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Cinque agrigentini scomparsi in un anno: continuano le ricerche

Scritto da il 13 dicembre 2019, alle 06:52 | archiviato in Agrigento, Costume e società, Cronaca, Photo Gallery. Puoi seguire ogni risposta attraverso RSS 2.0. Puoi lasciare un commento o un trackback a questo articolo

In questa provincia tra il 2018 ed il 2019, risultano scomparse 5 persone: Giuseppe Alaimo, 63 anni di Racalmuto, allontanatosi dalla propria abitazione il 19 gennaio 2018, con problematiche di disadattamento sociale; Giuseppe Gulli, 87 anni di Menfi, allontanatosi dalla propria abitazione il 17 aprile 2018 affetto di problemi di memoria; Jessica Lattuca, 28 anni di Favara, la cui scomparsa è stata denunciata dai familiari il 12 agosto 2018; Gioacchino Vella, 43 anni di Palma di Montechiaro, allontanatosi il 25 settembre 2018, affetto da problemi di salute; Angelo Gentile, 49anni, di Santo Stefano Quisquina, affetto da disturbi psichici.

In tale contesto il Prefetto di Agrigento, su indicazioni del Commissario Straordinario del Governo per le persone scomparse ha intrapreso un’azione di sensibilizzazione dedicata a dette persone, intraprendendo, in sede di piano provinciale di ricerca, una serie di iniziative di concerto con le associazioni di volontariato al fine di tenere alta l’attenzione, anche a livello mediatico, sulla tematica. In particolare sono in corso contatti da parte della locale Prefettura con dette associazioni al fine di valutare la possibilità di realizzare opuscoli, per la più ampia divulgazione dei casi in esame.

Sin dal momento della denuncia di scomparsa presentata dai familiari, le forze di polizia della provincia e le Squadre Specialistiche dei Vigili del Fuoco, sotto il coordinamento della Prefettura, hanno attuato dei mirati piani di ricerca anche con il supporto delle unità cinofile di ricerca e soccorso della Polizia di Stato. Si tratta di unità specializzate in tale settore che usano l’olfatto per scoprire quello che gli uomini non vedono o non sanno trovare, che seguono odori impercettibili per noi ma presenti per loro, molecole invisibili che sono come impronte nella sabbia. Persi nel loro mondo di odori, riescono a non farsi ingannare dall’apparenza. Col naso puntato a terra seguono tracce invisibili, distinguono tra centinaia di odori le molecole giuste, quelle lasciate da chi scompare, ma è ancora vivo. Ciò che conta in questa corsa contro il tempo è la simbiosi costruita in anni di addestramento col loro conduttore, che ne capisce i segnali e li accompagna lungo il percorso Ci sono regole precise da seguire per la ricerca degli scomparsi: i cani molecolari e i loro conduttori hanno prassi e codici ben definite, un linguaggio particolare e una serie di attenzioni per non «inquinare» la ricerca. Il cane non può fare tutto da solo. Il conduttore lo integra, lo guida, ne coglie i segnali. E’ una simbiosi. Ad esempio, un differente colore della terra, i segni del terreno smosso, quei troppi insetti proprio in quel punto del terreno.

 



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