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Tutta la cronaca 2019 della provincia di Agrigento a cura di Angelo Ruoppolo

Scritto da il 31 dicembre 2019, alle 00:03 | archiviato in Agrigento, Caltanissetta, Camastra, Campobello Di Licata, Cronaca, Favara, Grotte, Lampedusa, Licata, Naro, Palma di Montechiaro, Porto Empedocle, Racalmuto, Ravanusa. Puoi seguire ogni risposta attraverso RSS 2.0. Puoi lasciare un commento o un trackback a questo articolo

in oltre 300 pagine, gli avvenimenti di cronaca nera e giudiziaria nell’Agrigentino, tra il capoluogo e la provincia, accaduti nell’anno 2019. Di Angelo Ruoppolo.

1 gennaio, Nonostante i tanti avvertimenti alla prudenza nell’uso dei petardi, anche nell’Agrigentino sono accaduti degli incidenti a causa dei botti con cui alcuni sono soliti festeggiare l’avvento del nuovo anno. Tre persone, due di Licata e una di Palma di Montechiaro, sono stati soccorsi all’ospedale “San Giacomo d’Altopasso” a Licata per lesioni e bruciature alle mani. La prognosi media è inferiore ai 40 giorni. Ha invece subito ferite molto gravi, è il suo quadro clinico è in evoluzione, un ragazzo di 15 anni di Naro, al quale, intorno alle ore 20:30 del 31 dicembre, un petardo è scoppiato tre le mani. Il 15enne è stato prima soccorso all’ospedale “Barone Lombardo” di Canicattì, e poi è stato trasferito in elisoccorso all’ospedale “Civico” di Palermo. Ancora all’ospedale “Civico” di Palermo, dopo un primo ricovero all’ospedale “Fratelli Parlapiano” di Ribera, è stato trasferito un giovane di 19 anni originario del Gambia e domiciliato a Ribera, che ha subito ferite, guaribili in 30 giorni, ad una mano a causa dello scoppio di un petardo.

2 gennaio, Nella zona industriale agrigentina, in territorio di Aragona, lungo Viale delle Industrie, all’interno di un’impresa che si occupa di gas compressi e liquefatti con produzione, commercio e manutenzione, la “Medical gas criogenici srl”, un operaio di 28 anni, Massimo Aliseo, originario di Canicattì e residente ad Agrigento, sposato e padre di due figli, a lavoro su una bombola d’ossigeno, è morto vittima dell’esplosione della stessa bombola. Sono da accertare le cause della deflagrazione fatale. Sul posto sono intervenuti i Vigili del fuoco del Comando provinciale di Agrigento, i Carabinieri della stazione di Aragona e la Polizia. Le indagini sono in corso anche avvalendosi di una squadra tecnica specialistica dei Carabinieri. L’ultima figlia di Massimo Aliseo è nata meno di tre settimane addietro, ed altrettanto da poco tempo Aliseo è stato in servizio nell’azienda teatro del tragico incidente. Lo sventurato sarebbe stato intento a ricaricare una bombola quando, forse, il tappo a copertura è saltato colpendolo mortalmente. Anche altre tre persone sono state stordite dallo scoppio e sono state soccorse dal 118.

3 gennaio, I Carabinieri della Compagnia di Cammarata, e delle stazioni di Cianciana e di Bivona, hanno arrestato ai domiciliari, e l’arresto è stato convalidato dal Tribunale di Agrigento, Alfonso Savarino, 48 anni, e Domenico Giarra, 24 anni, entrambi di San Biagio Platani. I due sono stati sorpresi a bordo di un furgone carico di 20 quintali di legna che sarebbero stati rubati nel bosco del demanio in località Monte Cavallo. Accertamenti sono in corso sul furgone Ducato allorchè i numeri del telaio sarebbero abrasi.

7 gennaio, A Ribera nel centro cittadino si è scatenata una furibonda lite tra stranieri. Un romeno è stato accoltellato, soccorso all’ospedale “Fratelli Parlapiano” e poi trasferito al “Civico” a Palermo. I Carabinieri hanno sottoposto a stato di fermo due egiziani, attualmente reclusi nel carcere di Sciacca.

7 gennaio, A Canicattì un malvivente travisato e armato di pistola è irrotto all’interno di una tabaccheria in via Leonardo Sciascia, ha minacciato il titolare e ha rubato dalla cassa poco meno di cento euro. La reazione del tabaccaio e il sopraggiungere della Polizia hanno indotto il bandito ad una immediata fuga.

8 gennaio, I Carabinieri della Compagnia di Cammarata, impegnati in un posto di blocco lungo la strada statale 189 Agrigento – Palermo, hanno arrestato ai domiciliari quattro persone sorprese a saccheggiare un furgone carico di derrate alimentari che il conducente ha provvisoriamente posteggiato sul ciglio della strada perché in avaria a causa di un guasto meccanico. Risponderanno del reato di furto Massimo Nocera, 47 anni, Giuseppe Nocera, 24 anni, e Salvatrice Volpe, 58 anni, tutti di Cammarata, e poi Massimo Di Giovanni, 25 anni, residente a Noto.

10 gennaio, Ad Agrigento, a San Leone, al lungomare, lo scorso 28 marzo è stato scoperto morto all’interno della sua automobile un operaio di Siculiana, Giuseppe Siracusa, 58 anni. Ad accorgersi del cadavere è stato un amico con il quale Siracusa avrebbe avuto un appuntamento. Ebbene, la Procura della Repubblica di Agrigento ha già disposto lo scorso dicembre la riesumazione della salma e l’autopsia. E adesso nel registro degli indagini della Procura della Repubblica di Agrigento sono state iscritte due persone per l’ipotesi di reato di omicidio colposo. Ulteriori approfondimenti investigativi sono in corso.

10 gennaio, Proseguono senza sosta le attività ispettive dei Carabinieri in tutta la provincia agrigentina, finalizzate a scovare i furbetti dei contatori dell’acqua e dell’energia elettrica. Nel corso delle ultime ore, sono stati effettuati una ventina di accessi ispettivi in varie abitazioni, per accertare eventuali irregolarità, con il proficuo contributo dei tecnici competenti. Ad Agrigento, a Villaseta, sono stati arrestati marito e moglie, entrambi di 40 anni, perché hanno allacciato abusivamente la loro abitazione, al Viale Kennedy, alla rete idrica pubblica. Risponderanno di furto aggravato e sono ristretti ai domiciliari.

11 gennaio, A Palermo, al palazzo di giustizia, la Corte d’Appello ha ridotto da 10 anni e 6 mesi a 2 anni e 4 mesi di reclusione la condanna inflitti dal Tribunale di Agrigento a carico di Giacomo Occhipinti, 72 anni, di Licata, inquisito nell’ambito dell’inchiesta antidroga cosiddetta “Pater Familias”, così intitolata perché un intero nucleo familiare sarebbe stato impegnato nello spaccio di sostanze stupefacenti. Accogliendo le tesi del difensore, l’avvocato Calogero Meli, Occhipinti è stato scagionato da diverse imputazioni di spaccio, e la sua condanna è stata pertanto ridotta.

11 gennaio, La Corte d’Appello di Palermo, accogliendo l’impugnazione della sentenza di primo grado da parte del difensore, l’avvocato Luigi Troja, ha assolto Michele Fede, 48 anni, di Porto Empedocle, carrozziere, già condannato dal Tribunale di Agrigento a 7 mesi di reclusione perché avrebbe prelevato acqua dall’impianto dei vicini di casa per rifornire la propria villa e riempire, tra l’altro, la propria piscina. L’avvocato Luigi Troja ha proposto appello sostenendo la non procedibilità in quanto la querela avrebbe dovuto essere proposta dall’intestatario dell’utenza idrica dalla quale l’acqua sarebbe stata sottratta mentre nel caso oggetto del processo a sporgere la denuncia è stato un congiunto. La Corte d’Appello, pertanto, per difetto della querela ha dichiarato il non luogo a procedere.

12 gennaio, A Favara, nel centro storico, in piazza del Carmine, all’alba del 23 gennaio del 2010, il crollo di una palazzina ha provocato la morte delle sorelle Bellavia, Chiara Pia, 3 anni, e Marianna, 14 anni. Il 25 maggio del 2017 il Tribunale di Agrigento ha condannato a 3 anni di reclusione ciascuno l’ex capo dell’Ufficio tecnico comunale di Favara, Sebastiano Dispenza, ed il proprietario dell’immobile crollato, Antonio Noto. Ebbene, adesso, in secondo grado, il sostituto procuratore generale della Corte d’Appello di Palermo, Giuseppina Motisi, a conclusione della requisitoria, ha chiesto alla Corte di condannare Dispenza e Noto a 2 anni e 6 mesi di reclusione ciascuno a seguito dell’intervenuta prescrizione di alcune ipotesi di reato.

15 gennaio, I Carabinieri della stazione di Casteltermini hanno arrestato un uomo di 34 anni. E’ ristretto ai domiciliari e risponderà all’Autorità giudiziaria di ricettazione. Il 34enne è stato sorpreso a smontare i pezzi di un’automobile: lui ha acquisito una nuova auto, rubata, dello stesso modello della sua precedente auto, ed ha tentato di scambiare le targhe per evitare di essere scoperto. L’auto in questione è stata sequestrata, in attesa della successiva restituzione al proprietario.

15 gennaio, La Procura della Repubblica di Agrigento, tramite il procuratore aggiunto Salvatore Vella e la sostituto Antonella Pandolfi, ha disposto il giudizio immediato a carico di tre imputati di falso e truffa perchè avrebbero venduto false assunzioni alle dipendenze della Regione Sicilia in cambio di 15.000 euro ciascuno. Si tratta di Giuseppe Lo Brutto, 43 anni, di Canicattì, Michele Ferro, 57 anni, e Giuseppa Pullara, 57 anni, entrambi di Favara. L’oggetto del processo, che inizierà il 15 aprile, comprende sette presunti episodi di falso e truffa risalenti al periodo tra aprile e maggio del 2015.

15 gennaio, Ad Agrigento, a Fontanelle, ignoti malviventi hanno forzato la finestra di un’abitazione in via Gagini, durante il giorno, e, approfittando della casa al momento vuota, hanno rubato oggetti preziosi per circa 5mila euro. Il proprietario, un impiegato di 53 anni, ha sporto denuncia contro ignoti.

15 gennaio, Ad Agrigento è stato denunciato un uomo di 36 anni, originario di Padova, perché non ha obbedito al foglio di via che gli è stato imposto dal Questore di Agrigento, Maurizio Auriemma. Si tratta di colui il quale la notte della vigilia del Natale scorso, a Porto Empedocle, ha distrutto a colpi di martello i lunotti di almeno 20 automobili.

15 gennaio, Ad Agrigento, al palazzo di giustizia, la pubblico ministero, Alessandra Russo, a conclusione della requisitoria, ha chiesto al giudice per le udienze preliminari del Tribunale, Stefano Zammuto, di condannare quattro impiegati del Comune di Palma di Montechiaro, giudicati in abbreviato e imputati di truffa nell’ambito di un’inchiesta anti-assenteismo che ha già determinato 20 rinvii al giudizio ordinario. Nel dettaglio, 1 anno di carcere per Giuseppe Bellia, 63 anni, e 10 mesi di reclusione ciascuno per Pino Scerra, 66 anni, Casimiro Gaetano Castronovo, 51 anni, e Giuseppe Amato, 51 anni. Il 9 aprile si svolgeranno le arringhe difensive.

16 gennaio, Ad Agrigento i Carabinieri hanno arrestato due migranti di 19 anni di età originari del Gambia, sorpresi in flagranza di reato di detenzione di sostanze stupefacenti a fine di spaccio. I due, ospiti di una comunità d’accoglienza, sono stati colti al Villaggio Mosè in atteggiamento sospetto ed in possesso di circa 12 dosi di hashish per oltre 50 grammi complessivi. Sono ristretti ai domiciliari.

16 gennaio, Ad Agrigento, al palazzo di giustizia, la giudice per le udienze preliminari del Tribunale, Alessandra Vella, ha accolto la richiesta di patteggiamento della condanna ad 1 anno e 8 mesi di reclusione a carico di Ignazio Augello, 46 anni, di Cattolica Eraclea, operaio, arrestato dai Carabinieri lo scorso 24 luglio per detenzione di sostanze stupefacenti a fine di spaccio allorchè sorpreso in possesso di 11 grammi di cocaina nascosti nelle cassette degli interruttori elettrici di un suo magazzino.

16 gennaio, La Procura della Repubblica di Agrigento, tramite la sostituto Chiara Bisso, ha chiesto il rinvio a giudizio del sindaco di Aragona, Giuseppe Pendolino, imputato di abuso d’ufficio allorchè avrebbe esercitato delle pressioni su un dirigente comunale affinchè fosse revocato l’ordine di demolizione, con relativa sanzione, di un immobile abusivo. E’ stato lo stesso dirigente a denunciare quanto sarebbe accaduto. La prima udienza è in calendario il 24 gennaio innanzi al giudice per le udienze preliminari del Tribunale di Agrigento, Francesco Provenzano. Il sindaco Pendolino è difeso dall’avvocato Nino Caleca.

16 gennaio, A Porto Empedocle la Polizia ha denunciato a piede libero alla Procura di Agrigento 25 indagati per interruzione di pubblico servizio. Si tratta di dipendenti di una società che gestisce il servizio di igiene urbana a Porto Empedocle, e che si sarebbero arbitrariamente astenuti dal lavoro nelle giornate del 28 e del 29 novembre dopo uno sciopero regolarmente svoltosi nelle precedenti giornate del 26 e del 27 novembre. L’astensione ha comportato l’interruzione del servizio della raccolta dei rifiuti nel territorio empedoclino, con conseguente insorgere di criticità sotto il profilo igienico e sanitario.

16 gennaio, Lungo la strada statale 189 Agrigento – Palermo, nei pressi di Comitini, per cause in corso di accertamento, si sono scontrate violentemente due automobili, una Mercedes ed una Peugeot 206. Un uomo a bordo della Peugeot 206 è morto poco dopo essere giunto al pronto soccorso dell’ospedale “San Giovanni di Dio” di Agrigento trasportato da un’ambulanza del 118. Si tratta di Vito Mangiapane, 63 anni, di Cammarata. Feriti sono la moglie di Mangiapane e il conducente della Mercedes. I tre, incastrati tra le lamiere, sono stati recuperati dai Vigili del fuoco. I rilievi di rito sono stati eseguiti dalla Polizia stradale di Lercara Friddi.

17 gennaio, La Procura antimafia di Palermo ha proposto alla Sezione misure di prevenzione del Tribunale di Agrigento l’applicazione della sorveglianza speciale per 3 anni a carico dell’imprenditore di Agrigento, Giuseppe Burgio, 54 anni, già condannato in primo grado lo scorso 14 maggio ad 8 anni di reclusione per bancarotta fraudolenta. Secondo i magistrati della Dda palermitana, Burgio avrebbe intrattenuto rapporti con ambienti malavitosi per riciclare denaro. Il Tribunale si è riservato di decidere sull’istanza dopo le opportune valutazioni a riscontro.

17 gennaio, Ad Agrigento, al Centro commerciale, lo scorso 17 luglio, il procuratore aggiunto di Agrigento, Salvatore Vella, a pranzo con una collaboratrice, è stato sorpreso da un uomo che, accortosi della presenza del magistrato, avrebbe esclamato: “A chistu pubblico ministero l’ama fari saltari in aria cu lu tritolo”. Il giudice Vella si è rivolto subito ai Carabinieri che hanno identificato e denunciato il minacciatore. Si tratta di Fabio Bellanca, 37 anni, di Joppolo Giancaxio. Ebbene, adesso il pubblico ministero della Procura di Caltanissetta, Stefano Sallicano, ha disposto il giudizio immediato a carico di Bellanca, che, difeso dall’avvocato Daniele Re, risponderà di minaccia grave al giudice monocratico del Tribunale di Caltanissetta, Nadia Marina La Rana, all’udienza del prossimo 16 aprile.

17 gennaio, A Palermo, al palazzo di giustizia, la sostituto procuratore generale Rita Fulantelli ha chiesto la conferma delle sei condanne inflitte in primo grado dal Tribunale di Sciacca nell’ambito dell’inchiesta antidroga cosiddetta “Big family”, che il 30 luglio 2012 ha provocato un blitz della Polizia contro un gruppo che sarebbe stato impegnato nel trasporto e nella vendita di cocaina, eroina, hashish e marijuana da Napoli a Ribera.
Carlo Giardiello, 31 anni, a 13 anni e 2 mesi.
Ciretta Veible, 56 anni, madre di Giardiello, a 7 anni e 6 mesi.
Maria Sedita, 42 anni, a 7 anni.
Giuseppe Failla, 54 anni, a 6 anni e 4 mesi,
E poi 6 anni di reclusione ciascuno per Giuseppe Triassi, di 30 anni, e Debora Arcadipane, di 28 anni.
Le arringhe difensive, e probabilmente anche la sentenza, all’udienza del 21 marzo prossimo.

17 gennaio, Accogliendo le tesi dei difensori, gli avvocati Daniela Posante e Paolo Grillo, la giudice monocratico del Tribunale di Agrigento, Ornella Maimone, ha assolto Francesco Cioffi, conosciuto come Paolo, 42 anni, di Porto Empedocle, e la moglie, Silvana Campisi, 44 anni. I due sono stati denunciati dai Carabinieri il 20 novembre del 2012 allorchè sarebbero fuggiti ad un posto di blocco a Villaseta a bordo della propria automobile, senza assicurazione, e Cioffi all’epoca è stato senza patente perché revocatagli. Ebbene, i difensori hanno sostenuto che alla guida dell’auto vi è stata la moglie, e non Cioffi.

18 gennaio, Lo scorso mese di settembre, a Racalmuto, durante la notte, nel centro storico, un gruppo di giovanotti è irrotto nel corso della movida estiva, ha bloccato il traffico posteggiando le proprie automobili nel mezzo della strada, alcuni si sono avventati contro le persone sedute ai tavoli dei locali, rovesciando addosso ai clienti le loro consumazioni, ribaltando tavoli e sedie, insultando tutti i presenti e costringendo i titolari degli esercizi pubblici a chiudere anticipatamente le proprie attività. Ebbene, a conclusione delle indagini, tra testimonianze, video-sorveglianza e servizi di osservazione, i Carabinieri della Stazione di Racalmuto, coordinati dalla Procura di Agrigento, hanno identificato gli autori della barbara scorribanda, scoprendo anche che gli stessi hanno selvaggiamente picchiato, minacciandolo di mutilazioni con una mannaia, un ragazzo di 23 anni di Favara, “colpevole” di avere frequentato una ragazza racalmutese. Il Tribunale di Agrigento ha disposto gli arresti domiciliari per 4 indagati, e ad altri 3 è stato imposto il divieto di dimora nel Comune di Racalmuto. Agli arresti domiciliari sono stati ristretti: Carmelo Augello, 22 anni, Claudio Borsellino, Abramo Paraldo e Gianluca Paraldo, tutti di 23 anni. Divieto di dimora a Racalmuto per: Gaetano Puma, 31 anni, Calogero Manta, 33 anni, e Calogero Donato, 19 anni.

19 gennaio, Ad Agrigento la Polizia ha sorpreso un gruppo di immigrati in atteggiamento sospetto nel centro storico. Uno è fuggito lungo via Vallicaldi, e durante la corsa si è disfatto di alcune dosi di hashish. E’ stato raggiunto e arrestato. Si tratta di Yankuba Manons, 21 anni, immigrato dal Gambia, con regolare permesso di soggiorno. Nel corso della perquisizione personale, i poliziotti hanno sequestrato 120 grammi di hashish, e poi un bilancino di precisione e 20 euro verosimilmente provento dell’attività di spaccio. L’arresto in carcere è stato convalidato dal Tribunale di Agrigento.

19 gennaio, A Favara lo scorso 29 agosto 2018 i Carabinieri della locale Tenenza hanno arrestato Emilio Nobile, 23 anni, sorpreso in possesso di circa 10 grammi di cocaina. Adesso la giudice monocratico del Tribunale di Agrigento, Wilma Mazzara, ha assolto Nobile accogliendo le argomentazioni del suo difensore, l’avvocato Salvatore Cusumano, secondo il quale la droga è stata detenuta a fine di consumo personale e non vi sono elementi che inducano a ritenere che fosse destinata allo spaccio.

21 gennaio, I Carabinieri del Nucleo Radiomobile della Compagnia di Canicattì, ad un posto di blocco, hanno arrestato un agricoltore di 30 anni ed uno studente di 17 anni, entrambi sorpresi a bordo di un’automobile in possesso di un panetto di hashish, di circa 100 grammi, nascosto sotto un sedile. Nel corso delle perquisizioni domiciliari a carico dei due sono stati sequestrati altri 30 grammi di hashish e due bilancini elettronici di precisione, per un valore di mercato complessivo di alcune centinaia di euro. Il 30enne è ristretto ai domiciliari, ed il minorenne è ospite di un apposito istituto penale.

21 gennaio, I poliziotti del Commissariato di Canicattì, capitanati dal vice Questore, Cesare Castelli, hanno denunciato alla Procura di Agrigento 62 persone perché sarebbero state parte di un gruppo Whatsapp finalizzato a segnalare la presenza sul territorio di pattuglie delle forze dell’ordine, al fine così di sfuggire a posti di blocco e multe. L’indagine è scattata a seguito della scoperta di tale gruppo su di un cellulare. I denunciati, dai 30 ai 40 anni di età, sono originari di Canicattì e paesi limitrofi. L’ipotesi di reato contestata è interruzione di pubblico servizio in concorso.

23 gennaio, A Santa Margherita Belice, nottetempo, una pattuglia della locale Stazione dei Carabinieri, impegnata in un posto di blocco lungo la strada statale 624 che conduce a Palermo, ha sorpreso una coppia a bordo di un’automobile in possesso di un panetto di hashish da 100 grammi e di 3 grammi di eroina, per un valore di mercato di alcune centinaia di euro. L’uomo e la donna, entrambi di Sciacca e di 35 anni di età, sono stati arrestati. Risponderanno di detenzione di sostanze stupefacenti a fine di spaccio.

23 gennaio, Ancora arresti ad opera dei Carabinieri per allaccio abusivo di residenze alla rete elettrica pubblica. A Porto Empedocle i militari hanno arrestato un’intera famiglia, padre, madre e due figli, ristretti ai domiciliari e prossimi a rispondere all’autorità giudiziaria del reato di furto aggravato. E poi, a Ravanusa i Carabinieri hanno arrestato ai domiciliari due romeni di 33 e 28 anni che hanno alimentato abusivamente di energia elettrica la propria abitazione nel centro cittadino di Ravanusa.

25 gennaio, La Corte d’Appello ha emesso sentenza nell’ambito dell’inchiesta della Procura e della Guardia di Finanza di Agrigento cosiddetta Kainè Trapeza, dal greco Nuovo Tavolino, che il 7 febbraio 2013 ha provocato 3 arresti, un obbligo di dimora, e 34 indagati complessivi, per irregolarità in appalti e turbative a Favara, tra accordi di cartello per l’aggiudicazione di appalti pubblici.
La Corte d’Appello ha assolto i favaresi Michelangelo Palumbo, 50 anni, ed Antonella Nobile, 41 anni, entrambi collaboratori dell’impresa Gng, e poi Antonio Iacolino, 61 anni, e il figlio Calogero, 30 anni, responsabili di un’impresa che commercializza materiale elettrico. E poi è stato sentenziato il non doversi procedere, a seguito dell’intervenuta prescrizione delle ipotesi di reato, per Gaetano Lo Porto, 53 anni, ritenuto il titolare dell’impresa “Gl costruzioni”, e Assunta Caruana, 53 anni, amministratrice unica della stessa società.

25 gennaio, Il Tribunale di Termini Imerese ha condannato a 5 anni di reclusione Fabio Bellanca, 37 anni, di Joppolo Giancaxio, arrestato lo scorso 27 agosto dai Carabinieri a Petralia Sottana, in provincia di Palermo. L’uomo è imputato di estorsione perché, tra giugno ed agosto, avrebbe indotto una donna di 57 anni a versare denaro su vaglia postali e ricariche su postepay per circa 30mila euro. La stessa donna ha presentato denuncia ai Carabinieri perché esasperata dalle sempre più pressanti richieste di denaro ricevute dall’uomo, con relative minacce tanto da indurla a temere per la propria incolumità. Più nel dettaglio, Fabio Bellanca, con cui la donna ha inizialmente intrapreso un normale rapporto amichevole, avrebbe costretto la malcapitata a versare, attraverso 77 vaglia postali, la somma di 23.910 euro e ad effettuare in suo favore 22 ricariche postepay, pari a circa 2.736 euro. Fabio Bellanca è difeso dagli avvocati Daniele Re e Giulia Cristodaro.

25 gennaio, I Carabinieri di Agrigento ancora a lavoro contro il commercio abusivo. I militari della stazione del Villaggio Mosè hanno multato, per alcune centinaia di euro, due commercianti abusivi sorpresi nella zona, ed hanno sequestrato un quintale e mezzo di frutta. Si tratta, in particolare, di un ambulante che, senza alcuna autorizzazione, è stato intento a vendere agrumi. E poi un altro, a poca distanza, colto a vendere frutta in genere. I controlli proseguiranno.

25 gennaio, Il giudice per le udienze preliminari del Tribunale di Agrigento, Francesco Provenzano, ha respinto la richiesta di patteggiamento della condanna a 2 anni di reclusione ed ha rinviato a giudizio Bartolomeo Tesè, 77 anni, di Camastra, già istruttore di tennis e assessore comunale, imputato di atti sessuali con minorenne. La Procura contesta due ipotesi di atti sessuali con minorenne, tra il maggio e l’ottobre del 2014, quando due ragazzini di 13 e 15 anni, frequentanti la scuola di tennis presieduta da Tesè, sarebbero stati adescati e indotti ad intrattenere dei rapporti sessuali con l’anziano, che sarebbe stato incastrato da alcune microspie piazzate dalla Polizia all’interno del circolo sportivo nell’ambito di altre indagini.

25 gennaio, Accogliendo quanto richiesto dalla pubblico ministero Chiara Bisso, il giudice per le udienze preliminari del Tribunale di Agrigento, Francesco Provenzano, ha rinviato a giudizio il sindaco di Aragona, Giuseppe Pendolino, imputato di abuso d’ufficio allorchè avrebbe esercitato delle pressioni su un dirigente comunale affinchè fosse revocato l’ordine di demolizione, con relativa sanzione, di un immobile abusivo. E’ stato lo stesso dirigente a denunciare quanto sarebbe accaduto. La prima udienza è in calendario il 15 aprile prossimo. Il sindaco Pendolino è difeso dall’avvocato Nino Caleca. Il dirigente è parte civile tramite l’avvocato Daniela Posante.

28 gennaio, A Porto Empedocle proseguono le indagini a seguito del raid verosimilmente vandalico compiuto nottetempo di alcuni esercizi commerciali, nella zona compresa tra le località Altipiano Lanterna e Grandi Lavori. Un ignoto, al momento, ha inserito colla nelle serrature dei negozi. Le telecamere di video-sorveglianza, adesso al vaglio degli investigatori, avrebbero registrato le immagini del raid. Attesi sviluppi.

28 gennaio, Ad Agrigento la Polizia ha arrestato un ragazzo trapanese di 18 anni sorpreso nel bagno di una discoteca in possesso di 50 dosi di cocaina, di pochi grammi di marijuana e di 175 euro, probabile provento dello spaccio. Fuori al locale sono stati segnalati alla Prefettura come consumatori di stupefacenti altri due giovanissimi sorpresi in possesso di 0,3 grammi di hashish.

28 gennaio, Ad Agrigento, nel centro storico, tra piazza Ravanusella, via Vallicaldi, via Boccerie e via Atenea, i poliziotti della Squadra Volanti hanno compiuto una serrata operazione di controlli e perquisizioni. Diversi immigrati, solitamente dimoranti nella zona, sono stati o denunciati o segnalati alla Prefettura perché sorpresi in possesso di modiche quantità di sostanze stupefacenti. Complessivamente sono stati sequestrati circa 15 grammi di marijuana e hashish. L’area è oggetto di particolare attenzione da parte delle forze dell’ordine a seguito, soprattutto, delle rimostranze dei residenti contro il ricorrente fenomeno dello spaccio di droga anche durante il giorno.

28 gennaio, I Carabinieri della Compagnia di Agrigento, al termine di un’attività informativa e di osservazione, dopo aver notato strani movimenti lungo alcuni vicoli della centrale via Atenea, hanno compiuto un intenso servizio di controllo nella zona. Un immigrato dalla Guinea, di 19 anni, ospite di un centro d’accoglienza, è stato arrestato ai domiciliari perché sorpreso in possesso di quasi mezzo etto di hashish. Risponderà all’Autorità giudiziaria di detenzione di sostanze stupefacenti a fine di spaccio. Un altro immigrato tunisino di 22 anni è stato segnalato alla Prefettura come consumatore di droga abituale perché in possesso di mezzo grammo di hashish. I controlli proseguiranno.

28 gennaio, Attimi di tensione nel centro cittadino a Racalmuto, dove un tunisino ha minacciato in strada una donna, una commerciante di 50 anni, e poi si è scagliato contro i Carabinieri giunti subito sul posto. G A, sono le iniziali del nome, 45 anni, è stato arrestato per violenza e resistenza a pubblico ufficiale. Nel corso dei successivi accertamenti è emerso, presumibilmente, che lo straniero avrebbe minacciato la commerciante perché avrebbe voluto, a tutti i costi, essere assunto dalla donna per svolgere attività di volantinaggio. Eventuali ulteriori ipotesi di reato sono adesso al vaglio della Procura della Repubblica di Agrigento.

29 gennaio, Ad Agrigento i Carabinieri hanno compiuto un blitz all’interno del poligono di tiro al volo e dinamico in contrada Pietrarossa. La struttura è stata sequestrata. Infatti, durante l’ispezione è emerso che il poligono, gestito da un’Associazione sportiva, non è in possesso delle necessarie autorizzazioni di Pubblica Sicurezza, della certificazione in materia antincendio e del piano di sicurezza del poligono. Inoltre i Carabinieri hanno scoperto oltre 1.100 cartucce per pistola e fucile, di vari calibri, risultate illegalmente detenute. In particolare, si tratta di munizioni realizzate e confezionate artigianalmente. Dunque, una sorta di deposito abusivo di cartucce “fai da te”. Il gestore del poligono, un uomo di 59 anni di Agrigento, è stato denunciato all’Autorità Giudiziaria.

29 gennaio, A Santa Margherita Belice, i Carabinieri, nottetempo, hanno bloccato un’automobile sorpresa in marcia ad elevata velocità lungo la strada statale 624 “Fondovalle” che conduce a Palermo. Le persone a bordo, due ventenni ed un minorenne, si sono manifestate alquanto nervose. Sotto un sedile è stato scoperto e sequestrato un panetto di hashish da 100 grammi. I due ventenni, entrambi originari di Montevago, sono stati arrestati per detenzione di sostanze stupefacenti a fine di spaccio. Il minore è stato denunciato. La droga sequestrata, se ceduta al dettaglio, avrebbe potuto fruttare alcune centinaia di euro. Per i due ventenni, incensurati, l’Autorità Giudiziaria non ha disposto misure cautelari.

29 gennaio, Sono trascorsi attimi di panico a Cianciana, nel centro cittadino, dove i Carabinieri hanno sorpreso un uomo alquanto agitato. Lui è stato appena reduce da un diverbio con alcuni dipendenti di una Banca, e quando fuori si è accorto dei Carabinieri ha afferrato una tanica contenente benzina dall’interno della propria automobile e ha minacciato di incendiare i militari. I Carabinieri hanno tentato un dialogo con l’esagitato, ma lui si è poi scagliato fisicamente contro di loro. E’ stato arrestato per violenza, minaccia e resistenza a pubblico ufficiale. M A, sono le iniziali del nome, 33 anni, originario di Palermo e domiciliato a Bivona, è stato ristretto agli arresti domiciliari.

30 gennaio, Il 7 luglio del 2016 la direzione distrettuale antimafia di Palermo e i Carabinieri della Compagnia di Sciacca hanno arrestato 8 persone tra Sciacca e Menfi nell’ambito dell’inchiesta antimafia sul mandamento del Belice cosiddetta “Opuntia”. Adesso, nell’aula bunker del Tribunale di Palermo, la Procura, nel corso della requisitoria, ha chiesto alla giudice per le udienze preliminari, Ermelinda Marfia, di condannare 6 imputati giudicati in abbreviato.
12 anni per Domenico Friscia, 55 anni, di Sciacca.
10 anni e 8 mesi per il medico Pellegrino Scirica, 63 anni, di Menfi.
10 anni per Vito Riggio, 32 anni, di Menfi.
8 anni per Giuseppe Alesi, 48 anni, di Menfi.
6 anni per Cosimo Alesi, 53 anni, di Menfi.
2 anni per Vito Bucceri, 46 anni, di Menfi, collaboratore della giustizia.
Il 5 marzo inizieranno le arringhe difensive.
Il 7 maggio è attesa la sentenza.
Altri due imputati sono stati rinviati a giudizio ordinario: Matteo Mistretta, 32 anni, e Tommaso Gulotta, 52 anni, entrambi di Menfi.

30 gennaio, La giudice monocratico del Tribunale di Agrigento, Sabrina Bazzano, accogliendo le istanze del difensore, l’avvocato Giuseppina Ganci, ha assolto, per particolare tenuità del fatto, F R, sono le iniziali del nome, 51 anni, di Agrigento, imputato di guida in stato di ebbrezza alcolica allorchè sorpreso dalla Polizia Stradale di Agrigento con un tasso di alcol nel sangue di 0,90 grammi per litro. L’avvocato Giuseppina Ganci ha rilevato che il tasso di 0,90 prevede la sola sanzione amministrativa e come tale è meritevole di essere definito tenue, stante sia l’assenza di incidenti stradali che di comportamenti bizzarri alla guida da parte dell’imputato.

30 gennaio, Ad Agrigento, al palazzo di giustizia, il giudice per le udienze preliminari del Tribunale, Stefano Zammuto, a conclusione del giudizio abbreviato, ha condannato a 2 anni di reclusione Giuseppe Puleri, 39 anni, di Campobello di Licata, cugino del boss Giuseppe Falsone. Puleri è stato arrestato il 21 giugno scorso per detenzione illegale di armi e munizioni allorchè sorpreso in possesso di un revolver di fabbricazione americana, calibro 357 magnum, con matricola abrasa, carico di 6 cartucce.

31 gennaio, I Carabinieri della Compagnia di Sciacca e della Stazione di Menfi hanno arrestato Francesco Sabella, 21 anni, di Menfi, ritenuto responsabile di rapina aggravata. Le indagini dei Carabinieri si sono protratte dal 7 maggio 2018, quando ha subito una rapina l’Agenzia di Assicurazioni “Unipol Sai” di Menfi ad opera di un giovane travisato con un casco, che rubò circa 800 euro in contanti minacciando con una pistola il direttore dell’Agenzia, e poi è fuggito con un complice a bordo di una moto senza targa. I militari, subito sul posto, raccolsero tempestivamente le prime testimonianze ed acquisirono i filmati di video-sorveglianza nella zona. E poi hanno appreso indizi importanti, come il tipo di pistola utilizzata, e l’abito indossato dal rapinatore, ovvero una tuta da moto cross, con protezioni di colore arancione alle gambe ed ai gomiti. Alcuni giorni dopo, ad un posto di blocco lungo la strada statale 624, un giovane di 21 anni è stato controllato perché sopraggiunto ad elevata velocità. Dentro la sua automobile è stato scoperto un panetto di hashish ed una pistola a gas, priva del tappo rosso, risultata coincidente con la pistola descritta dai testimoni della rapina. Nel corso della perquisizione domiciliare, i Carabinieri hanno trovato anche la tuta da motociclista arancione. Successive intercettazioni hanno poi consentito di dissolvere i dubbi residui. Inoltre, a conclusione dell’operazione, i Carabinieri della Stazione di Menfi hanno identificato e denunciato anche il complice, un 27enne originario di Menfi.

31 gennaio, Il Tribunale di Agrigento dispone il non luogo a procedere a favore del sindaco di Palma di Montechiaro, Stefano Castellino, imputato di non avere demolito gli immobili abusivi. Appena il giudice per le udienze preliminari del Tribunale di Agrigento, Francesco Provenzano, ha sentenziato che non si sarebbe proceduto penalmente a suo carico allorchè non avrebbe adempiuto alle demolizioni di immobili abusivi imposte dalla Procura, il sindaco Castellino ha commentato: “Sono sollevato. Ho sempre avuto fiducia nella giustizia e nell’autorevolezza del giudice. Vado avanti per la mia strada, soddisfatto di questa sentenza che riconosce la mia trasparenza. Le demolizioni vanno avanti, non le ho affatto bloccate. Ho solo dato un indirizzo politico diverso che adesso sarà portato avanti dagli uffici”. E i difensori del sindaco Castellino, gli avvocati Santo Lucia e Vincenzo Alesci, confermano: “Sì, il sindaco ha solo dato un indirizzo politico diverso, tanto che nelle prossime settimane anche a Palma di Montechiaro inizieranno le demolizioni”. Stefano Castellino è comparso al cospetto di coloro che amministrano la Giustizia in nome del Popolo Italiano imputato, tra l’altro, di abuso d’ufficio e omissione di atti di ufficio per avere disatteso il protocollo, stipulato dal suo predecessore, il sindaco Pasquale Amato poi dimessosi, con la Procura della Repubblica di Agrigento, per la demolizione di immobili abusivi. E ciò per procacciare a suo favore il consenso elettorale. L’11 ottobre del 2017 i Carabinieri della sezione di Polizia Giudiziaria alla Procura di Agrigento hanno notificato un avviso di garanzia al sindaco, ed ex consigliere e assessore provinciale, Stefano Castellino. I magistrati capitanati da Luigi Patronaggio hanno contestato al sindaco di Palma di Montechiaro “l’avere indebitamente omesso di procedere alle demolizioni degli immobili abusivi con sentenza definitiva, da demolire senza ritardo”. Lui, il sindaco, nonostante i solleciti, non avrebbe proseguito le demolizioni intraprese dal suo predecessore, Pasquale Amato, e poi dal successivo commissario, Antonino La Mattina. Invero, secondo quanto sostenuto dal sindaco, lui, Castellino, avrebbe ritardato solo per accertare la disponibilità finanziaria nel bilancio al fine di procedere. Infatti, dopo essere stato eletto a giugno 2017 e indagato ad ottobre 2017, si è subito giustificato così: “Sono sorpreso. Perché avviene tutto nel momento in cui la Provincia di Agrigento sta per ultimare la gara per aggiudicare gli interventi di demolizione. Sono anche rammaricato e amareggiato perché, dimostrando di amare la mia terra e la mia comunità, sono andato incontro a tutto questo. Sono un uomo dello Stato, è vero, ma sono anche un uomo del popolo. E in 4 mesi d’amministrazione non ci si poteva aspettare che risolvessi problemi che si trascinano da circa 30 anni. Avevo espresso tutte le mie perplessità sulla tenuta del bilancio, ma tali perplessità sono state fugate dal ragioniere capo del Comune e, pertanto, siamo andati avanti con la gara d’appalto per le demolizioni degli immobili abusivi. Infatti, quando mi sono insediato ho bloccato tutte le spese già preventivate e con ripercussioni sul bilancio, comprese, di conseguenza, le spese per le demolizioni”.

31 gennaio, Il 2 dicembre del 2015 è stato il giorno dell’operazione antimafia della Squadra mobile di Agrigento e della Direzione distrettuale antimafia di Palermo cosiddetta “Icaro”. Sono stati arrestati 9 indagati su complessivi 34 tra Santa Margherita Belice, Montevago, Ribera, Cattolica Eraclea, Cianciana, Montallegro, Sambuca di Sicilia, Porto Empedocle, Favara e Agrigento. Il 21 luglio del 2017 si è concluso il giudizio abbreviato in primo grado. E il giudice per le udienze preliminari del Tribunale, Roberto Riggio, ha sentenziato 12 condanne e 10 assoluzioni. Il 17 dicembre scorso, in Corte d’Appello, la Procura Generale ha invocato 14 condanne. Adesso la Corte ha emesso la sentenza di secondo grado: 13 condanne ed una assoluzione.
14 anni e 8 mesi per Antonino Iacono inteso “Ninu u giardinisi”, 61 anni, residente nella frazione di Giardina Gallotti ad Agrigento.
14 anni e 8 mesi per il presunto capo della famiglia mafiosa di Porto Empedocle, Francesco Messina, 60 anni, zio del boss Gerlandino Messina.
10 anni per Rocco D’Aloisio, 46 anni, di Sambuca di Sicilia.
8 anni e 8 mesi per Tommaso Baroncelli, 40 anni, di Santa Margherita Belice.
10 anni e 8 mesi per Mauro Capizzi, 47 anni, di Ribera.
14 anni per Pietro Campo, 65 anni, di Santa Margherita Belice.
10 anni per Francesco Capizzi, inteso “il milanese”, 50 anni, di Porto Empedocle.
10 anni per Francesco Tarantino inteso “Paolo”, 29 anni, di Agrigento e residente a Porto Empedocle.
10 anni e 4 mesi per Giacomo La Sala, 47 anni, di Santa Margherita Belice.
10 anni per Santo Interrante, 34 anni, di Santa Margherita Belice.
9 anni per Diego Grassadonia, 54 anni, di Cianciana.
9 anni per Giuseppe Lo Pilato, 47 anni, di Giardina Gallotti ad Agrigento.
3 anni e 4 mesi per Emanuele Riggio, 45 anni, di Monreale.
L’assolto è Leonardo Marrella, 41 anni, di Montallegro.

31 gennaio, Ad Agrigento, al palazzo di giustizia, la sezione penale del Tribunale presieduta da Giuseppe Miceli ha emesso la sentenza di primo grado nei confronti di tre imputati nell’ambito dell’inchiesta su presunti illeciti connessi alle attività dell’ente di formazione Ecap di Agrigento. Si tratta dell’ex presidente, l’avvocato Ignazio Valenza, 55 anni, del maresciallo dei Carabinieri, Antonino Arnese, 52 anni, a capo del Nucleo Ispettorato del Lavoro di Agrigento, che risponde di concorso in corruzione perché Valenza gli avrebbe assunto un familiare in cambio di ispezioni sul lavoro blande, e poi Vincenzo Mangiavillano, 65 anni, maresciallo dei Carabinieri ed ex comandante della Sezione di Polizia giudiziaria alla Procura di Agrigento oggi in pensione, che risponde solo di rivelazione di segreto d’ufficio. Ebbene, i giudici hanno condannato a 2 anni di reclusione ciascuno per corruzione il maresciallo dei Carabinieri Antonio Arnese e l’avvocato Ignazio Valenza. E’ stato assolto Vincenzo Mangiavillano. L’avvocato Valenza è stato assolto dalle altre imputazioni di calunnia, tentata estorsione e peculato attinenti alla gestione dei fondi destinati ai pagamenti degli stipendi del personale.

