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Sicilia, l’energia che viene dal mare: come è possibile ottenere energia dalle forze della natura

Scritto da il 14 gennaio 2014, alle 06:40 | archiviato in Eventi, oggi mi piace pensare a, Photo Gallery, Scienze e tecnologie. Puoi seguire ogni risposta attraverso RSS 2.0. Puoi lasciare un commento o un trackback a questo articolo

Chiudo gli occhi e sento il rumore del mare, il mare agitato. Mi affascina e spaventa, ma “chi lo domina, domina il mondo!” Così scriveva nel 1890 Alfred Thayer Mahan, ammiraglio della marina americana e autore del libro “Influenza del potere marittimo sulla storia” le cui teorie sono ancora attuali: “chi domina gli oceani domina il mondo”. Ma il potere di cui parlo non è quello politico internazionale, è il potere della natura, del sole, del vento, della terra e del mare. La notizia più attuale viene dalla Francia che si prepara a diventare leader in Europa nell’energia marina sfruttando il moto ondoso per produrre energia elettrica in modo pulito e rinnovabile.

Con la costruzione di quattro grandi turbine di marea, la prima delle quali è stata appena inaugurata al largo delle coste della Bretagna dove consistenti sono i flussi delle correnti del mare ( ma la Francia prevede la costruzione di altre quattro centrali di marea), avverrà la conversione della potenza di queste correnti in potenza meccanica e poi, attraverso i generatori, la conversione in energia elettrica. L’acqua del mare muoverà pali di turbine, e l’energia cinetica che ne discende sarà convertita in energia elettrica.

Esistono già impianti che sfruttano, in Francia e in altri paesi d’Europa, oltre alle correnti, altri tipi di energia proveniente dal mare: le onde, le maree, le correnti di marea e vi sono studi, nel Regno Unito, in Norvegia, Giappone e Stati Uniti, per lo sfruttamento del potenziale energetico delle onde e del gradiente termico tra superficie e fondali. L’Unione Europea ha condotto uno studio per individuare siti idonei alla produzione di energia elettrica attraverso le correnti marine e in Italia ha individuato, per la velocità delle sue correnti, lo Stretto di Messina.

Analogamente a pali di turbine marine, i generatori eolici insieme ai generatori fotovoltaici, solari termici e geotermici, impiegano forme inesauribili di energia che ci aiutano a ridurre le emissioni di gas ad effetto serra, obiettivo comune a tutti Paesi industrializzati dopo il Protocollo di Kyoto da cui discendono tutte le disposizioni sull’efficienza energetica degli edifici. L’Italia è terza in Europa, dopo Germania e Svezia, per le fonti rinnovabili provenienti soprattutto da impianti fotovoltaici, ma anche eolici.

Ancora novità giungono in materia di efficienza energetica e di Attestato di Prestazione Energetica con l’entrata in vigore, il 24 dicembre 2013, del Decreto Legge “ Destinazione Italia” n.145 secondo cui i contratti privi di APE non vengono più annullati, ma viene introdotta una sanzione che va da 3.000€ a 18.000€, ed esclude gli atti di traslazione a titolo gratuito dall’obbligo di allegazione. Con l’entrata in vigore della Legge n. 14 detta Legge di Stabilità 2014 e del Decreto Legge n.151 del 30 dicembre, cosiddetto Milleproroghe, è un disordine totale, poiché le tre norme ora citate si sovrappongo e contraddicono.

