del centro. Alcuni testimoni hanno subito allarmato la pattuglia dei Carabinieri in transito nella zona, e, sulla base della descrizione ricevuta, i militari hanno poco dopo rintracciato il fuggitivo, anche con l’aiuto del poliziotto libero dal servizio. Alessandro Sottile è ristretto agli arresti domiciliari.

2 agosto, La Cassazione ha rigettato i ricorsi presentati dagli imputati confermando la condanna a 2 anni e 6 mesi di reclusione ciascuno a carico di Guido e Nicolò Vasile, padre e figlio, di 56 e 37 anni, entrambi di Agrigento, imputati di concorso in lesioni gravissime a danno del titolare di uno stabilimento balneare a San Leone, vittima di una rissa in cui sono stati coinvolti e condannati anche altri imputati, il 15 agosto del 2011.

4 agosto, Non poco lontano dal centro abitato di Favara i Carabinieri hanno scoperto nascosti, nell’insenatura di un muretto, fucili, munizioni e finanche delle granate, custodite dentro un tubo. L’arsenale è stato sequestrato. Indaga la Direzione distrettuale antimafia. Lo scorso 20 giugno, un altro arsenale è stato scoperto e sequestrato dai Carabinieri a Favara nell’abitazione di un insospettabile infermiere di 50 anni, Amedeo Caruana, tra mitragliette, pistole, fucili e bombe a mano. L’inchiesta è complessa, tra tanti episodi delittuosi irrisolti. Il 24 maggio scorso a Favara Carmelo Nicotra, 35 anni, è stato bersaglio di un agguato ed è sopravvissuto miracolosamente ad una pioggia di fuoco. Il 5 maggio, a Liegi in Belgio è stato ucciso il titolare della pizzeria “Il grande fratello”, Rino Sorce, 51 anni, di Favara. Il 26 ottobre 2016 a Favara è stato ucciso Carmelo Ciffa, 42 anni, originario di Porto Empedocle. Il 14 settembre 2016 ancora a Liegi in Belgio è stato ucciso Mario Jachelic, 28 anni, di Porto Empedocle, e ferito Maurizio Di Stefano, 41 anni, di Favara. Il 16 febbraio 2015, a Naro è stato ucciso Salvatore Terranova, 58 anni, commerciante. Il 27 gennaio 2015 a Favara è stato assassinato Carmelo Bellavia, 50 anni.

4 agosto, A Favara il Nucleo anti-abusivismo della Polizia Municipale ha contestato all’associazione, senza scopo di lucro, “Farm Cultural Park”, fondata da Andrea Bartoli e Florinda Saieva e attiva dal 25 giugno 2010, il reato di abusivismo per alcune infrastrutture realizzate nel centro storico di Favara, all’interno di cortile Bentivegna, nella zona nota come “I sette cortili”. Più nel dettaglio, la Polizia Locale ha rilevato l’assenza delle necessarie autorizzazioni, configurando il reato di occupazione abusiva di suolo pubblico. Di conseguenza, la dirigenza dell’Ufficio Tecnico del Comune di Favara ha emesso un’ordinanza di ripristino dello stato originario dei luoghi provvedendo alla dismissione delle opere contestate, e sotto sequestro, entro 90 giorni. Nel frattempo, però, dopo un tavolo di confronto tra i rappresentanti dell’associazione “Farm Cultural Park”, il sindaco di Favara Anna Alba, e alcuni Tecnici comunali, è stata revocata l’ordinanza di ripristino dello stato dei luoghi, e sarà presto definita una convenzione di gestione. La giunta procederà inoltre al riconoscimento della “Farm Cultural Park” quale luogo di interesse pubblico attraverso un atto da presentare all’approvazione del Consiglio Comunale.

5 agosto, Ad Agrigento è inchiesta a seguito della pessima gestione comunale del canile – rifugio in contrada Consolida. Dopo il primo sopralluogo della Polizia, il pomeriggio di mercoledì scorso 2 agosto, la Polizia e l’Azienda sanitaria hanno compiuto una seconda ispezione congiunta nella struttura costata ai contribuenti di Agrigento decine di migliaia di euro e indegna di una città che si è candidata a capitale della Cultura 2020. Infatti, dopo il primo sopralluogo, il canile è stato sgomberato e i cani sono stati trasferiti nel canile convenzionato a Siculiana. Secondo le intenzioni dell’amministrazione comunale in carica, il rifugio di contrada Consolida sarà un centro di sterilizzazione gestito insieme all’Azienda sanitaria.

5 agosto, Ancora abusivismo edilizio a Licata nonostante sia rombante da tempo il motore delle ruspe, che hanno già abbattuto decine di villette costruite entro i 150 metri dalla battigia. Infatti, altre 12 persone sono state denunciate alla Procura della Repubblica di Agrigento per reati legati all’abusivismo edilizio. E sono 6, complessivamente, gli edifici che sarebbero stati edificati irregolarmente in violazione della normativa edilizia, secondo quanto accertato dalla Polizia Municipale. Sono stati apposti i sigilli.

5 agosto, A Favara, in contrada Crocca, i Carabinieri della locale Tenenza, in collaborazione con i colleghi del Nucleo operativo e radiomobile di Agrigento, hanno scoperto 4 automobili rubate in un magazzino. Il proprietario dell’immobile è stato denunciato a piede libero alla Procura della Repubblica per l’ipotesi di reato di ricettazione. Indagini in corso.

5 agosto, Ad Agrigento, nella zona industriale, un incendio, per cause in corso di accertamento, ha provocato ingenti danni al camion di una impresa edile con sede nella stessa zona. Sul posto hanno lavorato i Vigili del fuoco. Indagini in corso ad opera dei Carabinieri.

6 agosto, Ancora a fuoco un centro di stoccaggio per la raccolta differenziata in Sicilia. Dopo Alcamo, adesso il fuoco è divampato violento a Canicattì, nel centro di raccolta differenziata in contrada Calandra, peraltro ubicato nel centro abitato. Sul posto hanno lavorato a lungo 5 squadre dei Vigili del fuoco del Distaccamento di Canicattì e del Comando provinciale di Agrigento, con l’ausilio anche di autobotti private. Il cielo sopra Canicattì è stato oscurato da un’intensa coltre di fumo nero ed acre. In fiamme alberi, materie plastiche e copertoni.

7 agosto, In Belgio, a Liegi, la Polizia ha arrestato Gioacchino Alba, 50 anni, di Favara, inquisito nell’ambito dell’inchiesta cosiddetta “Up & down” e inseguito da un ordine di arresto internazionale. Alba è stato consegnato alla forze dell’ordine a Roma Fiumicino, dove è atterrato scortato dalla polizia belga. Il 28 dicembre 2016 il blitz dei Carabinieri “Up & down” ha provocato 6 arresti e 12 denunce a piede libero per un traffico di cocaina e hashish nell’Agrigentino.

7 agosto, Intervento massiccio della Guardia di Finanza a tutela del Demanio Marittimo. Le Fiamme Gialle della tenenza di Porto Empedocle, coordinate dalla Compagnia e dal Comando provinciale di Agrigento, hanno setacciato numerose opere che hanno comportato lo sbancamento della scogliera, la costruzione di terrazzamenti in cemento, scalinate, discese a mare e punti d’ormeggio, il tutto asservito all’uso esclusivo di alcune residenze costiere. Particolare attenzione è stata riservata inoltre agli scarichi fognari presenti nella prossimità delle strutture al fine di scongiurare eventuali sversamenti a mare. Sono state rilevate 15 opere abusive e denunciate 10 persone. Altri 10 soggetti ignoti sono in corso di identificazione. A vario titolo, si contestano i reati di occupazione abusiva di demanio marittimo, distruzione e deturpamento di bellezze naturali, realizzazione di opere edilizie in assenza di permesso a costruire in zone sottoposte a vincolo paesaggistico. Le attività di indagine dirette dalla Procura della Repubblica di Agrigento, proseguiranno alla ricerca di ulteriori responsabilità e per il ripristino dello stato dei luoghi.

7 agosto, “Soldi in cambio di voti”: il Tribunale di Palermo archivia le indagini a favore del deputato Michele Cimino, del padre Gianni, e del segretario Galizia. Sono trascorsi quasi 7 anni dal 23 settembre del 2010, quando Michele Cimino, all’epoca assessore regionale e vice Presidente della Regione Sicilia dimissionario da pochi giorni dal governo Lombardo per seguire la formazione di un nuovo partito con Gianfranco Miccichè, ha ricevuto dalla Polizia un avviso di garanzia per l’ipotesi di concorso esterno all’associazione mafiosa e voto di scambio dalla Direzione distrettuale antimafia di Palermo nell’ambito dell’inchiesta cosiddetta “Family” che, tra l’altro, provocò l’arresto del sindaco di quel tempo di Castrofilippo, Salvatore Ippolito. A Cimino è stato contestato l’avere ottenuto voti in cambio di soldi alle cosche e di essere stato a disposizione per affari, appalti e finanziamenti. Adesso la giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Palermo, Maria Pino, ha archiviato le indagini a favore dell’attuale deputato regionale e portavoce di “Sicilia Futura”, del padre Gianni, e del segretario particolare Giovanni Galizia. Il pubblico ministero Fernando Asaro, in mancanza di riscontri alle accuse mosse, tra gli altri, dal pentito di Racalmuto, Maurizio Di Gati, chiese una prima volta l’archiviazione nell’aprile del 2011, ma la stessa giudice per le indagini preliminari del Tribunale, Maria Pino, l’8 novembre del 2012 si oppose sollecitando altre indagini, soprattutto di carattere patrimoniale, probabilmente per accertare se fossero intervenuti movimenti di denaro tali da ritenere fondata la contestazione dei voti pagati. La Gip Maria Pino convocò le parti in udienza camerale, e una settimana dopo, il 15 novembre del 2012, ancora la Procura di Palermo, tramite Rita Fulantelli, ha ribadito la richiesta di archiviazione per i tre indagati. La dottoressa Fulantelli affermò testualmente che “non esistono elementi idonei a sostenere l’accusa in giudizio e a contare ragionevolmente sulla condanna”. Adesso, la tesi della Procura palermitana è stata condivisa dal Tribunale.

9 agosto, A Sciacca i Vigili del fuoco hanno sorpreso e arrestato due piromani, intenti ad appiccare il fuoco in contrada Cutrone. Si tratta di Francesco Salvaggio, 48 anni, e Paolo Raso, 70 anni, entrambi di Sciacca. I Vigili del fuoco, in quanto ufficiali di polizia giudiziaria e quindi abilitati, hanno ristretto i due arrestati nelle camere di sicurezza della Polizia di Stato. Il sostituto procuratore di Sciacca, Christian Del Turco, titolare del fascicolo di inchiesta, ha disposto per entrambi gli arresti domiciliari.

9 agosto, I Carabinieri della Compagnia di Licata hanno eseguito un ordine di carcerazione emesso dalla Procura di Agrigento e hanno arrestato Francesco Messinese, 57 anni, di Licata, che sconterà una condanna definitiva per il reato di furto con strappo, quindi lo scippo, commesso a Licata nel giugno del 2008.

11 agosto, A Favara i Carabinieri del Reparto Operativo del Comando Provinciale di Agrigento e della Tenenza di Favara, coordinati dalla Direzione distrettuale antimafia di Palermo, a seguito di mirate attività investigative, hanno scoperto un’altra abitazione, all’ingresso di Favara, che si ritiene riconducibile ad Amedeo Caruana, 55 anni, l’ex insospettabile infermiere già arrestato lo scorso 20 giugno perchè sorpreso in possesso di un arsenale. Adesso sono state invece scoperte e sequestrate una mitraglietta modello AK 47 “Kalashnikov”, un fucile calibro 12, e circa 40 cartucce calibro 7.62. Le armi sequestrate, risultate perfettamente efficienti ed in ottime condizioni, saranno inviate ai laboratori del Ris Carabinieri, al fine di accertare se siano state utilizzate per commettere delitti.

12 agosto, Ad Agrigento, lungo la strada statale 640, nottetempo, una Fiat Panda con al volante un uomo di 84 anni originario di Aragona ma da tempo residente ad Agrigento, si è schiantata contro la rotonda spartitraffico su cui è stato eretto il maxi pannello della “Strada degli Scrittori”. Inutili sono stati i soccorsi. L’anziano è morto sul colpo. I rilievi di rito sono stati compiuti dalla Polizia stradale.

14 agosto, I Carabinieri della Tenenza di Ribera, in collaborazione con i colleghi di Eboli, in provincia di Salerno, hanno arrestato a Ribera un tunisino di 24 anni, indagato per il tentato omicidio a Eboli di un connazionale. Si tratta di Ben Hassine Mouldi, bracciante agricolo, già gravato da precedenti di polizia per rissa. L’africano avrebbe inferto al connazionale ripetuti colpi con un coltello da cucina. La vittima, un tunisino di 28 anni, dopo le cure in Ospedale, ha denunciato quanto accaduto ai Carabinieri. E il ricercato è stato rintracciato a Ribera e trasferito in carcere a Sciacca.

15 agosto, I Carabinieri del Nucleo operativo e radiomobile di Agrigento hanno denunciato alla Procura, per violenza, resistenza, lesioni e minacce a pubblico ufficiale, D N C, sono le iniziali del nome, 42 anni, di Agrigento. Durante la notte di Ferragosto, poco dopo l’una del 15 agosto, a San Leone, D N C, a lavoro come addetto alla sicurezza in un noto locale pubblico, avrebbe minacciato e aggredito un Carabiniere come ritorsione perché lo stesso Carabiniere ha svolto in passato altre attività investigative che hanno provocato la denuncia del fratello di D N C, sorpreso in possesso di hashish. Il Carabiniere aggredito ha subito ferite da trauma contusivo, con prognosi di 7 giorni. Poco dopo, D N C è stato rintracciato all’ospedale di Agrigento intento a ricevere un referto medico. D N C, dopo l’aggressione, avrebbe minacciato di morte il Carabiniere qualora avesse riferito quanto accaduto. Sono in corso indagini al fine di accertare se altri addetti alla sicurezza abbiano favorito la fuga dal locale dell’aggressore. I Carabinieri annunciano che si procederà alla richiesta di chiusura temporanea del locale pubblico. E sottolineano che “la gravità dell’episodio, nel corso del quale un Carabiniere è stato aggredito a causa della sua attività di servizio, avrebbe probabilmente richiesto nell’immediatezza l’applicazione di misure più adeguate”.

16 agosto, I Carabinieri del Nucleo operativo e radiomobile della Compagnia di Sciacca hanno arrestato un giovane di 20 anni, originario della provincia di Bari, animatore in un noto villaggio turistico di Sciacca, nella cui stanza d’alloggio, nascosti nei cassetti, sono stati scoperti e sequestrati 120 grammi di hashish, 40 grammi di marijuana, un bilancino di precisione e un coltello ancora intriso di sostanza stupefacente dello stesso genere. Secondo i Carabinieri l’animatore avrebbe venduto la droga ai vacanzieri, soprattutto giovanissimi. Dopo l’arresto, il ventenne è stato liberato su disposizione del magistrato di turno della Procura di Sciacca.

17 agosto, A Porto Empedocle sarebbero stati compiuti degli atti che testimonierebbero lo stato di tensione che si avverte in città a seguito dall’attivazione di un nuovo centro d’accoglienza per migranti a tradimento dell’annuncio da parte delle Istituzioni preposte che il territorio avesse già raggiunto, se non superato, la soglia di capienza massima fissata dal ministero dell’Interno. Nell’immobile in via Genuardi, a ridosso della centrale via Roma, dove attualmente sono alloggiati 43 minori, è stato sradicato dalla parete il citofono. Inoltre, alcune automobili dei dipendenti in servizio nel centro d’accoglienza sarebbero state graffiate.

17 agosto, A Canicattì, nel quartiere Borgalino, sono stati sparati 4 colpi di pistola contro l’ingresso dell’abitazione di un bracciante agricolo originario della Nigeria, di 30 anni. Sulla porta, al rientro a casa dopo 2 giorni, l’africano ha scoperto 2 buchi e 4 bossoli a terra. L’uomo ha telefonato ai Carabinieri che hanno avviato le indagini. La casa è in affitto. Non è escluso, pertanto, che il messaggio intimidatorio possa essere stato rivolto al proprietario dell’immobile.

18 agosto, A Sciacca i Carabinieri hanno denunciato alla Procura della Repubblica presso il Tribunale dei Minori di Palermo due ragazzi di 14 anni, indagati di incendio doloso. Ai Carabinieri i due hanno confessato di avere appiccato il fuoco a delle sterpaglie nella zona in contrada Isabella, ai piedi del monte San Calogero. Le fiamme si sono poi propagate, interessando ancora una volta il bosco e bruciando almeno 5 ettari di macchia mediterranea. Per le operazioni di spegnimento è stato necessario l’intervento di un elicottero dell’esercito. Alcuni testimoni hanno permesso agli investigatori di risalire all’identità dei due ragazzini, che dopo avere appiccato le fiamme sono fuggiti con le loro biciclette tornando a casa.

18 agosto, A Palma di Montechiaro sono stati sparati 3 colpi di pistola contro l’ingresso dell’abitazione di una famiglia di emigrati rientrata in paese per le ferie estive. I palmesi emigrati in Germania si sono accorti del danneggiamento appena giunti a casa e hanno denunciato quanto accaduto ai Carabinieri. Indagini in corso.

18 agosto, A Licata Giacinto Marzullo, 52 anni, agricoltore e muratore, sposato e padre di due figli, è stato ucciso nelle campagne tra la spiaggia di Mollarella e la statale 115, come ha spiegato una telefonata anonima che ha segnalato una sparatoria al Commissariato di Polizia. Il cadavere riverso a terra è stato scoperto anche da altri agricoltori, a lavoro nella zona periferica della città, riservata all’agricoltura, in contrada Ritornella Margi, nell’appezzamento di terreno dello stesso Marzullo, coltivato a serre. Gli hanno sparato tanti colpi di pistola calibro 9, e i bossoli recuperati sarebbero parecchi. L’uomo è stato sorpreso e freddato, dopo essere stato probabilmente inseguito, nei pressi di un deposito di arnesi agricoli. Sarebbero 5 i colpi mortali a segno, alle gambe e al torace. Il soccorso di un’ambulanza del 118 si è rivelato inutile. Il delitto è al momento un rompicapo: Marzullo è incensurato, e non emerge alcun elemento investigativo utile a orientare le indagini, che brancolano nel buio. Si procede, come secondo manuale, all’interrogatorio di familiari, amici e colleghi di lavoro alla ricerca di un indizio, una circostanza più o meno rivelatrice. La Procura della Repubblica di Agrigento, tramite il magistrato di turno, ha disposto l’autopsia. Poi la salma sarà restituita alla famiglia per la celebrazione dei funerali. Licata attraversa un agosto infuocato, e non solo a causa della temperatura rovente. Il sindaco, Angelo Cambiano, è stato sfiduciato, e la città, tribolata dalle demolizioni degli immobili abusivi ordinate dalla Magistratura, attende l’insediamento di un commissario al Comune oggi senza timone. L’ultimo assassinio a Licata risale al 2 gennaio 2015, quando è stato ucciso Angelo Truisi, 24 anni. Ancora prima, il 7 maggio 2013 è stato ucciso l’imprenditore Giovanni Brunetto, 60 anni.

19 agosto, Nell’ambito dei controlli disposti dal Comando Provinciale dei Carabinieri di Agrigento in tema di salute pubblica, e in occasione della notevole affluenza di turisti nella provincia agrigentina, a Sciacca i Carabinieri del Nas hanno compiuto un controllo in un rinomato villaggio turistico della zona. L’intervento dei militari ha consentito di scoprire e sequestrare in tempo ben 47 chili di carni ed altri alimenti in cattivo stato di conservazione, potenzialmente dannosi per la salute. Tali prodotti alimentari, del valore all’ingrosso di oltre mille euro, sarebbero stati somministrati nelle prossime ore agli ignari ospiti della struttura turistica. Per tali ragioni, M A, sono le iniziali del nome, responsabile del villaggio turistico, è stato denunciato all’Autorità Giudiziaria di Sciacca per detenzione di alimenti in cattivo stato di conservazione. Altri controlli dello stesso genere proseguiranno nei prossimi giorni.

20 agosto, Il pomeriggio di venerdì 18 agosto a Licata è stato ucciso a colpi di pistola Giacinto Marzullo, 52 anni, agricoltore e muratore. Adesso è stato arrestato il presunto omicida. E’ Giuseppe Volpe, 19 anni, ed è il nipote di Giacinto Marzullo. Il sostituto procuratore di Agrigento, Carlo Cinque, ha firmato l’ordine di trasferimento in carcere. E Volpe è stato arrestato dai poliziotti del Commissariato di Licata, della Squadra Mobile di Agrigento, e dai Carabinieri della Compagnia di Licata, che hanno condotto le indagini sul delitto. Gli investigatori hanno interrogato i familiari della vittima, tra cui la sorella di Giacinto Marzullo, Domenica Marzullo. E’ stata lei, presentandosi con nome e cognome, a telefonare il pomeriggio di venerdì 18 agosto al 118, invocando soccorso dopo la sparatoria. Poi, ancora durante gli interrogatori, il figlio di Domenica Marzullo, Giuseppe Volpe, avrebbe reso delle dichiarazioni indicando dove è stata gettata la pistola, in un canalone di acque reflue a poche decine di metri dall’appezzamento di terreno di Giacinto Marzullo. La sorella di Marzullo e il figlio di lei Giuseppe hanno incontrato Marzullo innanzi alla sua casa in campagna per discutere di questioni economiche risalenti nel tempo e mai del tutto risolte. Giacinto Marzullo avrebbe accusato la sorella di essersi appropriata dei soldi del loro anziano padre, una pensione di 2mila euro al mese, e anche dei soldi ereditati da una zia, circa 150mila euro, di cui lei, Domenica Marzullo, sarebbe stata badante. Al culmine dell’ennesima discussione, l’alterco è degenerato: Giuseppe Volpe ha impugnato la pistola automatica calibro 9, regolarmente detenuta per l’utilizzo a fini sportivi, e ha sparato. Lo zio ha tentato di scappare lungo una stradina campagnola, ma è stato inseguito e ucciso. Volpe avrebbe esploso l’intero caricatore, forse 14 colpi, e alcuni non sono esplosi, probabilmente perché l’arma si è inceppata. Peraltro, nel corso di una perquisizione, lo stesso Volpe sarebbe stato sorpreso in possesso di 58 piante di marijuana alte 2 metri e coltivate in casa, ed è stato arrestato, in flagranza di reato, anche per detenzione di sostanze stupefacenti a fine di spaccio, oltre che per omicidio volontario aggravato da futili motivi e porto illegale di arma da fuoco. Inoltre, ancora a casa di Giuseppe Volpe è stato scoperto un foglio con su scritto “Distinti saluti” insieme a due proiettili dello stesso calibro 9: forse si tratta di un messaggio intimidatorio, preparato ma non recapitato.

22 agosto, Nelle campagne oltre Agrigento verso est, ancora una volta, sono stati sparati colpi di pistola calibro 9. Come a Licata, dove è morto ucciso Giacinto Marzullo, adesso colpi dello stesso calibro hanno restituito al Creatore Salvatore Azzarello, 39 anni, di Palma di Montechiaro, incensurato, proprietario di un’azienda agricola impegnata anche nel movimento terra. La zona teatro del delitto è il borgo La Loggia, in contrada Burraiti, punta di un compasso che ruota tra Agrigento, Favara e Naro. Azzarello è stato sorpreso dalla morte armata di pistola a bordo del proprio trattore, con a rimorchio un escavatore, a lavoro, intento a movimentare e a rendere ancora fertili e coltivabili le distese di terreno bruciate dal sole, anche esse morte vittime della temperatura rovente. La circostanza che si tratti di un luogo isolato e impervio induce ovviamente a ritenere che il killer abbia seguito gli spostamenti di Azzarello, approfittando poi del momento più opportuno per sparargli, 3 o 4 colpi, anche in faccia. Sul posto i Carabinieri e la Polizia hanno riconosciuto la vittima, risalendo alla sua identità. I familiari di Azzarello sono così giunti, tra disperazione e incredulità. Infatti, tra le radiografie penali e sociali del palmese non vi sono tracce di fratture o di lesioni capaci di orientare le indagini, che proseguono, pertanto, a 360 gradi, usando un’espressione rituale quanto banale, perché non significa nulla nello specifico. Poche ore dopo, ancora un episodio mortale si è abbattuto in terra agrigentina. Un giovane di 26 anni, Giuseppe Di Stefano, di Agrigento, non è riuscito più a controllare la sua motocicletta, una Yamaha, ed è morto ribaltandosi sull’asfalto, lungo la strada statale 640, nei pressi dello svincolo per contrada Maddalusa, già luogo cornice di altri gravi incidenti. Sul tratto della carreggiata, al chilometro 3, si è precipitata un’ambulanza del 118, ma il tentativo di soccorso si è rivelato inutile. La Polizia Stradale ha compiuto i rilievi di rito, alla ricerca di eventuali cause che abbiano provocato quanto accaduto. Nella pagina Facebook di Giuseppe Di Stefano, tra tante fotografie, si legge che ha studiato al Liceo Politi ad Agrigento, ha lavorato all’Aeronautica Militare, e, tra le passioni, ha coltivato le arti marziali, la musica e le motociclette.

23 agosto, E’ stato risolto il giallo a Porto Empedocle del ferimento di un ragazzino di 15 anni giunto in gravi condizioni al Pronto Soccorso dell’ospedale “San Giovanni di Dio”. Il 15enne ha subito delle ferite alla testa e all’addome. Si è rifugiato a casa dei nonni. Si è ipotizzato un pestaggio ad opera di altri giovanissimi. Invece, il ragazzino ha raccontato agli stessi nonni, e lo ha poi confermato ad un assistente sociale, ad uno psicologo, ed ai Carabinieri, che ha picchiarlo, domenica scorsa, al mattino, è stato il padre. Pertanto, i Carabinieri della Compagnia di Agrigento, coordinati dal capitano Ernesto Fusco, hanno denunciato il padre, di 37 anni, che risponderà di maltrattamenti in famiglia. Nel frattempo il 15enne è stato dimesso dall’ospedale di Agrigento ed è stato affidato ad una zia.

23 agosto, Incidente mortale nell’Agrigentino, a Campobello di Licata, dove Mirek Coniglio, 26 anni, sulla sua bicicletta nella zona del cimitero comunale del paese, è stato travolto e ucciso da un’automobile Peugeot 206 il cui conducente non si è accorto della bicicletta. Sul posto sono giunti i Carabinieri di Campobello. Il 26enne è stato soccorso all’ospedale Sant’Elia a Caltanissetta, è stato sottoposto ad un intervento chirurgico a rimedio di un trauma cranico, ma è morto. Mirek Coniglio è figlio dell’ex sindaco di Ravanusa, Vito Coniglio.

23 agosto, Lungo la strada provinciale 190, tra Canicattì e Delia, al chilometro 2, un’automobile Citroen C3, in marcia in direzione Delia, nei pressi di una curva, per cause in corso di accertamento, si è schiantata contro il guardrail e poi, scavalcandolo, è precipitata in un dirupo da un’altezza di circa 5 metri. E’ morto il conducente, Anthony Liuzzi, 20 anni, di Canicattì. Inutili i soccorsi. Sul posto hanno lavorato per i rilievi di rito i Carabinieri.

23 agosto, Nel corso delle ultime ore, i Carabinieri delle stazioni di Lampedusa e di Linosa, nell’ambito di servizi di controllo del territorio finalizzati al contrasto dell’immigrazione clandestina, attuati sia in mare con una motovedetta sia a terra lungo le coste, hanno rintracciato e denunciato alla Procura della Repubblica di Agrigento, per il reato di ingresso e soggiorno illegale nel territorio dello Stato, 16 cittadini tunisini. E’ stata inoltre sequestrata un’imbarcazione in legno di circa 6 metri utilizzata dai migranti per il viaggio. I militari hanno condotto gli stranieri nell’Hot spot a Lampedusa, per i successivi adempimenti di legge.

23 agosto, L’automobile di Nicolò Conti, 30 anni, di Agrigento, è una Fiat Panda rossa. L’utilitaria è intestata alla madre, Calogera Zambuto. Dal 3 agosto scorso, il giorno in cui è stata scoperta, la Fiat Panda di Nicolò giace a sud est di Agrigento, in contrada Drasy, a ridosso di Punta Bianca, incastrata con le ruote posteriori in un avvallamento del terreno impervio. Polizia e Carabinieri, impegnati nel controllo del territorio, hanno prelevato il numero di targa e lo hanno riscontrato con eventuali furti di automobili o scomparsa di persone: nulla di tutto ciò. Ecco perché l’automobile è stata ancora tre settimane in contrada Drasy, fin quando la madre di Nicolò Conti il 22 agosto ha denunciato alla Polizia la scomparsa del figlio. Immediato è stato il collegamento con la Panda Rossa, e così la Squadra Mobile di Agrigento, la Scientifica, i Carabinieri e i Vigili del fuoco hanno scandagliato la zona intorno all’automobile alla ricerca di ciò che si è ipotizzato vi fosse e che, infatti, è stato scoperto. Il cadavere di Nicolò Conti è stato trovato in un dirupo, nascosto dalla fitta vegetazione di un canneto, a poca distanza dalla Panda Rossa. L’identità del trentenne è stata accertata tramite gli indumenti e alcuni oggetti personali. La madre avrebbe raccontato agli investigatori che il figlio è stato solito allontanarsi per alcuni giorni, e poi rientrare a casa. Ecco perché dai primi di agosto lei non si è allarmata più di tanto dell’assenza di Nicolò. La Procura della Repubblica di Agrigento ha disposto l’autopsia sulla salma, alla ricerca della causa e del tempo della morte. L’esito dell’esame fugherà ogni dubbio sul giallo di “Nico” Conti, come il nome abbreviato riportato sulla sua pagina Facebook. Nessuna informazione specifica sul suo diario. Solo pochi post, più che altro dei suoi amici, e di lui solo recenti aggiornamenti dell’immagine del profilo, un primo piano neutro e imperscrutabile, come imperscrutabile, oscuro, è ancora quanto accaduto.

23 agosto, I Carabinieri della Tenenza di Ribera hanno arrestato una donna riberese di 24 anni per furto in abitazione. A seguito di una telefonata al 112, la 24enne è stata sorpresa dai militari intenta ad allontanarsi da un’abitazione appena derubata e con la refurtiva al suo seguito. L’immediata perquisizione ha consentito di recuperare diversi oggetti preziosi. La giovane è ristretta ai domiciliari a disposizione dell’autorità giudiziaria.

24 agosto, I Carabinieri della Compagnia di Licata, nel corso dei servizi di controllo del territorio, hanno arrestato in flagranza di reato una donna di 49 anni per porto ingiustificato di armi od oggetti atti ad offendere e resistenza a pubblico ufficiale. I militari, a seguito di una telefonata al 112, sono intervenuti a Licata in via Palma a contenimento di una lite insorta tra condomini. Appena sono giunti sul posto hanno sorpreso la donna, alquanto agitata, con in mano un coltello, risultato di 26 centimetri, e prossima a scagliarsi contro un vicino di casa. La 49enne è stata bloccata in tempo, non senza difficoltà. Adesso è ristretta ai domiciliari a disposizione dell’Autorità Giudiziaria.

24 agosto, A Sciacca, i Carabinieri, nell’ambito di mirati servizi finalizzati a garantire l’ordine e la sicurezza pubblica, hanno effettuato un blitz in località Stazzone, nota zona di ritrovo e della movida saccense. Nel corso delle verifiche, i Carabinieri, coadiuvati anche da personale della Capitaneria, trattandosi di area del Demanio marittimo, hanno denunciato all’Autorità Giudiziaria i titolari di 5 esercizi pubblici per il reato di occupazione abusiva del suolo del Demanio con tavoli, sedie ed altro su circa 800 metri quadri.

26 agosto, L’ipotesi di una morte in una notte d’estate, pubblicata dal Videogiornale di Teleacras, si è rivelata fondata. Nicolò Conti è stato vittima di un malore, forse un infarto, in un canneto, in contrada Drasy, a sud-est di Agrigento. Il medico legale Cataldo Raffino, dell’Università di Catania, incaricato dalla sostituto procuratore, Simona Faga, ha eseguito l’autopsia. L’esito dell’esame, che si è protratto oltre due ore, emergerà prossimamente ma, secondo quanto trapelato dalla camera mortuaria, sul cadavere di Conti, scoperto peraltro in avanzato stato di decomposizione, non vi sono fratture né tracce di altre ferite. Pertanto, sarebbe confermata l’ipotesi del giovane che è in movimento con l’automobile, una di quelle “certe notti” in cui, come canta Ligabue, “la macchina dove ti porta lo decide lei”, che dopo la serata con gli amici è alla ricerca di un panoramico luogo di refrigerio, che si impantana con l’auto perché le ruote si incastrano in un fossato di cui lui non si accorge perché è buio, e poi lui è nel canneto poco distante, sconsolato perché il suo telefonino cellulare è a casa, e forse avrà pensato: “Adesso dormo, poi a mattina risolviamo”.

26 agosto, Contrada Burraiti tra Agrigento Villaggio Mosè in direzione Naro, al confine con Favara, al borgo La Loggia, dove martedì scorso 22 agosto è stato ucciso Salvatore Azzarello, 39 anni, di Palma di Montechiaro, sorpreso a lavoro, intorno a mezzogiorno, in un appezzamento di terreno nella zona: a sparare contro l’agricoltore, impegnato anche nel movimento terra, sarebbero stati due killer, uno armato con una pistola calibro 9 e l’altro con un fucile calibro 12. Così sarebbe emerso, ancora non ufficialmente, dall’autopsia compiuta dallo stesso medico legale, il dottor Raffino, che consegnerà il referto entro 60 giorni, come secondo prassi giudiziaria. L’esame avrebbe rivelato il ferimento mortale sia da pistola che da fucile, ed ecco perché si deduce che gli autori dell’agguato siano stati due, imbraccianti ciascuno un’arma.

28 agosto, Ad Agrigento, nella frazione agricola di Giardina Gallotti, sono stati sparati 5 colpi di pistola contro la fiancata di un’automobile, una jeep, di proprietà dell’amministratore di un’azienda vitivinicola. Il mezzo è stato parcheggiato. E l’imprenditore, appena si è accorto di quanto accaduto, ha allarmato i Carabinieri, giunto sul posto per i rilievi di rito. Le indagini sono coordinate dalla Procura di Agrigento.