31 gennaio, Al palazzo di giustizia di Agrigento, innanzi al Tribunale, nel corso di una udienza il 15 dicembre del 2014, il pubblico ministero, il giudice giudicante e il cancelliere, hanno denunciato che l’avvocato agrigentino, Giuseppe Arnone, avrebbe interrotto l’udienza in pieno svolgimento, dopo la costituzione delle parti, rifiutandosi di obbedire alla disposizione impartitagli di uscire dall’aula. Da ciò ne è derivato il procedimento per interruzione di pubblico servizio a carico dell’avvocato Arnone. Ebbene, il Tribunale di Agrigento, nella persona del giudice Antonio Genna, ritenendo attendibile e veritiera la testimonianza dell’avvocato Daniela Principato, ha assolto Giuseppe Arnone, il quale adesso è impegnato nelle sedi competenti affinchè si proceda contro coloro che lo hanno denunciato.

1 febbraio, A Palma di Montechiaro un uomo è irrotto ieri sera all’interno di un supermercato, armato con un coltellaccio e a volto scoperto. Ha minacciato la cassiera, ha arraffato circa 600 euro in contanti, ed è fuggito a piedi. La donna ha telefonato al 112. I Carabinieri della Stazione di Palma di Montechiaro sono subito intervenuti sul posto, hanno raccolto le prime testimonianze, hanno visionato le immagini della video-sorveglianza, e, in breve tempo, hanno tracciato un identikit del rapinatore, attivando le ricerche del fuggitivo in vari luoghi della città. Dopo circa mezzora dalla rapina, ad un posto di blocco è incappato al controllo un soggetto che è risultato coincidere con la descrizione dell’identikit. Nel corso della perquisizione personale, nascosti nelle mutande, sono stati rinvenuti quasi tutti i 600 euro. E’ stato trasferito in carcere Giuseppe Bongiorno, 30 anni, di Palma di Montechiaro. Risponderà ai magistrati di rapina a mano armata.

1 febbraio, A Ribera due presunti furfanti, approfittando della temporanea assenza dei residenti, sono entrati forzando l’ingresso in un’abitazione, ed hanno iniziato ad arraffare oggetti preziosi ed elettrodomestici. Un vicino di casa si è insospettito ed ha telefonato al 112. I Carabinieri della locale Tenenza si sono precipitati sul posto e hanno sorpreso i due ladri carichi letteralmente in spalla di una lavatrice. I due hanno tentato una inutile fuga a piedi. Sono stati recuperati anche altri oggetti trafugati. Sono stati arrestati, per furto in abitazione, Luigi Raimondi, 25 anni, e Giancarlo Tomasello, 44 anni.

2 febbraio, A Campobello di Licata i Carabinieri hanno arrestato un romeno di 38 anni, I N sono le iniziali del nome, che con un coltello ha forzato una finestra, è entrato nottetempo in una villetta approfittando dell’assenza della proprietaria, una pensionata di 77 anni, e ha rubato diversi oggetti preziosi. Ha commesso una imprudenza: ha acceso le luci delle stanze. Ed un vicino di casa, insospettitosi, ha telefonato al 112. I Carabinieri hanno intercettato il criminale con la refurtiva, e lo hanno arrestato dopo un breve inseguimento a piedi. Il bottino, del valore di alcune migliaia di euro, è stato interamente restituito alla pensionata.

4 febbraio, Il 9 ottobre del 2015, a Ribera, in una sala giochi, si è scatenato un tentato omicidio. I Carabinieri hanno arrestato ai domiciliari Vincenzo e Stefano Scoma, di 32 e 24 anni. A causa della perforazione di un polmone, provocata dal fendente di un’arma da taglio inferto al dorso, il ferito è stato ricoverato in ospedale. La vittima e i due fratelli Scoma hanno iniziato a litigare attorno a un tavolo di biliardo. La lite, al culmine della discussione, è degenerata nell’accoltellamento. Ebbene, adesso la Cassazione ha confermato la sentenza della Corte d’Appello di Palermo, ovvero: 5 anni di reclusione per Stefano Scoma, e assolto il fratello Vincenzo, per non avere commesso il fatto.

5 febbraio, Incidente stradale mortale lungo la strada statale 115, tra Licata e Palma di Montechiaro, in località Torre di Gaffe, dove, per cause in corso di accertamento, si sono scontrate un’automobile e una moto. E’ morto il centauro. Si tratta di un ucraino di 46 anni. L’uomo è deceduto sull’ambulanza del 118 durante la corsa in ospedale. Illeso è il conducente dell’auto, un abruzzese. Indagini in corso.

5 febbraio, Il primo giugno del 2004, in provincia di Caltanissetta, in territorio di Butera, in contrada Desusino, è stato ucciso a colpi di pistola l’imprenditore edile di Licata, Francesco Ritrovato, 55 anni. Adesso la Cassazione ha confermato la condanna all’ergastolo a carico del presunto capomafia di Riesi, Francesco Cammarata, e di Gaetano Cammarata, anche lui di Riesi. E’ già definitiva, perchè non impugnata in Appello, la condanna a 14 anni di reclusione a carico del collaboratore di giustizia riesino, Giuseppe Toscano, che ha partecipato alle fasi preparatorie dell’omicidio.

5 febbraio, Lo scorso 22 agosto 2018, a Caltanissetta, all’ospedale “Sant’Elia”, è morta Sofia Tedesco, la ragazza di Agrigento di 16 anni di età, appassionata di danza, che il 9 agosto precedente è stata in sella allo scooter, condotto da un ragazzo di 17 anni, che sarebbe stato investito da un’automobile pirata al confine tra Agrigento e Favara, in contrada Crocca. “Una Fiat Punto grigia”: come riferito dal 17enne. Le forze dell’ordine sono state intensamente alla ricerca dell’automobilista pirata, non hanno scoperto alcuna traccia del mezzo, e adesso i Carabinieri hanno acquisito elementi indiziari tali da sospettare che il minorenne abbia raccontato il falso. A riprova di ciò vi sarebbero anche i danni materiali molto lievi subiti dal motorino. Ecco perchè al ragazzo è stato notificato un avviso di garanzia firmato dalla competente Procura dei minorenni di Palermo.

5 febbraio, Conclusa la requisitoria al maxi processo antimafia nell’Agrigentino cosiddetto “Montagna”. La Procura di Palermo invoca 54 condanne per 637 anni di carcere. Lunedì 22 gennaio 2018, all’alba, tra Agrigento e provincia, i Carabinieri del Comando provinciale di Agrigento hanno sferrato un assalto al territorio, impugnando 56 mandati di cattura. E’ stata una maxi operazione antimafia e non solo, intitolata “Montagna”, coordinata e scatenata dalla Procura presso la Direzione distrettuale antimafia di Palermo. Le ipotesi di reato contestate sono, a vario titolo, associazione mafiosa, traffico di droga, truffa ed estorsione. E poi una contestazione di voto di scambio. L’uragano delle ordinanze di custodia cautelare ha travolto i vertici dei mandamenti di Cosa Nostra agrigentini, tra Santa Elisabetta e Sciacca, 16 famiglie mafiose della provincia, e anche affiliati delle province di Caltanissetta, Palermo, Enna, Ragusa e Catania. Adesso, a Palermo, al palazzo di giustizia, innanzi al giudice per le udienze preliminari, trattandosi di giudizio abbreviato, il procuratore aggiunto, Paolo Guido, e i pubblici ministeri Geri Ferrara, Claudio Camilleri e Alessia Sinatra, nel corso della requisitoria hanno invocato 54 condanne per 637 anni di carcere.
Ecco i dettagli:
Adolfo Albanese di Caltavuturo 10 anni e 8 mesi.
Carmelo Battaglia di Comiso 4 anni.
Giuseppe Blando di Favara 11 anni.
Vincenzo Cipolla di San Biagio 15 anni.
Domenico Antonio Cordaro di San Cataldo 6 anni.
Salvatore Di Gangi di Sciacca 20 anni.
Franco D’Ugo di Palazzo Adriano 4 anni.
Giacomo Di Dio di Capizzi (Messina) 11 anni.
Santo Di Dio di Capizzi 10 anni e 6 mesi.
Angelo Di Giovanni di Favara 15 anni.
Stefano Di Maria di Favara 9 anni.
Vincenzo Dolce di Cerda 3 anni.
Francesco Antonio Drago di Siculiana 3 anni.
Concetto Errigo di Comiso 4 anni.
Pasquale Fanara di Favara 20 anni.
Daniele Fragapane di Santa Elisabetta 12 anni.
Francesco Fragapane di Santa Elisabetta 20 anni.
Raffaele Fragapane di Santa Elisabetta 11 anni.
Giovanni Gattuso di Castronovo di Sicilia 20 anni.
Alessandro Geraci di Petralia Sottana 3 anni.
Angelo Giambrone di Santo Stefano Quisquina 12 anni.
Francesco Giordano di Niscemi 14 anni.
Salvatore La Greca di Cammarata 14 anni.
Viviana La Mendola di San Giovanni Gemini 3 anni.
Raffaele La Rosa di San Biagio 18 anni.
Roberto Lampasona di Santa Elisabetta 11 anni.
Antonio Licata inteso Sandro di Favara 12 anni.
Calogero Limblici di Favara 14 anni.
Calogero Maglio di Favara 12 anni.
Vincenzo Mangiapane, di 63 anni, di Cammarata 20 anni.
Vincenzo Mangiapane, di 47 anni, di Cammarata 12 anni.
Vincenzo Mangiapane, di 64 anni, di Cammarata 10 anni e 6 mesi.
Domenico Maniscalco di Sciacca 14 anni.
Giovanni Antonio Maranto di Polizzi Generosa 14 anni.
Pietro Paolo Masaracchia di Palazzo Adriano 4 anni.
Giuseppe Nugara di San Biagio Platani 20 anni.
Salvatore Pellitteri di Chiusa Sclafani 8 anni.
Vincenzo Pellitteri di Chiusa Sclafani 9 anni.
Luigi Pullara di Favara 20 anni.
Salvatore Puma di Racalmuto 12 anni.
Giuseppe Quaranta di Favara 8 anni.
Calogero Quaranta di Favara 10 anni.
Pietro Stefano Reina di San Giovanni Gemini 6 anni.
Calogero Sedita di Santo Stefano Quisquina 11 anni.
Giuseppe Luciano Spoto di Bivona 20 anni.
Massimo Spoto di Bivona 18 anni.
Vincenzo Spoto di Bivona 15 anni.
Nazarena Traina di Cammarata 3 anni.
Gerlando Valenti di Favara 15 anni.
Stefano Valenti di Favara 20 anni.
Vincenzo Valenti di Favara 3 anni.
Giuseppe Vella di Favara 18 anni.
Salvatore Vitello di Favara 3 anni.
Antonino Vizzì di Raffadali 20 anni.
Altri 6 imputati sono invece giudicati con il rito ordinario. E sono: l’ex sindaco di San Biagio Platani, Santo Sabella, 53 anni, e poi
Domenico Lombardo, 25 anni, di Favara,
Salvatore Montalbano, 25 anni di Favara,
Calogero Principato, 26 anni, di Agrigento,
Giuseppe Scavetto, 49 anni, di Casteltermini,
ed Antonio Scorsone, 53 anni, di Favara.

6 febbraio, Il Giudice monocratico del Tribunale di Agrigento, Antonio Genna, accogliendo le istanze del difensore l’avvocato Giuseppina Ganci, ha assolto, per non avere commesso il fatto, Dhaouadi Karim, 33 anni, originario della Tunisia, imputato di lesioni personali aggravate e minaccia. Nel novembre del 2011, nei pressi della via Atenea, il tunisino avrebbe colpito con un fendente al collo un altro extracomunitario provocandogli una ferita e lo avrebbe altresì minacciato di più gravi conseguenze. L’avvocato Ganci ha ottenuto l’assoluzione del suo assistito ritenendo non raggiunta la penale responsabilità dello stesso al di là di ogni ragionevole dubbio.

6 febbraio, I Carabinieri hanno arrestato Antonio Massimino, 51 anni, di Agrigento, e suo nipote Gerlando Massimino, 26 anni. I militari sono irrotti nella villa di Antonio Massimino, nelle campagne del Villaggio Mosè, e, nel corso di una minuziosa perquisizione domiciliare, hanno scoperto e sequestrato una pistola semiautomatica calibro 7,65, con matricola abrasa, caricatore completo di 6 cartucce inserito e pronta all’uso. E poi circa 200 cartucce di vario calibro, e 2 penne pistola calibro 6,35, dello stesso genere delle penne pistola di James Bond nei film sullo 007. E poi un rilevatore di frequenze. Il tutto è stato rinvenuto in un sacco nero, coperto da un cumulo di foglie secche, abbandonato nei pressi dell’abitazione. I due Massimino sono stati trasferiti in carcere e risponderanno ai magistrati di detenzione illegale di armi da fuoco clandestine e ricettazione. Le armi saranno esaminate dal Ris di Messina per riscontrare l’eventuale uso delittuoso.

7 febbraio, A Campobello di Licata, il 28 dicembre del 2016, una bambina di 3 anni, Grace Gattabuia, è morta perché travolta da un televisore di 40 pollici, molto pesante, un modello risalente nel tempo, con il tubo catodico. La bambina, nel soggiorno di casa, è stata intenta a giocare con i cassetti del mobile su cui è stato poggiato il televisore. Li ha chiusi e riaperti, fin quando il movimento non ha provocato il crollo del televisore che l’ha colpita alla testa, uccidendola. Ebbene, adesso, ad Agrigento, innanzi al Tribunale, la pubblico ministero, Alessandra Russo, ha chiesto la condanna a 5 mesi di reclusione, per il reato di omicidio colposo, a carico della madre di Grace, Vanessa Li Calzi, 23 anni.

8 febbraio, Ad Agrigento, nell’ambito di mirati controlli predisposti nel territorio, i Carabinieri hanno sorpreso un uomo di 40 anni di Agrigento, M C sono le iniziali del nome, alla guida di un’automobile ed in possesso di oltre un etto di cocaina nascosto nel bagagliaio. Sequestrate anche sostanze da taglio, un bilancino di precisione, oltre al materiale necessario al confezionamento della droga. Il 40enne è stato ristretto ai domiciliari. All’Autorità giudiziaria risponderà di detenzione di droga a fine di spaccio.

8 febbraio, La Corte d’Appello di Palermo ha dichiarato il non doversi procedere, per intervenuta prescrizione del reato contestato, a carico di Morgan Meli, 35 anni, di Agrigento, imputato di lesioni personali aggravate. Meli, difeso dall’avvocato Giuseppe Zucchetto, in primo grado è stato condannato ad 8 mesi di reclusione per lesioni cagionate il 7 luglio del 2011 a Monserrato Agrigento ad una coppia di coniugi, vicini di casa, ai quali avrebbe sparato con una mitraglietta caricata a pallini di plastica. Il reato di lesioni si prescrive in 7 anni e 6 mesi.

10 febbraio, Ad Agrigento, a San Leone, appena fuori da un locale della movida, nottetempo, si è scatenata una lite, ed un uomo di 50 anni, originario della Romania, è stato ferito all’addome da fendenti di coltello. L’uomo è stato trasportato all’ospedale “San Giovanni di Dio”, di Agrigento. Non è in pericolo di vita. Indagini sono in corso ad opera dei Carabinieri alla ricerca del responsabile dell’accoltellamento.

11 febbraio, Ad Agrigento, a Villaseta, i poliziotti della Squadra Volanti hanno denunciato a piede libero, per violazione di domicilio, cinque persone, componenti di una famiglia, che hanno tentato l’occupazione abusiva di un alloggio nel quartiere a sud-ovest della città. Il proprietario dell’abitazione, un uomo di 62 anni, ha impugnato una pistola e ha minacciato gli aspiranti occupatori. Poi è stato dissuaso e disarmato da un agente di polizia penitenziaria casualmente in transito nella zona. Anche il 62enne è stato denunciato per minacce aggravate dall’uso dell’arma. La casa è apparsa disabitata perché da 20 giorni è deceduta la titolare, l’anziana madre dell’uomo di 62 anni, che è subito accorso a difesa della sua proprietà.

12 febbraio, Ad Agrigento, al palazzo di giustizia, la sezione penale del Tribunale presieduta dal giudice, Alfonso Malato, ha condannato a 2 anni e 2 mesi di reclusione Maria Di Piazza, 51 anni, imputata di bancarotta allorchè ritenuta amministratrice di fatto di una società commerciale di container, dichiarata fallita nel 2011, e della quale sarebbe stata alterata la documentazione contabile e numerosi altri documenti al fine di occultare alcune operazioni indebite.

12 febbraio, Ad Agrigento, al palazzo di giustizia, la giudice per le udienze preliminari del Tribunale, Luisa Turco, ha assolto l’avvocato Anna Mongiovì, 62 anni, dipendente della Provincia di Agrigento, imputata di truffa per essere stata, il 23 aprile del 2012, assente e in malattia retribuita alla Provincia e, lo stesso giorno, a lavoro in udienza come libera professionista. Il difensore della Mongiovì, l’avvocato Salvatore Manganello, ha dimostrato che il giorno in questione è stato il giorno libero della donna, la quale, quindi, non ha tratto alcun ingiusto profitto. L’avvocato Anna Mongiovì è stata assente diversi giorni per malattia perché reduce da un incidente stradale, e il 23 aprile del 2012 accompagnò un suo cliente in Tribunale per una causa di separazione.

12 febbraio, Non vi è da tempo alcuna traccia di un impiegato delle Poste a Favara. Lui, 62 anni di età, si è impossessato indebitamente, tra il 2011 e il 2017, di 573 mila euro, e si è dissolto nel nulla. Carabinieri e Guardia di Finanza gli hanno sequestrato preventivamente beni e denaro per equivalenti 573 mila euro. Il sequestro comprende 9 immobili, alcuni rapporti bancari, 3 rapporti assicurativi e 2 automezzi. Nel 2018 almeno una sessantina di anziani clienti dell’ufficio postale di Favara hanno presentato denuncia. L’impiegato ladro avrebbe scelto le sue prede tra i più anziani e quindi più vulnerabili, persuasi da lui, il predatore, a depositare in custodia i propri libretti di risparmio, lusingati dalla fioritura dei buoni fruttiferi. Nel frattempo, una coppia, lui di Messina di 38 anni e lei di Favara di 43 anni, attualmente residente nel Catanese, avendo appreso di particolari imbarazzanti della vita privata dell’impiegato, lo avrebbe minacciato più volte di rendere pubbliche circostanze sconvenienti, estorcendogli, tra il 2016 e il 2017, ben 250 mila euro. L’impiegato ladro, già sotto pressione investigativa da parte dei Carabinieri, ha presentato denuncia per estorsione. E la coppia è stata arrestata ai domiciliari, su disposizione del Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Agrigento, Alessandra Vella, e su richiesta della sostituto procuratore, Chiara Bisso, che ha coordinato le indagini.

13 febbraio, Ad Agrigento i Carabinieri della locale Compagnia, dopo aver notato movimenti anomali nel centrale piazzale Rosselli, hanno circondato la zona in orario serale, tra una decina di militari e unità cinofile, ed hanno compiuto diversi controlli. Un immigrato dal Senegal di 23 anni e domiciliato in città è stato arrestato in carcere perché nelle tasche del suo giubbotto sono stati scoperti un involucro contenente 150 grammi di hashish, numerose banconote, per circa 400 euro, presunto provento dell’attività di spaccio, e poi, nelle tasche dei pantaloni, una dozzina di pastiglie colorate di ecstasy, nota droga recentemente oggetto anche di inni musicali a Sanremo, con elevata neuro-tossicità e che provoca la degenerazione irreversibile dei neuroni.

13 febbraio, Lo scorso 4 settembre la Procura della Repubblica di Palermo ha chiesto il rinvio a giudizio, e adesso, dopo il dibattito preliminare, il Tribunale ha rinviato a giudizio l’ex collaboratore della giustizia di Palma di Montechiaro, Giuseppe Tuzzolino, imputato di calunnia a danno di Patrizia Monterosso, ex segretario generale della Regione siciliana ed oggi direttrice generale della fondazione Federico secondo. Nell’agosto del 2016 Tuzzolino raccontò dell’esistenza di una loggia a Castelvetrano che avrebbe incassato il 5 per cento su ogni impianto fotovoltaico costruito nel Trapanese. I soldi sarebbero stati intascati dalla Monterosso che sarebbe stata da tramite fra la massoneria trapanese e l’ex presidente della Regione, Raffaele Lombardo. Giuseppe Tuzzolino è stato già condannato in primo grado a 3 anni e 8 mesi di reclusione per calunnia a danno del già Procuratore di Agrigento, Ignazio De Francisci.

13 febbraio, La Squadra Mobile di Caltanissetta, in collaborazione con i colleghi di Agrigento e Palermo, ha sgominato una presunta organizzazione impegnata nel traffico di sostanze stupefacenti tra Caltanissetta, Palermo e Agrigento. Sono state eseguite 15 ordinanze di custodia cautelare, di cui 14 in carcere e una agli arresti domiciliari. I destinatari delle misure cautelari sarebbero parte di un’associazione per delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti, che avrebbe gestito un imponente traffico di hashish, marijuana e cocaina. L’inchiesta è coordinata dalla Procura della Repubblica di Caltanissetta.
Tra i 15 arrestati vi è un agrigentino. Si tratta di Francesco Catania, 35 anni, di Siculiana. Inoltre, uno dei presunti riferimenti dell’organizzazione, Francesco Paolo Ferdico, 54 anni, di Palermo, si è trasferito a Porto Empedocle dove – come sostiene la Polizia – ha usufruito di un appartamento riconducibile alla famiglia mafiosa locale dei “Messina”.

14 febbraio, Ad Agrigento, al palazzo di giustizia, la pubblico ministero, Chiara Bisso, a conclusione della requisitoria, ha chiesto al Tribunale di condannare a 3 anni di carcere un uomo di 43 anni imputato di maltrattamenti e lesioni. Il 13 maggio del 2018 l’uomo è stato arrestato nottetempo dai Carabinieri nella sua abitazione al Villaggio Mosè, dopo che la compagna, di 30 ani, al secondo mese di gravidanza, si è recata in caserma, ancora sanguinante e col setto nasale fratturato, per essere soccorsa. Anche una sua figlia, di 1 anno e 4 mesi, sarebbe stata colpita al volto dall’imputato.

14 febbraio, Ad Agrigento, nel quartiere costiero di Zingarello, a sud-est della città, ignoti criminali hanno imperversato in cinque villette estive, attualmente disabitate, e hanno divelto e rubato solo gli infissi in alluminio, quindi finestre e balconate varie. Probabilmente sarebbe fiorente un mercato nero di infissi in alluminio usati. Altri criminali invece hanno lavorato per rubare il più prezioso e remunerativo rame, il cosiddetto “oro rosso”. A Racalmuto, in contrada Serrone, ignoti hanno tranciato e rubato 800 metri di cavo telefonico della Tim. In entrambi i casi sono state formalizzate denunce ai Carabinieri del Villaggio Mosè ad Agrigento ed alla stazione di Racalmuto.

14 febbraio, A Licata cinque uomini, tutti licatesi, si sono resi protagonisti di una violenta rissa in un condominio in contrada Bugiades. I Carabinieri della Compagnia di Licata, allertati da una telefonata al 112, si sono precipitati sul posto e hanno sorpreso in flagranza i rissanti armati anche di un piccone e di una grossa spranga di ferro. E’ stato necessario l’ulteriore sopraggiungere di Carabinieri per placare lo scontro in atto, probabilmente provocato da questioni di vicinato. I cinque hanno subito diverse lesioni e sono stati soccorsi in ospedale. Poi sono stati arrestati ai domiciliari. Sequestrati piccone e spranga di ferro.

15 febbraio, Prosegue l’azione di contrasto ad opera dei Carabinieri agrigentini alle violazioni ambientali ed in materia di gestione dei rifiuti sul territorio dell’intera provincia. A Canicattì, in contrada “Cazzola”, i militari hanno sequestrato un’area estesa circa 20mila metri quadrati, precedentemente adibita a cava di calcare. E’ stato sventato un grave illecito ambientale. Il concime naturale, cosiddetto “compost”, ricavato dalla frazione umida dei rifiuti urbani, avrebbe dovuto essere utilizzato per colmare il vuoto della ex cava di calcare, così da impiantare poi un vigneto. Ebbene, i Carabinieri hanno accertato che per colmare il vuoto non è stato utilizzato il compost ma rifiuti solidi urbani indifferenziati, tra lattine, bottiglie di plastica, bidoni, ceramiche, laterizi, paraurti di automobili e persino ornamenti funerari di marmo. E’ intervenuta anche l’Arpa protezione ambiente che ha prelevato dei campioni di acqua per verificarne le caratteristiche chimico-fisiche. Oltre all’area sono stati sequestrati anche i mezzi utilizzati per le operazioni di interramento ed occultamento dei rifiuti. Sono stati denunciati un operatore e due amministratori dell’impresa a lavoro.

16 febbraio, Il giudice monocratico del Tribunale di Agrigento, Wilma Mazzara, ha condannato a 10 mesi di reclusione Filippo Cutaia, 30 anni, di Canicattì, imputato di coltivazione e detenzione di droga allorchè sorpreso dai Carabinieri, nel corso di una perquisizione domiciliare, in possesso di diverse piante di canapa indiana per un peso complessivo di 2 chili.

17 febbraio, Ad Agrigento numerosi cittadini hanno denunciato in Questura di avere subito il danneggiamento della propria automobile posteggiata nottetempo in piazza Vittorio Emanuele, tra ruote tagliate e carrozzeria rigata. I poliziotti della Squadra Volanti hanno organizzato un servizio di appostamento e osservazione. Ed un minorenne di 17 anni è stato sorpreso nella zona durante la notte, in atteggiamento sospetto ed in possesso ingiustificato di un coltello. E’ stato denunciato per porto ingiustificato di oggetti atti ad offendere.

17 febbraio, Ad Agrigento i Carabinieri sono stati col fiato sul collo di un sospettato spacciatore di droga nei pressi delle scuole della città. Lo hanno seguito e poi perquisito in prossimità di una scuola dove sarebbe stato verosimilmente diretto. Ebbene, diverse stecche di hashish, pronte per essere vendute al dettaglio, sono state scoperte nelle scarpe e nelle mutande. Complessivamente sono stati sequestrati 50 grammi di hashish. L’uomo, di 48 anni, è ristretto ai domiciliari.

17 febbraio, Ad Agrigento i poliziotti della Squadra Volanti, capitanti da Francesco Sammartino, in via Pirandello, nel centro storico, hanno sorpreso e arrestato un immigrato dal Gambia di 17 anni, ospite di un centro d’accoglienza a Palma di Montechiaro, intento a spacciare hashish ad un giovane agrigentino che è stato segnalato alla Prefettura come consumatore di stupefacenti. All’africano, denunciato anche per oltraggio e resistenza a pubblico ufficiale, sono stati sequestrati una decina di grammi di droga.

18 febbraio, La Corte d’Appello di Palermo ha confermato la sentenza di condanna ad 8 mesi di reclusione a carico dell’ex direttore dell’Azienda sanitaria provinciale di Agrigento, Salvatore Olivieri, imputato di abuso d’ufficio allorchè nel giugno del 2011 avrebbe estromesso il medico Pasquale Gallerano dall’incarico già assunto ad interim di direttore di Medicina trasfusionale dell’ospedale di Sciacca. In particolare, Olivieri, in ragione di gravi motivi di inimicizia con Gallerano, avrebbe dovuto astenersi dal partecipare alla selezione. Il medico è parte civile. Il danno sarà quantificato in sede civile.

18 febbraio, Ad Agrigento, al palazzo di giustizia, la pubblico ministero, Alessandra Russo, ha svolto la requisitoria nell’ambito dell’inchiesta sul crollo del Palazzo Lo Jacono – Maraventano, nel centro storico di Agrigento, il lunedì di Pasquetta 25 aprile 2011, e sul crollo del Palazzo Schifano, il 14 marzo precedente. La Russo ha chiesto 5 anni e 8 mesi a carico dell’architetto Gaspare Triassi, funzionario del Comune di Agrigento e direttore dei lavori di recupero in sicurezza del Palazzo Lo Jacono. Poi 4 anni e 10 mesi per il dirigente dell’Ufficio tecnico, Giuseppe Principato. 4 anni per il responsabile della Protezione civile comunale, Attilio Sciara. 2 anni e 2 mesi per l’architetto Calogero Tulumello. E 2 anni ciascuno per i geometri Marcello Cappellino e Andrea Patti, componenti del collegio di progettazione e direzione dei lavori urgenti per il recupero in sicurezza. E poi 3 anni e 6 mesi ciascuno per Giuseppe e Carmelo Analfino, dell’impresa “Edil.Co.A” che eseguì i lavori. L’assoluzione è stata proposta per Calogero Analfino, direttore tecnico. Gli imputati, a vario titolo, rispondono di condotte colpose perchè negligenti, imprudenti ed imperite, per non idoneità tecnica dei progetti di lavoro, per la inutilità delle opere eseguite, insufficienti, mal compiute e prive di una seria logica di progetto. I difensori delle parti civili, gli avvocati Salvatore Pennica e Alfonso Neri, si sono associati alle richieste di condanna, invocando il risarcimento del danno altresì per alcuni proprietari di abitazioni confinanti che sono stati costretti allo sgombero.

19 febbraio, Brillante operazione di tutela ambientale ad opera dei Carabinieri della stazione di Realmonte, che hanno scovato una discarica abusiva, con rifiuti, anche speciali, di ogni genere, tra frigoriferi, bidoni pieni di olio per motori esausto, pneumatici usati e rifiuti urbani. Tutto ciò è stato scoperto sotto un cavalcavia, in una zona isolata del comune di Realmonte, su di una superficie di circa 100 metri quadrati, utilizzata per lo smaltimento illecito di rifiuti da un uomo di Porto Empedocle, di 61 anni, che i Carabinieri hanno sorpreso intento ad accatastare i rifiuti speciali. E’ stato denunciato alla Procura della Repubblica di Agrigento. Peraltro, il furgone dell’empedoclino è risultato essere senza assicurazione, ed è stato sequestrato, così come l’area invasa dai rifiuti.

19 febbraio, A Lampedusa, tre cani di razza, di proprietà privata, verosimilmente incustoditi dal padrone, che ne risponderà penalmente, hanno aggredito una donna di 60 anni in contrada Terranova, e le hanno provocato gravissime ferite. La malcapitata è stata prima soccorsa al Poliambulatorio di Lampedusa e poi è stata trasferita con l’elicottero del 118 all’ospedale Civico a Palermo. I Carabinieri della stazione di Lampedusa sono già a lavoro per identificare il o i proprietari dei tre cani.

20 febbraio, A Campobello di Licata, il 28 dicembre del 2016, una bambina di 3 anni, Grace Gattabuia, è morta perché travolta da un televisore di 40 pollici, molto pesante, un modello risalente nel tempo, con il tubo catodico. La bambina, nel soggiorno di casa, è stata intenta a giocare con i cassetti del mobile su cui è stato poggiato il televisore. Li ha chiusi e riaperti, fin quando il movimento non ha provocato il crollo del televisore che l’ha colpita alla testa, uccidendola. Ebbene, adesso, ad Agrigento, a conclusione del giudizio abbreviato, la giudice per le udienze preliminari del Tribunale, Alessandra Vella, ha condannato a 6 mesi di reclusione, per il reato di omicidio colposo, la madre di Grace, Vanessa Li Calzi, 23 anni.

20 febbraio, A Ribera i Carabinieri hanno arrestato un rapinatore, entrato in una tabaccheria in via Fazello, con giubbotto grigio e il volto parzialmente travisato da occhiali da sole, e che, non appena un cliente ha esibito una banconota da 50 euro per consegnarla all’anziana titolare della tabaccheria, lui ha estratto un coltello, ha minacciato, ha rubato la banconota ed è fuggito. I Carabinieri, allarmati al 112, sono subito giunti sul posto, hanno raccolto testimonianze e visionato le immagini del sistema di video sorveglianza. I fotogrammi del rapinatore sono stati segnalati a tutto il personale militare. In un bar, un Carabiniere si è insospettito di un uomo, con tutte le caratteristiche del rapinatore. E’ stato perquisito. Da una tasca del giubbotto grigio è saltato fuori il grosso coltello da cucina utilizzato per la rapina. Anche gli occhiali sono stati trovati e sequestrati quale inconfutabile fonte di prova. E’ stato arrestato ed è recluso nel carcere di Sciacca.

20 febbraio, Ad Agrigento i poliziotti della Squadra Mobile hanno arrestato un immigrato dal Gambia, di 20 anni di età, Bah Samba, sorpreso in possesso, nei pressi di San Leone, di 10 involucri contenenti sostanza stupefacente del tipo hashish per un peso complessivo di 48,157 grammi. Bah Samba è recluso nel carcere “Pasquale Di Lorenzo” ad Agrigento e risponderà di detenzione di droga a fine di spaccio.

21 febbraio, Al mattino del 16 agosto scorso 2018, un bambino di 6 anni, Marco Castelli, è morto in ospedale, al Civico di Palermo, a seguito della gravi ferite, subite il giorno precedente, a causa di un incidente stradale a Menfi, in contrada Terranova, nella zona del Lido Fiori. Nei pressi di un incrocio, due automobili si sono scontrate, e l’auto su cui ha viaggiato il bimbo insieme ai genitori è stata attraversata da un palo in ferro utilizzato come barriera laterale della carreggiata. Ebbene, adesso la Procura di Sciacca ha iscritto sei persone nel registro degli indagati. Si tratta di Pierluigi Badano, 37 anni, conducente della Ford Mondeo che non avrebbe reso la precedenza alla Nissan guidata dal padre del bimbo, provocando l’impatto letale dell’automobile. Poi Enrico Bengasino, 64 anni, funzionario del settore Lavori pubblici del Comune di Menfi, Vincenzo Giarraputo, 63 anni, responsabile del servizio Manutenzione del Comune di Menfi, Filippo Napoli, 56 anni, dirigente della Provincia di Agrigento, Eduardo Salemi, 59 anni, tecnico della Provincia, e Giuseppe Prestia, 58 anni, capo cantoniere provinciale. Il profilo di colpa ipotizzato si riferisce alla presenza della barriera stradale arrugginita e inadeguata tanto che un pezzo si staccò per effetto dell’urto. Inoltre, il segnale di stop, in prossimità dell’incrocio, non sarebbe stato visibile in maniera adeguata.

21 febbraio, Ad Agrigento, al palazzo di giustizia, nell’ambito del procedimento di prevenzione personale e patrimoniale, innanzi alla sezione presieduta dalla giudice Wilma Mazzara, il pubblico ministero della Procura antimafia di Palermo, Ferdinando Lo Cascio, ha chiesto la confisca dei beni e la sorveglianza speciale per 4 anni a carico dell’imprenditore di Favara, Giuseppe Scariano, 67 anni, ritenuto contiguo ad ambienti mafiosi. La Direzione investigativa antimafia, coordinata da Roberto Cilona, ha già posto sotto sequestro 14 fabbricati, 25 terreni, quote di altri 26 terreni, tre società di capitale e relativi compendi aziendali, una quota societaria di un consorzio e un rapporto finanziario.

21 febbraio, A Sciacca un uomo di 52 anni si è recato nella propria seconda residenza in campagna, come d’abitudine, e all’interno è stato sorpreso dalla presenza di un immigrato intento a cucinare e consumare cibo. Lo straniero si è rifiutato di uscire ed avrebbe anche minacciato di morte il proprietario. Sul posto sono giunti i Carabinieri della locale Compagnia, che hanno denunciato l’immigrato, un uomo di 43 anni del Burkina Faso, irregolare, per minacce, violazione di domicilio e reingresso illegale nel territorio italiano.

22 febbraio, Dopo Realmonte, i Carabinieri, nell’ambito di un mirato servizio di tutela ambientale, hanno sequestrato un’altra discarica abusiva a Ravanusa, in contrada Romiti, sotto il viadotto San Riccardo, in un’area di circa 150 metri quadrati dove sono stati accatastati rifiuti di ogni genere, tra carcasse di auto abbandonate, pneumatici usati, materiale edile di scarto, oltre che ad amianto ed eternit, rifiuti urbani e altri rifiuti speciali e pericolosi per l’ambiente. L’area interessata è stata sequestrata preventivamente in attesa delle operazioni di bonifica e di ripristino dei luoghi. Sono in corso accertamenti da parte dei Carabinieri alla ricerca dei responsabili.

22 febbraio, Il 28 aprile del 2016 i Carabinieri hanno arrestato Anna Messina, 40 anni, di Porto Empedocle, sorella del boss Gerlandino. Anna Messina, all’epoca ristretta ai domiciliari, fu sorpresa al Centro vaccini di Porto Empedocle, dove sottopose la figlia di 2 mesi e mezzo al trattamento obbligatorio, e poi, in un’altra occasione, in ospedale per problemi respiratori della figlia. Su immediato ricorso del difensore, l’avvocato Salvatore Pennica, il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Agrigento, Alfonso Malato, non ha convalidato l’arresto della donna, ritenendo, peraltro, non grave il suo comportamento, debitamente comunicato agli organi preposti. Adesso la giudice monocratico del Tribunale di Agrigento, Fulvia Veneziano, condividendo la proposta della Procura, ha assolto Anna Messina “perché il fatto non sussiste”.

22 febbraio, Ad Agrigento, nel centro storico, tra le vie Boccerie e Vallicaldi, i poliziotti della Squadra Volanti hanno denunciato un immigrato dalla Nigeria di 21 anni, sorpreso in possesso di circa 10 grammi di hashish. La droga è stata sequestrata. Il giovane africano risponderà all’autorità giudiziaria di detenzione di sostanze stupefacenti a fine di spaccio.

22 febbraio, Il Tribunale di Palermo, competente per territorio, ha condannato due agrigentini, di Menfi, Accursio Maggiore, 32 anni, a 2 anni di reclusione, e Fortunato Rizzo, 47 anni, ad 1 anno e 10 mesi. I due sono stati arrestati dai Carabinieri perché sorpresi in possesso di 3 panetti di hashish, per complessivi 288 grammi, e di 2,1 grammi di cocaina. A Maggiore e Rizzo è imposto l’obbligo di dimora a Menfi.

22 febbraio, Ad Agrigento, al palazzo di giustizia, la giudice monocratico del Tribunale, Fulvia Veneziano, ha assolto i fratelli Francesco Palumbo, 44 anni, amministratore unico della Sinav srl, e Maria Palumbo, 38 anni, direttore generale della stessa srl con procura speciale. La società Sinav, con sede ad Agrigento, si è occupata per tanti anni del servizio di fonoregistrazione e trascrizione di atti giudiziari. I due Palumbo sono stati imputati di truffa allorchè avrebbero raggirato, con artifici e omissioni, gli uffici giudiziari per ottenere maggiori pagamenti.

22 febbraio, A Naro due ignoti malviventi, travisati e armati di coltello, sono irrotti in una farmacia nel centro cittadino, hanno minacciato il farmacista e hanno arraffato il denaro in cassa, circa 300 euro. Poi sono fuggiti. Indagini sono in corso ad opera dei Carabinieri della locale stazione subito giunti sul posto.

24 febbraio, Ad Agrigento i poliziotti della Squadra Volanti hanno arrestato due giovani immigrati dal Gambia, sorpresi in piazzale Rosselli, appena fuori da un autobus proveniente da Palermo, in possesso di quasi 1 chilo e mezzo di hashish nascosto in uno zaino e di pochi grammi di marijuana.

24 febbraio, A Palma di Montechiaro, in corso Odierna, un ignoto malvivente, con volto travisato e armato di coltello, è irrotto in una farmacia, ha minacciato il titolare ed ha rapinato circa 500 euro in contanti. E’ fuggito probabilmente insieme ad un complice che lo ha atteso fuori. Indagini in corso.

24 febbraio, I Carabinieri, nell’ambito dell’operazione cosiddetta “Periferie sicure”, hanno compiuto intensi e serrati controlli a Canicattì. Un uomo di 28 anni, originario di Favara, è stato arrestato perché inseguito da un ordine di cattura emesso dal Tribunale di Agrigento per scontare 6 mesi di reclusione in carcere per il reato di resistenza ad un pubblico ufficiale risalente al 2011. Identificate 200 persone e 115 veicoli. Sanzioni amministrative per violazioni al codice della strada per quasi 10.000 euro. Due denunce per guida in stato di ebbrezza, due patenti ritirate, e alcune segnalazioni alla Prefettura per consumo personale di sostanze stupefacenti.

26 febbraio, Ancora una rapina a mano armata, a Palma di Montechiaro. In un centro scommesse in via Italia è irrotto un uomo travisato e armato di coltello che, dopo avere minacciato i presenti, ha arraffato il denaro in cassa, poco meno di 500 euro, ed è fuggito. Allo stesso modo, in precedenza, sono state rapinate la farmacia in corso Odierna ed un supermercato. Il rapinatore del supermercato è stato arrestato dai Carabinieri poco dopo il colpo.

27 febbraio, I Carabinieri della Stazione di Raffadali, nottetempo, ad un posto di blocco lungo la strada di collegamento verso Aragona, hanno sorpreso a piedi un uomo di 28 anni, originario della Libia, che si è repentinamente disfatto di un involucro in un’aiuola. All’interno i militari hanno scoperto e sequestrato due panetti di hashish del peso complessivo di oltre un etto e mezzo, per un valore di mercato di alcune centinaia di euro. Nel domicilio del libico, a Raffadali, sono stati sequestrati anche un bilancino elettronico di precisione e materiale vario per il confezionamento delle dosi di sostanze stupefacenti. Il libico è stato arrestato ai domiciliari.

27 febbraio, Dopo Realmonte e Ravanusa, i Carabinieri della Compagnia di Agrigento e della stazione di Siculiana hanno sequestrato, a seguito di una mirata ispezione, una discarica abusiva in un appezzamento di terreno in contrada Landro a Siculiana, con rifiuti di varia tipologia, anche speciali e pericolosi. L’area, estesa per circa 1.600 metri quadri, è stata sequestrata e posta a disposizione dell’Autorità Giudiziaria. Si attende la bonifica. Indagini sono in corso alla ricerca dei proprietari.

