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L’Editto bulgaro Canicattinese. Fare il giornalista in questa città è come volere vendere costumi da bagno agli esquimesi

Scritto da il 8 agosto 2019, alle 10:36 | archiviato in #Esclusiva, Canicattì, Cronaca. Puoi seguire ogni risposta attraverso RSS 2.0. Puoi lasciare un commento o un trackback a questo articolo

Fare il giornalista a Canicatti , per ciò che si intende nel senso più nobile della professione, cioè raccontare i fatti e denunciarli giornalisticamente, è come volere vendere costumi da bagno e infradito agli esquimesi. Adesso vi spiego il perché. Canicattì oltre ad essere un paese in assenza di legge cioè ove è assolutamente inutile denunciare qualsiasi tipo di misfatto e opacità perché rimane solamente un grido nel corridoio di un palazzo in costruzione, è il paese dell’editto bulgaro, dove si esercita una delle più vergognose forme di censura da parte di sedicenti pseudo politici manovrati da abili burocrati, ignorando una voce libera e  attendibile della città.

Ed ecco scattare il divieto di inviare qualsivoglia comunicato stampa a chi si permette di dire cose che non vanno loro  a genio, o meglio a chi si permette di chiedere di indagare sui pozzi di contrada Gulfi facendo correre il rischio di scoprire una delle pagine più vergognose di questo paese, o di chi si permette di interessarsi a opaci affidamenti della telefonia del nostro comune o chi piuttosto continua a ricordare un periodo che sarebbe meglio a detta loro non ricordare anzi dimenticare in fretta come le emergenze rifiuti e l’allegra gestione, a chi denuncia la presenza di amianto per sentirsi rispondere che poteva rimanere li a vita, a chi fa notare che un pizzino non è un titolo di credito o piuttosto il sequestro del cam, o magari le tante concessioni e dismissioni di immobili fatte in allegria e tante, tante altre cose. Ma questo paese non interessa a nessuno se non a chi ha pensato bene di farne incetta e così si tacita  questa testata estromettendola da qualsivoglia informazione.

E dopo la straordinaria mossa  ( ribattezzata la mossa del ventriloquo) di privarla di due consiglieri comunali attenti e precisi a fornire a questo grillo parlante atti, fatti, misfatti e documenti che facevano emergere azioni amministrative diciamo creative, diamogli il colpo di grazia cancellandoli dalla nostra lista di testate a cui inviare qualsivoglia comunicato stampa e estromettendoli dalle conferenze stampa. Ma nel paese senza legge tutto è possibile, perché se ad un paese togli la legge è l’informazione fai una duplice operazione: puoi fare quello che cazzo ti pare e lo puoi raccontare o meglio farlo raccontare,  come cazzo ti pare.

Il prezzo di tutto questo lo paga la comunità, quella parte di gente onesta costretta a subire. E dopo tre anni di inefficienze , opacità, tric e ballacchi provano a farsi ricucire l’utero per raccontarci una verginità di altri tempi. Nel frattempo fanno a gara chi si deve spartire sul proprio profilo le foto del lavoro dell’assessore Palermo e contemporaneamente  valorizzano parchi e giardini con la proiezione di Dumbo. Per la serie “ quando la presa per il culo non conosce confini”. Siamo una comunità isolata in ostaggio . Cosa rimane da fare? Non lo so, magari in attesa della cavalleria rimaniamo chiusi in casa.



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1 Risposta per “L’Editto bulgaro Canicattinese. Fare il giornalista in questa città è come volere vendere costumi da bagno agli esquimesi”

  1. Salvo ha detto:

    La situazione è palese..siamo sotto un “regime anarchico” ossia paradosso dell’incompetenza.
    Vorrei anche aggiungere che tra le follie nell’allegato gestione vi è anche la Tati con il relativo calcolo che elude le norme nazionali aggravando anche immobili ai quali non è applicabile l’imposta in quanto prive di servizio

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