28 agosto, La Corte di Cassazione ha confiscato i beni, già sequestrati, di Salvatore Paci, 68 anni, di Campobello di Licata, inquisito nell’ambito dell’inchiesta antimafia cosiddetta “Apocalisse” contro presunti fiancheggiatori del boss di Cosa nostra agrigentina, Giuseppe Falsone, anche lui di Campobello di Licata. Il sigillo definitivo, imposto dalla Suprema Corte, è stato imposto su beni dal valore stimato in 2 milioni di euro, tra aziende operanti nel settore dei lavori edili, immobili, appezzamenti di terreno, una cava di inerti, conto correnti e veicoli.

28 agosto, La Procura della Repubblica di Palermo ha disposto la citazione a giudizio a carico dell’avvocato agrigentino, Giuseppe Arnone, per l’ipotesi di reato di diffamazione a danno di Alfonso Cicero, già presidente dell’Irsap, l’Istituto regionale per lo sviluppo delle attività produttive. La prima udienza è in calendario il 13 settembre. Il 18 maggio del 2015, Arnone avrebbe offeso la reputazione di Cicero esponendo uno striscione innanzi al palazzo di Giustizia di Agrigento. E, avvalendosi di un microfono, avrebbe, in presenza di operatori della comunicazione, diffuso altre gravi frasi diffamatorie contro lo stesso Cicero, che ha presentato denuncia e si costituirà parte civile.

29 agosto, I Carabinieri della Compagnia di Agrigento hanno denunciato a piede libero alla Procura due indagati di furto aggravato nella basilica dell’Immacolata ad Agrigento. I Carabinieri hanno ricevuto la denuncia del Parroco e hanno intrapreso le indagini acquisendo anche i filmati registrati da alcune telecamere di video-sorveglianza nella zona. I due presunti responsabili sono una donna di 40 anni di Agrigento, e il figlio di 20 anni. Nel corso della perquisizione, ai due è stata sequestrata parte della refurtiva, circa 80 euro rubati dalla cassetta delle offerte all’interno della Chiesa.

29 agosto, I Carabinieri della stazione di Santa Margherita Belice, insieme ai colleghi del Nucleo Ispettorato del Lavoro di Agrigento, hanno denunciato un imprenditore di Sambuca di Sicilia, titolare di un caseificio, per il reato di sfruttamento del lavoro. Nel luogo di lavoro è stato scoperto un romeno di 23 anni, domiciliato nell’azienda, e a lavoro senza essere assunto. Al romeno sarebbe stato offerto un alloggio alquanto precario in cambio del lavoro. Allo stesso lavoratore, inoltre, non sarebbe stato concesso il riposo settimanale, non sarebbe stato rispettato il limite della durata settimanale dell’orario di lavoro, e non gli sarebbero stati consegnati i prospetti paga.

29 agosto, Il questore di Agrigento, Maurizio Auriemma, ha vietato, per motivi di ordine e sicurezza pubblica, i funerali di Ignazio Accascio, 77 anni, ritenuto il capomafia di Campobello di Licata, arrestato nell’ambito dell’inchiesta antimafia cosiddetta “Ghost 2 – Saraceno”. Accascio ha scontato 10 anni di reclusione e nel marzo del 2016 il Tribunale di Agrigento, accogliendo l’istanza dei difensori, gli avvocati Nino Gaziano e Salvatore Manganello, ha revocato ad Accascio la misura cautelare della libertà vigilata in quanto non più socialmente pericoloso.

30 agosto, I Carabinieri della Compagnia di Licata e della Stazione di Camastra, a seguito di mirate attività d’indagine, hanno arrestato Gioacchino Nicotra, 40 anni, originario di Canicattì e dimorante a Camastra, muratore, inseguito da un ordine di arresto europeo emesso dall’Autorità giudiziaria Tedesca per truffa e altri reati commessi in Germania. Nicotra è adesso recluso nel carcere Petrusa ad Agrigento.

31 agosto, A Palma di Montechiaro sono stati sparati 5 colpi di pistola contro l’ingresso e una saracinesca della dimora di un bracciante agricolo di 64 anni, emigrato in Germania. Si tratta del terzo caso del genere in poco più di tre settimane. Lo scorso 14 agosto una famiglia rientrata dalla Germania per trascorrere le ferie estive ha scoperto lo sparo di 3 colpi di pistola contro la propria abitazione. Ed ancora, lo scorso 28 luglio altri 6 colpi di pistola sono stati sparati contro l’ingresso dell’abitazione di un emigrato, di 45 anni di età, appena rientrato in paese per trascorrere le ferie estive. Anche lui è un imprenditore che lavora in Germania.

31 agosto, La Guardia di Finanza della Tenenza di Canicattì ha scoperto nove lavoratori in nero, quindi non assunti, in servizio in un noto locale della movida del luogo, tra sala, bar e cucina. I lavoratori irregolari sono risultati superiori al 20 per cento dei dipendenti regolarmente occupati dall’impresa, e pertanto è scattata la segnalazione all’Ispettorato del Lavoro ad opera delle Fiamme Gialle che sottolineano: “La particolare attenzione che la Guardia di Finanza riserva in tale ambito è finalizzata alla tutela dell’economia legale e del libero mercato a favore delle imprese rispettose delle regole e dei cittadini onesti”.

31 agosto, A Realmonte, in località Punta Grande, nottetempo, è divampato un incendio che ha bruciato due motociclette di proprietà del consigliere comunale di Realmonte, Antonio Sciarrone, e del figlio di lui. E il fuoco ha investito anche un’altra automobile nei pressi e l’abitazione del consigliere Sciarrone, resa inagibile. Sul posto sono intervenuti i Vigili del fuoco e i Carabinieri. Antonio Sciarrone commenta: “Sono assai sorpreso dell’accaduto. La mia condotta in ambito politico è stata sempre lineare e corretta. Semmai venisse accertato che l’attentato è davvero legato alla mia attività politica, sappia l’autore che non è riuscito nell’intento. Continuerò la mia battaglia politica a favore della trasparenza e della legalità, come ho sempre fatto”.

31 agosto, A Porto Empedocle due uomini sono stati denunciati dalla Guardia Costiera alla Procura della Repubblica di Agrigento per il furto dei motori fuoribordo installati sulle imbarcazioni utilizzate dai migranti per raggiungere le coste dell’Agrigentino. Accertati i furti, gli agenti della Capitaneria empedoclina sono stati autorizzati dalla Procura a compiere una perquisizione domiciliare che ha permesso di ritrovare, e sequestrare, i motori oggetto del furto.

31 agosto, I Carabinieri della compagnia di Sciacca e della stazione di Menfi, avvalendosi anche del fiuto di un cane antidroga di nome Charlie, hanno arrestato un giovane a Menfi per detenzione ai fini di spaccio di sostanza stupefacente. S B, sono le iniziali del nome, 19 anni, è stato sorpreso, nel corso di una perquisizione domiciliare, in possesso di quasi 80 grammi di hashish. Il cane ha fiutato l’hashish nascosto all’interno di un televisore e dietro alcune borse.

1 settembre, I Carabinieri della Compagnia di Agrigento e della Stazione di Realmonte hanno arrestato un uomo di 40 anni di Agrigento, C P G sono le iniziali del nome, che risponderà al Tribunale di Agrigento di atti persecutori contro la ex compagna. I Carabinieri, in due mesi di indagini, hanno accertato che lui non si è rassegnato alla conclusione della relazione con lei, e l’ha minacciata, anche di morte, perseguitata, pedinata e finanche aggredita. Tra le intercettazioni registrate, l’uomo ha usato anche frasi del genere: “Tu qui a Realmonte hai finito di venire…e te lo garantisco io…appena tu vieni…la “piangi” pure capito?…tu la piangi di brutto perchè ti metto sulla sedia a rotelle…”. L’inchiesta è stata coordinata dal pubblico ministero, Federico Panichi.

1 settembre, A disposizione della Procura della Repubblica di Agrigento vi è una felpa recuperata domenica scorsa sulla spiaggia di Torre Salsa, a Siculiana, poco dopo lo sbarco “fantasma”, perché elusivo dei controlli in mare, di un gruppo di migranti. Il reperto è inquietante, perché sulla felpa è scritto: “Haters Paris”, odio Parigi, e vi è l’immagine della Tour Eiffel capovolta. Il Procuratore capo di Agrigento, Luigi Patronaggio, in recenti interventi non ha escluso l’ipotesi che tra gli sbarchi fantasma ricorrenti da circa 2 mesi sulle coste agrigentine si possano annidare delle infiltrazioni da parte di criminali terroristi.

1 settembre, Nelle campagne tra Delia e Caltanissetta, in contrada Menta, un vigneto di pregiata Uva Italia ha subito un grave danneggiamento. Il proprietario e il conduttore, che risiedono a Canicattì, hanno subito danni per circa 15mila euro, non solo al frutto ma anche alla struttura. Indagini sono in corso.

1 settembre, A Sciacca i poliziotti del locale Commissariato hanno arrestato ai domiciliari due palermitani. Si tratta di Roberto Bilella, 50 anni, e Francesco Torricelli, 43 anni. I due, presunti ladri, avrebbero controllato le abitazioni da svaligiare a distanza, con un binocolo, nelle zone di San Giorgio e Timpi Russi, attendendo il momento opportuno per rubare approfittando dell’assenza dei proprietari. I residenti hanno segnalato movimenti sospetti, compreso l’andirivieni di una Fiat Uno di colore verde. Bilella e Torricelli sono stati arrestati a bordo dell’auto, in possesso di un televisore appena rubato.

2 settembre, Nell’Agrigentino, i Carabinieri della Compagnia di Agrigento e delle Stazioni di Lampedusa, Linosa e Siculiana, hanno intercettato e denunciato alla Procura della Repubblica di Agrigento, per il reato di ingresso e soggiorno illegale nel territorio dello Stato, 92 tunisini sbarcati a Linosa, 10 tunisini sbarcati a Lampedusa, 5 tunisini e 3 marocchini sbarcati a Torre Salsa a Siculiana. Sono state sequestrate 5 barche in legno, lunghe circa 10 metri, utilizzate dai migranti per raggiungere le coste agrigentine.

E un uomo di Realmonte, I C sono le iniziali del nome, 37 anni, è stato denunciato per furto aggravato allorchè è stato sorpreso dai Carabinieri a bordo di un gommone trainante una barca dei migranti abbandonata sulla costa.

Ed è stato arrestato un tunisino di 20 anni per violazione del divieto di reingresso nel territorio italiano.

5 settembre, A Canicattì, nei pressi di piazzale Aosta, in un cortile, è stato scoperto il cadavere di un ventenne originario della Romania, morto, verosimilmente, dopo essere precipitato dal quarto piano di una palazzina. Allo stesso quarto piano la Polizia si è accorta di una tubatura del gas e di una grondaia divelte. Si presume che il romeno, già con precedenti per furto, fosse intento ad arrampicarsi per rubare. Indagini in corso.

5 settembre, I poliziotti del Commissariato di Licata, coordinati da Marco Alletto, e della sezione antidroga della Squadra Mobile di Agrigento, diretta da Vincenzo Di Piazza, hanno scoperto una piantagione di marijuana e hanno sequestrato piante già fiorite, fino a un metro e 90 centimetri, per circa 244 chili. Sono stati arrestati ai domiciliari Francesco Cottitto, 40 anni, e suo nipote, Emanuele Burgio, 24 anni, di Palma di Montechiaro, braccianti agricoli. La piantagione, contenuta in serre, è stata scoperta a Torre di Gaffe, al confine fra Palma di Montechiaro e Licata.

5 settembre, I Carabinieri della Compagnia di Sciacca e della Tenenza di Ribera, a seguito di mirate attività investigative, hanno arrestato a Ribera Salvatore Schifani, 32 anni, inseguito da un mandato di arresto europeo emesso dalla Germania per reati di furto e altro commessi in terra tedesca. Schifani è recluso in carcere.

5 settembre, I Carabinieri della Compagnia di Canicattì ad un posto di blocco si sono imbattuti in un ciclomotore in marcia col faro spento. Paletta rossa e alt. Invece, l’uomo alla guida ha urtato un militare, ha proseguito la corsa e si è schiantato contro un’automobile posteggiata. Poi, in evidente stato di alterazione psico-fisica, si è scagliato contro i Carabinieri. L V F , sono le iniziali del nome, 40 anni, è stato arrestato ai domiciliari per violenza e resistenza a pubblico ufficiale. Ed è stato sanzionato per guida in stato di ebbrezza, senza patente e senza assicurazione.

5 settembre, A Naro ignoti ladri hanno rovistato dappertutto nella casa del sindaco, Lillo Cremona. E’ stato lo stesso sindaco ad annunciare, e documentare in foto, su Facebook quanto accaduto. Il sindaco Cremona ha aggiunto anche un commento scrivendo: “Una bruttissima sensazione, trovare il proprio ambiente di vita privata violentato: non è il danno economico che fa male”. I malviventi hanno approfittato della temporanea assenza dei proprietari. Indagano i Carabinieri.

6 settembre, La sezione misure di prevenzione della Corte d’Appello di Palermo, pronunciandosi sul ricorso della Direzione distrettuale antimafia di Palermo, ha confermato quanto disposto il 12 giugno del 2013 dalla sezione misure di prevenzione del Tribunale di Agrigento, che ha dissequestrato una parte dei beni al presunto mafioso di Canicattì, Angelo Di Bella, 60 anni. A Di Bella sono state restituite 3 ditte individuali, 5 società, conti correnti e diversi beni immobili intestati a lui e ai suoi familiari, del valore di alcune decine di milioni di euro. I giudici d’Appello hanno invece confermato la confisca di una parte del capitale sociale di una società azionista di un centro commerciale agrigentino.

7 settembre, Lo scorso 10 luglio la Cassazione ha annullato con rinvio la sentenza di condanna a carico di Anna Messina, 39 anni, sorella del boss di Porto Empedocle, Gerlandino. In primo grado, il 13 gennaio 2015, la Messina, giudicata in abbreviato, è stata condannata a 6 anni di carcere per favoreggiamento aggravato dall’avere agevolato l’associazione mafiosa perchè sarebbe stata messaggera del fratello Gerlandino durante la latitanza. A Favara, in Corso Stati Uniti, nella palazzina a due piani dove il 23 ottobre 2010 i Carabinieri arrestarono Gerlandino Messina, fu scoperta una lettera di Anna Messina con su scritto: “Caro fratello, ieri ho visto 45 ( gs) mi ha detto che aspetta posta da te, dice che è urgente, vedi tu”. Poi, il 22 aprile del 2016 la Corte d’ Appello di Palermo ha ridotto da 6 a 5 anni di reclusione la condanna inflitta ad Anna Messina, imputata non più di favoreggiamento ma di concorso esterno in associazione mafiosa. Il difensore, l’avvocato Salvatore Pennica, ha insistito nella richiesta di assoluzione sostenendo che “secondo il contenuto dei ‘pizzini’ ritrovati si evincerebbero contatti di sola natura familiare, che nulla hanno a che vedere con l’associazione mafiosa, ma al massimo potrebbero paventare un favoreggiamento, che la legge non punisce tra familiari”. Ebbene, la Corte di Cassazione ha annullato con rinvio la sentenza di condanna emessa dalla Corte d’Appello di Palermo. E dunque il prossimo 11 ottobre sarà un’altra sezione d’Appello a Palermo a giudicare una seconda volta Anna Messina. Nel frattempo sono state depositate le motivazioni del verdetto della Cassazione. E i giudici della Suprema Corte hanno confermato le tesi difensive dell’avvocato Pennica spiegando che “non è stato accertato se Anna Messina abbia svolto, per conto del fratello Gerlandino, il ruolo di ‘corriere’ dei pizzini in maniera abituale o episodica. E, in ogni caso, il concorso esterno alla mafia si concretizza se le informazioni sono provenienti da altri associati o persone che svolgono attività utili al conseguimento degli scopi dell’associazione mafiosa. Invece, dalle sentenze di primo e secondo grado non si comprende chi fosse il destinatario dei messaggi e, quindi, non emerge in che termini la condotta della sorella del boss abbia contribuito al rafforzamento dell’associazione mafiosa”.

8 settembre, I Carabinieri del Nucleo operativo e radiomobile della Compagnia di Sciacca hanno arrestato ai domiciliari Antonino Motisi, 39 anni, di Sciacca, per furto aggravato, inseguito e acciuffato nei pressi del reparto di Cardiologia dell’ospedale di Sciacca dove i Carabinieri si sono recati dopo una richiesta di intervento. Motisi è stato sorpreso in possesso di una bomboletta spray di profumo appena rubata dalla camera di una degente. E poi è stato accertato che, nelle ore precedenti, ha scassinato ben 17 armadietti utilizzati dal personale di servizio dell’ospedale, rubando anche un portafoglio ad una degente, e poi un monitor speciale per apparati operatori. Nel corso delle ultime settimane, all’ospedale di Sciacca sono stati compiuti altri furti, tra cui quello di una costosa telecamera utilizzata per la laparoscopia del valore di circa 20mila euro.

8 settembre, Nel 1989, all’età di 47 anni, una donna di Agrigento, F G sono le iniziali del nome, è stata sottoposta ad una trasfusione di sangue nell’ospedale di Firenze. Il sangue trasfuso si è rivelato infetto dal virus dell’epatite C. Nel 2008 la donna, all’età di 66 anni, è morta per un tumore al fegato. I familiari si sono rivolti agli avvocati Angelo Farruggia e Annalisa Russello. Nell’ottobre del 2012, il Tribunale di Palermo ha condannato il ministero della Sanità a pagare 700mila euro a ciascuna delle due figlie della donna. Quindi, complessivamente, 1 milione e 400mila euro. Il ministero ha proposto ricorso in Appello. Adesso, anche la Corte d’Appello ha confermato il risarcimento dovuto alle figlie, assistite sempre dagli avvocati Farruggia e Russello: 1 milione e 400 mila euro.

8 settembre, La Polizia stradale agrigentina, capitanata da Andrea Morreale, ha denunciato un uomo di Porto Empedocle, di 32 anni, per guida sotto effetto di marijuana. Lui ha fumato una spinello, e poi in automobile è sfuggito ad un posto di blocco della Polizia stradale che lo ha inseguito fino al bivio per Ribera, lungo la statale 115. Appena è stato bloccato, l’empedoclino ha ammesso di avere fumato la droga, così come confermato dal test. Gli sono stati sottratti 20 punti dalla patente di guida che, pertanto, dovrà essere conseguita una seconda volta.

8 settembre, Luigi Cassaro, 49 anni, di Licata, è stato arrestato dai Carabinieri su ordine della Procura di Caltagirone. Sarebbe stato lui ad uccidere, il 23 agosto scorso, a Palagonia, in contrada Nunziata, Francesco Calcagno, bracciante agricolo. Ad incastrare il licatese sono state le telecamere di video-sorveglianza che l’agricoltore assassinato ha installato nel suo agrumeto. Il video è stato diffuso, e alcune telefonate anonime, da parte ovviamente di persone che lo hanno riconosciuto, hanno svelato l’identità del killer. Determinante è stata anche la comparazione tra il Dna prelevato e quello rinvenuto sul luogo dell’agguato. Luigi Cassaro è adesso recluso nel carcere di Catania, Piazza Lanza, a disposizione della Procura della Repubblica di Caltagirone. L’indagato ha nominato come difensore l’avvocato Calogero Meli.

8 settembre, A Porto Empedocle, i poliziotti del locale commissariato, diretto dal vice Questore, Cesare Castelli, hanno denunciato a piede libero alla Procura di Agrigento, per detenzione e spaccio di droga, due giovani immigrati originari del Gambia, uno di 19 e l’altro di 18 anni. A seguito anche di segnalazioni da parte dei residenti, i due africani sono stati sorpresi in flagranza di reato, in possesso di quasi 5 grammi di hashish, già divisi in dosi. Uno dei due è risultato essere sottoposto ad un obbligo di dimora per spaccio di stupefacenti.

9 settembre, La Procura della Repubblica di Agrigento ha concluso ulteriori indagini preliminari, notificando il relativo avviso, sul naufragio del 3 ottobre 2013 a Lampedusa, in cui morirono 366 persone, tra cui donne e bambini, annegati innanzi alla spiaggia dell’isola dei Conigli. Sono sette gli indagati, tra i componenti del peschereccio Aristeus che non avrebbero prestato soccorso al barcone alla deriva carico di migranti in palese stato di pericolo a causa dell’eccessivo numero di occupanti, oltre 520 persone. Gli indagati nell’ambito dell’inchiesta, condotta dal procuratore Luigi Patronaggio e dal sostituto Andrea Maggioni, sono il comandante del peschereccio Matteo Gangitano di Mazara del Vallo e i componenti dell’equipaggio Vittorio Cusimano, Fej Kamoun, Bassirou Ndong, Yahya Asfoun, Alfonso Di Natale e Mohamed Zegnani. I sette sono accusati anche di non avere avvisato le autorità portuali dell’imbarcazione carica di migranti.

12 settembre, Ad Agrigento, al palazzo di giustizia, il giudice per le udienze preliminari del Tribunale, Alfonso Malato, a conclusione del giudizio abbreviato, ha condannato a 3 anni di reclusione il romeno Elvis Betean, 30 anni, imputato, insieme a Sinziana Maria Cutitariu, 18 anni, di avere aggredito, picchiato e rapinato, lo scorso 2 marzo, un uomo di Favara di 56 anni in piazzale Rosselli ad Agrigento. La donna, reclusa ai domiciliari, è da tempo fuggita dal domicilio ed è ricercata.

12 settembre, A Racalmuto i Carabinieri hanno arrestato per furto aggravato di energia elettrica, a vantaggio della propria abitazione, un uomo di 30 anni, G P, sono le iniziali del nome. Il trentenne è stato inoltre segnalato alla Prefettura come assuntore di stupefacenti perché sorpreso in possesso di 5 grammi di marijuana.

12 settembre, A Licata i Carabinieri hanno arrestato, in flagranza di reato, L D S, sono le iniziali del nome, 20 anni, sorpreso in possesso di un involucro di plastica con dentro 35 grammi di marijuana divisi in dosi, e di un trita erba.

12 settembre, I Carabinieri hanno arrestato Antonino Bella, 26 anni, di Ravanusa, che risponderà di evasione perché è stato sorpreso in un bar a Licata, fuori dalla propria abitazione, in violazione degli obblighi preventivi che gli sono stati imposti.

13 settembre, I Carabinieri hanno arrestato Salvatore Bonsignore, 37 anni, e Salvatore Famà, 28 anni, entrambi di Licata, indagati di detenzione e spaccio di stupefacenti perché sono stati bloccati sull’autostrada Palermo-Catania, nei pressi di Scillato, a bordo di una Renault Clio, e sono stati sorpresi in possesso di 10 grammi di eroina in due involucri nascosti sotto la moquette del sedile lato passeggero. L’arresto è stato convalidato. Bonsignore e Famà sono stati sottoposti all’obbligo di firma.

13 settembre, I Carabinieri del Reparto Operativo del Comando Provinciale di Agrigento, diretto dal tenente colonnello Rodrigo Micucci, coordinati dalla locale Procura della Repubblica, hanno arrestato in flagranza del reato di concussione un dipendente dell’Ufficio Tecnico del Comune di Campobello di Licata, Francesco Gioacchino La Mendola, geometra, 48 anni. E’ stato sottoposto al provvedimento di “Fermo di indiziato di delitto”, per concussione in concorso, un altro dipendente dello stesso Comune di Campobello, Giuseppe Nigro, 48 anni. L’inchiesta, coordinata dal procuratore Luigi Patronaggio e dal sostituto procuratore Carlo Cinque, è scattata a seguito della denuncia di due imprenditori di Licata, Angelo Incorvaia e Valerio Peritore, titolari dell’impresa “Omnia srl”, che opera nel settore dello smaltimento dei rifiuti speciali, soprattutto amianto, con sede in contrada “Bugiades”, alla periferia di Licata. I due hanno raccontato di una richiesta di tangente, per 3mila euro, da parte di un dipendente del Comune di Campobello di Licata, con la complicità di un suo collega, altrimenti avrebbero subito il blocco dei pagamenti per l’appalto in corso da parte del Comune. E’ stato organizzato l’incontro “trappola”. Nei locali dell’impresa Omnia sono state nascoste micro-telecamere e cimici. Poi le banconote sono state contrassegnate e fotocopiate. E quando Francesco Gioacchino La Mendola ha incassato i soldi nel luogo concordato, nella piazzola di sosta innanzi al capannone dell’impresa “Omnia”, è stato ammanettato. I Carabinieri hanno filmato tutto quanto accaduto. I militari hanno sequestrato al Comune i computer dei due impiegati, che hanno nominato come difensori gli avvocati Angelo Balsamo e Salvatore Manganello. Francesco La Mendola ha confessato e ha ammesso di avere ricevuto la tangente per – ha aggiunto – dividerla con il collega Giuseppe Nigro, il quale però lo smentisce e nega. Il procuratore Patronaggio e il sostituto Cinque ribadiscono l’appello alle vittime di tali soprusi a denunciare e a collaborare con fiducia con investigatori e inquirenti.

14 settembre, I poliziotti del Commissariato di Licata e della Squadra Mobile di Agrigento hanno compiuto una irruzione a Licata, nelle campagne, in contrada Rosa Marina, in un terreno di proprietà di Giuseppe Cannella, 38 anni, e hanno scoperto 11 serre a forma di tunnel, lunghe ciascuna 35 metri, e tutte coltivate a marijuana. Sono stati sequestrati circa 2mila e 600 chili di canapa. E poi, in località Monte Pizzuto, in un altro terreno nella disponibilità dello stesso Giuseppe Cannella, sono stati scoperti altri 46 chili e mezzo di canapa indiana in fase di essiccazione. Giuseppe Cannella è stato arrestato. L’inchiesta, coordinata dal procuratore Luigi Patronaggio e dal sostituto Salvatore Vella, prosegue al fine di risalire alla rete dei soggetti distributori legati a Cannella.

14 settembre, Ancora un agrigentino appassionato del parapendio è morto vittima del parapendio. Lo scorso 2 luglio, a Palma di Montechiaro, in località Punta Pizzo Falcone, Michele Sanfilippo, 40 anni, imprenditore, padre di due bambini, è morto precipitando dopo il lancio dalla Torre San Nicola con il suo parapendio. Adesso è morto Antonio Santangelo, 34 anni, di Sciacca, del quale non vi è stata più traccia da ieri pomeriggio, quando si è lanciato con il suo parapendio. E’ stato visto sorvolare la zona di Monte Mirto, ed è stato scoperto morto nottetempo su Monte della Fiera, a circa 700 metri di altitudine, nella zona dello Jato. Antonio Santangelo si è lanciato con il parapendio da Romitello, diretto nell’area del lago Poma a Partinico.

15 settembre, Ad Agrigento la Polizia ha denunciato a piede libero, alla Procura della Repubblica, per l’ipotesi di reato di coltivazione e detenzione di sostanze stupefacenti a fine di spaccio, un giovane di 22 anni che sul balcone della propria abitazione, in via Atenea, ha coltivato delle piantine di marijuana. Sono stati i poliziotti in transito ad accorgersi delle quattro piante di canapa indiana alte un metro esposte sul terrazzo al sole. Nel corso della perquisizione domiciliare gli agenti hanno sequestrato anche 5 grammi di hashish e marijuana.

15 settembre, A Naro i Carabinieri della Compagnia di Licata e della Stazione di Naro hanno compiuto una irruzione nell’abitazione di una donna incensurata, e hanno scoperto una pistola revolver calibro 38 ed una pistola Beretta calibro 22, con relativo munizionamento, risultate illegalmente detenute. Le due pistole, e oltre 70 cartucce, in ottimo stato di conservazione ed efficienza, sono state repertate e poste sotto sequestro, in attesa di eventuali ulteriori accertamenti tecnici per stabilire se sono state utilizzate in eventi delittuosi. La donna, I F sono le iniziali del nome, 48 anni, è stata arrestata in flagranza di reato.

15 settembre, E’ morto l’ex sindaco di Canicattì, Antonio Scrimali. Dopo una lunga degenza e diversi interventi per rimediare ai danni di una caduta domestica, Scrimali è deceduto all’ospedale “Sant’Elia” a Caltanissetta. E’ stato uno stimato insegnante di Religione al Liceo, impegnato in politica, già sindaco di Canicattì, e candidato sindaco anche alle scorse elezioni Amministrativa nella città dell’Uva Italia.
Amici, studenti ed esponenti politico lo ricordano come sempre disponibile al dialogo e al confronto, moderato e pacato.

15 settembre, Ad Agrigento, al palazzo di giustizia, a conclusione del giudizio abbreviato, il giudice per le udienze preliminari del Tribunale di Agrigento, Francesco Pronvenzano, ha condannato l’imprenditore Gioacchino Cassaro, 39 anni, di Agrigento, a 1 anno e 2 mesi di reclusione per turbativa d’asta e falso nell’ambito di un’inchiesta sull’affidamento della gestione della piscina comunale di Aragona. Per le stesse ipotesi di reato, è stato invece rinviato a giudizio l’imprenditore Vincenzo Picarella, 45 anni, anche lui di Agrigento. Cassaro e Picarella hanno partecipato alla gara di aggiudicazione dell’appalto e avrebbero attestato falsamente di essere in possesso del requisito richiesto di avere maturato esperienze nella gestione di piscine pubbliche nei tre anni precedenti.

16 settembre, I Carabinieri della Compagnia di Agrigento e della stazione di Montaperto hanno arrestato in flagranza del reato di furto aggravato di acqua pubblica un uomo di 27 anni, S R sono le iniziali del nome. Nel corso di una irruzione in un terreno in contrada Borsellino, i Carabinieri hanno scoperto che il 27enne ha effettuato, con uno scavo di circa 3 metri di profondità, un allaccio abusivo alla condotta idrica gestita dalla società Girgenti Acque, appena dopo avere riempito una cisterna della capienza di 5mila litri posta su un autocarro Fiat Iveco, e sorpreso a riempire un’altra cisterna su un altro autocarro per una capienza di 15mila litri d’acqua. Entrambi i mezzi, con le due cisterne, sono stati sequestrati.

16 settembre, Ad Agrigento, al palazzo di giustizia, innanzi al giudice per le udienze preliminari, Giuseppe Miceli, si è svolta la requisitoria del pubblico ministero Andrea Maggioni a carico degli 11, tra i 24 imputati, che hanno scelto di essere giudicati con il rito abbreviato nell’ambito dell’inchiesta “Duty Free”, sostenuta dalla Procura di Agrigento e dalla Guardia di Finanza, che ipotizza, tra l’altro, interessi illeciti coltivati all’Agenzia delle Entrate di Agrigento. Il pubblico ministero ha invocato la condanna a 4 anni di reclusione per Dario Peretti, ed 1 anno di reclusione ciascuno per Vincenza Rubino e per Salvatore Trupia. I tre sono imputati per avere commesso dei presunti favoritismi nel superamento di esami universitari a favore di dipendenti dell’Agenzia delle Entrate. Poi, 3 anni e 4 mesi per l’ex direttore dell’Agenzia delle Entrate di Agrigento, Pietro Pasquale Leto, e 1 anno per la figlia Francesca Leto. Poi 2 anni per l’imprenditore Marco Campione, e l’assoluzione per un suo dipendente, Michele Daina. Poi, l’assoluzione per Aurelio Bruno e Francesco Caci, funzionari dell’Agenzia delle entrate. Poi 8 mesi di reclusione ciascuno per Antonino Migliaccio e Vincenza Maria Lombardo.

16 settembre, Al procuratore aggiunto di Catania, già ad Agrigento, Ignazio Fonzo, è stata recapitata una lettera contenente violente imprecazioni: “Ti auguro le pene dell’inferno. Sei cattivo e spregevole. Hai fatto piangere tante famiglie con le demolizioni, che ti sono servite soltanto a farti fare carriera in magistratura. Il Padre Eterno ti faccia soffrire le pene dell’Inferno a te e alla tua famiglia”. Ignazio Fonzo, da procuratore aggiunto ad Agrigento, ha intrapreso una serrata lotta contro l’abusivismo edilizio, predisponendo numerose demolizioni di immobili abusivi con sentenza definitiva. La Procura di Messina ha avviato un’inchiesta.

16 settembre, A Licata, il 20 giugno del 2015, la Polizia ha arrestato Emanuele Marino, 40 anni, artigiano, sorpreso in un suo locale in possesso di un fucile calibro 12, con canne mozzate, ben conservato, oliato e perfettamente funzionante. Ebbene, adesso Emanuele Marino, difeso dall’avvocato Calogero Meli, è stato assolto dalla giudice monocratico del Tribunale di Agrigento, Gianfranca Claudia Infantino. Emanuele Marino si è difeso così: “L’arma, trovata dai poliziotti su indicazione di una fonte confidenziale, non era mia. E’ stata scoperta dentro un immobile di proprietà di un mio zio, che me lo ha concesso in uso tanti anni fa. E’ un casolare abbandonato, e chiunque avrebbe potuto entrarvi”.

18 settembre, A Favara ignoti hanno spaccato le mani alla statua del cosiddetto “Gesù della Muntagnè”, luogo di preghiera e meta di pellegrinaggi. Il simulacro è posto sulla collinetta di Caltafaraci, battezzata “Muntagnè della Pace”. Indagini in corso ad opera dei Carabinieri.

18 settembre, Ladri di cavi di rame sempre più scatenati nella provincia agrigentina. Ad Agrigento, al Villaggio Mosè, al confine con Favara, in contrada Ciavolotta, sono stati rubati circa mille metri di cavi telefonici, costringendo all’isolamento i residenti.

E poi, ancora al confine tra Agrigento e Favara, ma in contrada Petrusa, ignoti criminali hanno rubato un chilometro e mezzo di rame, in 18 campate. Circa 500 famiglie hanno subito un grave black-out. Lavoro straordinario per i tecnici dell’Enel.
E poi, tra Canicattì e Castrofilippo, in contrada Aquilata, i ladri di “oro rosso” hanno rubato una seconda volta le centinaia di metri di cavi di rame che l’Enel ha appena ricollocato dopo un precedente furto.