Non c’è dunque da stupirsi se ancora ci si chiede “cosa sia l’APE, a cosa serva, cosa cambia, che utilità abbia, in che cosa faccia risparmiare, se è solo un business per i certificatori energetici, se ci consente di pagare meno tasse, o ancora se costa meno il gas, o se sono solo “soldi rubati” ( tutte domande a me poste). Per noi tecnici è sempre una lotta riuscire a convincere, chi vuole ristrutturare o costruire, che queste nuove tecnologie sono al nostro servizio e comunque siamo ormai obbligati ad utilizzarle. Infatti col DL 63 del 4 giugno 2013 dal dicembre 2020 sarà un obbligo realizzare le nuove costruzioni di edifici  ad energia quasi zero, cioè ad elevatissima prestazione energetica, il cui fabbisogno energetico dovrà essere soddisfatto principalmente da energia da fonti rinnovabili. Tutti i possibili interventi di miglioramento che effettuiamo noi tecnici, sia sulla dispersione energetica, cioè sulla scelta dei materiali, sull’isolamento delle pareti, sugli infissi, che sull’utilizzo di impianti energeticamente più efficienti, si traducono tanto in riduzione della bolletta elettrica (ad esempio a partire dal primo anno un impianto fotovoltaico di potenza pari a 3kWp che costa circa 7.000-8.000€ può produrre, in un sito come la città di Agrigento, energia pari a circa 5300 kWh, con un autoconsumo che porta ad un risparmio di quasi 25.000€ nei 25 anni; poiché le detrazioni fiscali, del 50% nel caso di installazione di impianti fotovoltaici e del 65% per le riqualificazioni energetiche, sono prorogate fino al 31 dicembre 2014 dal già citato Decreto di Stabilità 2014, il costo effettivo dell’impianto si dimezza e viene ammortizzato in circa 7 anni), quanto in riduzione del consumo di gas (con i pannelli solari termici e caldaia ad integrazione si produce acqua calda sanitaria che consente di utilizzare meno gas o meno elettricità). Tali interventi di miglioramento, i cui costi potranno essere ammortizzati in dieci anni, vanno riportati nell’Attestato di Prestazione Energetica insieme ai corrispondenti valori di EPgl cioè di prestazione energetica raggiungibile.

Ing. Daniela Mirotta riceve in studio a Palermo – Via Vincenzo di Pavia 43

Per info – d.mirotta@libero.it



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1 Risposta per “Sicilia, l’energia che viene dal mare: come è possibile ottenere energia dalle forze della natura”

  1. Raoul ha detto:

    È molto lungo e sicuramente molto tecnico parlare dei vari sistemi utilizzati per lo sfruttamento del moto ondoso.
    Cercando di rimanere in un ambito di normale discussione, tre sono i principali sistemi da moto ondoso:
    1) O.T.D.
    I sistemi O.T.D., (Overtopping Devices), tipo il Wave Dragon, che implicano la costruzione di sistemi per lo sfruttamento del moto ondoso, se ancorati in mare, o di dighe a terra se s’intende sfruttare l’alta marea; in entrambe i casi, di tratta di rilasciare l’acqua marina tramite idonee condotte, in cui apposite turbine producono, al passaggio del fluido, energia; la pressione d’esercizio si riduce col ridursi dell’altezza dell’invaso artificiale.
    In Italia la cementificazione delle coste per impianti di questo tipo (ammesso di avere alte e basse maree importanti), sarebbe immediatamente contrastato.
    2) O.W.C.
    Sempre con collocazione marina per la produzione d’energia, abbiamo i sistemi O.W.C., (Oscillating Water Columns), o a colonna oscillante, in cui le onde producono in una cavità, naturale od artificiale, una pressione interna a tale cavità, che spostando la colonna d’aria così compressa, sia in fase d’innalzamento dell’onda, che in fase di rilascio, determina l’azionamento di specifiche turbine.
    Sono sistemi anch’essi di tipo “costiero”, anche in questo caso è richiesta una cementificazione in ordine del tipo di moto ondoso, che in ogni caso deve essere importante, comunque con rumori legati al funzionamento, in certi casi, elevato.
    3) W.A.B.
    Altre applicazioni importanti, riguardano i sistemi W.A.B., (ovvero i Wave Activated Bodies), ossia le applicazioni che tendono a sfruttare il moto ondoso di superficie direttamente. Uno dei sistemi più conosciuti è senza dubbio il PELAMIS, di cui alle prime sperimentazioni nelle aree oceaniche Atlantiche del Portogallo e dove si erano manifestate problematiche tecniche quali rotture importanti dei componenti meccanici, ma in particolare la necessità di onde di almeno 7 metri d’altezza per la produzione d’energia elettrica significativa.

