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Il fascino irresistibile della scoperta e dei viaggi nella letteratura: “anatomia dell’irrequietezza” di Chatwin

Scritto da il 2 maggio 2013, alle 07:37 | archiviato in Arte e cultura, Eventi, Sul Comodino. Puoi seguire ogni risposta attraverso RSS 2.0. Puoi lasciare un commento o un trackback a questo articolo

Anatomia dell’irrequietezza è un’opera letteraria dello scrittore inglese Bruce Chatwin. Il libro è stato pubblicato postumo nel 1997, radunando una serie di scritti inediti o pubblicati su riviste composti tra gli anni ’70-’80.

Nonostante l’eterogeneità dell’opera, è possibile ravvisare in essa i classici fili conduttori della produzione di Chatwin, ovvero il tema del viaggio, della scoperta, dello studio storico e sociale dell’uomo.

La prima parte del volume, intitolata “Horreur du domicile” (espressione ripresa dai Journaux intimes di Charles Baudelaire) è prettamente autobiografica. In essa l’autore tratteggia la sua infanzia e la sua giovinezza, giungendo fino all’età matura, attraverso quattro scritti:

“Ho sempre desiderato andare in Patagonia (La formazione di un scrittore), pubblicato sul “The New York Times Book Review” del 2 agosto 1983.

“Un posto per appendere il cappello”, scritto per “House & garden”.

“Una torre in Toscana”.

“Andato a Timbuctù”, pubblicato su “Vogue” nel 1970.

La seconda parte del libro comprende una serie di racconti. Questi scritti, sebbene frutto della fantasia dell’autore, attingono alle sue vicende autobiografiche. I racconti sono:

“Latte”, pubblicato sul “The London Magazine” agosto-settembre 1977 e ristampata sul “The London Magazine Stories”.”

Le attrattive della Francia”, apparso postumo ad opera del “The Colophon Press” di Londra nel 1993.”Il patrimonio di Maximilian Tod”, apparso nel 1979 sul “Saturday Night Reader”.

“Beduini”, che compare anche, leggermente modificata nel libro dello stesso autore “Le Vie dei Canti”.

La terza parte del libro riunisce tre testi relativi al nomadismo, che nelle intenzioni dell’autore avrebbero dovuto costituire il punto di partenza di un libro più ampio, sullo stesso argomento, che tuttavia non vide mai la luce (che egli cominciò a redigere ma che successivamente distrusse).

La quarta parte del libro comprende una serie di recensioni di opere letterarie.L’ultima parte infine comprende due scritti di Chatwin nei quali l’autore esprime considerazioni sull’arte e sulle implicazioni del possesso di un’opera d’arte. In essi ritroviamo temi cari a Chatwin, aprrofonditi nel libro “Utz” in forma più letteraria, ma che di fatto costituiscono un argomento comune a tutte le sue opere.



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