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Ravanusa,“Padre Polisano… qua la mano…”: intervista con l’Arciprete della Chiesa Madre

Scritto da il 15 maggio 2013, alle 07:58 | archiviato in Costume e società, Cronaca, Eventi, Photo Gallery, Ravanusa. Puoi seguire ogni risposta attraverso RSS 2.0. Puoi lasciare un commento o un trackback a questo articolo

Nel numero di aprile sulle pagine del mensile “Europubblik” di Ravanusa, una particolare intervista di Girolamo La Marca a don Mario Polisano, che da poco più di sei mesi è il nuovo Arciprete della Chiesa Madre “Parrocchia San Giacomo”:

1 Come preannunziato eccomi qui per intervistarLa. Forse avrei dovuto farlo prima ma la partenza di padre Emanuele avrebbe condizionato l’intervista. Ma parliamo invece di Lei, intelligentemente non ha stravolto le abitudini della parrocchia lasciando aperte le porte della sacrestia e anche tutti i gruppi in essere…o no?

-Rispondo con piacere alle tue domande, con la stima e l’affetto di sempre.

Premesso che la Chiesa non è costituita solo dal Sacerdote, ma da una intera Comunità che svolge un cammino di fede e di spiritualità, che non può essere frantumato né dalla morte né dal trasferimento del Parroco in altra sede.

Premesso che sono grato a Dio per il servizio spirituale che padre Emanuele ha prestato nella Chiesa Madre e nella città di Ravanusa.

Premesso che i sacerdoti, come tutti gli uomini, sono diversi, ognuno con carismi, pregi e limiti personali ,e che nessuno è mai fotocopia di un altro.

Ritengo che un nuovo Parroco guidato dalla Sapienza dello Spirito e dalla saggezza umana è chiamato a non stravolgere quanto di positivo trova nella vita della Parrocchia, ma , mettendo la propria sensibilità spirituale ed umana, a favorire la continuità e la crescita spirituale.

Se un Parroco trovasse fedeli che vanno a scassinare banche o a smerciare droga deve intervenire subito e tagliare , se invece trova persone o gruppi che pregano e fanno il loro cammino di fede è felice e dà il suo contributo per una migliore vita cristiana.

Le porte della Chiesa poi devono essere sempre aperte ed esprimere l’apertura del cuore di sacerdoti e fedeli verso ogni fratello.

2 “Sogno una Chiesa povera per i poveri” c’è scritto in una brochure distribuita in Chiesa per le feste pasquali. Ma è solo una maniera di dire. Difficile pensare ad una Chiesa povera mentre in verità la crisi fa aumentare davvero il numero della gente bisognosa. Non esiste secondo me una vera attinenza tra le due cose o forse mi sbaglio io?

-La frase citata è del nuovo Papa Francesco, che lo Spirito Santo ha donato alla Chiesa e al mondo, e che con la sua umiltà e semplicità ha dato uno scossone di positività a tutti .

La Chiesa è chiamata ad imitare il suo Signore, sempre ma specialmente in questo difficile momento di disagio economico-sociale. La ricchezza, il denaro, il potere sono una controtestimonianza e un tradimento della propria vocazione. Tutti i passi che ci liberano dall’idolo della ricchezza ci rendono più liberi e più vicini ai fratelli , specialmente a quanti fanno fatica a vivere.

3 Padre D’Antona è ricordato come il prete burbero, padre Stuppia come il prete buono, Padre Caravaglia come un prete difficile da gestire, Padre Carlino come un prete politico, Padre Savarino come Padre Savarino e basta, Padre Polisano come sarà ricordato?

-La conoscenza e l’amicizia che mi ha legato ai Sacerdoti da te ricordati mi portano a non condividere del tutto la sintesi che tu fai. La complessità della loro vita e i tanti problemi che

ognuno vive come uomo o come prete non possono sintetizzarsi in un unico aggettivo.

Come io sarò ricordato non lo so né evidentemente ho fretta di saperlo. So soltanto che a me sta molto a cuore sia l’annunzio del vangelo calato nella quotidianità della vita, sia il rapporto umano e fraterno con l’uomo che incontro nelle strade. Desidero mettere al primo posto l’accoglienza, che è l’ABC della Carità.

