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“Non esiste nessun nuovo parco archeologico di Pantelleria’, la storica dell’arte Silvia Mazza smentisce gli annunci della Regione

Scritto da il 16 agosto 2018, alle 06:24 | archiviato in Politica, politica sicilia. Puoi seguire ogni risposta attraverso RSS 2.0. Puoi lasciare un commento o un trackback a questo articolo

In merito all’istituzione del nuovo parco di Pantelleria riceviamo una nota della storica dell’arte Silvia Mazza, che appena il 4 agosto scorso aveva rilanciato una sua denuncia di qualche anno prima sul parco «fantasma» di Segesta, un parco mai istituito, ma con tanto di dirigente apicale. Ecco che il giorno dopo la Regione era corsa ai ripari, istituendo, per decreto, Segesta: oltre che una promessa, un’impellenza dettata dall’anomalia denunciata dalla storica dell’arte. Adesso sembra proprio che ci sia un nuovo ‘fantasma’.

Si tratta, appunto, del parco appena istituito con tanto di dichiarazione del Presidente della Regione Siciliana Nello Musumeci, che, commentando il decreto di istituzione, aveva detto: “Due Parchi archeologici in un mese. La valorizzazione dei beni culturali siciliani è tra le priorità del mio governo e stiamo procedendo a tappe forzate, così come ci eravamo prefissati: dopo Segesta, oggi arriva Pantelleria“. In linea l’assessore dei Beni culturali e dell’Identita’ siciliana Sebastiano Tusa: “Firmare il decreto di istituzione del Parco proprio sull’isola e alla presenza di tanti cittadini panteschi è per me una doppia soddisfazione: da un lato mantenere una promessa, dando la concreta possibilità di sviluppo e di tutela del territorio, dall’altro il segno della vicinanza del governo Musumeci alle popolazioni delle isole minori, troppo spesso in passato abbandonate ai numerosi problemi con cui debbono confrontarsi giornalmente”.

“Appena ho letto la notizia mi sono detta che era impossibile – scrive Mazza -. Prima di istituire, infatti, il nuovo parco si sarebbe dovuto per legge (LR 20/2000) modificare e integrare con Pantelleria il Sistema dei Parchi archeologici istituito nel 2001, poi modificato sotto il governo Crocetta, una prima volta sostanzialmente nel 2013, e l’anno dopo, nel 2014, con l’aggiunta del Parco archeologico e paesaggistico della Valle dell’Aci, infine l’anno scorso, sempre in agosto, con il Parco archeologico di Tindari. Tornando a Pantelleria, una volta aggiornato l’elenco dei parchi, per crearne uno nuovo la legge richiede due decreti, uno di perimetrazione, ossia di individuazione delle aree ricedenti nel parco, l’altro di istituzione vera e propria. Altra faccenda spinosa per il Governo Musumeci, perché mentre Segesta è stato istituito il 5 agosto scorso col secondo dei due decreti, faccio rilevare che, a parte la Valle dei Templi nata ‘ope legis’, per Naxos (2007) e Selinunte (2013) è bastato un solo decreto. Ma, allora, come nasce un parco in Sicilia? Una volta con un decreto, l’altra con due, e per tutti i prossimi parchi annunciati? Fatto alquanto singolare dato che si tratta di materia normata e non lasciata all’arbitrio interpretativo. Come stiano le cose e come andrebbe riformata la legge 20/2000 lo scrivo da anni e lo denuncio in diverse occasioni di confronto pubblico. Per il momento l’unica cosa certa è che Pantelleria è ancora solo una voce di un elenco, diversamente da quanto comunicato”.

“A confermarlo è lo stesso Assessore Tusa, che, alla mia richiesta di chiarimenti così ha risposto: ‘quella di ieri è “la firma del decreto di re inserimento di Pantelleria nell’elenco dei parchi archeologici dal quale era stato impropriamente, ingiustamente e illegittimamente escluso. Era stato già perimetrato dopo un lungo iter di concertazione con comune e stakeholders ed era stato anche approvato dal Consiglio regionale. È l’esclusione che è stata illegittima. Con il mio decreto si inserisce nuovamente nel sistema in attesa della decretazione e della composizione degli organi di governo’”.

“La polemica è evidentemente con l’ex assessore Maria Rita Sgarlata che aveva cancellato Pantelleria nella sua rimodulazione del 2013. La geografia dei parchi siciliani cambia, quindi, al cambio dei titolari dei Beni culturali – aggiunge Mazza -. Augurandosi che questi cambiamenti siano sempre sorretti da motivazioni di carattere esclusivamente scientifico, scevri dai condizionamenti e dai particolarismi della politica. A mio avviso, peraltro, sedici parchi (4 già esistenti, più gli altri 12 promessi dal Presidente Musumeci) sono troppi. Non è, infatti, possibile che di parco archeologico si possa pensare per ogni sito archeologico, finendo per annullare il proposito di puntare su qualificati poli di eccellenza, come fatto dall’ex ministro Franceschini con i Grandi Musei e Parchi archeologici nazionali. I parchi archeologici sono una scommessa sulla base di un modello gestionale moderno che consente di diminuire la spesa pubblica, perché si amministrano le risorse che si riescono ad ottenere dalle attività organizzate dal parco stesso. Elemento essenziale e presupposto del parco, però, è che l’area sia di una certa consistenza, almeno tale da rendere vantaggiosa, sotto il profilo prima della tutela, quindi della gestione, un’amministrazione territoriale autonoma”.

“Con lungimiranza, le ‘Linee Guida dei parchi archeologici siciliani’ del 2001 prescrivevano dovesse avvenire ‘secondo criteri di coerenza scientifica’, per sottrarre questa fase ‘dai condizionamenti e dai particolarismi della politica’. ‘Sentinelle culturali del territorio, utili alla valorizzazione condivisa dalla base’ (come in altra occasione aveva detto l’allora direttore del Parco della Villa del Casale, Guido Meli), e dei quali è prevista anche l’autonomia gestionale e finanziaria, rappresentano (sono sempre parole di Meli)’



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