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Perdita del diritto al servizio sanitario territoriale , ecco chi ci guadagna dalla crisi del settore…..

Scritto da il 4 novembre 2019, alle 08:52 | archiviato in Agrigento, Cronaca. Puoi seguire ogni risposta attraverso RSS 2.0. Puoi lasciare un commento o un trackback a questo articolo

PERDITA DEL DIRITTO AL SERVIZIO SANITARIO TERRITORIALE PER SEGUIRE LA CESSIONE DEI LABORATORI DI ANALISI: SVELATO IL PIANO SEGRETO, ECCO CHI CI GUADAGNERÀ DALLA CRISI DI TUTTO IL SETTORE.

Il 90% dei laboratori di analisi, ovvero tutti quelli che non raggiungono 200.000 prestazioni annue, dal 2020 dovranno chiudere. La riduzione porterebbe ad un oligopolio dei laboratori di grande dimensione, spesso di proprietà di multinazionali, una riduzione dei servizi nel territorio siciliano e la perdita del lavoro per circa 2000 persone, tra indotto e personale dei piccoli laboratori di analisi privati convenzionati con la regione.

La Federazione Sanità C.I.D.E.C.  ha chiesto alla Regione Sicilia di esaminare la  proposta di una “rete-contratto” che eviterebbe di concentrare tutto il budget della Regione su pochi operatori, visto che questa operazione di accentramento non causerà risparmio alcuno per la regione. Se non ci guadagna la Regione Sicilia, allora chi ci guadagna? I titolari dei consorzi e le multinazionali private della sanità che da tempo tentano di acquistare i laboratori di analisi della Sicilia. Come mai attuare o modificare in rete consortile un Decreto Assessoriale, il 182/17, di un governo fallimentare? La battaglia in difesa dei laboratori di analisi è la difesa del diritto alla salute dei cittadini, la difesa di un diritto al servizio sanitario che vuole essere negato al territorio. Abbiamo depositato una mozione ed alcune interrogazioni per affrontare in aula la questione e ci riserviamo di realizzare accessi agli atti per verificare eventuali conflitti di interesse. Come mai la regione, nonostante il completamento dell’iter di accreditamento, ha sollecitato negli ultimi anni ai laboratori privati di dotarsi di strumentazione tecnologica all’avanguardia, di pagare un ente istituito dalla regione per il controllo della qualità (quindi spingendo i privati a fare grossi investimenti), e poi oggi svende tutto il settore?

Come mai l’interesse Nazionale, l’Agenas (Agenzia Nazionale Servizi Sanitari), promuove una rete territoriale basata sulla centralità del paziente e la Sicilia ostenta un modello di rete che rispecchia le finalità professionali e del cittadino?
In alcune Regioni come la Calabria, la Basilicata e la Puglia  è stata prevista la possibilità da parte delle strutture di aggregarsi attraverso formule giuridiche che evitino il trasporto obbligato di provette da un posto all’altro. Sarebbe opportuno che anche in Sicilia si proceda in tal senso. Quali sono i dati esatti dei risparmi che la Regione Sicilia ipotizza sull’accorpamento consortile dei laboratori di analisi? La revoca dell’accreditamento ad oltre 350 strutture cosa produce? Solo spostamento di capitali pubblici. Come mai la Regione Sicilia, in un momento di dissesto economico territoriale, puo’ permettere la chiusura di attivita’ imprenditoriali professionali siciliane, regalando tutto in mano a multinazionali private estere e a pochi titolari di consorzi, per altro creando un pericoloso monopolio che avra’ come logica conseguenza un aumento dei prezzi e uno strapotere di contrattazione che sbilancera’ tutto il settore? Come mai imporre un disagio al cittadino? Il Governo Nazionale, con la prossima finanziaria, promuoverà  la medicina del territorio agevolando l’erogazione di servizi sanitari  tramite il medico di famiglia.  La Burocrazia Regionale, invece, vorrebbe orientare e condizionare le scelte politiche costringendo ad accettare  interpretazioni errate determinando disoccupazione, disagi per i ceti deboli e assenza di qualità. Un disegno irrazionale: la trasformazione/dismissione di strutture Qualificate che da oltre 30 anni operano/anticipano per il SSR in Punti Prelievo;   il trasporto incondizionato di campioni biologici come strumento di accentramento di capitali; l’utente assiste alla inevitabile spersonalizzazione del servizio sanitario, identificato da un “codice a barre”, ed alla perdita di un
servizio pubblico che ottimizza le tempistiche di refertazione.
La Federazione ha offerto uno studio del paziente, ha promosso un dialogo tra le componenti della governance del territorio, al fine di promuovere azioni e proposte che riducano le disuguaglianze di salute che favoriscano l’equità sanitaria e la programmazione territoriale delle politiche socio-sanitarie, perseguano una presa in carico dei cittadini-pazienti in una prospettiva di continuità e migliori esiti di cura. ASCOLTO perché ci consente di giungere ad un’attenta valutazione dei bisogni, delineare un welfare di comunità, fondato sulla condivisione e sulla partecipazione. DIALOGO perché Sindaci e Management sanitario insieme assumano sinergicamente la governance della programmazione territoriale delle politiche sociali, attraverso azioni che sappiano caratterizzarsi per flessibilità e integrazione tra servizi sociali e socio-sanitari, tra servizi domiciliari e residenziali, fra istituzioni e terzo settore. Si tratta di fattori che costituiscono la spinta di base per indurre un cambiamento duraturo nei comportamenti, contribuendo a superare barriere e problemi. Proprio il DIALOGO e l’ASCOLTO e la CAPACITA’ DI PROPOSTA sono stati il filo conduttore del percorso che ha suggerito un nuovo rilancio del settore indicando una precisa direzione di marcia: piena sinergia di visione e di azione, rappresentando chi opera sui territori  e chi li governa, per consentire a tutti gli attori di essere protagonisti nelle scelte di programmazione sul futuro della sanità e del socio-sanitario, considerando i fattori geografici, demografici e sociali  come lo standard su cui ragionare per un intervento ponderato di governance.

La Federazione Sanità C.I.D.E.C. nel pieno rispetto delle istituzioni, sulla scorta delle altre Regioni, sostiene il governo con   documentazione utile (relazioni tecniche, proposta condivisa, direttive procedurali) per integrare la riorganizzazione territoriale su un modello che rispecchia le effettive esigenze dell’utente e degli operatori. Chi di dovere deve difendere una categoria soffocata da una crisi programmata a distruggere la libertà di scelta del cittadino, la professionalità del settore, la piccola e media imprenditoria. La Federazione chiede al presidente Musumeci e all’Assessore Razza un’attenta riflessione, di prorogare i termini del D.A. 182/17, decreto di altra amministrazione, nonchè di tutelare un servizio pubblico messo in svendita al miglior offerente.

 

Federazione Sanità C.I.D.E.C



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1 Risposta per “Perdita del diritto al servizio sanitario territoriale , ecco chi ci guadagna dalla crisi del settore…..”

  1. Oscar ha detto:

    Mi chiedo in che modo dovremmo progredire imitando la Puglia, la Basilicata e la Calabria. Ho vissuto per anni in Lombardia, e le analisi me le sono SEMPRE fatte in centri prelievo!! Come si fa a voler imitare le regioni peggiori anziché le più virtuose??

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