18 settembre, A Naro i Carabinieri hanno arrestato in flagranza di reato un immigrato dal Gambia, per tentata rapina e resistenza a pubblico ufficiale. I Carabinieri, allarmati da una telefonata al 112, si sono recati al bar “Orchidea”, al Viale Europa, e hanno sorpreso l’africano intento a brandire una bottiglia di vetro rotta e a minacciare il proprietario del bar pretendendo la consegna del denaro in cassa. Quando si è accorto dei militari, il Gambiano ha tentato la fuga rivolgendo minacciosamente la bottiglia anche verso i Carabinieri, che lo hanno però acciuffato e bloccato.

19 settembre, A Canicattì, in ospedale, è stato ricoverato un ragazzo egiziano di 18 anni ospite della Comunità alloggio “Valentina”. Il 18enne ha subito ferite da arma da taglio al torace. E’ in prognosi riservata ma non è in pericolo di vita, perché le profonde ferite hanno mancato di poco organi vitali. Nel frattempo, i Carabinieri hanno arrestato i due presunti aggressori, altri due egiziani, uno di 17 e l’altro di 21 anni. Il 21enne è stato incarcerato al “Petrusa” ad Agrigento, e il 17enne è recluso al “Malaspina” a Palermo. Sono in corso indagini per risalire al movente dell’aggressione avvenuta in luogo pubblico, innanzi alla stessa Comunità alloggio.

19 settembre, I poliziotti della Squadra Mobile di Agrigento, capitanati da Giovanni Minardi, e la Procura di Agrigento, tramite il magistrato titolare delle indagini, Carlo Cinque, a seguito di una serrata attività di appostamento e di ascolto, hanno arrestato 5 extracomunitari per detenzione e spaccio, continuato e aggravato, di sostanze stupefacenti. Si tratta di immigrati provenienti da Gambia, Camerum e Sierra Leone, richiedenti asilo e ospiti di un Centro d’accoglienza a Villaseta. I cinque avrebbe imbastito un fiorente giro di spaccio di droga, acquistata dal mercato palermitano e rivenduta nell’Agrigentino. Già alcuni mesi addietro è stata arrestata una donna, legata al gruppo degli spacciatori, tale Onuzilike Benedeth, sorpresa in possesso di 400 grammi di hashish. Il procuratore di Agrigento, Luigi Patronaggio, contitolare dell’inchiesta, sottolinea che “l’ ordinanza di custodia cautelare in carcere ha posto fine all’illegale commercio, arginando uno dei più cospicui canali di afflusso di
hashish ad Agrigento”.

19 settembre, I Carabinieri del Nucleo Ispettorato del Lavoro di Agrigento, supportati dai militari del Comando Provinciale di Agrigento, insieme ad altri militari dei comandi territoriali, hanno scoperto decine di casi di caporalato e sfruttamento in aziende agricole e vitivinicole, nelle campagne di Bivona, Menfi, Campobello di Licata, Sambuca di Sicilia, Santa Margherita Belice e Cammarata. All’interno di dieci aziende ispezionate sono stati scoperti 37 lavoratori in nero. Due attività imprenditoriali sono state sospese, e altre cinque non sono state sospese per non arrecare danni al raccolto. Quattro imprenditori sono stati denunciati a piede libero per aver installato un sistema di video-sorveglianza senza l’autorizzazione dell’Ispettorato del lavoro di Agrigento e per non aver sottoposto alla prescritta visita medica un lavoratore minorenne. Complessivamente sono state contestate sanzioni amministrative e ammende per 110 mila euro.

20 settembre, A Palermo, al palazzo di giustizia, la giudice per le udienze preliminari del Tribunale, Wilma Mazzara, a conclusione del giudizio abbreviato, ha condannato l’ex presidente di Rete Ferrovie Italia, Dario Lo Bosco, a 4 anni e 2 mesi di reclusione. 4 anni e 6 mesi sono stati inflitti al funzionario del Corpo Forestale Giuseppe Quattrocchi, e 4 anni e 2 mesi a Salvatore Marranca, anche lui funzionario del Corpo Forestale. I tre sono imputati, a vario titolo, di concussione e induzione indebita a promettere utilità nell’ambito dell’inchiesta cosiddetta “Black List” che ruota intorno a delle tangenti che avrebbe pagato l’imprenditore agrigentino Massimo Campione. Lo Bosco avrebbe ricevuto da Campione 58mila e 650 euro per indurre Rete Ferrovie Italia ad acquistare un sensore per il monitoraggio dell’usura delle carrozze ferroviarie affittate a terzi. Quattrocchi e Marranca, invece, avrebbero ricevuto complessivamente circa 250mila euro per evitare intoppi nei lavori di ammodernamento della rete di radiocomunicazioni della Forestale che lo stesso Massimo Campione si è aggiudicato, vincendo un appalto di 26 milioni di euro bandito dal Corpo Forestale. L’imprenditore ha collaborato con gli inquirenti e poi ha chiesto l’affidamento in prova ai servizi sociali fuoriuscendo dal processo. Si tratta, infatti, di una misura che estingue il reato.

20 settembre, I giudici della Corte d’Appello di Caltanissetta, riformando la sentenza di primo grado, hanno condannato a 2 anni e 1 un mese di reclusione l’avvocato agrigentino Giuseppe Arnone, imputato di calunnia e diffamazione a danno della magistrato Sara Marino, attualmente in servizio a Termini Imerese. Arnone verserà come risarcimento 30mila euro. In primo grado Arnone è stato condannato a 2 anni e 4 mesi di reclusione, e 40mila euro di risarcimento. Sara Marino si è costituita parte civile tramite l’avvocato Emanuele Li Muti.

Ed ancora, il Tribunale di Agrigento ha condannato lo stesso avvocato agrigentino Giuseppe Arnone ad 1 mese di reclusione per avere offeso la reputazione dell’avvocato agrigentino Ausilia Eccelso. Nello stesso procedimento sono stati assolti l’editrice di Teleacras, Enza Pecorelli, difesa dall’avvocato Daniele Re, e il direttore di Sicilia24h.it, Lelio Castaldo.

20 settembre, A Menfi la Guardia di Finanza della Compagnia di Sciacca ha scoperto uno stabilimento di stoccaggio e lavorazione di pesce del tutto abusivo, e con l’impiego di 5 dipendenti in nero. L’intervento ispettivo, compiuto in collaborazione con il Dipartimento di prevenzione veterinario di Agrigento, è stato eseguito nella sede dell’impresa individuale “Sabella Alberto” di Menfi. Sono stati sorpresi numerosi dipendenti intenti alla lavorazione di vari tipi di prodotti ittici destinati al mercato locale, senza autorizzazioni igieniche e sanitarie, e in violazione della normativa sulla sicurezza alimentare. Circa 5 tonnellate di pesce, soprattutto pesce sciabola e crostacei, sono risultate in cattivo stato di conservazione e senza riferimenti alla loro provenienza. Da analisi di laboratorio è emersa inoltre la presenza del parassita “Anisakis” nel pesce sciabola. Il titolare dell’impresa è stato denunciato a piede libero alla Procura di Sciacca. Sotto sequestro sono stati posti lo stabilimento e le 5 tonnellate di pesce. Il titolare sosterrà le spese di distruzione del pesce sequestrato, e pagherà le multe per i lavoratori non in regola.

20 settembre, Il susseguirsi di furti di ingenti quantità di cavi di rame nella provincia agrigentina è ormai un bollettino di guerra. Solo la settimana scorsa, ad Agrigento, al Villaggio Mosè, al confine con Favara, in contrada Ciavolotta, sono stati rubati circa mille metri di cavi telefonici, costringendo all’isolamento i residenti. E poi, ancora al confine tra Agrigento e Favara, ma in contrada Petrusa, lo scorso fine settimana ignoti criminali hanno rubato un chilometro e mezzo di rame, in 18 campate. Circa 500 famiglie hanno subito un grave black-out. Ebbene, adesso, nello stesso luogo, sono stati rubati altri 2 chilometri e mezzo di cavi di rame. Il maxi furto è stato perpetrato nella notte tra lunedì e martedì. A meno di altri furti e intoppi, il ripristino integrale della corrente elettrica nella zona non sarà possibile se non entro la fine del mese di settembre.

20 settembre, A Sciacca il giudice monocratico del Tribunale, Rosario Di Gioia, ha condannato a 2 anni di reclusione e 800 euro di multa i romeni Razva Nelo Ciobanu, 27 anni, e Costel Tudorel Vasilache, 29 anni, imputati di 6 furti, commessi in pochi giorni, in abitazioni a Santa Margherita Belice e a Montevago, nell’ottobre del 2016, tra elettrodomestici ed attrezzi agricoli. I due romeni sono stati giudicati in abbreviato.

20 settembre, Il 16 maggio del 2015 i poliziotti del commissariato di Palma di Montechiaro hanno arrestato Calogero Condello, 57 anni, di Palma di Montechiaro, e la moglie Maria Brancato, 49 anni, anche lei di Palma. I due, travisati al volto e armati, avrebbero bloccato un compaesano di 69 anni e, minacciandolo e picchiandolo, gli avrebbero rapinato l’automobile. Poi, Condello e Brancato sono stati identificati, rintracciati e ammanettati dalla Polizia. Ebbene, adesso, ad Agrigento, al palazzo di giustizia, a conclusione del giudizio abbreviato, il giudice per le udienze preliminari del Tribunale, Stefano Zammuto, ha inflitto 2 anni e 6 mesi di reclusione a Calogero Condello e 1 anno e 4 mesi a Maria Brancato.

21 settembre, Lo scorso 15 settembre, esattamente alle ore 18, è stato il signor Vincenzo Prestianni a deporre ai piedi della Stele di Rosario Livatino, in contrada Gasena, ad Agrigento, danneggiata lo scorso 17 luglio, la macchina per scrivere Olivetti e le due poesie. Lo stesso Vincenzo Prestianni spiega: “Sono meravigliato che nessuno l’abbia rubata. Credo quindi ancora nella buona volontà, nella speranza di donne e uomini di questa nostra terra, e che possa esserci un cambiamento. Appositamente ho trascritto le poesie a mio padre e alla madre. Ambedue sono, se lette con semplicità, un gesto d’amore verso questi due genitori la cui sofferenza è stata sopportata con una rara forza d’animo. Semplicemente un gesto d’amore, semplicemente amore verso Angelo Rosario ed i suoi genitori…senza alcun recondito significato ….solo un gesto d’amore…Pace e sereno lavoro. Cordialmente Vincenzo Prestianni”.

21 settembre, Ad Agrigento, in via Cicerone, un commerciante di 35 anni è stato violentemente aggredito e picchiato da un extracomunitario. La vittima, trasportata in ambulanza, è stata soccorsa in ospedale per la cura delle ferite subite, con una prognosi di 10 giorni per trauma cranico. L’aggressore è fuggito ed è ricercato. Le indagini si avvalgono anche delle immagini registrate da impianti di video-sorveglianza nella zona.

22 settembre, Maria Grazia Brandara da Naro è la commissaria non solo dell’Irsap, l’Istituto regionale per lo sviluppo delle attività produttive, ma anche del Comune di Licata. Il sindaco, o ex tale, Angelo Cambiano, è stato appena sfiduciato dal Consiglio comunale, e lei, la già sindaca di Naro e deputata regionale, si è insediata, e non è la prima ma la seconda volta, a capo del Municipio licatese. Maria Grazia Brandara non ha indugiato più di tanto, e si è subito pronunciata nel merito della questione più spinosa, l’abbattimento degli abusi edilizi: “La legge e gli ordini dell’Autorità giudiziaria si rispettano. Non è possibile sottrarsi all’adempimento”. A Licata sono dunque proseguite le ormai famigerate demolizioni di immobili abusivi, con sentenza definitiva e sotto diffida della Procura della Repubblica di Agrigento. E al palazzo comunale è stato recapitato un messaggio alla Brandara, non certo di benevola accoglienza. In una lettera indirizzata alla commissaria è stato scritto che “a Licata le case abusive non si toccano, chi le tocca muore, e quindi attenta che ti ammazziamo”. Per Maria Grazia Brandara non è il battesimo dell’intimidazione e della minaccia, ormai rituale per gli amministratori impegnati sui fronti più infuocati e difficili. Il 27 luglio del 2016 lei ha ricevuto nella sede Asi nella zona industriale di Agrigento due cartucce di fucile e un’altra lettera con su scritto: “Maria Grazia Brandara come Giuseppe Antoci”. E ancora prima, l’8 novembre 2013, lei, all’epoca presidente del Consorzio Legalità e Sviluppo, a lavoro soprattutto sul riutilizzo sociale dei beni confiscati alla criminalità, ha ricevuto un’altra lettera nella sua abitazione a San Leone. Ed è stato scritto: “Ora basta. Siamo solo all’inizio”. E poi, poche settimane addietro, al procuratore aggiunto di Catania, già ad Agrigento, Ignazio Fonzo, che ha intrapreso l’opera di repressione dell’abusivismo e di “legalizzazione del territorio”, è stata recapitata una lettera contenente violente imprecazioni: “Ti auguro le pene dell’inferno. Sei cattivo e spregevole. Hai fatto piangere tante famiglie con le demolizioni, che ti sono servite soltanto a farti fare carriera in magistratura. Il Padre Eterno ti faccia soffrire le pene dell’Inferno a te e alla tua famiglia”. E poi, a Licata, il 9 maggio del 2016 le fiamme sono state appiccate a danno dell’abitazione di famiglia del sindaco Angelo Cambiano, in campagna, in contrada Stretto. E poi il 31 ottobre 2016 un secondo attentato incendiario ha tormentato il sindaco Cambiano allorchè il fuoco è divampato nella casa rurale del padre del sindaco, Rosario Cambiano, un fabbricato in contrada Conca Ginisi.

22 settembre, A Palma di Montechiaro, alla vigilia del Ferragosto scorso, Francesco Schembri, 51 anni, ha subito gravi ustioni a causa di un incidente durante l’accensione del barbecue, utilizzando alcol. L’uomo è stato soccorso all’ospedale “San Giacomo d’Altopasso” a Licata e poi è stato trasferito a Catania, nel reparto gravi ustionati dell’ospedale “Cannizzaro”. Adesso, purtroppo, Francesco Schembri, sposato, padre di due bambini piccoli e con una terza figlia in arrivo, è morto.

22 settembre, Ad Agrigento, al palazzo di giustizia, il giudice per le udienze preliminari, Francesco Provenzano, ha condannato a 2 anni di reclusione, come da patteggiamento, con sospensione della pena, Salvatore Rinaudo, 57 anni, originario di Palermo e residente a Milano. Il 18 novembre 2016, guidando la sua automobile a velocità elevata nonostante la pioggia, Salvatore Rinaudo ha provocato l’incidente e la morte di Carmelo Licata, 51 anni, di Comitini. Rinaudo, imputato di omicidio stradale, è stato difeso dagli avvocati Daniela Posante e Alberto Infantino.

22 settembre, Ad Agrigento i Carabinieri della locale Compagnia, in collaborazione con i colleghi della stazione di Montaperto, a conclusione di mirate attività investigative, hanno arrestato, nella flagranza del reato di detenzione di droga a fini di spaccio, i fratelli agrigentini Francesco Gallo, 30 anni, e Salvatore Gallo, 28 anni, entrambi commercianti, sorpresi in possesso, nei locali della loro impresa commerciale a San Leone, in possesso di circa 1 chilo e 450 grammi di marijuana, diviso in vari involucri. Il tutto è stato sequestrato.

22 settembre, I poliziotti del Commissariato di Licata e della Squadra Mobile di Agrigento, coordinati da Marco Alletto e Giovanni Minardi, hanno arrestato Vito Licata, 34 anni, di Campobello di Licata, per coltivazione di sostanze stupefacenti. Nelle campagne di Campobello, in contrada Milici, i poliziotti hanno scoperto, in un podere dello stesso Licata, una mini-serra con diverse piante di marijuana, e hanno sequestrato circa 15 grammi di marijuana già essiccata e 6 piante, per un peso complessivo di oltre 20 chili.

24 settembre, I Carabinieri della Compagnia di Cammarata e i colleghi della Stazione di San Biagio Platani, a seguito di mirate attività investigative, hanno arrestato ai domiciliari, in flagranza del reato di detenzione e coltivazione di sostanza stupefacente, un incensurato di 23 anni, P A sono le iniziali del nome, sorpreso in un terreno a San Biagio Platani in possesso di 2 chili di marijuana, posti sotto sequestro.

24 settembre, Ad Agrigento, in ospedale, al “San Giovanni di Dio”, sono trascorsi attimi di apprensione allorchè un detenuto degente ha appiccato il fuoco alla propria stanza di ricovero. I danni sono ingenti. Il fuoco è stato tempestivamente spento utilizzando gli estintori. Indagano le Forze dell’ordine.

25 settembre, La Cassazione ha confermato e reso definitiva la condanna a 6 mesi di reclusione, e 1.500 euro di multa, inflitta a Libertino Vasile Cozzo, 42 anni, di Porto Empedocle, pescivendolo, imputato di guida in stato di ebbrezza.

25 settembre, I Carabinieri della Compagnia di Licata hanno arrestato Marcello Bonelli, 43 anni, perché si sarebbe rivolto minacciosamente contro il responsabile dell’Ufficio Servizi sociali del Comune di Licata, pretendendo denaro. Le parole profferite da Bonelli verso il dirigente comunale sarebbero state: “Mi devi dare i soldi altrimenti ti ammazzo, mi sono fatto dieci anni di carcere, se ti ammazzo me ne devo fare altri tre, tanto io non ho nulla da perdere”. I Carabinieri, coordinati dalla Procura di Agrigento, lo hanno arrestato per tentata estorsione aggravata dalla circostanza di essere stata commessa nei confronti di un dipendente comunale in servizio.

26 settembre, I Carabinieri della Compagnia di Licata e della Stazione di Naro, a seguito di specifiche attività investigative, hanno compiuto un blitz all’interno di un’abitazione tra Palma di Montechiaro e Naro. Nel corso della perquisizione, i Carabinieri hanno scoperto e sequestrato due fucili calibro 12, una mitraglietta calibro 7.65, due pistole ed oltre 300 cartucce, risultate illegalmente detenute da C.M, sono le iniziali del nome, 80 anni, senza precedenti penali. Le armi e le munizioni, apparse in ottimo stato di conservazione ed efficienza, saranno oggetto di accertamenti tecnici nei laboratori dei Carabinieri del RIS a Messina. L’ottantenne è stato arrestato.

27 settembre, Ad Agrigento i Carabinieri hanno identificato l’uomo che lo scorso 20 settembre ha violentemente picchiato un commerciante agrigentino di 35 anni in via Cicerone, costringendolo al ricovero in ospedale per un trauma cranico. Si tratta di un immigrato dalla Nigeria di 25 anni. L’africano è stato denunciato a piede libero. Risponderà di tentata rapina, lesioni personali e danneggiamento.

27 settembre, Le motovedette della Guardia di Finanza di Sciacca si sono accorte e hanno recuperato in mare una trentina di scatole galleggianti, a circa 4 miglia dalla costa di Porto Palo di Menfi. Le scatole sono state trasferite al molo di Gaia di Garaffe e all’interno sono state scoperte numerose stecche di sigarette di probabile provenienza nordafricana. Indaga la Procura di Sciacca.

28 settembre, La Cassazione ha rigettato il ricorso della Procura Generale di Corte d’Appello e ha disposto la restituzione dei beni mobili e immobili, per un valore di circa 54 milioni di euro, che il 26 gennaio 2015 la Direzione investigativa antimafia di Agrigento ha confiscato ai fratelli Diego Agrò, 70 anni, e Ignazio Agrò, 78 anni, di Racalmuto, imprenditori nel settore della produzione e della commercializzazione di olio alimentare. I decreti di confisca furono emessi dalla Sezione misure di prevenzione del Tribunale di Agrigento, su proposta della Procura antimafia di Palermo. La restituzione comprende 58 immobili, tra fabbricati e terreni, in provincia di Agrigento, Messina e Spoleto. 12 imprese con sede ad Agrigento e provincia, a Fasano in provincia di Brindisi, e a Petilia Policastro in provincia di Crotone, impegnate in diversi settori economici. E poi 56 tra rapporti bancari e postali, e polizze assicurative. E poi in Spagna 6 fabbricati e 3 imprese di produzione e compravendita di olio. I fratelli Agrò sono stati arrestati, processati e assolti in Corte d’Appello, dopo il rinvio dalla Cassazione, nell’ambito dell’ inchiesta antimafia cosiddetta “Domino 2”.

28 settembre, Al confine tra Canicattì e Naro, in contrada Sciabani, ignoti malviventi, a volto coperto, nottetempo, hanno assaltato e rapinato la sede del corriere espresso “Gls”, sorprendendo alcuni dipendenti intenti a scaricare un furgone. Sul posto è intervenuta tempestivamente l’auto delle guardie di vigilanza della Ksm, che è stata speronata dai banditi in fuga. I criminali si sono dileguati. Indagini e perquisizioni in corso ad opera dei Carabinieri.

28 settembre, La Corte d’Appello di Palermo ha confermato la sentenza emessa dal Tribunale di Agrigento a conclusione del giudizio abbreviato e ha condannato a 3 anni e 2 mesi di reclusione ciascuno tre imputati agrigentini, i fratelli Giuseppe e Angelo Schillaci, 26 e 22 anni, e Salvatore Camilleri, 20 anni. Il 28 novembre del 2015, armati di spranghe, i tre avrebbero minacciato e rapinato del furgone alcuni operai di una impresa impegnata in lavori di manutenzione della condotta idrica in via Toniolo, colpevoli di non avere consentito il transito dell’automobile del padre dei fratelli Schillaci a causa dello scavo in corso.

28 settembre, Non si placa l’escalation di furti di cavi di rame nell’Agrigentino. I ladri del cosiddetto “oro rosso” hanno imperversato al confine tra Racalmuto e Castrofilippo, in contrada Portella, dove hanno rubato circa 900 chili di cavi elettrici. La zona circostante, adiacente alla strada statale 640, è piombata in un profondo black out, a danno di residenze e imprese. Ancora lavoro straordinario per l’Enel, impegnata nelle opere di ripristino. Indagano i Carabinieri.

28 settembre, I poliziotti della Squadra Volanti di Agrigento hanno denunciato a piede libero un giovane di 22 anni, P P P, sono le iniziali del nome, che risponderà di minacce gravi e lesioni personali aggravate perché nel centro storico, in piazza San Francesco, per futili motivi, avrebbe scagliato una bottiglia di vetro sulla testa di un uomo di 39 anni, originario di Palermo, soccorso in ospedale, tra 12 punti di sutura e prognosi di 10 giorni.

29 settembre, Su internet è acquistabile lo yoyo. Si tratta di uno strumento, di produzione artigianale romena, tramite cui sarebbe possibile vincere sempre alle slot machine, sbancandole. Tale aggeggio sarebbe stato acquistato e utilizzato da due siracusani, che sono stati denunciati dalla Polizia di Agrigento per truffa aggravata. Le iniziali dei nomi dei due sono A L di 35 anni, e C A di 44 anni. La truffa con lo yoyo sarebbe stata perpetrata in una sala giochi a Fontanelle. La Polizia sospetta però che i due abbiano agito anche in altre sale giochi, bar e tabaccherie della città.

29 settembre, Ad Agrigento, una quarantina di tunisini, quindi migranti economici e non aventi diritto all’asilo politico, hanno occupato il treno Agrigento – Palermo in partenza poco prima delle 5 del mattino. Tutti però non hanno pagato il biglietto e quando i controllori hanno riscontrato il mancato pagamento e hanno invitato i tunisini a scendere dal treno, loro si sono scatenati in escandescenze, rompendo, tra l’altro, una maniglia e spaccando una vetrata. Il treno, carico di pendolari agrigentini, è poi partito con mezzora di ritardo. E’ stato necessario l’intervento dei Carabinieri e della Polizia per restituire ordine e sicurezza.

29 settembre, Il Tribunale di Caltanissetta ha assolto l’avvocato agrigentino, Giuseppe Arnone, dall’imputazione di oltraggio in udienza nei confronti di un magistrato inquirente. Nel 2013, Arnone, nel formulare l’arringa di parte civile al processo sui Centri commerciali ad Agrigento, criticò il Pubblico Ministero, che propose l’assoluzione di tutti gli imputati, affermando che fosse più testardo di un asino e spiegandone le ragioni. Il Tribunale ha ritenuto legittima l’arringa di Arnone, difeso dall’avvocato Daniela Principato. E poi, la Corte d’Appello di Caltanissetta ha assolto lo stesso avvocato Giuseppe Arnone reo di avere definito “Grandangolo un giornaletto di Pinocchio”.

1 ottobre, Ad Agrigento, lungo la passeggiata archeologica, nei pressi del bar Promenade, nottetempo è morto vittima di un incidente stradale un ragazzo di 17 anni, Giuseppe Barbato, di Porto Empedocle, alla guida di uno scooter Honda Sh. Il mezzo è sfuggito al controllo del 17enne per cause in corso di accertamento da parte dei Carabinieri del Nucleo operativo e radiomobile, intervenuti sul posto. E’ ricoverata in ospedale ad Agrigento, in prognosi riservata, una ragazza anche lei di 17 anni, seduta dietro Barbato, trasportata da un’ambulanza del 118 e sottoposta ad un intervento chirurgico. Inutili i soccorsi per lui, che è deceduto sul colpo a seguito del violento impatto sul marciapiedi. Entrambi, come accertato nel corso dei rilievi del sinistro, hanno indossato regolarmente il casco di protezione.

2 ottobre, A Lampedusa i Carabinieri hanno indagato sulle immagini registrate dall’impianto di video – sorveglianza alle ore 5:45 all’interno del Lampedusa Hotel, e che ritraggono un giovane che entra dentro attraverso una finestra, si toglie la maglietta e si copre il viso, poi si dirige verso la cassa e ruba l’incasso della giornata, circa 250 euro, e alcuni oggetti. L’albergatore Giovanni Marco Faraglia ha presentato denuncia e afferma: “Abbiamo consegnato le immagini ad infrarossi che hanno ripreso il ladro in azione. Da come era vestito sembrava uno dei giovani migranti che si trovano nel centro d’accoglienza”. E così si è rivelato essere stato: i Carabinieri hanno denunciato un tunisino di 29 anni, M S sono le iniziali del nome, sbarcato a Lampedusa lo scorso 24 settembre e ospite del locale hotspot.

2 ottobre, Il Magistrato di Sorveglianza di Agrigento, Walter Carlisi, ha scarcerato in anticipo e ha disposto un risarcimento a favore di Domenico Seddio, 44 anni, di Porto Empedocle, detenuto per mafia e comunque prossimo alla scarcerazione tra poche settimane, il 17 ottobre. L’uomo è stato recluso 3 anni ad Agrigento, nel carcere “Petrusa”, in una cella troppo piccola, di appena 2 metri e 73 centimetri, considerato lo spazio medio a sua disposizione in presenza di altri detenuti. Il risarcimento, per “trattamento carcerario degradante e contrario ai principi costituzionali”, ammonta a 7.208 euro, in accoglimento del reclamo proposto dal difensore di Seddio, l’avvocato Vita Maria Mazza. Si tratta di 8 euro al giorno, per 901, e sono 7.208 euro. Il giudice Carlisi scrive, tra l’altro, nel provvedimento: “Dai calcoli elaborati risulta che Seddio, durante il periodo di detenzione, sia stato collocato per 1092 giorni in uno spazio pro capite, al netto di bagno, suppellettili e letto, di meno di tre metri quadrati. Nelle celle in cui è stato detenuto era comunque presente la finestra che garantiva l’accesso di aria e luce naturale ma risulta che in molte celle sono presenti infiltrazioni di acqua provenienti dal tetto o da perdite dell’impianto idrico che comportavano ripercussioni negative dal punto di vista igienico e sanitario. Le docce sono quasi tutte carenti di manutenzione, tali da far ritenere concreto il pericolo di insorgenza di malattie”.

2 ottobre, Quasi come all’epoca del brigantaggio in Sicilia prima dell’avvento bonificatore del prefetto Mori: bande di ladri hanno imperversato in provincia di Agrigento, tra Grotte e Castrofilippo. A Grotte è stata svaligiata una residenza rurale in contrada Chisella, dove sono stati rubati oggetti preziosi per circa 4mila euro. A Castrofilippo invece sono stati rubati nel Feudo Cappuccini 600 chilogrammi di uva da tavola. Indagano i Carabinieri.

3 ottobre, La Casa circondariale “Petrusa” di Agrigento ancora alla ribalta dei casi di “trattamento carcerario degradante e contrario ai principi costituzionali”. Infatti, dopo Domenico Seddio, di Porto Empedocle, scarcerato in anticipo di poche settimane e risarcito per detenzione in uno spazio estremamente ridotto, per le stesse motivazioni il Tribunale di Sorveglianza di Reggio Calabria, accogliendo un apposito reclamo del difensore, l’avvocato Salvatore Pennica, ha ridotto a titolo compensativo la pena residua a 71 giorni a favore del detenuto Carmelo Cacciatore, 52 anni, di Agrigento, in riferimento al periodo di 716 giorni trascorsi nel carcere di Agrigento.

3 ottobre, Il giudice per le udienze preliminari del Tribunale di Agrigento, Alfonso Malato, a conclusione del giudizio abbreviato, ha condannato a 2 anni e 3 mesi di reclusione Alessandro Patti, 31 anni, di Ravanusa, imputato di detenzione di armi e di 27 piante di marijuana.

3 ottobre, I Carabinieri della Compagnia di Sciacca, a conclusione di serrate indagini, hanno arrestato ai domiciliari Antonino Atria, 53 anni, di Sciacca. A carico di Atria sono state accertate ripetute violazioni del divieto, risalente allo scorso agosto, di avvicinamento ai luoghi frequentati dalle persone offese, che sono due donne di Sciacca, verso le quali l’uomo avrebbe perpetrato atti persecutori. Il Tribunale saccense ha recentemente sottoposto il presunto stalker anche alla misura di sicurezza della libertà vigilata, poiché ritenuto persona socialmente pericolosa.

3 ottobre, Un giovane di 27 anni di Marsala, in provincia di Trapani, è stato arrestato dai Carabinieri a Ribera perché sorpreso sulla spiaggia di Piana Grande a caricare su un furgone un carico di 815 stecche di sigarette, per un totale di 240 chili, di probabile provenienza nordafricana, che è stato depositato sulla battigia. A pochi chilometri di distanza, sulla spiaggia di Seccagrande, i militari hanno trovato il motoscafo verosimilmente usato per il trasporto delle sigarette e un pacchetto di sigarette della stessa marca. Nessuna traccia, al momento, dello scafista.

3 ottobre, La Cassazione ha confermato, rendendola definitiva, la condanna a 6 anni di reclusione, per tentato omicidio contro la moglie, inflitta ad Accursio Amato, 55 anni, di Sciacca. L’uomo, lavoratore socialmente utile, nel dicembre del 2014 ha colpito più volte la moglie con un taglierino e poi si è rifugiato nel cimitero dove ha prestato servizio. La moglie si è costituita parte civile. Nel frattempo, Accursio Amato è stato anche licenziato dal Comune.

4 ottobre, Accogliendo le istanze dei difensori, gli avvocati Nino e Vincenza Gaziano, in Belgio è stato scarcerato, per insufficienza di indizi di colpevolezza, Salvatore Prestia, 37 anni, di Porto Empedocle, arrestato dalla Squadra Mobile di Agrigento e dal Commissariato di Porto Empedocle lo scorso 16 giugno in esecuzione di un mandato di arresto europeo emesso dall’Autorità giudiziaria del Belgio. Prestia, arrestato a Porto Empedocle, è sospettato di avere avuto un ruolo nel tentato omicidio, lo scorso 28 aprile in Belgio, a danno di Saverio Sacco di Porto Empedocle.

4 ottobre, I poliziotti del Commissariato di Porto Empedocle, diretti dal vice Questore, Cesare Castelli, hanno arrestato Ramzi Mejri, 22 anni, nato in Italia da genitori tunisini. L’uomo, già ristretto ai domiciliari, è stato invece sorpreso dalla Polizia dal barbiere a tagliarsi i capelli, in via Roma. Il 22enne, inquisito per spaccio di stupefacenti, risponderà di evasione ed è stato trasferito nel carcere Petrusa di Agrigento.

4 ottobre, Accogliendo le istanze del difensore, l’avvocato Daniela Posante, la Corte d’Appello di Palermo ha assolto un imprenditore di Canicattì, Mario Bartolotta, 70 anni, imputato di minacce contro il genero. La Corte d’Appello, in particolare, ha rigettato il ricorso della Procura contro la sentenza assolutoria di primo grado. Nel 2010 Bartolotta avrebbe minacciato il genero per dei contrasti relativi alla relazione con la figlia: “Ti consiglio di lasciare il paese se no ti squaglio, e non è la prima volta”. L’avvocato Posante ha sostenuto, e il giudice ha condiviso, che la frase incriminata non è tale da indurre timore e, inoltre, la denuncia scattò dopo un anno, quando nel frattempo i rapporti tra suocero e genero si sono ricuciti.

5 ottobre, Ad Agrigento, al palazzo di giustizia, a conclusione del giudizio abbreviato, la giudice per le udienze preliminari del Tribunale, Alessandra Vella, ha condannato a 4 anni e 4 mesi di reclusione Davide Bruccoleri, 31 anni, di Favara, e a 3 anni la sua compagna, Sharon Trupia, 22 anni, imputati di quattro rapine che sarebbero state compiute in provincia di Agrigento, tra Castrofilippo, Grotte e Racalmuto, dove Bruccoleri e Trupia, adducendo un pretesto banale, ad esempio un’informazione stradale, avrebbero bloccato delle persone e poi gli avrebbero scippato la collana o rubato altri oggetti.

5 ottobre, I poliziotti della Stradale di Agrigento, diretta da Andrea Morreale, hanno multato un ferrarista che ha scambiato la strada statale 115 per l’autodromo di Monza. L’uomo, che non si è accorto di una pattuglia sul ciglio della strada in posto di blocco, è stato colto a sfrecciare con la sua Ferrari a oltre 160 chilometri orari. Gli è stata inflitta una contravvenzione di 532 euro e gli è stata revocata la patente di guida.

5 ottobre, Il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Agrigento, Stefano Zammuto, ha archiviato l’inchiesta, per omissione di atti di ufficio, a carico di due funzionarie dell’Azienda sanitaria provinciale di Agrigento, indagate a seguito della denuncia della responsabile della cooperativa Gattopardo, di Palma di Montechiaro, che le ha accusate di irregolarità per non avere approvato le tabelle dietetiche relative agli anziani ospiti della loro comunità. Le due donne, difese dagli avvocati Alfonso Neri e Salvatore Pennica, sono dipendenti del servizio nutrizionale dell’Azienda sanitaria.