4 Le pecore si sa vanno e vengono dall’ovile dove il prete è il buon Pastore… non nota in questi tempi un aumento di gente che sente il bisogno di avvicinarsi alla chiesa quasi a cercare un posto sicuro alle tempeste esistenziali alla ricerca magari di certezze perdute?

-Io credo che nel cuore di molti ,giovani ed adulti, cresce il bisogno di accostarsi a Dio, a Cristo, unica Speranza del mondo, io credo che tanti avvertono l’esigenza di fondare la propria vita su valori positivi e basi solide e sicure, davanti al crollo di molti pseudovalori effimeri e illusori che causano “tempeste esistenziali” di ogni genere. La Chiesa, pur con tutti i limiti umani, offre a tutti la Verità di Dio e la speranza di una vita nuova.

5 Quando io avevo 18 anni ascoltavo insieme a Lei nella mia piccola 126 verde Guccini che cantava Eskimo e Libera nos Domine e parlavamo anche di esistenzialismo. Ora a 60 anni quasi io ascolto ancora Guccini e mi sento ancora esistenzialista Lei invece è diventato da tempo Arciprete… dove ho sbagliato?

-A me Guccini è sempre piaciuto, non tanto quello politico, ma soprattutto quello esistenziale, con quella malinconia personale o cosmica che spesso tutti avvertiamo dentro di noi. Anch’io ricordo con piacere le lunghe discussioni sull’esistenzialismo e sulle alterne vicende della vita.

Anche allora ero prete, anche se con più capelli e con la giovinezza che schizzava da tutti i pori. Mi piace ancora oggi cogliere il sapore esistenziale della mia e dell’altrui vita. Passano gli anni, ma noi portiamo in noi il bagaglio della nostra esperienza e a me Mommino mi sta bene così com’è, geniale, fantasioso e sempre alla ricerca di risposte più profonde.

6 Ora possiamo dirlo a tutti: Lei in verità a Canicattì stava bene ed è stato il Vescovo ad insistere a farla tornare qui senza che Lei lo avesse mai chiesto. Secondo Lei perché ha voluto che ritornasse in paese anche se ancora non erano passati i dieci anni previsti?

-Hai perfettamente ragione. Dopo essere stato una vita alla Parr. S. Croce, sono stato per cinque anni a Canicattì, dove mi trovavo non bene, ma benissimo .Il Vescovo mi ha pregato insistentemente di venire nuovamente a Ravanusa nella Chiesa Madre e alla Mad. di Fatima. Perché ha voluto ciò non lo so. Ma se il Vescovo, nel suo discernimento pastorale, ha deciso così avrà avuto le sue ragioni e fatto le sue valutazioni, nell’ottica della mobilità dei Sacerdoti, per un servizio adeguato alla Comunità.

7 Non ci sono più i preti di una volta già Lei ai suoi tempi era un prete moderno ma quelli di oggi… son tutt’altra cosa. Chattano in rete, hanno il profilo su face, usano l’ultimo cellulare… e molti non sanno cos’è una tonaca. Certo non è l’abito che fa il monaco…

-Ogni prete deve essere prete, né antico, né moderno, ma prete. Certo quelli di oggi sono figli di una nuova generazione, più attenti ai nuovi mezzi di informazione e più vicini agli stili giovanili, ma credo e spero siano sempre animati dalla freschezza spirituale ed umana, che costituisce l’ossatura della bellissima e delicatissima missione del sacerdote nella Chiesa e nel mondo. L’abito poi non ha mai fatto il monaco e in una società sempre meno legata all’apparenza ciò che soprattutto conta è come si è, non solo come ci si veste.

8 In una sua recente predica ha invitato i fedeli a votare alle prossime comunali con attenzione cercando di non sbagliare e magari cercando di cambiare, almeno così mi è stato riferito. Ma qual’è il viso nuovo per Ravanusa o qual’è quel partito che potrebbe fare secondo Lei qualcosa.

-Ti riferisci alla predica da me fatta il Venerdì Santo, quando davanti all’esempio del Cristo Morto ,ho citato ancora una volta il Papa Francesco “ il potere è servizio” e ricordato come è necessario che quanti hanno o avranno responsabilità politiche o amministrative pongano nel loro comportamento lo spirito di umile servizio e di ricerca del bene comune e non dell’interesse privato. Ho invitato la cittadinanza a fare scelte sagge e responsabili, guardando al vero bene della nostra amata Ravanusa e sforzandosi di liberarsi da ogni forma di clientelismo o familismo, che a volte bloccano le scelte migliori.