28 febbraio, Ad Agrigento è al vaglio degli inquirenti quanto accaduto nel centro cittadino, in piazza Vittorio Emanuele, dove un uomo di 30 anni, appena posteggiata la propria automobile, si è scagliato con urla, schiaffi e pugni contro la moglie, una donna di 23 anni che si è rifugiata all’interno della Questura per sfuggire all’aggressione. I poliziotti di quartiere, presenti sul posto, hanno trattenuto l’esagitato scongiurando il peggio.

28 febbraio, La difesa non ha presentato ricorso in Cassazione, ed è pertanto definitiva la sentenza della Corte d’Appello di Palermo del 21 giugno scorso che, a sua volta, ha confermato la sentenza emessa il 5 luglio del 2017 dal Tribunale di Sciacca, che ha condannato un meccanico di Sambuca di Sicilia, Vito Mangiaracina, 65 anni, a 7 anni di reclusione per violenza sessuale su due minori. L’imputato, già in primo grado, è stato assolto, perché il fatto non sussiste, dall’accusa di prostituzione minorile. I due minori, ascoltati anche al processo in dibattimento, hanno confermato le accuse contro l’uomo, che si è sempre dichiarato innocente.

28 febbraio, Ad Agrigento, al palazzo di giustizia, la pubblico ministero, Cecilia Baravelli, a conclusione della requisitoria ha chiesto la condanna, per bancarotta fraudolenta, ad 8 anni di reclusione per l’imprenditore di Racalmuto, Calogero Romano, 63 anni, ed a 3 anni e 9 mesi per il figlio Leandro. I Romano, in qualità di amministratori ed in prossimità del fallimento, avrebbero sottratto, con operazioni finanziarie fraudolente, beni per circa 3 milioni di euro da due imprese. Si tratta della Ierre e della Mediterranea Cavi. I giudici della seconda sezione penale del Tribunale, presieduta da Giuseppe Miceli, emetteranno la sentenza il 27 marzo.

28 febbraio, Un detenuto di Agrigento, S G sono le iniziali del nome, 50 anni, al rientro in cella nel carcere di Trapani dopo un permesso premio, ha tentato di introdurre con sé quattro micro telefonini cellulari ingoiandoli. Si tratta dei cosiddetti tiny phone, di centimetri 5,2 per 2. Il tentativo è stato sventato grazie al manta ray, che è un rilevatore di telefoni cellulari, scoperti nell’addome del cinquantenne che è stato posto precauzionalmente in isolamento.

28 febbraio, Ad Agrigento, i Carabinieri, a conclusione di un rocambolesco inseguimento tra contrada San Giusippuzzu e la zona industriale, hanno arrestato tre ladri in trasferta, originari della Romania e domiciliati a Vittoria in provincia di Ragusa. I tre stranieri hanno rubato all’interno dei supermercati “Il Centesimo” al viale Cannatello al Villaggio Mosè e “Max” in via Caruso Lanza a Fontanelle. Recuperata la refurtiva, soprattutto tante bottiglie di alcolici e superalcolici prive di antitaccheggio. I tre hanno 32, 25 e 27 anni.

1 marzo, La Capitaneria di Porto Empedocle, capitanata da Gennaro Fusco, ed i militari dell’Aliquota Guardia Costiera della Sezione di Polizia Giudiziaria della Procura di Agrigento diretta da Luigi Patronaggio, hanno condotto l’operazione cosiddetta “Kaos Calmo”. Un’ampia area del Demanio marittimo, in località Kaos, tra Agrigento e Porto Empedocle, di ben 16mila metri quadrati, è stata trasformata in discarica abusiva ed è stata posta sotto sequestro. Sono 20 gli indagati di abbandono incontrollato di rifiuti, dei quali 6 sono stati denunciati e gli altri 14 sottoposti a procedimento amministrativo. Elevate sanzioni per 200mila euro. Sequestrati anche 3 automezzi utilizzati per il trasporto illecito di rifiuti. Si tratta di 3 furgoni isotermici nella disponibilità di aziende che commercializzano prodotti ittici. L’inchiesta, coordinata dalla sostituto procuratore, Paola Vetro, si è avvalsa anche di 8 videocamere di sorveglianza piazzate nella zona, che hanno testimoniato lo smaltimento illecito continuativo di decine di tonnellate di rifiuti, pericolosi e non, spesso anche incendiati.

1 marzo, Il 7 giugno del 2017 è stato il giorno dell’operazione anticrimine cosiddetta “Proelio”. La Procura antimafia di Catania e i Carabinieri del Comando di Ragusa, in collaborazione con i colleghi del Comando di Agrigento, hanno arrestato 19 indagati, tra siciliani e calabresi, che sarebbero stati impegnati nel traffico e nello spaccio di sostanze stupefacenti, e nei furti di bestiame tra la Calabria e la Sicilia. Il clan di Cosa Nostra a Vittoria e a Comiso avrebbe acquistato cocaina in Calabria, dalle ‘ndrine della piana di Gioia Tauro. E poi la coca sarebbe stata smerciata in tutta la provincia di Ragusa e anche nella provincia di Agrigento. L’inchiesta avrebbe infatti ricostruito i legami tra gli esponenti della Cosa Nostra vittoriese e il clan agrigentino dei Fragapane. E dalle indagini è emerso che un’altra redditizia attività della mafia ragusana sarebbe stato l’abigeato, tra ingenti furti di capi di bestiame, rivenduti anche in Calabria. Ebbene, adesso è stata la volta del “redde rationem”, la resa dei conti di primo grado innanzi al giudice per le udienze preliminari del Tribunale di Catania, Salvatore Ettore Cavallaro, che ha emesso sentenza anche a carico di sette imputati agrigentini giudicati in abbreviato e con il beneficio dello sconto di un terzo della pena. A Francesco Fragapane, 38 anni, di Santa Elisabetta, figlio del boss ergastolano Salvatore ed inquisito anche nell’ambito della maxi inchiesta antimafia “Montagna”, sono stati inflitti 20 anni di carcere. Poi, 5 anni e 4 mesi a Giuseppe Quaranta, 51 anni, di Favara, che ha beneficiato delle attenuanti speciali previste dalla legge sui collaboratori della giustizia. Peraltro, lui, Quaranta, non ha confessato responsabilità dichiarandosi estraneo all’imputazione di essere stato partecipe dell’associazione che da droga e furti di bestiame avrebbe ricavato risorse finanziarie per le famiglie mafiose. E, nonostante ciò, il giudice Cavallaro lo ha riconosciuto colpevole e lo ha condannato, ritenendo dunque non attendibile la sua esclusione di colpa. E poi, 5 anni di reclusione a Salvatore Montalbano, 25 anni, di Favara. E poi 6 anni a Girolamo Campione, 41 anni, di Burgio. Tre sono stati gli assolti: Roberto Lampasona, 41 anni, di Santa Elisabetta, Antonino Mangione, 38 anni, di Raffadali, e Antonino Manzullo, 52 anni, di Burgio. E la pubblico ministero, Valentina Sincero, ha invocato la condanna a 8 anni e 4 mesi ciascuno per Lampasona e Mangione, difesi dagli avvocati Antonino e Vincenza Gaziano. Altri 5 imputati non agrigentini, allo stesso modo giudicati in abbreviato, sono stati condannati. Si tratta dei ragusani Carmelo Battaglia e Concetto Giuseppe Errigo, che hanno subito 20 anni di carcere ciascuno, così come i calabresi Giuseppe Piccolo e Vincenzo Politanò. E poi 8 anni sono stati inferti alla ragusana Ambra Errigo.

1 marzo, Il giudice per le udienze preliminari del Tribunale di Sciacca, Alberto Davico, a conclusione del giudizio abbreviato, ha condannato a 4 anni e 6 mesi di reclusione Calogero Sarullo, 58 anni, di Ribera, arrestato insieme alla moglie dai Carabinieri il 23 settembre scorso perché sorpreso nella disponibilità di una maxi piantagione con almeno una tonnellata di marijuana in contrada Scirinda. La moglie, Antonina Sarullo, 48 anni, di Ribera, ha già patteggiato la pena, sospesa, ad 1 anno e 8 mesi di reclusione.

1 marzo, A Favara, in periferia, tre furgoni Fiat Doblò delle Poste Italiane, posteggiati in un deposito, sono stati rubati. Il furto è stato compiuto molto probabilmente da un gruppo di malviventi. I Carabinieri della locale Tenenza hanno setacciato l’intero territorio, alla ricerca di tracce utili alle indagini, che proseguono.

1 marzo, A Porto Empedocle i Carabinieri hanno arrestato una donna di 31 anni, casalinga, perché avrebbe allacciato abusivamente alla rete idrica pubblica la propria abitazione. L’empedoclina è ristretta ai domiciliari.

1 marzo, Ad Agrigento i Carabinieri hanno arrestato Gerlando Padacqua, 35 anni, di Agrigento, inseguito da un ordine di carcerazione emesso dalla Corte d’Appello di Milano. Padacqua, che è stato trasferito nel carcere “Pasquale Di Lorenzo”, sconterà 8 anni e 4 mesi di reclusione perché è stato ritenuto responsabile dei reati di estorsione e rapina, che sarebbero stati commessi in provincia di Milano fra il 2013 e il 2014.

1 marzo, La Polizia ha arrestato Samir Pullara, 21 anni, di Sambuca di Sicilia. Pullara sconterà 11 mesi di reclusione perché riconosciuto colpevole dei reati di rapina aggravata e lesioni personali in concorso risalenti al luglio del 2016 e che sarebbero stati compiuti ad Agrigento. L’ordine di carcerazione è stato emesso dalla Procura generale della Repubblica presso la Corte di appello di Palermo. Il sambucese è ristretto nel carcere di Sciacca.

2 marzo, A Racalmuto alla locale stazione dei Carabinieri si è presentato un uomo che ha raccontato di avere ferito con un coltello un vicino di casa al culmine di un litigio. Il ferito è stato soccorso in Ospedale, con ferite superficiali al collo e ad un braccio, e con prognosi di 10 giorni. La posizione giudiziaria dell’aggressore è oggetto di valutazione da parte degli inquirenti, allorchè, tra l’altro, per lesioni con prognosi inferiore ai 20 giorni occorre la querela di parte per procedere.

2 marzo, Ad Agrigento la Polizia ha arrestato Giuseppe Camilleri, 20 anni, perché, ristretto ai domiciliari, sarebbe evaso dal proprio domicilio, si sarebbe recato da una vicina di casa, l’avrebbe aggredita e picchiata, e poi sarebbe rientrato a casa. La vittima, una ragazza, è stata soccorsa in Ospedale con 15 giorni di prognosi.

2 marzo, La Corte d’Assise d’Appello di Trieste ha confermato la condanna all’ergastolo, sentenziata dalla Corte d’Assise di Udine l’8 novembre del 2017, dell’ex militare napoletano, Giosuè Ruotolo, di Somma Vesuviana, per il duplice omicidio della coppia di fidanzati, Teresa Costanza, 30 anni, originaria di Favara, e Trifone Ragone, 28 anni, originario di Bari, uccisi a colpi di pistola la sera del 17 marzo 2015 nel parcheggio del palazzetto dello sport di Pordenone. La sentenza è stata emessa dopo oltre 8 ore di camera di consiglio.

4 marzo, Tra Agrigento, Palermo, Trapani, Catania, Ragusa, Vibo Valentia e Parma, la Dia, la Direzione investigativa antimafia, ha eseguito 32 ordinanze cautelari emesse dalla Procura antimafia di Palermo per associazione mafiosa, partecipazione e concorso in associazione per delinquere finalizzata al traffico ed allo spaccio di sostanze stupefacenti, aggravata dal metodo mafioso, detenzione abusiva di armi, sequestro di persona a scopo di estorsione aggravato e danneggiamento mediante incendio. All’operazione, cosiddetta “Kerkent”, nome arabo di Agrigento, hanno partecipato anche i Carabinieri del comando provinciale di Agrigento che, nell’ambito dello stesso provvedimento, hanno eseguito due ordinanze di custodia cautelare ai domiciliari a carico di due indagati di concorso in sequestro di persona e violenza sessuale, aggravata dal metodo mafioso. Si tratta di Gabriele Miccichè, 28 anni di Agrigento, ritenuto braccio operativo del boss Antonio Massimino, 51 anni, ristretto in carcere e ritenuto il reggente della famiglia di Cosa Nostra di Agrigento. E di Salvatore Ganci, 45 anni di Agrigento, commerciante di autovetture. Massimino è indagato di avere ordinato un sequestro di persona e di aver commesso una violenza sessuale.
Ecco i nomi di tutti gli arrestati:
James Burgio, 25 anni, di Porto Empedocle. Salvatore Capraro, 19 anni, di Villaseta Agrigento. Angelo Cardella, 43 anni, di Porto Empedocle.
Marco Clemente, 25 anni, di Palermo.
Fabio Contino, 20 anni, di Agrigento.
Sergio Cusumano, 56 anni, di Agrigento.
Alessio Di Nolfo, 33 anni, di Agrigento.
Francesco Di Stefano, 43 anni, di Porto Empedocle. Daniele Giallanza, 47 anni, di Palermo.
Eugenio Gibilaro, 45 anni, di Agrigento.
Angelo Iacono Quarantino, 24 anni, di Porto Empedocle.
Pietro La Cara, 42 anni di Palermo.
Domenico La Vardera, 38 anni, di Palermo.
Francesco Luparello, 45 anni, di Realmonte.
Domenico Mandaradoni, 31 anni, di Tropea.
Antonio Massimino, 51 anni, di Agrigento.
Gerlando Massimino, 31 anni, di Agrigento.
Saverio Matranga, 41 anni, di Palermo.
Antonio Messina, 61 anni, di Agrigento.
Giuseppe Messina, 38 anni, di Agrigento
Valentino Messina, 56 anni, di Porto Empedocle.
Liborio Militello, 48 anni, di Agrigento.
Gregorio Niglia, 36 anni, di Tropea.
Andrea Puntorno, 42 anni, di Agrigento.
Calogero Rizzo, 49 anni, di Raffadali.
Francesco Romano, 33 anni, di Vibo Valentia. Vincenzo Sanzo, 37 anni, di Agrigento.
Attilio Sciabica, 31 anni, di Agrigento.
Luca Siracusa, 43 anni, di Agrigento.
Giuseppe Tornabene, 36 anni, di Agrigento. Calogero Trupia, 34 anni, di Agrigento.
Francesco Vetrano, 34 anni, di Agrigento.

5 marzo, A Sciacca, nel centro storico, una pattuglia della locale Compagnia dei Carabinieri ha imposto l’alt ad un’automobile sospetta perché impegnata in insolite manovre appena la persona alla guida si è accorta dei militari. La conducente, una donna di 37 anni, è stata sorpresa in possesso di stecche di hashish per circa 10 grammi e di 2 grammi di eroina nascosti sotto un sedile, e poi, nella sua abitazione, in un armadio nella camera da letto, i Carabinieri hanno scovato anche un panetto di hashish di circa un etto. La 37enne è stata ristretta ai domiciliari.

5 marzo, Lungo la strada statale 189 Agrigento – Palermo, tre malviventi, incappucciati e armati di pistola, hanno rapinato il distributore di carburante Nuara. Hanno minacciato il titolare e hanno ottenuto la consegna del denaro incassato, tra i 2 e i 3mila euro. Immediata è stata la fuga. Indagini sono in corso.

5 marzo, Ad Agrigento, al palazzo di giustizia, la giudice Luisa Turco ha accolto ed ha ratificato la proposta di patteggiamento della condanna ad 1 anno e 8 mesi di reclusione, pena sospesa, a carico di G R, sono le iniziali del nome, 33 anni, imputato di maltrattamenti, lesioni aggravate e violazione di domicilio a danno dell’ex moglie, che lo ha denunciato raccontando di essere stata costretta a subire ripetute offese, percosse e umiliazioni anche in presenza del figlio. G R è difeso dall’avvocato Gianfranco Pilato.

7 marzo, A Santa Margherita Belice l’amministrazione comunale, presieduta dal sindaco Francesco Valenti, ha proclamato il lutto cittadino a seguito della morte di Salvatore Calandra, operaio, 50 anni, vittima di un incidente sul lavoro. L’uomo è stato intento a manovrare un escavatore nel corso di opere di movimentazione su un appezzamento dell’area artigianale del comune belicino, in contrada Giacheria. E il mezzo si è improvvisamente ribaltato, incastrando e uccidendo Calandra. Inutile si è rivelato il tempestivo intervento dei sanitari, atterrati sul posto con un elicottero del 118. I funerali oggi giovedì 7 marzo, nella Chiesa Madre del paese, alle 17:30.

7 marzo, Ad Agrigento, in piazzale Ugo La Malfa, due malviventi, armati di pistola e a volto scoperto, sono irrotti all’interno della Banca Carige, hanno minacciato con le armi gli impiegati e hanno svuotato le casse, rapinando circa 9mila euro. Forse sono fuggiti a bordo di un mezzo condotto da un terzo complice in attesa fuori dall’istituto di credito. Indagini in corso.

7 marzo, A Favara, in via Capitano Callea, due banditi, travisati con delle maschere di Carnevale, e armati di pistola, sono irrotti nel supermercato Fortè, hanno minacciato i cassieri e hanno rapinato circa 700 euro. Verosimilmente sono fuggiti a piedi dileguandosi. Indagini in corso.

7 marzo, A Sciacca la Guardia di Finanza ha arrestato un giovane nigeriano, O S sono le iniziali del nome, sorpreso in possesso di 100 grammi di hashish e di 6 grammi di eroina, per un valore di mercato di circa 2mila euro. L’africano è stato colto in occasione di un’ispezione a bordo di un autobus di linea, avvalendosi anche di un’unità cinofila delle Fiamme Gialle.

7 marzo, A Sciacca i Carabinieri del Nucleo Radiomobile della locale Compagnia hanno arrestato un uomo di 46 anni perché sorpreso, ad un posto di blocco notturno, alla guida di un’automobile senza patente perché gli è stata sospesa in quanto sorvegliato speciale. Il saccense L G, sono le iniziali del nome, è stato ristretto ai domiciliari e risponderà di violazione delle prescrizioni della sorveglianza speciale.

7 marzo, Ad Agrigento, al palazzo di giustizia, accogliendo le istanze del difensore, l’avvocato Olindo Di Francesco, il giudice per le udienze preliminari del Tribunale, Stefano Zammuto, a conclusione del giudizio abbreviato, ha assolto Sergio Stagno, 28 anni, di Porto Empedocle, arrestato dalla Polizia lo scorso 18 aprile perché sorpreso in possesso di oltre 20 grammi di cocaina. Il giudice ha condiviso la tesi dell’uso strettamente personale dello stupefacente sostenuta dal difensore di Stagno.

7 marzo, A Raffadali i Carabinieri della locale Stazione hanno arrestato un uomo di 56 anni di Cremona, responsabile di un circo equestre, per furto di energia elettrica tramite un magnete. L’arresto è stato già convalidato dal Tribunale di Agrigento che ha contestualmente restituito la libertà all’imprenditore, prossimo al giudizio penale.

7 marzo, Ad Agrigento, tra la città e la frazione marina di San Leone, lungo Viale Emporium, al Villaggio Peruzzo, un malvivente, armato di pistola e a volto scoperto, ha rapinato un distributore di carburante, minacciando il dipendente sul posto e arraffando l’incasso, ancora da quantificare. Poi la fuga. Indagini in corso da parte delle Forze dell’ordine.

8 marzo, A Licata nel quartiere Oltreponte incombono paura e apprensione allorchè oggi, come altre due volte in un solo mese, sono stati sparati dei colpi d’arma da fuoco contro delle abitazioni. All’alba è stato bersaglio di diversi colpi di pistola il portone di un’abitazione in via Gela. Gli altri due episodi risalgono all’8 febbraio e poi al 2 marzo scorsi, quando sono stati nel mirino il portone dell’abitazione di un operaio e il balcone di un’altra abitazione. Indagini in corso.

8 marzo, A Licata la Polizia ha arrestato G A, sono le iniziali del nome, 20 anni, sorpreso in possesso di un involucro in plastica contenente sostanza stupefacente del tipo marijuana per un peso complessivo di 67 grammi. Nel corso della successiva perquisizione domiciliare, i poliziotti hanno scoperto e sequestrato una tenda termica con chiusura a cerniera utilizzata come serra, dotata di impianto di riscaldamento, illuminazione, aerazione, e con 9 vasi di piante di cannabis, oltre una bilancia digitale per la pesatura dello stupefacente verosimilmente impiegata per il confezionamento delle dosi da spacciare. Il 20enne è ristretto ai domiciliari.

8 marzo, A Porto Empedocle la Polizia ha arrestato un uomo e una donna, G C, sono le iniziali del nome, 40 anni, ed S R, 49 anni, responsabili di avere rubato due paia di occhiali all’interno di due diverse ottiche cittadine. La coppia empedoclina è stata ristretta ai domiciliari.

8 marzo, Ad Agrigento, al palazzo di giustizia, il giudice monocratico del Tribunale, Antonio Genna, ha assolto, “perché il fatto non sussiste”, Biagio Palumbo, 69 anni, titolare della “Casa dell’anziano Raggio di sole”, di San Biagio Platani, imputato di omicidio colposo per la morte di un’anziana ospite della struttura, Vincenza Mendola, 83 anni, scoperta cadavere il 19 dicembre del 2011, un giorno dopo essersi allontanata, come sarebbe stato nelle sue facoltà, dalla casa di riposo. La donna sarebbe morta a causa del freddo. Già un’altra imputata, l’operatrice della struttura Carmelina Di Piazza, 36 anni, è stata assolta in abbreviato.

8 marzo, A Licata la Polizia ha arrestato Paolo Greco, 22 anni. Nottetempo, nel quartiere Oltreponte, travisato con un passamontagna, Greco ha sparato una raffica di colpi di pistola, fortunatamente tutti a vuoto, contro i poliziotti della Squadra Mobile e del Commissariato di Licata impegnati in un servizio di pattugliamento in via Gela. Paolo Greco è fuggito dopo gli spari ma è stato subito rintracciato e arrestato. Gli è stata sequestrata una pistola scacciacani, modificata per esplodere pallini d’acciaio. E’ recluso nel carcere “Pasquale Di Lorenzo” ad Agrigento. Risponderà all’autorità giudiziaria di tentato omicidio.

9 marzo, A Santa Margherita Belice, nottetempo, una pattuglia dei Carabinieri si è lanciata all’inseguimento di un’automobile sorpresa in corsa ad elevata velocità lungo la strada statale 624 cosiddetta Fondo Valle. A bordo dell’auto, una Citroen C3, due persone, prima di obbedire all’alt, hanno gettato un involucro dal finestrino. I militari lo hanno recuperato: 2 panetti di hashish per complessivi 150 grammi circa, per un valore di mercato di alcune centinaia di euro. I due, uno di 51 e l’altro di 21 anni, entrambi residenti a Sciacca sono stati arrestati.

9 marzo, Proseguono in modo costante le verifiche dei Carabinieri finalizzate a scovare eventuali “furbetti” degli abbonamenti alle “pay tv”. I militari hanno ispezionato in orario serale una decina di obiettivi, tra sale giochi, pizzerie, circoli, internet point, bar e sale scommesse, sia a Porto Empedocle che ad Agrigento. In una pizzeria a Porto Empedocle i gestori hanno diffuso in pubblico eventi sportivi con abbonamenti solo per uso domestico. In una sala scommesse a Porto Empedocle sono risultate mancanti le autorizzazioni per svolgere tale attività. In consuntivo, sono scattate 4 denunce all’Autorità Giudiziaria, oltre mille euro di multe, e il sequestro delle smart-card impropriamente utilizzate.

12 marzo, All’alba di oggi, martedì 12 marzo, a conclusione di una complessa indagine coordinata dalla Procura di Palermo, i Carabinieri della Compagnia di Sciacca hanno arrestato 6 persone. Si tratta di 5 uomini e una donna, tra Menfi in provincia di Agrigento e Gibellina in provincia di Trapani. I reati contestati sono induzione, sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione minorile, violenza sessuale e atti sessuali con minorenne aggravati dall’età inferiore ai 14 anni. Nel dicembre del 2017, lungo la strada statale 624, nel comune di Sambuca di Sicilia, fu bloccata un’auto con a bordo un uomo di 60 anni originario di Gibellina ed una ragazzina di 13 anni di Menfi. L’uomo avrebbe accompagnato la ragazzina in un ovile nei pressi di Gibellina, dove altri due soggetti avrebbero abusato sessualmente della minore, e ciò con la consapevolezza ed il benestare della madre della giovane, originaria della Romania. L’uomo, Pietro Civello, è stato arrestato. La madre denunciata. La ragazzina trasferita in una struttura protetta. Le indagini sono proseguite, e adesso sono stati emessi i provvedimenti restrittivi non solo a carico di Civello e della madre, ma anche dei clienti con i quali la minore, sotto costante minaccia di morte, sarebbe stata costretta ad intrattenere rapporti sessuali. I clienti sono 4, e, in cambio di somme dai 30 ai 200 euro a prestazione, avrebbero abusato della ragazzina, in case di campagna di loro proprietà o no. Si tratta di Viorel Frisan, 37 anni, di Gibellina, Calogero Friscia, 25 anni, di Menfi, Vito Sanzone, 43 anni, di Menfi, e Vito Campo, 69 anni, di Menfi. Durante le audizioni, la minore ha raccontato le violenze subite ed ha descritto con precisione il luogo degli incontri, le persone e gli oggetti di arredo presenti nei locali utilizzati per le violenze.

12 marzo, La Guardia di Finanza della Compagnia di Agrigento, nell’ambito di mirati servizi di prevenzione e repressione del traffico di sostanze stupefacenti, ha arrestato D B D, sono le iniziali del nome, 27 anni, residente a Lampedusa, sorpreso in possesso, appena rientrato da Palermo a bordo di un autobus di linea, di 400 grammi di hashish e di circa 5 grammi di cocaina. Risponderà all’autorità giudiziaria di detenzione a fine di spaccio di sostanze stupefacenti.

13 marzo, Accoltellamento mortale ad Alessandria della Rocca, in provincia di Agrigento. Nel centro cittadino, in via Sant’Antonio, un ragazzo di 23 anni, Vincenzo Busciglio, è stato accoltellato nella tarda serata di ieri innanzi ad un locale pubblico. Il giovane, a causa delle profonde ferite da taglio subite, è morto poco dopo essere giunto all’ospedale “Fratelli Parlapiano” a Ribera. I Carabinieri della stazione di Alessandria della Rocca, coordinati dal comando compagnia di Cammarata, sono impegnati nelle indagini. L’inchiesta è coordinata dalla Procura della Repubblica di Sciacca tramite la sostituto Roberta Griffo. I militari hanno sottoposto a provvedimento di fermo di indiziato del delitto di omicidio un ragazzo di 19 anni di Alessandria della Rocca, Pietro Leto, sospettato, al momento, di essere l’esecutore materiale dell’omicidio. Ignoto il movente dell’episodio criminoso. Vincenzo Busciglio è conosciuto dai concittadini come un bravo ragazzo, molto socievole. Appassionato di go-kart e motori, da piccolo Vincenzo è riuscito a sopravvivere a una leucemia che lo aveva colpito.

13 marzo, Ad Agrigento, al palazzo di giustizia, la pubblico ministero, Eliana Manno, a conclusione della requisitoria, ha chiesto la condanna a 9 anni di carcere, per tentato omicidio, a carico di James Burgio, 26 anni, di Porto Empedocle, arrestato lo scorso 23 luglio dalla Squadra Mobile perché ritenuto responsabile di avere sparato la sera del 21 luglio contro un pescatore, Angelo Marino, 30 anni, al porto di Porto Empedocle, e di avere rivolto la pistola, che però si è inceppata, contro Riccardo Volpe, 28 anni, di Realmonte, cugino di Angelo Marino. Burgio, difeso dagli avvocati Salvatore Pennica e Alfonso Neri, è giudicato in abbreviato innanzi alla giudice per le udienze preliminari del Tribunale, Alessandra Vella.

14 marzo, A Licata il 12 maggio del 2017 un incidente sul lavoro ha provocato la morte di un operaio di 44 anni, Giovanni Callea. L’uomo, intento a lavorare in un cantiere in contrada “Piano Bugiades”, è stato folgorato da una scarica elettrica. Callea è stato soccorso e trasportato in ospedale, al “San Giacomo d’Altopasso”, ma è morto nel frattempo. Adesso la Procura della Repubblica di Agrigento ha chiesto il rinvio a giudizio di Valerio Peritore, 52 anni, di Licata, ed Angelo Incorvaia, 56 anni, di Licata, entrambi titolari dell’impresa Omnia srl, committente dei lavori in questione. Poi Carmelo Spiteri, 54 anni, di Licata, datore di lavoro della vittima, e poi Sonia Carità, 38 anni, di Licata, e Francesco Urso, 40 anni, di Licata, entrambi dell’impresa Betomix, proprietari del mezzo che ha provocato la folgorazione di Callea, ed Enrico Angelo Florio, 43 anni, di Licata, manovratore del mezzo. Le parti offese sono Concetta Cavaleri, moglie della vittima, e i due figli.

14 marzo, A Canicattì i poliziotti del locale Commissariato, diretto dal vice questore, Cesare Castelli, hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in una comunità a carico di due fratelli minorenni immigrati dalla Romania, di 14 e di 15 anni. I due romeni avrebbero più volte minacciato un coetaneo, anche lui romeno, al fine di ottenere la consegna di denaro. La vittima, impaurita, non ha voluto più nemmeno recarsi a scuola. E’ stata la madre dell’adolescente a rivolgersi alla Polizia.

15 marzo, Il 23 maggio del 2015 un anziano di oltre 70 anni giunse al pronto soccorso dell’Ospedale “San Giovanni di Dio” di Agrigento in preda a forti dolori allo stomaco. Morì in terapia intensiva. Ebbene, adesso il giudice monocratico del Tribunale di Agrigento, Antonino Genna, ha assolto, “perché il fatto non sussiste”, i medici Antonino Maniscalco, Michele Castellano e Danilo Turco, imputati di omicidio colposo e difesi dagli avvocati Giusy Amato e Salvatore Pennica. Al termine della propria requisitoria, anche il pubblico ministero, Roberto Gambina, escludendo la ricorrenza di una condotta colposa, ha chiesto l’assoluzione dei tre medici imputati.

15 marzo, A Montallegro, in provincia di Agrigento, nei pressi della strada provinciale 75, in prossimità della riserva naturale di Torre Salsa, i Carabinieri della locale stazione si sono accorti dell’insolita presenza di una struttura di legno, ampia circa 16 metri quadrati. La capanna di legno è stata ubicata in una delle strade di accesso alla riserva naturale. I militari hanno sorpreso il proprietario di un fondo intento a completare la costruzione della struttura in legno. Sul posto sono state effettuate anche delle operazioni di sbancamento, di circa 260 metri quadri di terreno. Inoltre, il proprietario del fondo, un uomo di 67 anni di Ribera, non ha alcun permesso per costruire la struttura in questione, in un’area peraltro soggetta al vincolo anti-sismico. Dunque, i Carabinieri hanno disposto il sequestro della struttura di legno, apponendovi i sigilli, e il 67enne è stato denunciato all’Autorità Giudiziaria.

16 marzo, Lo scorso 26 agosto 2018 è stata diffusa alla stampa agrigentina una lettera tramite cui Angela Russotto, di Favara, ha dichiarato di non essere più la fidanzata di Mario Rizzo, e ha aggiunto: “Preso atto di quanto espresso dagli organi di stampa negli ultimi giorni circa la scelta di collaborare con la giustizia del signor Mario Rizzo, mi dissocio nettamente da tale scelta presa dallo stesso, non volendo avere più nessun tipo di rapporto con lo stesso”. Ebbene, adesso la Procura della Repubblica di Agrigento, tramite il procuratore aggiunto Salvatore Vella, indaga per favoreggiamento l’avvocato di Favara, Salvatore Cusumano, perché la lettera diffusa alla stampa sarebbe una montatura e la dissociazione sarebbe stata solo simulata. L’avvocato Cusumano avrebbe costretto Angela Russotto a firmare la lettera di suo pugno. La Squadra Mobile di Agrigento ha perquisito l’abitazione e lo studio del legale, ed ha acquisito documenti. Lo stesso Cusumano, difeso dall’avvocato Salvatore Pennica, commenta: “Non ho nulla da temere. Ho chiesto di essere ascoltato ed ho consegnato il pc e il telefonino”.

16 marzo, A Ribera due braccianti agricoli hanno subito il furto di due paia di forbici elettriche da potatura, del valore di alcune centinaia di euro. I due braccianti, ritenendo responsabile del furto un 30enne romeno domiciliato a Ribera, si sono recati nella sua abitazione, lo hanno picchiato, minacciato con un coltello e costretto a salire a bordo di un’automobile, e ciò affinchè restituisse il maltolto. Alcuni passanti testimoni hanno telefonato al 112. I Carabinieri della locale Tenenza, dopo un breve inseguimento, hanno intercettato l’automobile con i tre a bordo. Nel corso delle perquisizioni, a casa del romeno sono state trovate le forbici rubate. E’ stato inoltre sequestrato il coltello ai due braccianti. Il romeno vittima del sequestro è stato denunciato per ricettazione delle forbici. I due braccianti agricoli riberesi, F V sono le iniziali del nome, 34 anni, e T G, 27 anni, sono stati arrestati ai domiciliari per sequestro di persona.

18 marzo, I Carabinieri della Tenenza di Ribera hanno arrestato ai domiciliari Calogero Fiorito, 40 anni, imprenditore agricolo. E’ indagato di sequestro di persona. Si tratta del fratello di uno dei due braccianti agricoli di Ribera già arrestati dai Carabinieri sabato scorso perché avrebbero sequestrato un romeno affinchè restituisse un paio di forbici da potatura rubate agli stessi agricoltori. Anche Calogero Fiorito avrebbe partecipato alla “spedizione punitiva” contro il romeno di 30 anni che, nel frattempo, scoperto in possesso delle forbici, è stato denunciato per ricettazione.

19 marzo, Ad Agrigento, nel centro storico, tra piazza Ravanusella, via Vallicaldi e via Boccerie, i poliziotti della Squadra Volanti hanno arrestato un immigrato di 19 anni del Gambia, sorpreso in possesso di stecchette di hashish per 28 grammi complessivi, e hanno denunciato a piede libero altri tre Gambiani perché privi di documenti di riconoscimento. L’intero quartiere, in collaborazione con la Polizia Municipale, è stato sottoposto ad intensi controlli.

19 marzo, Ad Agrigento un ragazzo di 17 anni immigrato dal Gambia è stato denunciato a piede libero dalla Polizia alla Procura della Repubblica presso il Tribunale per i minorenni. Risponde del reato di lesioni personali gravissime. La sera di venerdì scorso, 15 marzo, nel centro storico, in piazza San Francesco, avrebbe sferrato una coltellata ad un suo connazionale di 18 anni tagliandogli una parte di orecchio. Il giovedì precedente, il 14 marzo, ancora nel centro storico di Agrigento, in via Cannameli, due senegalesi di 38 anni sono stati feriti alle mani con cocci di bottiglie rotte, e sono stati soccorsi in ospedale.

19 marzo, La Corte d’Appello di Palermo ha confermato la condanna ad 1 anno di reclusione, per omicidio colposo, a carico di Girolamo Rinallo, 32 anni, di Campobello di Licata, proprietario dei due cani razza Corso che il 21 aprile del 2012 aggredirono e uccisero il pensionato Calogero Profeta, di 73 anni, in contrada Burginisi, nelle campagne di Campobello. Rinallo è imputato di omicidio colposo per non avere vigilato e custodito gli animali, senza museruola e liberi. Il padre di Girolamo, Gioacchino Rinallo, 56 anni, ha già patteggiato la condanna a 10 mesi di reclusione.

20 marzo, A Racalmuto hanno imperversato i ladri di cavi di rame, a danno dei collegamenti telefonici. In contrada Serrone sono stati rubati 800 metri di cavi, ed in contrada Garamoli altri 900 metri di cavo di rame della Tim Spa. La denuncia contro ignoti è stata raccolta dalla stazione dei Carabinieri di Racalmuto che hanno avviato le indagini compiendo dei sopralluoghi.

20 marzo, A Ribera i Carabinieri della locale Tenenza hanno arrestato ai domiciliari una donna di 35 anni che sconterà una condanna definitiva a 7 mesi di reclusione per i reati di violenza privata e violazione di domicilio, commessi a Ribera nel 2008.

21 marzo, Ad Agrigento, in piazzale Rosselli, appena fuori da un autobus di linea, la Guardia di Finanza della Compagnia di Agrigento, avvalendosi di unità cinofile, ha sorpreso e arrestato un immigrato dal Gambia in possesso di circa 600 grammi di hashish, ed un immigrato dalla Nuova Guinea con quasi 200 grammi di hashish. Il primo è stato trasferito in carcere. Il secondo è ristretto ai domiciliari.

21 marzo, La Corte d’Appello di Palermo ha confermato la sentenza emessa il 21 marzo del 2018 dalla sezione penale del Tribunale di Sciacca, presieduta da Antonio Tricoli, che ha condannato a 6 anni e 6 mesi di reclusione Lino Conticello, 49 anni, e a 5 anni e 6 mesi Giuseppe Marciante, 39 anni, entrambi di Sciacca. I due sono imputati di violenza sessuale su un minore: Conticello ne avrebbe abusato, e Marciante avrebbe procurato il contatto tra i due. A carico degli imputati, che si sono sempre dichiarati innocenti, è stato imposto, in solido, il risarcimento del danno con una provvisionale di 20mila euro subito esecutiva. Il minore e la madre si sono costituiti parte civile assistiti dall’avvocato Maurizio Gaudio.

21 marzo, Ad Agrigento, al palazzo di giustizia, la pubblico ministero, Alessandra Russo, a conclusione della requisitoria, ha chiesto la condanna a 3 anni di reclusione a carico di Giuseppe Faraci, 24 anni, di Santa Elisabetta, imputato di avere, il 27 gennaio del 2017, tentato una rapina nell’abitazione di un’anziana di 90 anni, da dove fu indotto alla fuga dal figlio della malcapitata. Faraci, difeso dall’avvocato Giuseppe Barba, è giudicato in abbreviato.

23 marzo, Incidente stradale mortale lungo la strada statale 118 “Agrigentina-Corleonese”, tra Raffadali e Agrigento, nei pressi del bivio per Joppolo Giancaxio, dove un’automobile Wolkswagen, per cause in corso di accertamento, si è scontrata frontalmente con un’altra automobile, una mono-volume Ford. L’impatto ha provocato la morte sul colpo di una donna, una infermiera in servizio all’ospedale “San Giovanni di Dio” residente a Raffadali, Giovanna Angelica, 53 anni, originaria di Giarratana in provincia di Ragusa. Il conducente della Ford è ferito ed è stato soccorso in ospedale. Sul posto sono intervenuti i Vigili del fuoco del Comando provinciale di Agrigento, i Carabinieri e il personale del 118.

23 marzo, I Carabinieri della Compagnia di Sciacca e della Tenenza di Ribera hanno arrestato due uomini originari della Tunisia, domiciliati a Ribera. Si tratta di Bassir Rafik, 38 anni, e Amin Rohai, 35 anni. Sono ristretti in carcere e la Procura della Repubblica di Sciacca, che ha coordinato le indagini dell’Arma, gli contesta il reato di detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti con l’aggravante di aver destinato l’uso della droga anche a minori. L’inchiesta ha svelato una consistente rete di spaccio di hashish, cocaina ed eroina nelle piazze di Ribera e dintorni, anche verso giovanissimi e minori. L’abitazione dei due tunisini, in via Roma, nel centro cittadino di Ribera, sarebbe assurta a vero e proprio “supermarket” della droga, e nel corso della perquisizione sono state sequestrate decine di dosi. Le attività illecite avrebbero fruttato mensilmente migliaia di euro.

24 marzo, Incidente stradale mortale lungo la strada provinciale 37 che collega Sciacca con Caltabellotta. In contrada Cottonaro Lavanche, in territorio di Caltabellotta, si sono scontrate frontalmente, per cause in corso di accertamento, due automobili, una Fiat Panda e una Fiat Punto. E’ morto il conducente della Panda, Benito Pellegrino, 80 anni, di Sciacca. E’ ferito il conducente della Punto, un impiegato di 52 anni di Caltabellotta. Sul posto sono intervenuti i Vigili del fuoco e i Carabinieri.

25 marzo, I Carabinieri della Compagnia di Canicattì hanno arrestato ai domiciliari Valentin Birnat, 55 anni, originario della Romania, bracciante agricolo. Risponderà all’Autorità giudiziaria di tentata rapina e resistenza a pubblico ufficiale. A Canicattì, in largo Amendola, ha afferrato alle spalle una donna di 40 anni innanzi ad un postamat, e ha tentato di strapparle dalle mani il denaro contante che, invece, la donna, intenta a digitare il pin, non aveva ancora prelevato. Il malvivente è fuggito a mani vuote. La donna ha telefonato al 112. I Carabinieri si sono precipitati sul posto, hanno raccolto la descrizione dell’uomo, e ad un posto di blocco lo hanno intercettato. Lui ha tentato ancora la fuga, reagendo ai militari con calci e pugni, ma è stato immobilizzato e ammanettato.

26 marzo, Ad Agrigento, nella frazione di Giardina Gallotti, i poliziotti della Squadra Volanti, allertati al 113 dalla donna, hanno denunciato a piede libero alla Procura di Agrigento un uomo di 49 anni che, al culmine di una lite in famiglia, ha aggredito la moglie. Inoltre, nel corso della perquisizione domiciliare, è stato sorpreso in possesso di una balestra con relativo dardo, una pistola ad aria compressa calibro 4,5, un tamburo con dentro 2 cartucce calibro 6,35, 123 cartucce a salve di marca Fiocchi calibro 9 e vari pallini in acciaio all’interno di un barattolo.

26 marzo, Il 6 giugno del 2018 il Tribunale di Sciacca ha condannato a 12 anni di reclusione Antonino Cardillo, 27 anni, e ad 11 anni Natale Catalano, 48 anni, entrambi di Ribera. I due sono imputati, a vario titolo, di una rapina a danno della farmacia “Ragusa” a Calamonaci e per la tentata rapina con tentato omicidio alla tabaccheria “Valenti” di Ribera. Adesso è stata emessa la sentenza di secondo grado. La Corte d’Appello di Palermo ha ridotto a 9 anni di reclusione la condanna a carico di Cardillo, ed a 10 per Catalano.

