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Sistema Montante. Antimafia presenta relazione “Metodo militare di asservimento del pubblico ad interessi privati ed elettorali”

Scritto da il 19 marzo 2019, alle 20:53 | archiviato in Costume e società, Photo Gallery, Politica, politica sicilia. Puoi seguire ogni risposta attraverso RSS 2.0. Puoi lasciare un commento o un trackback a questo articolo

La Commissione Regionale contro la criminalità organizzata e la

corruzione ha approvato oggi pomeriggio all’unanimità la relazione

conclusiva dell’inchiesta sul cosiddetto “Sistema Montante”.

Il contenuto della relazione (che è disponibile all’indirizzo

http://tiny.cc/67683y) risponde all’obiettivo primario che la

Commissione si era dato, quello cioè – come ha spiegato il Presidente

Claudio Fava – “di ricondurre la politica all’esercizio delle proprie

responsabilità, troppo spesso messe in disparte per essere derubricate

a una mera presa d’atto all’intervento della magistratura.”

Nel corso di lavori durati circa 10 mesi, sono state audite 49 persone

(fra dirigenti politici nazionali, funzionari regionali, giornalisti,

giudici, parlamentari, ex ministri).

Gli episodi presi in esame sono del tutto distinti rispetto a quelli

al vaglio dell’Autorità Giudiziaria di Caltanissetta. In questo senso

rappresentano un punto di vista e di approfondimento assolutamente

inedito sul cosiddetto “sistema Montante”, su coloro che vi hanno

partecipato, “nonché – afferma Fava – sulle conseguenze devastanti per

regole di una democrazia rappresentativa che quel sistema ha

determinato, sugli interessi che ha preservato, sulle carriere che ha

favorito, su quelle che ha stroncato, sugli affidavit eccellenti che

ha ricevuto, sulla sostanziale impunità di cui ha goduto per lungo

tempo, non solo nell’opinione pubblica ma anche in ambito

giudiziario.”

La relazione, che consta di circa 120 pagine oltre numerosi allegati,

“è un quadro assai poco rassicurante che descrive minuziosamente la

capacità dell’inner circle di Montante di dare forma ad un governo

parallelo che ha avocato a sé per molti anni gli aspetti più

strategici della governance della Regione, arrivando condizionare (o,

quantomeno, a tentare di farlo) processi decisionali, amministrativi e

di spesa. Come in occasione dell’Expo 2015 o, ancora, della nascita

dell’IRSAP: un paradiso delle consulenze il primo, nato da un

protocollo d’intesa tra il Montante, nella qualità di presidente di

Unioncamere Sicilia, e l’allora assessore alle Attività Produttive,

che era un suo funzionario in Confindustria; una cabina di regia

unica, il secondo, sulla quale il cerchio magico aveva puntato le

proprie ambizioni.”

Nel corso del lavoro della Commissione, si è cercato soprattutto di

capire in che modo Montante e i suoi sodali “si siano, di fatto,

potuti sostituire al governo della Regione. Attraverso cioè quale

circuito di compiacenze, reticenze, distrazioni e protezioni che hanno

attraversato tutte le istituzioni dello Stato e delle professioni,

fino ai loro livelli apicali.”

Al termine di centinaia di ore di audizioni e di migliaia di pagine di

documenti acquisiti dall’autorità giudiziaria e dall’amministrazione

regionale, per Fava “resta la preoccupante consapevolezza che molti

sapessero e – pur senza essere parte di quel sistema – abbiano

taciuto.”

“È emerso un metodo quasi “militare” di asservimento della funzione

pubblica ad interessi privati o elettorali attraverso la forzatura

delle procedure, la sistematica violazione delle prassi istituzionali,

l’umiliazione della buona fede di tanti amministratori, l’occupazione

fisica dei luoghi di governo, la persecuzione degli avversari

politici, fino al vezzo di una certa “antimafia” agitata come una

scimitarra per tagliare teste disobbedienti e adoperata come

salvacondotto per se stessi attraverso un sillogismo furbo e falso:

chi era contro di loro, era per ciò stesso complice di Cosa nostra.”

Queste valutazioni sono state fatte anche sulla base della viva

testimonianza di alcuni dei dirigenti generali che si sono susseguiti

alla guida del Dipartimento di via degli Emiri e che hanno confermato

come la funzione pubblica fosse stata di fatto privatizzata a

beneficio di un piccolo consorzio di personaggi.

A tal proposito, ci si è a lungo interrogati sul fatto che tale

atteggiamento non abbia registrato affievolimenti all’indomani del 9

febbraio 2015, data in cui veniva resa nota dai giornalisti Bolzoni e

Viviano la notizia di un’indagine a carico di Antonello Montante.

Nessun imbarazzo neppure da parte di chi, qualche settimana prima, lo

aveva indicato quale componente dell’Agenzia Nazionale per

l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati

alla criminalità organizzata.

Altro obiettivo, non meno importante, dell’inchiesta è stato quello di

far luce sui rapporti tra il “sistema Montante” e i giornalisti:

quelli da cooptare al servizio del cerchio magico e quelli da

osteggiare, anche con mezzi palesemente illeciti, perché rei di voler

fare semplicemente il proprio mestiere.

“Insomma – afferma Fava – uno svilimento metodico dei princìpi di

rappresentanza e di buona amministrazione che non ha avuto in Montante

l’unico autore e forse nemmeno il principale regista. Al di là

dell’accertamento di eventuali responsabilità penali sue e di altri

imputati nel processo in corso a Caltanissetta, il “sistema Montante”

chiama in causa un sodalizio all’interno del quale nulla era lasciato

al caso, e ciascuno aveva la propria quota di consapevole

responsabilità. Un repertorio di fatti e atti non sempre penalmente

rilevanti, ma non per questo meno gravi o meno degni di tutela e

vigilanza.”

Il Presidente dell’ARS Gianfranco Micciché, presente oggi alla

presentazione della Relazione, ha espresso il proprio apprezzamento

per il fatto che il voto sia stato unanime “a conferma dello spirito

collaborativo di tutti i commissari e della qualità del lavoro svolto,

che rafforza l’intero Parlamento siciliano.” Per Micciché “è

fondamentale che la Commissione prosegua nel proprio lavoro non per

cercare mafiosi, compito che spetta alla Magistratura, per individuare

quei fatti e fenomeni corruttivi dell’attività amministrativa, di cui

hanno fatto le spese tantissimi imprenditori e, in ultima analisi,

tutti i siciliani.”



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