5 ottobre, Ancora episodi di brigantaggio nell’Agrigentino. Ad Agrigento due furti sono stati compiuti in altrettante villette, al Villaggio Mosè, in via Gerbino, dove sono stati rubati oggetti preziosi per circa mille euro, e poi a San Leone, dove, forse dalla stessa banda di malviventi, sono stati rubati altri oggetti preziosi. Indagini in corso.

5 ottobre, Il commercialista agrigentino Vincenzo Marinello, ex commissario dell’Ato rifiuti Sogeir, è stato condannato a 7 mesi di reclusione, con pena sospesa, per omissione di atti d’ufficio, perchè, da curatore del fallimento di una cooperativa di Lucca Sicula, e quindi nella qualità giuridica di pubblico ufficiale o incaricato di pubblico servizio, nel corso dello svolgimento del proprio incarico, e in particolare dopo la revoca, nonostante i ripetuti solleciti da parte del giudice, non avrebbe posto in essere gli adempimenti di sua competenza, come, tra l’altro, la rendicontazione da compiersi entro i termini previsti dalla legge fallimentare. Il pubblico ministero Christian Del Turco ha invocato la condanna ad 1 anno e 3 mesi di reclusione.

6 ottobre, A Palma di Montechiaro i poliziotti del locale Commissariato hanno arrestato Carlo Castellana, 23 anni, sorpreso, nel corso di una perquisizione domiciliare, in possesso di un arsenale: una pistola calibro 9, con relativo caricatore privo di munizionamento, un caricatore privo di cartucce riconducibile ad una pistola calibro 7,65, un fucile semiautomatico calibro 12 di marca “Franchi” con matricola abrasa e 21 cartucce a pallini calibro 12. Castellana risponderà di detenzione illegale di armi clandestine e alterate, e detenzione di munizioni. Castellana è stato trasferito nel carcere “Petrusa” ad Agrigento.

6 ottobre, Ad Agrigento si è ripetuto una seconda volta l’assalto al treno Agrigento – Palermo ad opera di migranti tunisini appena sbarcati e dileguatisi nella terraferma. Un gruppo di circa 60 migranti è salito a bordo del treno in partenza, senza biglietto, occupando sedili e corridoi. Il tempestivo intervento di Polizia e Carabinieri, già collaudato quando alcuni giorni addietro sono stati altri 40 tunisini ad assaltare il treno, ha risolto l’allarme senza disordini o danni.

6 ottobre, I Carabinieri della Compagnia di Agrigento hanno intensificato i controlli nei pressi soprattutto degli istituti scolastici e nei luoghi maggiormente frequentati dagli studenti, al fine di prevenire e reprimere il fenomeno dell’uso, consumo e spaccio di sostanze stupefacenti. Ed è stato arrestato un pusher sorpreso in flagranza di reato in Piazzale Rosselli ad Agrigento. Si tratta di D.L.M, sono le iniziali del nome, 24 anni, originario di Realmonte. Il giovane ha abilmente nascosto oltre un etto di hashish in uno zaino, occultato insieme ad un modesto quantitativo di peperoncino, al fine di eludere eventuali controlli con cani antidroga. La sostanza stupefacente è stata posta sotto sequestro. Il 24enne è recluso ai domiciliari.

6 ottobre, Il Tribunale di Agrigento, accogliendo le tesi difensive dell’avvocato Barbara Garascia, ha assolto, con ampia formula liberatoria, G F, sono le iniziali del nome, 65 anni, di Ribera, titolare di un’attività commerciale, imputato di furto aggravato per aver manomesso il contatore Enel e sottratto energia elettrica al gestore per 5 anni. L’avvocato Garascia ha dimostrato come, nonostante l’imputato fosse intestatario del contatore, non sussistessero elementi né oggettivi né soggettivi per dimostrarne il coinvolgimento nella manomissione del contatore stesso. Il pubblico ministero ha chiesto la condanna a 8 mesi di reclusione. Il giudice, Antonio Genna, ha assolto G.F per non aver commesso il fatto.

6 ottobre, Un uomo di Ribera, di 30 anni di età, è stato condannato a 7 anni di reclusione per violenza sessuale a danno della sorella, bambina all’epoca di quanto sarebbe accaduto, tra il 2003 al 2007. Il riberese è stato condannato anche al risarcimento, per 78mila euro, a favore della sorella, che si è costituita parte civile.

6 ottobre, Il Tribunale di Sciacca ha condannato a 2 mesi e 15 giorni di reclusione ciascuno, con pena sospesa, quattro imputati di Ribera, accusati, a vario titolo, di violenza privata, lesioni e danneggiamento. Si tratta di Eduardo Bordonaro, 26 anni, Alex Valenti, 24 anni, Federico Di Girolamo, 24 anni, e Antonino Raia, 27 anni. I quattro avrebbero impedito ad un’automobile, con a bordo altri giovani, di allontanarsi, provocando danni all’auto e lesioni ad alcuni di loro.

6 ottobre, La Tenenza della Guardia di Finanza di Canicattì, nell’ambito di un’attività di polizia giudiziaria volta al contrasto delle frodi nel settore della Politica Agricola Comune, la cosiddetta Pac, ha eseguito un provvedimento di sequestro preventivo di beni immobili e disponibilità di denaro per un importo complessivo di oltre 100mila euro a carico di un imprenditore agricolo, perché avrebbe falsamente denunciato un contratto di affitto di beni immobili intestato ad una persona morta prima della stipula del contratto, e avrebbe utilizzato false dichiarazioni necessarie per il regolare accesso ai benefici comunitari. In tal modo, l’imprenditore ha indotto in errore i funzionari della Regione Sicilia e dell’Agea, ottenendo i sussidi erogati dall’Unione Europea, compiendo il reato di truffa aggravata a danno dell’Unione Europea. Sono state sequestrate 20 unità immobiliari, fra porzioni di fabbricati e terreni, e denaro per una somma complessiva di circa 102.500 euro, fino a concorrenza del valore del profitto illecito. Le Fiamme Gialle commentano: “L’operazione si inserisce nell’ambito dell’attività della Guardia di Finanza a tutela della spesa pubblica e dell’economia legale, con la finalità, attraverso un’ottica trasversale, da un lato di contrastare le frodi al bilancio dell’Unione Europea e dall’altro di tutelare gli operatori economici onesti”.

6 ottobre, Ancora episodi di brigantaggio ad Agrigento. A San Leone è stato tentato un furto in una villetta lungo una delle traverse di Viale Viareggio, dove i ladri hanno forzato una finestra, hanno rovistato dappertutto provocando danni strutturali ma non hanno rubato nulla. E poi, invece, da un’abitazione al Viale Emporium sono stati rubati un portafogli con all’interno carte di credito e carte bancomat, 500 euro custoditi in un barattolo e numerosi gioielli. Indagini in corso.

9 ottobre, Ancora briganti a lavoro nell’Agrigentino. A Cattolica Eraclea, in contrada Aquileia, ignoti malviventi hanno forzato la serratura di un garage e hanno rubato diversi attrezzi agricoli, fra cui una motozappa, degli elettrodomestici, 4 giubbotti, dei maglioni, dei piatti e 800 litri di diesel. Il bottino ammonterebbe a circa 3mila euro. Indagano i Carabinieri.

9 ottobre, La Guardia di Finanza della Brigata di Lampedusa e del Reparto operativo aeronavale di Palermo hanno arrestato uno scafista tunisino. Le Fiamme Gialle, in prossimità della costa di Lampedusa, hanno intercettato una imbarcazione di 8 metri con 23 persone a bordo. Tramite le riprese effettuate dall’elicottero della Guardia di Finanza è stato possibile scoprire subito colui che è stato al timone della barca. Il tunisino di 22 anni, T A sono le iniziali del nome, è stato quindi ammanettato e risponderà del reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.

9 ottobre, A Lampedusa i Carabinieri, dopo tempestive indagini, hanno denunciato un tunisino di 24 anni e una donna di Bari di 29 anni, che risponderanno all’autorità giudiziaria di ricettazione e acquisto fraudolento con carta di credito perché avrebbero rubato la borsa di un turista americano di 68 anni e utilizzando la carta di credito di lui hanno comperato degli occhiali.

9 ottobre, I poliziotti del Commissariato di Porto Empedocle, coordinati dal vice Questore, Cesare Castelli, hanno arrestato ai domiciliari Giuseppe Butera, 39 anni, di Porto Empedocle, per violazione della misura di prevenzione a cui è sottoposto. In particolare, Butera ha violato la prescrizione di non accompagnarsi a pregiudicati. Infatti, sarebbe stato sorpreso in compagnia di un’altra persona già nota alle forze dell’ordine, ed è stato arrestato in flagranza di reato.

9 ottobre, A Favara e a Naro sarà lutto cittadino quando saranno celebrati i funerali di Gaetano Cammilleri, 56 anni da compiere il mese prossimo, a Favara, e di Francesco Gallo, 61 anni compiuti giovedì scorso, a Naro. Il sindaco di Naro, Lillo Cremona, conferma: “Ciccio era una delle poche persone vere, è stato mio amico di giochi, era un appassionato della vita e in comune avevamo la passione per le moto. Abbiamo percorso 20 mila chilometri assieme. Anche domenica scorsa eravamo in giro per la Sicilia. Ho il cuore spezzato. Spero davvero che sia morto per caso. Non si può morire per sciatteria, per noncuranza da parte di chi avrebbe dovuto controllare. A Naro sarà lutto cittadino”. E così anche Anna Alba: “Favara si fermerà il giorno dei funerali del nostro concittadino Gaetano Cammilleri, per essere vicini ai suoi familiari. Chiamerò il sindaco di Naro, per fare in modo di essere presenti alla celebrazione del funerale di Francesco Gallo”. Nel frattempo, da Palermo, il presidente della Regione, Rosario Crocetta, invoca giustizia: “Non si può morire di lavoro, chi ha delle responsabilità deve pagare. Sono vicino ai familiari, sapendo che nessuna parola potrà lenire il loro dolore. Nominerò immediatamente una commissione regionale d’inchiesta per accertare le responsabilità. Giustizia deve essere fatta”. E dunque sul fronte delle indagini si ipotizza che il montacarichi, da cui sono precipitati Francesco Gallo e Gaetano Cammilleri, non sarebbe stato tecnicamente adeguato e perciò avrebbe ceduto. Le vittime sono cadute nel vuoto, da un’altezza di circa 32 metri, pressappoco quanto un palazzo di 10 piani, dentro un pozzo, in una vasca della diga Furore, un “sovrappieno”, un contenitore a forma di imbuto che serve per lo stoccaggio delle acque. Infatti, per il recupero delle salme hanno lavorato i Vigili del fuoco del Saf, il gruppo Speleo – Alpino – Fluviale. I Carabinieri sono coordinati dal sostituto procuratore, Salvatore Vella, che indaga per duplice omicidio colposo con violazione delle norme antinfortunistiche a carico di
Gaetano Valastro, 52 anni, di Catania, dirigente regionale del Dipartimento acqua e rifiuti presso l’assessorato regionale dell’Energia e dei Servizi di pubblica utilità, e di Francesco Mangione, 53 anni, di Raffadali, titolare dell’impresa che si occupa della manutenzione degli impianti della Diga Furore di Naro e datore di lavoro delle vittime. Sono in attività investigativa anche l’Ispettorato del Lavoro e dell’Azienda sanitaria provinciale.

11 ottobre, Ad Agrigento, al palazzo di giustizia, il giudice per le udienze preliminari del Tribunale, Alfonso Malato, accogliendo le tesi del difensore, l’avvocato Salvatore Pennica, ha disposto il non doversi procedere a favore di Gaetano Sanfilippo, 43 anni, di Favara, arrestato per detenzione di armi e stupefacenti nell’ottobre del 2015 dai Carabinieri. L’avvocato Pennica ha argomentato che Gaetano Sanfilippo è un campione di tiro a segno sportivo, detentore di porto d’armi, anche per difesa personale. E che, inoltre, il bilancino scoperto nella sua abitazione non pesa in grammi ma in “grani”, che è l’unità di misura per ponderare la polvere da sparo utilizzata per fabbricare i bossoli, e che tale attività è peculiare del tiro a segno sportivo.

11 ottobre, Gli investigatori hanno scoperto delle tracce organiche su parte della stele sul luogo dell’agguato mortale al giudice Rosario Livatino, ad Agrigento, danneggiata da ignoti, al momento, lo scorso 18 luglio. Si confida pertanto in tale rilievo al fine di una svolta nelle indagini in corso.

11 ottobre, I poliziotti del Commissariato di Porto Empedocle, coordinati da Cesare Castelli, hanno arrestato Giorgio Filippazzo, 36 anni, per violazione delle misure di prevenzione a cui è sottoposto allorchè non è stato trovato in casa durante un controllo serale. L’arresto è stato convalidato e a Filippazzo è stata restituita la libertà con l’obbligo di osservare i provvedimenti preventivi che gli sono stati imposti.

11 ottobre, A Sant’Angelo Muxaro, in provincia di Agrigento, i Carabinieri indagano a seguito del furto perpetrato in un fabbricato di campagna, utilizzato come deposito di attrezzature agricole. Sono stati rubati due fustoni da 250 litri ciascuno di diesel, una motozappa, una smerigliatrice, un trapano, attrezzi da giardino e attrezzi da saldatura. Il bottino è ingente.

12 ottobre, I Carabinieri del Comando provinciale di Agrigento, della locale Compagnia e della Tenenza di Favara, hanno arrestato Francesco Sorce, 40 anni, di Favara. A seguito di una irruzione in un casolare in contrada San Gregorio di Naro, di pertinenza dello stesso Sorce, tra i fienili, sono stati scoperti e sequestrati un fucile da caccia detenuto illegalmente e pronto a sparare, decine di munizioni ed un fucile ad aria compressa.

12 ottobre, Ad Agrigento la Polizia ha denunciato un uomo originario della Romania, perché ha obbligato la figlia, una minorenne di 14 anni, all’accattonaggio. Adesso C I, sono le iniziali del nome, 38 anni, sorpreso in flagranza di reato in piazzale Aldo Moro, risponderà del reato di impiego di minorenni nell’accattonaggio.

11 ottobre, La Corte d’Appello condivide quanto già sentenziato dalla Cassazione e assolve l’empedoclina Anna Messina, imputata di favoreggiamento al fratello boss Gerlandino. Lo scorso 10 luglio la Cassazione ha annullato con rinvio la sentenza di condanna a carico di Anna Messina, 39 anni, sorella del boss di Porto Empedocle, Gerlandino. In primo grado, il 13 gennaio 2015, la Messina, giudicata in abbreviato, è stata condannata a 6 anni di carcere per favoreggiamento aggravato dall’avere agevolato l’associazione mafiosa perchè sarebbe stata messaggera del fratello Gerlandino durante la latitanza. A Favara, in Corso Stati Uniti, nella palazzina a due piani dove il 23 ottobre 2010 i Carabinieri arrestarono Gerlandino Messina, furono scoperte delle lettere di Anna Messina. Poi, il 22 aprile del 2016 la Corte d’ Appello di Palermo ha ridotto da 6 a 5 anni di reclusione la condanna inflitta ad Anna Messina, imputata non più di favoreggiamento ma di concorso esterno in associazione mafiosa. Il difensore, l’avvocato Salvatore Pennica, ha insistito nella richiesta di assoluzione sostenendo che “secondo il contenuto dei ‘pizzini’ ritrovati si evincerebbero contatti di sola natura familiare, che nulla hanno a che vedere con l’associazione mafiosa, ma al massimo potrebbero paventare un favoreggiamento, che la legge non punisce tra familiari”. Ebbene, la tesi difensiva dell’avvocato Pennica è stata accolta sia dalla Corte di Cassazione, che ha annullato con rinvio la sentenza di condanna emessa dalla Corte d’Appello di Palermo, e sia, adesso, al processo bis d’Appello, da un’altra sezione d’Appello a Palermo, la sesta, presieduta da Roberto Murgia, che ha assolto Anna Messina. Come i giudici della Suprema Corte, anche i colleghi a cui è stato rinviato il procedimento, dopo quasi 7 ore di camera di consiglio, hanno condiviso l’orientamento della Cassazione secondo cui “non è stato accertato se Anna Messina abbia svolto, per conto del fratello Gerlandino, il ruolo di ‘corriere’ dei pizzini in maniera abituale o episodica. E, in ogni caso, il concorso esterno alla mafia si concretizza se le informazioni sono provenienti da altri associati o persone che svolgono attività utili al conseguimento degli scopi dell’associazione mafiosa. Invece, dalle sentenze di primo e secondo grado non si comprende chi fosse il destinatario dei messaggi e, quindi, non emerge in che termini la condotta della sorella del boss abbia contribuito al rafforzamento dell’associazione mafiosa”.

12 ottobre, I Carabinieri della sezione di Polizia Giudiziaria alla Procura della Repubblica di Agrigento hanno notificato un avviso di garanzia al sindaco di Palma di Montechiaro, ed ex consigliere e assessore provinciale, Stefano Castellino. I magistrati capitanati da Luigi Patronaggio contestano al sindaco “l’avere indebitamente omesso di procedere alle demolizioni degli immobili abusivi con sentenza definitiva, da demolire senza ritardo”. Castellino sarà interrogato in Procura il 18 ottobre, e risponderà delle ipotesi di reato di falsità ideologica commessa da pubblico ufficiale in atti pubblici, rifiuto di atti d’ufficio e abuso d’ufficio. Lui, il sindaco, nonostante i solleciti, e anche ostacolando l’attività dei funzionari dell’Ufficio tecnico comunale con annullamenti di gare e storno di fondi, non avrebbe proseguito le demolizioni intraprese dal suo predecessore, Pasquale Amato, e poi dal successivo commissario La Mattina, che ha stanziato in bilancio 235mila euro per finanziare il lavoro delle ruspe: ecco l’abuso d’ufficio, perché il sindaco così agendo avrebbe procurato a se stesso un ingiusto vantaggio elettorale e ai proprietari delle case abusive un ingiusto profitto. E Castellino non avrebbe risposto a una richiesta della Procura del 21 agosto scorso di conoscere le determinazioni dell’amministrazione comunale su ogni singolo immobile abusivo da abbattere: ecco il rifiuto di atti d’ufficio. Inoltre, la Procura, all’esito di appositi sopralluoghi tecnici, ha ritenuto falsa nel contenuto (ed ecco quindi il falso ideologico) una comunicazione del sindaco secondo cui un immobile abusivo in contrada Torre di Gaffe non sarebbe stato demolibile per ragioni di “tutela della salute pubblica e della pubblica incolumità”. Stefano Castellino è stato eletto nel giugno scorso, e appena si è insediato ha bloccato tutte le spese già preventivate e con ripercussioni sul bilancio, comprese, di conseguenza, le spese sulle demolizioni. Poi ha incaricato l’Ufficio tecnico comunale di redigere un regolamento per l’utilizzo degli immobili abusivi già acquisiti al patrimonio del Comune. Il sindaco di Palma di Montechiaro replica: “Sono sorpreso. Perché avviene tutto nel momento in cui la Provincia di Agrigento sta per ultimare la gara per aggiudicare gli interventi di demolizione. Oggi è ultimata la gara. Sono anche rammaricato e amareggiato perché, dimostrando di amare la mia terra e la mia comunità, sono andato incontro a tutto questo. Sono un uomo dello Stato, è vero, ma sono anche un uomo del popolo. E in 4 mesi d’amministrazione non ci si poteva aspettare che risolvessi problemi che si trascinano da circa 30 anni. Avevo espresso tutte le mie perplessità sulla tenuta del bilancio, ma tali perplessità sono state fugate dal ragioniere capo del Comune e, pertanto, siamo andati avanti con la gara d’appalto per le demolizioni degli immobili abusivi. La Procura fa bene a fare il suo lavoro e giorno 18 mi presenterò per chiarire la mia posizione. Non accetto moralità da parte di nessuno però. In questi mesi ho cercato di far coniugare i principi di giustizia e legalità, ma non posso accettare che lo Stato diventi vessatorio. Ritengo, ad esempio, sia un abominio demolire 35 villette a Licata e poi costruire un villaggio turistico in una zona vergine”.

13 ottobre, Altro incidente mortale sul lavoro nell’Agrigentino. A Campobello di Licata, in campagna, in contrada Ciccobriglio, è morto un bracciante agricolo di 58 anni, Ignazio Schembri, residente a Naro. Schembri, intento ad arare, è stato travolto dal suo trattore per cause in corso di accertamento da parte dei Carabinieri.

14 ottobre, La Cassazione ha confermato e ha reso definitiva la condanna emessa dalla Corte d’Appello di Palermo lo scorso 7 novembre 2016 che, a sua volta, ha altrettanto confermato la condanna a 10 anni e 4 mesi di reclusione inflitta dal Tribunale di Sciacca a carico di Alessandro Tavormina, 36 anni, di Ribera, accusato del tentato omicidio della ex moglie e di stalking a danno di lei. Il riberese, il 6 maggio 2014, avrebbe sparato 5 colpi di pistola all’automobile Mercedes con alla guida la donna, G S sono le iniziali del nome, 37 anni, di Ribera.

14 ottobre, A Lampedusa i Carabinieri hanno arrestato Giuseppe Colapinto, 19 anni, originario di Palermo, perché nottetempo è entrato dentro la casa di un commerciante ambulante, lo ha minacciato con un coltello, ma l’ambulante, di 30 anni, ha reagito gridando tanto da allarmare i vicini di casa e a indurre il malvivente alla fuga. I Carabinieri, forti della descrizione, hanno rintracciato Colapinto e lo hanno ammanettato. E’ ristretto ai domiciliari.

14 ottobre, Ad Agrigento, al palazzo di giustizia, il giudice per le udienze preliminari del Tribunale, Alfonso Malato, a conclusione del giudizio abbreviato, ha condannato a 3 anni e 4 mesi di reclusione, per tentata rapina e porto in luogo pubblico di arma da fuoco, Mario Rizzo, 40 anni, di Canicattì, arrestato ai domiciliari lo scorso 2 gennaio perché il precedente 23 dicembre ha tentato un assalto per rapina, insieme a un minorenne, ad un furgone di una impresa di trasporti, lungo la strada che conduce a Naro. Il corriere trasportava circa 47 mila euro, e il colpo fallì a seguito del tempestivo intervento della Polizia.

14 ottobre, Ad Agrigento, nell’ambito dell’inchiesta contro lo sfruttamento della prostituzione cosiddetta “Velvet”, la Procura, a seguito delle indagini della Polizia Giudiziaria, ha scoperto la residenza in Romania del romeno Iancu Ianus, 50 anni, e il pubblico ministero, Federico Panichi, ha avviato le procedure perché sia processato. Non è stata emessa misura cautelare a suo carico allorchè è decorso parecchio tempo dal giorno degli arresti, il 20 dicembre del 2006. Iancu Ianus sarebbe stato uno degli ideatori del traffico di prostituzione di ragazze romene verso l’Agrigentino.

14 ottobre, A Sciacca la Polizia ha arrestato ai domiciliari Michele Marrone, 43 anni, indagato di stalking allorchè, nonostante il divorzio, non si sarebbe rassegnato e avrebbe tentato di forzare la porta di ingresso dell’abitazione della donna, minacciandola con un bastone, e tramando anche il suicidio.

14 ottobre, A Canicattì, nel centro cittadino, in Corso Umberto primo, due criminali, travisati al volto e armati di coltello, hanno rapinato la Tabaccheria Cirami Bellavia, peraltro poco distante dalla sede della Tenenza della Guardia di Finanza, dunque una zona video-sorvegliata e frequentata. I malviventi, per minacciare, hanno anche puntato un coltello alla gola di un cliente. Indagano i Carabinieri.

14 ottobre, Carmelo Nicotra, 35 anni, di Favara, vittima di un tentato omicidio lo scorso 23 maggio, è indagato dalla Procura di Agrigento per riciclaggio perché dentro un magazzino di sua pertinenza, in via Torino, luogo dell’agguato, è stata scoperta un’automobile rubata il primo febbraio 2016 a Catania, una Fiat Panda. L’ipotesi di reato di riciclaggio si riferisce a condotte dirette ad occultare l’origine delittuosa di un determinato bene.

14 ottobre, Ad Agrigento, al palazzo di giustizia, a conclusione del giudizio abbreviato, il giudice per le udienze preliminari, Francesco Provenzano, ha condannato a 1 anno e 10 mesi di reclusione, Andrea Aquilino, 53 anni, di Licata, imputato di detenzione illegale di arma da fuoco, una pistola calibro 38 con matricola abrasa. Per Aquilino, difeso dall’avvocato Domenico Romano, la Procura ha invocato la condanna a 3 anni e 4 mesi.

14 ottobre, Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Agrigento, Alfonso Malato, a conclusione dell’interrogatorio di garanzia, ha convalidato l’arresto e ha scarcerato Francesco Sorce, 40 anni, di Favara, arrestato mercoledì scorso dai Carabinieri perché sorpreso in possesso di armi e munizioni. A Sorce, difeso dall’avvocato Giuseppe Barba, è stato imposto l’obbligo di dimora. Francesco Sorce si è giustificato così: “I fucili e le munizioni trovate nel fienile non erano miei. Le armi erano nascoste dentro un divano che ho raccolto per strada. Avrei consegnato tutto ai Carabinieri che, però, sono venuti prima”.

16 ottobre, In Sicilia il periodo d’inizio autunno si caratterizza per l’intensa attività nei terreni agricoli, soprattutto per la raccolta delle olive e delle arance. Il Comando Provinciale dell’Arma dei Carabinieri di Agrigento, a tal proposito, ha disposto l’attuazione di un controllo straordinario svolto da circa 20 militari dell’Arma, che hanno effettuato verifiche in varie aziende agricole. Quando i Carabinieri di Sciacca sono giunti nei poderi di un’azienda agricola a Ribera, alcuni operai intenti a lavorare nella raccolta delle olive hanno tentato la fuga ma sono stati subito trattenuti. Si tratta di 5 giovani extracomunitari. Sono state arrestate le due persone che avrebbero ingaggiato i 5 stranieri: G C sono le iniziali del nome, 43 anni, e U S, 58 anni, che risponderanno di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro ovvero caporalato. I 5 stranieri hanno lavorato senza nessun rispetto delle norme sulla sicurezza, con orari difformi da quelli previsti dai contratti e con una paga irrisoria. Gli stessi 5, risultati privi del permesso di soggiorno, sono stati denunciati per ingresso e soggiorno illegale nel territorio della Stato.

17 ottobre, Sono stati arrestati anche due agrigentini nell’ambito dell’operazione cosiddetta “Triade”, condotta dai Carabinieri della Compagnia di Cefalù contro una presunta banda criminale impegnata nei furti a danno di imprenditori edili e società operanti nel settore edile, per un danno complessivo di oltre mezzo milione di euro. Gli indagati arrestati sono 9 tra cui Luca Coniglio, 38 anni, di Canicattì, e Carmelo Gambacorta, 64 anni, di Camastra. I furti sarebbero stati perpetrati lungo la fascia costiera tra i Comuni di Cefalù e Campofelice di Roccella. Luca Coniglio si sarebbe occupato di rivendere sul mercato ad altre imprese i beni rubati. E Carmelo Gambacorta si sarebbe adoperato nel riciclaggio dei proventi illeciti.

17 ottobre, A Siculiana, sulla spiaggia della riserva naturale di “Torre Salsa”, è approdato un gommone di 5 metri con a bordo 9 migranti sfuggiti ai controlli in mare. I Carabinieri della locale Stazione, subito giunti sul posto, in collaborazione con la Guardia di Finanza li hanno intercettati e trattenuti. Nel corso delle indagini, i Carabinieri del Nucleo operativo e radiomobile di Agrigento hanno ispezionato un navigatore satellitare e il telefonino cellulare in possesso di uno dei migranti, e dal telefonino è emerso un video e delle fotografie che lo hanno ritratto intento alla guida della barca al timone. Le dichiarazioni dei compagni di viaggio hanno confermato che lui è stato lo scafista, insieme ad un altro complice. G N, sono le iniziali del nome, 27 anni, tunisino, è stato arrestato per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Il complice, connazionale, è stato denunciato a piede libero. E gli altri sono stati denunciati alla Procura di Agrigento per ingresso illegale nel territorio dello Stato.

17 ottobre, I Carabinieri della stazione di Palma di Montechiaro hanno arrestato Calogero Napoli, 27 anni, originario di Palermo, sorpreso in flagranza di reato a Palma di Montechiaro, nella sua abitazione, intento a cedere ad alcuni giovani delle dosi di marijuana. Nel corso della perquisizione sono state scoperte e sequestrate 11 dosi di marijuana nascoste in un mobile del bagno. Calogero Napoli è ristretto ai domiciliari a disposizione dell’autorità giudiziaria.

18 ottobre, A Naro i Carabinieri della locale stazione, a conclusione di mirate attività investigative, hanno arrestato un impiegato ex insospettabile sorpreso in possesso, nella sua abitazione, di due fucili calibro 12 e munizioni, il tutto detenuto illegalmente. G C, sono le iniziali del nome, 49 anni, incensurato, è stato arrestato ai domiciliari. Le armi, in ottimo stato di conservazione ed efficienza, saranno inviate ai laboratori del Ris dei Carabinieri per accertare se siano state utilizzate per compiere delitti.

18 ottobre, Ad Agrigento lo scorso 28 febbraio i poliziotti della Squadra Volanti, capitanati da Rosa Malfitano, hanno arrestato Giuseppe Camilleri, 19 anni, e Antonio Canzoneri, 21 anni, perché sabato 18 febbraio in via Platone avrebbero appiccato un incendio a danno dell’alloggio popolare di un’anziana di 70 anni, peraltro minacciata e picchiata con un bastone. Camilleri e Canzoneri rispondono di minacce aggravate, violazione di domicilio, danneggiamento aggravato e lesioni personali aggravate in pregiudizio della donna. Ebbene, adesso la Procura di Agrigento, tramite il pubblico ministero Federico Panichi, ha invocato la condanna a 6 anni e 2 mesi di carcere a carico di Giuseppe Camilleri, e a 4 anni e 10 mesi per Antonio Canzoneri.

18 ottobre, A Lampedusa una donna di 50 anni, Rosa La Rosa, ha denunciato ai Carabinieri di essere stata molestata da un gruppo di maghrebini che sarebbero entrati nel giardino di casa sua. La stessa La Rosa racconta: “Cinque soggetti extracomunitari, certamente appartenenti al centro di accoglienza, sono entrati a casa mia mentre stavo svolgendo le faccende di casa. Si sono piazzati dalla parte opposta del tavolo al quale stavo lavorando e hanno cominciato a canzonarmi, mandandomi da debita distanza dei bacetti, continuando a ridere e facendo versi esplicitamente allusivi alla sfera sessuale. Mi sono impaurita. Ho minacciato di chiamare mio marito e le forze dell’ordine. Solamente uno di loro ha simulato il gesto di abbracciarmi, provando ad avvicinarsi un po’ di più, ma io, prendendo un bastone, l’ho allontanato immediatamente”. Il sindaco di Lampedusa, Totò Martello, commenta: “Quando ho segnalato che c’era un problema sicurezza a Lampedusa sono stato accusato di essere razzista e xenofobo. Io dico soltanto che la legge va fatta rispettare”.

19 ottobre, I Carabinieri della Compagnia di Licata, impegnati in servizi di prevenzione nelle aree rurali, hanno arrestato quattro ladri di uva sorpresi nottetempo in flagranza di reato in un vigneto a Campobello di Licata, in contrada D’Agostino. I quattro sono stati colti dopo avere appena caricato 8 quintali d’uva su un furgone e, verosimilmente perché sfiniti dalla stanchezza, non hanno nemmeno accennato un tentativo di fuga. I quattro sono Giovanni Barbera, 45 anni, Franco Giuseppe Masaracchio, 45 anni, e Salvatore Lanzino, 36 anni, tutti di Licata, e poi Salvatore Licata, 28 anni, originario di Canicattì. La refurtiva è stata restituita al proprietario del vigneto, che ha ringraziato i Carabinieri e ha ringraziato anche i ladri perché gli hanno raccolto gli 8 quintali di uva, pronta e in perfetto stato di maturazione.

19 ottobre, A Lampedusa i Carabinieri della locale Stazione, nel corso di servizi di prevenzione finalizzati a garantire la sicurezza pubblica, su segnalazione di alcuni passanti che hanno notato dei movimenti sospetti lungo la centrale via Mazzini, hanno sorpreso tre extracomunitari magrebini che, dopo un tentativo di fuga, sono stati perquisiti. Nella tasca di uno dei tre è stata scoperta e sequestrata una dose di hashish. L’uomo è stato segnalato alla Prefettura di Agrigento quale assuntore di sostanze stupefacenti.

20 ottobre, A Cattolica Eraclea, tra il tardo pomeriggio e la sera di domenica 6 dicembre 2015, in via Crispi, all’interno di un’azienda artigiana di lavorazione del marmo, Giuseppe Miceli, 67 anni, di Cattolica, è stato ucciso. L’autopsia ha rivelato che a provocare la morte dell’uomo sarebbero stati dei colpi tra la nuca e la testa, e i colpi sarebbero stati inferti con una lastra di marmo brandita come arma contundente. Il fratello, Ignazio, contitolare dell’ azienda, lo ha scoperto morto e ha lanciato l’allarme. Ebbene adesso i Carabinieri del Comando provinciale di Agrigento hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere a carico di un operaio di Cattolica Eraclea, di 53 anni, Gaetano Sciortino. Le immagini delle telecamere hanno testimoniato che Gaetano Sciortino la mattina del 6 dicembre avrebbe pedinato per circa tre ore Giuseppe Miceli. Sciortino si sarebbe mosso a bordo di un’automobile Fiat Punto di colore nero, e parecchio tempo è stato in sosta agli angoli delle strade da dove sarebbe stato possibile osservare i movimenti di Miceli. Poi i Carabinieri hanno accertato che i figli di Gaetano Sciortino avrebbero distrutto e disperso in aperta campagna alcuni strumenti di lavoro, come delle punte di trapano, risultati essere di proprietà di Giuseppe Miceli. E poi, inoltre, i Carabinieri hanno accertato che Sciortino si sarebbe recato ancora in campagna, e, nella stessa zona, i militari, dopo ricerche meticolose, hanno trovato una scarpa della stessa taglia delle scarpe usate da Sciortino. E poi, ecco la svolta nelle indagini: la scarpa è stata esaminata dai Carabinieri del Ris di Messina, ed è emerso che l’impronta della suola della scarpa, ritrovata in campagna nel luogo dove si è recato Gaetano Sciortino, combacia perfettamente con una impronta di scarpa oggetto di reperto dei Carabinieri sul luogo del delitto. L’insieme degli elementi probatori raccolti dai Carabinieri, coordinati dalla Procura della Repubblica di Agrigento, ha giustificato l’arresto in carcere dell’operaio cattolicese. Risponde di omicidio.