27 marzo, Incidente stradale mortale lungo la strada statale 557, tra Campobello di Licata e Ravanusa, dove, per cause in corso di accertamento, si sono scontrate due automobili, una Ford Fiesta ed una Fiat Punto. Sono morte due persone, un uomo e una donna, a bordo della Ford Fiesta. Una donna, al volante della Punto, è gravemente ferita. I due morti sono Ylenia Giurdanella, 20 anni, e Salvatore Calafato, 23 anni, entrambi di Ravanusa. La donna ferita è una quarantunenne di Campobello di Licata, soccorsa all’ospedale “Barone Lombardo” di Canicattì. Sul posto hanno lavorato i Carabinieri, i Vigili del Fuoco, che hanno estratto dalle lamiere la campobellese ferita, e il personale sanitario del 118.

27 marzo, Il Tribunale di Sorveglianza di Agrigento ha sospeso la misura dell’affidamento in prova ai servizi sociali a carico dell’avvocato agrigentino, Giuseppe Arnone, 59 anni, e ne ha disposto il trasferimento in carcere allorchè avrebbe violato le prescrizioni imposte dalla misura alternativa al carcere. Il Tribunale di Sorveglianza ha motivato così il provvedimento: “Palese mancanza di affidabilità e, anzi, dichiarata volontà di continuare a porre in essere, anche a breve, in sostanziale spregio delle prescrizioni e delle numerose diffide, condotte che impongono al magistrato di Sorveglianza un provvedimento urgente di sospensione della misura dell’affidamento in prova ai servizi disponendo la reclusione in carcere”. L’avvocato Giuseppe Arnone sconta un cumulo di condanne per complessivi 3 anni e 5 mesi per reati di diffamazione, calunnia e, in un caso, di lesioni. Le prescrizioni della misura alternativa gli hanno imposto il divieto di effettuare manifestazioni pubbliche, volantinaggio o altre attività che abbiano contenuto palesemente offensivo nei confronti di altre persone e Istituzioni. L’episodio culminante è stato un recente volantinaggio innanzi al Tribunale di Agrigento con un documento con offese gravi a diversi magistrati ed altri avvocati alla vigilia peraltro delle elezioni per il rinnovo del consiglio dell’Ordine.

27 marzo, A Porto Empedocle i Carabinieri hanno arrestato un uomo di 48 anni perché nella sua abitazione, in via La Marmora, è stato scoperto un allaccio abusivo alla rete idrica.
A Licata i militari hanno arrestato un bracciante agricolo originario del Marocco, di 37 anni, perché ha allacciato abusivamente la propria abitazione alla rete elettrica.
Stessa sorte per tre operai quarantenni originari della Romania e domiciliati a Campobello di Licata, in via Paolo Rossi, dove è stato scovato un allaccio artigianale alla rete elettrica pubblica.
I cinque risponderanno all’Autorità Giudiziaria di furto aggravato. Sono ristretti ai domiciliari.

28 marzo, Ad Agrigento, al palazzo di giustizia, la pubblico ministero, Antonella Pandolfi, a conclusione della requisitoria ha chiesto alla giudice per le udienze preliminari del Tribunale, Luisa Turco, la condanna di V C, sono le iniziali del nome, 35 anni, residente a Villaseta, a 3 anni di reclusione per maltrattamenti e tentata violazione di domicilio a danno della ex moglie. L’uomo, giudicato in abbreviato, è difeso dall’avvocato Tanja Castronovo. La vittima, parte civile, è rappresentata dall’avvocato Alba Raguccia.

28 marzo, Ad Agrigento, al palazzo di giustizia, i giudici della seconda sezione penale del Tribunale, presieduta da Giuseppe Miceli, hanno condannato, per bancarotta fraudolenta, a 4 anni e 6 mesi di reclusione l’imprenditore di Racalmuto, Calogero Romano, 63 anni, ed a 2 anni il figlio Leandro. I Romano, in qualità di amministratori ed in prossimità del fallimento, avrebbero sottratto, con operazioni finanziarie fraudolente, beni per circa 3 milioni di euro da due imprese. Si tratta della Ierre e della Mediterranea Cavi. La pubblico ministero, Cecilia Baravelli, ha chiesto la condanna di Calogero Romano ad 8 anni, e del figlio a 3 anni e 9 mesi.

28 marzo, Ad Agrigento, al palazzo di giustizia, la giudice monocratico del Tribunale, Gianfranca Infantino, ha assolto Rosario Restivo, 41 anni, di Porto Empedocle, arrestato il 9 ottobre del 2015 dai Carabinieri perché sorpreso a Licata in possesso di due ovuli, ingeriti e scoperti in ospedale, contenenti 5 grammi di eroina. La Procura ha invocato la condanna a 2 anni di reclusione. Il difensore, l’avvocato Salvatore Collura, ha sostenuto la tesi del possesso al fine del consumo personale e non di spaccio.

29 marzo, I Carabinieri della Stazione di Racalmuto, a conclusione di meticolose e intense indagini, hanno arrestato Salvatore Puma, 42 anni, ritenuto responsabile del reato di rapina aggravata allorché, pochi giorni addietro, all’interno di un bar, ha aggredito un pensionato di 70 anni intento a giocare alle slot machines, lo ha colpito al petto con un violento pugno, gli ha rapinato circa 20 euro in monete, frutto di una vincita, e poi, prima della fuga, ha infierito sull’anziano, a terra, colpendolo ancora con calci e pugni. Salvatore Puma è recluso in carcere.

30 marzo, Lungo la tratta ferroviaria appena fuori da Canicattì, in direzione Castrofilippo, un treno ha investito un uomo, morto sul colpo, . Si presume che la vittima sia stata intenta a raccogliere ortaggi nella zona e non si sia accorta del sopraggiungere del treno. Indagini in corso ad opera della Polizia Ferroviaria e della Polizia scientifica del locale Commissariato diretto dal vice questore Cesare Castelli.

30 marzo, I Carabinieri hanno arrestato a Santo Stefano di Quisquina un impiegato di 45 anni perché ha allacciato abusivamente la propria abitazione alla rete elettrica. Per lo stesso reato di furto aggravato è stato arrestato dai Carabinieri a Licata un uomo di 33 anni originario della Romania, che ha allacciato abusivamente alla rete elettrica il proprio negozio di generi alimentari.

31 marzo, Sabato scorso 30 marzo il treno appena partito da Canicattì alle ore 6:40, in direzione Agrigento, ha investito Giovanni Di Grigoli, 48 anni, bracciante agricolo, intento verosimilmente a raccogliere ortaggi, e che non si è accorto del sopraggiungere del treno. Ebbene, durante la notte tra sabato e domenica è morto anche il padre dello sventurato, Gioacchino Di Grigoli, 71 anni, da tempo malato e deceduto per cause naturali nottetempo. Probabilmente un infarto da “crepacuore” lo ha stroncato.

31 marzo, Ad Agrigento, a San Leone, i Carabinieri sono intervenuti perché allarmati al 112 da una persona che ha segnalato un uomo intento a minacciare con una pistola dei muratori nell’ambito di una lite condominiale. I militari, intervenuti sul posto, hanno sottoposto a perquisizione domiciliare l’abitazione del minacciante, un insegnante di 55 anni. E’ stata sequestrata la pistola, un scacciacani con tappo rosso, e poi anche diversi vasetti di vetro contenenti marijuana per circa 100 grammi e semi di canapa indiana. L’uomo è stato arrestato ai domiciliari per detenzione di stupefacenti a fine di spaccio. Il giudice ha convalidato l’arresto ma ha restituito la libertà all’insegnante, incensurato, senza alcuna misura cautelare.

31 marzo Ad Agrigento, nel centro storico, nella zona “Ravanusella”, i poliziotti della Squadra Volanti e la Polizia Municipale hanno denunciato due presunti spacciatori di droga, un immigrato dal Mali di 23 anni e un altro dal Gambia di 19 anni, entrambi senza passaporto, sorpresi in possesso di quasi 10 grammi di hashish. Una terza persona, verosimilmente un cliente dei due, è stato segnalato in Prefettura come consumatore abituale di stupefacenti.

1 aprile, Il Tribunale di Palermo ha assolto, per non avere commesso il fatto, due fratelli di Canicattì imputati di detenzione di droga a fine di spaccio. Si tratta di Alessandro e Roberto Li Calzi, 32 e 42 anni, arrestati dai Carabinieri il 6 luglio del 2015 a Grotte alla sosta del pullman Palermo-Canicattì. A bordo del pullman, sotto i sedili, fu scoperto un involucro con dentro quasi 50 grammi di eroina. Ebbene, i difensori dei fratelli Li Calzi, gli avvocati Calogero Meli e Antonio Bordonaro, hanno sostenuto la tesi secondo cui non vi è prova che la droga fosse detenuta dai due imputati, per i quali, invece, la Procura ha invocato la condanna a 6 anni di reclusione ciascuno.

1 aprile, Ad Agrigento i militari della Guardia Costiera, in servizio alla sezione di Polizia Giudiziaria della Procura di Agrigento, diretti dal comandante Gennaro Fusco, hanno arrestato in flagranza di reato, nel centro cittadino, a Porta di Ponte, Luca Fresco, 42 anni, sottocapo in servizio alla Capitaneria di Porto Empedocle, sorpreso intento a ricevere la somma di 100 euro. Fresco, che risponde di millantato credito e truffa aggravata continuata, è recluso nel carcere “Pasquale Di Lorenzo” ad Agrigento. Le indagini sono state coordinate dal procuratore aggiunto Salvatore Vella e dalla sostituto Chiara Bisso. Fresco avrebbe promesso, in cambio di denaro, dei posti di lavoro e dei titoli professionali marittimi, millantando conoscenze importanti all’interno delle Capitanerie. In particolare, avrebbe chiesto somme di denaro a più soggetti per delle assunzioni mai concretizzate e per delle abilitazioni e certificazioni mai rilasciate. I 100 euro intascati ad Agrigento sarebbero l’ultimo versamento di un totale di circa 3.000 euro.

1 aprile, I Carabinieri della Compagnia di Sciacca hanno arrestato un commerciante ambulante originario del Marocco, di 48 anni, residente ad Alcamo, sorpreso nottetempo lungo le strade di Sciacca in possesso di circa 40 grammi di hashish. L’uomo non ha saputo giustificare la propria presenza notturna a Sciacca, e ciò ha indotto i militari a perquisirlo.

2 aprile, Ad Agrigento al palazzo di giustizia, innanzi alla Giudice per le udienze preliminari, Luisa Turco, la pubblico ministero, Emiliana Busto, ha concluso la requisitoria a carico di quattro imputati di Favara, giudicati in abbreviato, di omicidio preterintenzionale nell’ambito dell’inchiesta cosiddetta “Giustizia privata”, ruotante intorno alla morte di Bennardo Chiapparo, 68 anni, di Favara, deceduto il 10 febbraio del 2016 all’ospedale di Agrigento, dove il primo febbraio precedente è stato ricoverato. Sono stati chiesti 12 anni di reclusione per Antonio Pirrera, 41 anni, e poi 8 anni di reclusione ciascuno per Michele Sorce, 35 anni, Carmelo Pullara, 28 anni, e Giovanni Ruggeri, 43 anni, difesi dagli avvocati Salvatore Pennica e Alfonso Neri. Le persone offese, i familiari della vittima, si sono costituiti parte civile tramite gli avvocati Giuseppina Ganci, Gisella Spataro e Francesco Gibilaro, che si sono associati alle richieste di condanna. Gli imputati sarebbero responsabili di una spedizione punitiva, una sorta di rappresaglia, ordita contro Chiapparo, “colpevole” di avere rimproverato, e forse mollato un ceffone, al figlio di uno di loro. Il pestaggio dell’uomo avrebbe provocato conseguenze fatali, oltre le intenzioni. Ecco perché è contestato l’omicidio preterintenzionale, ed ecco perché l’inchiesta è stata denominata “Giustizia privata”.

2 aprile, Ad Agrigento, al palazzo di giustizia, la giudice per le udienze preliminari del Tribunale, Luisa Turco, ha rinviato a giudizio 13 imputati presunti compartecipi dei reati di detenzione e spaccio di droga a Lampedusa, nell’ambito dell’inchiesta cosiddetta “Carthago”. Tra gli acquirenti della droga vi sarebbe stato anche un pilota d’aereo di linea che sarebbe stato solito fumare hashish prima di decollare. Il prossimo 18 giugno, innanzi alla giudice Gianfranca Infantino, risponderanno all’appello: Giambattista D’Amore, 31 anni, Giacomo Greco, 55 anni, Francesco Costanza, 28 anni, Antonino Colapinto, 30 anni, Veronica Elia, 34 anni, Federico Sparma, 39 anni, Pasquale Pucillo, 32 anni, Ignazio Fazio, 41 anni, Domenico De Battista, 26 anni, Pietro Capraro, 29 anni, Nicola Costa, 34 anni, Salvatore Taranto, 29 anni, e Davide Garito, 39 anni.

2 aprile, A Racalmuto, tra le contrade Pizzo Campana e Cometi, nottetempo, ignoti criminali hanno tranciato e rubato circa 3 chilometri di cavo di rame della Tim. I pali di legno, spogliati dai cavi, sono stati danneggiati, e alcuni sono pericolosamente inclinati a ridosso della strada. La Tim ha sporto denuncia di furto contro ignoti. Indagini in corso.

2 aprile, Ancora arresti ad opera dei Carabinieri per furto di energia elettrica. A Licata i militari hanno arrestato, per l’ipotesi di reato di furto aggravato, tre persone: una coppia di conviventi e una casalinga. In uno stabile in via Gela sono stati scoperti due diversi allacci abusivi che hanno alimentato gratuitamente di corrente elettrica altrettanti appartamenti. Ai domiciliari sono ristretti una coppia, lui di 49 anni e lei di 52 anni, abitanti in uno degli appartamenti, e una casalinga di 53 anni che risiede nel secondo appartamento.

4 aprile, A Canicattì, in via Giorgio Amendola, un corriere postale è stato assaltato da due malviventi travisati e armati di pistola, che hanno minacciato l’impiegato e gli hanno rapinato circa 3mila euro. Poi sono fuggiti a bordo di un’automobile. Indagini sono in corso ad opera dei poliziotti del locale commissariato coordinati dal vice questore, Cesare Castelli.

4 aprile, Ad Agrigento, al palazzo di giustizia, la sezione penale del Tribunale presieduta da Wilma Mazzara, accogliendo le tesi dei difensori, gli avvocati Angelo Farruggia e Annalisa Russsello, ha assolto, “perché il fatto non sussiste”, D S, sono le iniziali del nome, imputato di violenza sessuale reiterata a danno della nipote di 14 anni nell’estate del 2014 ad Agrigento. La ragazzina, residente nel nord Italia, è stata in vacanza estiva per una ventina di giorni, e poi al rientro a casa ha raccontato ai familiari di avere subito reiterati atti di violenza sessuale, anche con rapporti completi, da parte dello zio di 42 anni. La Procura di Agrigento ha invocato la condanna dell’uomo a 7 anni e 6 mesi di reclusione. Gli avvocati Farruggia e Russello hanno eccepito che “il racconto della minore appariva contraddittorio e probabilmente contaminato dalle iniziative dei familiari. In ogni caso – hanno aggiunto – le modalità dei fatti, per come narrati, apparivano inverosimili e impedivano persino la individuazione di una condotta circostanziata”.

4 aprile, Raccapricciante episodio di violenza a Palma di Montechiaro, dove Epifanio Cammarata sarebbe stato torturato dal suocero e dal cognato, secondo quanto denunciato da lui stesso alla Polizia di Agrigento. Con un seghetto gli avrebbero reciso le vene dei polsi nell’intento di amputare entrambe le mani. Cammarata è giunto la sera di martedì scorso, dopo le 21, al Pronto soccorso dell’ospedale “San Giovanni di Dio” ad Agrigento, in modo autonomo, sfuggito all’agguato, con copiose perdite di sangue, ed insieme al figlio di 8 anni che ha assistito alla scena. Già in passato lo stesso Epifanio Cammarata è scampato ad altri agguati tesi dal suocero Giuseppe Bracco e dal figlio Luigi, al culmine di mai risolti contrasti familiari.

8 aprile, I Carabinieri della Compagnia di Agrigento hanno sottoposto a controllo un egiziano di 18 anni, sospetto spacciatore di sostanze stupefacenti sorpreso, peraltro, intento a cedere una dose di hashish ad un 18enne di Agrigento. Nel corso della perquisizione personale gli sono stati sequestrati alcuni grammi di hashish e del denaro contante, probabile provento dell’attività illecita. L’egiziano è stato arrestato. Il cliente è stato segnalato come assuntore di stupefacenti alla Prefettura.

8 aprile, A Raffadali quattro immigrati dalla Romania, tutti domiciliati a Raffadali, si sono resi protagonisti di una violenta rissa, nel centro cittadino, sotto gli occhi allibiti e terrorizzati di alcuni passanti. I Carabinieri, allarmati da una telefonata al 112, sono subito accorsi sul posto, e hanno sorpreso i quattro romeni intenti a picchiarsi, anche con un bastone ed una mazza chiodata. E ciò per futili motivi, alimentati, forse, anche dal consumo di alcol. Tre dei quattro sono stati arrestati per rissa aggravata. Il bastone e la mazza chiodata sono stati sequestrati. A carico del quarto, che è minorenne, è scattata una denuncia alla competente Procura della Repubblica.

8 aprile, La sostituto procuratore della Procura di Agrigento, Cecilia Baravelli, ha chiesto al Tribunale il rinvio a giudizio di una coppia di Racalmuto, Roberto Picone, 45 anni, e la moglie Margaret Caruana, 37 anni, difesi dall’avvocato Annalisa Russello, e imputati di atti persecutori e stalking, dal febbraio del 2016 al settembre 2018, a danno dei genitori di Roberto Picone, difesi dall’avvocato Gianfranco Pilato, che avrebbero subito pedinamenti, minacce, intimidazioni, e ciò perché Picone avrebbe maturato la convinzione che i genitori lo avessero escluso dall’eredità. L’udienza preliminare è in calendario il 20 maggio innanzi alla giudice per le udienze preliminari del Tribunale di Agrigento, Luisa Turco. Lo stesso Roberto Picone è già stato condannato a 9 mesi di reclusione per lesioni personali a danno del padre.

8 aprile, I Carabinieri della stazione di Porto Empedocle, coordinati dal comando compagnia di Agrigento, e dai militari del Nas di Palermo, il Nucleo anti-sofisticazioni, nel corso di un’ispezione in un deposito di prodotti ittici, hanno scoperto 7 estintori scaduti, la mancata compilazione delle schede di controllo igienico e sicurezza dei prodotti, e un dipendente privo di abilitazione alla manipolazione degli alimenti. Il titolare del deposito è stato denunciato a piede libero alla Procura della Repubblica di Agrigento e ha subito sanzioni amministrative per circa 3mila euro.

8 aprile, Il 27 novembre del 2018 una donna di 79 anni di Alessandria della Rocca, Maria Castellano, è stata arrestata ai domiciliari dopo avere gettato dell’acido sul volto di un impiegato del supermercato in piazza Generale Dalla Chiesa, ad Alessandria. L’uomo, di 49 anni, è stato soccorso e trasportato in elicottero al reparto Gravi Ustioni dell’ospedale Civico a Palermo, con ustioni nel 40% del corpo. Ebbene adesso, innanzi al Tribunale di Sciacca, Maria Castellano ha patteggiato la condanna a 2 anni e 10 mesi di reclusione per lesioni personali gravissime. Ancora ignoto il movente del folle gesto.

8 aprile, A Palermo, in Corte d’Appello, il procuratore generale, a conclusione della requisitoria, ha chiesto la condanna a 5 anni di reclusione a carico dell’ex sindaco di Licata, l’avvocato Angelo Balsamo, già condannato a 2 anni e 6 mesi dal Tribunale di Agrigento il 16 novembre del 2016 per il reato di falsa testimonianza, oggi prescritto. Angelo Balsamo è stato arrestato il 13 gennaio 2014 nell’ambito di una inchiesta condotta dalla Procura di Agrigento e dalla Polizia in riferimento a un processo civile presunto truccato, tramite una falsa testimonianza, per truffare l’Assicurazione sul risarcimento danni di un incidente stradale. Adesso in Appello la Procura generale ha ritenuto sussistente anche il reato di corruzione in atti giudiziari e calunnia, e ha preteso l’aumento della condanna. La Procura generale ha inoltre chiesto 3 anni di reclusione a carico di Francesca Bonsignore, 59 anni, che sarebbe stata la falsa testimone ingaggiata con 200 euro. E 1 anno di reclusione a carico di Carmelo Malfitano, 58 anni, imputato di favoreggiamento.

9 aprile, Lo scorso 19 novembre 2018 il prefetto di Agrigento, Dario Caputo, ha imposto l’interdittiva antimafia a carico di Girgenti Acque. Adesso lo stesso provvedimento è stato emesso nei confronti della società Hydortecne, costola di Girgenti Acque. Le ragioni dell’interdittiva sono legate al comune apice da cui derivano le due società. Copia della seconda interdittiva è stata notificata, per conoscenza, anche all’Ati, l’assemblea territoriale idrica agrigentina.

10 aprile, La Corte d’Appello di Palermo ha assolto, “per non avere commesso il fatto”, quattro imputati originari della Romania ma da tempo residenti nell’Agrigentino, condannati in primo grado dal Tribunale di Agrigento il 30 aprile del 2018 per rapina e violenza privata perché presunti colpevoli di un’aggressione a sprangate, per rappresaglia, a danno di un connazionale, a Licata, il 17 dicembre del 2016. Si tratta di Joan Mindirigiu, 40 anni, residente a Ravanusa, Gheorghe Bodgan Tanase, 22 anni, di Licata, Alin Dragos Rauta, 31 anni, di Grotte, e Iosif Dobrea, 39 anni, anche lui di Grotte. La contestazione della rapina si riferisce al furto del portafogli e del denaro della vittima della spedizione punitiva.

10 aprile, La Guardia di Finanza e la Procura di Gela hanno sostenuto una maxi operazione in tutta Italia nell’ambito di un’inchiesta sulla cancellazione di debiti tributari tramite la creazione di falsi crediti di imposta. E ciò per circa 22 milioni di euro. In tutto il territorio nazionale sono 117 gli indagati. Inquisiti e arrestati sono anche due agrigentini. Si tratta di Salvatore Sambito, 38 anni, consulente e revisore dei conti, e l’imprenditore Rosario Barragatto, 47 anni, di Palma di Montechiaro. Agli indagati, a vario titolo, si contesta, tra l’altro, il reato di associazione a delinquere finalizzata all’indebita compensazione di crediti di imposta.

12 aprile, Incidente stradale al mattino di oggi lungo la strada statale 115, in territorio di Sciacca, in contrada Scunchipani. Per cause in corso di accertamento da parte dei poliziotti del Commissariato di Sciacca, si sono scontrati frontalmente un furgone della Tim, un Volkswagen Caddy, e una Toyota Yaris. Una donna, seduta sul posto passeggero dell’automobile, è morta. Si tratta di Tanina Rizzo, 68 anni, di Campobello di Mazara. Feriti sono il marito della vittima e l’operaio alla guida del furgone.

12 aprile, A Palma di Montechiaro i poliziotti del locale Commissariato hanno arrestato Giovanni Lauricella, 41 anni, sorpreso, nel corso di una perquisizione domiciliare, nella disponibilità di una mini serra adibita a coltivazione di marijuana. Sono state sequestrate 10 piante, da un metro e mezzo ciascuna, 2 bilancini e 11 grammi di stupefacente. L’indagato risponderà all’autorità giudiziaria di coltivazione e detenzione di sostanze stupefacenti a fine di spaccio.

12 aprile, La sostituto procuratore di Agrigento, Chiara Bisso, ha chiesto al Tribunale il rinvio a giudizio di Calogero Muratore, 59 anni, di Canicattì, legale rappresentante della società Dolciaria srl e gestore del supermercato Eurospin a Canicattì. Alcuni dipendenti dell’imputato sarebbero stati costretti, sotto minaccia del licenziamento, a restituirgli in contanti parte dello stipendio e del trattamento di fine rapporto, a prolungare l’orario di lavoro giornaliero, a rinunciare al giorno di riposo settimanale, ferie, 13esima e 14esima. Muratore è stato denunciato da un dipendente, che si è costituito parte civile. Altri colleghi, ascoltati come “persone informate sui fatti”, hanno confermato le accuse e hanno consegnato alla Procura anche delle registrazioni di conversazioni, telefoniche o ambientali, a testimonianza.

13 aprile, I poliziotti della Squadra Volanti di Agrigento hanno compiuto numerosi controlli antidroga nelle scuole. In collaborazione con le unità cinofile della Guardia di Finanza, ad Aragona è stato ispezionato l’Istituto “Fermi”: scoperti e sequestrati 1,6 grammi di hashish, 8,1 grammi di marijuana ed uno spinello. Poi ad Agrigento all’Istituto “Gallo” : 8 grammi di hashish, un coltello da cucina con lama intrisa di hashish, ed uno spinello già confezionato. E poi, nella tasca del pantalone di uno studente, 0,3 grammi di stupefacente, e il ragazzo è stato segnalato alla Prefettura come assuntore. E poi ad Agrigento al piazzale Rosselli due immigrati, accortisi della pattuglia, sono scappati dopo avere gettato a terra un involucro con dentro 0,948 grammi di eroina.

13 aprile, Ad Agrigento, nel centro storico, in via Vallicaldi, purtroppo assurta a crocevia dello spaccio di sostanze stupefacenti ad opera di immigrati ivi dimoranti, un viandante ha iniziato a chiedere ad un’altra persona, incontrata in strada, dove avrebbe potuto procurarsi della droga da fumare, tra marijuana o hashish. L’altra persona è risultata essere un carabiniere in borghese, in servizio ispettivo nella zona, che si è presentato e ha identificato lo stupefatto malcapitato.

13 aprile, A Porto Empedocle i Carabinieri hanno arrestato tre casalinghe residenti in altrettante abitazioni in piazza Raffaello. Le tre donne, dai 31 ai 48 anni, risponderanno di furto aggravato di acqua perché hanno allacciato abusivamente il proprio domicilio alla rete idrica pubblica.

14 aprile, In Emilia Romagna, a Correggio, in provincia di Reggio Emilia, un incidente stradale ha provocato la morte di un giovane emigrato con la famiglia per lavoro da Menfi, in provincia di Agrigento. Si tratta di Liborio Vetrano, 20 anni, a lavoro come operaio in un’azienda locale. Vetrano è stato molto appassionato di calcio. Anche il sindaco di Correggio ha espresso condoglianze alla famiglia.

15 aprile, A Licata, in via Monfalcone, sono stati esplosi 5 colpi di fucile contro il portone d’ingresso dell’abitazione di un autotrasportatore di 50 anni. Indagano i Carabinieri della locale Compagnia che confidano, tra l’altro, nel riscontro di eventuali telecamere di video-sorveglianza nella zona.

15 aprile, I Carabinieri della stazione di Porto Empedocle e del Nas, il Nucleo antisofisticazioni, di Palermo, hanno ispezionato un ristorante nella zona balneare di Porto Empedocle. E’ stato sequestrato un quintale tra carni e prodotti ittici perché in cattivo stato di conservazione, elevate multe per circa 4mila euro, e il titolare è stato denunciato a piede libero alla Procura della Repubblica di Agrigento. Inoltre, quattro dipendenti sono risultati privi del certificato obbligatorio per la manipolazione degli alimenti.

18 aprile, L’aspirante collaboratore della giustizia, Mario Rizzo, 32 anni, di Favara, è stato interrogato dal capo della Squadra Mobile di Agrigento, Giovanni Minardi, su delega del procuratore aggiunto di Agrigento, Salvatore Vella, e, senza esitazioni, ha dichiarato: “Mi sono inventato tutto, ho fatto una falsa collaborazione con la giustizia. Conosco il ristoratore empedoclino Saverio Sacco perchè andavo sempre a mangiare da lui quando ero in Belgio, ho saputo che gli avevano sparato da altre persone. Lo avevano ferito a una gamba. Mi sono inventato questa storia perchè ero in conflitto con mio cognato Gerlando Russotto. Non voleva che mi mettessi con sua sorella ed è la ragione per cui ho inventato tutto. Sapevo quali erano le modalità dell’agguato perchè me le aveva raccontate Saverio Sacco, era stato lui a dirmi che gli aveva sparato Prestia. Mi sono auto-accusato anche io per rendere la storia più credibile. Le armi a casa di mio cognato gliele ho messe io, nel sottotetto del condominio dove abita lui. La pistola l’ho portata dal Belgio nel 2016 e il fucile a pompa l’ho comprato quella stessa mattina da un nordafricano”.

18 aprile, Il Tribunale di Sorveglianza di Palermo, presieduto dal giudice, Giancarlo Trizzino, ed a latere Federico Romoli, si è pronunciato nel merito del ricorso presentato dagli avvocati Arnaldo Faro e Raimondo Tripodo nell’interesse di Giuseppe Arnone, l’avvocato agrigentino detenuto dal 27 marzo scorso, prima ad Agrigento e adesso ad Enna, perché lo stesso Tribunale di Sorveglianza gli ha revocato l’affidamento in prova ai servizi sociali a causa della presunta violazione delle prescrizioni impostegli. Arnone, in particolare, sconta due condanne per calunnia e diffamazione per complessivi 3 anni e 5 mesi. La sostituto procuratore generale, Rita Fulantelli, ha chiesto la ratifica, quindi la conferma, del provvedimento di revoca. Il Tribunale invece ha disposto a carico di Arnone la misura cautelare della semilibertà: durante il giorno in stato di libertà, ma con severe prescrizioni in termini di condotta personale, e la sera in carcere.

18 aprile, A Favara, in via Sant’Angelo, due banditi, di cui uno armato di pistola, sono irrotti nel supermercato “Paghi poco”, e, sotto minaccia, hanno rubato il denaro in cassa. Poi sono fuggiti a bordo di una moto. Indagini in corso.

19 aprile, I poliziotti del Commissariato di Sciacca hanno denunciato alla Procura C C, sono le iniziali del nome, 47 anni, di Sciacca, per possesso di oggetti atti ad offendere allorchè sorpreso armato di coltello nel corridoio del Pronto Soccorso dell’ospedale di Sciacca. Il coltello è stato sequestrato.
Ed ancora i poliziotti del Commissariato di Sciacca hanno arrestato C L, sono le iniziali del nome, 48 anni, di Sciacca, per evasione dagli arresti domiciliari.

19 aprile, A Favara, in piazza dello sport, un malvivente, travisato e armato di pistola, è irrotto nel supermercato Conad ed ha arraffato nelle casse, sotto minaccia, tra i 700 e gli 800 euro. Sarebbe scappato a bordo di una moto. Indagano i Carabinieri.

20 aprile, I poliziotti della Squadra Mobile di Agrigento, diretti da Giovanni Minardi, hanno arrestato ai domiciliari due tunisini, altri due sono irreperibili, e sono nove complessivamente gli indagati per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Ai domiciliari sono stati ristretti Nazha Achibi, 53 anni, e Sadok Fathallah, 59 anni. Dall’inchiesta, coordinata dal procuratore Luigi Patronaggio e dal sostituto Paola Vetro, è emerso che, dietro pagamento di somme di denaro, gli indagati avrebbero favorito l’illegale permanenza di cittadini stranieri sul territorio nazionale, offrendo loro documenti d’identità, biglietti di viaggio e occasioni di trasferimento per raggiungere altri Paesi europei. Alcuni degli inquisiti sono residenti a Porto Empedocle ed a Lampedusa, e avrebbero reso a disposizione delle abitazioni di appoggio agli stranieri irregolari. Nel domicilio dei due tunisini arrestati, Nazha Achibi e Sadok Fathallah, sono stati scoperti due vasi di epoca antica verosimilmente recuperati dai fondali marini: sono stati denunciati per ricettazione.

20 aprile, A Lampedusa, in un’abitazione, nel corso di un alterco verosimilmente vivace, un uomo di 50 anni ha ferito accidentalmente il proprio figlio di 17 anni, raggiunto da un colpo di fucile, detenuto legalmente dal padre, esploso altrettanto accidentalmente mentre il padre sarebbe stato intento a litigare con un’altra persona. Il ragazzo è stato trasferito in elisoccorso all’ospedale “Civico” a Palermo. Non è in pericolo di vita. Indagano i Carabinieri.

22 aprile, A Palma di Montechiaro i Carabinieri hanno arrestato un uomo di 22 anni per tentato omicidio e possesso illegale di un oggetto atto ad offendere. Il giovane, con una pistola rudimentale costruita con alcune tubature, avrebbe sparato alla propria madre, colpendola di striscio alla testa. La donna è stata soccorsa all’ospedale “San Giovanni di Dio” ad Agrigento con prognosi di 15 giorni. Il figlio è stato acciuffato dai Carabinieri dopo una rocambolesca fuga da un balcone ad un altro dell’abitazione teatro di quanto accaduto. Il 22enne avrebbe sospettato che la madre volesse avvelenarlo e, al culmine dell’ennesima lite, avrebbe sparato il colpo di pistola.

23 aprile, Operazione antidroga dei Carabinieri nel centro storico di Agrigento. Sgominata una banda di spacciatori Gambiani e Nigeriani. Arresti e denunce. Immigrati dall’Africa si sono integrati nel contesto urbano della città di Agrigento spacciando droga. Dal Gambia e dalla Nigeria si sono insediati nel centro storico riversando ingenti quantitativi di hashish e di marijuana tra i giovani, spesso giovanissimi, a cavallo tra la minore e la maggiore età, appena fuori da scuola o innanzi ai locali della movida. I Carabinieri del Comando provinciale di Agrigento, capitanati dal colonnello Giovanni Pellegrino, hanno sgominato una banda di Gambiani e di Nigeriani, e l’operazione è stata intitolata “Piazza Pulita”. All’alba subito dopo il giorno della Pasquetta, oltre cento militari, sorvolati da un elicottero dell’Arma e al guinzaglio con i cani antidroga, hanno imperversato tra i tanti edifici fatiscenti che caratterizzano purtroppo la zona antica a valle della Cattedrale, e che sono utilizzati come covi logistici per organizzarsi e nascondere la droga. Dall’inchiesta, coordinata dalla Procura della Repubblica di Agrigento, è emerso che il gruppo di spacciatori Gambiani e Nigeriani ha agito con aggressività e violenza. Le telecamere dei Carabinieri hanno testimoniato che in più occasioni i presunti delinquenti giunti dall’Africa hanno spaccato bottiglie di vetro in testa ai propri giovani clienti. Gli arresti, che tecnicamente sono ancora “stati di fermo di indiziato di delitto”, si sono resi indifferibili perché gli investigatori hanno temuto disordini e tensioni allorchè la comunità onesta e operosa dei Senegalesi, che da parecchi anni si è bene integrata, ha manifestato insofferenza verso la condotta dei Gambiani e dei Nigeriani, additati come i responsabili della degenerazione criminale cristallizzata oggi dal blitz “Piazza Pulita” e oggetto anche di riunioni del Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica in Prefettura convocate a seguito di scontri e ferimenti di Senegalesi.

23 aprile, A Favara, nel centro storico, sotto l’ingresso di un convento è stata scoperta una lettera anonima con minacce e ingiurie, del tipo: “C’è un inizio e una fine per tutti”. Le suore hanno sporto denuncia ai Carabinieri della locale Tenenza. Le indagini sono in corso, anche avvalendosi di eventuali filmati registrati da telecamere di video-sorveglianza.

23 aprile, I poliziotti della Squadra Volanti di Agrigento hanno arrestato un immigrato dalla Tunisia di 34 anni sorpreso in attività come parcheggiatore abusivo in via Empedocle. L’uomo, in sospetto stato di ubriachezza, si è scagliato contro i poliziotti. E’ stato arrestato per resistenza, violenza, minacce, oltraggio e lesioni a pubblico ufficiale. Due poliziotti, feriti, sono stati soccorsi in Ospedale.

24 aprile, A Sciacca i Carabinieri del Nucleo radiomobile della locale Compagnia hanno arrestato due immigrati dall’Africa, Jallow Amadou, 24 anni, del Gambia, e Sane Aliou, 19 anni, del Senegal, sorpresi appena fuori un autobus di linea proveniente da Palermo in possesso di 60 grammi di marijuana, di bustine per il confezionamento dello stupefacente e 350 euro in contanti. Ai due l’Autorità giudiziaria ha restituito la libertà in attesa di giudizio.

29 aprile, A San Giovanni Gemini i Carabinieri hanno arrestato ai domiciliari Vincenzo Lombino, 40 anni, di San Giovanni, e Sebastian Russotto, 24 anni, di Cammarata, sorpresi, ad un posto di blocco in corso Umberto primo, in possesso di 20 dosi di cocaina e circa 200 euro in contanti. Alcuni semi di marijuana sono stati scoperti e sequestrati nel corso delle perquisizioni domiciliari di rito.

29 aprile, A Canicattì i Carabinieri hanno arrestato una donna di 32 anni, casalinga, sorpresa in automobile, peraltro insieme a due figli minorenni, in possesso di alcuni involucri di cellophane contenenti complessivamente 5 grammi di cocaina, e di alcune centinaia di euro. La canicattinese è reclusa in carcere per il reato di detenzione a fine di spaccio aggravato dalla presenza in automobile dei figli minori.

29 aprile, Ad Aragona i Carabinieri hanno arrestato Antonino Cannistraro, 52 anni, indagato del tentato furto di un’automobile, un Suv. I militari hanno sorpreso in flagranza di reato Cannistraro perché allarmati al 112 da un familiare del proprietario dell’automobile. Il 52enne è stato inoltre denunciato perché a casa sua sono stati scoperti e sequestrati degli oggetti atti allo scasso.

29 aprile, I poliziotti del Commissariato di Palma di Montechiaro hanno arrestato Calogero Allegro, 32 anni, che sconterà una pena residua a 2 anni e 2 mesi di reclusione per detenzione a fine di spaccio di sostanze stupefacenti. Il 18 agosto del 2016 è stato sorpreso in possesso di circa 3mila piante di marijuana, di altezza tra i 2 e i 5 metri.

29 aprile, Alcune persone si sono “illuminate d’immenso” trascorrendo la notte tra sabato e domenica ad ubriacarsi e ad azzuffarsi a calci e pugni. E’ accaduto ad Agrigento, nel centro storico, in vicolo San Pietro, dove si sono scontrati due gruppi di tunisini, e poi a San Leone, sulla spiaggia, dove invece si sono esibiti degli agrigentini. In entrambi i casi sono intervenuti tempestivamente Polizia e Carabinieri ma i rissanti sono fuggiti dileguandosi. A seguito di riscontri investigativi, non vi sono state richieste di soccorso in ospedale.

30 aprile, Ad Agrigento, la notte tra il primo e il 2 ottobre del 2017, lungo la passeggiata archeologica, nei pressi del bar Promenade, è morto vittima di un incidente stradale un ragazzo di 17 anni, Giuseppe Barbato, di Porto Empedocle, alla guida di uno scooter Honda Sh. Adesso la giudice per le udienze preliminari del Tribunale di Agrigento, Luisa Turco, ha rinviato a giudizio tre dipendenti dell’Anas imputati di omicidio colposo. Il prossimo 16 luglio, innanzi al giudice monocratico Antonio Genna, compariranno l’ingegnere capo dell’Anas, Maria Rita Giglione, il geometra responsabile del tratto di strada teatro dell’incidente mortale, Emanuele Montana Lampo, e l’operaio Anas, Alfonso Giglia. Secondo la Procura di Agrigento non avrebbero segnalato adeguatamente la presenza di un cantiere in corso per rimuovere le radici degli alberi presenti in quel tratto di strada, occultando il pericolo della strada disconessa. I tre imputati sono difesi dall’avvocato Nicola Grillo. La famiglia del ragazzo si è costituita parte civile tramite gli avvocati Antonino Augello e Francesco Vinci.

30 aprile, A Canicattì i poliziotti del locale Commissariato diretto dal vice Questore, Cesare Castelli, hanno arrestato un romeno di 30 anni residente a Canicattì, Marius Constantin Toderita, già con precedenti per rapina e con obbligo di dimora, che ha rubato un ciclomotore custodito all’interno di un’abitazione, è scappato, è stato inseguito dai poliziotti, ha proseguito la sua corsa a piedi ma è stato raggiunto e ammanettato. E’ ricercato anche un complice, allorchè dalla stessa abitazione manca una mountain bike.

30 aprile, Verosimilmente uno stesso gruppo di malviventi ha rapinato due distributori di carburante in territorio di Canicattì, tra contrada Madonna dell’Aiuto e Grottarossa, il Q8 e “Sicilpetroli”. I banditi sono giunti a bordo di un’automobile, travisati e armati, e, sotto minaccia, hanno rubato alcune centinaia di euro.

30 aprile, A Catania, in Corte d’Appello, la Procura generale ha chiesto la conferma della condanna emessa il 27 settembre del 2018 dal Tribunale di Caltagirone, a conclusione del giudizio abbreviato, a carico di Luigi Cassaro, 50 anni, di Licata, condannato a 30 anni di carcere per omicidio. Sparando con un revolver, il 23 agosto del 2017, Cassaro avrebbe ucciso Francesco Calcagno, 58 anni, all’interno della sua casa di campagna di Palagonia, nel Catanese. Cassaro è stato incastrato da una telecamera sul luogo del delitto che ha registrato l’immagine del suo volto perché il cappello gli cadde prima della fuga. Determinanti, al fine della formazione della prova, sono state anche alcune impronte biologiche.

2 maggio, I poliziotti della Squadra Mobile di Agrigento, coordinati da Giovanni Minardi, in esecuzione di un ordine di custodia cautelare in carcere emesso dal Tribunale di Imperia, hanno arrestato un tunisino di 23 anni, Chawki Benammar, ritenuto responsabile del reato di rapina. L’uomo è giunto a Lampedusa nel corso di uno sbarco lo scorso 30 aprile, insieme ad altri 19 migranti e, gli immediati accertamenti condotti dal personale della Squadra Mobile di Agrigento presente sull’isola, hanno consentito di verificare che sull’africano grava il mandato di arresto emesso dall’Autorità Giudiziaria ligure.

3 maggio, I Carabinieri della stazione di Aragona, coordinati dal maresciallo Paolino Scibetta, sono intervenuti in via Roma dove hanno sedato una rissa in corso tra quattro persone, due stranieri, uno del Gambia e l’altro del Senegal, ospiti di una comunità d’accoglienza, e due aragonesi, tutti ricorsi alle cure della Guardia medica locale e dell’ospedale di Agrigento, con prognosi dai 3 ai 30 giorni per varie ferite e fratture. Su disposizione della Procura di Agrigento i quattro rissanti, di età compresa tra i 19 e i 48 anni, sono stati sottoposti agli arresti domiciliari.