    L’energia delle correnti di marea è un’altra delle fonti su cui sono in corso applicazioni, ma i luoghi, in particolare per l’Italia, dove è possibile applicare dette tecnologie, sono numericamente modestissimi, ed in ogni caso l’energia media o produzione media annua non rende economicamente applicabili, o interessanti in Italia, detti sistemi.

    Fotovoltaico ed eolico on – shore sono considerate energie intermittenti, ovvero sistemi che non hanno una “uniformità e costanza produttiva”, produzione media annua fotovoltaica compresa fra un 12% e un 14% in relazione alla potenza istallata, mentre l’eolico è fra un 16% 18%.

    Saltando alle centrali idroelettriche e nucleari, abbiamo rendimenti medi (dati agenzie Europee), che partono da un 30/31% ad una percentuale massima produttiva media annua del 33/34 %.
    Si considerino in ambedue i casi le problematiche che i due sistemi possono innescare e di cui si possono trovare dati e ampie descrizioni su internet, comprese le possibilità di slittamento delle faglie ecc.

    Considerando che in Italia il GSE non elargisce un solo centesimo d’euro in relazione ad impianti per la produzione marina, si potrebbe pensare che tali tecnologie, nel nostro paese, non sono da considerarsi valide o non ci siano le condizioni necessarie per un adeguato sviluppo e successivo impiego.
    È comunque indicativo che il GSE Italiano abbia i contributi più elevati in relazione alle applicazioni da “moto ondoso”, 300,00 € per MW prodotto per 15 anni per impianti da zero a cinque MW, 194,00 € per MW prodotto per impianti oltre i cinque MW per 20 anni, in pratica se non mi sbaglio, dovrebbe essere il contributo per la produzione d’energia rinnovabile fra i più elevati, almeno in Europa.

    Tutto questo è solo la punta dell’intero problema che, di fatto, vuole stabilire quale sia (anche se, di fatto, non lo è), la migliore tecnologia marina, poiché i paesi che sapranno realizzare tale tecnologia o faranno credere agli altri di esserne in possesso, potranno esportarla a livello globale, ovvero saranno in grado di realizzare posti di lavoro stabili per il loro paese, oltre all’indotto necessario che ruota attorno a questo tipo d’istallazioni, ad esempio il loro trasporto, messa in opera, monitoraggio, assistenza, manutenzione, ecc., che in Italia varrebbe all’incirca 120.000 occupati.
    È quindi evidente che se in Europa Nazioni spingono per pubblicizzare sistemi più o meno performanti, il tutto è in prospettiva di commesse, quindi, di importanti risvolti occupazionali che potrebbero creare, anche in innumerevoli zone Italiane, nuovi ed importanti risvolti economici e d’occupazione sull’economia “AZZURRA”, ma in particolare realizzare un’indipendenza energetica come mai sino ad ora.
    Il problema (che molti pensano sia tale), almeno per l’Italia è legato al moto ondoso considerato modesto; in realtà la tecnologia per sfruttare il modesto moto ondoso, in Italia, c’è già, è stata premiata fra le prime tre tecnologie alla Fiera Internazionale di “ECOMONDO 2013” a Rimini, ed è in grado di produrre più delle tecnologie prima citate e rispetto a quelle sino ad ora conosciute.
    Attualmente si stanno prendendo accordi con un’Università in Irlanda, per i test tramite MARINET, che potrebbero iniziare nel corso del corrente anno, per dimostrare che in ambito marino, qualsiasi sia la collocazione (anche in Italia), Canale di Sicilia, Sardegna, Adriatico, ecc. in qualsiasi caso la percentuale produttiva minima è compresa fra il 50% e il 60%, quindi un sistema per Modesto Moto Ondoso con produzioni medie attorno ai 5.200 MW anno per ogni MW istallato.
    In Italia è comunque evidente l’impossibilità di proporre tecnologie in genere, in particolare negli ultimi 4/5 anni, quindi è altresì evidente la necessità di portare per produzione e test le buone tecnologie all’estero, anche se la speranza ultima è di riuscire ad essere propositivi per la risoluzione di vari problemi legati alla produzione energetica che, se risolti con buone tecnologie, possono essere di comune interesse ed utilità anche per il nostro Paese.
    luoar@libero.it

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