20 ottobre, La Procura della Repubblica di Agrigento, tramite il pubblico ministero, Andrea Maggioni, ha notificato l’avviso di conclusione delle indagini, anticamera della richiesta di rinvio a giudizio, ad altri 80 indagati nell’ambito dell’inchiesta cosiddetta “La carica delle 104”, dal nome dell’operazione della Polizia condotta il 22 settembre del 2014. Le contestazioni di reato ruotano intorno a patologie aggravate o del tutto simulate, strumentali, tramite la legge 104, ad ottenere trasferimenti in sedi lavorative nella propria provincia di residenza o altri benefici. Tra gli 80 destinatari dell’avviso di conclusione delle indagini vi sono falsi invalidi e medici a cui sono contestati i reati di falso e truffa.

20 ottobre, A Sciacca, al palazzo di giustizia, il pubblico ministero, Carlo Boranga, a conclusione della requisitoria, ha chiesto la condanna a 12 anni e 3 mesi di reclusione a carico di un imputato di Sciacca, di 40 anni di età, sotto processo per presunta violenza sessuale di gruppo e maltrattamenti. La vittima sarebbe l’ex convivente dell’uomo, che sarebbe stata addirittura costretta a compiere una rapina in una tabaccheria per assecondare le pretese del compagno. E lei ha patteggiato la condanna per rapina, e lui è ancora a giudizio. Sono imputati anche altri due saccensi che avrebbero intrattenuto rapporti sessuali con la stessa donna e sotto la “regia” (tra virgolette) del compagno di lei. Il pubblico ministero Boranga ha chiesto la condanna a 5 anni di carcere per uno dei due, e l’assoluzione per l’altro. La donna è parte civile tramite l’avvocato Maria Giovanna Capraro, che rivendica un risarcimento danni da 50 mila euro. Attesa la sentenza da parte della sezione penale del Tribunale presieduta da Filippo Lo Presti.

20 ottobre, La sezione penale del Tribunale di Agrigento, presieduta da Luisa Turco, ha assolto Colley Sulayman, 27 anni, originario del Gambia, presunto scafista, imputato del reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, difeso dall’avvocato Antonio Pecoraro, che ha invocato con successo la scriminante dello stato di necessità allorché il Gambiano sarebbe stato costretto dai trafficanti libici, con minacce e violenze, a guidare un’imbarcazione carica di 127 migranti. E’ stato invece condannato a 4 anni di reclusione Saya Mohammed, 20 anni, anche lui del Gambia, e presunto scafista, assistito dallo stesso difensore, l’avvocato Antonio Pecoraro, che medita ricorso in Appello dopo il deposito delle motivazioni della sentenza.

21 ottobre, A Siculiana, nei pressi di Torre Salsa, una pattuglia dei Carabinieri della locale Stazione ha intercettato, nottetempo, un fuoristrada carico di cavi di rame. Si è scatenato un inseguimento. Il fuoristrada, con due o tre malviventi a bordo, ha speronato l’automobile dei Carabinieri, che hanno rischiato gravi conseguenze. Poi i ladri si sono dileguati a piedi nelle campagne dopo avere abbandonato sul ciglio della strada il loro mezzo e il carico, circa 1500 chili di cavi elettrici appena rubati nella zona, costretta al black out. Il fuoristrada è risultato essere stato rubato.

21 ottobre, I Carabinieri del Nucleo operativo della Compagnia di Licata, a seguito di pedinamenti e appostamenti, hanno indossato abiti borghesi per non alimentare sospetti, e hanno arrestato, sorprendendolo in flagranza di reato, Filippo Moscato, 61 anni, di Licata, operaio, colto nei giardini della villa comunale, durante la movida, in possesso di una dose di cocaina, una di hashish ed un’altra di marijuana. A casa di Moscato sono state sequestrate altre due dosi di cocaina, un bilancino di precisione, 6 grammi di hashish e circa un etto di marijuana.

21 ottobre, A Porto Empedocle i poliziotti del locale Commissariato, diretto dal vice Questore, Cesare Castelli, hanno arrestato ai domiciliari Salvatore Gangarossa, 46 anni, allorchè avrebbe imperversato in strada, in piazza Raffaello, urlando minacce di morte contro persone in transito o in casa. L’uomo si è scagliato contro i poliziotti intervenuti per restituire ordine alla zona. Due agenti sono stati costretti a ricorrere alle cure ospedaliere. Salvatore Gangarossa risponderà di minacce aggravate anche a pubblico ufficiale, violenza, resistenza e oltraggio a pubblico ufficiale.

22 ottobre, I poliziotti della Squadra Volanti di Agrigento, capitanati da Rosa Malfitano, hanno arrestato due immigrati dal Gambia, entrambi ospiti di un centro d’accoglienza al Villaggio Mosè. I due hanno preteso di essere trasferiti in un altro centro d’accoglienza della città. Ai due è stato spiegato che non sarebbe stato possibile. I due africani hanno reagito minacciando di morte una operatrice del centro con un coltello da cucina, e poi l’hanno trattenuta in ostaggio all’interno del suo ufficio, devastando nel frattempo arredi e suppellettili, e spaccando i vetri delle finestre. L’intervento della Polizia ha restituito ordine. I due, sedicenti minorenni, sono invece risultati maggiorenni. Risponderanno di danneggiamento aggravato, violenza privata, minaccia aggravata e false dichiarazione alla polizia giudiziaria. Adesso sono reclusi nel carcere Petrusa.

22 ottobre, Nell’Agrigentino sono stati arrestati tre tunisini dai poliziotti della Squadra Mobile, coordinata da Giovanni Minardi. Si tratta di Majdi Benabdelkader, 35 anni, che sconterà la pena residua di 1 anno e 1 mese di reclusione per produzione e traffico di sostanze stupefacenti, su ordine del Tribunale di Livorno. Poi Alì Ghrouda, 26 anni, che sconterà la pena residua di 3 anni e 5 mesi per invasione di terreni e danneggiamento, su ordine del Tribunale di Bologna. E poi Fakher Salmane, 25 anni, perché, nonostante sia stato espulso dall’Italia il 26 settembre del 2014, è rientrato illegalmente sbarcando lo scorso 17 ottobre a Siculiana Marina.

24 ottobre, La Procura della Repubblica di Agrigento ha notificato 17 avvisi di conclusione delle indagini preliminari, anticamera della richiesta di rinvio a giudizio, ad altrettanti indagati nell’ambito dell’inchiesta cosiddetta “Giano Bifronte”, su presunte tangenti pagate in cambio di finanziamenti agevolati all’Irfis. Il provvedimento è stato firmato dal pubblico ministero Andrea Maggioni, titolare dell’inchiesta che ruota intorno al consulente del lavoro Antonio Vetro, 48 anni, di Favara, e a Paolo Minafò, 51 anni, palermitano, funzionario dell’Irfis. Gli altri 15 sono imprenditori, e soci di attività che operano in svariati settori, che avrebbero corrotto Minafò attraverso Vetro.

25 ottobre, A Napoli, in piazza Garibaldi, i militari dell’Esercito Italiano, impegnati nell’operazione “Strade Sicure”, si sono accorti di un uomo appena fuori un supermercato, intento a correre con in mano una busta. I militari hanno ritenuto che si trattasse di un ladro in fuga. Lo hanno inseguito e bloccato. La Polizia, intervenuta nel frattempo, lo ha perquisito. E nella busta sono stati scoperti 50 panetti di hashish, da 100 grammi ciascuno, quindi 5 chili di droga complessivi, e poi 20mila euro, tra banconote da 100 e 50 euro, tutte false. L’uomo è stato arrestato, e si tratta di un agrigentino, Eugenio Gibilaro, 52 anni, prossimo, come testimoniato da un biglietto nelle sue tasche, a viaggiare sull’autobus in partenza da Napoli e diretto ad Agrigento. Gibilaro è recluso nel carcere di Poggioreale. Ad Agrigento la Polizia ha perquisito la sua abitazione, ma con esito negativo.

25 ottobre, Ad Agrigento al primo mattino di oggi si è scatenato un incendio nella zona industriale, nell’area di stoccaggio all’interno della Seap. Quattro squadre dei Vigili del fuoco sono giunte tempestivamente, domando le fiamme. Precauzionalmente è stato sgomberato l’Istituto professionale Fermi che ha sede poco distante dall’azienda Seap. Non si tratta della prima volta: un altro incendio è divampato alla Seap l’8 agosto del 2012 e poi lo scorso 10 febbraio l’azienda di trattamento di rifiuti ha subito un maxi furto di mezzi e attrezzature.

25 ottobre, A Sciacca Polizia e Carabinieri hanno arrestato Francesco La Torre, 44 anni, recluso in carcere, e che risponderà di tentato omicidio, sequestro di persona, resistenza e lesioni a pubblico ufficiale allorchè ha tentato di uccidere il padre, che è stato anche sindaco di Sciacca negli anni 70, e poi si è scagliato contro le forze dell’ordine intervenute sul posto, nell’abitazione della famiglia La Torre, nel centro storico di Sciacca, allarmate dai vicini di casa che hanno udito le urla disperate del genitore. L’anziano padre è stato trovato agonizzante, in una pozza di sangue, ed è stato soccorso all’ospedale Giovanni Paolo secondo. E’ stato necessario l’intervento dei Vigili del fuoco per forzare la porta blindata della casa. E Polizia e Carabinieri hanno utilizzato lo spray urticante per contenere e frenare la furia di La Torre, che ha aggredito e ferito gli agenti usando le tecniche delle arti marziali.

25 ottobre, Ad Agrigento, al palazzo di giustizia, il giudice per le udienze preliminari del Tribunale, Stefano Zammuto, a conclusione del giudizio abbreviato, ha condannato a 1 anno di reclusione Calogero Costanza, 48 anni, di Favara, imputato di omicidio colposo e di lesioni colpose a seguito dell’incidente stradale che il 18 settembre 2015, tra il Villaggio Mosè e Favara, in contrada Crocca, ha provocato la morte di Mario Cacicia, 53 anni, riparatore di elettrodomestici, deceduto poi in ospedale il 25 settembre successivo, e il ferimento della moglie di Cacicia, di 47 anni. L’automobile di Costanza, una Fiat Bravo, a velocità troppo elevata, si scontrò con la moto Honda Silver Wing con in sella Mario Cacicia e la moglie.

26 ottobre, Il giudice monocratico del Tribunale di Agrigento, Maria Alessandra Tedde, ha assolto il notaio agrigentino, Antonino Pusateri, dall’imputazione di evasione di imposte sui redditi. Il notaio Pusateri è difeso dall’avvocato Giuseppe Scozzari, che commenta: “La vicenda giudiziaria conclusasi nasceva da un ingiusto accertamento operato dall’Agenzia delle Entrate che aveva contestato al notaio un reddito non dichiarato palesemente stratosferico ed assolutamente irreale. Si era giunti a ciò a causa di una ingiusta presunzione prevista dalla normativa tributaria che consente all’erario, in danno di tutti i contribuenti, di conteggiare quale reddito non solo ogni entrata bancaria, ma anche ogni uscita. In particolare, in presenza di più conti bancari, l’Agenzia delle Entrate era arrivata a moltiplicare a dismisura ogni entrata ed uscita, nonostante spesso non si trattasse di diverse somme di denaro, ma di semplici spostamenti da un conto ad un altro. E questo senza nemmeno tenere conto del reddito già dichiarato dal notaio stesso, mostrando così il lato inquisitorio e vessatorio del fisco italiano. La sentenza assolutoria del Tribunale di Agrigento pone fine a questa ingiustizia e restituisce al notaio Pusateri la serenità che l’ingiustizia subita gli aveva negato”.

26 ottobre, I due ex sindaci di Aragona, Salvatore Parello e Alfonso Tedesco, e il funzionario dell’Ufficio tecnico comunale, Rosario Monachino, sono stati definitivamente assolti dalla Corte d’Appello di Palermo, presieduta da Giacomo Montalbano, che ha accolto le tesi dei difensori, gli avvocati Salvatore Pennica e Alfonso Neri. Ai tre è stata contestata la presunta mancata manutenzione del depuratore di Aragona, a fronte di cui la Procura di Agrigento ha ipotizzato il disastro ambientale a danno della comunità.

27 ottobre, Incidente stradale mortale lungo la strada statale 189 Agrigento – Palermo, tra Comitini e Aragona, dove si sono scontrati frontalmente, per cause in corso di accertamento, un’automobile, una Seat Leon Rs, in marcia in direzione Agrigento, e un autoarticolato carico di bitume sulla carreggiata opposta. L’uomo al volante dell’auto è morto. Si tratta di Paolo Scelfo, 76 anni, di Milena, in provincia di Caltanissetta. E’ ferito il passeggero in auto con Scelfo, C M sono le iniziali del nome, 58 anni, anche lui di Milena, ricoverato in ospedale ad Agrigento. Sul posto a lavoro per i rilievi di rito sono stati i Carabinieri.

27 ottobre, La Corte d’Appello di Palermo ha confermato la sentenza emessa dal Tribunale, a conclusione del giudizio abbreviato, lo scorso 3 maggio, e ha condannato a 2 anni di reclusione Angelo Prato, 38 anni di Camastra, inquisito nell’ambito dell’inchiesta antimafia cosiddetta “Vultur”. Angelo Prato è stato riconosciuto colpevole solo di illeciti legati al possesso di armi, ed è difeso dall’avvocato Daniele Re.

27 ottobre, Il Tribunale di Sorveglianza di Palermo, accogliendo le istanze del difensore, l’avvocato Arnaldo Faro, ha ridotto di 132 giorni la condanna residua da scontare a carico di Giuseppe De Rubeis, 32 anni, di Porto Empedocle, condannato a 13 anni di carcere per l’omicidio e la distruzione del cadavere di Giuseppe Adorno, 25 anni, di Porto Empedocle, scoperto morto ammazzato e carbonizzato il 3 settembre 2009 nelle campagne di Montaperto ad Agrigento. L’empedoclino è detenuto all’Ucciardone a Palermo, e l’avvocato Arnaldo Faro, appellandosi alla Convenzione dei diritti dell’uomo, ha eccepito che De Rubeis è stato detenuto 1325 giorni in una cella con spazio di sopravvivenza inferiore a tre metri, in condizioni inumane e degradanti, e ha ottenuto lo sconto di un giorno ogni 10 giorni di detenzione in tali condizioni.

27 ottobre, L’8 maggio 2013 i Carabinieri del Reparto operativo del Comando provinciale di Agrigento hanno notificato a 7 imprenditori, di Porto Empedocle e di Realmonte, un avviso di garanzia nell’ambito dell’inchiesta antimafia cosiddetta “Dna”. I 7 avevano già deposto come testimoni innanzi al giudice, e sono stati indagati di avere affermato il falso, negando quanto inizialmente dichiarato nel corso delle indagini. E, inoltre, avrebbero taciuto, anche parzialmente, quanto di loro conoscenza, escludendo, dopo e al contrario di prima, di avere mai ricevuto richieste estorsive da appartenenti a Cosa nostra. Ebbene, in primo grado, 4 dei 7 sono stati condannati in abbreviato il 18 aprile del 2014 per falsa testimonianza e senza l’aggravante del favoreggiamento alla mafia. Adesso in Corte d’Appello la Procura Generale, a conclusione della requisitoria, ha chiesto la conferma delle condanne inflitte in primo grado: 1 anno e 4 mesi di reclusione ciascuno sono stati inflitti a Salvatore Abate, 37 anni, a suo padre Biagio Abate, 62 anni, e a Marcello Sguali, 45 anni. Poi, 2 anni a Salvatore Butera, 58 anni, tutti di Porto Empedocle.

27 ottobre, Ad Agrigento, in un centro d’accoglienza nel centro cittadino, in via Santa Sofia, dietro il Municipio, un immigrato ospite si è agitato perché avrebbe preteso il permesso di soggiorno e poi andare via. Una operatrice ha tentato di spiegare che non sarebbe stato possibile. E lui ha reagito con minacce ed escandescenze. Dopo la telefonata al 113 sul posto è giunta la Polizia che ha restituito ordine. L’immigrato è stato sottoposto alle specifiche radiografie, e non è risultato minorenne. E’ stato pertanto denunciato a piede libero alla Procura della Repubblica di Agrigento ed è stato trasferito in un centro d’accoglienza per adulti.

27 ottobre, Ad Agrigento, al Quadrivio Spinasanta, in via Matteo Cimarra, una donna di 34 anni è stata accerchiata da tre malviventi, che secondo la sua descrizione sarebbero stati extracomunitari. I tre le hanno scippato la borsa. La donna, scioccata, ha allarmato le Forze dell’ordine. Successivamente in zona è stata recuperata la borsa, ovviamente vuota. Il bottino ammonterebbe a circa 30 euro.

27 ottobre, Ad Agrigento, al Villaggio Mosè, in una traversa del viale Leonardo Sciascia, hanno imperversato ladri acrobati, perché si sono arrampicati aggrappandosi ad una grondaia fino al primo piano di una palazzina, poi sono entrati dentro un appartamento e hanno rubato oggetti preziosi per circa 10mila euro. Al rientro a casa, la proprietaria, un’impiegata di 30 anni, ha scoperto il furto e ha allarmato i Carabinieri. Indagini in corso.

28 ottobre, Ad Agrigento nottetempo ignoti malviventi hanno forzato una finestra laterale e hanno rubato all’interno del bar Promenade, nella Valle dei Templi, in via Passeggiata archeologica. Il bottino ammonterebbe a circa 200 euro arraffati nella cassa. Indagini in corso.

30 ottobre, La Cassazione ha condannato, con sentenza definitiva, a 18 anni di carcere, per omicidio e rapina, i romeni Adrian Ciubotariu, 26 anni, e Mihai Catalin Simion, 25 anni. I due il 22 settembre 2013 a Burgio, in provincia di Agrigento, sono entrati dentro casa di Liborio Italiano, 90 anni di età, lo hanno legato e imbavagliato per rapinare l’abitazione, e lui è morto per asfissia. La fidanzata di Adrian Ciubotariu, una donna originaria della Russia ma residente a Burgio, ha patteggiato la condanna a 3 anni e 4 mesi di reclusione per concorso in rapina perché avrebbe fornito indicazioni al fidanzato utili per compiere la rapina. Lei, infatti, ha lavorato, non stabilmente ma saltuariamente, come badante di Liborio Italiano.

30 ottobre, A Palma di Montechiaro, lungo la strada verso la frazione balneare di Marina di Palma, il 13 dicembre 2015 bersaglio di colpi di pistola calibro 9 è stato Diego Provenzani, 51 anni, già presunto componente della Stidda, mai condannato per mafia, durante la sanguinosa faida contro le famiglie di Cosa nostra ai primi anni 90. Provenzani, a bordo di uno scooter, è stato affiancato da un’automobile e dall’auto hanno sparato almeno 3 volte. Diego Provenzani è stato ferito all’addome e a un braccio, è stato soccorso da alcuni automobilisti e trasportato in ospedale. Il 24 ottobre 2016 la Polizia ha arrestato i due presunti esecutori del tentato omicidio il cui movente sarebbe stato un debito non pagato e che si è protratto per quasi 30 anni. In manette Domenico Sambito, 69 anni, e Salvatore Ingiaimo, 28 anni. Lo scorso 8 luglio 2017, il Tribunale di Agrigento, a conclusione del giudizio abbreviato, ha condannato a 9 anni di reclusione Salvatore Ingiaimo. Adesso, invece, la Procura di Agrigento, al processo ordinario, tramite il pubblico ministero Carlo Cinque, ha chiesto al Tribunale la condanna di Sambito a 24 anni di reclusione, per tentato omicidio e possesso illegale di armi. Prossima udienza il 30 novembre per le arringhe difensive.

30 ottobre, Prosegue intenso l’impegno delle Fiamme Gialle nel contrasto all’immigrazione clandestina lungo le coste agrigentine. Lo testimonia la condanna, a 7 anni di reclusione, inflitta al primo presunto scafista di sbarchi “fantasma”, intercettato e bloccato dalle motovedette della Guardia di Finanza di Porto Empedocle lo scorso 22 settembre, nelle acque antistanti il comune di Realmonte, a bordo di un peschereccio con il quale ha tentato la fuga per rientrare in Tunisia. Si tratta di Chayah Saber, tunisino di 27 anni, accusato di aver effettuato il trasporto di oltre 45 cittadini extracomunitari dalla Tunisia verso l’Italia, procurando loro l’ingresso illegale nel territorio italiano in cambio di 2.500.000 dinari tunisini, corrispondenti a circa 750 euro a persona. La sentenza è stata emessa dalla sezione penale del Tribunale di Agrigento presieduto da Luisa Turco, a fronte della richiesta del pubblico ministero, Salvatore Vella, di una condanna a 11 anni di reclusione.

30 ottobre, A Porto Empedocle, in via 4 Novembre, un bandito travisato al volto con un cappuccio si è reso autore di una irruzione a mano armata nel supermercato “Carrefour”. L’uomo, puntando una pistola, ha rivolto minacce e ha ottenuto la consegna dell’incasso, circa 400 euro. Poi è fuggito dileguandosi. Indagini in corso. Non è esclusa l’ipotesi della presenza di un complice per la fuga.

30 ottobre, A Palermo, all’Ospedale Villa Sofia, è morto Jonathan Petit, 22 anni, residente a Favara, vittima lunedì scorso, 23 ottobre, di un incidente stradale a Favara, in via Pergolesi, dove, in sella ad una moto insieme ad una zia, è caduto violentemente a terra. Il ragazzo è stato soccorso all’ospedale “San Giovanni di Dio” ad Agrigento, e poi trasferito a Palermo.

30 ottobre, Tre immigrati, tra due pakistani e un libico, sono stati arrestati dai Carabinieri lungo la strada statale 115. I militari li hanno bloccati a bordo di un’automobile tra Montallegro e Siculiana, diretti ad Agrigento dove risiedono. Nel corso del controllo sono stati sorpresi in possesso di un chilo di hashish. I tre risponderanno di detenzione di sostanze stupefacenti a fini di spaccio.

31 ottobre, Operazione antidroga dei Carabinieri nel Belicino. Sei arresti. La droga venduta anche a minorenni e trasportata da ragazze di 14 anni. E’ stata intitolata operazione “Street food”, il cibo di strada, e non si tratta di panelle e patatine ma di droga, tanta, a volontà per giovani, giovincelli e giovanissimi, anche sotto la minore età, del Belicino. I Carabinieri della Compagnia di Sciacca e della Stazione di Menfi hanno imperversato all’alba del giorno prossimo alla notte di Halloween, e hanno arrestato sei indagati, tra due in carcere e quattro ai domiciliari, di detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti, con l’aggravante di avere abbeverato al calice della droga anche minorenni, tra hashish e cocaina, in viaggio da Palermo e poi smerciata nelle piazze di Menfi, Santa Margherita Belice, Montevago e anche nel Trapanese, a Poggioreale. Osservazioni, appostamenti e pedinamenti hanno consentito ai Carabinieri di scoprire il fiorente mercato al dettaglio, alimentato da pusher locali, capillarmente distribuiti nel territorio. Anche due ragazze di 14 anni, abitudinarie ad assumere droghe, sarebbero state impiegate come corriere dello stupefacente, talvolta nascondendolo tra gli indumenti intimi. Più in genere i carichi di droga acquistati a Palermo sono stati nascosti dentro le automobili poi in marcia verso sud, in direzione Menfi, dove dimorano i due presunti riferimenti della banda, uno, Giuseppe Sanzone, 40 anni, inteso “papà”, e l’altro, Daniel Tabbone, 23 anni, inteso “carciofetto”, che avrebbero gestito la brigata offrendo a disposizione automobili e telefoni cellulari per l’approvvigionamento e il trasporto della droga, organizzando quasi ogni giorno le trasferte a Palermo per comprare hashish e cocaina. Sanzone e Tabbone sono stati ristretti in carcere. Ai domiciliari sono invece reclusi Giulia Nigrelli, 20 anni, di Menfi, Calogero Friscia, 22 anni, di Menfi, Emanuele Gambino, 31 anni, di Sciacca, e Giovanni Pilo, 22 anni, di Menfi. Secondo i Carabinieri, in 3 mesi gli indagati avrebbero movimentato sulle piazze di spaccio tanto hashish e altrettanta cocaina per affari da circa 200mila euro. Il blitz “Street food” rientra nel tracciato di prevenzione, contenimento e repressione delle attività criminose legate al traffico e al consumo di droga, disegnato dal Comando provinciale dell’Arma di Agrigento.

31 ottobre, I poliziotti del Commissariato di Palma di Montechiaro hanno denunciato alla Procura di Agrigento un bracciante agricolo di 42 anni, S M sono le iniziali del nome, perché avrebbe aggiunto un additivo all’olio di semi affinchè assumesse il colore e l’odore dell’olio di oliva. Risponderà di alterazione e contraffazione di sostanze alimentari. Sono stati sequestrati 1.600 litri di olio. Sono in corso le attività di riscontro ad opera dell’Azienda sanitaria e dei Carabinieri del Nas al fine di accertare, tra l’altro, se l’additivo fosse potenzialmente pericoloso per la salute umana.

31 ottobre, Ad Agrigento al palazzo di giustizia, innanzi alla giudice monocratico del Tribunale, Maria Alessandra Tedde, si è svolta un’udienza del processo a carico di 14 imputati nell’ambito dell’inchiesta antidroga cosiddetta “Bazar”, sostenuta dalla Squadra Mobile di Agrigento. Il pubblico ministero, a conclusione della requisitoria, ha chiesto la condanna a 6 anni di reclusione ciascuno per tre tunisini: Toumi Faouzi, Haitaim Aidi e Amemi Walid, difesi dagli avvocati Giuseppina Ganci e Salvatore Collura, e 5 mesi di reclusione a carico degli altri imputati difesi dagli avvocati Giuseppe Sodano, Sebastiano e Valentina Bellanca, Emanuele Dalli Cardillo, e Teresa Alba Raguccia. Prossima udienza il 27 novembre per le arringhe dei difensori.

31 ottobre, Ad Agrigento, nottetempo, lungo Viale Emporium, tra Villaggio Peruzzo e San Leone, ignoti malviventi sono entrati furtivamente dentro il supermercato Crai, hanno scardinato la cassa e hanno rubato merce. Il bottino ammonterebbe ad alcune centinaia di euro. Indaga la Polizia.

31 ottobre, Ad Agrigento, al Quadrivio Spinasanta, il 19 febbraio del 2014 si è scatenata una violenta rissa. Anche il parroco, all’epoca, della Chiesa della zona, don Mario Sorce, già sacerdote a Villaseta, intervenuto per sedare lo scontro, fu aggredito e picchiato. Teatro della zuffa, con devastazione di arredi, è stato un bar. Quando don Mario Sorce, allarmato dalle grida, è entrato dentro il locale, si è accorto del fratello del proprietario del bar a terra, circondato da giovani tra i 20 e i 30 anni, verosimilmente ubriachi, intenti a colpirlo a calci e pugni. Don Mario Sorce è stato insultato e picchiato anche lui dagli aggressori che poi sono scappati dileguandosi. Ebbene, adesso la Procura di Agrigento, tramite la sostituto Antonella Pandolfi, ha notificato l’avviso di conclusione delle indagini, svolte dai Carabinieri, a 7 indagati per danneggiamento e lesioni aggravate. Si tratta di Giuseppe Contrino, 32 anni, Nizan Bhiri, 31 anni, Salvatore Capraro, 28 anni, Silvestre Giovanni Russo, 27 anni, Stefano Davide Burgio, 33 anni, Angelo Caparezza, 22 anni, e Gabriele Minio, 28 anni, tutti di Agrigento. I difensori, gli avvocati Fabio Inglima Modica e Daniele Re, hanno 20 giorni per presentare contro-deduzioni.

1 novembre, Prosegue intensa l’attività della Guardia Finanza a tutela dell’ambiente agrigentino. I Finanzieri della Compagnia di Agrigento e della Tenenza di Porto Empedocle hanno sequestrato un frantoio per la molitura delle olive in territorio di Montallegro. I proprietari, anziché smaltire le acque di vegetazione di origine olivicola mediante lo spandimento in luoghi idonei e autorizzati, avrebbero invece sversato illegalmente e senza controllo alcuno parte dei reflui industriali nel terreno e nelle strade confinanti con l’opificio fino a raggiungere la statale 115. Il titolare del frantoio sequestrato è stato denunciato all’Autorità Giudiziaria di Agrigento per gestione illecita di rifiuti e di discarica abusiva. Nel corso del controllo all’interno dello stabilimento di lavorazione delle olive sono stati scoperti 4 lavoratori in nero.

1 novembre, A Santa Elisabetta, in zona sottoposta a vincolo paesaggistico ed archeologico, in un sito dove sono presenti delle necropoli sul fianco del monte Keli da cui sgorga il fiume Akragas, e dove sono stati ritrovati preziosi reperti, i Carabinieri si sono accorti di un’abusiva attività di estrazione della pietra dal costone della montagna. A conclusione di indagini accurate, i militari della Compagnia di Canicattì, indossando abiti in borghese, hanno sorpreso i responsabili in flagranza di reato. L’imprenditore titolare dell’attività estrattiva, R R sono le iniziali del nome, 36 anni, di Santa Elisabetta, è stato denunciato all’Autorità Giudiziaria per i reati di danneggiamento e deturpamento di bellezze naturali. L’imprenditore nel settore del movimento terra e degli inerti è risultato privo di qualsiasi titolo autorizzativo a svolgere l’attività estrattiva. L’area interessata, nel frattempo, è stata posta sotto sequestro.

2 novembre, Un Carabiniere libero dal servizio sorprende e arresta in flagranza di reato un tunisino nel centro storico di Agrigento. I Carabinieri hanno appena arrestato tre mediatori culturali, che si sono rivelati essere anche mediatori della droga, perché due pakistani e un libico, residenti ad Agrigento, sono stati sorpresi lungo la strada statale 115, tra Montallegro e Siculiana, a bordo di un’automobile provenienti da Palermo e in possesso di un chilo di hashish. Ebbene, poi, un Carabiniere, dopo il lavoro sulla 115, ha appeso all’attaccapanni la divisa, e ha pensato: “Mah sì, ottima operazione, adesso riposo”. E il militare ha scelto una enoteca della via Atenea, nel centro storico di Agrigento, molto frequentata, per rilassarsi meritevolmente. La divisa manca ma l’Arma è sempre in pugno: infatti, il Carabiniere libero dal servizio si è imbattuto in un atto delittuoso e non ha esitato un solo attimo a intervenire a repressione. Tra i tanti clienti si è confuso un tunisino animato però non da intenzioni di relax ma dalla volontà di approfittare della ressa e rubare. E così è stato. L’uomo si è avvicinato alla cassa, di soppiatto e felpato, come se fosse la ‘pantera rosa’, ed ha arraffato tutto il denaro, 65 euro, frutto della fatica di una serata di lavoro. Il Carabiniere si è accorto, lo ha puntato con occhi felini, come se fosse una ‘pantera nera’, e lo ha seguito, confortato e incoraggiato anche dalla presenza degli occhi delle telecamere della video-sorveglianza montate nel locale. E poi, prima che si dileguasse, lo ha bloccato a terra e ha telefonato ai colleghi, al 112. Dalla Centrale operativa del Comando Provinciale sono subito giunte tre ‘gazzelle’ del Nucleo Operativo e Radiomobile di Agrigento, già in movimento perché impegnate negli incessanti servizi di pattugliamento predisposti nel centro cittadino. Hassen Nabil, 32 anni di età, conosciuto per precedenti dalle Forze dell’ordine, è stato arrestato per furto aggravato. E’ stato perquisito, sono saltati fuori i soldi rubati, e la refurtiva è stata restituita al proprietario della enoteca che, insieme ai clienti, ha espresso gratitudine ai Carabinieri.

2 novembre, Ad Agrigento, nel centro storico, in via Duomo, verosimilmente un solo ladro, approfittando della serranda di una finestra parzialmente sollevata, è entrato dentro un’abitazione, non curandosi che in casa vi fossero i proprietari, una famiglia, in cucina a cenare. Il ladro si è intrufolato nella camera da letto, ha arraffato oggetti preziosi ed è scappato. Indagini in corso. E a San Leone, in via del Sole, ignoti malviventi sono entrati furtivamente in una villetta, devastando ovunque alla ricerca di oggetti da rubare. Non ancora certo l’ammontare e il contenuto del bottino.

3 novembre, A Palermo, all’aeroporto “Falcone e Borsellino”, i Carabinieri della Tenenza di Favara hanno atteso l’atterraggio di un aereo in viaggio dalla Germania e hanno arrestato un passeggero. Si tratta di Salvatore Sciortino, 32 anni, di Favara, ricercato per scontare la condanna che ha subito per avere favorito la latitanza a Favara del boss, poi pentito, Maurizio Di Gati, di Racalmuto. Salvatore Sciortino è recluso al “Pagliarelli”, e lo sarà per 1 anno e 8 mesi. Sciortino, scarcerato nel 2013 per decorrenza dei termini della custodia cautelare, è stato sempre sotto osservazione da parte dei Carabinieri. All’inizio del 2017 si è rifugiato in Germania, dove ha lavorato come cameriere. Poi dalle indagini dei Carabinieri è emerso che sarebbe stato intenzionato a rientrare in Sicilia per trascorrere alcuni giorni con la famiglia. Dunque, i Carabinieri in borghese lo hanno atteso all’atterraggio e lo hanno condotto in carcere per saldare il debito con la giustizia italiana.