4 maggio, A Naro i Carabinieri della locale Stazione hanno arrestato Ebrima Camara, 23 anni, immigrato dal Gambia, sorpreso, nel corso di una perquisizione domiciliare, in possesso di 20 dosi di marijuana, un bilancino di precisione e circa 300 euro in contanti, presunto provento dello spaccio. L’africano è ristretto ai domiciliari. Il sospetto dei Carabinieri è stato alimentato da un continuo andirivieni di giovani intorno all’abitazione del Gambiano.

4 maggio, Ad Agrigento, al Villaggio Mosè, i Carabinieri hanno arrestato Vincenzo Lattuca, 39 anni, di Favara, fratello di Jessica, la donna di 28 anni ricercata dallo scorso 12 agosto. Lattuca, sottoposto a sorveglianza speciale e con obbligo di soggiorno a Favara, è stato avvistato da un carabiniere libero dal servizio al Villaggio Mosè in sella ad uno scooter. Il favarese, ristretto ai domiciliari, risponderà all’Autorità giudiziaria di violazione della misura preventiva.

4 maggio, Ad Agrigento i poliziotti della Squadra Volanti hanno acciuffato due ragazzini di 13 e di 15 anni che hanno forzato un garage e hanno rubato un ciclomotore al Viale della Vittoria. Il 13enne non è imputabile perché sotto i 14 anni. Il 15enne invece è stato denunciato alla Procura dei minorenni di Palermo per furto aggravato. La proprietaria del ciclomotore si è accorta del furto, ha telefonato al 113, la Polizia ha visionato alcuni filmati di video-sorveglianza e poi ha identificato i due ladri, italiani, ospiti di comunità d’accoglienza per minori a rischio.

6 maggio, Ad Agrigento i poliziotti della Squadra Volanti, a seguito di una segnalazione al 113 di una rissa in corso tra immigrati, sono intervenuti nel centro storico, in via Vallicaldi. I poliziotti non hanno sorpreso alcun rissante. Sono stati identificati cinque immigrati dal Gambia presenti, più o meno, nella stessa zona. E sono state sequestrate circa 30 stecchette di hashish rivenute sul posto.

6 maggio, Il Tribunale di Agrigento ha condannato un imputato di Favara, di 40 anni, a 5 anni e 3 mesi di reclusione per violenza sessuale a danno della cognata. Il pubblico ministero, a conclusione della requisitoria, ha invocato la condanna a 7 anni e 5 mesi di carcere. Le ipotesi di reato contestate risalgono al 2015. E’ stata la presunta vittima a sporgere denuncia.

6 maggio, Nell’ambito di un’operazione antidroga, i poliziotti della Squadra Mobile e del Commissariato di Gela hanno arrestato quattro romeni residenti in provincia di Agrigento. Si tratta di Martin Marius Vasile, 27 anni, Lupan Florin Cristian, 28 anni, Lupan Ionut Alin, 22 anni, e Stefan Florin, 38 anni. I quattro sono stati sorpresi in contrada Carrubba, a Butera, in un casolare di campagna, intenti a stoccare e confezionare marijuana. Al momento dell’irruzione della Polizia, hanno tentato la fuga ma sono stati inseguiti e acciuffati. Sono stati sequestrati circa 15 chili di marijuana, già confezionati in 10 panetti, altri 3 tre chili ancora da imbustare, quasi un chilo d’infiorescenza destinata all’immediato confezionamento e altre buste di vario peso della stessa sostanza. E poi, una bilancia, 4 cesoie, un apparecchio per l’imbustatura in sottovuoto della droga, e diversi rotoli di sacchi di plastica.

7 maggio, I Carabinieri della stazione di Aragona, coordinati dal maresciallo Paolino Scibetta, nell’ambito di controlli a contrasto dello spaccio di sostanze stupefacenti, hanno sorpreso, nella zona cosiddetta dei ‘mercatini coperti’, un italiano figlio di immigrati, Az Eddine Hassan, 21 anni, in possesso di quasi 20 grammi di hashish divisi in 14 dosi pronte alle vendita, oltre a 3 coltelli, un bilancino di precisione e circa 100 euro in contanti. Un altro 21enne è stato segnalato alla Prefettura come assuntore di droga perché colto in possesso di 5 grammi di hashish.

7 maggio, Ad Agrigento, al palazzo di giustizia, a conclusione della requisitoria, la pubblico ministero, Antonella Pandolfi, ha chiesto al Tribunale la condanna a 3 anni di reclusione a carico di un uomo di 40 anni di Porto Empedocle, imputato di violenza sessuale e di maltrattamenti a danno della ex moglie. Le ipotesi di reato contestate, inizialmente configurate come stalking, risalgono al 2014 e sono frutto della denuncia della presunta vittima, parte civile tramite l’avvocato Rosa Salvago.

7 maggio, Ad Agrigento, al palazzo di giustizia, a conclusione della requisitoria, la pubblico ministero, Paola Vetro, ha chiesto la condanna a 7 anni di carcere a carico di Giuseppe Favarò, 50 anni, di Campobello di Licata, poi 7 anni e 1 mese per il figlio, Antonino Favarò, 27 anni, e poi 6 anni e 4 mesi per Vincenzo Scaccia, 31 anni, di Canicattì. I tre sono imputati, a vario titolo, di estorsione, lesioni, porto illegale di bastone e danneggiamento, il tutto a danno di tre presunte vittime delle condotte imputate, risalenti all’aprile 2012, e che si sono costituite parte civile tramite l’avvocato Salvatore Loggia.

7 maggio, Ad Agrigento, al palazzo di giustizia, a conclusione del giudizio abbreviato, il 17 ottobre del 2018 il giudice per le udienze preliminari, Stefano Zammuto, ha condannato a 3 anni e 2 mesi di reclusione ciascuno Antonio Bellavia, 45 anni, e Calogero Bellavia, 27 anni, entrambi di Favara. I due il 14 giugno 2017 sono stati arrestati dai Carabinieri perché sorpresi in possesso, ad un controllo stradale, di una pistola Smith & Wesson calibro 38 special con matricola abrasa e con 5 colpi in canna, e di una pistola Taurus modello Tracker calibro 357 magnum con 7 colpi in canna, risultata rubata. Ebbene, adesso si è concluso il processo di secondo grado. La Corte d’Appello ha ridotto di 6 mesi, da 3 anni e 2 mesi a 2 anni e 8 mesi, la condanna a carico di Antonio Bellavia, che si è avvalso del concordato della pena. Sono stati invece confermati i 3 anni e 2 mesi per Calogero Bellavia. I due imputati sono difesi dagli avvocati Salvatore Pennica e Giacomo La Russa.

8 maggio, Ad Agrigento, nella frazione di Giardina Gallotti, alcuni colpi d’arma da fuoco, presumibilmente di pistola, sono stati esplosi contro un’automobile, una Fiat Panda, di proprietà di una coppia, lui di 40 anni, autista, e lei di 35 anni, casalinga. Indagini sono in corso da parte dei Carabinieri.

8 maggio, A Menfi nottetempo ignoti sono irrotti, dopo avere forzato una finestra, all’interno dell’istituto tecnico commerciale “Don Michele Arena”. Rubati un computer portatile e diverso materiale scolastico. Indagano i Carabinieri.

9 maggio, La Cassazione ha confermato la sentenza di condanna a 14 anni e 6 mesi di carcere inflitta sia dal Tribunale di Agrigento che dalla Corte d’Appello di Palermo a Luigi Nicastro, 44 anni, di Porto Empedocle, imputato di detenzione a fine di spaccio di sostanze stupefacenti, atti sessuali con minorenni, rapina e truffa a danno del Comune empedoclino. Il reato di truffa si riferisce a casi di assenteismo dal lavoro in Comune, testimoniati anche da intercettazioni in cui Nicastro si sarebbe vantato di girare in città per spaccio anziché recarsi a lavoro. Gli atti sessuali sarebbero stati commessi a danno di una componente del nucleo familiare dell’ex compagna. La presunta vittima si è costituita parte civile tramite l’avvocato Luigi Troja e ha ottenuto il risarcimento dei danni.

9 maggio, A Campobello di Licata, in via Vittorio Emanuele, un malvivente, armato di pistola, è irrotto in una gioielleria, ha arraffato alcuni oggetti preziosi in mostra ed è fuggito. Il bottino è da quantificare. Indagano i Carabinieri.

9 maggio, A Favara è stato ancora una volta, la seconda in pochi giorni, bersaglio di una rapina il supermercato “Paghi poco”, in via Sant’Angelo. Un bandito, travisato e armato di pistola, è entrato all’interno ed ha rubato dalle casse circa 500 euro. Poi si è dileguato. Indagano i Carabinieri.

9 maggio, Nottetempo, una pattuglia dei Carabinieri della Compagnia di Sciacca, impegnata in un posto di blocco, ha notato un’automobile sfrecciante a velocità. E’ scattato l’alt, lungo la strada statale 624 cosiddetta “Fondovalle” che conduce a Palermo. A bordo un ragazzo ed una ragazza, entrambi di 20 anni. Nel corso della perquisizione è stato scoperto un involucro di marijuana del peso di oltre un etto, per un valore di mercato di alcune centinaia di euro. I due incensurati, residenti a Sciacca, sono ristretti ai domiciliari.

10 maggio, Nottetempo, intorno alle ore 3:30 di oggi, un incidente sul lavoro a Porto Empedocle ha provocato la morte dell’ex collaboratore di giustizia empedoclino, Giulio Albanese, già affiliato alla famiglia di Cosa Nostra di Porto Empedocle. Al porto, nei pressi del molo di Levante, Albanese, 65 anni, è stato schiacciato da uno dei nastri che trasportano il sale della miniera Italkali dai container alle navi. Giulio Albanese è rientrato a Porto Empedocle da circa due anni, dopo avere scontato le condanne che gli sono state inflitte e dopo essere fuoriuscito dal programma di protezione. Al porto sono intervenuti i Carabinieri e un’ambulanza del 118. Il personale sanitario ha constatato la morte.

10 maggio, I Carabinieri della Tenenza di Ribera, nel corso di un servizio di prevenzione in un quartiere dove vi sono delle case popolari, hanno accertato che una coppia di coniugi ha occupato abusivamente un alloggio in via Terranova, precedentemente assegnato dall’ente competente ad un’altra persona, attualmente domiciliata temporaneamente in una struttura socio assistenziale. La coppia ha forzato la porta di ingresso e poi ha sostituito anche la serratura. Dunque, i Carabinieri, in raccordo con la Procura di Sciacca, hanno sequestrato e sgomberato l’immobile, e hanno denunciato i due coniugi, sorpresi, peraltro, a svolgere lavori di ristrutturazione, dopo aver tolto gran parte del mobilio di proprietà del legittimo assegnatario.

11 maggio, A Santa Margherita Belice, nottetempo, i Carabinieri della locale Stazione hanno arrestato ai domiciliari un imprenditore agricolo di 32 anni che, al culmine di un litigio, ha investito con la sua automobile il rivale, un uomo di 38 anni, provocandogli lesioni gravissime. Il 32enne risponderà all’Autorità giudiziaria anche di omissione di soccorso allorchè si è dileguato subito dopo l’investimento non preoccupandosi della sorte dell’investito. I Carabinieri, giunti subito sul posto, raccolte delle testimonianze e istituita una fitta rete di blocchi stradali, hanno intercettato il fuggitivo e lo hanno arrestato.

11 maggio, Ad Agrigento, al Villaggio Mosè, una coppia ha litigato in casa. La donna, originaria del Marocco, di 33 anni, ha invocato aiuto gridando dal balcone di casa. E’ stata soccorsa e condotta in Ospedale. Peraltro è stata colta molto debilitata, in ragione verosimilmente dell’attuale osservazione del Ramadan. In ospedale la donna ha riferito ai poliziotti che il marito nasconde delle armi in casa. L’abitazione è stata perquisita. Sono state sequestrate due balestre, una scacciacani e munizioni varie. Lui, un agrigentino di 65 anni, è stato denunciato a piede libero alla Procura per detenzione ingiustificata di armi improprie. La donna, dopo i controlli sanitari in ospedale, è stata trasferita in una struttura protetta.

12 maggio, Un incidente stradale lungo lo scorrimento veloce Sciacca – Palermo, in territorio di Sambuca di Sicilia, in contrada Gulfa, ha provocato la morte di un commerciante di Sambuca di Sicilia, Michele Ferrara, 50 anni. Per cause in corso di accertamento da parte dei Carabinieri, la sua automobile, una Fiat 500, si è scontrata con una Renault Twingo, con a bordo due persone, entrambe ferite e soccorse all’ospedale di Sciacca. Michele Ferrara è morto sul colpo. Inutile il tempestivo intervento del 118 e dei Vigili del fuoco.

13 maggio, I poliziotti del Commissariato di Licata e della Squadra Mobile di Agrigento hanno arrestato Antonino Greco, 49 anni, sorvegliato speciale di pubblica sicurezza, e il figlio Paolo Greco, 22 anni, entrambi di Licata, indagati, a vario titolo e anche in concorso, dell’ipotesi di reato di usura continuata e tentata estorsione a danno di quattro persone di Licata. Per alcuni episodi è stata contestata l’aggravante dell’utilizzo dei metodi mafiosi. L’inchiesta è coordinata dai sostituti procuratori della Direzione distrettuale antimafia di Palermo, Claudio Camilleri e Pierangelo Padova. Antonino e Paolo Greco avrebbero preteso un tasso del 20 per cento mensile, fino al 300 per cento annuo, a danno di commercianti, liberi professionisti, imprenditori e perfino un disoccupato. Le indagini della Mobile di Agrigento, capitanata da Giovanni Minardi, e del Commissariato di Licata, avviate mesi addietro, sono state condotte sia con attività tecniche che con metodi tradizionali. Ad una delle vittime è stato lanciato un ultimatum: domenica 12 maggio avrebbe dovuto pagare la “rata” in scadenza, “pena gravi ritorsioni alla vittima e al suo nucleo familiare”. All’ultimatum ha risposto la Polizia, con gli arresti. Una delle vittime del racket è stata assistita dalla Fai antiracket di Gela associazione “Giordano” con il suo presidente Renzo Caponetti che è anche coordinatore Fai antiracket Sicilia.

13 maggio, La Procura della Corte dei Conti ha presentato ricorso in Appello nell’ambito del processo sul presunto danno all’Erario provocato da un esborso di denaro ingiustificato per il pagamento dello stipendio e dell’indennità di risultato all’ex segretario generale del Consorzio universitario di Agrigento. In primo grado l’ex presidente del Consiglio di amministrazione del Consorzio, Joseph Mifsud, è stato condannato al pagamento di circa 40 mila euro, e sono stati scagionati l’ex segretario generale Giuseppe Vella e l’ex presidente del Cda del Consorzio, Maria Immordino. La Procura contabile ha impugnato la sentenza. Il giudizio di secondo grado inizierà a luglio.

14 maggio, Come pubblicato ieri, un incidente stradale lungo lo scorrimento veloce Sciacca – Palermo, in territorio di Sambuca di Sicilia, in contrada Gulfa, ha provocato la morte di un commerciante di Sambuca di Sicilia, Michele Ferrara, 50 anni. Per cause in corso di accertamento da parte dei Carabinieri, la sua automobile, una Fiat 500, si è scontrata con una Renault Twingo. Michele Ferrara è morto sul colpo. Inutile il tempestivo intervento del 118 e dei Vigili del fuoco. Ebbene, successivamente è morto anche Vincenzo Rizzuto, 18 anni, anche lui di Sambuca di Sicilia, al volante della Renault Twingo, e soccorso all’ospedale “Villa Sofia” a Palermo dove è deceduto a causa delle gravi ferite subite.

14 maggio, Ad Agrigento, al palazzo di giustizia, la giudice per le udienze preliminari, Luisa Turco, ha rinviato a giudizio l’avvocato agrigentino Giuseppe Arnone, per atti persecutori e diffamazione a danno dell’avvocato Francesca Picone, assistita dall’avvocato Angelo Farruggia. Dal novembre del 2016 al settembre 2017, Arnone avrebbe più volte manifestato alla Picone, con diversi mezzi, pubblici e privati, l’intenzione e l’obiettivo di annientarne l’immagine professionale e umana. La prima udienza è in calendario il prossimo 11 luglio innanzi al giudice monocratico del Tribunale di Agrigento, Giuseppe Miceli.

14 maggio, A Caltabellotta i ladri hanno imperversato nel convento Maria Santissima Cuore di Gesù. Nottetempo hanno forzato una porta di ingresso e, rovistando ovunque, hanno rubato circa 700 euro, probabilmente già a conoscenza del dove fossero custoditi i soldi. Indagano i Carabinieri.

15 maggio, Incidente mortale sul lavoro a Palma di Montechiaro. Nelle campagne circostanti al paese, un operaio di 57 anni, Michele Lumia, impegnato in alcuni lavori edili insieme a dei colleghi in un caseggiato rurale, è stato colpito violentemente dalla pala di un escavatore. Inutile si è rivelata la corsa in ospedale. Indagini sono in corso.

15 maggio, La Guardia costiera di Lampedusa ha intercettato un motopesca egiziano, sorpreso a pescare all’interno delle acque territoriali italiane, a circa 10 miglia nautiche da Capo Ponente di Lampedusa, privo di autorizzazione italiana. E’ stato denunciato il comandante. Sono stati sequestrati gli attrezzi da pesca consistenti nel sacco della rete a strascico, e 50 chili di pescato.

15 maggio, Ad Agrigento, nei pressi del carcere Di Lorenzo, in contrada Petrusa, una pattuglia dei Carabinieri ha bloccato un’automobile perché una manovra del conducente è stata ritenuta elusiva e sospetta. A bordo dell’auto, nel corso della perquisizione, è stato scoperto, sotto un sedile, un involucro contenente hashish, del peso di oltre un etto, per un valore di mercato di alcune centinaia di euro. L’uomo alla guida del mezzo, della provincia di Catania, di 57 anni, è stato arrestato.

16 maggio, A seguito di complesse e meticolose indagini, intraprese in ragione di numerose denunce per truffe subite su internet in provincia di Agrigento, i Carabinieri della Tenenza di Favara hanno arrestato ai domiciliari N.P, 28 anni, di Favara, indagato di truffa aggravata allorchè, in modo costante e metodico, avrebbe inserito annunci online sui principali portali, siti, social network e piattaforme commerciali. Il cliente, attirato dalle belle foto e dalla possibilità di un consistente risparmio, ha acquistato un determinato prodotto e, dopo avere pagato, non ha ricevuto nessuna merce. E così sarebbe stato più volte per telefoni cellulari, pezzi di ricambio per camion e perfino un’imbarcazione di lusso. E tale imbarcazione si è rivelata il tallone d’Achille di N.P che, convocato come sospettato in caserma insieme ad altri sospettati, mentre è stata seduto nella sala d’attesa, ha pensato bene di telefonare a quella che sarebbe stata la sua ulteriore vittima, concordando le modalità di vendita di una lussuosa imbarcazione. La conversazione telefonica è stata percepita ed origliata da un carabiniere in quel momento in servizio all’interno della caserma, il quale ha subito avvisato i colleghi incaricati delle indagini. A quel punto, il sospetto si è concretizzato in una certezza ed è stato facile sviluppare le successive attività investigative, coordinate dalla Procura della Repubblica di Agrigento. Sono 7 gli episodi di truffa aggravata contestati, per un bottino di circa 9.000 euro in contanti.

17 maggio, A seguito della morte di Michele Lumia, 57 anni, l’operaio vittima di un incidente sul lavoro a Palma di Montechiaro, la Procura della Repubblica di Agrigento ha iscritto, come atto dovuto, nel registro degli indagati il datore di lavoro di Lumia. Si tratta di un imprenditore di 56 anni di Palma di Montechiaro, il quale, peraltro, sarebbe stato alla guida della ruspa che, inavvertitamente, ha colpito, con la benna, Michele Lumia, a lavoro in un fossato profondo. Nel frattempo, il sindaco di Palma di Montechiaro, Stefano Castellino, ha proclamato il lutto cittadino in occasione dei funerali dello sventurato. Castellino commenta: “Non si può morire per andare a lavorare. Morire sul posto di lavoro è una delle tragedie più brutte da accettare. Con la decisione del lutto cittadino non possiamo che stringerci, fortemente, accanto alla famiglia Lumia”.

17 maggio, Maria Presti, 48 anni, di Ribera, insegnante, al mattino del 27 aprile 2011 viaggia tra Sciacca e Ribera e la sua automobile precipita dal viadotto Carabollace. Il Tribunale di Sciacca ha rinviato a giudizio Ugo Dibennardo, 47 anni, di Catania, ex direttore regionale dell’Anas, e Giuseppe Salvia, di Alcamo, capo del centro di manutenzione presso la sezione di Trapani dell’Anas, perché “non avrebbero vigilato sull’efficienza e sull’idoneità delle barriere presenti sul viadotto Carabollace, e avrebbero omesso una tempestiva sostituzione del guardrail”. Ebbene, adesso Dibennardo e Salvia sono stati assolti dall’imputazione di omicidio colposo.
Poi, il 30 maggio del 2013 è morto, volando giù dagli oltre 30 metri dello stesso viadotto, Alessio Spitaleri, 29 anni, di Burgio. Ebbene, in riferimento a tale incidente sono stati assolti gli stessi Giuseppe Salvia e Ugo Dibennardo. E sono stati assolti anche l’ex direttore regionale dell’Anas, Salvatore Giuseppe Tonti, 51 anni, di Reggio Calabria, e l’ex capo del centro manutenzione Anas di Trapani, Giuseppe Contino, 56 anni, di Palermo.

17 maggio, A Sciacca al palazzo di giustizia il Tribunale ha emesso sentenza a carico di tre imputati, a vario titolo, di sequestro di persona, maltrattamenti e lesioni a danno di una donna. Le ipotesi di reato risalgono al 2015. Sono stati inflitti 6 anni e 6 mesi a C M, sono le iniziali del nome, 47 anni, di Menfi, che è l’ex compagno della donna. Alla sorella di lui, C B, 53 anni, sono stati inflitti 3 anni e 3 mesi di carcere. E ad un altro fratello, C S, 1 anno e 9 mesi.

17 maggio, A Palma di Montechiaro, il 9 giugno del 2017, nel centro cittadino, una donna di 70 anni, Rosaria Lumia, intenta ad attraversare la strada, è stata investita da un furgone ed è morta 12 giorni dopo. Adesso la Procura di Agrigento, tramite la pubblico ministero, Alessandra Russo, ha chiesto il rinvio a giudizio per omicidio stradale del conducente del furgone, Domenico Amato, 27 anni, allorchè “non avrebbe prestato attenzione effettuando le dovute manovre di frenata”. I tre figli della Lumia sono parte civile.

17 maggio, La Squadra Mobile di Agrigento, coordinata da Giovanni Minardi, ha rintracciato e arrestato un ricercato di 53 anni, M C sono le iniziali del nome, inseguito da un mandato di cattura emesso dal Tribunale di Forlì, in Emilia Romagna, per scontare 9 anni e 6 mesi di reclusione per violenza sessuale a danno del figlio minorenne dell’ex compagna e della sua cugina minorenne. Fino a martedì scorso il latitante è stato a Licata. Poi è stato intercettato e ammanettato a Castrocaro Terme.

18 maggio, I Carabinieri del Nucleo operativo e radiomobile della Compagnia di Agrigento hanno arrestato un immigrato dalla Tunisia di 28 anni, da tempo residente ad Agrigento, già destinatario di un ordine di non avvicinamento all’ex convivente per maltrattamenti e lesioni personali, picchiata violentemente anche quando la donna è stata incinta, costringendola al ricovero ospedaliero. Adesso, perdurando le presunte vigliacche condotte del tunisino, il Tribunale di Agrigento ha emesso un’ordinanza di arresti domiciliari a suo carico, aggravando la misura preventiva a tutela della donna.

18 maggio, Ad Agrigento, i poliziotti della Squadra Volanti, capitanati da Francesco Sammartino, in via Empedocle hanno sottoposto ad un controllo ordinario due immigrati dal Gambia, di 18 e 21 anni. Alla richiesta dei documenti, i due africani si sono scagliati contro gli agenti, con minacce di morte, “ti ammazzo”, e insulti. I due esagitati, placati anche dal sopraggiungere di un’altra pattuglia allarmata al 113 da un passante, sono stati denunciati a piede libero alla Procura di Agrigento per resistenza e minaccia a pubblico ufficiale.

18 maggio, Il Tribunale di Agrigento ha condannato a 2 anni e 7 mesi di reclusione Giuseppe Virone, 42 anni, di Agrigento, imputato di lesioni personali e violenza sessuale a danno di una donna che nel 2015 sarebbe stata aggredita nell’androne di una palazzina e violentata con palpeggiamenti nelle parti intime. E’ stata la stessa donna, successivamente, a riconoscere in strada l’uomo, e a denunciarlo subito alla Polizia. Secondo il difensore del 42enne, l’avvocato Salvatore Maurizio Buggea, “non vi è mai stata alcuna certezza del riconoscimento di Virone”.

18 maggio, I Carabinieri hanno arrestato un uomo di 50 anni di Palma di Montechiaro, indagato di detenzione a fine di spaccio di sostanze stupefacenti allorchè sorpreso, ad un posto di blocco lungo la strada statale 189, a bordo di un’automobile in possesso, dentro un pacchetto di sigarette, di 7 involucri di hashish, del peso di circa 50 grammi. Il palmese, in attesa dell’udienza di convalida, è stato ristretto agli arresti domiciliari.

18 maggio, Il Tribunale di Sciacca ha condannato ad 1 anno di reclusione ciascuno, pena sospesa, Piero Maniscalco, 43 anni, ed Emanuele Gambino, 33 anni, entrambi di Sciacca, già arrestati il primo febbraio del 2016 daI Carabinieri perché sorpresi lungo la strada statale 624, la Fondovalle Sciacca-Palermo, a bordo di una Fiat Punto, in possesso di circa 50 grammi di hashish e 0,5 grammi di cocaina.

18 maggio, I poliziotti della Squadra Mobile di Agrigento, diretta da Giovanni Minardi, hanno arrestato Salvatore Bruccoleri, 29 anni, di Favara, indagato di detenzione abusiva di arma clandestina e ricettazione. Nottetempo, Bruccoleri è stato sorpreso ad Agrigento, in via Ragazzi del 99, a bordo di un’automobile, in possesso di una pistola calibro 6,35 di provenienza straniera. L’auto, una Fiat Punto, è risultata rubata. L’arresto è stato convalidato dal Tribunale di Agrigento. Il favarese è recluso in carcere.

19 maggio, In Sardegna, nel carcere di Sassari, è morto per cause naturali l’ergastolano agrigentino Simone Capizzi, 76 anni, di Ribera, condannato al carcere a vita nell’ambito della maxi inchiesta antimafia cosiddetta “Akragas” perché ritenuto il mandante dell’omicidio del maresciallo dei Carabinieri, Giuliano Guazzelli, vittima di un agguato sul viadotto “Morandi” tra Agrigento e Porto Empedocle il 4 aprile del 1992. I funerali di Simone Capizzi, come ormai secondo prassi ecclesiastica, sono stati vietati. La salma è stata sepolta nel cimitero di Ribera in presenza soltanto dei familiari.

19 maggio, A Sciacca un ingegnere in pensione di 72 anni, Ignazio Puleo, è morto precipitando nel vano ascensore di uno stabile che ospita attività commerciali. La Procura della Repubblica di Sciacca ha avviato un’inchiesta. Secondo le prime ipotesi investigative, nel tentativo di raggiungere il piano superiore, dove vi è un negozio di elettrodomestici, l’uomo sarebbe precipitato all’interno del vano ascensore, il cui ingresso avrebbe avuto un dislivello di almeno un metro e mezzo e di cui, evidentemente, la vittima non si è accorta. Il sostituto procuratore Cristian Del Turco procede per omicidio colposo, al momento contro ignoti. Gli investigatori finora hanno accertato che l’ascensore sarebbe usato essenzialmente come montacarichi per la fornitura della merce al negozio di elettronica situato nello stabile, e non per l’accesso diretto dei clienti.

20 maggio, Ad Agrigento, al palazzo di giustizia, accogliendo quanto richiesto dalla pubblico ministero, Cecilia Baravelli, la giudice per le udienze preliminari del Tribunale, Luisa Turco, ha rinviato a giudizio Salvatore Bulone, 54 anni, e Maurizio Bulone, 42 anni, entrambi di Porto Empedocle, imputati, a vario titolo, di tentata violenza privata, calunnia e diffamazione a danno del giornalista agrigentino, Lelio Castaldo. I due Bulone sono difesi dagli avvocati Giuseppe Arnone e Daniela Principato. Lelio Castaldo è assistito dall’avvocato Giuseppe Aiello. Le ipotesi di reato contestate risalgono all’agosto del 2016. Maurizio Bulone, tramite pubblicazioni su facebook, avrebbe offeso la reputazione di Castaldo. Salvatore Bulone risponde invece di avere intimato a Lelio Castaldo di smettere di scrivere articoli altrimenti avrebbe indotto un suo familiare carabiniere a perseguitarlo. E poi avrebbe commesso il reato di calunnia denunciando Castaldo per diffamazione e sostenendo come non veritiere le minacce subite dallo stesso Lelio Castaldo. Prima udienza il 7 ottobre.

21 maggio, Il 20 luglio del 2017 i Carabinieri della Compagnia di Sciacca hanno eseguito 12 misure cautelari emesse dal Tribunale su richiesta della Procura di Sciacca, a carico di 10 impiegati pubblici del Comune di Villafranca Sicula, di un medico di base e della sua segretaria. I reati contestati, a vario titolo, sono truffa aggravata e continuata in danno dell’Ente Pubblico, e falsità in certificati medici. Tra i tanti dipendenti comunali coinvolti nell’attività investigativa, spiccano anche alcuni impiegati con funzioni di responsabilità che avrebbero agevolato il personale assenteista strisciando il loro badge per attestarne la presenza. Ebbene, adesso il giudice per le udienze preliminari del Tribunale di Sciacca, Alberto Davico, ha rinviato a giudizio 19 dipendenti comunali. I difensori degli imputati hanno opposto la non offensività della condotta di reato contestata allorchè, anche se dovesse ritenersi sussistente, si tratterebbe di danno irrisorio, di pochi euro, per allontanamenti di minuti. Prima udienza il 26 settembre. Il Comune di Villafranca Sicula si è costituito parte civile, assistito dall’avvocato Nenè Alagna.

21 maggio, A Raffadali un incidente sul lavoro ha provocato la morte di un pensionato di 70 anni, Giovanni Maragliano, travolto dal proprio trattore in contrada Firriato dove l’uomo è stato intento ad arare il proprio terreno. All’improvviso, forse a causa di una manovra errata, il mezzo si è ribaltato e ha schiacciato Maragliano. L’anziano, gravemente ferito, è stato soccorso dai propri familiari e trasportato in Ospedale, ad Agrigento, dove è morto. Indagano i Carabinieri.

21 maggio, La Corte d’Appello di Palermo ha assolto l’ex presidente della Provincia di Agrigento, Eugenio D’Orsi, imputato di tentativo di corruzione relativo alla piantumazione di 40 palme nane, che sarebbero state destinate a fini pubblici, nella sua villa a Montaperto, frazione di Agrigento. In primo grado, D’Orsi, per tale ipotesi di reato, è stato condannato a 4 mesi di reclusione. Eugenio D’Orsi commenta: “E’ finito un incubo durato nove anni. Non ho altro da aggiungere”. Il difensore di D’Orsi, l’avvocato Daniela Posante, commenta: “E’ l’ulteriore conferma di quanto ho sempre sostenuto, ovvero l’innocenza e la piena estraneità ai fatti di Eugenio D’Orsi per fatti gravi. Spero possa ritrovare la serenità che merita”.

21 maggio, I Carabinieri della stazione di Porto Empedocle hanno arrestato Calogero Trameli, 35 anni, sorpreso in flagranza di reato di furto di circa 220 chili di cavi di rame, all’interno di una nota azienda della città. Trameli si sarebbe arrampicato sulla recinzione dell’azienda, è entrato all’interno dello stabilimento produttivo, e con un grosso seghetto ha tagliato due grandi bobine di cavi di rame. Un impiegato dell’azienda si è accorto del furto in atto e ha telefonato al 112. Le pattuglie si sono precipitate sul posto. Trameli ha scavalcato la recinzione, ha tentato la fuga a piedi ma è stato inseguito e acciuffato dai militari. E’ ristretto ai domiciliari. Il seghetto è stato sequestrato. Le bobine sono state restituite alla proprietà.

22 maggio, Tempestivo, proficuo e valoroso intervento dei poliziotti della Squadra Volanti di Agrigento: una pattuglia in servizio al Villaggio Mosè è attratta da un’automobile proveniente da Palma di Montechiaro, che si accorge della Polizia e arresta la marcia. Dall’auto salta fuori un uomo agitato che invoca aiuto, seguito da una donna, in lacrime, con un bimbo tra le braccia. Il piccolo è privo di coscienza, pallido in volto e non risponde ad alcuna sollecitazione. I poliziotti telefonano alla centrale operativa: serve un’ambulanza, subito. La donna poliziotto prende in braccio il piccolo prestandogli le prime manovre di rianimazione. Dopo pochi minuti giunge l’ambulanza. La corsa in ospedale, ambulanza e pattuglia della Polizia, insieme. Le cure dei medici del Pronto Soccorso e del reparto Pediatria dell’Ospedale “San Giovanni di Dio” risultano efficaci: il bimbo si riprende, è fuori pericolo. La paura è trascorsa. Nel reparto i familiari ringraziano “gli angeli in divisa”, così hanno ribattezzato gli agenti che hanno soccorso il bambino, che sarebbe accidentalmente caduto dalle braccia della madre, sbattendo la testa.

22 maggio, Accogliendo le istanze del difensore, l’avvocato Salvatore Pennica, il giudice per le udienze preliminari del Tribunale di Agrigento, Alessandro Quattrocchi, a conclusione del giudizio abbreviato, ha assolto Fabrizio Messina, 43 anni, di Porto Empedocle, dall’imputazione di avere violato le prescrizioni della sorveglianza speciale allorchè il 13 febbraio del 2018 si è recato nella pescheria del fratello Valentino, prossima all’inaugurazione. Il giudice ha riconosciuto la buona fede di Messina, sostenuta e argomentata dall’avvocato Pennica. La pubblico ministero, Alfonsa Fiore, ha invocato la condanna dell’empedoclino ad 1 anno e 8 mesi di reclusione.

22 maggio, Ad Agrigento, al palazzo di giustizia, la giudice per le udienze preliminari del Tribunale, Alessandra Vella, a conclusione del giudizio abbreviato, ha inflitto 8 anni di reclusione per tentato omicidio a carico di James Burgio, 27 anni, di Porto Empedocle, arrestato lo scorso 23 luglio dalla Squadra Mobile perché ritenuto responsabile di avere sparato la sera del 21 luglio contro un pescatore, Angelo Marino, 30 anni, al porto di Porto Empedocle, e di avere rivolto la pistola, che però si è inceppata, contro Riccardo Volpe, 28 anni, di Realmonte, cugino di Angelo Marino. Burgio, difeso dagli avvocati Salvatore Pennica e Alfonso Neri, è stato condannato per il primo episodio, ed è stato invece assolto per il secondo, “perchè il fatto non sussiste”.

24 maggio, I Carabinieri della Compagnia di Sciacca hanno denunciato alla Procura della Repubblica saccense 13 giovani, tutti di età compresa tra i 15 ed i 19 anni, che risponderanno di danneggiamento aggravato in concorso. Sarebbero responsabili di una decina di intrusioni vandaliche, con gravi danneggiamenti, nei locali delle Terme di Sciacca, nel corso degli ultimi mesi. I Carabinieri hanno compiuto accurate indagini, di osservazione e appostamenti, ed avvalendosi delle telecamere di video-sorveglianza. Ciò che ha più impressionato gli investigatori è che a compiere tali gesti sarebbe stato un nutrito gruppo di ragazzi giovanissimi, incensurati, di varia estrazione sociale, che, quasi come in un video-game, per puro divertimento o forse per noia, anche con l’utilizzo di mazze o martelli, avrebbero seriamente danneggiato vari oggetti presenti all’interno dei locali delle Terme, dalle porte ai vetri, agli infissi, ad alcuni mobili e finanche alcune apparecchiature mediche, provocando ingenti danni.

24 maggio, Ad Agrigento, al palazzo di giustizia, il pubblico ministero, Gianluca Caputo, a conclusione della requisitoria, ha chiesto al giudice per le udienze preliminari del Tribunale, Francesco Provenzano, di condannare a 6 anni di reclusione un uomo di 68 anni di Favara, imputato, in abbreviato, di maltrattamenti, violenza sessuale e lesioni personali aggravate a danno della moglie. La donna, nel corso di almeno otto anni, dal 2010 in poi, sarebbe stata vittima di calci, pugni, insulti, abusi sessuali e minacce di morte finanche con colpi di pistola sparati in aria per scoprire chi fosse il suo fantomatico amante. La sventurata, più volte soccorsa in ospedale, ha interrotto la relazione coniugale e si è rifugiata in una comunità protetta. La donna è parte civile tramite l’avvocato Maria Alba Nicotra. L’imputato è assistito dall’avvocato Domenico Russello.

25 maggio, I poliziotti della Squadra Mobile di Agrigento, coordinati da Giovanni Minardi, hanno denunciato alla Procura di Agrigento una donna, A D, sono le iniziali del nome, 39 anni, di Lampedusa, per il reato di detenzione di parti di munizionamento bellico. La stessa è già stata denunciata dalla Mobile per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, perchè, in concorso con altre persone, ha favorito la permanenza di stranieri irregolari sul territorio nazionale, rendendo a loro disposizione alcune abitazioni a Lampedusa e fornendo agli stessi indicazioni volte ad eludere i controlli della Polizia e ad evitare i rimpatri. Nel corso di una perquisizione a casa della donna, disposta dalla sostituto procuratore Paola Vetro, i poliziotti hanno scoperto e sequestrato numerosi residuati bellici.

25 maggio, Ad Agrigento, al palazzo di giustizia, la pubblico ministero, Luisa Bettiol, a conclusione della requisitoria, ha chiesto 21 anni di carcere a carico di Gift Deji, 23 anni, originario della Nigeria, imputato di associazione per delinquere di carattere transnazionale finalizzata a tratta di persone, sequestro di persona, violenza sessuale, lesioni personali gravissime, omicidio aggravato e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. L’africano è stato arrestato dalla Squadra Mobile di Agrigento, e sarebbe stato uno dei componenti del gruppo di criminali e torturatori che operano in Libia.

25 maggio, Dopo alcuni mesi di indagini, visionando anche le registrazioni della video-sorveglianza, i poliziotti del Commissariato di Porto Empedocle hanno scoperto l’autore del danneggiamento aggravato di diverse attività commerciali a Porto Empedocle durante la notte tra il 20 e il 21 gennaio scorsi, quando nelle serrature dei locali fu introdotta della colla. La Polizia ha compiuto una perquisizione a casa di C V, sono le iniziali del nome, di 57 anni, ed ha scoperto gli stessi indumenti indossati la notte del raid, e due tubetti di colla dello stesso tipo utilizzato. L’uomo ha confessato ed è stato denunciato.

28 maggio, A Palermo, al palazzo di giustizia, la Procura antimafia, tramite la pubblico ministero Alessia Sinatra, a conclusione della requisitoria, ha invocato la condanna a 20 anni di carcere, contestandogli la recidiva, a carico del boss Leo Sutera, 68 anni, di Sambuca di Sicilia, arrestato per associazione a delinquere di stampo mafioso lo scorso 29 ottobre, e 3 anni e 6 mesi di reclusione ciascuno a carico di tre presunti fiancheggiatori dello stesso Leo Sutera, anche loro di Sambuca di Sicilia, Giuseppe Tabone, imprenditore di 53 anni, Maria Salvato, fioraia di 45 anni, e Vito Vaccaro, 57 anni. Il processo si svolge in abbreviato innanzi alla giudice per le udienze preliminari del Tribunale, Marcella Ferrara. Sutera è attualmente recluso nel carcere di Secondigliano a Napoli.

28 maggio, A Porto Empedocle i poliziotti del locale Commissariato “Frontiera” hanno arrestato un pescatore di 45 anni, Michele Lo Negro, sorpreso in possesso di panetti di hashish per complessivi 4 chili e 290 grammi all’interno di un magazzino a Porto Empedocle. All’atto della perquisizione, sollecitata da sospetti investigativi, Lo Negro ha tentato di disfarsi di un grosso involucro di colore marrone lanciandolo sotto un’automobile parcheggiata. I poliziotti hanno recuperato l’involucro e hanno scoperto all’interno 5 panetti di hashish. Il resto della droga è stato scovato nel corso della perquisizione nell’automobile e nel magazzino di pertinenza del pescatore dove sono stati sequestrati altri 4 involucri simili. Lo Negro è recluso nel carcere “Pasquale Di Lorenzo” ad Agrigento e risponderà all’Autorità giudiziaria di detenzione di sostanze stupefacenti a fine di spaccio.

28 maggio, Il Tribunale di Sciacca ha condannato Calogero Carlino, 46 anni, ad 1 anno e 4 mesi di reclusione per cessione di hashish e metadone a diversi assuntori. Sono stati inflitti, inoltre, 1 anno e 1 mese di reclusione ad Edoardo Dimino, 28 anni, imputato di cessione di hashish in cambio di 10 euro. Infine, 8 mesi sono stati inflitti ad Alberto Nicolosi, 48 anni, che avrebbe aiutato Carlino ad eludere le indagini.

28 maggio, Il giudice per le udienze preliminari del Tribunale di Agrigento, Stefano Zammuto, ha rinviato a giudizio, per violenza sessuale, maltrattamenti e lesioni, un netturbino di 51 anni già arrestato il 10 gennaio del 2018 e poi scarcerato per decorrenza dei termini di custodia cautelare. L’uomo avrebbe picchiato a calci e pugni la figlia per stordirla e violentarla, spesso sotto minaccia di una pistola, e anche in presenza di tre nipoti in tenera età. Il giudice ha rinviato a giudizio anche la moglie e due cognati dell’imputato, che rispondono di favoreggiamento per avere mentito al pubblico ministero durante le indagini al fine di garantire l’impunità al 51enne. I quattro sono difesi dall’avvocato Davide Casà.

28 maggio, Il Tribunale di Agrigento ha condannato a 5 mesi di reclusione, per evasione dagli arresti domiciliari, Mario Lo Zito, 46 anni, di Agrigento. Lo Zito, giudicato in abbreviato, è stato arrestato lo scorso 22 novembre perché sorpreso in possesso di quasi 100 grammi di cocaina nascosti in una cantina di pertinenza.

