centroimpiegoI dipendenti pubblici siciliani si ammalano quanto i loro colleghi delle altre Regioni, più o meno. Nella classifica redatta dal Corriere della sera sulla base dei dati elaborati dalla Cgia di Mestre, la Sicilia occupa il quinto posto con una media del 17,4 per cento di giorni di malattia nel corso dell’anno. In linea, pare, anche sulle giornate più “esposte” ai malasseri: il lunedì vince con grande margine rispetto agli altri giorni feriali della settimana.

Più assenze dal lavoro per malattia in Sardegna, Abruzzo e Basilicata, pari merito con l’Umbria. A parte la Sardegna che “svetta” con un 20,9 per cento, la classifica è cortissima. Dalla seconda fila in giù appena (18,8 per cento) due punti percentuali circa.


La Regione più “sana” è il Trentino Alto Adige, dove i pubblici dipendenti restano a casa a causa di una indisposizione nella misura del 15,4 per cento. La Lombardia, che occupa un onorevole posto nella parte medio bassa della classifica, riesce a far meglio della Sicilia per un punto percentuale circa.

Sarebbe interessante, tuttavia, misurare le assenze dal lavoro “globali”, visto che in Sicilia viene utilizzata ampiamente una norma che permette al lavoratore di utilizzare giorni di lavoro per accudire congiunti gravemente malati. E non solo: in occasione delle consultazioni elettorali i dipendenti pubblici di Palermo, specie gli autisti dell’azienda di trasporto pubblico, sono largamente impegnati nei seggi come rappresentanti di lista, ruolo che non viene retribuito, ma consente di assentarsi dal lavoro nei tre giorni di scrutinio.

Pare che si stia correndo ai ripari con la riforma della pubblica amministrazione. Il caso dei vigili urbani di Roma ha fatto da “detonatore” di una situazione difficile. La tolleranza della fannulloneria ha provocato molti guai, contribuendo a sfasciare l’immagine della burocrazia ed il rapporto della pubblica amministrazione con i cittadini.

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