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Il presidente della Regione dopo gli ultimi scandali giudiziari: “Rispettare il lavoro della giustizia”

Scritto da il 23 marzo 2019, alle 06:28 | archiviato in Costume e società, Politica, politica sicilia. Puoi seguire ogni risposta attraverso RSS 2.0. Puoi lasciare un commento o un trackback a questo articolo

“Le indagini della magistratura condotte su ambienti e uomini politici sono sempre una garanzia per la buona politica. Garanzia di costante monitoraggio, controllo, verifica ma anche deterrenza, specie in una terra assai difficile come la Sicilia. Ma attenti a non trasformare l’indagato in colpevole. Voglio essere più chiaro: mi fanno paura i politici giacobini, i sanculotti in servizio permanente, quelli che come iene e sciacalli aspettano, dietro l’angolo, la notizia di giornale per emettere sentenze di condanna e dare lezioni di moralità. I moralisti per professione sono una brutta categoria: usano la giustizia inquirente come arma politica per colpire un avversario altrimenti invulnerabile o per coprire proprie inefficienze, colpe e persino doli, come fatti anche recenti dimostrano”.

Questo è quanto scrive in una nota il presidente della Regione Siciliana Nello Musumeci, in risposta ad alcune prese di posizione dell’opposizione all’Ars sul “silenzio” del governatore dopo le vicende giudiziarie dei giorni scorsi.

“Lo dico con la serenità di chi, per formazione e storia personale – continua il governatore – crede di non potere ricevere lezioni di vita da nessuno: sono sempre stato garantista e non ho mai speculato su vicende giudiziarie che abbiano visto coinvolti uomini e donne di tutti gli schieramenti, grillini compresi. Chi riveste ruoli istituzionali, ad esempio nel governo regionale o all’Ars, ha il dovere di chiedere ‘trasparenza’ nel voto d’Aula (altro che voto segreto!) e l’applicazione di un codice etico per tutti, governanti, deputati e burocrati. Ma soprattutto ha il dovere di rispettare nel silenzio il lavoro della magistratura e attendere fiducioso il giudizio finale. Pretendendo che se a sbagliare è un politico, merita di essere condannato due volte!”.

Immediata la replica del gruppo M5s all’Ars chiamato in causa. “Invocavamo l’Osce per il controllo del voto in Sicilia durante le ultime elezioni regionali e ci prendevano in giro, qualche deputato ‘illuminato’ ironizzava, invitandoci perfino a chiedere l’intervento dei Caschi blu. Purtroppo non esageravamo e i fatti ci stanno dando ragione, ed è dovuta intervenire la magistratura per portare alla luce parecchi presunti episodi di voto di scambio e di corruzione. Il risultato è che le ultime consultazioni regionali rischiano di essere state pesantemente falsate, mentre all’Ars abbiamo 16 indagati, quasi tutti della maggioranza di Musumeci” sottolinea il deputato 5 stelle all’Ars, Giancarlo Cancelleri, competitor diretto di Musumeci alle ultime regionali.

“Musumeci ha ritrovato la parola? Sono contento – continua Cancelleri -, speriamo che trovi ora anche la strada delle riforme. Se ne avesse fatta una per ogni indagato della sua maggioranza, la Sicilia sarebbe l’Eldorado e invece l’isola affonda senza che questo Esecutivo riesca a cavare un misero ragno dal buco”.

“Noi giustizialisti per colpire un avversario altrimenti invulnerabile? A parte il fatto – conclude Cancelleri – che l’avversario più che vulnerabile ci sembra quasi in catalessi, abbiamo solo chiesto un passo indietro di Savona, oggi inopportunamente alla guida della commissione Bilancio in un momento in cui all’Ars si decide sul collegato, la vera manovra Finanziaria. Da qui, poi, a fare una seria riflessione su una giunta che annovera ben un terzo di indagati, il passo è breve. Ci dica, Musumeci, se per lui questo è normale. Non sempre per muoversi bisogna attendere i famosi tre gradi di giudizio, altrimenti finisce come ai tempi di Annibale, mentre a Roma si discute Sagunto viene espugnata”.

 



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