29 maggio, La sostituto procuratore di Agrigento, Chiara Bisso, ha chiesto al Tribunale di rinviare a giudizio Vincenzo Galiano, 80 anni, di Favara, reo confesso dell’omicidio a colpi di pistola calibro 38 di Baldassare Contrino, 73 anni, anche lui di Favara, ucciso il 2 luglio scorso in contrada Caltafaraci tra Agrigento e Favara. La prima udienza preliminare è in calendario il 18 giugno innanzi al Giudice per le udienze preliminari, Stefano Zammuto. A Galiano la Procura contesta il reato di omicidio volontario premeditato, con l’aggravante dei futili motivi, porto in luogo pubblico e detenzione illegale di arma. Vincenzo Galiano, difeso dagli avvocati Antonino Gaziano e Calogero Vetro, dallo scorso 12 dicembre è ristretto ai domiciliari con il braccialetto elettronico. I familiari della vittima si costituiranno parte civile tramite l’avvocato Calogero Raia.

29 maggio, Ad Agrigento, a Villaseta, due soggetti si sono falsamente convinti che altri due avessero violentato una loro congiunta. E hanno organizzato due spedizioni punitive, aggredendo i due sospettati a calci e pugni il 27 novembre e il 19 dicembre del 2013. Innanzi al Giudice di Pace sono comparsi i due aggressori, per lesioni e minacce, e anche due donne, imputate di avere minacciato di morte uno dei due sospettati dell’affronto. Il Giudice ha risolto condannando i quattro “giustizieri privati” a 600 euro di ammenda ciascuno. Disposto il risarcimento dei danni ai due aggrediti, parte civile tramite l’avvocato Monica Malogioglio.

29 maggio, A Palma di Montechiaro, il 12 novembre del 2015, Giuseppe Cammalleri, 26 anni, alla guida di un motociclo, non avrebbe obbedito all’alt della Polizia ad un posto di blocco, e avrebbe accelerato la marcia colpendo alla gamba sinistra un poliziotto, ferito e soccorso con prognosi di 15 giorni. Adesso la giudice monocratico del Tribunale di Agrigento, Rossella Ferraro, ha condannato Cammalleri ad 1 anno e 2 mesi di reclusione, gli ha confiscato il motociclo, gli ha sospeso la patente di guida per 1 anno e 7 mesi, e ha disposto il risarcimento dei danni al poliziotto parte civile.

30 maggio, Nell’ambito dell’inchiesta su ipotesi di abuso d’ufficio legate a rimborsi spese e assegnazione di incarichi alla Provincia di Agrigento, l’ex presidente della Provincia, Eugenio D’Orsi, e il vice segretario della Provincia, Ignazio Gennaro, sono stati condannati dal Tribunale di Agrigento e sono stati assolti in Corte d’Appello. In riferimento al contestato danno all’Erario, adesso la Procura generale della Corte dei Conti ha riconosciuto non ricorrente la responsabilità di D’Orsi e di Gennaro, ritenendo che non abbiano provocato alcun danno alle casse dello Stato per rimborsi spese o per incarichi assegnati. Dunque la Corte dei Conti deciderà se annullare o meno il risarcimento dei danni all’Erario a carico dei due, D’Orsi 24.127 euro e Gennaro 11.224 euro. D’Orsi e Gennaro sono difesi dagli avvocati Girolamo Rubino, Vincenzo Caponnetto e Alessandro Dagnino.

31 maggio, Si rivela sempre più efficace e proficua l’attività preventiva e repressiva ad opera dei Carabinieri contro i trasgressori della raccolta differenziata che alimentano discariche di rifiuti di ogni genere ovunque. A conclusione di un’indagine intrapresa nell’ottobre scorso, i Carabinieri hanno denunciato alla Procura della Repubblica di Agrigento 22 indagati di avere alimentato, per mesi e con rifiuti di vario tipo, una discarica abusiva a cielo aperto di oltre 1500 metri quadrati alle porte di Porto Empedocle. L’operazione è stata intitolata “stop and go”, “fermati e riparti”, a significare il modo di agire dei denunciati, ovvero il repentino abbandono dei rifiuti e l’immediata fuga. Tanti episodi sono stati registrati dalle telecamere dei Carabinieri disseminate nella zona. L’area è stata sequestrata. Sono state elevate sanzioni amministrative per complessivi 14 mila euro, e sono stati sequestrati anche 13 veicoli, tra furgoni, mezzi cassonati e automobili, tramite cui i responsabili sono stati ripetutamente sorpresi a gettare immondizia nell’area.

31 maggio, Nell’ambito dell’inchiesta cosiddetta “Criminal Drinks”, militari della Guardia di Finanza della Compagnia di Agrigento e funzionari dell’Ufficio delle Dogane di Porto Empedocle hanno eseguito un decreto di sequestro preventivo per equivalente, preliminare a futura confisca, di circa 18 milioni di euro, frutto dell’attività illecita legata alla fittizia movimentazione di prodotti alcolici. Sono stati posti sotto sequestro 21 immobili di cui 10 terreni e 11 fabbricati, poi 44 rapporti finanziari intrattenuti con diversi istituti di credito dislocati in tutto il territorio nazionale, 9 autovetture e 4 quote sociali di società proprietarie dei depositi fiscali fittizi sotto indagine. L’operazione “Criminal Drinks” ha già determinato 22 fermi, 56 iscrizioni nel registro degli indagati, 5 misure di custodia cautelare in carcere, di cui 2 eseguite con mandati di arresto europeo. 11 imputati hanno già patteggiato la condanna, con pene dagli 8 mesi ai 3 anni e 8 mesi. E altri 4 sono stati già condannati in primo grado, in abbreviato, con pene dai 3 anni e 6 mesi a 5 anni. L’inchiesta “Criminal Drinks” ha sgominato un’associazione a delinquere, a carattere transnazionale, finalizzata alle frodi fiscali perpetrate mediante movimentazioni fittizie di prodotti alcolici all’interno dell’Unione Europea, al fine di evadere l’accisa, sfruttando il regime di sospensione di imposta previsto per le movimentazioni di prodotto tra depositi fiscali.

2 giugno, A Cattolica Eraclea i Carabinieri hanno arrestato una donna di 59 anni originaria della Romania, in esecuzione di una ordinanza di carcerazione emessa dalla Procura generale della Corte d’appello di Palermo. La romena sconterà 6 anni di carcere per violenza sessuale aggravata su minore, in concorso, commessa, in diversi episodi, tra il giugno del 2012 e il 2016. La 59enne è reclusa nel carcere “Pasquale Di Lorenzo” ad Agrigento.

2 giugno, A Favara, tuttora scossa dal caso irrisolto di Jessica Lattuca, si è scatenata tanta apprensione a seguito dell’allontanamento da casa di una donna di 42 anni. Per un’intera giornata è stata cercata dai familiari, dal marito, dai conoscenti. Una denuncia è stata presentata ai Carabinieri. Poi è stata la stessa donna a presentarsi in caserma, ai Carabinieri, ai quali ha spiegato: “Tutti mi cercano, non sono scappata ma amo un altro uomo”.

3 giugno, I Carabinieri di Agrigento hanno catturato in Germania Pasquale Distefano, 62 anni, di Favara, impiegato infedele di un istituto Postale di Favara. Si sarebbe appropriato di 573 mila euro dai conti correnti dei clienti, soprattutto anziani. E sono state in proposito 59 le denunce presentate. I militari, sulle tracce del ricercato sin dal 12 febbraio scorso quando si è reso irreperibile all’emissione di un provvedimento restrittivo, lo hanno localizzato, dopo una caccia all’uomo senza tregua, in un appartamento di Volklingen in Germania, un centro di 40 mila abitanti vicino al confine con la Francia. Gli investigatori hanno ottenuto la piena collaborazione della polizia tedesca, che, a seguito di un blitz, lo ha sorpreso all’interno della sua abitazione. Ieri sera, all’aeroporto di Milano Linate, i Carabinieri della Tenenza di Favara gli hanno stretto le manette ai polsi per poi condurlo agli arresti domiciliari. Risponde di peculato. Pasquale Distefano è stato inseguito da un mandato di arresto europeo emesso dal Tribunale di Agrigento dopo che, già a febbraio, all’uomo sono stati sequestrati immobili e veicoli per quasi 600 mila euro.

4 giugno, I poliziotti del Commissariato di Canicattì, coordinati da Cesare Castelli, allarmati al 113 sono intervenuti a Canicattì nei pressi di un supermercato, e hanno sorpreso un uomo originario della Romania, di 50 anni, con uno zaino, e dentro un gattino ucciso e un coltello da sub. Il romeno ha confessato candidamente alla Polizia di avere ucciso il gattino per mangiarselo. E’ stato denunciato a piede libero e segnalato ai servizi sociali del Comune.

4 giugno, La pubblico ministero della Procura antimafia di Palermo, Federica La Chioma, a conclusione della requisitoria, ha chiesto la condanna a 12 anni di reclusione a carico dell’imprenditore di Siculiana, Antonino Gagliano, 51 anni, imputato di estorsione, aggravata dal metodo mafioso, a danno di un altro imprenditore, di Porto Empedocle. L’estorsione si sarebbe concretizzata come “cresta” su alcuni lavori edili a Porto Empedocle ed a Siculiana. Gagliano avrebbe usato fatture gonfiate sulle forniture di calcestruzzo all’altro imprenditore ricevendo, come “cresta”, il pagamento di circa 2mila euro complessivi. Gagliano, difeso dall’avvocato Calogero Meli, si è sempre difeso sostenendo che l’imprenditore che lo accusa ha mentito per non pagargli la fornitura di calcestruzzo.

5 giugno, Il sostituto procuratore di Agrigento, Gianluca Caputo, ha sottoposto a stato di fermo, come indiziato di delitto, un uomo di 27 anni immigrato dal Mali e residente a Raffadali. L’africano avrebbe conosciuto sui social una ragazzina di 13 anni residente in provincia di Catania, e con lei avrebbe organizzato una “fuga d’amore”. I Carabinieri della stazione di Raffadali hanno ritrovato la ragazzina e l’hanno restituita alla famiglia che, nel frattempo, ha presentato denuncia di scomparsa al Comando provinciale dei Carabinieri di Catania. A carico del 27enne, dopo avere ascoltato la ragazzina con l’aiuto di una psicologa, si ipotizza il reato di atti sessuali con minore degli anni 14, ritenuto un reato anche quando ricorre il consenso della minore.

5 giugno, Il giudice monocratico del Tribunale di Agrigento, Giuseppe Miceli, ha ratificato il patteggiamento della condanna, proposto dal difensore, l’avvocato Barbara Garascia, di 6 mesi di reclusione, pena sospesa, a carico di Vincenzo Marrella, 45 anni, di Montallegro, arrestato il 29 aprile scorso per evasione dai domiciliari. Marrella è stato già condannato a 16 anni di reclusione nell’ambito dell’inchiesta antimafia cosiddetta “Icaro”. L’uomo si è difeso così: “Sono sceso in strada per recuperare della biancheria caduta mentre la stendevo”. Tuttavia, il braccialetto elettronico ha subito attivato l’allarme ai Carabinieri, che sono altrettanto subito intervenuti.

5 giugno, La prima sezione penale della Corte d’Appello di Palermo, accogliendo le istanze del difensore, l’avvocato Giuseppina Ganci, ha disposto il non doversi procedere per intervenuta prescrizione nei confronti di Toumi Faouzi, 38 anni, tunisino, ed ha ridotto la pena ad 1 anno di reclusione e 2000 euro di multa a carico del coimputato, Aidi Haitham, anche lui tunisino e pluri-preguidicato, già condannato in primo grado dal Tribunale di Agrigento ad 1 anno e 8 mesi di reclusione. I due tunisini, difesi dall’avvocato Ganci, sono stati arrestati nell’ambito dell’operazione antidroga della Squadra Mobile di Agrigento cosiddetta “Bazar”, che ha sgominato una fiorente attività di spaccio nella zona balneare di San Leone.

5 giugno, I Carabinieri della stazione di Campobello di Licata, nell’ambito di controlli contro il gioco d’azzardo, hanno scoperto in un locale, un bar nel centro città, due totem per il gioco d’azzardo e un altro per intrattenimento senza codice identificativo e, quindi, senza nulla osta all’esercizio. Il titolare, di 30 anni, è stato denunciato, in stato di libertà, alla Procura della Repubblica di Agrigento per esercizio di giochi d’azzardo, e gli sono state inflitte sanzioni per circa 100 mila euro.

5 giugno, La Procura di Gela ha avviato un’inchiesta per accertare le cause dell’incidente ed eventuali responsabilità a seguito di quanto accaduto ieri pomeriggio al mercato settimanale in via Madonna del Rosario, dove lo scoppio di una bombola di gas, collegata ad un furgoncino ambulante per la vendita di polli allo spiedo, ha provocato il ferimento di 20 persone di cui tre versano in condizioni più gravi tra gli ospedali Civico di Palermo e Cannizzaro di Catania. E si tratta del titolare del furgone, un commerciante di 45 anni di Grotte, C C, sono le iniziali del nome, la moglie T P, di 40 anni, e un loro impiegato, V M, di 38 anni, che è di Racalmuto. Ferita anche una ragazza di Gela, M M, 22 anni, a lavoro sullo stesso furgone.

6 giugno, Ping pong di provvedimenti giudiziari intorno al Castello “Colonna” a Joppolo Giancaxio, adibito a struttura ricettiva, di intrattenimento e ristorazione, gestita dalla società della famiglia Firetto. Lo scorso 8 gennaio la sezione del Tribunale del Riesame di Agrigento, presieduta da Wilma Mazzara, ha disposto il dissequestro del Castello, già sequestrato il 20 dicembre del 2018 dai Carabinieri su ordine del giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Agrigento, Francesco Provenzano, e su richiesta della sostituto procuratore, Antonella Pandolfi, e del procuratore aggiunto, Salvatore Vella, per presunti abusi edilizi. Ebbene, la Procura della Repubblica di Agrigento ha presentato ricorso in Cassazione contro il dissequestro e la Cassazione ha accolto il ricorso rinviando gli atti ad un’altra sezione del Tribunale del Riesame che deciderà nel merito: sequestro sì o sequestro no. Nel frattempo la struttura è del tutto funzionante, non essendo stato annullato il dissequestro o disposto un ulteriore sequestro.

6 giugno, Ad Agrigento, al palazzo di giustizia, la pubblico ministero, Emiliana Busto, ha chiesto al Tribunale il rinvio a giudizio, per maltrattamenti, a carico di una dirigente scolastica e di tre insegnanti di sostegno in servizio a Palma di Montechiaro, che avrebbero omesso di “prestare assistenza, educare, istruire e integrare tre studenti disabili nel percorso formativo impedendo loro di conseguire le necessarie competenze e di inserirsi nel contesto scolastico”. Il prossimo 14 giugno, innanzi alla giudice per le udienze preliminari del Tribunale, Alessandra Vella, risponderanno all’appello Laura Sanfilippo, 52 anni, dirigente dell’istituto “Tomasi di Lampedusa” e gli insegnanti di sostegno Vincenzo Fontana, 60 anni, Giuseppina Clementi, 53 anni, e Lillo Quinto Marino, 58 anni.

6 giugno, La giudice per le udienze preliminari del Tribunale di Agrigento, Alessandra Vella, ha rinviato a giudizio cinque imputati di omicidio colposo a seguito della morte di Giovanni Callea, 44 anni, di Licata, l’operaio folgorato da una scarica elettrica l’11 maggio del 2017 in un cantiere a Licata in contrada “Piano Bugiades”. Saranno sottoposti a processo gli imprenditori Valerio Peritore, 51 anni, e Angelo Incorvaia, 56 anni, titolari della impresa Omnia che commissionarono le opere, poi Sonia Carità, 38 anni, Francesco Urso, 39 anni, legali rappresentanti della Betonmix che fornì il calcestruzzo, ed Enrico Angelo Florio, 42 anni, altro operaio la cui condotta presunta imprudente avrebbe concorso nel provocare la scarica elettrica. L’imprenditore licatese Carmelo Spiteri, 53 anni, titolare dell’impresa “Casa sicura società cooperativa”, incaricata della esecuzione delle opere, ha patteggiato la condanna ad 1 anno e 10 mesi di reclusione.

9 giugno, Lungo la strada provinciale 88, in territorio di Caltabellotta, in contrada Piano Monaco, un’automobile Renault Clio, per cause in corso di accertamento, si è ribaltata. A bordo hanno viaggiato quattro giovani di Lucca Sicula diretti al mare. Il ferito più grave, Giuseppe Gagliano, 22 anni, è stato trasferito in elisoccorso all’ospedale “Civico” di Palermo dove è morto poco dopo il ricovero. Gli altri tre sono stati trasportati all’ospedale “Giovanni Paolo secondo” di Sciacca. Giuseppe Gagliano, studente di Economia all’Università di Siena, era da pochi giorni rientrato in paese. Il sindaco di Lucca Sicula, Salvatore Dazzo, proclamerà il lutto cittadino in occasione dei funerali, e sottolinea: “Giuseppe Gagliano era un ragazzo bravissimo, sempre allegro e disponibile con tutti. La famiglia è molto conosciuta e apprezzata da tutti”.

10 giugno, Ad Agrigento una busta contenente un proiettile calibro 6,35, nascosto tra due bustine (forse di zucchero) per eludere i controlli del metal detector, è stata recapitata al palazzo di giustizia in via Mazzini, indirizzata al procuratore Luigi Patronaggio. In una lettera sono state scritte minacce di morte verso il magistrato e suoi figli: “Questo è un avvertimento, la prossima volta, se continuerai a fare sbarcare gli immigrati, passiamo ai fatti. Contro di te e i tuoi tre figli”. In verità Patronaggio ha quattro figli. Non è la prima volta che Patronaggio è bersaglio di intimidazioni in riferimento al suo ruolo di garante del rispetto delle leggi in materia di immigrazione e accoglienza in Italia. Già lo scorso 12 settembre gli è stata recapitata un’altra lettera contenente un proiettile da guerra e il messaggio: “Zecca sei nel mirino”. E poi il simbolo di Gladio, una organizzazione paramilitare e parallela, con connotazioni politiche di estrema destra, che in Italia durante gli anni della guerra fredda ha operato clandestinamente a difesa del fronte atlantico contro lo spettro dell’invasione sovietica.

11 giugno, I Carabinieri della Compagnia di Canicattì hanno arrestato un bracciante agricolo di 39 anni, originario della Romania, indagato di sequestro di persona e violenza sessuale. Una donna di 29 anni, anche lei romena, domiciliata a Canicattì, si presenta al Pronto soccorso dell’ospedale: “Ho subito violenza sessuale”. I sanitari avvertono i Carabinieri. Lei racconta ai militari: “Un uomo, mio connazionale, mi ha attirata nella sua abitazione per svolgere a pagamento alcune mansioni domestiche. Io mi sono fidata di lui. Poi, invece, dentro casa, mi ha bloccata, terrorizzata, minacciata di morte e mi ha costretto a subire, per alcune ore, ripetuti atti sessuali. Ho promesso che non avrei raccontato a nessuno quanto accaduto, e solo così mi ha lasciata andare”. I Carabinieri hanno tracciato l’identikit del malvivente, e ad un posto di blocco lo hanno intercettato, riconosciuto e arrestato. L’Autorità giudiziaria lo ha posto agli arresti domiciliari.

11 giugno, A Favara i Carabinieri della locale Tenenza sono intervenuti nel centro cittadino perché allarmati al 112 da un uomo di 36 anni originario del Ghana, che ha raccontato di una lite con un connazionale e del ferimento subito. Quando i militari sono giunti sul posto, l’altro ghanese, di 32 anni, regolarmente residente a Favara, si è scagliato, più volte, contro l’automobile dei Carabinieri, danneggiandola. E’ stato arrestato ai domiciliari.

12 giugno, A Bovo Marina, frazione balneare di Montallegro, in provincia di Agrigento, Polizia Municipale, Carabinieri, Guardia Costiera e Forestale, in riferimento all’ipotesi di reato di invasione e occupazione di terreno pubblico contestata dalla Procura di Agrigento tramite la sostituto Gloria Andreoli, hanno sottoposto a sequestro preventivo un’area di 5.300 metri quadrati adibita a parcheggio. Sono state denunciate 4 persone di Montallegro. L’inchiesta, intrapresa un anno addietro dalla Polizia Municipale di Montallegro diretta da Pasquale Campisi, ipotizza che, con illegittimi frazionamenti e intestazioni catastali, gli indagati avrebbero acquisito illegittimamente per usucapione dei terreni del Demanio marittimo adibendoli a parcheggio balneare a pagamento.

12 giugno, Accogliendo le istanze del difensore, l’avvocato Raimondo Tripodo, il Tribunale di Sorveglianza di Viterbo ha concesso al boss ergastolano per mafia e omicidio, Ignazio Ribisi, 62 anni, di Palma di Montechiaro, di rientrare in paese soltanto per tre ore, il tempo utile per ritrovare i propri familiari in ragione delle precarie condizioni di salute di uno di loro. Ignazio Ribisi, fratello di Pietro suicida in carcere nel 2012, sarà prelevato da un blindato della penitenziaria dal carcere di massima sicurezza di Viterbo, nel Lazio, e scortato fino a Palma di Montechiaro.

12 giugno, A Licata i poliziotti del locale Commissariato hanno arrestato Antonio Gueli, 67 anni, e Carmelo Gueli, 27 anni, zio e nipote, sorpresi in possesso, nel corso di una perquisizione domiciliare, di una pistola con matricola abrasa e delle munizioni all’interno di un sacchetto di plastica nascosto sotto alcune piastrelle. L’arma è una calibro 7,65 con due cartucce calibro 3,80 inserite, e poi 20 cartucce calibro 7,65 avvolte in uno straccio. Antonio e Carmelo Gueli sono reclusi nel carcere “Pasquale Di Lorenzo” ad Agrigento.

12 giugno, A Palma di Montechiaro i poliziotti del locale Commissariato hanno arrestato un egiziano domiciliato a Palma di Montechiaro, B.G.N.G, sono le iniziali del nome, colto nella flagranza del reato di detenzione a fine di spaccio di sostanze stupefacenti allorchè nel corso di una perquisizione domiciliare è stato sorpreso in possesso di 286 grammi di hashish, poi 6.765 euro in banconote di vario taglio, presunto provento dell’attività di spaccio, taglierino, coltello e involucri di cellophane vuoti. L’uomo è recluso nel carcere “Pasquale Di Lorenzo” ad Agrigento.

12 giugno, A Palermo, al palazzo di giustizia, in Corte d’Appello la procuratore generale, Rita Fulantelli, a conclusione della requisitoria, ha chiesto 7 condanne nell’ambito dell’inchiesta antidroga a Porto Empedocle cosiddetta “Hardom 2”. In primo grado tutti gli imputati sono stati assolti. Adesso, in secondo grado, la Procura generale ha proposto:
16 anni di carcere per Fabrizio Messina, 42 anni.
16 anni per Raimondo Macannuco, 36 anni.
10 anni e 8 mesi per Bruno Pagliaro, 27 anni.
Ed 8 anni ciascuno per Salvatore Lombardo, 29 anni, Giancarlo Buti, 29 anni, Giuseppe Antonio Patti, 40 anni, e Calogero Noto, 37 anni. Prossima udienza il 17 ottobre.

12 giugno, A Palermo, al palazzo di giustizia, lo scorso 16 gennaio la sostituto procuratore generale Rita Fulantelli ha chiesto la conferma delle sei condanne inflitte in primo grado dal Tribunale di Sciacca nell’ambito dell’inchiesta antidroga cosiddetta “Big family”, che il 30 luglio 2012 ha provocato un blitz della Polizia contro un gruppo che sarebbe stato impegnato nel trasporto e nella vendita di cocaina, eroina, hashish e marijuana da Napoli a Ribera. Ebbene, la Corte d’Appello ha emesso sentenza:
Carlo Giardiello, 31 anni, condanna ridotta da 13 anni e 2 mesi a 8 anni e 5 mesi.
Ciretta Veible, 56 anni, madre di Giardiello, da 7 anni e 6 mesi a 7 anni.
Maria Sedita, 42 anni, da 7 anni a 6 anni e 4 mesi.
Giuseppe Failla, 54 anni, da 6 anni e 4 mesi a 6 anni.
E poi riqualificazione del reato con riconoscimento della lieve entità e non doversi procedere, a fronte della condanna in primo grado a 6 anni di reclusione ciascuno, per Giuseppe Triassi, di 30 anni, e Debora Arcadipane, di 28 anni.

13 giugno, La sezione penale del Tribunale di Agrigento presieduta dalla giudice Wilma Mazzara ha condannato ad 1 anno e 11 mesi di reclusione ciascuno, per riciclaggio di due moto rubate, Giuseppe Romeo, 27 anni, e Giovanni Cipolla, 28 anni, entrambi di Porto Empedocle.

13 giugno, La seconda sezione penale del Tribunale di Agrigento, presieduta da Wilma Mazzara, a latere Giuseppe Miceli e Antonio Genna, ha condannato a 10 mesi di reclusione, per turbativa d’asta e falso, l’imprenditore Vincenzo Picarella, 47 anni, imputato di avere attestato falsamente di essere in possesso del requisito, richiesto dal bando di gara, di avere, nei tre anni precedenti, gestito piscine pubbliche per aggiudicarsi l’appalto decennale per la gestione della piscina comunale di Aragona.

14 giugno, La Sezione misure di prevenzione del Tribunale di Agrigento ha rigettato la proposta di confisca e ha disposto il dissequestro e la restituzione di 14 fabbricati, 25 terreni, quote di altri 26 terreni, 3 società di capitale e relativi compendi aziendali, ed un rapporto finanziario a Giuseppe Scariano, 67 anni, di Favara, ritenuto contiguo alle famiglie mafiose dell’Agrigentino. Si tratta di beni per un valore stimato intorno ai 3 milioni di euro. Tra gli indizi a sostegno della tesi sulla presunta mafiosità di Scariano vi è anche un “pizzino” scoperto nell’ultimo covo del boss Gerlandino Messina a Favara. I giudici nel provvedimento di dissequestro scrivono: “Al di là dei meri sospetti e delle congetture, ciò che rileva in sede giudicante sono i soli concreti elementi indiziari i quali tutti, però, consentono – allo stato – di ritenere compiutamente accertata una effettiva pericolosità sociale di Scariano solo fra il 1997 e il 2003”.

14 giugno, Dopo le prime nove assoluzioni, assolti in Appello anche gli altri due imputati per il crollo dell’edificio a Favara che provocò la morte delle sorelle Bellavia. A Favara, nel centro storico, in piazza del Carmine, all’alba del 23 gennaio del 2010, il crollo di una palazzina ha provocato la morte delle sorelle Bellavia, Chiara Pia, 3 anni, e Marianna, 14 anni. Il 25 maggio del 2017 il Tribunale di Agrigento ha condannato a 3 anni di reclusione ciascuno, per disastro e omicidio colposo plurimi, l’ex capo dell’Ufficio tecnico comunale di Favara, Sebastiano Dispenza, ed il proprietario dell’immobile crollato, Antonio Noto. Poi, in secondo grado, il sostituto procuratore generale della Corte d’Appello di Palermo, Giuseppina Motisi, a conclusione della requisitoria, l’11 gennaio scorso ha chiesto alla Corte di condannare Dispenza e Noto a 2 anni e 6 mesi di reclusione ciascuno a seguito dell’intervenuta prescrizione di alcune ipotesi di reato. Adesso la Corte d’Appello ha emesso la sentenza ed ha assolto, “per non avere commesso il fatto”, Antonio Noto e Sebastiano Dispenza, difesi dagli avvocati Antonino Gaziano e Calogero Raia. Ed a seguito dell’assoluzione dell’ingegnere Sebastiano Dispenza, interviene il presidente dell’Ordine degli Ingegneri di Agrigento, Alberto Avenia, che esprime soddisfazione e commenta: “Abbiamo atteso rispettosamente per due anni che la giustizia facesse il suo corso. L’assoluzione di Dispenza conferma il rigore e la professionalità da lui messe in campo nello svolgimento del proprio ruolo di dirigente dell’Ufficio tecnico comunale di Favara”. Dunque, nessun colpevole per quanto accaduto. Ed in estrema sintesi è accaduto che la casa crollata non sarebbe stata agibile. Anche perchè alcune opere di consolidamento sui piani alti hanno pregiudicato ancora di più la stabilità delle fondamenta marce. Tuttavia, alla famiglia Bellavia sarebbe stato consentito di abitarla, pur nella consapevolezza del pericolo. Il sindaco dell’epoca, Mimmo Russello, che si dimise appena ricevuto l’avviso di conclusione delle indagini preliminari, è stato poi giudicato in abbreviato e assolto il 14 febbraio del 2012. Due ex sindaci che hanno preceduto Russello, e altri 6 imputati, tra funzionari e dirigenti dell’ Ufficio tecnico comunale di Favara, i proprietari e i possessori dell’edificio crollato, sono stati sotto processo ordinario. E la sezione penale del Tribunale di Agrigento, presieduta da Giuseppe Melisenda Giambertoni, il 25 maggio del 2017 li ha assolti, “per non avere commesso il fatto”. E si tratta di Rosalia Presti, parente di Antonio Noto, alla quale sarebbe stata intestata la palazzina, poi gli ex sindaci Carmelo Vetro e Lorenzo Airò, l’ex capo dell’Ufficio tecnico, Giacomo Sorce, il geometra Antonio Grova, dipendente dell’Ufficio tecnico, e i tecnici comunali Francesco Criscenzo, Pasquale Amato, ex sindaco di Palma di Montechiaro, e Alberto Avenia.

15 giugno, I Carabinieri della Compagnia di Licata, in un casolare agricolo in contrada Safarello, hanno arrestato G A, sono le iniziali del nome, 20 anni, di Licata, sorpreso in possesso di alcune piante di canapa indiana del peso complessivo di circa 3 chili poste sotto sequestro. E’ ristretto ai domiciliari, per coltivazione di sostanze stupefacenti, in attesa dell’udienza di convalida dell’arresto.

16 giugno, Lungo lo scorrimento veloce Palermo – Sciacca, ad un posto di controllo, un’automobile non ha obbedito all’alt dei Carabinieri, è stata inseguita e bloccata. Nel corso della perquisizione, all’interno, sotto un sedile, sono stati scoperti due involucri contenenti diverse dosi di eroina per circa 20 grammi complessivi. Le tre persone a bordo, uno di Ribera di 54 anni, e due romeni ventenni, sono stati arrestati ai domiciliari in attesa della convalida dell’arresto. All’autorità giudiziaria risponderanno di detenzione di droga a fine di spaccio.

16 giugno, Ad Agrigento, a San Leone, lungo il Viale delle Dune, nei pressi dello stabilimento balneare della Polizia di Stato, gli agenti di una pattuglia della Volanti, allarmati al 112 da una segnalazione dei residenti della zona, hanno sorpreso due soggetti intenti ad armeggiare con un cacciavite su di un’automobile posteggiata, evidentemente nel tentativo di rubare. Uno, un ragazzo di 19 anni di Canicattì, è stato arrestato al culmine di un concitato e rocambolesco inseguimento. L’altro fuggitivo è riuscito a dileguarsi. Indagini in corso.

17 giugno, La Procura della Repubblica di Agrigento, tramite la sostituto procuratore, Elenia Manno, titolare dell’inchiesta, ha iscritto nel registro degli indagati, per omicidio preterintenzionale, un uomo di 71 anni di Favara che, lo scorso 7 giugno, avrebbe litigato con un vicino di casa, Vittorio Messina, 79 anni, il quale, al culmine del diverbio, sarebbe caduto fratturandosi un femore. Poi Messina è morto perché lui avrebbe rifiutato le cure e l’intervento chirurgico urgente prospettatogli dei medici dell’ospedale di Agrigento allorchè aderente ad una religione che glielo avrebbe impedito. Almeno così si sarebbe persuaso l’anziano. Ancora più nel dettaglio, Vittorio Messina è rimasto nella sua abitazione per 7 giorni, e poi, aggravandosi le sue condizioni, è stato condotto in ospedale, dove è morto due ore dopo il ricovero e dopo il suo no all’intervento. I familiari hanno presentato querela contro l’anziano adesso indagato.

18 giugno, Ad Agrigento, al palazzo di giustizia, la sezione penale presieduta dal giudice Alfonso Malato ha condannato a 3 anni di carcere Giuseppe Favarò, 50 anni, di Campobello di Licata, poi 3 anni e 2 mesi al figlio, Antonino Favarò, 27 anni, e poi 2 anni e 8 mesi a Vincenzo Scaccia, 31 anni, di Canicattì. I tre sono imputati, a vario titolo, di lesioni, porto illegale di bastone e danneggiamento, il tutto a danno di tre presunte vittime delle condotte imputate, risalenti all’aprile 2012, e che si sono costituite parte civile tramite l’avvocato Salvatore Loggia.

19 giugno, I Carabinieri del Comando provinciale di Agrigento, capitanati dal colonnello Giovanni Pellegrino, sono stati in stato di assedio. E l’operazione è stata intitolata “Assedio”. I militari hanno imperversato tra Licata e Campobello di Licata. Sette persone, ricorrendo le esigenze cautelari urgenti, sono state poste in stato di fermo di indiziato di delitto in attesa della convalida dell’arresto da parte del Tribunale di Palermo. Bersaglio del blitz scatenato all’alba di oggi mercoledì 19 giugno 2019, ad opera di oltre 100 Carabinieri, con elicotteri e unità cinofile, coordinati dalla Direzione distrettuale antimafia di Palermo, sono stati sette tra presunti vertici e affiliati alle famiglie mafiose di Cosa Nostra di Licata e di Campobello di Licata. In stato di fermo, tra gli altri, il presunto capomafia, Angelo Occhipinti, 64 anni, ritenuto il reggente della famiglia di Licata, già condannato per estorsioni aggravate dal metodo mafioso. Fermato per concorso esterno in associazione mafiosa anche un consigliere comunale in carica a Licata, Giuseppe Scozzari, eletto alle amministrative del 2018. Le telecamere nascoste dei Carabinieri hanno registrato filmati di riunioni tra i presunti associati per delinquere. E’ stata accertata un’estorsione per lavori edili in Germania. E sono stati documentati gli interessi mafiosi anche nel settore delle slot machines, tramite una compiacente società di distribuzione di apparati elettronici da gioco. I sette sottoposti a stato di fermo sono, oltre Angelo Occhipinti:
Vincenzo Bellavia, 34 anni, nato a Licata.
Angelo Graci, 32 anni, nato a Licata.
Giuseppe Puleri, 40 anni, nato a Canicattì.
Giuseppe Scozzari, 47 anni, nato a Licata.
Raimondo Semprevivo, 47 anni, nato a Licata.
Giuseppe Salvatore Spiteri, 46 anni, nato a Licata.

19 giugno, Il 7 luglio del 2016 la Direzione distrettuale antimafia di Palermo e i Carabinieri della Compagnia di Sciacca hanno arrestato 8 persone tra Sciacca e Menfi nell’ambito dell’inchiesta antimafia sul mandamento del Belice cosiddetta “Opuntia”. Lo scorso 29 gennaio nell’aula bunker del Tribunale di Palermo, la Procura, nel corso della requisitoria, ha chiesto alla giudice per le udienze preliminari, Ermelinda Marfia, di condannare 6 imputati giudicati in abbreviato. Ebbene adesso la giudice Marfia ne ha assolti 4 e ne ha condannati 2. Sono stati assolti il medico di Menfi Pellegrino Scirica, 63 anni, i fratelli Giuseppe Alesi, 48 anni, e Cosimo Alesi, 53 anni, anche loro di Menfi, e Domenico Friscia, 55 anni, di Sciacca.
Vito Riggio, 32 anni, di Menfi, è stato condannato a 2 anni e 6 mesi per favoreggiamento.
Il collaboratore della giustizia, Vito Bucceri, 46 anni, di Menfi, è stato condannato, con sconto di pena, a 2 anni e 8 mesi.

19 giugno, A Lucca Sicula, in provincia di Agrigento, nelle campagne, ignoti malviventi hanno tagliato o danneggiato un’ottantina di alberi d’ulivo. Il titolare dell’appezzamento di terreno coltivato a ulivi, un agricoltore di 50 anni, ha presentato una denuncia alla stazione dei Carabinieri di Lucca Sicula. I danni ammonterebbero ad alcune migliaia di euro.

19 giugno, Ad Agrigento, al palazzo di giustizia, a conclusione del giudizio abbreviato, il giudice per le udienze preliminari del Tribunale, Stefano Zammuto, accogliendo quanto richiesto dalla Procura, ha assolto l’ex direttore dello Iacp, l’Istituto autonomo case popolari di Agrigento, Ulisse Sajeva, 66 anni, imputato di abuso d’ufficio in riferimento alla proroga, ritenuta illegittima, di un incarico ad un’impresa di pulizie in servizio allo Iacp. Sajeva si è difeso spiegando di avere prorogato l’incarico per risparmiare, perché bandire una nuova gara sarebbe stato molto più costoso.

20 giugno, A Lampedusa i Carabinieri della locale Stazione si sono accorti di movimenti insoliti e anomali nei pressi di un bungalow. Hanno organizzato dei servizi di appostamento e di osservazione. E poi sono irrotti all’interno. B F, 38 anni, è stato sorpreso in possesso di un involucro contenente oltre mezzo etto di cocaina, nascosto tra i suoi indumenti. E poi, dentro una scarpiera, sono stati scovati altri 50 grammi circa di cocaina. Inoltre, in una valigia sono stati contati 8500 euro in banconote. E poi sono stati sequestrati un bilancino di precisione e una pistola giocattolo priva del tappo rosso. B F, e C G, 22 anni, anche lui colto nello stesso bungalow, sono stati arrestati per detenzione a fine di spaccio di sostanze stupefacenti. Sono ristretti ai domiciliari. La cocaina sul mercato avrebbe fruttato diverse migliaia di euro.

20 giugno, Tensioni e disordini nottetempo nel carcere “Pasquale Di Lorenzo”, ad Agrigento, in contrada Petrusa. Alcuni detenuti hanno appiccato il fuoco nelle celle dove sono ristretti, incendiando i materassi. Il tempestivo intervento dei poliziotti ha scongiurato gravi conseguenze. Secondo quanto trapelato non ufficialmente, la protesta sarebbe stata provocata dalla mancanza d’acqua. Alcuni poliziotti penitenziari sono stati ricoverati in ospedale per intossicazione da fumo.

21 giugno, A Palermo in Corte d’Appello la Procura Generale ha chiesto la conferma della sentenza emessa, a conclusione del giudizio abbreviato, il 25 giugno del 2018 dal giudice per le udienze preliminari del Tribunale di Agrigento, Alfonso Malato, che ha condannato a 30 anni di carcere Daniele Lodato, 35 anni, di Canicattì, imputato dell’omicidio, ritenuto volontario e premeditato, di Marco Vinci, 22 anni, di Canicattì, ucciso a coltellate il 17 giugno del 2017 a Canicattì innanzi ad un pub in piazza San Domenico.

21 giugno, A Menfi i Carabinieri e la Guardia Costiera hanno sequestrato l’intera banchina di ponente del porticciolo, in località Porto Palo, in esecuzione di un decreto di sequestro preventivo emesso dal Tribunale di Sciacca su richiesta della Procura. Si tratta di una banchina estesa per oltre 300 metri, e il sequestro ha coinvolto una ottantina di imbarcazioni da diporto ormeggiate illecitamente. I reati contestati sono invasione arbitraria ai fini dell’occupazione di uno spazio di demanio marittimo ed occupazione abusiva del demanio marittimo e di zone portuali, in quanto nell’area interessata nessun soggetto risulta in possesso della prescritta concessione rilasciata dall’assessorato regionale a Territorio e Ambiente. L’azione sinergica svolta dai Carabinieri e dai militari della Guardia Costiera ha inteso contrastare il fenomeno dell’abusivismo nel demanio marittimo. Porto Palo di Menfi rappresenta oggi un funzionale approdo per gli utenti del mare, in un tratto di costa di indubbia bellezza e, dunque, meritevole della massima tutela, al fine di rendere correttamente fruibile il demanio marittimo.

21 giugno, La Procura della Repubblica di Agrigento ha coordinato due operazioni di contrasto all’immigrazione clandestina sottoponendo a fermo 9 trafficanti di esseri umani. Nella prima delle due operazioni, condotta dalla Squadra Mobile di Agrigento, capitanata da Giovanni Minardi, sono stati fermati due tunisini responsabili dell’ingresso nel territorio dello Stato di 43 immigrati per lo più di origine sub-sahariana. Nella seconda delle operazioni, condotta dalla Guardia di Finanza, agli ordini del colonnello Pietro Maggio, con l’ausilio di mezzi aerei e navali, sono stati sottoposti a fermo 7 cittadini sedicenti libici ed egiziani che, con un peschereccio di altura, hanno rimorchiato al limite delle acque territoriali italiane un barchino con 81 immigrati, anche loro di origine sub sahariana, abbandonandolo in precarie condizioni di sicurezza e fuggendo verso le acque territoriali libiche. La professionalità, la tempestività e le capacità tecnico-operative del Roan, il Reparto operativo aereo e navale della Guardia di Finanza, hanno permesso di intercettare la “nave madre” intenta a fuggire verso la Libia e di assicurare i “trafficanti di esseri umani” alla Giustizia. Le operazioni sono state coordinate dal Procuratore Capo Luigi Patronaggio, dall’ Aggiunto Salvatore Vella, e dalla Sostituto Cecilia Baravelli. La Questura di Agrigento, come secondo protocollo, è impegnata ad identificare e interrogare i migranti per le successive incombenze di carattere amministrativo.

24 giugno, In esecuzione di un provvedimento restrittivo emesso dal tribunale di Palermo, i Carabinieri hanno arrestato Agostino Bianchi, 40 anni, di Camastra, che sconterà 1 anno di reclusione per omissione di soccorso e fuga in occasione di un incidente stradale con feriti, nel 2012, a Palermo. Bianchi è recluso al “Di Lorenzo” di Agrigento.

24 giugno, In esecuzione di un ordine di espiazione pena emesso dal Tribunale di Agrigento, i Carabinieri hanno arrestato Salvatore Borchiero, 54 anni, di Mascalucia, in provincia di Catania, arrestato il 9 agosto del 2015 ad Agrigento sorpreso dai Carabinieri intento a sradicare lo sportello esterno dell’ufficio postale al Viale della Vittoria con un ordigno rudimentale e arnesi da scasso, insieme ad un complice. Sconterà ai domiciliari, con braccialetto elettronico, 6 mesi di detenzione.

