La Procura di Agrigento ha aperto un’inchiesta conoscitiva, allo stato senza indagati, per la mancata raccolta dei rifiuti solidi urbani in città. I reati ipotizzati dai sostituti procuratori Matteo Delpino e Andrea Maggiani sono interruzione di pubblico servizio e omissioni in atti d’ufficio. Secondo quanto si è appreso, i magistrati avrebbero intenzione di ascoltare, in qualità di persona informata sui fatti, il commissario straordinario dell’Ato di Agrigento.

Quella appena trascorsa è stata un’altra notte di roghi di cassonetti e di cumuli di spazzatura che ormai da diversi giorni ingombrano strade e marciapiedi dei 19 comuni gestiti dall’Ato Ag2 Gesa. I vigili del fuoco del Comando provinciale di Agrigento hanno dovuto effettuare numerosi interventi per spegnere gli incendi appiccati da ignoti malviventi che continuano ad approfittare dell’emergenza rifiuti per creare ulteriori, gravissimi danni all’ambiente e alla salute dei cittadini. Nella città dei templi i roghi sono stati appiccati nelle vie Petrarca, De Castro, Sicilia, Mattarella, Sciascia, Cavaleri Magazzeni, Kennedy, Di Giovanni e nelle piazze San Giuseppe e Tritone. Diversi interventi sono stati effettuati dai vigili anche nei comuni di Favara, Porto Empedocle e San Giovanni Gemini.

Il commissario regionale per l’emergenza rifiuti Domenico Michelon è pronto a intervenire per porre fine alla grave situazione che ormai da giorni sta mettendo in giniocchio i 19 comuni gestiti dall’Ato Ag2 Gesa. Michelon – con i poteri che gli vengono conferiti dall’ordinanza sull’emergenza rifiuti in Sicilia del presidente del Consiglio dei ministri n. 3887 del 9 luglio 2010 – potrebbe seguire due strade. La prima è quella della precettazione dei lavoratori, la seconda è quella dell’affidamento ad altre imprese della rimozione dei rifiuti. Questo pomeriggio alle 18 l’assessore regionale ai rifiuti ha convocato il liquidatore di Gesa Teresa Restivo ed i sindaci per fare il punto della situazione e cercare una soluzione.