6 novembre, Il Tribunale Civile di Agrigento ha condannato l’Azienda sanitaria provinciale di Agrigento al risarcimento dei danni per complessivi 865mila euro alla famiglia di un minore, oltre ad una rendita vitalizia di 677 euro al mese a decorrere dal compimento del 18esimo anno dello stesso minore e fino alla sua esistenza in vita. L’Azienda sanitaria pagherà anche gli onorari a favore dei difensori della famiglia del minore, gli avvocati Giuseppe Zucchetto e Luciano Schillaci, per complessivi 27mila e 890 euro. Il minore è nato a Canicattì il 18 agosto 2005, e, in occasione del parto, avrebbe subito gravi danni a causa della condotta negligente, imprudente ed imperita dei sanitari della Divisione di Ostetricia e Ginecologia dell’Ospedale di Canicattì. I consulenti tecnici nominati dal Giudice hanno relazionato che il danno cerebrale subito dal bambino non si sarebbe potuto evitare totalmente ma limitare al 50% di quello rilevato, anche in caso di tempestiva diagnosi della sofferenza fetale acuta, in quanto il feto aveva il funicolo attorno al collo.

7 novembre, I Carabinieri della Compagnia di Sciacca e della Stazione di Santa Margherita Belice si sono insospettiti a seguito del ricorrente e assiduo transito di tanti giovani nei pressi della cooperativa “Il Quadrifoglio” a Santa Margherita, nella centrale piazza Manuela Loi, dove sono alloggiati dei migranti. Ebbene, i Carabinieri, dopo un appostamento, hanno perquisito D I, sono le iniziali del nome, 19 anni, originario del Gambia, in Italia da pochi mesi, e nelle sue tasche sono state scoperte alcune dosi di hashish. Nel corso della perquisizione nella sua stanza all’interno della Cooperativa è stato inoltre scoperto e sequestrato un panetto di hashish del peso di circa 65 grammi e alcuni taglierini ancora intrisi dello stesso stupefacente. Il giovane gambiano è stato arrestato.

7 novembre, A fronte della richiesta di condanna a 4 anni di carcere da parte della Procura di Agrigento, il Tribunale ha condannato a 1 anno di reclusione James Burgio, 24 anni, di Porto Empedocle, arrestato lo scorso 2 febbraio dalla Polizia perché sorpreso in flagranza di reato di detenzione a fini di spaccio di sostanze stupefacenti. James Burgio, già detenuto ai domiciliari per altra causa, è stato sottoposto ad una perquisizione domiciliare indotta dalla presenza nell’abitazione di un soggetto pregiudicato. Ebbene, i poliziotti hanno scoperto addosso a Burgio e sequestrato 2 involucri con dentro complessivamente circa 75 grammi di cocaina. L’empedoclino è difeso dagli avvocati Rosario Fiore e Salvatore Pennica.

8 novembre, Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Agrigento, Alfonso Malato, ha imposto ad un uomo di 50 anni l’allontanamento dalla casa familiare e il divieto di avvicinarsi entro 50 metri dalle persone offese. Il destinatario del provvedimento è indagato per le ipotesi di reato di maltrattamenti in famiglia, minaccia grave, percosse, lesioni e sequestro di persona. Lui avrebbe più volte aggredito la compagna, madre di suo figlio, difesa dall’avvocato Salvatore Amato. L’avrebbe anche minacciata di morte e rinchiusa in casa, sottraendole il cellulare e impedendole di chiedere aiuto.

9 novembre, Lo scorso 31 ottobre i Carabinieri della Compagnia di Sciacca e della Stazione di Menfi, nell’ambito dell’inchiesta intitolata “Street Food”, hanno arrestato sei indagati, tra due in carcere e quattro ai domiciliari, di detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti, con l’aggravante di avere abbeverato al calice della droga anche minorenni, tra hashish e cocaina, in viaggio da Palermo e poi smerciata nelle piazze di Menfi, Santa Margherita Belice, Montevago e anche nel Trapanese, a Poggioreale. Ebbene, adesso i Carabinieri hanno arrestato anche il settimo indagato, irreperibile perché all’estero il 31 ottobre. Si tratta di Kevin Governale, 23 anni, di Santa Margherita Belice, inteso “carciofino”.

9 novembre, Il 9 ottobre del 2015, a Ribera, in una sala giochi, si è scatenato un tentato omicidio. I Carabinieri hanno arrestato ai domiciliari Vincenzo e Stefano Scoma, di 32 e 24 anni. A causa della perforazione di un polmone, provocata dal fendente di un’arma da taglio inferto al dorso, il ferito è stato ricoverato in ospedale. La vittima e i due fratelli Scoma hanno iniziato a litigare attorno a un tavolo di biliardo. La lite, al culmine della discussione, è degenerata nell’accoltellamento. Ebbene, adesso i giudici della Corte d’Appello di Palermo hanno confermato la sentenza di primo grado: 5 anni di reclusione per Stefano Scoma, e assolto il fratello Vincenzo, per non avere commesso il fatto.

9 novembre, Ad Agrigento, al palazzo di giustizia, la pubblico ministero, Alessandra Russo, a conclusione della requisitoria, ha chiesto la condanna a 2 anni e 6 mesi di reclusione ciascuno a carico di tre impiegati comunali in servizio al Comune di Aragona imputati di assenteismo, tra truffa e peculato. Si tratta di Salvatore Bellanca, Angelo Buscemi e Alfonso Galluzzo.

10 novembre, I Carabinieri della Compagnia di Licata e della Stazione di Naro, impegnati in un servizio di prevenzione nelle zone rurali, hanno arrestato Angelo Cusumano, 73 anni, di Siracusa, sorpreso a rubare uva, intento al caricamento di cassette d’uva da un vigneto in contrada “Grazia” a Naro. Cusumano è stato accerchiato dai militari e bloccato letteralmente con le “pive nel sacco”. La refurtiva e’ stata subito riconsegnata al proprietario del vigneto. L’anziano è stato ristretto ai domiciliari.

10 novembre, Un caso di grave ludopatia, da ritenersi una tossicodipendenza a tutti gli effetti, incombe su Agrigento, dove la Polizia è stata costretta ad intervenire per restituire ordine in un’abitazione in subbuglio allorchè il padrone di casa, un impiegato, è stato letteralmente sbattuto fuori di casa da moglie e figli perché avrebbe dilapidato le risorse finanziarie della famiglia giocando al Gratta e vinci, ai video poker e alle slot machine. Secondo il Sert, il servizio di recupero dei tossicodipendenti, il numero dei ludopatici gravi nell’Agrigentino è in costante aumento.

11 novembre, Il giudice monocratico del Tribunale di Agrigento, Maria Alessandra Tedde, ha assolto, perché il fatto non sussiste, dalle imputazioni di falso ideologico e truffa, l’ ex consigliere comunale di Agrigento, Giuseppe De Francisci, 37 anni, e la zia di lui, Antonina La Mantia, 56 anni, già presidente del consiglio direttivo dell’associazione “De.Ma”, che avrebbe falsamente attestato l’esistenza di un rapporto di lavoro con il nipote consigliere comunale, inducendo in errore il Comune di Agrigento, e ottenendo, come previsto dalla legge, il rimborso dal Comune all’ associazione di tutti gli emolumenti spettanti a De Francisci come lavoratore durante il periodo in cui è stato consigliere comunale. Si tratta esattamente di 17mila e 564 euro. Numerosi testimoni, nel corso del dibattimento, hanno invece sostenuto che De Francisci ha prestato concretamente il lavoro alle dipendenze dell’azienda di famiglia. E anche il pubblico ministero, Alfonsa Fiore, a conclusione della requisitoria, ritenendo che l’istruttoria dibattimentale non abbia confermato l’ipotesi accusatoria, ha chiesto l’assoluzione di entrambi gli imputati.

11 novembre, I poliziotti della Squadra Volanti di Agrigento, capitanati da Rosa Malfitano, sono intervenuti in un centro d’accoglienza per migranti al Villaggio Mosè. Un gruppo di immigrati minorenni non accompagnati ha protestato vivacemente contro la qualità del cibo, il non funzionamento di internet e il mancato incasso della paga quotidiana, il cosiddetto “pocket money”. Il tempestivo intervento della Polizia ha restituito ordine e sicurezza all’interno della struttura, scongiurando, come accaduto in altri precedenti casi dello stesso genere, che la protesta degenerasse in devastazioni di arredi e suppellettili.

11 novembre, La Corte d’Appello di Palermo ha assolto Antonino Tumminello, 50 anni, e Ignazio Calvaruso, 60 anni, entrambi tecnici dell’Anas, già condannati dal Tribunale di Agrigento a 3 mesi di reclusione ciascuno nell’ambito dell’inchiesta sul crollo del ponte Verdura, il 2 febbraio 2013, lungo la statale 115, in territorio di Ribera. Tumminello e Calvaruso, addetti a sorveglianza e manutenzione, sono stati imputati di avere omesso i controlli sul viadotto per accertarne il deterioramento. I difensori, gli avvocati Giovanni Vaccaro, Domenico Galatà e Celestino Cardinale hanno eccepito che la competenza dei due tecnici è sulla statale 115 e non anche sul ponte.

11 novembre, La Corte d’Appello di Palermo ha confermato la condanna inflitta dal Tribunale di Agrigento e ha inflitto 2 anni e 6 mesi di carcere a Mohamed Ali Yusuf, 34 anni, originario della Somalia e adesso irreperibile. Il somalo, operatore nella comunità “Pegaso” a Naro, è imputato di maltrattamenti aggravati a danno di un disabile ospite della struttura. L’inchiesta è scattata nel 2014 a seguito della denuncia ai Carabinieri presentata dai familiari del ragazzo malcapitato.

11 novembre, Il Tribunale di Agrigento ha condannato il Comune di Agrigento a pagare quasi 67mila euro, più 3mila e 200 euro di spese legali, come risarcimento del danno subito da una donna che nel luglio 2012, camminando sul marciapiedi di Viale dei Giardini a San Leone, è caduta a terra a causa del marciapiede dissestato, fratturandosi il collo del femore destro. Il sindaco Calogero Firetto ha incaricato l’avvocato Agata Vecchio a presentare ricorso in Corte d’Appello contro la sentenza di primo grado.

11 novembre, Ad Agrigento, al palazzo di giustizia, il giudice per le udienze preliminari del Tribunale, Francesco Provenzano, a conclusione del giudizio abbreviato ha condannato a 1 anno e 4 mesi di reclusione un uomo originario della Romania, Nelus Dudu, 29 anni, imputato di resistenza a pubblico ufficiale e lesioni aggravate. Il romeno, difeso dall’avvocato Gero Lo Giudice, detenuto nel carcere “Petrusa” di Agrigento per l’omicidio di un sacerdote a Cosenza al quale ha rubato i soldi delle offerte, il 13 giugno 2016 ha aggredito e picchiato violentemente due agenti di Polizia Penitenziaria che gli hanno scoperto un orologio, il cui possesso è vietato in cella, nascosto negli slip.

11 novembre, Ad Agrigento al palazzo di giustizia la giudice per le udienze preliminari del Tribunale, Alessandra Vella, a conclusione del giudizio abbreviato, ha condannato a 6 mesi di reclusione un uomo di 53 anni di Agrigento, L P sono le iniziali del nome, imputato di avere reso false generalità a due Vigili urbani di Agrigento impegnati in un servizio di controllo sul rispetto dell’orario del conferimento dei rifiuti. In particolare l’imputato avrebbe fornito un falso cognome ma con la stessa sua data di nascita, al fine di sottrarsi al pagamento della sanzione. Il presunto furbetto è stato identificato dai Vigili urbani tramite la targa della propria autovettura e un controllo incrociato all’ufficio Anagrafe del Comune di Agrigento.

13 novembre, Ancora brigantaggio ad Agrigento. Ignoti malviventi hanno atteso che una villetta in via Cavaleri Magazzeni fosse vuota, sono entrati furtivamente scavalcando un cancello, e, dopo avere rovistato dappertutto, hanno rubato oggetti preziosi e strumenti vari. Il bottino sarebbe ingente. Indagano i poliziotti della Squadra Volanti, allarmati dalla famiglia derubata.

13 novembre, Ancora disordini ad opera di migranti ospiti di Centri d’accoglienza nell’Agrigentino. A Lampedusa alcuni tunisini si sono scatenati in escandescenze azzuffandosi, peraltro, tra di loro all’interno dell’Hotspot in contrada Imbriacola. Il movente della rissa sarebbe legato a un prestito di sigarette non restituito. Due tunisini feriti sono stati soccorsi nel Poliambulatorio di Lampedusa.

14 novembre, I poliziotti della Squadra Mobile di Agrigento, capitanati da Giovanni Minardi, hanno arrestato ai domiciliari l’imprenditore agrigentino Fabrizio La Gaipa, 42 anni, candidato alle elezioni Regionali del 5 novembre con il Movimento 5 Stelle. L’inchiesta è coordinata dal sostituto procuratore Carlo Cinque. Le accuse nei confronti di La Gaipa, titolare di un noto albergo e molto dinamico nel settore turistico, sarebbero mosse da due suoi dipendenti che avrebbero denunciato di aver percepito stipendi diversi e inferiori rispetto a quanto indicato nella loro busta paga. E ciò dietro la minaccia del licenziamento. L’ipotesi di reato è estorsione. Altre irregolarità ricorrerebbero nei contratti di lavoro e nelle dichiarazioni al fisco. Le indagini sono state avviate a seguito di alcuni esposti inviati al Procuratore di Agrigento, Luigi Patronaggio. A seguito dei riscontri, è stata applicata la misura cautelare. Al fratello di Fabrizio La Gaipa, Salvatore La Gaipa, 46 anni, è stato imposto il divieto di dimora ad Agrigento. I dipendenti, persone offese del reato, hanno offerto riscontri documentali ed audio alle loro dichiarazioni accusatorie nei confronti degli indagati. Il procuratore di Agrigento, Luigi Patronaggio, commenta: “Il fenomeno delle ‘false buste paga’ è particolarmente diffuso nell’agrigentino ed oggetto di particolare attenzione investigativa da parte dell’Ispettorato del Lavoro oltre che delle forze di Polizia”.

14 novembre, La Procura distrettuale di Palermo, tramite il pubblico ministero Claudio Camilleri, ha chiesto il rinvio a giudizio di 15 indagati nell’ambito dell’inchiesta antidroga cosiddetta “Up e down”, su un presunto traffico di cocaina e hashish dal Belgio alla Sicilia e, in particolare, a Favara e a Porto Empedocle. Si tratta di Gioacchino Alba, 50 anni, di Favara, Alessandro Anello, 37 anni, di Palermo, Andrea Calandra, 37 anni, di Palermo, Domenico Di Paola, 36 anni, di Palermo, Rania El Moussaid, 32 anni, nata a Casablanca in Marocco ma da tempo residente ad Agrigento, Carmelo Fallea, 42 anni, di Favara, Stefano Giaconia, 32 anni, di Palermo, Gianluca Giarratana, 28 anni, di Cammarata, Giuseppe Giarratana, 32 anni, di Cammarata, Vincenzo Giudice, 39 anni, di Palermo, Gaspare Indelicato, 35 anni, di Favara, Calogero Presti, 44 anni, di Favara, Stefano Sacco, 53 anni, di Porto Empedocle, Gaetana Terrana, 35 anni, di Palermo, e Carmelo Vaccaro, 39 anni, di Favara.

14 novembre, Il giudice monocratico del Tribunale di Sciacca, Antonino Cucinella, ha condannato a 1 anno e 6 mesi di reclusione un uomo di quasi 90 anni perché avrebbe molestato e minacciato una donna molto più giovane di lui. B D, sono le iniziali del nome, di Cattolica Eraclea, avrebbe voluto a tutti i costi intrattenere una relazione con la donna, e in un’occasione le avrebbe palpeggiato il seno mantenendo i pantaloni abbassati. Alla donna è stato riconosciuto un risarcimento di 7mila euro.

14 novembre, Ad Agrigento un malvivente ha tentato di rubare in un’abitazione al Villaggio Mosè, in via Mattia Pascal. L’uomo però è stato sorpreso dal proprietario della casa, che ha urlato furiosamente inducendo il ladro ad una rovinosa fuga. Infatti, il bandito si è ferito quando si è arrampicato sul cancello per scavalcarlo e fuggire. Opportunamente, il fuggitivo non si è rivolto al pronto soccorso dell’ospedale. Indagini in corso.

14 novembre ,Ad Agrigento, al palazzo di giustizia, in occasione dell’udienza preliminare, la pubblico ministero, Paola Vetro, ha chiesto l’assoluzione di due dirigenti e di una funzionaria del Comune, imputati di omissione d’atti d’ufficio per aver insabbiato un esposto contro un ristoratore in via Atenea che non avrebbe smaltito correttamente i fumi. Si tratta di Gaetano Greco, 58 anni, dirigente del settore Territorio e Ambiente, Antonino Insalaco, 48 anni, dirigente del settore Attività produttive, e Nicolina Sodano, 49 anni, funzionaria dello stesso ufficio. Prossima udienza il 18 dicembre. Il collegio difensivo è composto dagli avvocati avvocati Rosa Salvago, Giovanni Iacono Manno e Daniela Posante.

14 novembre, I Carabinieri della Compagnia di Agrigento e della Stazione di Realmonte hanno arrestato Giacomo D’Agostino, 76 anni, di Realmonte. I Carabinieri sono intervenuti nei pressi di un’abitazione a Realmonte allorchè hanno ricevuto una segnalazione per disturbo della quiete pubblica, tramite l’utilizzo di strumenti sonori. Appena giunti sul posto, i militari sono stati bersaglio del lancio di un vaso di terriccio dal balcone di casa della persona segnalata. D’Agostino è sceso giù precipitosamente dalla propria abitazione, ed è scappato in automobile a folle velocità. Si è scatenato un rocambolesco inseguimento nel centro cittadino, finchè l’anziano è stato bloccato.

14 novembre, Ad Agrigento nel carcere Petrusa tre agenti di polizia penitenziaria in servizio nel reparto protetto “Omega” sono stati aggrediti da un detenuto che avrebbe voluto essere trasferito in un’altra sezione detentiva. Le tre vittime, un ispettore e due assistenti capo, sono state medicate nel pronto soccorso. Il più grave ha una prognosi di 30 giorni.

14 novembre, La Cassazione ha confermato la sentenza della Corte d’Appello di Palermo del 10 novembre 2016 che ha confermato la condanna a 4 mesi di reclusione inflitta il 19 giugno 2014 dal Tribunale di Agrigento all’ex sindaco di Licata, Angelo Graci, imputato di istigazione alla corruzione perché avrebbe preteso dall’ex amministratore delegato di Girgenti Acque, Giuseppe Giuffrida, l’assunzione della figlia in cambio della consegna degli impianti idrici alla società privata.

14 novembre, A Licata i Carabinieri della locale Compagnia hanno arrestato Giacomo Ripellino, 39 anni, perché avrebbe costretto la madre a continue gravi minacce e a vessazioni per ottenere soldi e comprare droga. “Se non mi dai i soldi ti ammazzo”: ecco le ricorrenti parole rivolte dal figlio alla madre di 67 anni, vedova e pensionata. Ripellino risponde di estorsione e maltrattamenti contro familiari. E’ stata la donna, ormai esasperata e impossibilitata a consegnare al figlio almeno 25 euro al giorno, a rivolgersi ai Carabinieri. Giacomo Ripellino è recluso nel carcere Petrusa ad Agrigento a disposizione dell’Autorità Giudiziaria.

16 novembre, I poliziotti del Commissariato di Porto Empedocle, coordinati dal vice Questore, Cesare Castelli, hanno arrestato Sowe Bakery, 23 anni, immigrato dal Senegal, perché sorpreso in flagranza del reato di detenzione a fini di spaccio di sostanze stupefacenti. Nel corso di un pattugliamento finalizzato alla prevenzione e alla repressione dello spaccio di droga, alla stazione ferroviaria di Agrigento i poliziotti hanno sottoposto a controllo il senegalese appena sceso dal treno proveniente da Palermo, e lo hanno colto in possesso di due panetti di hashish per complessivi 200 grammi. Sowe Bakery è recluso nel carcere Petrusa ad Agrigento.

16 novembre, Il 13 dicembre 2016 il Tribunale di Sciacca, a conclusione del giudizio abbreviato, ha emesso la sentenza nell’ ambito dell’ inchiesta cosiddetta “The Wall” per rapine in banca nel territorio del Belice, tra il 2012 e il 2013, a Sambuca di Sicilia, Santa Margherita Belice e Menfi. Ebbene, adesso, innanzi alla Corte d’Appello di Palermo, la Procura Generale, tramite Giuseppe Fici, ha invocato la conferma della condanna di primo grado a 5 anni e 4 mesi per Michele Gandolfo, 62 anni, di Sambuca di Sicilia, ex direttore di filiale, che sarebbe stato basista. Poi 6 anni e 8 mesi per Massimo Tarantino, 45 anni, di Sambuca, barbiere. 5 anni e 8 mesi per Pietro Curti, 79 anni, di Sambuca, pensionato.

16 novembre, Il 21 marzo del 2014 i Carabinieri hanno arrestato Michele Salvatore Nuara, 61 anni, di Casteltermini, bracciante agricolo, accusato di condurre una casa di prostituzione in contrada “Giovannello – Cozzo Disi”, nelle campagne di Casteltermini. Sul posto i militari sorpresero una donna venezuelana di 32 anni nell’atto di prostituirsi. Adesso ad Agrigento, al palazzo di giustizia, a conclusione del giudizio abbreviato, la giudice per le udienze preliminari del Tribunale, Alessandra Vella, ha condannato Nuara a 3 anni di reclusione. Sono stati assolti Sebastiano Maccarrone, presunto procacciatore di clienti, e Salvatore Spoto, presunto favoreggiatore perché avrebbe raccontato di avere trattato la vendita di un trattore nel casolare e non di avere consumato un rapporto.

16 novembre, Il Tribunale di Agrigento ha condannato l’Azienda sanitaria provinciale a pagare un risarcimento di 150mila euro ai figli di Assunta Pedacqua, morta l’8 agosto del 2010. La donna, nel giugno precedente, fu sottoposta ad un intervento chirurgico all’addome all’ospedale “San Giovanni di Dio”, e poi morì dopo essere stata dimessa. A seguito di successivi accertamenti compiuti all’ospedale “Sant’Elia” a Caltanissetta si scoprirono nell’addome della donna ancora parecchi fili di sutura.

17 novembre, Il giudice monocratico del Tribunale di Agrigento, Antonio Genna, ha assolto, perché il fatto non sussiste, la cantante agrigentina Loredana Errore, 33 anni, sotto processo per guida in stato di ebbrezza allorchè il 4 settembre del 2013 è stata denunciata dai Carabinieri, a seguito di un incidente stradale lungo viale dei Giardini a San Leone, perché sorpresa con un tasso di alcol nel sangue superiore quasi tre volte al consentito dalla legge. Il difensore, l’avvocato Antonino Gaziano, ha eccepito la nullità degli accertamenti sul tasso di alcol perché eseguiti senza che fosse informata la ragazza. La legge in materia prevede, infatti, che al controllando si conceda la possibilità di essere assistito da un difensore. I Carabinieri hanno spiegato in aula di non avere informato la ragazza perché esanime.

17 novembre, Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Agrigento, Alfonso Malato, su richiesta della pubblico ministero, Simona Faga, titolare dell’inchiesta, ha disposto il giudizio immediato – ricorrendo l’evidenza della prova e scavalcando l’udienza preliminare – a carico di Giovanni Riggio, 27 anni, di Palermo, reo confesso dell’omicidio del meccanico, Giuseppe Mattina, 41 anni, di Favara, ucciso il 5 maggio scorso nella sua officina in contrada San Benedetto ad Agrigento. Riggio comparirà innanzi alla prima sezione della Corte d’Assise del Tribunale di Agrigento il prossimo 19 gennaio, e risponderà di avere ucciso Mattina utilizzando un coltello di 20 centimetri circa con cui avrebbe colpito ripetutamente il meccanico e suo socio in affari, sferrando ben 27 coltellate. Al palermitano è stata contestata anche l’aggravante d’avere agito con crudeltà. La moglie della vittima si è costituita parte civile, ed è rappresentata e difesa dall’avvocato Salvatore Cusumano.

17 novembre, Il 15 dicembre 2015 la Squadra Mobile di Agrigento ha arrestato Roberto Lampasona, 40 anni, di Santa Elisabetta, e Antonino Mangione, 37 anni, di Raffadali, sorpresi nei pressi di Caltanissetta in possesso di un chilogrammo di cocaina. Ebbene, adesso la giudice monocratico del Tribunale di Agrigento, Maria Alessandra Tedde, ha condannato a 8 anni di reclusione Roberto Lampasona, imputato per il presunto trasporto di un chilogrammo di cocaina dalla Calabria in Sicilia. Sono stati assolti Antonino Mangione, e Rosaria Fragapane Renna, 33 anni, compagna di Mangione.

17 novembre, Ad Agrigento, al palazzo di giustizia, la Procura ha chiesto la condanna di due presunti responsabili di diversi agguati subiti a Palma di Montechiaro dal bracciante agricolo Epifanio Cammarata. Si tratta di Luigi Bracco, 63 anni, e del figlio, Giuseppe Bracco, 34 anni, entrambi di Palma di Montechiaro, e che sono suocero e cognato della vittima. Il movente degli agguati, a colpi d’arma da fuoco, sarebbe da ricercare in perduranti attriti di natura familiare tra i due Bracco e Cammarata. Ebbene, il pubblico ministero Carlo Cinque ha chiesto la condanna a 16 anni di carcere per Luigi Bracco, e a 9 anni per il figlio Giuseppe. Gli imputati, giudicati in abbreviato, sono difesi dagli avvocati Giovanni Castronovo, Francesco Scopelliti e Giovanni Lo Monaco.

17 novembre, Il Tribunale di Agrigento ha condannato al pagamento di una multa di 900 euro il sindaco di San Biagio Platani, Santo Sabella, imputato di diffamazione aggravata perché nel 2014, subito dopo le elezioni Amministrative, su Facebook, seppur non indicando il nome ma inserendo elementi tali da ricondurre a lei, ha usato parole non proprio d’affetto verso la consigliere comunale Rosalba Di Piazza, che lo ha denunciato. Il pubblico ministero ha invocato la condanna a 6 mesi di reclusione.

18 novembre, A Palermo la Corte d’Appello il 16 febbraio 2015 ha emesso la sentenza al processo abbreviato nell’ambito dell’inchiesta antimafia nell’agrigentino “Nuova Cupola”, dal nome di battesimo del maxi blitz della Polizia il 26 giugno 2012, contro le presunte cosche di Agrigento, Palma di Montechiaro, Favara, Porto Empedocle, Siculiana, Raffadali, Santa Elisabetta, Casteltermini e Sambuca di Sicilia. Poi in Cassazione sono state impugnate alcune delle assoluzioni e delle condanne, e la Suprema Corte ha rinviato gli atti del processo ancora ai giudici di secondo grado. Ebbene, lo scorso 6 aprile la Corte d’Appello di Palermo, a conclusione del secondo processo di secondo grado, ha emesso la sentenza: le assoluzioni sono state 2 e le condanne 11. E tra i condannati, 15 anni e 4 mesi sono stati inflitti a Francesco Ribisi, 34 anni, di Palma di Montechiaro, presunto ideologo e capo dell’ottavo mandamento mafioso agrigentino che sarebbe stato in cantiere prima degli arresti ad opera della Squadra Mobile. Ancora ebbene, adesso la Direzione distrettuale antimafia di Palermo invoca la confisca dei beni di Francesco Ribisi, presunto numero due di Cosa Nostra agrigentina, dopo il presunto numero uno, Leo Sutera, da Sambuca di Sicilia. Nel dettaglio si tratta di tre appartamenti, alcuni appezzamenti di terreno, due imprese individuali che operano nel settore del commercio e cinque tra conti correnti e rapporti bancari. Innanzi ai giudici della sezione misure di prevenzione, la Procura ha preteso anche l’applicazione a carico di Ribisi della misura della sorveglianza speciale per il limite massimo, 5 anni, dopo la scarcerazione e in ragione dell’asserita pericolosità sociale. I difensori di Francesco Ribisi, gli avvocati Daniela Posante e Giuseppe Barba, hanno contrapposto il no alla confisca sostenendo che i beni del palmese sono del tutto proporzionati ai redditi dichiarati e che non sono frutto della presunta appartenenza di Ribisi a Cosa Nostra. Una prima richiesta di sequestro degli stessi beni, proposta dagli inquirenti, è stata respinta dai giudici giudicanti. Solo alcuni conti correnti sono stati sequestrati. Oggi la Procura antimafia ritenta l’aggancio, brandendo lo strumento della confisca che, a differenza del sequestro, determina l’acquisizione definitiva dei beni da parte dello Stato.

18 novembre, La Prima Sezione Penale del Tribunale di Agrigento, presieduta dal Giudice Giuseppe Melisenda Giambertoni, ha assolto, perché il fatto non sussiste, Angelo Iacono, 50 anni, di Agrigento, e la sua compagna Laura Avarello, 48 anni. Iacono è stato imputato di avere ripetutamente abusato della figliastra, con la complicità e la consapevolezza della madre. I giudici hanno accolto le tesi dei difensori, gli avvocati Nicola Grillo e Davide Casà per Iacono e gli avvocati Barbara Garascia e Antonino Manto per la donna. Il pubblico ministero ha invocato la condanna a 9 anni di reclusione per Iacono e a 7 anni per Avarello. Il patrigno della ragazzina è stato arrestato il 2 ottobre del 2015 dai poliziotti della squadra mobile con l’accusa di avere abusato della figlia della compagna.

18 novembre, Ad Agrigento, al palazzo di giustizia, innanzi al giudice per le udienze preliminari, Alfonso Malato, hanno patteggiato la condanna gli imputati nell’ambito di un’inchiesta sulla gestione di due cooperative a Licata, la “Libero Gabbiano” e la “Arcobaleno”. Le accuse ruotano intorno a somme sottratte dalle buste paga dei dipendenti. Ecco i patteggiamenti:

2 anni e 11 mesi ciascuno per Rosario Magliarisi, avvocato, 47 anni, di Ventimiglia e residente a Licata, amministratore di fatto delle cooperative sociali “Libero Gabbiano” e “Arcobaleno”, e per Linda Modica, 49 anni, responsabile di fatto delle cooperative e addetta alla gestione economica e contabile dei rapporti con i lavoratori dipendenti.

Poi 1 anno e 9 mesi per Angelo Magliarisi, fratello di Rosario, 46 anni, di Licata e residente a Paternò, amministratore unico e rappresentante legale della “Arcobaleno”.

Poi 1 anno e 10 mesi per Carmela Di Blasi, madre dei due Magliarisi, 67 anni, amministratore unico e rappresentante legale della cooperativa sociale “Libero Gabbiano”.

Poi 1 anno e 11 mesi per Florinda Zagra, 37 anni, impiegata amministrativa addetta di fatto alla gestione economica, stretta collaboratrice di Linda Modica.

E poi 1 anno e 6 mesi per Luciano Ballacchino, 39 anni, amministratore unico della cooperativa “Arcobaleno” dall’ottobre del 2014 al maggio 2015.

18 novembre, L’ex sindaco di Licata, Angelo Graci, è stato assolto con sentenza definitiva, e comunque in tutti i gradi di giudizio, dall’imputazione di corruzione aggravata, per la quale il 24 novembre del 2009 è stato arrestato, ha trascorso 8 giorni agli arresti domiciliari, e poi per un anno gli è stato imposto il divieto di dimora a Licata. Ebbene, adesso lo stesso Graci, tramite l’avvocato Gianfranco Pilato, si è rivolto alla Corte d’Appello, organo competente per giurisdizione, e ha invocato un risarcimento danni per 100mila euro.

18 novembre, Ad Agrigento, al palazzo di giustizia, la giudice monocratico Gianfranca Claudia Infantino, a fronte della richiesta di condanna a 2 anni di reclusione, ha assolto Angela Giovanna Alaimo, 58 anni, di Racalmuto, legale rappresentante della Chiesa Cristiana Evangelica Pentecostale. La donna è stata imputata di truffa allorchè avrebbe raggirato i fedeli ottenendo da loro dei contributi per la Chiesa che, invece, sarebbero stati intascati dalla stessa Alaimo. L’ inchiesta è stata avviata a seguito della denuncia di due fedeli.

20 novembre, A Porto Empedocle, innanzi a una pizzeria in periferia, sono stati scoperti 5 proiettili calibro 8 a ridosso della saracinesca. Il proprietario, un imprenditore di 54 anni, accortosi della manifesta intimidazione, si è rivolto ai Carabinieri, che adesso indagano coordinati dalla Procura di Agrigento. Le cartucce sono state poste sotto sequestro.

20 novembre, A Licata la Polizia ha arrestato Koraichi El Idrissi Yassin, 29 anni, originario del Marocco, già destinatario di una misura cautelare agli arresti domiciliari. I Poliziotti lo hanno invece sorpreso fuori dalla propria abitazione. Risponderà di evasione.

21 novembre, Ad Agrigento, al palazzo di giustizia, in Tribunale si è svolta un’altra udienza nell’ambito del processo in corso sulla morte dei fratelli di Aragona, Carmelo e Laura Mulone, di 9 e 7 anni, morti il 27 settembre del 2014 vittime di una eruzione dei vulcanelli nella riserva “Maccalube” ad Aragona gestita da Legambiente. Ebbene, il pubblico ministero, Carlo Cinque, a conclusione della requisitoria, ha invocato la condanna dei tre imputati per omicidio colposo plurimo. Nel dettaglio, 8 anni di reclusione a carico del già presidente regionale di Legambiente, direttore della riserva Macalube di Aragona e assessore al Comune di Agrigento, Domenico Fontana, poi 5 anni per Daniele Gucciardo, operatore della stessa riserva, e 6 anni per Francesco Gendusa, dirigente regionale responsabile delle aree protette.

21 novembre, A Palma di Montechiaro un bracciante agricolo di 51 anni ha scoperto due cartucce calibro 7,65 all’interno della cassetta della posta della sua abitazione. L’uomo ha presentato denuncia ai Carabinieri, impegnati adesso nelle indagini. Le cartucce sono state poste sotto sequestro.

21 novembre, A Ribera i Carabinieri della Compagnia di Sciacca, della Tenenza di Ribera e della stazione di Calamonaci hanno scoperto un magazzino-covo colmo di refurtiva, tra tre costose selle da cavallo, casse musicali, apparecchiature elettroniche varie, computers, taniche di olio e di gasolio, un fucile ad aria compressa, trapani e utensili da lavoro, per un valore stimato di circa 50mila euro. Sono stati arrestati tre romeni, che risponderanno all’Autorità giudiziaria di ricettazione. Si tratta di Costalau Gheorghe, 24 anni, Ciobanu Mihaita Vladt, 22 anni, e Costalau Neculaie Alexandru, 23 anni, adesso reclusi nel carcere di Sciacca. I Carabinieri invitano i cittadini vittime di furti a recarsi alla caserma sede della Tenenza di Ribera, per il riconoscimento della refurtiva.

