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Sicilia, quasi povero uno su 4: redditi più bassi del 25%

Scritto da il 31 dicembre 2011, alle 06:43 | archiviato in Costume e società, Cronaca, Economia. Puoi seguire ogni risposta attraverso RSS 2.0. Puoi lasciare un commento o un trackback a questo articolo

L’indicatore del rischio di povertà o esclusione sociale è, nel 2010, pari al 24,5%, un livello analogo a quello dell’anno precedente. In particolare, nel biennio 2009-2010 risultano sostanzialmente stabili in Italia sia il rischio di povertà (dal 28.4% al 18,2%) sia quello di grave deprivazione materiale (dal 7% al 6,9%), mentre è aumentata dall’8,8% al 10,2% la quota di persone che vivono in famiglie a bassa intensità di lavoro, dove cioè le persone di 18-59 anni lavorano meno di un quinto del tempo. Nel 2010 la maggior parte degli indicatori di deprivazione materiale non presenta variazioni statisticamente significative rispetto all’anno precedente. L’unica differenza di qualche rilievo riguarda la difficoltà incontrata nel riscaldare adeguatamente l’abitazione, che cresce nel Mezzogiorno dal 20,2% al 23% risultato maggiore nel 2010 soprattutto per le famiglie in cui vivono persone anziane.

IL 16% DELLE FAMIGLIE ARRIVA CON DIFFICOLTÀ A FINE MESE. La percentuale delle famiglie che nel 2010 ha dichiarato di arrivare con molta difficoltà alla fine del mese è del 16%, nel 2009 era stata del 15,3%. L’8.9% si è trovato in arretrato con il pagamento delle bollette; l’11,2% con l’affitto o il mutuo; l’11,5% non ha potuto riscaldare adeguatamente l’abitazione. La tipologia familiare meno esposta ai disagi è quella delle coppie senza figli; le situazioni di maggiore vulnerabilità sono quelle delle coppie con almeno tre figli, quelle in cui è presente un solo genitore e quelle in cui vivono anziani soli. Il 31,3% delle famiglie con tre o più minori si è trovato almeno in una occasione, nel 2010, senza soldi per comprare vestiti necessari, il 18,1% ha avuto problemi a pagare le spese mediche e il 6,3% quelle alimentari.

NEL SUD E NELLE ISOLE REDDITI FAMILIARI PIÙ BASSI DEL 25%. La metà delle famiglie italiane ha percepito nel 2009 circa 2.050 euro netti al mese. Ovviamente, l’altra metà ha avuto entrate superiori. Tenuto conto dell’inflazione, il reddito medio è rimasto praticamente invariato rispetto all’anno precedente; nel 2008 l’indagine aveva registrato una riduzione dell’1,8 del reddito netto familiare medio. È poi profondo il divario territoriale: il reddito medio delle famiglie che vivono al sud e nelle isole è inferiore di circa un quarto (75,9%) rispetto a quello delle famiglie residenti al nord. Il 12,9% delle famiglie che abitano nel Mezzogiorno è gravemente deprivato, valore più che doppio rispetto al centro e più che triplo rispetto al nord. Il reddito familiare è tanto maggiore quanto più è alto il livello di istruzione del principale percettore: quando si tratta di un laureato, il reddito mediano della famiglia risulta più che doppio rispetto al caso in cui il percettore ha la licenza elementare o nessun titolo di studio.  Infine, le famiglie in cui il principale percettore è donna hanno un reddito mediano inferiore di circa un terzo rispetto alle altre.

IN ITALIA DISEGUAGLIANZA POCO PIÙ ALTA DELLA MEDIA UE. Germania e Francia mostrano valori inferiori a quello italiano sia del “rischio di povertà”, sia dell’indicatore di “grave deprivazione materiale”. In Italia e in Francia è più marcato il rischio di povertà per i giovani fra i 18 e i 24 anni, rispetto alle generazioni più anziane. In Italia, inoltre, è più alto il rischio di povertà per i minori di 18 anni.

20% PIÙ RICCHI HA 37,2% DEL REDDITO, A 20% PIÙ POVERI L’8,2%. La quota di reddito totale del 20% più ricco delle famiglie residenti in Italia, nel 2009, è pari al 37,2%, mentre al 20% più povero spetta l’8,2% del reddito.



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