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Forex, i trader aspettano marzo: cosa accadrà?

Scritto da il 7 marzo 2019, alle 01:17 | archiviato in Economia. Puoi seguire ogni risposta attraverso RSS 2.0. Puoi lasciare un commento o un trackback a questo articolo

Le oscillazioni nei prezzi nelle valute più negoziate al mondo sono improvvisamente calate, rendendo il mercato più stagnante. Quanto basta per spingere i trader a pensare per un mese di marzo più dinamico, influenzato da eventi come Brexit, in grado di scuotere i mercati.

La volatilità è d’altronde fondamentale per i trader, che con tale caratteristica possono spremere più a fondo i profitti quando i prezzi si muovono in maniera più drastica. Un “beneficio potenziale, che unito ai vantaggi del broker 24option e di altri broker di principale riferimento per la gestione più consapevole delle proprie posizioni, può condurre a maggiori soddisfazioni sul Forex.

Introdotto quanto sopra, è evidente che il tasso di cambio euro/dollaro – la coppia valutaria più scambiata al mondo – è sostanzialmente rimasto ristretto in una corta gamma di trading trimestrale. Qualsiasi impatto negativo sul dollaro a causa della pausa nel ciclo di variazione dei tassi di interesse della Federal Reserve statunitense è stato attenuato da una cauta Banca Centrale Europea di fronte ad un’economia della zona euro sempre più in difficoltà, lasciando dunque il tasso di cambio pressato da due diverse e opposte forze.

La mossa del presidente degli Stati Uniti Donald Trump di questi giorni di ritardare le tariffe sulle merci cinesi è stata accolta con favore dagli investitori desiderosi di porre fine ai conflitti commerciali, e dovrebbe fungere da ulteriore abbattimento delle speranze di volatilità da parte degli speculatori.

Finora, ricordiamo come nel 2019 l’euro/dollaro abbia oscillato in 3,365 centesimi, ovvero tra 1,1570 e 1,1234 dollari. Secondo Kit Juckes della Societe Generale, l’intervallo medio trimestrale è stato di 9 centesimi, raggiungendo il record di 24 centesimi di un decennio prima. Nel quarto trimestre del 2018 l’intervallo era di 4,12 centesimi.

La calma sembra riguardare anche altre copie valutarie. Per esempio, la volatilità dollaro/yen è quasi un terzo dei livelli di inizio gennaio. La curva di volatilità implicita – una misura delle oscillazioni dei prezzi attesi nella coppia valutaria – è la più bassa degli ultimi cinque anni. Anche la sterlina, molto sensibile ai titoli del Brexit, ha visto la volatilità scendere a due terzi rispetto ai livelli di novembre. L’indice di volatilità valutaria della Deutsche Bank è intanto sceso a 6,89, il valore più basso dal luglio 2018.

Fatto salvo quanto sopra, ora i trader sperano che una serie di eventi previsti per il mese di marzo – Brexit, incontri delle banche centrali negli Stati Uniti, nella zona euro e in Giappone, e un potenziale riaccendersi delle controversie commerciali globali – possa aumentare la volatilità.

Probabilmente, per averne la certezza dovremo attendere ancora qualche settimana, e capire se il mese di marzo sarà effettivamente in grado di mantenere fede alle promesse formulate. Riuscirà a farci fronteggiare un contesto più volatile, in grado di aprire le porte a un terreno fertile per gli speculatori? O dobbiamo attenderci un altro mese piuttosto cauto sotto il profilo dei cambi valutari?



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