22 novembre, A Favara, in via Torino, a tarda sera dello scorso 23 maggio è sopravvissuto ad un agguato a colpi di kalashnikov, Carmelo Nicotra, 35 anni, che ha lavorato come panettiere a Liegi, in Belgio, e che poi è rientrato a Favara perché infortunato. Ebbene, adesso sul registro degli indagati della Procura della Repubblica di Agrigento sono state iscritte sei persone. Si tratta di Calogero Bellavia, 27 anni, Antonio Bellavia, 44 anni, Calogero Ferraro, 39 anni, Emanuele Ferraro, 41 anni, Carmelo Vardaro, 39 anni, e lo stesso Carmelo Nicotra, difeso dall’avvocato Salvatore Cusumano, indagato perché in un magazzino di sua pertinenza è stata scoperta un’automobile rubata.

22 novembre, Ad Agrigento, nel centro storico, i Carabinieri hanno arrestato due pakistani di 19 e 22 anni, e un libico di 23 anni, per detenzione di droga a fini di spaccio. I militari della locale Compagnia, di Agrigento impegnati nei servizi di pattuglia a piedi nella zona, si sono accorti di un ricorrente andirivieni nei pressi di un appartamento in via Bac Bac. Si sono appostati in osservazione in borghese, e poi hanno organizzato l’irruzione nella casa. Sono stati sorpresi i tre extracomunitari, e nella dispensa della cucina i Carabinieri hanno rinvenuto e sequestrato un panetto di 100 grammi di hashish e 6 grammi di cocaina. I tre immigrati sono adesso in attesa del giudizio per direttissima.

22 novembre, A Raffadali i Carabinieri hanno arrestato un ragazzo di 18 anni, T A, sono le iniziali nome, in flagranza del reato di tentata estorsione. L’arresto è stato convalidato dal Tribunale di Agrigento. La madre di un giovane ha telefonato ai Carabinieri perché il figlio non è rientrato a casa. La donna ha segnalato il numero di targa dell’auto a bordo di cui il figlio si è allontanato. I Carabinieri hanno rintracciato il proprietario del mezzo nella sua abitazione fuori dal centro abitato di Raffadali. Ebbene, i militari hanno accertato che il figlio non rincasato, ingannato da un pretesto, è stato condotto e poi costretto nell’abitazione raggiunta, sotto minaccia che non sarebbe stato liberato se non dopo avere pagato un debito pregresso di famiglia di 800 euro. Si tratta del debito contratto dal nonno della vittima, alcuni anni addietro.

23 novembre, Ad Agrigento, in via Atenea, i Carabinieri, impegnati in un posto di blocco, hanno arrestato F H, sono le iniziali del nome, 25 anni, nato ad Agrigento da genitori immigrati, sorpreso in possesso di tre dosi di hashish, 7 grammi di cocaina,un bilancino di precisione e materiale vario per il confezionamento delle dosi di sostanze stupefacenti. Il 25enne risponderà all’autorità giudiziaria di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti. Il controllo rientra nell’ambito di una intensificazione dei servizi di prevenzione nel centro storico del capoluogo, disposta dal Comando Provinciale dei Carabinieri di Agrigento.

23 novembre, Ad Agrigento, al palazzo di giustizia, il giudice per le udienze preliminari del Tribunale, a conclusione del giudizio abbreviato, ha condannato a 2 anni e 6 mesi di carcere Calogero Monachino, 78 anni, di Realmonte, ritenuto colpevole di lesioni a danno della moglie. A carico di Monachino, difeso dall’avvocato Silvio Miceli, la Procura di Agrigento ha invocato la condanna a 14 anni di carcere per tentato omicidio, sequestro e maltrattamenti in famiglia. Tali ipotesi di reato invece sono state derubricate dal giudice giudicante in lesioni semplici.

25 novembre, I poliziotti della Squadra Mobile di Agrigento, in collaborazione con la Mobile di Caltanissetta, hanno arrestato ai domiciliari l’agrigentino Francesco Catania, 34 anni, sorpreso a Siculiana in flagranza di reato di detenzione ai fini di spaccio di 67,6 grammi di hashish e 1,5 grammi di marijuana nascosti in un contenitore porta biscotti sul tavolo della cucina. Nel corso della perquisizione sono stati sequestrati anche un bilancino di precisione e dei fogli dove il presunto spacciatore avrebbe annotato la vendita dello stupefacente. Nel frattempo, Francesco Catania, difeso dall’avvocato Daniele Re, è stato scarcerato, e gli è stata del tutto restituita la libertà, dal Tribunale di Agrigento, nonostante la Procura avesse invocato la conferma dei domiciliari. Giudizio per direttissima il 14 dicembre.

25 novembre, Maxi furto di olio a Caltabellotta, in provincia di Agrigento. Ignoti hanno rubato ben 200 quintali di olio al frantoio “San Pellegrino”, inserendo un tubo nei silos dell’impianto e così conducendo il prodotto su un’autocisterna parcheggiata in campagna, a parecchie decine di metri dalla struttura. Si tratterebbe di professionisti del settore, specializzati in tale genere di furti. Il danno alla cooperativa di produttori ammonta a circa 100 mila euro. Il presidente, Pino Trapani, di Caltabellotta, ha denunciato il furto ai Carabinieri della Compagnia di Sciacca che hanno subito avviato le indagini.

26 novembre, Presunto incidente durante una battuta caccia, che si è rivelato mortale. Paolo Stagno, 51 anni, di Montallegro, in provincia di Agrigento, operaio della Forestale, sposato e padre di tre figli, è morto, vittima di colpi d’arma da fuoco, che sarebbero stati sparati accidentalmente durante una battuta di caccia in territorio di Burgio. Indagano i Carabinieri. La notizia è stata accolta a Montallegro con dolore e sconforto. Paolo Stagno è stato molto conosciuto e apprezzato nella comunità.

26 novembre, A Campobello di Licata, in piazza Marconi, un bandito, travisato con un passamontagna e armato di pistola, è entrato dentro una tabaccheria, ha minacciato il proprietario, e ha rapinato i soldi in cassa. Il bottino ammonterebbe a poche centinaia di euro. Indagano i Carabinieri, avvalendosi anche delle immagini registrate dalle telecamere di video-sorveglianza nella zona.

26 novembre, I poliziotti del Commissariato di Porto Empedocle, coordinati dal vice Questore, Cesare Castelli, hanno arrestato Calogero Colombo, 29 anni, già sorvegliato speciale con obbligo di soggiorno. L’uomo, presumibilmente in stato di ebbrezza, avrebbe minacciato e aggredito due poliziotti che lo hanno sorpreso in un Bed and breakfast, fuori casa oltre l’orario consentito. I poliziotti sono stati costretti a ricorrere alle cure mediche, con prognosi di 4 e 7 giorni.

26 novembre, A Naro, in piazza Roma, nei pressi del santuario di San Calogero, nottetempo, ha subito un incendio un chiosco bar. Sul posto, allarmati al telefono, sono intervenuti i Carabinieri della locale Stazione ed i Vigili del fuoco del distaccamento di Canicattì. Indagini in corso.

28 novembre, Ad Agrigento, al palazzo di giustizia, a conclusione del giudizio abbreviato, il giudice per le udienze preliminari, Giuseppe Miceli, ha emesso la sentenza su 11, tra i 24 imputati, che hanno scelto di essere giudicati con il rito abbreviato nell’ambito dell’inchiesta “Duty Free”, sostenuta dalla Procura di Agrigento e dalla Guardia di Finanza, che hanno ipotizzato, tra l’altro, interessi illeciti coltivati all’Agenzia delle Entrate di Agrigento. A fronte della richiesta di condanna a 2 anni di reclusione, proposta dal pubblico ministero, Andrea Maggioni, il giudice ha invece assolto, con formula piena, l’imprenditore agrigentino Marco Campione. In proposito ha diffuso un intervento di apprezzamento la società Girgenti Acque, di cui Campione è presidente, e in cui si legge: “Con la brillante difesa del professor avvocato Lillo Fiorello e dell’avvocato Diego Galluzzo è arrivata l’assoluzione con formula piena del Presidente Marco Campione che chiude, con soddisfazione, un capitolo doloroso lungo due anni, che, come un fulmine a ciel sereno, ha colpito la serenità personale e familiare del Presidente e, di conseguenza, anche dell’intera Girgenti Acque S.p.A. che, al di là delle mansioni lavorative, è stata ed è una grande famiglia. Il pronunciamento di oggi segna una svolta assolutamente positiva che restituisce serenità alla persona Marco Campione ma anche all’Imprenditore, che con l’assoluzione con formula piena ha visto restituita quella giustizia che paradossalmente gli era stata temporaneamente negata”.

Oltre Marco Campione, sono stati altrettanto assolti “perché il fatto non sussiste”, Michele Daina, dipendente di Girgenti Acque, e poi Aurelio Bruno e Francesco Caci, funzionari dell’Agenzia delle Entrate. Assolti anche Dario Peretti, a capo dell’Università telematica UniPegaso, insieme a Vincenza Rubino e a Salvatore Trupia, imputati di avere commesso dei presunti favoritismi nel superamento di esami universitari a favore di dipendenti dell’Agenzia delle Entrate. Poi, l’ex direttore dell’Agenzia delle Entrate di Agrigento, Pasquale Leto, è stato assolto dall’accusa di corruzione, ed è stato condannato ad 1 anno e 4 mesi per abuso d’ufficio. E’ stata assolta la figlia di Pasquale Leto, Francesca Leto, assunta a Girgenti Acque. Poi sono stati inflitti 8 mesi di reclusione ciascuno ai dirigenti dell’Agenzia delle entrate, Tonino Migliaccio e Vincenza Lombardo.

28 novembre, E’ tempo della molitura delle olive, e a Joppolo Giancaxio, in provincia di Agrigento, in campagna, i Carabinieri della locale Stazione, nell’ambito dei servizi di controllo del territorio predisposti dal Comando Provinciale dei Carabinieri Agrigento, hanno sorpreso un operaio, dipendente di un frantoio, intento a spargere illegalmente su un terreno i reflui della lavorazione delle olive, alimentando pozze di liquido ed un ruscello. I Carabinieri hanno sequestrato l’autocarro utilizzato e il recipiente metallico contenente il liquido, della capacità complessiva di 4.000 litri, nonché un tubo lungo circa 25 metri, utilizzato per lo sversamento illegale. L’amministratore del frantoio, C G sono le iniziali del nome, 58 anni, è stato denunciato alla Procura della Repubblica di Agrigento, in concorso con l’operaio dipendente, L C, di 48 anni.

28 novembre, A Palma di Montechiaro la Polizia ha arrestato Pasquale Savaia, 30 anni, macellaio, per detenzione e porto abusivo di arma da fuoco, detenzione illegale di munizionamento, danneggiamento aggravato ed accensioni ed esplosioni pericolose. Savaia, in Vicolo Bolognino, avrebbe sparato numerosi colpi d’arma da fuoco contro la Fiat 500 di un commerciante parcheggiata. L’uomo sarebbe stato incastrato dalle immagini registrate dalle telecamere di video-sorveglianza installate nella zona.

28 novembre, Ad Agrigento, al palazzo di giustizia, la Procura, tramite la pubblico ministero Paola Vetro, a conclusione della requisitoria, ha invocato la condanna a 9 anni di reclusione ciascuno a carico di quattro imputati per lesioni personali aggravate. Si tratta di Salvatore Sortino, 29 anni, Angelo Sortino, 54 anni, Rosa Monachello, 53 anni, e Giuseppe Faraci, 37 anni, tutti di Licata. I quattro si sarebbero resi protagonisti di una brutale aggressione, con gravi ferite, a danno di un barista, “colpevole”, tra virgolette, di essersi rifiutato di servire una birra a uno di loro perché ubriaco.

29 novembre, Ad Agrigento, al palazzo di giustizia, il Tribunale ha condannato a 3 anni e 6 mesi di carcere Dumitru Gherghisan, 31 anni, originario della Romania e da tempo residente a Grotte. E poi a 3 anni e 1 mese di reclusione ciascuno Amedeo Stagno, 25 anni, e Roberto Mandrice, 33 anni, entrambi di Grotte. Durante la notte fra il 6 e il 7 giugno 2014, i tre imputati avrebbero iniziato a smontare furtivamente una moto Ape posteggiata in via Luna, a Grotte. I tre sono stati sorpresi dall’anziano proprietario, colpito per reazione al volto da tre violenti pugni e ferito gravemente. I tre condannati sono stati incastrati dalle immagini registrate dalle telecamere di video-sorveglianza nella zona.

29 novembre, Lo scorso 4 settembre i poliziotti del Commissariato di Licata, coordinati da Marco Alletto, e della sezione antidroga della Squadra Mobile di Agrigento, diretta da Vincenzo Di Piazza, hanno scoperto a Torre di Gaffe una piantagione di marijuana e hanno sequestrato piante già fiorite, fino a un metro e 90 centimetri, per circa 244 chili. Sono stati arrestati ai domiciliari Francesco Cottitto, 40 anni, e suo nipote, Emanuele Burgio, 24 anni, di Palma di Montechiaro, braccianti agricoli. Ebbene, adesso, innanzi al giudice per le udienze preliminari del Tribunale di Agrigento, Stefano Zammuto, Cottitto e Burgio hanno patteggiato la condanna a 1 anno e 11 mesi di reclusione ciascuno, pena sospesa.

30 novembre, Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Agrigento ha archiviato l’inchiesta per corruzione in atti giudiziari a carico dell’ex presidente della Provincia di Agrigento, Eugenio D’Orsi, dell’imprenditore Vincenzo Vecchio e di un presunto intermediario. D’Orsi, difeso dagli avvocati Daniela Posante e Giuseppe Scozzari, ha denunciato di avere subito un tentativo di estorsione da parte di Vecchio, che, in cambio di una sua testimonianza favorevole al processo per i lavori privati nella villa di D’Orsi a Montaperto, avrebbe chiesto un posto di lavoro per il figlio. La Procura li ha indagati entrambi ritenendo che fossero d’accordo per testimoniare il falso in udienza. Tale accusa non è stata riscontrata. Dunque l’archiviazione.

30 novembre, I poliziotti del Commissariato di Porto Empedocle, coordinati dal vice Questore, Cesare Castelli, hanno arrestato Vincenzo Donato, 59 anni, sorpreso in flagranza di furto. Donato è stato colto a rubare materiale vario dai mini dissalatori. Lo stesso materiale ferroso, gli arnesi del mestiere, e l’automobile dell’uomo, senza assicurazione e revisione, sono stati sequestrati. L’empedoclino è ristretto ai domiciliari.

30 novembre, In mancanza di riscontri, il giudice monocratico del Tribunale di Agrigento, Giuseppe Miceli, ha assolto Ivan Giardina, 30 anni, di Canicattì, imputato di estorsione a danno di un anziano. Tra l’agosto e il settembre 2011, Giardina avrebbe preteso e ottenuto dall’anziano 9mila euro minacciandolo altrimenti di diffondere una fotografia compromettente a sfondo sessuale. La Procura ha invocato la condanna del canicattinese a 8 anni e 7 mesi di reclusione.

1 dicembre, A Realmonte i Carabinieri hanno arrestato ai domiciliari due presunti “tassinari”, tra virgolette, della droga. Sì, perché una giovane coppia, per non alimentare sospetti, avrebbe utilizzato un’automobile a noleggio con conducente per rifornirsi di droga e poi spacciarla tra i giovani di Realmonte e Siculiana. I Carabinieri in borghese della Compagnia di Agrigento e della Stazione di Siculiana, impegnati in quotidiani e costanti servizi di osservazione, si sono accorti dello stratagemma, e dopo alcune settimane di indagini hanno bloccato l’automobile a noleggio con a bordo Giovanna Gucciardo e Antonio Terrazzino, entrambi di 40 anni. Alla coppia sono stati sequestrati panetti di hashish per mezzo chilo di peso, per un valore di mercato di circa 4mila euro, un bilancino elettronico di precisione e circa 400 euro in contanti, ritenuti provento dell’attività di spaccio. Il tutto è stato posto sotto sequestro.

3 dicembre, A Raffadali i poliziotti della Squadra Mobile e della Squadra Volanti di Agrigento, coordinati da Giovanni Minardi e Rosa Malfitano, hanno arrestato Raimondo Oreto, 39 anni, per tentato omicidio e minacce gravi. Oreto ha litigato con la moglie all’interno della loro abitazione, e l’uomo ha ferito gravemente alla testa la donna. Lei, di 35 anni, è stata soccorsa in ospedale, al San Giovanni di Dio ad Agrigento, dove le è stata riscontrata e diagnosticata una ferita lacero contusa nella regione frontale del cranio, giudicata guaribile in 23 giorni.

4 dicembre, La Guardia di Finanza della Tenenza di Canicattì, nell’ambito di un articolato piano operativo in materia di contraffazione marchi e della sicurezza dei prodotti, ha sequestrato oltre 20mila articoli contraffatti o privi dei necessari requisiti previsti dalla normativa sulla sicurezza. In particolare è stata violata la normativa dell’etichettatura dei prodotti, che è disciplinata dal Codice del consumo, tra le informazioni riguardanti la denominazione legale o merceologica del prodotto, il produttore e il Paese di origine se extra Unione europea. Contestualmente sono state inflitte sanzioni per complessivi 150mila euro, con il sequestro penale del materiale audio-visivo in violazione del diritto d’autore, di innumerevoli capi di abbigliamento e calzature recanti noti marchi palesemente contraffatti, con la conseguente segnalazione alle Autorità competenti dei diretti responsabili.

5 dicembre, Hanno appena concluso un turno di lavoro straordinario circa 50 Carabinieri del Comando provinciale di Agrigento, alle redini del colonnello Giovanni Pellegrino, e collaborati dai cani con il fiuto stupefacente. E sono stati protagonisti dell’operazione battezzata “Home Made”, dall’inglese “prodotto in casa”. E ciò perché il blitz antidroga ha strappato una presunta rete di produttori e venditori di sostanze sballanti, senza alcun filtro e intermediazione: “coltivo e vendo”, come al “mercato amico”. E dove sarebbe stata coltivata la droga? Nelle campagne intorno a Licata, già terra rinomata per le sue coltivazioni in serra. Sarebbe stata seminata e abbeverata marijuana, poi, appena matura e rigogliosa, sarebbe stata smerciata non solo tra Agrigento e provincia ma anche nelle province di Catania e Messina. Nelle piazze della “movida” sarebbe stato alimentato un ricco mercato di canapa indiana, spesso con il contorno di cocaina. Dieci misure cautelari sono state emesse dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Agrigento su richiesta della Procura della Repubblica. I dieci presunti componenti del gruppo di contadini e pusher rispondono, in concorso tra di loro, di detenzione a fini di spaccio di sostanze stupefacenti. I primi a insospettirsi e a indagare sono stati i Carabinieri della Compagnia di Licata. Poi intercettazioni e pedinamenti hanno sollevato il velo su come ci si è approvvigionati della marijuana e poi su come la si è venduta tra Licata, Messina e Catania. In particolare, grazie alla coltivazione anche di amicizie, a Catania il gruppo dei dieci avrebbe smerciato circa 7 chili di marijuana. Nel corso delle indagini, a Licata, in contrada Giacobbe, è stata scoperta e sequestrata una piantagione di canapa indiana, in una serra di oltre 3mila metri quadri, coperta da plastica opacizzata, a custodia di oltre 2.800 piante dell’altezza media di 4 metri e mezzo. Tra le dieci misure cautelari, quattro indagati sono ristretti agli arresti domiciliari, quattro sono sottoposti al divieto di dimora, e ad un altro è stato imposto l’obbligo di presentazione alla Polizia Giudiziaria. Ai domiciliari i licatesi Marco Cavaleri, 32 anni, e Agostino Curella, 35 anni, poi Angelo Manganello, 42 anni, originario di Palma di Montechiaro, e poi il sottufficiale della Guardia Costiera, originario di Messina ma residente a Licata, Marco Ucciardello, 34 anni. Divieto di dimora per due italiani, un marocchino e un egiziano, residenti regolarmente a Licata. Obbligo di presentazione a carico di una donna di Licata di 30 anni.

5 dicembre, Ad Agrigento, al palazzo di giustizia, il Tribunale ha inflitto 6 anni e 3 mesi di reclusione ciascuno a Salvatore Sortino, 29 anni, e al padre Angelo Sortino, 54 anni, e poi 2 anni e 6 mesi di reclusione a Rosa Monachello, 53 anni, madre e moglie dei Sortino, e a Giuseppe Faraci, 37 anni. I quattro si sarebbero resi protagonisti di una brutale aggressione, con gravi ferite, a danno di un barista, “colpevole”, tra virgolette, di essersi rifiutato di servire una birra a uno di loro perché ubriaco. Alla vittima dell’aggressione, costituitasi parte civile tramite l’avvocato Linda Sabia, è stata riconosciuta una provvisionale di 5mila euro come anticipazione del risarcimento del danno che sarà quantificato nel giudizio civile.

6 dicembre, Ad Agrigento, in un centro d’accoglienza per migranti in via Madonna delle Rocche, nella zona del Quadrivio Spinasanta, un minorenne ospite, un ragazzo di 17 anni originario della Nigeria, si è improvvisamente scatenato in escandescenze, scagliandosi e danneggiando mobili e suppellettili. Sul posto sono intervenuti i poliziotti della Squadra Volanti, coordinati da Rosa Malfitano. L’extracomunitario è stato denunciato, a piede libero, alla Procura della Repubblica presso il tribunale per i minorenni di Palermo. Risponderà di danneggiamento.

6 dicembre, Ad Agrigento, al Villaggio Mosè, il 29 gennaio del 2016, in un cantiere per la ristrutturazione di una palazzina lungo Viale Cannatello, un operaio, Antonio Vitello, 55 anni, di Favara, è morto precipitando da un ponteggio di 18 metri. Ebbene, adesso la Procura della Repubblica di Agrigento, tramite la pubblico ministero, Alessandra Russo, ha chiesto il rinvio a giudizio dell’imprenditore Giuseppe Schembri, 63 anni, anche lui di Favara, titolare dell’impresa S.C.M alle cui dipendenze ha lavorato Antonio Vitello. A Schembri, difeso dall’avvocato Salvatore Pennica, è contestata l’ipotesi di reato di omicidio colposo perché il ponteggio incriminato non sarebbe stato adeguato a norma di legge.

6 dicembre, A Caltanissetta, al palazzo di giustizia, il giudice per le udienze preliminari del Tribunale, Davide Salvucci, ha assolto dall’imputazione di calunnia l’avvocato agrigentino Giuseppe Arnone. E’ stata pertanto rigettata la richiesta risarcitoria, per 50mila euro, proposta dal già procuratore aggiunto di Agrigento, Ignazio Fonzo, costituito parte civile. L’imputazione di calunnia ruota intorno alla non registrazione di un’intervista ad Arnone già annunciata tramite spot pubblicitari su un’emittente televisiva locale agrigentina. Arnone ha dichiarato di avere appreso da una terza persona di pressioni esercitate da Fonzo per non registrare l’intervista.

7 dicembre, La Guardia di Finanza di Agrigento ha arrestato un immigrato dal Gambia richiedente asilo politico, sorpreso al rientro da Palermo ad Aragona, dove è ospite di un centro d’accoglienza, in possesso di 4 panetti di hashish. L’uomo, M L sono le iniziali del nome, 23 anni, è stato perquisito appena fuori dall’autobus di linea. Nel centro d’accoglienza, nel suo posto letto, sono stati scoperti e sequestrati altro hashish, un bilancino di precisione e un coltello per il taglio della droga. L’africano risponderà di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti. E’ recluso nel carcere “Petrusa” ad Agrigento.

7 dicembre, Tra Ravanusa, Sambuca di Sicilia, Canicattì e Licata i Carabinieri del Comando provinciale di Agrigento hanno arrestato cinque persone ai domiciliari per furto di energia elettrica. sono stati arrestati Totò Napoli e Fabio Napoli, di 61 anni e 25 anni, perché avrebbero allacciato abusivamente il loro capannone artigianale alla rete esterna dell’Enel.
è stato arrestato Natale Maggio, 36 anni, per allaccio abusivo della propria abitazione. è stato arrestato un romeno di 37 anni, Ghira Sam Ion, per allaccio abusivo della propria abitazione alla rete elettrica pubblica.
E i Carabinieri hanno arrestato Patrizia Damanti, 55 anni, anche lei per lo stesso reato. Ad alcuni dei cinque, dopo la convalida dell’arresto, è stata restituita la libertà.

7 dicembre, Ad Agrigento i poliziotti della Squadra Mobile e della Squadra Volanti, capitanati da Giovanni Minardi e da Rosa Malfitano, sono stati a lungo impegnati in una “caccia all’uomo”. Si tratta di un uomo di 40 anni il quale avrebbe prelevato, con atto predatorio, il figlio di 10 anni dall’automobile dell’ex moglie, posteggiata nella zona dello stadio Esseneto, e lo avrebbe condotto con sé. La donna ha lanciato l’allarme. La Polizia ha ricercato il 40enne per oltre 4 ore fin quando è stato rintracciato a bordo di una Volkswagen Golf e bloccato in via Crispi. Il bambino è stato così restituito alla madre. La coppia è in fase di separazione, e il figlio è affidato alla madre. La posizione del padre è adesso al vaglio dell’autorità giudiziaria.

7 dicembre, Il 28 dicembre del 2016 è stato il giorno dell’operazione antidroga dei Carabinieri di Favara, di Agrigento e della Procura antimafia di Palermo cosiddetta “Up and down”. Arresti furono eseguiti tra Favara e Porto Empedocle per traffico di cocaina e hashish dal Belgio. Ebbene, adesso, a conclusione dell’udienza preliminare, il giudice per le udienze preliminari del Tribunale di Palermo, Fabrizio Molinari, ha rinviato a giudizio 14 imputati. Si tratta di Gioacchino Alba, 50 anni, di Favara, Alessandro Anello, 37 anni, di Palermo, Andrea Calandra, 37 anni, di Palermo, Domenico Di Paola, 36 anni, di Palermo, Rania El Moussaid, 32 anni, nata a Casablanca in Marocco ma da tempo residente ad Agrigento, Carmelo Fallea, 42 anni, di Favara, Gianluca Giarratana, 28 anni, di Cammarata, Giuseppe Giarratana, 32 anni, di Cammarata, Vincenzo Giudice, 39 anni, di Palermo, Gaspare Indelicato, 35 anni, di Favara, Calogero Presti, 44 anni, di Favara, Stefano Sacco, 53 anni, di Porto Empedocle, Gaetano Terrana, 35 anni, di Palermo, e Carmelo Vaccaro, 39 anni, di Favara. La prima udienza del processo ordinario è in calendario il 19 marzo.

7 dicembre, A Raffadali i Carabinieri hanno arrestato Salvatore Camilleri, 20 anni, perché avrebbe violato il provvedimento di sorveglianza speciale che gli è stato imposto. Tra le prescrizioni imposte vi è anche il non possedere sostanze stupefacenti. E invece è stato sorpreso in possesso di una modica quantità di marijuana e hashish. Camilleri è ristretto ai domiciliari.

7 dicembre, A Favara, in contrada Crocca, ignoti malviventi hanno imperversato nel deposito di un’impresa edile, e hanno rubato materiale elettrico e ferroso per circa 400 euro. I proprietari, accortisi del furto, hanno allarmato i Carabinieri. Indagini in corso.

9 dicembre, A Cattolica Eraclea i Carabinieri hanno arrestato ai domiciliari Ignazio Augello, 45 anni, sorpreso a bordo di un’automobile in possesso di diverse dosi di cocaina per complessivi 15 grammi, e 2.700 euro in contanti, presunto provento dell’attività di spaccio.

E i Carabinieri del Comando provinciale di Agrigento e della Compagnia di Cammarata hanno arrestato ai domiciliari a Santo Stefano di Quisquina, dopo un tentativo di fuga, una coppia di giovani, sorpresi nel centro cittadino in possesso di varie dosi di marijuana, per complessivi 500 grammi. Si tratta di Paolo Madonia, operaio, e di una ragazza di 18 anni.

E a Casteltermini ancora i Carabinieri hanno ristretto ai domiciliari Antonino Iacono, 22 anni, colto in possesso di alcune dosi di marijuana e di circa 600 euro in contanti, ritenuti provento dell’attività di spaccio.

11 dicembre, Il Tribunale di Agrigento ha assolto, per non avere commesso il fatto, Mario Fucà, 31 anni, di Agrigento, imputato di evasione dagli arresti domiciliari. Il difensore, l’avvocato Monica Malogioglio, ha dimostrato che Fucà, all’epoca della presunta evasione, è stato autorizzato dal magistrato di Sorveglianza a recarsi dal dentista. Poi al rientro a casa ha deviato dal percorso autorizzato solo per accompagnare la nonna a casa.

11 dicembre, Ad Agrigento imperversano sempre più i criminali con la “chiave bulgara”, il grimaldello importato dall’est Europa che consente di entrare nelle abitazioni senza alcuna forzatura dell’ingresso. Dopo un furto in un appartamento nei pressi di via Atenea, un’altra abitazione, in via Dante, al quinto piano, è stata bersaglio dei malviventi che, senza forzare alcunché, sono entrati e hanno rubato parecchi oggetti preziosi. Indagini in corso.

12 dicembre, Disastro colposo: il Tribunale di Agrigento rinvia a giudizio cinque imputati per la frana al Viale della Vittoria. A processo anche gli ex sindaco e capo Utc. Lo scorso 20 febbraio la Procura della Repubblica di Agrigento, tramite il sostituto Andrea Maggioni, ha chiesto il rinvio a giudizio dei cinque imputati di disastro colposo nell’ambito dell’inchiesta sul crollo, il 5 marzo del 2014, del costone ad Agrigento al Viale della Vittoria, a ridosso e a danno, tra gli altri, dei palazzi “Crea”, dal nome di una società che all’epoca del sindaco Finazzi Agrò, tra il 1948 e il 1952, propose e ottenne dal Comune uno scambio: “Io impresa ti sbanco tutto il costone e ti creo la ‘passeggiata’, così come è adesso. E tu Comune mi cedi l’area e io costruisco i due palazzi”. Ebbene, adesso il giudice per le udienze preliminari del Tribunale di Agrigento, Alfonso Malato, ha rinviato a giudizio l’ex sindaco di Agrigento, Marco Zambuto, e il già capo dell’Ufficio tecnico comunale, Giuseppe Principato. E poi i tre proprietari della parte di costone franato, Maria Isabella Sollano, 76 anni, e i suoi figli Oreste e Valentina Carmina, di 47 e 50 anni. La prima udienza del processo è in calendario il prossimo 18 gennaio, innanzi alla giudice monocratico, Rosanna Croce. Più nel dettaglio, ai proprietari privati, Sollano e Carmina, è contestato di non avere adempiuto all’ordinanza sindacale che ha imposto di eseguire delle opere di manutenzione preventive. E il Comune, quindi il sindaco e il capo dell’Ufficio tecnico, rispondono invece di non avere vigilato affinchè i proprietari privati eseguissero le opere di manutenzione, perché, non avendole eseguite, il Comune, “a conoscenza della grave condizione di pericolo”, sarebbe stato obbligato ad intervenire in sostituzione del privato, a tutela della incolumità pubblica, e poi si sarebbe rivalso sui privati. Gli sfollati dei palazzi Crea, gravemente danneggiati dalla frana, sono costituiti parte civile e hanno chiesto e ottenuto dallo stesso giudice, Alfonso Malato, che il Comune di Agrigento fosse citato al processo come “responsabile civile”. Si tratta di una istanza finalizzata al risarcimento dei danni subiti. E’ stata dunque disposta la citazione “in garanzia” del Comune di Agrigento, ipotizzando una sua corresponsabilità in quanto accaduto, e dunque la citazione è a garanzia del risarcimento dei danni subiti dalle parti civili costituite in giudizio.

12 dicembre, I poliziotti della Squadra Mobile di Agrigento, coordinati da Giovanni Minardi, sono impegnati nelle indagini a seguito di sette colpi di pistola che sono stati esplosi nottetempo contro l’automobile di un poliziotto, posteggiata in strada, in una zona periferica di Agrigento. In proposito, la Procura della Repubblica di Agrigento ha avviato un’inchiesta.

12 dicembre, La Procura della Repubblica di Agrigento ha iscritto sul registro degli indagati una terza persona, dopo le prime due, nell’ambito dell’inchiesta sull’incidente sul lavoro che lo scorso 9 ottobre, a Naro, alla diga Furore, ha provocato la morte di Francesco Gallo, 61 anni, di Naro, e di Gaetano Cammilleri, 55 anni, di Favara. Il terzo indagato sarebbe un operaio che il giorno del cedimento del montacarichi, da cui sono precipitati i due operai morti, è stato impegnato a movimentare lo stesso montacarichi. I due primi indagati, per omicidio colposo con violazione delle norme contro gli infortuni sul lavoro, sono il dirigente regionale del Dipartimento acque e rifiuti, Gaetano Valastro, 52 anni, di Catania, e poi Francesco Mangione, 53 anni, di Raffadali, titolare dell’impresa impegnata nella manutenzione degli impianti della diga Furore, in cui hanno prestato servizio Gallo e Cammilleri.

12 dicembre, Ad Agrigento al palazzo di giustizia la sezione penale del Tribunale, presieduta da Giuseppe Miceli, ha assolto, perché il fatto non sussiste, i cinque imputati di abuso d’ufficio e falso nell’ambito di un’inchiesta su una presunta lottizzazione illegale di villette a Licata. Si tratta del dirigente dell’Ufficio tecnico del Comune di Licata, Vincenzo Ortega, difeso dall’avvocato Nino Gaziano, di due dipendenti comunali, Angelo Cambiano e Giuseppe Alabiso, rispettivamente vice dirigente e tecnico istruttore dello stesso ufficio tecnico, e poi Domenica Zagrì e Giuseppe Antona, che sono firmatari di un’istanza di rilascio di permesso a costruire.

