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Sequestrato l’impero da 120 milioni dell’imprenditore Calogero Romano

Scritto da il 8 marzo 2018, alle 06:22 | archiviato in Cronaca, cronaca sicilia, Photo Gallery, Racalmuto. Puoi seguire ogni risposta attraverso RSS 2.0. Puoi lasciare un commento o un trackback a questo articolo

I finanzieri del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Palermo, in esecuzione di un provvedimento emesso dalla Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Agrigento su proposta della Procura della Repubblica di Palermo, hanno sequestrato aziende, immobili, auto e conti correnti nella disponibilità di Calogero Romano, noto imprenditore originario di Racalmuto, per un valore complessivo di oltre 120 milioni di euro. Le indagini, svolte dalle Fiamme Gialle palermitane e coordinate dalla Procura della Repubblica di Palermo, hanno consentito, in base all’accusa, di ricondurre il successo delle iniziative imprenditoriali di Romano ai rapporti di connivenza con esponenti di spicco di Cosa Nostra agrigentina che sarebbero durati per un ventennio. Nel 2016, Calogero Romano è stato infatti condannato dal Tribunale di Agrigento alla pena di sei anni e sei mersi di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa, per aver contribuito “al rafforzamento di Cosa Nostra, pur non facendone parte, fino a quando il suo principale punto di riferimento, il mafioso Ignazio Gagliardo, non entrò nel programma di protezione per i collaboratori di giustizia”. Secondo l’inchiesta aveva intrattenuto rapporti diretti con “Cosa Nostra” agrigentina, beneficiando dell’appoggio e della protezione di esponenti della famiglia di Racalmuto (AG), al fine di ottenere vantaggi per le proprie imprese, operanti nel settore edilizio e nel mercato del calcestruzzo. In particolare, tra il 1992 ed il 2012 l’imprenditore avrebbe consentito agli esponenti del sodalizio criminale Ignazio e Calogero Gagliardo e Maurizio Di Gati, di gestire l’impianto di calcestruzzo formalmente riconducibile alle società controllate da Romano – tra cui la “EREDI ROMANO DI ROMANO CALOGERO & C. s.n.c.”, la “ROMANO s.r.l.” e la “IERRE s.r.l”. ottenendone in cambio lo sviluppo della propria attività economica. Nel tempo sono state costituite molte società, tra cui la “PROGRAM GROUP RACING ENGINEERING s.r.l.”, proprietaria del noto Autodromo Internazionale Valle dei Templi di Racalmuto, la “BETON 640  società unipersonale a r.l.”, la “MEDITERRANEA CAVI s.p.a.” e la “ROMANO TELECOMUNICAZIONI s.r.l.”, queste ultime specializzate nella posa di cavi elettrici e telefonici che hanno via via guadagnato una posizione dominante nel settore delle opere di realizzazione di reti telematiche, nelle provincie della Sicilia occidentale. Con il consenso di Giuseppe Falsone ritenuto il boss di Campobello di Licata, considerato in passato il capo di Cosa Nostra agrigentina, Calogero Romano avrebbe, inoltre, fornito alle aziende riconducibili a Angelo Di Bella e Vincenzo Leone, ritenuti appartenenti alla famiglia mafiosa di Canicattì (AG), il calcestruzzo necessario alla realizzazione dei lavori di costruzione del noto centro commerciale “Le Vigne”,  realizzato tra le città di Agrigento e Caltanissetta. I finanzieri avrebbero peraltro accertato come per l’edificazione del centro commerciale, Romano abbia fatto sistematico ricorso a sovrafatturazioni delle forniture di calcestruzzo, al fine di precostituirsi “fondi neri” necessari al sostentamento della famiglia mafiosa di Canicattì. Una volta divenuti collaboratori di giustizia, Maurizio Di Gati e Ignazio Gagliardo, che erano stati informati direttamente da Romano delle iniziative imprenditoriali che aveva intrapreso per la costruzione dell’autodromo di Racalmuto, hanno fornito dichiarazioni sul suo conto e sulle imprese a lui riconducibili. A conclusione degli accertamenti economico-patrimoniali svolti dal G.I.C.O. del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Palermo, l’accusa ritiene di aver dimostrata una ingente sperequazione fra redditi leciti, patrimoni accumulati ed investimenti effettuati da Calogero Romano, sulla base della quale è stata applicata la misura patrimoniale del sequestro finalizzato alla confisca, anche dei beni intestai ai familiari. 



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