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“Green River”, 30 tonnellate di marijuana: scena muta degli arrestati, distrutta piantagione

Scritto da il 22 ottobre 2018, alle 07:00 | archiviato in Campobello Di Licata, Cronaca, Naro. Puoi seguire ogni risposta attraverso RSS 2.0. Puoi lasciare un commento o un trackback a questo articolo

Si sono svolti, presso il carcere di contrada Petrusa di Agrigento, gli interrogatori di convalida delle tre persone finite in manette dopo la scoperta di una maxi piantagione di marijuana, da parte dei carabinieri della Compagnia di Licata – guidata dal capitano Lucarelli – e della stazione di Campobello di Licata, agli ordini di Enrico Bello -, nelle campagne di Naro. Interrogati due fratelli palermitani Pietro Martini, 19 anni, Vincenzo Martini, 21 anni, considerati dagli inquirenti la manovalanza, ed un agrigentino: Carmelo Collana, 53 anni di Campobello di Licata ma dipendente del Comune di Canicattì. I tre uomini, comparsi dinanzi al gip del Tribunale di Agrigento, Alessandra Vella, si sono avvalsi della facoltà di non rispondere. Sono accusati di cooltivazione e detenzione di sostanze stupefacenti ai fini dello spaccio. Gli arresti sono stati convalidati e i tre uomini restano in carcere. L’operazione “Green River”, fiume verde, rappresenta uno dei colpi più duri al business della droga: oltre 10 mila piantine in piena fioritura per un peso totale di 30 tonnellate. La droga, se immessa nel mercato, avrebbe fruttato oltre 15 milioni di euro. La marijuana veniva coltivata, fatta essiccare e successivamente confezionata con delle grosse buste di plastica sulle quali veniva specificato il quantitativo. “Una vera e propria filiera delle droga” ha commentato il capitano Lucarelli a margine della conferenza stampa al Comando Provinciale di Agrigento. Oltre alla droga è stata rinvenuta su un comodino anche una pistola da guerra calibro nove in ottimo stato ed oltre 50 cartucce dello stesso calibro, risultate illegalmente detenute e nella disponibilità del dipendente comunale. Sulla pistola i Ris di Messina stanno facendo ulteriori accertamenti per verificare l’uso della stessa in recenti fatti di sangue avvenuti ad Agrigento. Intanto, proprio ieri, con l’ausilio delle ruspe, è stata completata la distruzione della piantagione ritrovata.



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