13 dicembre, La Guardia di Finanza di Sciacca ha eseguito un decreto di sequestro preventivo di numerosi conti correnti bancari, nonché fondi di risparmio, intestati ad un notaio con studio nel distretto di Agrigento-Sciacca. Il provvedimento di sequestro è stato emesso dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Sciacca su richiesta della Procura della Repubblica di Sciacca. Il notaio sarebbe presunto responsabile di una truffa a danno di numerosissimi clienti dall’anno 2012 fino al 2017. In particolare, il professionista, a seguito delle prestazioni rese ai clienti (ad esempio per la stipula di atti quali compravendite immobiliari, successioni, donazioni e altro) avrebbe emesso la fattura indicando due voci ben distinte: la prima inerente l’onorario professionale (sempre di basso importo) soggetta a tassazione, e la seconda (esclusa dalla base imponibile) relativa agli importi trattenuti a nome e per conto del cliente, comprendenti le imposte da versare all’Erario, tasse notarili ed eventuali ulteriori costi sostenuti. Ebbene, dagli accertamenti eseguiti è emerso che la somma che il notaio ha ricevuto dai clienti per gli asseriti adempimenti fiscali è stata notevolmente superiore alle imposte (catastali, ipotecarie e di registro) che avrebbe dovuto versare al fisco. Pertanto, ciò che all’apparenza è stato un normale documento fiscale, ha nascosto, in realtà, un artifizio che ha permesso al notaio di trattenere per sé la parte della somma versata dal cliente ma in realtà non dovuta. Sono stati quindi accertati oltre 2.000 casi in cui tale meccanismo è stato posto in essere dal notaio in danno dei suoi clienti, persone e società residenti ed operanti, per lo più, nell’Agrigentino, tra professionisti, dipendenti pubblici, comuni e società. Un esempio, vero, ma con un nome di fantasia: il signor Rossi nel 2012 acquista la sua prima casa per 112.000 euro con l’accensione di un mutuo ipotecario. Il signor Rossi, oltre a versare le imposte dovute e coprire i costi dell’onorario, per 2.162 euro, consegna ignaro al notaio ulteriori 4.870 euro che gli sono indicati dal notaio come necessari per versare le imposte (gonfiate) all’Erario ma che, in realtà, sono incassati dal notaio che, dal 2012 al 2017, avrebbe percepito illecitamente 1 milione e 800mila euro, frutto della ripetuta condotta truffaldina perpetrata in danno degli ignari clienti. Il professionista, inoltre, è stato sottoposto ad una verifica fiscale che, per il solo anno d’imposta 2012, ha permesso di constatare oltre 407.000 euro di base imponibile sottratta a tassazione ed una imposta evasa complessiva di circa 290.000 euro.

13 dicembre, I Carabinieri del Comando Provinciale di Agrigento, in collaborazione con i militari del Nucleo Carabinieri dell’Ispettorato del Lavoro, hanno condotto una vasta operazione sul territorio Riberese, contro il fenomeno del “caporalato” e dello sfruttamento del lavoro irregolare, in “nero”, approfittando della condizione di bisogno. Il titolare di un’azienda agricola, per ricavare maggiori profitti, ha ingaggiato un gruppo numeroso di giovani clandestini per la raccolta delle arance. Circa trenta Carabinieri della Compagnia di Sciacca e della Tenenza di Ribera hanno setacciato alcuni fondi agricoli in contrada Castellana e hanno accertato lo sfruttamento di vari braccianti agricoli provenienti dall’Est Europa e dal Maghreb. E’ stato arrestato, ai domiciliari, in flagranza di reato il presunto “caporale”, un operaio forestale di 58 anni, originario di Ribera, e sono state denunciate a piede libero altre sei persone residenti a Ribera tra cui il titolare di un’azienda agricola. Risponderanno di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro. Complessivamente sono stati individuati 10 lavoratori in “nero”, tutti stranieri, impiegati illecitamente nella raccolta delle arance. Sotto il profilo amministrativo, sono state elevate sanzioni per un ammontare pari a 40.000 euro.

13 dicembre, La Squadra Edilizia della Polizia Municipale di Agrigento ha scoperto e sequestrato un abuso edilizio. Nel dettaglio, nei pressi del confine tra Agrigento e Favara, è stato demolito un immobile di 30 metri quadri risalente nel tempo. E al suo posto è stato costruito un altro immobile a due piani, di circa 120 metri quadri, con veranda di 15 metri e terrazzo di 30 metri quadri. Il Comune ha disposto l’immediata sospensione dei lavori della costruzione, ancora allo stato grezzo, in zona sismica, senza alcuna autorizzazione del Genio Civile e senza alcun permesso di costruire.

13 dicembre, L’apposita sezione misure di prevenzione del Tribunale di Agrigento, presieduta da Luisa Turco, con a latere Giuseppe Miceli e Rosanna Croce, ha risposto no alla richiesta dell’avvocato Calogero Lo Giudice, difensore dell’ex deputato e assessore regionale Vincenzo Lo Giudice, 78 anni, di Canicattì, per la revoca della sorveglianza speciale ritenendo non più ricorrente il requisito dell’attualità della pericolosità sociale. Di diverso avviso sono stati i magistrati che, invece, hanno riconosciuto l’attualità della pericolosità sociale e hanno pertanto confermato i 5 anni di durata della misura, fino alla scadenza, il prossimo 28 giugno. Lo Giudice ha scontato 10 anni di reclusione nell’ambito dell’inchiesta cosiddetta “Alta mafia”.

14 dicembre, Ad Agrigento, al palazzo di giustizia, il Tribunale ha condannato tre impiegati comunali in servizio al Comune di Aragona, imputati di assenteismo, tra truffa e peculato. Sono stati inflitti 1 anno e 10 mesi di reclusione a Salvatore Bellanca e Alfonso Galluzzo, e 1 anno e 6 mesi ad Angelo Buscemi. I tre si sono difesi sostenendo che il loro ordine di servizio prevedeva che lavorassero anche all’esterno del Comune per parlare con assessori, operai e fontanieri.

15 dicembre, Lo scorso 13 settembre, i Carabinieri hanno arrestato per concussione un dipendente dell’Ufficio Tecnico del Comune di Campobello di Licata, Francesco Gioacchino La Mendola, geometra, 48 anni, e, per concussione in concorso, un altro dipendente dello stesso Comune di Campobello, Giuseppe Nigro, 48 anni. L’inchiesta è scattata a seguito della denuncia di due imprenditori di Licata, Angelo Incorvaia e Valerio Peritore, titolari dell’impresa “Omnia srl”, che opera nel settore dello smaltimento dei rifiuti speciali. I due hanno raccontato di una richiesta di tangente, per 3mila euro, da parte di un dipendente del Comune di Campobello di Licata, con la complicità di un suo collega, altrimenti avrebbero subito il blocco dei pagamenti per l’appalto in corso da parte del Comune. E’ stato organizzato l’incontro “trappola”. Nei locali dell’impresa Omnia sono state nascoste micro-telecamere e cimici. Poi le banconote sono state contrassegnate e fotocopiate. E quando Francesco Gioacchino La Mendola ha incassato i soldi è stato ammanettato. I Carabinieri hanno filmato tutto quanto accaduto. Adesso il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Agrigento, Alessandra Vella, accogliendo quanto richiesto dal pubblico ministero Carlo Cinque, ha disposto il giudizio immediato a carico di La Mendola e Nigro, ritenendo ricorrente l’evidenza della prova e quindi non necessaria l’udienza preliminare. Prima udienza il 26 febbraio.

15 dicembre, I Carabinieri della Compagnia di Licata e della stazione di Palma di Montechiaro, nell’ambito di servizi di controllo del territorio, hanno arrestato Pino Azzarello, 36 anni, di Palma di Montechiaro, bracciante agricolo, sorpreso a casa sua in possesso illegale di armi e munizioni. Sotto un lavandino, nascoste dentro una busta di plastica, sono state scoperte e sequestrate una pistola calibro 9, 30 cartucce, e un flacone con dell’olio usato per lubrificare le armi. Il tutto adesso è sotto esame balistico dei Carabinieri del Ris, per accertarne l’eventuale impiego delittuoso.

15 dicembre, A Lampedusa i Carabinieri hanno arrestato due tunisini, di 27 e 32 anni, ospiti del locale centro d’accoglienza, sorpresi nel tentativo di entrare furtivamente all’interno di una villetta. I due immigrati hanno tentato inutilmente la fuga. Adesso sono ristretti ai domiciliari. I Carabinieri gli hanno sequestrato un coltello e attrezzi da scasso. L’operazione rientra nell’ambito di un potenziamento dei servizi di prevenzione e contrasto dei reati di natura predatoria, disposta dal Comando Provinciale dei Carabinieri Agrigento agli ordini del colonnello Giovanni Pellegrino.

15 dicembre, Un gruppo di sette tunisini ha tentato la fuga dal Centro d’accoglienza di Lampedusa nascondendosi dentro un autocarro prossimo ad imbarcarsi sulla nave diretta a Porto Empedocle. Il tentativo è stato sventato dai Carabinieri che, impegnati in un ordinario servizio di prevenzione generale nei pressi del molo commerciale, si sono insospettiti quando hanno notato dei movimenti anomali al di sotto di un telone che copriva il vano cassonato dell’autocarro. I sette tunisini, scoperti non hanno opposto resistenza e sono stati riaccompagnati nel centro d’accoglienza. Il conducente dell’autocarro, al termine degli accertamenti, è risultato estraneo alla vicenda.

15 dicembre, I Carabinieri hanno arrestato un uomo originario di Mazara del Vallo, in provincia di Trapani, responsabile di un furto in trasferta, a Santa Margherita Belice, in provincia di Agrigento, a danno di un’anziana signora dimorante in una villetta isolata. Durante il giorno, Alessandro Genna, 40 anni, ha forzato l’ingresso ed è entrato nell’abitazione approfittando dell’assenza della donna fuori per spese. Genna ha rubato diversi gioielli, oggetti preziosi e soldi in contanti per 3mila euro. Poi, intento ad allontanarsi, è stato intercettato da una pattuglia dei Carabinieri che si è insospettita del suo comportamento nervoso e dello zaino pieno sulle spalle. L’uomo prima di essere bloccato ha tentato la fuga ma inutilmente. Nello zaino è stata scoperta la refurtiva, restituita alla proprietaria. Alessandro Genna è ristretto ai domiciliari.

16 dicembre, Ad Agrigento i Carabinieri si sono accorti di movimenti sospetti intorno ad un chiosco-bar in piazza Vittorio Emanuele. E’ stato organizzato un servizio di osservazione utilizzando anche un binocolo da una finestra della caserma del Comando provinciale a ridosso della stessa zona. Poi è scattata l’irruzione. E’ stato scoperto e sequestrato un involucro contenente quasi 100 grammi di hashish nascosto sotto la macchina del caffè ed alcuni grammi di marijuana accanto a delle bustine da the. Il gestore del chiosco-bar, di 22 anni, è stato arrestato ai domiciliari in flagranza del reato di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti.

16 dicembre, Ad Agrigento imperversano i furti nelle abitazioni. Ignoti criminali hanno svaligiato, peraltro durante il giorno, un appartamento in via Ugo La Malfa e una villetta in via Persefone a San Leone. Gli ingressi in ambedue i casi sono stati forzati, e il bottino, soprattutto oggetti preziosi, sarebbe ingente. I ladri hanno approfittato della temporanea assenza dei proprietari. E così è stato anche a Comitini, dove i malviventi hanno rovistato furtivamente all’interno di un’abitazione e, oltre ad oggetti preziosi, non hanno esitato a rubare anche un tv color di ultima generazione.

16 dicembre, Ad Agrigento, al palazzo di giustizia, il Tribunale ha condannato un imprenditore titolare di un locale notturno di intrattenimento in piazzetta San Calogero, per disturbo della quiete pubblica allorchè non avrebbe impedito “gli schiamazzi e i rumori provocati dagli avventori del locale disturbando il riposo notturno degli abitanti della zona”. Il giudice Francesco Provenzano ha emesso un decreto penale di condanna a 100 euro di ammenda. L’inchiesta è scattata a seguito dell’esposto presentato, a nome di tanti residenti nella zona, dall’avvocato Roberto Gambino.

17 dicembre, Ad Agrigento proseguono intensamente i servizi di prevenzione e controllo del territorio ad opera dei Carabinieri del Comando Provinciale di Agrigento, alle redini del colonnello Giovanni Pellegrino. I militari, allarmati al 112, sono intervenuti in un ipermercato, e, appena giunti, si sono imbattuti in tre persone, un uomo e due donne, intenti ad allontanarsi velocemente a piedi. I tre sono stati subito bloccati e perquisiti, e addosso gli è stata scoperta parecchia merce rubata, per alcune centinaia di euro. L’intera refurtiva è stata recuperata e restituita ai titolari dell’esercizio commerciale. I tre autori del furto, due casalinghe ed un agricoltore, tutti di nazionalità romena, sono stati arrestati in flagranza e ristretti agli arresti domiciliari su disposizione dell’Autorità Giudiziaria.

18 dicembre, Ad Agrigento, al palazzo di giustizia, la giudice monocratico Gianfranca Claudia Infantino, accogliendo le istanze dell’avvocato Giuseppina Ganci, ha assolto, con la formula perché il fatto non sussiste, il tunisino Marzouki Karim,
da anni residente ad Agrigento, imputato di maltrattamenti in famiglia e lesioni personali perché avrebbe picchiato e vessato la propria compagna e la di lei figlia minore di pochi anni di età.
L’avvocato Giuseppina Ganci, nel corso del dibattimento, ha rilevato che la minore, come da referti del pronto soccorso in atti, soffre di cianosi, una malattia che provoca macchie nella pelle le quali, verosimilmente, possono essere scambiate per lividi.

19 dicembre, Il Tribunale di Palermo ha assolto, “perché il fatto non costituisce reato”, l’imprenditore agrigentino Salvatore Moncada dall’imputazione di diffamazione. Moncada avrebbe commesso tale reato a danno di un ex funzionario regionale, allorchè ha inviato alcune lettere a diversi assessorati regionali tramite cui si è lamentato del presunto comportamento ostruzionistico e vessatorio mantenuto dal funzionario, animato anche da ragioni di interesse personale.

19 dicembre, Ad Agrigento, al palazzo di giustizia, lo scorso 14 febbraio, i pubblici ministeri, Salvatore Vella e Simona Faga, a conclusione della requisitoria, hanno chiesto la condanna di Angelo Saverini, 28 anni, di Licata, operatore in una comunità di assistenza ai disabili, a 3 anni e 6 mesi di reclusione allorchè la notte di Capodanno del 2013 avrebbe abusato sessualmente di una disabile di 16 anni. Ebbene, adesso la sezione penale presieduta da Giuseppe Miceli ha condannato Saverini a 3 anni di reclusione allorchè gli sono state riconosciute le attenuanti generiche. Si tratta dell’inchiesta sulle comunità per disabili a Licata ribattezzate “comunità degli orrori”, in riferimento a presunti abusi che sarebbero stati perpetrati a danno dei disabili ospiti.

20 dicembre, I Carabinieri sono stati protagonisti di un’operazione “Natale sicuro” a Licata, dove i militari hanno scoperto un vero e proprio arsenale di esplosivi, tra 1140 confezioni di prodotti pirotecnici, 62 batterie di supporti per il lancio dei fuochi, inneschi di vario genere e pericolose bombe carta. Tutto ciò è stato nascosto in due distinti depositi ricavati in un garage e nella cucina di due condomini. Gli oltre tre quintali di giochi pirotecnici proibiti, contenenti materiale esplosivo, illegalmente detenuti e destinati al mercato nero in occasione delle ormai prossime festività natalizie e di fine anno, sono stati sequestrati non prima dell’intervento degli artificieri antisabotaggio, unità speciale dei Carabinieri, per garantire sicurezza all’ingente quantitativo di esplosivo e scongiurare inneschi accidentali che avrebbero potuto danneggiare gravemente gli interi immobili. E’ stato arrestato un impiegato di 33 anni, di Licata, incensurato. E’ ristretto nel carcere “Petrusa” ad Agrigento e risponderà ai magistrati di detenzione illegale di esplosivi.

20 dicembre, Ad Agrigento, al palazzo di giustizia, la sezione penale presieduta da Giuseppe Miceli, ha sentenziato due condanne e tre assoluzioni nell’ambito di un’inchiesta antidroga incombente tra Licata e Palma di Montechiaro. Nel dettaglio, 5 anni e 6 mesi sono stati inflitti a Luigi Petruzzella, di Palma di Montechiaro, e poi 3 anni e 6 mesi a Gioacchino Pace, 40 anni, anche lui di Palma. Sono stati assolti Gioacchino Pace, di 47 anni, Calogero Pace, 41 anni, entrambi di Palma, e Gaspare Antona, 32 anni, di Licata. Il 20 marzo del 2012, il giorno del blitz ad opera della Polizia, furono eseguiti 4 arresti in carcere e 8 divieti di dimora in provincia.

20 dicembre, Ad Agrigento lo scorso 28 febbraio i poliziotti della Squadra Volanti, capitanati da Rosa Malfitano, hanno arrestato Giuseppe Camilleri, 19 anni, e Antonio Canzoneri, 21 anni, perché sabato 18 febbraio in via Platone avrebbero appiccato un incendio a danno dell’alloggio popolare di un’anziana di 70 anni, peraltro minacciata e picchiata con un bastone. Camilleri e Canzoneri rispondono di minacce aggravate, violazione di domicilio, danneggiamento aggravato e lesioni personali aggravate in pregiudizio della donna. Ebbene, adesso il giudice per le udienze preliminari del Tribunale di Agrigento, Stefano Zammuto, a conclusione del giudizio abbreviato, ha inflitto 3 anni e 10 mesi di carcere a Giuseppe Camilleri e 2 anni e 6 mesi ad Antonino Canzoneri.

20 dicembre, Incidente sul lavoro domestico a Lampedusa. In contrada Terranova, Roberto Ferracane, 65 anni, intento a compiere delle opere sul tetto di casa, è caduto e ha sbattuto violentemente la testa. L’uomo, originario di Castelvetrano ed ex titolare di una concessionaria di automobile, è stato soccorso e trasportato prima al poliambulatorio dell’isola e poi, in elisoccorso, all’ospedale di Palermo. Inutili però sono stati i tentativi di rianimarlo.

20 dicembre, A Campobello di Licata, il 20 aprile del 2012, nelle campagne intorno al paese, un pensionato di 73 anni, Calogero Profeta, è morto perchè aggredito da due cani di razza Corso nel suo appezzamento di terreno, in contrada Burginisi. Adesso, il Tribunale di Agrigento ha inflitto un anno di reclusione, per omicidio colposo, a Girolamo Emanuele Rinallo, 32 anni, presunto proprietario dei cani. Il padre, Gioacchino Rinallo, 56 anni, ha già patteggiato la condanna a 10 mesi di reclusione. I familiari della vittima, difesi dagli avvocati Salvatore Manganello, Vincenza Gaziano e Giovanni Lo Leggio, sono parte civile, e gli è stata riconosciuta subito una provvisionale di 10mila euro.

21 dicembre, Ad Agrigento i Carabinieri hanno arrestato un uomo di 26 anni, indagato di tentata violenza sessuale aggravata. Secondo quanto emerso dalle indagini dei Carabinieri della stazione del Villaggio Mosé, il 26enne, incensurato, in passato legato sentimentalmente alla vittima, una ragazza minorenne, non si sarebbe rassegnato alla conclusione della loro relazione. Lui avrebbe minacciato lei più volte di rivelare, prima ai suoi familiari e poi a terzi, anche mediante l’uso dei principali social network, dettagli e immagini intime della loro storia di coppia, qualora la ragazza non avesse continuato ad avere rapporti sessuali con lui. Le indagini dei Carabinieri, tra interrogatori ad amici e parenti e complessi accertamenti tecnici sui telefonini dei protagonisti, hanno permesso di ricostruire quanto accaduto. L’indagato, tra l’altro, ha tentato di cancellare molte delle conversazioni intrattenute con la vittima sulle chat in voga tra i più giovani. La giovane ha confermato quanto subito al Pubblico Ministero Salvatore Vella. E la Procura ha spiccato l’ordine di arresto in carcere, condiviso e firmato dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Agrigento, Francesco Provenzano.

21 dicembre, A Camastra una discarica di rifiuti speciali pericolosi, e sette persone sono indagate, è stata scoperta dal Nucleo operativo ecologico dei Carabinieri, in collaborazione con personale del Nucleo di Polizia tributaria della Guardia di finanza di Agrigento, coordinati dalla Direzione distrettuale antimafia della Procura di Palermo. E’ stata eseguito anche il sequestro dei beni di una società, con sede a Camastra, che ha in gestione la discarica, per 2 milioni e 64mila euro, inclusi contanti, beni immobili, quote societarie e di altro tipo. L’inchiesta è stata intrapresa nel marzo del 2014, e avrebbe sgominato le attività di un presunto sodalizio criminale responsabile del reato di traffico illecito di rifiuti, e di numerosi reati ambientali, con relativa responsabilità amministrativa della società. In particolare, le indagini, svolte anche attraverso attività di intercettazione, hanno dimostrato come la pratica fraudolenta di declassificazione dei rifiuti costituisse il vero e proprio oggetto sociale perseguito stabilmente dall’impresa di servizi ambientali, con la finalità di ricevere e illecitamente smaltire abusivamente nella discarica ubicata a Camastra rifiuti speciali pericolosi, provenienti praticamente dall’intero territorio nazionale, artatamente declassificati come non pericolosi.

21 dicembre, A Lampedusa il 19 gennaio scorso è stato recuperato il cadavere del marinaio Francesco Solina, 51 anni, a bordo del peschereccio, il “Giacomo Maria”, affondato a circa 4 miglia dalla costa all’alba di martedì 3 gennaio scorso. Ebbene, adesso la Procura della Repubblica di Agrigento, tramite il pubblico ministero, Salvatore Vella, ha chiesto il rinvio a giudizio del comandante e dell’armatore dell’imbarcazione per naufragio e omicidio colposo. Il comandante del peschereccio naufragato, Daniele Minio, 32 anni, non avrebbe prontamente richiesto i soccorsi. Inoltre l’equipaggio non sarebbe stato correttamente composto, con all’interno due componenti irregolari privi di competenza a gestire situazioni di soccorso. E l’imbarcazione non avrebbe posseduto tutte le dotazioni di sicurezza necessarie. L’armatore è il padre del comandante, Giacomo Minio, 62 anni.

22 dicembre, I Carabinieri della Compagnia di Sciacca hanno sorpreso nottetempo un allevatore di 61 anni, originario di Gibellina, alla guida di un suo mezzo con a bordo una ragazzina di 13 anni. L’uomo, P C sono le iniziali del nome, ha millantato un rapporto di parentela tra lui e la minorenne. In verità, come accertato dai Carabinieri, l’allevatore, con precedenti penali, aveva poco prima accompagnato la ragazzina nel suo ovile affinchè si prostituisse con soggetti di nazionalità romena. La Procura della Repubblica di Sciacca è impegnata in indagini più approfondite al fine di scoprire altre eventuali responsabilità nell’ambito della scabrosa vicenda. Il 61enne è stato ristretto nel carcere di Sciacca. La ragazzina è stata affidata ad una struttura di accoglienza, dove sarà seguita da un team di specialisti.

22 dicembre, I poliziotti del commissariato di Porto Empedocle, coordinati dal vice questore, Cesare Castelli, hanno eseguito un provvedimento del Tribunale di Sorveglianza a carico di Giuseppe Butera, 39 anni, di Porto Empedocle. L’uomo, come misura preventiva, è stato assegnato alla “casa lavoro” di Vasto, in provincia di Chieti, in Abruzzo, per la durata di due anni.

22 dicembre, I poliziotti del commissariato di Porto Empedocle hanno arrestato Calogero Colombo, 29 anni, già sorvegliato speciale con obbligo di soggiorno nel Comune di residenza, e che, invece, è stato sorpreso in un centro commerciale a Villaseta. Colombo, ristretto ai domiciliari, è stato inoltre denunciato perché in possesso di oggetti atti allo scasso.

22 dicembre, I poliziotti del commissariato “Frontiera” di Porto Empedocle, hanno eseguito un’ordinanza del Tribunale di Sorveglianza di Palermo di applicazione della misura alternativa della detenzione domiciliare a carico di C L R, sono le iniziali del nome, 30 anni, di Porto Empedocle, ritenuto responsabile di furto.

22 dicembre, A Palma di Montechiaro lo scorso 23 luglio i poliziotti del locale Commissariato hanno arrestato un uomo di 31 anni, Calogero Scrofani, perché, dopo avere discusso animatamente con un venditore ambulante, si è allontanato, poi sarebbe ritornato e, noncurante anche della presenza di bombole del gas, avrebbe lanciato contro il girarrosto una bottiglia di benzina provocando un incendio che ha ferito, ustionandole, due persone, poi ricoverate in ospedale. Ebbene, adesso il palmese ha patteggiato al Tribunale di Agrigento la condanna a suo carico a 1 anno e 6 mesi di carcere.

22 dicembre, Il giudice monocratico del Tribunale di Agrigento, Giuseppe Miceli, ha inflitto la condanna a 400 euro di multa ciascuno a carico di quattro detenuti nel carcere Petrusa di Agrigento. Gli imputati sono ritenuti responsabili di una rissa a colpi di sgabelli durante una partita a carte nell’ora di socialità risalente al 21 ottobre del 2011. Si tratta di Luciano Scerra, 30 anni, di Palma di Montechiaro, Raimondo Bonfanti, 31 anni, anche lui di Palma, Davide Cipolla, 29 anni, di Agrigento, e Pierangelo Giuseppe La Cognata, 37 anni, di Licata.

23 dicembre, A Favara i Carabinieri hanno arrestato un africano originario del Ghana, di 45 anni, proveniente dalla Spagna in autobus, e con 165 grammi di eroina purissima in 10 ovuli nascosti nello stomaco. Il ghanese, residente in Spagna, è stato bloccato e controllato mentre è stato intento a chiedere un passaggio in automobile. L’uomo si è manifestato nervoso, e ha avvertito forti dolori allo stomaco. E’ stato condotto all’ospedale “San Giovanni di Dio” ad Agrigento. Le radiografie hanno smascherato i 10 ovuli, per un totale di circa 165 grammi di eroina. L’africano è recluso nel carcere Petrusa ad Agrigento.

23 dicembre, Lungo la strada statale 121 Palermo-Agrigento, nei pressi del bivio Manganaro, un’Alfa Romeo 147 è stata inseguita dai Carabinieri della Compagnia di Lercara Friddi perché ha violato la paletta rossa dello stop. L’auto fuggitiva è stata bloccata in prossimità della stazione ferroviaria di Castronovo di Sicilia. Il conducente ed il passeggero, entrambi originari del Marocco, sono stati perquisiti e sorpresi in possesso di un panetto da 100 grammi di hashish e 720 euro in contanti. Sono stati arrestati per detenzione a fini di spaccio di droga. Si tratta di Karim Hitani, 26 anni, e Karim Soulib, 23 anni, entrambi residenti ad Agrigento.

23 dicembre, Accogliendo le istanze dei difensori, gli avvocati Diego Galluzzo e Calogero Petix, il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Agrigento, Stefano Zammuto, con parere favorevole della Procura, ha revocato gli arresti domiciliari e ha restituito la libertà all’imprenditore alberghiero di Agrigento, Fabrizio La Gaipa, 42 anni, arrestato lo scorso 14 novembre per presunta estorsione a danno di alcuni dipendenti del suo albergo. Il giudice ha revocato anche il divieto di dimora ad Agrigento imposto al fratello, Salvatore La Gaipa, 46 anni. In particolare, i due indagati hanno concordato con il pubblico ministero Gloria Andreoli di patteggiare una condanna entro i 2 anni di reclusione, e quindi con il beneficio della sospensione condizionale della pena: 2 anni per Fabrizio La Gaipa e 1 anno e 8 mesi per Salvatore La Gaipa.

23 dicembre, La Procura della Repubblica di Agrigento ha chiesto il rinvio a giudizio di 20 imputati nell’ambito dell’inchiesta cosiddetta “Alta Tensione”, dal nome del blitz, con relative misure cautelari, dell’8 marzo scorso. Sono ipotizzati i reati di corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio, furto, truffa e omissione di atti di ufficio, allorchè sarebbero state pagate tangenti per nascondere furti di corrente elettrica. E ciò tramite il concorso di verificatori dell’Enel o con la loro complicità, perché talvolta sarebbero stati gli stessi verificatori a suggerire agli aspiranti ladri di corrente come rubarla e con quali stratagemmi. Tra i venti per i quali è stato richiesto il giudizio vi sono soprattutto titolari di esercizi commerciali. E poi tra gli stessi venti vi sono i tre ai quali l’8 marzo è stata imposta una misura cautelare. Si tratta di due verificatori dell’Enel, Giovanni Trupiano, 60 anni, di Agrigento, e Domenico La Porta, 63 anni, di Naro, con divieto di dimora nella provincia di Agrigento. E Luigia Vinci, 57 anni, di Canicattì, con obbligo di firma, e che si sarebbe impegnata come procacciatrice di clienti e affari per i due verificatori.

23 dicembre, I Carabinieri della Compagnia di Licata hanno arrestato ai domiciliari un uomo di 33 anni di Ravanusa, V A sono le iniziali del nome. Il ravanusano, nel corso di una perquisizione domiciliare, è stato sorpreso in possesso di un chilo di marijuana, nascosto in un mobile antico nel garage, e di strumenti utilizzati per pesare e confezionare la sostanza stupefacente. Sequestrato anche un pugnale da combattimento di interesse storico. Si tratta di un’arma in dotazione all’esercito austriaco fino al 1918. La droga sequestrata, che al dettaglio avrebbe fruttato oltre 3000 euro, sarà oggetto di analisi qualitative e quantitative per evidenziarne il potenziale in termini di principio attivo e dosi ricavabili.

26 dicembre, A seguito di indagini della Compagnia della Guardia di Finanza di Agrigento e dell’Ufficio delle Dogane e Monopoli di Porto Empedocle sono stati eseguiti in diverse regioni d’Italia 6 decreti di fermo emessi dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Agrigento, a carico dei presunti componenti di un sodalizio criminale operante nel settore delle accise. Si tratta di un’appendice dell’inchiesta cosiddetta “Criminal Drinks”, che già a luglio e novembre 2016 ha provocato altre misure cautelari. Secondo quanto emerso dalle indagini, sono stati simulati trasporti di prodotti alcolici in un deposito fiscale fittizio italiano, al fine di consentire ad altri depositi fiscali esteri, mittenti dei prodotti alcolici, di creare cospicue sacche di evasione fiscale. In relazione a 60 milioni di litri di birra e superalcolici fittiziamente movimentati, nel caso di immissione in commercio in Italia, l’accisa evasa risulterebbe pari a circa 26 milioni di euro. E a tale cifra si aggiungono circa 6 milioni di Iva, oltre a tutte le Imposte Dirette che ne conseguono. Gravi i reati contestati: associazione per delinquere finalizzata al falso e alla frode fiscale con l’aggravante della transnazionalità.

27 dicembre, Lo scorso 21 dicembre i Carabinieri della Compagnia di Sciacca hanno sorpreso nottetempo un allevatore di 61 anni, originario di Gibellina, alla guida di un suo mezzo con a bordo una ragazzina di 13 anni. L’uomo, P C sono le iniziali del nome, ha millantato un rapporto di parentela tra lui e la minorenne. In verità, come accertato dai Carabinieri, l’allevatore, con precedenti penali, aveva poco prima accompagnato la ragazzina nel suo ovile affinchè si prostituisse con soggetti di nazionalità romena. La Procura della Repubblica di Sciacca è impegnata in indagini più approfondite al fine di scoprire altre eventuali responsabilità nell’ambito della scabrosa vicenda. Infatti: è indagata anche la madre della ragazzina. E’ una donna di Menfi, e a suo carico, al momento, non è stata emessa alcuna misura cautelare. E’ stata interrogata, in presenza del suo legale, l’avvocato Nino Sutera, dal sostituto procuratore Carlo Boranga. Lo stesso avvocato Sutera afferma: “La mia assistita avrebbe potuto avvalersi della facoltà di non rispondere, ma ha deciso di rispondere alle domande affermando di conoscere quest’uomo, un amico di famiglia, e di non avere alcun motivo per dubitare dello stesso”.

27 dicembre, La Corte d’Appello di Palermo, Sezione Misure di Prevenzione, sciogliendo la riserva dell’udienza dell’1 dicembre scorso, ha accolto il ricorso del difensore, l’avvocato Davide Casà, e ha revocato la misura di prevenzione applicata lo scorso 13 marzo dal Tribunale Collegiale di Agrigento a Claudio Catania, 33 anni, di Agrigento. La Corte d’Appello ha riconosciuto la carenza del requisito, indispensabile, dell’attualità della pericolosità sociale.

27 dicembre, A Ragusa la Polizia ha arrestato due persone, padre e figlio, di San Giovanni Gemini, in provincia di Agrigento. Si tratta di Gaetano e Alfonso Maggio, di 61 e 27 anni, sorpresi in flagranza di reato di furto della cassaforte di un supermercato. I due presunti ladri hanno compiuto due tentativi di scasso della cassaforte, il primo la notte di Natale, e il secondo l’indomani notte, riuscendo a prelevare 30mila euro in contanti. I due Maggio sono stati però bloccati dai poliziotti della Squadra Mobile, avvertiti dai titolari del supermercato del precedente tentato scasso. A Gaetano e Alfonso Maggio sono stati sequestrati parecchi attrezzi da scasso, oltre a strumenti specifici per assaltare le casseforti.

28 dicembre, Ad Agrigento si registra una vera e propria avversione, più o meno vandalica, ai vasi decorativi. Dopo il danneggiamento di tanti vasetti collocati al Viale della Vittoria, adesso i cultori dell’inciviltà hanno imperversato nel centro storico. Tra via Atenea e via Pirandello sono stati letteralmente sradicati e rubati diversi vasi di abbellimento, frutto della buona volontà di alcuni commercianti. E altri invece sono stati danneggiati o capovolti. Indagini in corso.

28 dicembre, I Carabinieri hanno scoperto e denunciato a piede libero alla Procura della Repubblica di Agrigento un uomo di 27 anni, originario di Lentini, che a Favara ha affittato una casa non sua, ottenendo già tre mensilità anticipate, a titolo di caparra, per complessivi 1.320 euro. Il siracusano risponderà del reato di truffa a danno di un favarese di 52 anni. L’attività investigativa dei Carabinieri della Tenenza di Favara, coordinati dal comando compagnia di Agrigento, è ancora in corso.

Cronaca Agrigentina 2017 di Angelo Ruoppolo (Teleacras)



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