24 giugno, Un immigrato dall’Africa sub – sahariana, di 30 anni, da alcuni anni domiciliato a Licata, è ricercato in tutto il territorio nazionale perché inseguito dalla contestazione di reato, formulata dalla sostituto procuratore di Agrigento, Gloria Andreoli, di violenza sessuale aggravata su minore. Una bambina di 9 anni, anche lei immigrata dall’Africa sub – sahariana e domiciliata a Licata, su iniziativa dei suoi genitori è stata affidata al trentenne per studiare, con lezioni private, l’arabo e il Corano. E invece, tra gennaio e febbraio scorsi, avrebbe subito ripetuti abusi sessuali, che lei, la piccola, ha poi confidato ad una coetanea. La coetanea ha raccontato il tutto ai propri genitori che si sono rivolti alla Procura di Agrigento, e così sono state intraprese le indagini.

24 giugno, A Licata i poliziotti del locale Commissariato hanno arrestato Giuseppe Zarbo, 48 anni, bracciante agricolo, sorpreso in possesso, in un suo terreno all’interno di un tunnel, di 11 piantine di marijuana del peso complessivo di circa 4 chili e 500 grammi. Nel corso della perquisizione, estesa alle masserizie, sono stati scoperti in un armadio altri 550 grammi di marijuana essiccata avvolti in una maglietta. Giuseppe Zarbo è ristretto ai domiciliari. All’Autorità giudiziaria risponderà di coltivazione e detenzione a fine di spaccio di sostanze stupefacenti.

25 giugno, Il magistrato di sorveglianza di Agrigento, Walter Carlisi, in ragione del rispetto delle prescrizioni imposte, ha concesso il beneficio della liberazione anticipata di 45 giorni all’ex assessore regionale ed ex sindaco di Canicattì, Vincenzo Lo Giudice. Lo Giudice, 79 anni, difeso dall’avvocato Calogero Lo Giudice, è stato condannato a 8 mesi di reclusione domiciliare, con sentenza definitiva in Cassazione, per violazione della misura della sorveglianza speciale. Il 28 luglio 2013, a Canicattì è stata convocata una seduta straordinaria del Consiglio comunale per festeggiare il centesimo compleanno dell’arciprete monsignor Vincenzo Restivo. La seduta però non si svolse, e le Forze dell’ordine inviarono una relazione di servizio all’ Autorità giudiziaria a causa della presenza in aula, tra il pubblico, di alcuni esponenti politici pregiudicati tra cui l’ex assessore regionale dell’Udc, Vincenzo Lo Giudice. A Lo Giudice, interdetto dai pubblici uffici con obbligo di dimora a Canicattì per 5 anni, sarebbe stato vietato anche partecipare a manifestazioni pubbliche e incontrare altri pregiudicati. Ecco il perché della successiva condanna, adesso ridotta con conseguente restituzione della libertà.

25 giugno, L’avvocato Francesca Picone, del Foro di Agrigento, annuncia che il Consiglio nazionale forense di Roma ha annullato il provvedimento emesso dal Consiglio distrettuale di disciplina di Palermo che le aveva comminato la sospensione cautelare dalla professione per sei mesi. La stessa avvocato Picone commenta: “Sono molto soddisfatta poiché il Consiglio nazionale forense, massimo organo della avvocatura, ha accolto integralmente le doglianze mosse in fase di appello contro un provvedimento che, probabilmente, il Consiglio di disciplina ha emesso senza avere vagliato correttamente l’esistenza di parcelle approvate e vidimate. Aggiungo che nell’udienza dello scorso 12 giugno, lo stesso Procuratore Generale della Cassazione ha ritenuto ‘singolare’ la vicenda giudiziaria conclusasi con la condanna, poiché è strano che un avvocato sia condannato per il solo fatto di avere richiesto il pagamento dei propri compensi corrispondenti alle parcelle approvate e vistate dal consiglio dell’ordine degli avvocati di Agrigento. Mi dolgo di essere stata, ingiustamente, l’incolpevole protagonista di una vicenda giudiziaria scritta in un clima avvelenato da fattori esterni sconfinanti, addirittura, in uno stalking mediatico che non aveva mai avuto precedenti” – conclude la Picone. Il provvedimento che dichiara l’illegittimità della sospensione cautelare dalla professione determina che la sanzione debba considerarsi come mai applicata, e, quindi, la professionista è del tutto riabilitata.

25 giugno, Ad Agrigento i poliziotti della Squadra Volanti, capitanati da Francesco Sammartino, hanno denunciato un giovane di 21 anni che al Villaggio Mosè, lungo Viale Cannatello, alla guida della sua automobile, ha investito uno scooter con a bordo una donna di 45 anni e suo figlio di 11 anni, si è dileguato senza prestare soccorso, e poi si è presentato in caserma accompagnato dal suo avvocato di fiducia. I due investiti sono stati ricoverati in ospedale per ferite non gravi. La Polizia è subito risalita all’automobile incidentata prima che il 21enne si costituisse. Il ragazzo risponderà di omissione di soccorso e fuga in seguito ad incidente stradale.

25 giugno, Lungo la strada statale 626, tra Licata e Ravanusa, nei pressi del viadotto “Lauricella”; un’automobile Audi, dopo avere sorpassato un camion, ha investito un ciclista nello stesso senso di marcia. Vincenzo Cappella, 51 anni, originario di Adrano in provincia di Catania, è morto poco dopo il ricovero all’ospedale “Sant’Elia” di Caltanissetta dove è giunto con un elisoccorso del 118. Sul posto dell’incidente, per i rilievi di rito, sono intervenuti i poliziotti del Commissariato di Licata e della Stradale di Canicattì.

25 giugno, Ad Agrigento al palazzo di giustizia il giudice monocratico Manfredi Coffari ha inflitto 1 anno di reclusione a Mario Rizzo, 32 anni, di Favara, perché il 20 gennaio del 2016, ad un controllo dei Carabinieri, rese le generalità di suo fratello nel tentativo, invano, di sfuggire alla propria identificazione essendo sottoposto ad una misura preventiva che gli avrebbe impedito di uscire da casa. I militari lo hanno denunciato alla Procura della Repubblica per il reato di false generalità e violazione della misura preventiva.

25 giugno, A Bivona i Carabinieri della locale stazione hanno arrestato Angelo Gaetani Liseo, 55 anni, operaio, originario di Santo Stefano Quisquina. Sconterà 1 anno e 8 mesi di reclusione domiciliare, su ordine del Tribunale di Sorveglianza di Palermo, perché condannato per i reati di truffa e ricettazione.

25 giugno, A Ribera i Carabinieri della locale Tenenza hanno identificato e denunciato alla Procura un giovane straniero, originario della Romania, impegnato nello scippo seriale di borse alle donne anziane, sorprese in strada e derubate. Il romeno è residente a Ribera. I militari hanno recuperato parte della refurtiva in casa sua, destinata verosimilmente alla ricettazione. Determinanti ai fini delle indagini sono state le testimonianze delle ultime due anziane che sono state scippate.

 
25 giugno, A Ribera i Carabinieri della locale Tenenza hanno identificato e denunciato alla Procura un giovane straniero, originario della Romania, impegnato nello scippo seriale di borse alle donne anziane, sorprese in strada e derubate. Il romeno è residente a Ribera. I militari hanno recuperato parte della refurtiva in casa sua, destinata verosimilmente alla ricettazione. Determinanti ai fini delle indagini sono state le testimonianze delle ultime due anziane che sono state scippate.

25 giugno, A seguito di un esposto presentato da Legambiente nel 2013, ed a conclusione delle indagini, la Procura di Agrigento, tramite la sostituto Antonella Pandolfi, ha disposto il sequestro, eseguito dai Carabinieri, a Realmonte di un’area di circa 15 ettari e due manufatti, allo stato grezzo, in località Fondo Pergole – Torre di Monterosso, di proprietà della società “Agriper srl”. Otto persone sono indagate per, a vario titolo, abusivismo edilizio in zona vincolata e lottizzazione abusiva di terreni a scopo edificatorio, distruzione ed alterazione di bellezze naturali e di luoghi di particolare pregio storico e paesaggistico. Tra gli indagati vi sono un funzionario del Comune di Realmonte e due funzionari degli Uffici dei Beni Culturali di Agrigento. I funzionari avrebbero rilasciato le autorizzazioni edilizie e paesaggistiche, in contrasto con il vincolo di non edificabilità assoluta.

25 giugno, La Capitaneria di Porto Empedocle, capitanata da Gennaro Fusco, ha sequestrato ad Agrigento, a San Leone, sulla banchina nord del porticciolo turistico, delle opere ritenute abusive nell’ambito di una struttura adibita a stazione rifornimento carburanti, bar e ristorante. Le indagini sono state coordinate dalla sostituto procuratore Paola Vetro. Si tratta, in particolare, di opere e varianti sul pubblico demanio marittimo in difformità alla concessione d’uso di una porzione di suolo inizialmente destinata ad autolavaggio e trasformata poi in area giardino-bar, estesa anche su spazi comunali adiacenti e soprastanti con tavoli, parapetti in vetro e piano bar, terrazza estiva, servizi igienici, ed ampliamento non autorizzato della sala ristorante e del bar.

26 giugno, I Carabinieri della Compagnia di Sciacca e della Tenenza di Ribera, a conclusione di serrate indagini intraprese nello scorso maggio e coordinate dalla Procura di Sciacca, hanno arrestato in carcere Gaetano Clemente, 52 anni, di Ribera, e hanno imposto l’obbligo di dimora a Ribera ad altri due soggetti, di 41 e di 51 anni, ritenuti responsabili, a vario titolo, di tentata estorsione e detenzione a fine di spaccio di sostanze stupefacenti, con l’aggravante di averle cedute anche a minorenni. I tre, in concorso tra loro, avrebbero organizzato una fiorente attività di spaccio di stupefacenti per rifornire la piazza di Ribera, soprattutto cocaina ed hashish, in viaggio da Palermo a Ribera in automobile, e poi ceduta al dettaglio, anche ad un minorenne, così come è stato documentato. Gaetano Clemente risponde, inoltre, di tentata estorsione a danno di una donna di Ribera alla quale avrebbe tentato di vendere un’automobile gravata da vincolo, minacciandola di morte quando poi lei si è accorta del vincolo e ha preteso la restituzione di quanto pagato per l’acquisto.

27 giugno, A Sciacca, nel centro storico, i Carabinieri della locale Compagnia hanno sottoposto a controllo un uomo immigrato dal Gambia, colto in atteggiamento sospetto ed elusivo appena fuori da un pullman proveniente da Palermo. Nel corso della perquisizione, sono stati sequestrati 5 panetti di hashish del peso di circa mezzo chilo nascosti dall’africano negli slip. Il gambiano, 35 anni, è stato trasferito nel carcere di Sciacca. All’Autorità giudiziaria risponderà di detenzione di sostanze stupefacenti a fine di spaccio.

28 giugno, Il Procuratore della Repubblica di Agrigento, Luigi Patronaggio, è stato destinatario di un’altra lettera con messaggi minacciosi e offensivi, verosimilmente legati alla sua attività di garante del rispetto delle leggi in materia di immigrazione. Nell’area dei metal detector del palazzo di giustizia di Agrigento, le guardie giurate dell’Ancr, l’Associazione nazionale combattenti e reduci, hanno intercettato una busta bianca, anonima, e indirizzata al dottor Patronaggio, con dentro un foglio con frasi, scritte con un normografo a scanso di tracce calligrafiche, di minacce e di offese verso Patronaggio. Indagini in corso.

28 giugno, Ad Agrigento, al palazzo di giustizia, a fronte della richiesta di condanna a 3 anni di reclusione proposta dalla pubblico ministero, Antonella Pandolfi, la giudice per le udienze preliminari del Tribunale, Luisa Turco, a conclusione del giudizio abbreviato, ha inflitto 1 anno e 6 mesi di carcere a V C, sono le iniziali del nome, 35 anni, residente a Villaseta, per maltrattamenti e tentata violazione di domicilio a danno della ex moglie. L’uomo è difeso dall’avvocato Tanja Castronovo. La vittima, parte civile, è rappresentata dall’avvocato Alba Raguccia.

28 giugno, Ad Agrigento i poliziotti della Squadra Volanti sono intervenuti nel centro storico, in via Atenea, perché due giovani di 19 anni, entrambi originari del Gambia, in preda ai fumi dell’alcol e, verosimilmente, anche di sostanze stupefacenti, hanno provocato disordini molestando sistematicamente ciascun passante in cui si sono imbattuti. I due africani sono stati denunciati a piede libero alla Procura di Agrigento perché privi di documenti e per detenzione di sostanze stupefacenti. Invece, per il reato di ubriachezza molesta, che è stato depenalizzato, sono stati sanzionati.

28 giugno, La nave olandese Sea Watch, con a bordo l’omonima organizzazione non governativa tedesca capitanata da Carola Rackete, ha forzato il blocco italiano, nonostante l’alt intimatole dalla Guardia di Finanza, ed è approdata a Lampedusa. La capitana, con a bordo 40 migranti dei 52 soccorsi a largo della Libia il 12 giugno, ha spiegato: “Non ce la faccio più, devo portarli in salvo”. Appena giunta, i Finanzieri sono saliti a bordo della nave è hanno arrestato la capitana Rackete per violazione dell’articolo 1100 del codice della navigazione: resistenza o violenza contro nave da guerra. La donna rischia una condanna da 3 a dieci anni di reclusione. Poi la nave è stata posta sotto sequestro. Nel frattempo i 40 migranti saranno distribuiti in quattro o cinque Stati membri dell’Unione Europea che si sono dichiarati disponibili. Alla capitana della “Sea Watch”, Carola Rackete, ristretta ai domiciliari in attesa della convalida dell’arresto, è contestato anche il reato di tentato naufragio, che prevede una pena massima di 12 anni di reclusione, perché, nel violare il blocco navale italiano e approdare a Lampedusa, ha speronato una motovedetta della Guardia di Finanza, adesso in cantiere per essere riparata. La motovedetta delle Fiamme Gialle è stata intenta ad ormeggiare quando è stata speronata dalla nave. Solo grazie alla prontezza del timoniere e ad un perfetto coordinamento dell’equipaggio è stato evitato il peggio. La motovedetta è in vetroresina mentre la nave è in ferro e poi, naturalmente, le dimensioni delle due imbarcazioni sono assai differenti. Ad essere gravemente danneggiata è stata la parte inferiore dello scafo. A seguito di quanto accaduto, il procuratore di Agrigento, Luigi Patronaggio, ha commentato: “Le ragioni umanitarie non possono giustificare atti di inammissibile violenza nei confronti di chi in divisa lavora in mare per la sicurezza di tutti”.

28 giugno, Ad Agrigento, al palazzo di giustizia, a conclusione della requisitoria, la pubblico ministero, Antonella Pandolfi, ha chiesto la condanna all’ergastolo di due romeni domiciliati a Naro, Vasile Lupascu, 44 anni, e il figlio Vladut Vasile Lupascu, 19 anni, imputati, e giudicati in abbreviato, dell’omicidio di Pinau Constantin, 37 anni, massacrato a colpi di zappa e bastone lo scorso 8 luglio, e del tentato omicidio della moglie di Constantin, ferita nell’agguato. I familiari della vittima sono parte civile tramite gli avvocati Francesco Scopelliti e Giovanni Salvaggio. I due romeni sono difesi dagli avvocati Salvatore Pennica e Diego Giarratana. Il giudice per le udienze preliminari del Tribunale, Francesco Provenzano, ha rinviato il processo all’11 luglio per le eventuali repliche e la sentenza. Per effetto del rito alternativo, lo sconto di pena ai due romeni consiste nel no all’isolamento diurno.

28 giugno, Ad Agrigento, al palazzo di giustizia, la pubblico ministero, Alfonsa Fiore, a conclusione della requisitoria, ha chiesto la condanna ad 1 anno e 8 mesi di reclusione a carico di Giuseppe Virone, 50 anni, di Palma di Montechiaro, imputato di omicidio colposo e lesioni colpose con l’aggravante dell’avere guidato in stato di ebbrezza. Il 20 giugno del 2013, lungo la statale 115 in territorio di Palma di Montechiaro, Giuseppe Virone, che sarebbe stato ubriaco alla guida, si è schiantato con l’automobile contro un pulmino. L’impatto ha provocato la morte di Giuseppe Amato, 54 anni, anche lui di Palma, seduto accanto a Virone. Al palmese non è stato contestato l’omicidio stradale perché la legge non ha effetto retroattivo e nel 2013 il reato di omicidio stradale non era contemplato nel codice penale.

30 giugno, A Licata, nelle campagne, in contrada Calì, Dario Angelo Zirafi, 36 anni, è inciampato contro il portone d’ingresso dell’abitazione, ha sfondato la vetrata e ha subito gravi ferite. Un familiare si è accorto di quanto accaduto, ha telefonato al 118, ma l’uomo è giunto morto all’ospedale “San Giacomo d’Altopasso”. Indagini sono in corso ad opera della Polizia.

30 giugno, A Canicattì i poliziotti del locale Commissariato, coordinati dal vice Questore, Cesare Castelli, hanno arrestato Mirko Messina, 30 anni, sorpreso, alla guida di un’automobile con patente scaduta e senza assicurazione, in possesso di 3 involucri di cocaina, del peso complessivo di oltre 5 grammi, di una dose di hashish e di marijuana, e di un coltello a scatto, di genere vietato. Messina è ristretto ai domiciliari. L’automobile è stata sottoposta a sequestro amministrativo.

1 luglio, Ad Agrigento, al palazzo di giustizia, la giudice per le udienze preliminari del Tribunale, Luisa Turco, ha rinviato a giudizio 29 imputati nell’ambito dell’inchiesta cosiddetta “Demetra bis”, contro presunti falsi infortuni sul lavoro denunciati, con la complicità di medici e galoppini intermediari, al fine di truffare l’Inail e ottenere le relative indennità. La prima udienza è in calendario il 14 ottobre. L’inchiesta “Demetra”, sostenuta dai Carabinieri e che il 28 giugno del 2013 ha provocato 7 arresti e decine di indagati, è già sfociata in 53 rinvii a giudizio, 13 condanne in abbreviato e 2 patteggiamenti di condanna.

2 luglio, La giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Agrigento, Alessandra Vella, non ha convalidato l’arresto, compiuto dalla Guardia di Finanza a Lampedusa sabato scorso 29 giugno, della comandante della nave olandese dell’organizzazione non governativa tedesca “Sea Watch”, Carola Rackete, già ristretta ai domiciliari. La giudice Vella, a fronte della richiesta da parte della Procura di Agrigento di applicare alla Rackete il divieto di dimora in provincia di Agrigento, le ha restituito la libertà escludendo la sussistenza del reato di resistenza e violenza a nave da guerra e ritenendo che il reato contestatole di resistenza a pubblico ufficiale sia compensato dalla scriminante dell’adempimento di un dovere, ovvero il salvare vite umane in mare imposto dal testo unico sull’immigrazione. Ed ancora, secondo il Gip la motovedetta della Guardia di Finanza è da ritenersi nave da guerra solo quando opera fuori dalle acque territoriali, e la scelta di Carola Rackete di attraccare a Lampedusa non è stata strumentale ma obbligatoria perchè i porti della Libia e della Tunisia non sono stati ritenuti “porti sicuri” e i porti di Malta invece sarebbero stati più distanti. Di conseguenza, ancora secondo la giudice Vella, trattandosi di un’azione di salvataggio non è applicabile il decreto “Sicurezza bis”, che è invece riferibile solo alle condotte degli scafisti. La capitana, difesa dagli avvocati Alessandro Gamberini e Leonardo Marino, è iscritta nel registro degli indagati anche per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Immediata è la replica del ministro dell’Interno, Matteo Salvini: “Per la magistratura italiana ignorare le leggi e speronare una motovedetta della Guardia di Finanza non sono motivi sufficienti per andare in galera. Nessun problema: per la comandante criminale Carola Rackete è pronto un provvedimento per rispedirla nel suo Paese perché pericolosa per la sicurezza nazionale”.

3 luglio, I Carabinieri della stazione di Raffadali, nottetempo, impegnati in un posto di blocco lungo la strada statale 118 che conduce ad Agrigento, hanno intimato l’alt ad un’automobile colta a velocità sostenuta. A bordo un ragazzo ed una ragazza, entrambi di 20 anni, hanno assunto un atteggiamento elusivo che ha insospettito i militari. Nel corso della perquisizione, da sotto un tappetino è saltato fuori un involucro contenente circa 20 grammi di cocaina, per un valore di mercato di alcune centinaia di euro. Inoltre, durante le successive perquisizioni domiciliari è stato anche rinvenuto un bilancino digitale di precisione nonché materiale vario solitamente utilizzato per confezionare le dosi di droga. I due ventenni sono ristretti ai domiciliari ed all’Autorità giudiziaria risponderanno di detenzione a fine di spaccio di sostanze stupefacenti.

3 luglio, La sezione penale del Tribunale di Agrigento, presieduta da Gianfranca Infantino, ha inflitto 2 anni di carcere per lesioni, violenza sessuale e indebito utilizzo di carte di credito ad un uomo di Favara, S M sono le iniziali del nome, 50 anni, denunciato dalla ex moglie, parte civile tramite l’avvocato Domenico Russello, che sarebbe stata picchiata, violentata e avrebbe subito la sottrazione indebita di denaro dal suo conto corrente.

4 luglio, I Carabinieri del Comando provinciale di Agrigento e della Tenenza di Favara sono stati impegnati in arresti e perquisizioni a carico di una presunta banda di spacciatori che da mesi avrebbe mercanteggiato hashish ed anche eroina, nuovamente in voga, tra i vicoli del centro storico di Favara, agganciando tossicodipendenti e giovani fuori da scuola o in occasione dell’aperitivo. Sono stati sottoposti a fermo di indiziato di delitto, a firma della sostituto procuratore Paola Vetro, sei indagati: Emanuele Di Dio, 41 anni, Salvatore Stagno, 46 anni, Rosario Crapa, 30 anni, Massimo Crapa, 45 anni, Alessandra Falsone, 39 anni, e Abass Bukary, 25 anni, originario del Ghana. L’inchiesta, coordinata dalla Procura della Repubblica di Agrigento, è stata intitolata “Fortino”, in riferimento alla sistematica e capillare azione di controllo di una porzione del centro cittadino di Favara ad opera del gruppo criminale. L’operazione è stata condotta da una cinquantina di Carabinieri, con l’ausilio di un elicottero e di unità cinofile. Sono stati al setaccio anche numerosi immobili fatiscenti ed abbandonati, utilizzati dall’organizzazione per nascondere le dosi di sostanze stupefacenti destinate alla vendita. Il provvedimento del fermo, misura cautelare urgente in attesa della convalida dell’arresto, si è reso indispensabile per la sfrontatezza manifestata dagli indagati, per il pericolo di fuga e anche per le tensioni insorte nel centro storico di Favara tra alcuni residenti e gli spacciatori, ritenuti responsabili di un insostenibile stato di degrado della zona. Infatti, le indagini, tra osservazioni, appostamenti, pedinamenti e registrazione di video, sono state intraprese nel marzo scorso dai Carabinieri della Tenenza di Favara a seguito delle ripetute ed esasperate richieste di aiuto di residenti e di operatori commerciali. Il giro d’affari complessivo registrato nel corso dell’intera operazione è stato stimato in oltre 35mila euro. Ogni giorno sarebbero stati compiuti in media 20 scambi di sostanza stupefacente, per oltre 30 grammi di roba smerciata e con un guadagno medio di circa 500 euro per ogni giornata “lavorativa” (tra virgolette).

4 luglio, La Guardia di Finanza e la Procura della Repubblica di Sciacca, nell’ambito di un’inchiesta, intitolata “Conto salato”, contro le truffe sui finanziamenti nazionali ed europei, hanno sottoposto a sequestro per equivalente beni per 1 milione e 93mila euro. A tanto ammontano i fondi che sarebbero stati indebitamente percepiti per la costruzione di una struttura di trasformazione e conservazione di prodotti ittici freschi. Sono stati denunciati a piede libero 5 indagati, tutti di Sciacca, per concorso in falsità ideologica commessa da privato in atto pubblico, truffa aggravata per il conseguimento di pubbliche erogazioni, emissione e utilizzo di fatture per operazioni inesistenti per oltre 3 milioni e 260mila euro, ed autoriciclaggio di denaro per circa 1 milione e 500mila euro. Le indagini, intraprese due anni addietro, hanno svelato le attività illecite di tre società appositamente utilizzate per percepire, indebitamente, finanziamenti pubblici, con documenti falsificati e avvalendosi anche di professionisti compiacenti che avrebbero attestato il falso.

4 luglio, A Porto Empedocle i Carabinieri hanno arrestato ai domiciliari un ristoratore di 48 anni perché, nel corso di un controllo ordinario nella sua trattoria, hanno scoperto un allaccio abusivo alla rete elettrica tramite un magnete, che è stato sequestrato. L’uomo risponderà di furto.

4 luglio, Ad Agrigento, al palazzo di giustizia, la pubblico ministero, Cecilia Baravelli, a conclusione della requisitoria, ha chiesto la condanna a 5 anni e 4 mesi di carcere a carico di Gianluca Cimino, 41 anni, originario di Canicattì e residente a Catania, arrestato il 5 settembre del 2018 a Librino, frazione di Catania, alcuni giorni dopo una rapina, il 28 agosto precedente, in una gioielleria a Naro. Cimino, difeso dall’avvocato Calogero Meli, è giudicato in abbreviato.

5 luglio, I Carabinieri della Stazione di Campobello di Licata, al termine di una breve attività investigativa svolta con pedinamenti ed appostamenti, sono irrotti all’interno di un’abitazione nel centro del paese, dove sono domiciliati due giovani del luogo, commercianti di ortofrutta. I due, una coppia di fidanzati ventenni, sono stati sottoposti a perquisizione personale e domiciliare. Nella cucina, in mezzo ad alcune provviste, sono saltate fuori 8 dosi di cocaina del peso di circa 1 grammo e mezzo, 15 dosi di marijuana del peso di circa 16 grammi, e 3 grammi di hashish. E poi 4 bilancini digitali di precisione nonché materiale vario solitamente utilizzato per confezionare le dosi di droga. Il Tribunale di Agrigento ha convalidato l’arresto dei due, e gli ha imposto la misura cautelare dell’obbligo di presentazione alla locale caserma dei Carabinieri.

5 luglio, Il Tribunale del Riesame ha dissequestrato il parcheggio di Bovo Marina, a Montallegro, sequestrato il 12 giugno scorso. E’ stata accolta la richiesta di riesame dei difensori degli indagati, gli avvocati Teo Caldarone e Gianni Hamel, che si sono opposti al sequestro preventivo, già convalidato dal Gip del Tribunale di Agrigento, della zona di proprietà dei fratelli Manzone che insiste in un’area di pregio sul litorale di Montallegro. Gli stessi avvocati Caldarone e Hamel commentano: “Con l’accoglimento della richiesta di riesame da parte del Tribunale di Agrigento, malgrado ancora non si conoscano le motivazioni del provvedimento, cede l’impianto accusatorio sotteso al provvedimento di sequestro per l’evidente insussistenza dei reati ipotizzati a carico dei fratelli Manzone di invasione di terreno ed occupazione di suolo pubblico. Quanto deciso dal Tribunale, pertanto, conferma e dimostra come fossero state oltremodo inopportune ed ingiustificate le manifestazioni trionfalistiche dell’Amministrazione comunale di Montallegro, già stigmatizzate dalla difesa, con le quali era stata data pubblicità al sequestro, prima ancora della verifica della sua legittimità. Tanto rumore per nulla”.

6 luglio, I Carabinieri della stazione di Naro, nell’ambito degli stagionali controlli anti-piromani disposti dal Comando provinciale dell’Arma, hanno arrestato in flagranza di reato un uomo di 45 anni, sorpreso ad appiccare il fuoco ad un fondo agricolo avvalendosi finanche di una bomboletta a gas. Lui ha tentato la fuga ma è stato inseguito e acciuffato. L’incendio è divampato lungo il margine della strada comunale adiacente al locale cimitero, estendendosi per circa 60 metri. Gli stessi Carabinieri si sono subito prodigati per spegnere le fiamme evitando che si propagassero ulteriormente nelle campagne circostanti, ricche di vegetazione e, soprattutto, caratterizzate anche dalla presenza di alcune abitazioni, che avrebbero potuto correre non pochi pericoli. Il 45enne, un impiegato, risponderà all’Autorità giudiziaria di danneggiamento seguito da incendio. Il Tribunale ha convalidato l’arresto. E’ ristretto ai domiciliari.

6 luglio, A Palermo la Corte d’Assise Appello ha confermato la sentenza emessa, a conclusione del giudizio abbreviato, il 25 giugno del 2018 dal giudice per le udienze preliminari del Tribunale di Agrigento, Alfonso Malato, che ha condannato a 30 anni di carcere Daniele Lodato, 35 anni, di Canicattì, imputato dell’omicidio, ritenuto volontario e premeditato, di Marco Vinci, 22 anni, di Canicattì, ucciso a coltellate il 17 giugno del 2017 a Canicattì innanzi ad un pub in piazza San Domenico. L’imputato, difeso dall’avvocato Giovanni Castronovo, risarcirà i familiari della vittima che sono parte civile tramite l’avvocato Santo Lucia.

6 luglio, Ad Agrigento, al palazzo di giustizia, la prima sezione penale del Tribunale, presieduta da Giuseppe Melisenda Giambertoni, ha emesso la sentenza di primo grado nell’ambito dell’inchiesta sul crollo del Palazzo Lo Jacono – Maraventano, nel centro storico di Agrigento, il lunedì di Pasquetta 25 aprile 2011, e sul crollo del Palazzo Schifano, il 14 marzo precedente. Cinque condannati e quattro assolti: 1 anno e 2 mesi di reclusione all’architetto Gaspare Triassi, funzionario del Comune di Agrigento e direttore dei lavori di recupero sicurezza del Palazzo Lo Jacono. Poi 1 anno di reclusione ciascuno per Giuseppe e Carmelo Analfino, responsabili dell’impresa Edil.Co.A titolare dell’appalto delle opere, per il geometra Andrea Patti, componente del collegio di progettazione e direzione dei lavori, e per l’architetto Calogero Tulumello, responsabile unico del procedimento. I cinque imputati condannati risarciranno anche i proprietari di alcuni immobili che sono stati sgomberati a seguito del crollo, e che si sono costituiti parte civile tramite gli avvocati Alfonso Neri e Salvatore Pennica. Sono stati assolti l’architetto Calogero “Lello” Analfino, responsabile insieme ai fratelli della Edil.Co.A, il responsabile della Protezione civile comunale Attilio Sciara, il dirigente dell’Ufficio tecnico Giuseppe Principato, e il geometra Marcello Cappellino, altro componente del collegio di progettazione e direzione dei lavori.

6 luglio, Su disposizione del questore di Agrigento, Rosa Maria Iraci, è stata chiusa un’impresa a Licata, a seguito dell’arresto del titolare per associazione mafiosa, lo scorso 19 giugno, su richiesta della Direzione distrettuale antimafia di Palermo. La Questura ha notificato un provvedimento di sospensione a tempo indeterminato, con conseguente cessazione della relativa attività di distribuzione e gestione di apparecchi e congegni automatici, semiautomatici ed elettronici da trattenimento e da gioco di abilità. In ragione della gravità dei reati contestati, la Questura ha ritenuto che l’uomo potesse abusare della licenza concessa per l’attività gestita.

6 luglio, La Cassazione ha confermato la sentenza di condanna a 12 anni di reclusione che il 13 giugno del 2018 la Corte d’Appello di Palermo ha emesso a carico di Angelo Middioni, 43 anni, di Campobello di Licata, cugino del già capo provincia di Cosa Nostra agrigentina, Giuseppe Falsone. Angelo Middioni è ritenuto, secondo quanto raccontato dai pentiti Di Gati e Sardino, essere stato a capo della famiglia mafiosa di Campobello dal 2004 al 2013, gestendo, su incarico del cugino Falsone, il clan e gli affari in paese.

6 luglio, Accogliendo le istanze del difensore, l’avvocato Giuseppe Scozzari, il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Agrigento, Stefano Zammuto, ha concesso all’ex sindaco di Naro, Calogero Cremona, la possibilità di lavorare gratuitamente in una cooperativa sociale che assiste persone anziane, al fine, ricorrendo una condotta positiva, di estinguere il reato di peculato. Si tratta del cosiddetto “affidamento in prova”. Cremona risponde di peculato perché, avvalendosi di un netturbino comunale, avrebbe pulito una strada interna della sua casa di campagna, inondata da un nubifragio, utilizzando anche un mezzo del Comune, un bobcat, e sostituendo a spese del Comune una ruota del bobcat che si è danneggiata durante le operazioni di pulizia.

8 luglio, A Palermo, al palazzo di giustizia, la giudice per le udienze preliminari, Marcella Ferrara, a conclusione del giudizio abbreviato, ha condannato a 18 anni di reclusione, riconoscendo la recidiva, il boss Leo Sutera, 68 anni, di Sambuca di Sicilia, arrestato per associazione a delinquere di stampo mafioso lo scorso 29 ottobre. E poi 3 anni di reclusione ciascuno sono stati inflitti a tre presunti fiancheggiatori dello stesso Leo Sutera, anche loro di Sambuca di Sicilia, Giuseppe Tabone, imprenditore di 53 anni, Maria Salvato, fioraia di 45 anni, e Vito Vaccaro, 57 anni. Sutera è attualmente recluso nel carcere di Secondigliano a Napoli.

8 luglio, Ad Agrigento, a San Leone, lo scorso 25 giugno la Capitaneria di Porto Empedocle è intervenuta su ordine della Procura di Agrigento ed ha sequestrato un’attività commerciale nei pressi del porticciolo turistico contestando varie opere abusive sul demanio marittimo. Adesso la giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Agrigento, Alessandra Vella, non ha convalidato il sequestro ed ha dissequestrato la struttura perché “allo stato risultano pendenti alcune richieste autorizzative che non legittimano il provvedimento di sequestro”. I titolari dell’attività commerciale sono difesi dagli avvocati Salvatore Virgone, Gianluca Saeva e Giuseppe Barba.

8 luglio, A Palermo, al palazzo di giustizia, la pubblico ministero della Direzione distrettuale antimafia, Maria Maligno, ha chiesto la condanna a 5 anni di reclusione a carico del geometra Vincenzo Manzone, 76 anni, ex dirigente dell’Ufficio tecnico comunale di Castrofilippo, imputato di falsa testimonianza a favore dell’ex sindaco e già condannato per concorso esterno alla mafia Salvatore Ippolito, e turbativa d’asta aggravata perché avrebbe favorito l’illegittima assegnazione di tre appalti a imprese contigue alla mafia. La prossima udienza è in calendario il 7 ottobre quando svolgerà l’arringa difensiva l’avvocato Nino Gaziano.

8 luglio, A Licata in un appezzamento di terreno i Carabinieri hanno scoperto un ampio e capiente invaso idrico, alimentato da una tubazione lunga circa 2 chilometri, agganciata ad un pozzetto dell’acqua pubblica. Due agricoltori licatesi, entrambi di 40 anni, ritenuti responsabili di prelievo fraudolento d’acqua e quindi di furto aggravato, sono stati arrestati ai domiciliari. Tubatura e invaso sono stati sequestrati. E poi a Montallegro i Carabinieri hanno arrestato ai domiciliari un pensionato di 70 anni che ha allacciato abusivamente alla condotta idrica pubblica la sua abitazione estiva. Tali controlli proseguiranno in modo costante, per tutta la stagione estiva, ad opera della rete capillare delle Stazioni dei Carabinieri, dislocate in ogni paese della provincia.

8 luglio, Polizia e tecnici dei Vigili del fuoco sono a lavoro per accertare le cause di un violento incendio che ha letteralmente raso al suolo, in contrada Grottarossa tra Canicattì e Caltanissetta, un capannone adibito a deposito ed assemblaggio di materiale per il confezionamento e l’imballaggio di merce di ogni genere. L’incendio ha impegnato per ore diverse squadre dei Vigili del fuoco di Canicattì, Licata, Agrigento e Caltanissetta ed ancora le macerie sono fumanti. I danni al capannone, utilizzato dalla “Euro Impex srl” di Rosario Vitanza di Canicattì, sono ingenti, ben oltre il milione di euro. Delle indagini si occupano gli agenti del commissariato di Canicattì in collaborazione con i colleghi delle questure di Agrigento e Caltanissetta. Al momento non si esclude alcuna ipotesi, dal corto circuito al rogo di sterpaglie fino al gesto volontario e doloso.

8 luglio, A Favara i Carabinieri hanno scoperto tre apparati da intrattenimento senza titolo autorizzativo e non collegati alla prevista rete statale. E ciò all’interno di un Circolo risultato sprovvisto della necessaria licenza di pubblica sicurezza e della prevista tabella dei giochi proibiti. Sono stati denunciati tre gestori ed elevate sanzioni amministrative per oltre 80mila euro. Ed a Raffadali, invece, i Carabinieri hanno scoperto e sequestrato altri sei apparati da intrattenimento senza titolo autorizzativo e non collegati alla rete statale, all’interno di un locale allo stesso modo sprovvisto di licenza di pubblica sicurezza e della prevista tabella dei giochi proibiti. Il gestore è stato denunciato. Sanzioni per complessivi 110mila euro. I controlli dei Carabinieri del comando provinciale di Agrigento proseguiranno al fine di contrastare il fenomeno del gioco illecito e delle scommesse illegali.

8 luglio, I Carabinieri della Tenenza di Ribera, dopo una breve attività investigativa svolta con pedinamenti ed appostamenti, sono irrotti all’interno di un’abitazione dove è domiciliato un uomo di 40 anni, A B sono le iniziali del nome, originario della Tunisia. Nel corso della perquisizione, nella camera da letto, da sotto un materasso sono saltati fuori 13 involucri contenenti cocaina per circa 10 grammi, banconote per un ammontare di circa 1.500 euro in contanti ed un bilancino digitale di precisione, il tutto posto subito sotto sequestro. Il tunisino risponderà di detenzione a fine di spaccio di sostanze stupefacenti, ed è ristretto ai domiciliari.

9 luglio, A Naro in via Vanelle, per cause ancora in corso di accertamento, è divampato un incendio nella camera da letto di un’abitazione. Un pensionato di 82 anni, Calcedonio Liguori, originario di Camastra, è morto. La figlia, di 42 anni, è stata tratta in salvo dai Vigili del fuoco del distaccamento di Canicattì ed è stata soccorsa in ospedale per intossicazione da fumo. La sindaca di Naro, Maria Grazia Brandara, ha rivolto un ringraziamento a tutti coloro che si sono prodigati nei soccorsi, ed ha espresso condoglianze alla famiglia Liguori da parte di tutta l’amministrazione comunale.

9 luglio, A Palma di Montechiaro i poliziotti del locale Commissariato hanno arrestato un tunisino di 18 anni e un palmese di 29 anni sorpresi a bordo di un’automobile in possesso di 5 panetti di hashish del peso complessivo di circa mezzo chilo nascosti tra i sacchetti della spesa. I due sono ristretti ai domiciliari e risponderanno di detenzione a fine di spaccio di sostanze stupefacenti.

10 luglio, Incidente a San Biagio Platani dove un contadino di 63 anni, Luigi Alessi, è morto schiacciato dal proprio trattore. Secondo una prima ricostruzione investigativa ad opera dei Carabinieri, nel centro abitato, in via Papa Giovanni 23esimo, Alessi ha posteggiato il suo trattore, ed il mezzo, forse perché non frenato, ha iniziato a muoversi. L’uomo lo ha inseguito per trattenerlo arrampicandosi a bordo ma è scivolato sotto una ruota. Inutile si è rivelato il tempestivo intervento dei sanitari del 118 sul posto.

11 luglio, Ad Agrigento la Polizia ha arrestato un uomo di 46 anni originario del Marocco, indagato di tentato omicidio a danno della nipote, una ragazza di 21 anni che è stata ricoverata, in gravi condizioni, all’ospedale di Agrigento, con tumefazioni varie e un trauma facciale. Teatro della violenta aggressione, per ragioni ancora non note, è stato nottetempo il viale Cannatello.

11 luglio, I Carabinieri della Compagnia di Sciacca hanno arrestato a Villafranca Sicula un uomo di 25 anni sorpreso, nel corso di una perquisizione domiciliare, in possesso di un fucile semiautomatico a canne mozze calibro 12, con matricola abrasa, e relative cartucce, illegalmente detenuto. E poi alcune dosi di cocaina, per un peso complessivo di oltre 5 grammi, materiale vario per il confezionamento della droga, ed un bilancino di precisione. Il 25enne è recluso nel carcere di Sciacca.

12 luglio, I Carabinieri del Comando Provinciale di Agrigento hanno eseguito 7 ordinanze di custodia cautelare emesse a carico di presunti vertici ed affiliati delle famiglie mafiose di Cosa Nostra di Licata e di Campobello di Licata. L’operazione, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Palermo, è la seconda “Assedio”, dopo la prima del 19 giugno scorso quando sono stati eseguiti, ancora ad opera dei Carabinieri, 7 fermi di indiziato di delitto per associazione mafiosa armata. Tra gli altri è stato sottoposto nuovamente agli arresti domiciliari, con braccialetto elettronico, per concorso esterno in associazione mafiosa il consigliere comunale in carica di Licata, Giuseppe Scozzari, già dimessosi dopo il primo arresto. Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Palermo, Fabio Pilato, ha condiviso, pertanto, gli ulteriori elementi indiziari forniti dai Pubblici ministeri e dai Carabinieri, che hanno rafforzato il quadro probatorio. Nel corso delle indagini i Carabinieri hanno filmato summit e incontri fra gli associati, accertando un’estorsione per lavori edili in Germania e documentando anche gli interessi del sodalizio nel settore delle slot machines, attraverso una compiacente società di distribuzione di apparati elettronici da gioco. Oltre a Scozzari, sono stati arrestati Raimondo Semprevivo, 46 anni, di Licata, Angelo Occhipinti, 64 anni, di Licata, ritenuto il capo della famiglia mafiosa di Licata, Vincenzo Bellavia, 34 anni, di Licata, Giuseppe Puleri, 40 anni, di Campobello di Licata, Angelo Graci, 32 anni, di Licata, e Giuseppe Salvatore Spiteri, 46 anni, di Licata.

12 luglio, La Squadra Mobile della Questura di Agrigento ha notificato tre avvisi di garanzia, firmati dalla sostituto procuratore della Direzione distrettuale antimafia di Palermo, Alessia Sinatra, nell’ambito delle indagini sull’omicidio di Stefano Pompeo, vittima innocente di un agguato mafioso, a 12 anni di età, il 21 aprile del 1999 a Favara. I destinatari dell’avviso di garanzia sono Vincenzo Quaranta e i fratelli Pasquale e Gaspare Alba, tutti di Favara.

