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Commissari prorogati fino a giugno per l’ex Province, poi gli organi intermedi

Scritto da il 3 gennaio 2018, alle 06:22 | archiviato in Politica, politica sicilia. Puoi seguire ogni risposta attraverso RSS 2.0. Puoi lasciare un commento o un trackback a questo articolo

Dopo l’azzeramento il governo regionale pensa di fare tornare in vita le Province, almeno per quanto riguarda la sceta da parte dei cittadini dei loroamministratori. Oggi verrà presentato l’elenco delle nuove nomine per il ruolo di commissario dei Liberi Consorzi.
Il primo atto di una manovra che vedrà il traguardo a giugno: il governo regionale ritiene che per allora potrà essere nelle condizioni di indire le nuove elezioni e ridar vita così alle vecchie Province.
I vecchi commissari sono scaduti a San Silvestro e quindi fino alle nuove nomine le ex Province sono prive di guida. L’assessore agli Enti Locali, la forzista Bernadette Grasso, ha già fissato un incontro con Musumeci per oggi e da lì uscirà il nuovo assetto.
Secondo le indiscrezioni circolate, oggi potrebbe arrivare una mini proroga di 15 giorni per i commissari uscenti, per evitare il black out amministrativo. Poi è inevitabile che l’asse Forza Italia-Musumeci spazzi via il vecchio assetto di ispirazione Crocetta-Pd: nessuno dei commissari uscenti dovrebbe essere confermato in incarichi duraturi.
Le nuove nomine dureranno fino a fine giugno. Finora la scelta è caduta su funzionari della Regione, per lo più in pensione, ma la platea dei prescelti potrebbe diventare più vasta e comprendere anche segretari generali degli enti locali, dirigenti statali e altre figure.
Il punto è che il groviglio di norme che dal 2014 a oggi ha modificato ben 8 volte la regolamentazione delle Province porterà in ogni caso a un caos amministrativo. In primis va ricordato che i nuovi commissari si insedieranno solo nei sei Liberi Consorzi (Agrigento, Enna, Caltanissetta, Siracusa, Ragusa e Trapani) mentre nelle tre città metropolitane saranno in vigore altri due assetti diversi.
A Palermo e Catania sono da poco tornati in sella i vecchi sindaci metropolitani, Orlando e Bianco, che però hanno il ruolo di vertice politico ma convivono con un commissario che sostituisce i mai nati consigli metropolitani. Ma se a Palermo e Catania i due sindaci metropolitani sono tornati in sella grazie al Tar, che ha ribaltato le ultime decisioni di Crocetta, a Messina questo non è avvenuto: Renato Accorinti non ha fatto ricorso contro la scelta di commissariare la città metropolitana dello Stretto e dunque lì resta un commissario (Francesco Calanna).
Dunque probabilmente fra oggi e i prossimi giorni le ex Province saranno così regolate: nuovi commissari a Enna, Agrigento, Trapani, Siracusa, Ragusa e Caltanissetta, vecchio commissario a Messina e sindaci metropolitani privi di reali poteri a Palermo e Catania.

Una situazione che resterà tale almeno fino all’estate. Perchè questa attesa? Perchè Nello Musumeci non ha mai nascosto la sua volontà di riportare in vita le Province così come erano prima della riforma di Crocetta. E per farlo deve attendere il via libera della Consulta alla quale la Regione si è appellata impugnando a sua volta l’impugnativa del Consiglio dei Ministri rispetto alla legge regionale varata ad agosto e pubbliata a settembre.
È una legge che fu spinta proprio da Musumeci e Forza Italia. Ma il governo nazionale ha impugnato questa norma tentando di mantenere la Sicilia agganciata al modello nazionale. Musumeci, che a fine anni Novanta è stato presidente della Provincia di Catania, appena insediatosi a Palazzo d’Orleans ha deciso di far costituire la Regione in giudizio davanti alla Consulta per difendere la possibilità di ridar vita alle vecchie Province.
La pronunzia della Corte Costituzionale è attesa per l’estate: se sarà a favore della Regione, in autunno ci saranno le elezioni per le Province altrimenti si aprirà un altro grande caos. Perchè automaticamente tornerebbe in vigore la penultima riforma di Crocetta, quella che prevede l’elezione indiretta dei soli presidenti dei sei Liberi Consorzi. Mentre le città metropolitane resterebbero automaticamente gestite dal sindaco del capoluogo corrispondente ma dovrebbero a loro volta eleggere il consiglio metropolitano in via indiretta (cioè facendo votare i consiglieri dei Comuni associati).
Il governo non fa mistero intorno al suo piano: «Noi vogliamo tornare all’elezione diretta e per questo abbiamo deciso di resistere all’impugnativa dello Stato davanti alla Consulta – ha illustrato ieri la Grasso – ma nell’attesa le Province non possono restare nel limbo e Roma deve consentirci di rimettere in piedi il sistema non solo dal punto di vista organizzativo ma anche da quello economico».
E questa è l’altra partita che si aprirà in questi giorni. Musumeci, la Grasso e l’assessore all’Economia Gaetano Armao sono in pressing sul governo nazionale per ottenere uno sconto sulle tasse che le Province pagano allo Stato: si chiama prelievo forzoso ed è una sorta di contributo che questi enti versano per l’equilibrio del bilancio nazionale. Solo che anche per il 2018 è stato quantificato in 197 milioni: è la somma che dovrebbero versare sia i sei Liberi Consorzi che le tre città metropolitane. Il punto è però che questi enti incassano in tutto dalla Regione 91 milioni, dunque anche per il 2018 è previsto che vadano in rosso per 106 milioni. Un replay di quanto accaduto nel 2016 e 2015.
Senza soldi – è la sintesi di una relazione che la Grasso ha già inviato a Musumeci – questi enti sono destinati al default. Anche perchè le varie riforme che si sono susseguite hanno via via restituito a Liberi Consorzi e Città Metropolitane le originarie funzioni delle Province (in particolare la gestione di scuole superiori e strade) ma senza dirottare i fondi necessari. Anche per questo motivo Musumeci vorrebbe portare all’Ars una legge che ridiscuta le funzioni di questi enti.
Da qui il flop di enti che contano oltre seimila dipendenti e centinaia di precari. A Enna, Caltanissetta e Siracusa ci sono ritardi di mesi sul pagamento degli stipendi. E proprio ieri a Siracusa è scoppiata una nuova emergenza. La partecipata Siracusa Risorse, che gravità nell’orbita del Libero Consorzio, è senza fondi ed è stata costretta a mettere in ferie forzate i 94 dipendenti. Ovviamente stop ai relativi servizi, che riguardano proprio il trasporto disabili, la manutenzione delle scuole e delle strade.
Il commissario del Libero Consorzio, Giovanni Arnone, ha messo per iscritto che l’ente nel 2018 non è in condizioni di affrontare spese per servizi. Il buco già maturato dalla sola ex Provincia di Siracusa è di oltre 60 milioni. Una situazione che rispecchia quella di tutte le altre ex Province della Sicilia.



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