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Sigari, babbaluci e hi-tech: il nuovo volto della Sicilia agricola

Scritto da il 8 novembre 2019, alle 06:12 | archiviato in Politica, politica sicilia. Puoi seguire ogni risposta attraverso RSS 2.0. Puoi lasciare un commento o un trackback a questo articolo

In tempi di crisi, la creatività è il pungolo, sia per creare nuovi progetti, sia per rilanciare le tradizioni di un territorio. Noi siciliani siamo un po’ abituati a piangerci addosso. Non tutti, però. Le periferie della nostra isola sono un crogiolo di sperimentazioni e fantasia, con un occhio al mercato.

Con gli under in prima fila, il settore agricolo siciliano, pur con tutte le sue criticità, è uno scrigno prezioso, da cui attingono giovani imprenditori per lanciare nuovi modelli di business. Dall’hi-tech applicato all’agricoltura, al rilancio di colture “scomparse”, queste “start up” mostrano un futuro possibile. C’è grande spazio per l’innovazione e, lavorando a fianco con l’Unione Europea, si può pensare a far diventare la Sicilia una sorta di Silicon Valley dell’agricoltura 4.0.

 
C’è chi – in provincia di Palermo – ha rilanciato le piantagioni di tabacco, ricordandosi di come in questa terra, prima dell’Unità d’Italia, quelle foglie venivano coltivate, essiccate e conciate a mo’ di sigaro. Il “nuovo” primo sigaro siciliano – frutto di una collaborazione tra imprenditori nostrani e del Nicaragua – è già realtà.

A pochi chilometri dalla mia Termini Imerese, poi, sulle colline di Campofelice di Roccella, un gruppo di ragazzi ardimentosi ha dato vita a un incredibile esperimento di “elicicoltura”. Non sapete di che si tratta? E’ la coltivazione delle lumache, per capirci, i tanto prelibati “babbaluci”, che accompagnano ogni anno a tavola il Festino di Santa Rosalia. C’è chi tutela e lavora i “grani antichi” di Sicilia e chi utilizza gli scarti dell’agrumicoltura per produrre tessuti destinati al mondo dell’alta moda.

E’ una rivoluzione positiva: mirata non solo alla tutela delle tradizioni, ma diretta anche verso un futuro hi-tech, con la creazione di nuove tecnologie, in grado di migliorare le condizioni di lavoro nei campi. A Niscemi, ad esempio, è nata una start up che ha sviluppato un sistema informatico di precisione per l’agricoltura, capace di prevenire malattie, stress idrici, virus e attacchi di parassiti delle piante, controllando, migliorando e automatizzando la gestione dell’intero ciclo produttivo con pianificazioni e dosaggi corretti di irrigazione e concimazione.

Potrei continuare con tantissime altre esperienze di gente che si sbraccia dalla mattina alla sera, dalle piantagioni innovative di caffè per arrivare alle distillerie all’avanguardia. Sono solo alcuni esempi virtuosi, di ciò che è possibile realizzare in questa nostra meravigliosa terra.
Vogliamo dare una mano a questi giovani coraggiosi? Non è solo business. Credo che questa sia una sfida anche in difesa dell’ambiente, un modello di intervento sul territorio, in grado di coniugare lo sviluppo economico con la valorizzazione sostenibile dell’ecosistema. E’ la strada da percorrere. Per fare crescere queste realtà, magari oggi microscopiche, ma con grandi margini di sviluppo e dall’alto valore simbolico, è fondamentale che la classe politica e dirigente intervenga per mettere a posto tutte le criticità della nostra terra: dal sistema dei trasporti a quello del confronto con la burocrazia. Perché, se vogliamo conquistare il mondo con “sicarri” e “babbaluci”, dobbiamo fare in modo che le lumachine possano “volare” e competere sui mercati.

 



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