Sarebbe di circa 40 milioni di euro il debito accumulato dai Comuni soci che devono a Gesa. L’altro ieri nel corso di una riunione tra il liquidatore di Gesa Teresa Restivo e i sindaci, quat’ultimi hanno chiesto di riavere indietro il servizio. Resta paradossale il fatto che mentre i primi cittadini rivogliono il servizio di raccolta, gli stessi devono una montagna di soldi alla Società d’Ambito. Una situazione paradossale che vede danneggiati imprese, lavoratori e cittadini, costretti a pagare costi elevati un servizio poco efficace, a causa dell’incapacità politica degli amministratori locali. Le prime vittime sono le aziende che rischiano di fallire e i lavoratori che oggi non ricevono gli stipendi e domani rischiano il loro posto di lavoro. Sul tema, alquanto scottante, interviene l”avvocato Giuseppe Scozzari, legale delle aziende che gestiscono il servizio di igiene ambientale, che in una nota attacca senza sconti Gesa e le Amministrazioni comunali. Il debito dei Comuni nei confronti della Società d’Ambito è di 40.860.995 euro. Secondo il legale agrigentino, le imprese sono sull’orlo del fallimento. Il legale ha avuto incarico “per agire nei confronti di Gesa, di sindaci, funzionari e revisori contabili dei Comuni, per le gravi omissioni ed inadempienze verificatisi nel corso di questi anni, con salvaguardia sui beni patrimoniali degli stessi”. Con Giuseppe Scozzari analizziamo passo, passo le varie problematiche che hanno portato al collasso l’importante servizio. Si inizia dalle condizioni contrattuali e dai termini di pagamento. “Ai sensi degli articoli 7 e 24 del capitolato speciale d’appalto – ci dice l’avvocato – allegato al contratto, Gesa è obbligata ad effettuare i pagamenti mensilmente, entro il 60° giorno dalla presentazione delle fatture”. Quasi mai Gesa ha rispettato le scadenze dei pagamenti e ciò ha generato la situazione creditoria attuale. “Ad oggi – continua Scozzari – le fatture già scadute ammontano ad 9.811.163 oltre ai servizi prestati nei 60 giorni di franchigia contrattuale (febbraio e marzo) per un importo di 3.414.638 euro. In pratica sono stati prestati servizi non retribuiti per 13.225.802 euro. I corrispettivi pagati da Gesa sono fermi alla metà di agosto 2011. Si consideri che l’incidenza della mano d’opera è di oltre il 70% del corrispettivo”. Non solo “Su detti crediti il Rti ha già pagato Iva per l’ammontare di 1.200.000 euro circa”. Passiamo adesso al credito vantato dei lavoratori. “Ai dipendenti è stata corrisposta la mensilità di dicembre 2011 e la tredicesima. Sono creditori delle mensilità di Gennaio e febbraio 2012 e della mensilità di marzo alla scadenza del 15 aprile 2012″. I ritardi, intanto, hanno prodotto la necessità delle aziende di ricorrere al denaro prestato dalle banche. “E’ noto a tutti – ci dice Giuseppe Scozzari – che l’accesso al credito presso le banche è divenuto fortemente più difficoltoso; inoltre l’assoluta mancanza di affidabilità finanziaria delle Società d’Ambito Gesa Ag2 ha peggiorato le cose. Il forte indebitamento con le banche e le nuove restrizioni sull’accesso al credito non consentono più alle imprese di potere sostenere ulteriormente l’attuale situazione creditoria. Non è certamente migliore il rapporto con i fornitori. “I servizi in argomento presuppongono forniture da parte di terzi. Queste aziende sono nelle stesse condizioni del Rti e non riescono più a sostenere i ritardi nei pagamenti. Dal primo di aprile i fornitori di carburante, se non si procede al pagamento di quanto dovutogli, non forniranno più il carburante; con l’inevitabile fermo dei mezzi. Altri costi da affrontare sono i contributi per circa 420 lavoratori (indipendentemente dal pagamento della mensilità) costo carburanti, tasse, Iva, costi di gestione aziendale, officine e ricambi, sacchi e materiali di consumo vari, interessi bancari. Le imprese, in questi anni hanno ricevuto da Gesa il pagamento di interessi per il ritardato pagamento, in misura ridotta rispetto alla vigente normativa e con la rinuncia a qualsiasi rivalsa per i danni subiti. Tale comportamento di Gesa non legittima i ritardi; il Rti per sopravvivere non ha bisogno degli interessi, ma della puntualità nei pagamenti. Sarebbe opportuno che Gesa e/o i Comuni ricorressero loro al credito bancario”. A quanto ammonta il debito? “Dal bilancio approvato dalla Gesa nell’anno 2010 e trasmesso alla Cciaa, risulta che il debito dei Comuni nei confronti della Società d’Ambito è di 40.860.995 euro. Non ci è dato sapere per l’anno in corso; notizie fondate ci inducono ad affermare che tale debito si è ulteriormente incrementato. Quali sono le inadempienze dei Comuni? “Mancata istituzione in bilancio, ai sensi dell’articolo 21 comma 17 della L.R. 19/2005, di un capitolo con adeguata dotazione, per l’intervento sussidiario determinato sulla base della previsione fatta dalla Società d’ambito in merito a temporanee carenze di liquidità dovuta alla mancata riscossione ( a partita di giro). I revisori dei Conti dei Comuni non hanno esercitato il controllo per la rigorosa applicazione da parte dei Comuni dell’articolo 21 comma 17 della L.R. 19/2005, relativamente alla previsione in bilancio di un capitolo con adeguata dotazione, per l’intervento sussidiario al fine di assicurare l’integrale copertura delle spese di gestione integrata dei rifiuti. A questo rilievo viene risposto che l’intervento sussidiario trova applicazione solo dopo che le società di riscossione abbia comunicato l’impossibilità definitiva a potere riscuotere la quota non pagata dei ruoli. Questo è assolutamente falso, infatti, la circolare regionale n° 396 del 09/05/2006, al paragrafo 6, nel ribadire l’obbligo dei Comuni a prevedere nei propri bilanci il capitolo di spesa relativo all’intervento sussidiario, chiarisce che detto intervento va…..determinato sulla base della previsione che dovrà fare la Società d’Ambito in merito a temporanee carenza di liquidità dovute alla mancata riscossione (a partita di giro). Il testo lascia poche possibilità di diversa interpretazione; l’aggiunta poi, tra parentesi, del termine tecnico “a partita di giro” fuga ogni dubbio. Si riscontra l’assoluta inerzia da parte del Liquidatore della Gesa nel porre in essere tutte le iniziative di legge per il recupero dei predetti crediti. Non è possibile finanziare i servizi d’igiene urbana nei Comuni dell’Ato Ag2 con le esposizioni bancarie delle imprese.  Intanto, l’appalto in essere, prorogato per la terza volta, non è più remunerativo. I prezzi applicati risalgono all’anno 2006-2007. L’incremento del costo del personale e dei carburanti, dalla data di aggiudicazione, ha totalmente vanificato i margini di utile, peraltro con un consistente aumento delle stesse spese generali. Al riguardo il Rti ha proposto ricorso al Tar per il riconoscimento dei maggiori costi documentabili con atti ufficiali della Pubblica Amministrazione, già notificato a Gesa Ag2 spa”.