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Crisi, a Gela chiuse 364 aziende

Scritto da il 31 ottobre 2010, alle 09:46 | archiviato in Economia, Eventi. Puoi seguire ogni risposta attraverso RSS 2.0. Puoi lasciare un commento o un trackback a questo articolo

La crisi economica, in provincia di Caltanissetta, ha messo in ginocchio il settore dell’edilizia e alimentato l’economia sommersa e il lavoro nero.

La denuncia giunge dal segretario provinciale dei lavoratori edili aderenti alla Fillea-Cgil, Ignazio Giudice, il quale, in una nota spiega che negli ultimi due anni il numero delle imprese è sceso da 970 a 606, con una contrazione del 38% che ha corrisposto a una riduzione di personale del 40%.

Leggermente più contenuto il calo delle ore lavorative e delle retribuzioni, che si ferma al 30%. Ma il sindacato non crede che tante aziende possano essere scomparse in così poco tempo.

“Sicuramente non hanno chiuso 364 imprese e sicuramente non hanno perso occupazione 2015 lavoratori – dice Giudice – siamo convinti, invece, che è aumentato il lavoro irregolare, quello nero, in mano alla mafia, in mano a imprenditori che abbassando i costi e creando concorrenza sleale sfruttano i dipendenti e inginocchiano tante aziende che vogliono attenersi alle regole, alla sicurezza, ai diritti contrattuali”.

E a riprova di quanto detto fornisce altri dati: nel 2009 l’ispettorato del lavoro ha accertato la presenza nei cantieri di 539 lavoratori in nero e 1379 irregolari a vario titolo, su un totale di 2175 persone controllate. Dunque, l’88% del personale edile non è stato trovato in regola con le leggi sul lavoro.

Il segretario della Fillea-Cgil nissena suggerisce al governo regionale di incrementare i fondi (ridotti del 30% negli ultimi due anni) per le missioni di controllo degli ispettorati, la cui attività in Sicilia sta facendo incassare sanzioni per 4,6 milioni di euro. Giudice chiede infine l’avvio di “una politica keynesiana di sostegno all’economia attraverso opere pubbliche e non di tagli indiscriminati”.



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