Il voto siciliano di fine ottobre sarà il banco di prova dei partiti per le elezioni nazionali previste nel prossimo anno. La Sicilia è stata sempre laboratorio politico e anticipatrice degli eventi nazionali, di conseguenza a Roma vogliono rendersi conto dei risvolti che avranno le coalizioni fino a ieri inedite e la forza dei singoli partiti e movimenti. Sarà forse (anche) per questo che la riforma della legge elettorale è ancora in stand by? La domanda me la pongo perché sento tanti osservatori politici dire che “c’è da stare attenti per la prossima legislatura, che non sarà come un’altra, ma riguarderà la tenuta stessa del sistema democratico”. “Parole dettate da un rischio” – dice qualche altro – “che al comando vadano uomini soli”. Certamente dopo la distruzione del sistema scuola, del lavoro, delle reti di solidarietà e della stessa speranza di un domani migliore, la sfiducia nella politica è cresciuta così tanto che le elezioni sono divenute il bivio da cui dipenderà un intero ciclo storico.
Purtroppo non ho ancora letto un programma che abbia una precisa idea di società che si vuole. Dell’alternativa necessaria che tanti predicano non noto umiltà e coraggio di proposizione e, di conseguenza, credo occorra molta più prudenza e il giusto discernimento nella scelta da parte dell’elettorato. Che si abbia consapevolezza del fatto che per una cultura della ricostruzione e quindi del rinnovamento, vanno sempre evitati i ritorni dei “Gattopardo” che si annidano ovunque e il nuovismo mascherato, i volgari faccendieri e gli arroganti imbroglioni. Stare attenti, inoltre, a quelli che perseguono obiettivi di deragliamento, cioè a coloro i quali scommettono più sui fallimenti che sugli esiti positivi delle elezioni; a coloro i quali occupano la scena politica con partiti personali o con rendite di posizione. A quelli che la crisi l’hanno pure procurata e poi negata, tanto che si invitavano i cittadini a spendere e spandere perché l’Italia era in buona salute e i ristoranti pieni.
Se li conosci li eviti: noi dovremmo conoscerli un po tutti, specialmente quelli che hanno affossato la Sicilia e mortificato i siciliani.
Salvatore Ferrara


