Compito del Sacerdote e della Chiesa poi è quello di essere voce del popolo, di cogliere il grido e il bisogno di chi soffre, di non essere di parte, ma di rappresentare le esigenze economiche e sociali della gente e soprattutto dei giovani.

9 La Madrice logora chi non ce l’ha? Era nota a tutta una certa insofferenza verso Padre Emanuele da parte del Clero locale, ora che anche Lei occupa quel posto come sono i rapporti con gli altri preti? Privitera a parte ovviamente che non fa testo dato che insieme ricordo eravate con padre Brancato i seminaristi della santa Croce e col quale avete sempre avuto un buon rapporto.

-Mi sono fin dall’inizio prefisso l’impegno di creare uno spirito di unità e comunione con tutti, anzitutto con i miei confratelli nel sacerdozio .Occorre convincersi che esiste una sola Chiesa, quella del Signore e va sempre avversato ogni spirito di campanilismo esasperato o peggio di divisione . La comunione è indispensabile nella Chiesa ed è il distintivo di ogni autentico credente. I miei rapporti con gli altri preti sono buoni, in spirito di collaborazione, di rispetto e di dialogo e ciò non solo con padre Privitera con cui mi lega una antica e sincera amicizia, ma anche con tutti gli altri.

10 Ha ascoltato per la prima volta “Beddra Matri di lu Cummentu” una canzone scritta da me in siciliano che parla della devozione verso la Madonna del Convento. Il coro polifonico San Giacomo splendidamente diretto dalla maestra Paraninfo ha emozionato tutti i fedeli che l’hanno ascoltata ed anche lei ho visto che alla fine ha applaudito sentitamente. La stessa scena si è ripetuta anche a Montevago dove è stata pure eseguita ed anche alla parrocchia madonna di Fatima. Dove i fedeli si sono alzati in piedi ed hanno applaudito tipo teatro. Stranamente nessuno del Convento ha chiesto ancora di poterla far ascoltare…

-Ho apprezzato moltissimo la tua “ Bedda Matri di lu Cummentu”e ne ho colto l’ispirazione religiosa, il vissuto sociale della nostra gente e il profondo legame che unisce Ravanusa, fin dalle sue radici, alla devozione alla Madonna. Il Canto del nostro Coro polifonico ne acuisce l’intensità emotiva. Spero che anche al Convento e altrove possa trovare accoglienza spirituale e culturale. La bellezza si coglie solo quando si esperimenta e si gusta.

11 Un dubbio mi è venuto l’altro giorno vedendo per il Venerdì Santo gente che comprava gamberoni e spigole… il messaggio cristiano o è poco chiaro o non viene recepito. Se si fa il digiuno della carne non significa mangiare poi costosissimo pesce… che “fioretto” è così?

-Il digiuno e l’astinenza che la Chiesa ci propone nel tempo di Quaresima e soprattutto il Venerdì Santo non può ridursi a semplice osservanza formale, che non tocca il cuore né aiuta i fratelli. Deve invece stimolarci a vera conversione e ad autentica condivisione con i bisognosi.

Digiunare e tradire giustizia e carità non sarà mai apprezzato da Dio .E’ poi evidente che gamberoni e spigole, che fra l’altro costano più della carne, non ci rendono più osservanti dell’autentica legge di Dio. Ci sono due piani: quello formale ed esteriore e quello profondo ed interiore. Secondo te quale è più gradito a Dio?

12 Una curiosità: una volta per un peccato veniale Padre D’Antona mi faceva recitare tre Pater Noster e tre Ave Maria per giunta in latino, oggi cosa si da invece come penitenza?

-Sperimentare la bellezza e la gioia del Sacramento della Confessione come un tuffo nel cuore misericordioso del Padre, che ci ama , ci perdona e ci apre ad un nuovo futuro è di una ricchezza infinita. La penitenza poi è e deve essere un aiuto a proseguire il nostro rapporto con Dio. Io preferisco assegnare come penitenza o preghiere spontanee…in italiano o lettura meditata del Vangelo o opera di carità verso i fratelli.

13 La ringrazio per l’intervista e le auguro come sempre un buon lavoro con il suo gregge. “Cristo regni…”

-Ti Ringrazio anch’io per il lavoro prezioso che svolgi e ti auguro ogni bene….esistenziale.



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