12 luglio, Ad Agrigento al palazzo di giustizia la pubblico ministero Alessandra Russo, a conclusione della requisitoria, ha chiesto al Tribunale 7 condanne nell’ambito del giudizio abbreviato su presunte irregolarità nella costruzione del porticciolo turistico a Licata, tra mancato pagamento degli oneri concessori al Comune per circa 7 milioni di euro, occupazione del Demanio e abusi edilizi vari. 1 anno e 8 mesi per Luigi Geraci, 75 anni, di Sommatino, imprenditore, titolare del progetto. 2 anni e 8 mesi per il dirigente comunale Vincenzo Ortega, 58 anni. 10 mesi per Andrea Occhipinti, 50 anni, dirigente comunale. 10 mesi per Giuseppa Amato, 60 anni, funzionaria comunale. E poi 2 mesi e 20 giorni di arresto ciascuno per Salvatore Geraci, 40 anni, figlio del costruttore Luigi Geraci, e per Paola Vizzini, 69 anni. E 2 mesi di arresto per Bartolo Consagra, 43 anni.

12 luglio, Ad Agrigento, al palazzo di giustizia, a fronte della richiesta di condanna all’ergastolo, proposta dalla pubblico ministero, Antonella Pandolfi, il giudice per le udienze preliminari del Tribunale, Francesco Provenzano, ha inflitto 30 anni di carcere ciascuno a due romeni domiciliati a Naro, Vasile Lupascu, 44 anni, e il figlio Vladut Vasile Lupascu, 19 anni, imputati, e giudicati in abbreviato, dell’omicidio di Pinau Constantin, 37 anni, massacrato a colpi di zappa e bastone l’8 luglio del 2018, e del tentato omicidio della moglie di Constantin, ferita nell’agguato. I familiari della vittima sono parte civile tramite gli avvocati Francesco Scopelliti e Giovanni Salvaggio.

12 luglio, Ad Agrigento, al palazzo di giustizia, a conclusione del giudizio abbreviato, la giudice per le udienze preliminari del Tribunale, Alessandra Vella, nell’ambito di uno stralcio antidroga dell’inchiesta cosiddetta “Kerkent”, ha condannato, anche per il possesso illegale di oltre 500 cartucce, Salvatore Sicilia, 34 anni, di Favara, a 2 anni e 1 mese di reclusione. Il non doversi procedere, perché già giudicato per lo stesso reato, è stato pronunciato a favore di Angelo Schillaci, 23 anni, di Agrigento.

12 luglio, Ad Agrigento al palazzo di giustizia la pubblico ministero Sara Varazi, a conclusione della requisitoria, ha chiesto la condanna a 6 anni e 6 mesi di carcere ciascuno a carico di Domenico De Battista e Agostino Famularo, entrambi di 23 anni, di Lampedusa, imputati di una presunta violenta aggressione, il 18 settembre del 2011, a danno di un poliziotto, che ha subito lo spappolamento della milza ed un conseguente impegnativo intervento chirurgico. I due, difesi dall’avvocato Arnaldo Faro, rispondono di lesioni personali gravissime. Il poliziotto è parte civile tramite l’avvocato Emanuele Dalli Cardillo.

12 luglio, La Direzione distrettuale antimafia di Palermo ha proposto la confisca dei beni per diversi milioni di euro già sequestrati nel febbraio scorso, e l’applicazione della misura di prevenzione della sorveglianza speciale per 3 anni, a carico di Calogero Romano, 63 anni, di Racalmuto, imprenditore, ritenuto contiguo alla mafia. Alla proposta della Procura risponderà il collegio dei giudici del Tribunale di Agrigento presieduto da Wilma Mazzara, non prima di avere ascoltato il prossimo 24 ottobre i difensori di Romano, gli avvocati Salvatore Pennica e Lillo Fiorello.

13 luglio, Accogliendo le istanze dei difensori, gli avvocati Giovanni Castronovo e Chiara Proietto, il Magistrato di Sorveglianza di Agrigento, Walter Carlisi, ha revocato la misura della libertà vigilata a favore di Antonino Pirrera, 80 anni, di Favara, già arrestato nell’ambito dell’inchiesta antimafia “Maginot” e condannato per associazione mafiosa quale esponente di spicco della famiglia mafiosa di Favara. La difesa ha evidenziato l’assenza di condotte illecite, la mancanza di frequentazioni con pregiudicati ed il rispetto delle prescrizioni imposte a Pirrera. Tali elementi, uniti all’età avanzata del condannato, hanno dissolto il timore della pericolosità sociale di Antonino Pirrera.

13 luglio, I Carabinieri del Comando Provinciale di Agrigento hanno catturato, al rientro dalla Svizzera, Singhateh Lamin, 22 anni, originario del Gambia, residente a Palermo, ritenuto uno dei pusher della banda di spacciatori violenti smantellata ad Agrigento lo scorso 23 aprile in occasione della maxi operazione antidroga cosiddetta “Piazza pulita”. Il gambiano, irreperibile dallo stesso giorno, è stato oggetto di indagini serrate da parte dei Carabinieri, che hanno sempre più stretto il cerchio delle ricerche attivando anche i canali di cooperazione internazionale. Il gambiano, arrestato all’aeroporto Fiumicino a Roma, è adesso recluso in carcere.

13 luglio, A Ribera i Carabinieri della locale Tenenza hanno arrestato in carcere un romeno di 32 anni, ed hanno ristretto ai domiciliari la compagna di lui, anche lei romena, di 28 anni. Lui risponde all’autorità di giudiziaria di rapina e furto con strappo, e lei di ricettazione. La coppia di romeni è stata impegnata a Ribera nello scippare le borse o i gioielli alle persone anziane, tra la zona del mercato e il centro storico, e poi nel vendere quanto rubato. In particolare sono state bersaglio dei due malviventi una donna di 80 e un’altra di 68 anni, strattonate violentemente e derubate delle collane d’oro, strappate dal collo fino a ferirle. Nel corso delle indagini, durante un pedinamento, i Carabinieri hanno sorpreso la compagna del romeno intenta a rivendere una collana ad un orafo della zona. La collana, con la foto del defunto marito della vittima, è stata recuperata e poi restituita all’anziana donna. Nel corso della perquisizione domiciliare a casa della coppia sono stati scoperti altri indizi.

13 luglio, I poliziotti della Squadra Mobile di Agrigento, coordinati da Giovanni Minardi, hanno arrestato in flagranza di reato Domenico Carista, 30 anni, di Agrigento. E’ indagato di detenzione illegale di arma clandestina e di detenzione a fine di spaccio di sostanze stupefacenti. Nel corso di una perquisizione domiciliare, Carista avrebbe tentato di disfarsi, gettandolo dal balcone, di un pacchetto di sigarette contenente diverse stecche di hashish, del peso di circa 22,5 grammi. Rinvenuti e sequestrati anche un taglierino e un coltello, verosimilmente utilizzati per tagliare lo stupefacente. E poi una pistola calibro 6.35, con matricola abrasa, armata con 7 proiettili, e altri 23 proiettili per pistola di vario calibro. Sull’arma saranno eseguiti gli opportuni accertamenti balistici per accertare l’eventuale precedente utilizzo per commettere delitti.

15 luglio, Ad Agrigento al palazzo di giustizia, a conclusione del giudizio abbreviato, la giudice per le udienze preliminari del Tribunale, Luisa Turco, ha inflitto 4 anni di carcere a Carmelo Collana, 53 anni, di Canicattì, ex vigile urbano e impiegato comunale. E poi 3 anni di reclusione ciascuno sono stati inflitti ai fratelli Pietro e Vincenzo Martini, di 19 e 21 anni, di Palermo. Il 17 ottobre del 2018, i Carabinieri nelle campagne di Naro hanno scoperto una maxi piantagione di marijuana. Sono state sequestrate oltre 30 tonnellate di marijuana per un valore di mercato di oltre 15 milioni di euro. Carmelo Collana è il proprietario del fondo agricolo. E i due Martini sono degli operai. A Collana è contestato anche il possesso illegale di una pistola da guerra calibro 9, in perfetto stato di efficienza, con oltre 50 cartucce dello stesso calibro.

17 luglio, I Carabinieri, in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Tribunale di Sciacca, hanno arrestato, per maltrattamenti in famiglia e minacce, un uomo di 65 anni, adesso recluso nella casa circondariale saccense. E’ stata la moglie a denunciarlo perché vittima di presunti soprusi, violenze psicologiche e percosse, anche innanzi ai figli minorenni. La donna ha per parecchio tempo mantenuto il silenzio su quanto accaduto tra le mura domestiche, e poi, esasperata, si è rivolta ai Carabinieri che hanno condotto e concluso le indagini fino all’emissione del provvedimento restrittivo.

17 luglio, I Carabinieri hanno arrestato un bracciante agricolo originario della Romania e residente a Canicattì, Alexandru Ionut Ungureanu, 20 anni, in esecuzione di un ordine di cattura spiccato dal Tribunale di Agrigento per rapina aggravata e lesioni personali in concorso. Il romeno sarebbe corresponsabile di una rapina nella casa di un’anziana pensionata, il 15 aprile del 2018, in contrada Mintina, tra Camastra e Naro. La donna, di 75 anni, picchiata da tre malviventi, è stata poi ricoverata in ospedale. Ad incastrare l’immigrato dalla Romania è una impronta digitale.

18 luglio, Ancora intimidazioni da mittente anonimo e con destinatario il palazzo di Giustizia ad Agrigento, al procuratore Luigi Patronaggio, al quale è stata indirizzata una busta con dentro polvere da sparo, e alla giudice Alessandra Vella, nell’occhio del ciclone mediatico per il caso “Rackete”, destinataria di un’altra busta con dentro una ogiva di proiettile da fucile. Le due buste, simili tra di loro, sono state bloccate al centro di smistamento della Posta di Favara dove sono state sequestrate altre 20 lettere di minacce, con contenuti dello stesso tenore, rivolte al procuratore capo Luigi Patronaggio. In una lettera Patronaggio è accusato “di partecipazione alla loggia satanico massonica” e di “riti satanici e di stupro rituale di bambini procurati dagli zingari”. Il prefetto Dario Caputo presiederà a breve un Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica. Il presidente della Commissione regionale antimafia, Claudio Fava, ha convocato in audizione Patronaggio il prossimo 31 luglio.

18 luglio, A Ribera un immigrato dalla Romania è stato impegnato, tra il dicembre del 2018 e il maggio 2019, a compiere furti nelle abitazioni ed a rubare ciclomotori, chiedendo poi finanche denaro per la restituzione della refurtiva. Adesso i Carabinieri della locale Tenenza lo hanno scoperto e arrestato. Si tratta di Daniel Silion, 20 anni. Il romeno, tra l’altro, avrebbe sottratto da un’abitazione privata delle forbici da potatura elettriche che ha poi rivenduto ad un incauto acquirente. E poi avrebbe rubato un ciclomotore ad altro connazionale romeno chiedendo poi, al giovane derubato, del denaro per poter rientrare in possesso della refurtiva. Il romeno Daniel Silion, già sottoposto all’obbligo di dimora nel Comune di Ribera perché arrestato dieci giorni addietro dai Carabinieri per reati in materia di stupefacenti, è adesso recluso nel carcere di Sciacca.

18 luglio, A Sciacca i Carabinieri della locale Compagnia, a bordo di una gazzella, si sono accorti di movimenti sospetti in un angolo del centro storico, e, in particolare, della repentina cessione di una dose di droga da uno spacciatore a due assuntori. I tre, a loro volta accortisi dei Carabinieri, sono fuggiti rifugiandosi in un’abitazione nei pressi. I Carabinieri sono irrotti all’interno, hanno sorpreso anche altri due complici, molti panetti di hashish e droga già confezionata e pronta per essere venduta, per un totale di oltre un chilo di sostanza stupefacente. Due sono stati arrestati e un terzo denunciato a piede libero. Per i due arrestati la Procura di Sciacca ha disposto la misura degli arresti domiciliari in attesa dell’udienza di convalida dell’arresto. Gli assuntori sono stati identificati e segnalati alla Prefettura per il consumo di sostanze stupefacenti.

19 luglio, A seguito delle recenti, ed ennesime, gravi intimidazioni subite dal procuratore di Agrigento, Luigi Patronaggio, e dalla giudice, Alessandra Vella, bersaglio anche nei social, il Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica, presieduto dal prefetto di Agrigento, Dario Caputo, ha disposto un potenziamento dei dispositivi di sicurezza a tutela dei due magistrati. Nel dettaglio si tratta di un incremento dei meccanismi di sicurezza, specifica vigilanza e controllo, per la giudice Alessandra Vella nei luoghi di lavoro, residenza e maggiormente frequentati. Per il procuratore Patronaggio, già dallo scorso giugno sotto scorta, sono stati predisposti ulteriori accorgimenti a difesa dell’incolumità personale.

19 luglio, I poliziotti della Squadra Mobile di Agrigento, coordinati da Giovanni Minardi, hanno arrestato tre tunisini approdati a Lampedusa nei giorni scorsi. Uno è stato arrestato perché rientrato in Italia prima dei tre anni previsti nel decreto di espulsione a suo carico emesso nel 2017. Gli altri due invece perché hanno violato il decreto di respingimento, del gennaio e del luglio 2019, e sono rientrati nel territorio nazionale. I tre arresti sono stati convalidati dalla Procura della Repubblica di Agrigento che ha concesso il nulla osta all’espulsione e, dopo il giudizio direttissimo, sono stati accompagnati nei Cpr, ovvero i Centri di permanenza per i rimpatri. Dall’inizio dell’anno 2019 sono 38 i migranti arrestati dalla Squadra Mobile di Agrigento di cui 26 per reingresso illegale nel territorio italiano, 7 per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, e 6 per altri provvedimenti, tra misure cautelari o condanne definitive.

19 luglio, I Carabinieri della stazione di Aragona, capitanati dal maresciallo Paolo Scibetta, hanno arrestato ai domiciliari un meccanico di 52 anni, A C sono le iniziali del nome, sorpreso sotto casa dell’ex moglie, che lo ha già denunciato, intento a molestarla.
A Grotte i Carabinieri della locale stazione hanno arrestato ai domiciliari un uomo di 41 anni, V C sono le iniziali del nome, perché ha violato più volte il cartellino giallo del divieto di avvicinamento all’ex moglie.
A Santa Elisabetta i Carabinieri hanno arrestato ai domiciliari un uomo di 33 anni, indagato di stalking, molestie e minacce a danno dell’ex fidanzata che lo ha più volte denunciato.

19 luglio, I Carabinieri della stazione di Campobello di Licata hanno arrestato Gaetano La Mattina, che sconterà 3 anni e 28 giorni di reclusione a seguito di condanna subita dalla Corte d’Appello di Caltanissetta per il reato di rapina aggravata in concorso, commesso a Delia, in provincia di Caltanissetta, il 25 agosto del 2014 a danno della locale “Banca Intesa”. La Mattina, già destinatario di un obbligo di firma per altro procedimento, è recluso nel carcere di Agrigento.

19 luglio, Il Tribunale di Agrigento ha condannato a 7 anni di reclusione Calogero Scrimali, 30 anni, di Licata, imputato di detenzione a fine di spaccio di cocaina, e di minacce ed estorsione allorchè avrebbe minacciato ritorsioni a danno di un ristorante qualora non gli fossero state consegnate delle somme di denaro. Le ipotesi di reato contestate risalgono al periodo compreso tra giugno e settembre del 2011.

19 luglio, Nell’ambito dell’inchiesta cosiddetta “Terra mia”, il Tribunale di Palermo ha inflitto 9 anni di carcere al funzionario dell’assessorato regionale Territorio e Ambiente, Gianfranco Cannova, ed ha condannato altri quattro imprenditori imputati di corruzione allorchè Cannova avrebbe intascato mazzette in cambio di agevolazioni nella concessione di autorizzazioni per lo smaltimento dei rifiuti. In particolare, 4 anni all’imprenditore piemontese Giuseppe Antonioli, amministratore delegato della discarica di Mazzarrà Sant’Andrea in provincia di Messina, 6 anni a Domenico Proto, titolare della stessa discarica, e 4 anni ciascuno ai fratelli Calogero e Nicolò Sodano, proprietari della discarica Soambiente ad Agrigento.

19 luglio, La Cassazione, accogliendo il ricorso del difensore, l’avvocato Olindo Di Francesco, ha riqualificato l’imputazione di peculato in truffa, ed ha dichiarato la prescrizione delle condotte incriminate fino al 2012 per Maurizio Guercio, 60 anni, funzionario dell’ufficio personale dello Iacp, l’Istituto autonomo case popolari, di Agrigento, già condannato in primo grado a 3 anni, e in Appello a 2 anni e 10 mesi, perchè si sarebbe aumentato le buste paga assegnandosi due volte lo stipendio mensile, dal 2009 al 2013, percependo illecitamente oltre 125 mila euro. Pertanto adesso si procederà ad un secondo processo in Corte d’Appello per rideterminare la sentenza di condanna per truffa e non più per peculato, ed in ragione anche dell’intervenuta prescrizione.

19 luglio, Ad Agrigento una prostituta sudamericana ha telefonato ai Carabinieri e ha denunciato di essere stata vittima di una rapina all’interno della propria abitazione, a San Leone, da parte di un cliente. La donna ha fornito la descrizione fisica dell’uomo, i Carabinieri hanno subito attivato le ricerche, e poche ore dopo hanno rintracciato e arrestato il rapinatore, un quarantenne, sorpreso poco distante dal luogo della rapina e ancora in possesso del coltello utilizzato per minacciare la vittima. E’ stata recuperata anche la somma di denaro sottratta alla donna. La Procura di Agrigento ha disposto la misura degli arresti domiciliari in attesa dell’udienza di convalida.

19 luglio, La Questore di Agrigento, Rosa Maria Iraci, ha disposto la celebrazione in forma privata del rito funebre per Calogero Ribisi, 81 anni, di Palma di Montechiaro, già condannato per associazione mafiosa e fratello di altri Ribisi, i cosiddetti “fratelli terribili”, altrettanto condannati per mafia e anche per omicidio, come l’agguato mortale al giudice Antonino Saetta e al figlio Stefano.

19 luglio, Il Tribunale di Agrigento ha condannato a 2 anni e 2 mesi di reclusione un romeno residente a Palma di Montechiaro, Robert Moisei, 27 anni, imputato di violenza sessuale, percosse, rapina, resistenza a pubblico ufficiale e lesioni aggravate. La notte di Capodanno del 2016, durante il cenone, Moisei, ubriaco, avrebbe molestato sessualmente la moglie di un connazionale, e poi, scatenatasi la colluttazione con il marito di lei, si sarebbe reso responsabile degli altri reati, compresa la rapina delle casse altoparlanti musicali e della resistenza alle forze dell’ordine intervenute sul posto.

21 luglio, In provincia di Agrigento, in territorio di Cianciana, un incidente stradale autonomo ha provocato la morte di un uomo di 59 anni, Ignazio Mortellaro, di Santo Stefano di Quisquina. A Mortellaro sarebbe sfuggito il controllo della propria moto, per cause in corso di accertamento da parte dei Carabinieri. Ignazio Mortellaro, geometra, sposato e padre di una figlia, appassionato delle due ruote, impiegato dell’ex Sogeir-Ato Ag1 Sciacca e assegnato a Quisquinambiente, è stato intento a rientrare a casa dopo una giornata trascorsa al mare. A lanciare l’allarme sono stati alcuni automobilisti in transito. L’uomo è deceduto sull’autoambulanza del 118 prima di giungere all’ospedale “Fratelli Parlapiano” di Ribera.

22 luglio, A Realmonte I Carabinieri della locale Stazione, nel corso di controlli ordinari contro i reati di abusivismo edilizio, in contrada Pergola hanno sequestrato un cantiere abusivo dove, senza alcuna autorizzazione, sono stati in itinere dei lavori per la costruzione di una veranda chiusa, e altre strutture annesse, in un’abitazione privata. All’opera quattro persone, tutte denunciate dai Carabinieri per reati in materia di edilizia. Uno dei quattro, un improvvisato muratore, è stato denunciato anche per il reato di truffa a danno dell’Inps perché beneficiario del “reddito di cittadinanza”.

22 luglio, I poliziotti del Commissariato di Sciacca hanno denunciato un uomo di 50 anni, F F sono le iniziali del nome, indagato di percosse e lesioni perché in via Cappuccini avrebbe schiaffeggiato violentemente la sua ex compagna, tentando anche di strangolarla. Lei, di 35 anni, è stata soccorsa in ospedale con 15 giorni di prognosi.

24 luglio, A Licata i Carabinieri della locale Compagnia, a seguito di numerose segnalazioni da parte di genitori allarmati, hanno indagato e hanno sgominato una presunta pericolosa banda a lavoro in città nel vendere droga tra giovani e giovanissimi. Sono 6 le misure cautelari a carico di un gruppo di italiani ed extracomunitari. La droga sarebbe stata in viaggio in autobus, da Palermo fino a Licata, il capolinea, e “Capolinea” è stata intitolata l’operazione dei Carabinieri. Lo stupefacente, soprattutto hashish, è stato trasportato tra i bagagli da corrieri compiacenti, e poi smerciato nei pressi di scuole e luoghi di aggregazione. E’ stato utilizzato, come luogo di spaccio, anche un locale centro di accoglienza per rifugiati e richiedenti asilo. Il giro d’affari è stato stimato in oltre 500 mila euro. Agli arresti domiciliari sono stati ristretti Francesco Casa, Roberto Gueli, Touri Adama e Touri Bubbacar, tutti di età non superiore ai 30 anni, poi uno, il quinto, è stato sottoposto all’obbligo di dimora, e al sesto è stato imposto l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. Le indagini dei Carabinieri, coordinate dalla sostituto procuratore Alessandra Russo, si sono protratte dal settembre del 2016 alla fine del 2018, e si sono avvalse di osservazioni, appostamenti, pedinamenti e intercettazioni che hanno svelato l’utilizzo, spesso, di termini in codice come, ad esempio, una “bottiglia di Cola” anziché una dose o un carico di droga.

24 luglio, Ad Agrigento i Carabinieri del Comando provinciale hanno arrestato e trasferito al “Malaspina” di Palermo un minorenne di 17 anni, italiano, sorpreso in possesso, addosso, e poi in un immobile nella sua disponibilità, di complessive 77 dosi di hashish, nei pressi delle spiagge e dei locali della movida. Alla Procura dei minorenni risponderà di detenzione a fine di spaccio di sostanze stupefacenti.

24 luglio, La sezione giurisdizionale d’Appello della Corte dei Conti di Sicilia ha confermato la sentenza di primo grado emessa il 7 ottobre del 2018, quando la Corte dei Conti ha sentenziato che il già sindaco di Porto Empedocle, Calogero Firetto, il già dirigente del settore finanze del Comune empedoclino, Salvatore Alesci, e il già segretario del Municipio di via Roma, Pietro Rizzo, non avrebbero truccato i bilanci del 2013 e del 2014, imputando poste di bilancio non correttamente, al fine di nascondere la violazione del patto di stabilità. Il precedente 23 luglio 2018, la Corte dei Conti di Sicilia ha assolto ancora Firetto e Alesci dalla contestazione di danno all’Erario al Comune di Porto Empedocle allorchè, secondo la Procura della Corte dei Conti, 3 milioni e 900mila euro, chiesti dall’amministrazione empedoclina alla Cassa depositi e prestiti per liquidare i debiti di bilancio, sarebbero stati invece spesi per la spesa corrente, provocando poi – così si è ritenuto – il dissesto finanziario della cassa di via Roma. Dunque, a seguito della terza assoluzione ottenuta dalla Corte dei Conti, il sindaco di Agrigento, Calogero Firetto, commenta: “Due anni di contestazioni paradossali su ipotetico ‘danno erariale’, ‘sforamento del patto di stabilità’, con suggestivi titoli di stampa ‘bilanci gonfiati’, ‘drogavano i bilanci’. Ci sarebbe molto da dire. Lascio invece parlare le sentenze che sono chiare, nette!”.

24 luglio, Il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, ha firmato il decreto di applicazione del regime del carcere duro secondo l’articolo 41 bis a carico del presunto boss di Agrigento Antonio Massimino, arrestato, tra l’altro, lo scorso 4 marzo dai Carabinieri nell’ambito dell’operazione antimafia cosiddetta “Kerkent”. Secondo il ministro, che si è avvalso di alcune relazioni della Direzione distrettuale antimafia di Palermo, “vi sono elementi investigativi dai quali desumere che Massimino possa ancora mantenere contatti con l’esterno e impartire ordini dal carcere”. Antonio Massimino è attualmente detenuto nel carcere di Terni, in Umbria. Il suo difensore, l’avvocato Salvatore Pennica, ha facoltà di proporre ricorso al Tribunale di Sorveglianza di Roma contro il provvedimento.

25 luglio, Ad Agrigento, al palazzo di giustizia, a conclusione del giudizio abbreviato, il giudice per le udienze preliminari del Tribunale, Stefano Zammuto, ha condannato a 1 anno e 4 mesi di reclusione Antonino Tilocca, 48 anni, già arrestato dalla Polizia perché sorpreso in possesso di una piccola serra per la coltivazione di canapa indiana.

25 luglio, Controlli serrati in tutta la provincia da parte dei Carabinieri del Comando Provinciale di Agrigento nell’ambito delle attività antidroga. A Sciacca, nel centro cittadino, un giovane ha assunto un atteggiamento sospetto appena accortosi della pattuglia dei Carabinieri sul posto, si è dileguato precipitosamente, i militari lo hanno seguito e poi rincorso fino ad acciuffarlo. Nel corso della perquisizione personale sono state sequestrate alcune stecche di hashish, confezionate e pronte per essere vendute. A casa del giovane è stato scoperto e sequestrato altro hashish, un bilancino di precisione, denaro in contanti e materiale per il confezionamento delle dosi. E poi anche un fucile con matricola abrasa e numerose cartucce. L’arrestato risponderà quindi anche del reato di detenzione di arma clandestina.

25 luglio, Lunedì 22 gennaio del 2018, all’alba, tra Agrigento e provincia, i Carabinieri del Comando provinciale di Agrigento hanno sferrato un assalto al territorio, impugnando 56 mandati di cattura. E’ stata una maxi operazione antimafia e non solo, intitolata “Montagna”, coordinata e scatenata dalla Procura presso la Direzione distrettuale antimafia di Palermo. Le ipotesi di reato contestate sono, a vario titolo, associazione mafiosa, traffico di droga, truffa ed estorsione. E poi una contestazione di voto di scambio. L’uragano delle ordinanze di custodia cautelare ha travolto i vertici dei mandamenti di Cosa Nostra agrigentini, tra Santa Elisabetta e Sciacca, 16 famiglie mafiose della provincia, e anche affiliati delle province di Caltanissetta, Palermo, Enna, Ragusa e Catania. A Palermo, al palazzo di giustizia, innanzi al giudice per le udienze preliminari, Marco Gaeta, siedono 54 imputati giudicati in abbreviato. E il procuratore aggiunto, Paolo Guido, e i pubblici ministeri Geri Ferrara, Claudio Camilleri e Alessia Sinatra, lo scorso 4 febbraio, nel corso della requisitoria, hanno invocato 54 condanne per 637 anni di carcere. Adesso il giudice Gaeta ha sentenziato: 35 condanne, per oltre 300 anni di reclusione, e 19 assoluzioni.
Ecco i dettagli:
Adolfo Albanese di Caltavuturo assolto.
Carmelo Battaglia di Comiso 4 anni.
Giuseppe Blando di Favara assolto.
Vincenzo Cipolla di San Biagio 14 anni.
Domenico Antonio Cordaro di San Cataldo 10 anni.
Salvatore Di Gangi di Sciacca 17 anni.
Franco D’Ugo di Palazzo Adriano 4 anni e 4 mesi.
Giacomo Di Dio di Capizzi (Messina) assolto.
Santo Di Dio di Capizzi 4 anni.
Angelo Di Giovanni di Favara 10 anni e 8 mesi.
Stefano Di Maria di Favara assolto.
Vincenzo Dolce di Cerda 3 anni.
Francesco Antonio Drago di Siculiana 1 anno e 8 mesi.
Concetto Errigo di Comiso 4 anni.
Pasquale Fanara di Favara assolto.
Daniele Fragapane di Santa Elisabetta 6 anni e 8 mesi.
Francesco Fragapane di Santa Elisabetta 20 anni.
Raffaele Fragapane di Santa Elisabetta 10 anni e 8 mesi.
Giovanni Gattuso di Castronovo di Sicilia assolto.
Alessandro Geraci di Petralia Sottana assolto.
Angelo Giambrone di Santo Stefano Quisquina assolto.
Francesco Giordano di Niscemi 6 anni.
Salvatore La Greca di Cammarata assolto.
Viviana La Mendola di San Giovanni Gemini assolta.
Raffaele La Rosa di San Biagio 13 anni e 4 mesi.
Roberto Lampasona di Santa Elisabetta assolto.
Antonio Licata inteso Sandro di Favara 4 anni e 20 giorni.
Calogero Limblici di Favara 16 anni.
Calogero Maglio di Favara 4 anni e 8 mesi.
Vincenzo Mangiapane, di 65 anni, di Cammarata assolto.
Vincenzo Mangiapane, di 48 anni, di Cammarata assolto.
Vincenzo Mangiapane, di 64 anni, di Cammarata 16 anni.
Domenico Maniscalco di Sciacca assolto.
Giovanni Antonio Maranto di Polizzi Generosa 12 anni.
Pietro Paolo Masaracchia di Palazzo Adriano 4 anni e 4 mesi.
Giuseppe Nugara di San Biagio Platani 19 anni e 4 mesi.
Salvatore Pellitteri di Chiusa Sclafani assolto.
Vincenzo Pellitteri di Chiusa Sclafani 6 anni e 4 mesi.
Luigi Pullara di Favara 10 anni e 8 mesi.
Salvatore Puma di Racalmuto 6 anni.
Giuseppe Quaranta di Favara 8 anni.
Calogero Quaranta di Favara 4 anni e 20 giorni.
Pietro Stefano Reina di San Giovanni Gemini assolto.
Calogero Sedita di Santo Stefano Quisquina 11 anni e 4 mesi.
Giuseppe Luciano Spoto di Bivona 19 anni e 8 mesi.
Massimo Spoto di Bivona 13 anni e 8 mesi.
Vincenzo Spoto di Bivona assolto.
Nazarena Traina di Cammarata assolta.
Gerlando Valenti di Favara 6 anni e 8 mesi.
Stefano Valenti di Favara 6 anni e 8 mesi.
Vincenzo Valenti di Favara assolto.
Giuseppe Vella di Favara 12 anni e 8 mesi.
Salvatore Vitello di Favara assolto.
Antonino Vizzì di Raffadali 14 anni.

27 luglio, I Carabinieri della Compagnia di Agrigento hanno svolto un mirato servizio antidroga nel territorio del Comune di Raffadali. E in un’abitazione sospetta, grazie anche al formidabile fiuto di due giovani esemplari di cane pastore tedesco, Eschilo e Tasco, della Guardia di Finanza, hanno scoperto della sostanza stupefacente. In particolare, uno dei due cani è balzato sul tavolo della cucina ed ha iniziato a saltare e ad abbaiare, guardando prima il soffitto e poi il suo conduttore. Il cane ha ripetuto in modo frenetico lo stesso comportamento, prima il soffitto e poi il conduttore, prima il soffitto e poi il conduttore. Uno dei Carabinieri è salito così su una scala, ha rimosso dei pannelli dal controsoffitto e dentro, in uno spazio ricavato in un nascondiglio, ha trovato custoditi due panetti di hashish per complessivi 200 grammi, in parte già tagliati e confezionati in dosi, per un valore di mercato di circa 1000 euro. L’utilizzatore dell’appartamento, un agrigentino di 25 anni, è stato arrestato ai domiciliari.

29 luglio, Il procuratore aggiunto di Agrigento, Salvatore Vella, e la sostituto procuratore, Alessandra Russo, hanno notificato l’avviso di conclusione delle indagini preliminari a Mario Rizzo, 33 anni, e a suo cognato, Gerlando Russotto, 30 anni, entrambi di Favara. Il 28 aprile del 2017 a Liegi in Belgio avrebbero partecipato al tentato omicidio, già derubricato dal Gip in lesioni aggravate, di un ristoratore di Porto Empedocle, Saverio Sacco, 38 anni, titolare di un ristorante in terra fiamminga. L’avviso di conclusione delle indagini è l’anticamera della richiesta di rinvio a giudizio. Rizzo e Russotto, tramite i propri difensori, hanno facoltà entro 20 giorni di opporre contro-deduzioni a difesa, dopodiché la Procura formulerà la richiesta di rinvio a carico dei due indagati che, all’atto della richiesta, saranno non più indagati ma imputati.

29 luglio, A Villaseta, frazione a sud-ovest di Agrigento, i Carabinieri hanno scoperto una piccola e artigianale coltivazione di marijuana sul balcone di un’abitazione privata, con tanto di sistemi di irrigazione automatizzati, lampade e temporizzatori. I militari hanno sequestrato alcune piante di marijuana nei vasi, due chili di marijuana essiccata e circa 30 grammi di hashish. Un giovane agrigentino nella disponibilità dell’abitazione è stato arrestato ai domiciliari.

29 luglio, I Carabinieri hanno arrestato Angelo Gammacurta, 40 anni, di Campobello di Licata, perché lo scorso giugno è evaso da una struttura socio-sanitaria di Mazara del Vallo dove è stato collocato per scontare una pena di 3 anni e 5 mesi per i reati di ricettazione aggravata e detenzione illegale di arma comune da sparo e munizioni, che sarebbero stati commessi nel 2017. L’ufficio esecuzioni penali del Tribunale di Agrigento ne ha disposto il trasferimento nel carcere “Di Lorenzo” ad Agrigento.

31 luglio, I Carabinieri del Ros e del Comando provinciale di Agrigento sono stati impegnati oggi nella esecuzione di 7 provvedimenti di fermo di indiziato di delitto, firmati dalla Procura antimafia di Palermo, a carico di altrettanti indagati di, a vario titolo, associazione a delinquere di stampo mafioso e concorso esterno all’associazione mafiosa. L’inchiesta ruota intorno alla famiglia di Cosa Nostra di Licata, che sarebbe assurta a punto di riferimento anche per altri clan mafiosi di altre province siciliane. In tale contesto di collaborazione tra le famiglie di Cosa Nostra di varie province, sono emerse, come documentato dai Carabinieri, delle infiltrazioni criminali in rilevanti attività imprenditoriali nell’Agrigentino. I 7 sottoposti a fermo sono: Giovanni Lauria, 79 anni, inteso “il professore”, suo figlio, Vito Lauria, 49 anni, Angelo Lauria, 45 anni, Giacomo Casa, 64 anni, Giovanni Mugnos, 53 anni, Raimondo Semprevivo, 47 anni, e Lucio Lutri, 60 anni. Al vertice della famiglia licatese indagata vi sarebbe Giovanni Lauria, “il professore”, il quale, oltre a pianificare e coordinare le attività locali, avrebbe mantenuto collegamenti con esponenti di altre famiglie di Cosa Nostra della Sicilia Orientale, al fine soprattutto di infiltrare le iniziative imprenditoriali. Nel corso delle indagini sono emersi, in particolare, collegamenti con il boss Salvatore Seminara, ritenuto a capo della famiglia di Caltagirone, e in contatto con il clan Lauria al fine di infiltrare i lavori di costruzione di un complesso turistico alberghiero e di demolizione di immobili abusivi nel Comune di Licata.
Seminara, peraltro, è attualmente sotto processo perché ritenuto al vertice della famiglia mafiosa di Caltagirone e mandante di un duplice efferato omicidio commesso il giorno di Pasqua del 2015 a Raddusa, in provincia di Catania.
Lo stesso Giovanni Lauria, insieme al figlio Vito, si sarebbero inseriti, come “Maestri venerabili”, in due logge massoniche, avvalendosi, tra l’altro, dei rapporti con Lucio Lutri, insospettabile funzionario della Regione Siciliana già – come accertato dai Carabinieri – “Maestro Venerabile” di una loggia massonica con sede a Palermo. Lutri avrebbe sistematicamente reso a disposizione della consorteria mafiosa la privilegiata rete di rapporti intrattenuti con altri massoni professionisti ed esponenti delle istituzioni.
La particolare considerazione che gli uomini d’onore di Licata hanno riposto sulle potenzialità di Lucio Lutri e dei suoi rapporti altolocati è testimoniata da Giovanni Mugnos e Angelo Lauria che, nel commentare l’efficacia dell’intervento di Lutri per risolvere alcuni problemi dello stesso Mugnos, si sono manifestati d’accordo sulla concreta utilità di Lutri a loro garanzia. Altra testimonianza della sinergia tra Lucio Lutri e la famiglia mafiosa di Licata è una conversazione intercettata, in cui Lucio Lutri, rivolgendosi a Giovanni Mugnos, ha affermato compiaciuto: “Ma chi minchia ci deve fermare più?”.
Giovanni Lauria, già condannato per associazione mafiosa con sentenza definitiva, è stato inoltre riferimento a Licata dell’ex capo di Cosa nostra agrigentina, Giuseppe Falzone. Così come emerso dalla registrazione di alcuni colloqui da parte dei Carabinieri in un magazzino adibito a sede di riunioni tra gli associati, Giovanni Lauria sarebbe stato impegnato, insieme al presunto capomafia di Licata, Angelo Occhipinti, già arrestato dai Carabinieri nell’ambito dell’inchiesta antimafia cosiddetta “Assedio”, di unire i due rispettivi gruppi e ricompattare la famiglia mafiosa di Licata al fine di aumentarne il potere criminale.

31 luglio, A Lampedusa è stato rinvenuto cadavere l’ex imprenditore tessile, originario del Beneventano, in Puglia, Giuseppe Pezzino, conosciuto come Enzo, 70 anni, pensionato, e da tempo dimorante a Lampedusa con la famiglia. Di Pezzino non vi sono state più tracce da sabato scorso 27 luglio. Adesso l’uomo, affetto da una malattia neuro-degenerativa, è stato scoperto morto sulla scogliera di Punta Alaimo, nei pressi della sua abitazione. Attività investigative e sanitarie sono in corso per risalire alla causa della morte.

1 agosto, I Carabinieri hanno arrestato tre nordafricani provenienti da Ghana e Senegal. Uno, un ventenne ghanese, è stato sorpreso a Sciacca, alla stazione degli autobus, al rientro da Palermo, in possesso di un panetto di hashish del peso di 100 grammi. Nel domicilio del ghanese, in zona San Michele, sono stati sorpresi due senegalesi di 19 e 23 anni, che hanno tentato di opporsi al controllo antidroga, proferendo minacce e ingaggiando lo scontro fisico con i Carabinieri intervenuti. I due sono stati tratti in arresto per resistenza aggravata e lesioni personali a Pubblico Ufficiale. Per tutti e tre gli arrestati la Procura di Sciacca ha disposto i domiciliari.

2 agosto, I poliziotti della Squadra Mobile di Agrigento, capitanati da Giovanni Minardi, hanno arrestato Mario Rizzo, 32 anni, di Favara, inseguito da un mandato di arresto europeo. Rizzo, ex collaborante mai ammesso nel programma di protezione, è indagato dalla magistratura belga di associazione a delinquere e traffico di droga. Ha nominato come difensore l’avvocato Calogero Lo Giudice ed è stato prelevato dalla sua abitazione nell’attesa della consegna alle autorità belghe che già nell’estate scorsa hanno provato ad eseguire il mandato di arresto europeo ma le concomitanti vicende giudiziarie in Italia del favarese ne hanno bloccato l’estradizione.

2 agosto, I Carabinieri della sezione radiomobile della Compagnia di Sciacca hanno arrestato C C, sono le iniziali del nome, 46 anni, sorpreso in flagranza di reato, intento a fuggire dopo avere rubato degli oggetti di valore dall’interno di alcune automobili in sosta nella via Mazzini e in Piazza Catusi a Sciacca. Quando è stato acciuffato, C C, che ha infranto i vetri delle automobili, è stato colto in possesso di grimaldelli e di documenti appena sottratti da un’automobile. Determinante al fine dell’arresto del malvivente è stato un cittadino anonimo che lo ha segnalato telefonando al 112. Il 46enne è recluso nel carcere di Sciacca.

5 agosto, I Carabinieri della Tenenza di Favara hanno arrestato ai domiciliari C A, sono le iniziali del nome, 47 anni, di Favara, che, a bordo di un’automobile, non ha obbedito all’alt a un posto di blocco dei Carabinieri. L’uomo è stato inseguito, raggiunto e controllato. Lui, e il passeggero al suo fianco, sono stati sorpresi in possesso di 5 grammi di cocaina. Il passeggero, di 30 anni, è stato denunciato. Entrambi risponderanno innanzi al Giudice oltre che dello stupefacente in loro possesso anche del reato di resistenza a pubblico ufficiale.

7 agosto, Nell’ambito di servizi finalizzati alla prevenzione e repressione di reati di detenzione di fuochi d’artificio e materiale esplosivo, durante un controllo in un’armeria a Licata, i poliziotti del locale Commissariato, in collaborazione con la Guardia di Finanza, hanno accertato che il titolare ha detenuto all’interno dell’esercizio della polvere da sparo in palese eccedenza rispetto a quanto autorizzato nelle prescritte autorizzazioni. Il titolare, legalmente autorizzato per un quantitativo massimo di 20 chilogrammi, ha detenuto in deposito più del doppio, per un quantitativo complessivo di 47 chili, variamente confezionato, e che è stato posto sotto sequestro penale. Poliziotti e Finanzieri hanno inoltre accertato l’irregolare tenuta del prescritto registro di carico e scarico, e la custodia di alcune armi da sparo senza la dovuta diligenza. Il titolare è stato denunciato all’Autorità giudiziaria in riferimento alle contestazioni a suo carico.

7 agosto, Ad Agrigento i Carabinieri hanno arrestato un uomo di 25 anni, A M M sono le iniziali del nome, sorpreso, nel corso di una perquisizione domiciliare scattata dopo un controllo ad un posto di blocco automobilistico, in possesso di 44 grammi di cocaina.

8 agosto, Incidente stradale mortale lungo la strada statale 115, tra Licata e Palma di Montechiaro, in contrada Torre di Gaffe, dove nottetempo, poco prima della mezzanotte, Gaetano Lo Brutto, 32 anni, di Palma di Montechiaro, a bordo della sua Fiat Punto, si è ribaltato dopo avere sbandato ed è morto. Forse è stato preda di un colpo di sonno. Inutile si è rivelato il tempestivo intervento del 118, che ha tentato di rianimare Lo Brutto. Sul posto a lavoro anche Vigili del fuoco e Carabinieri.

12 agosto, I Carabinieri della Compagnia di Licata e delle Stazioni di Naro e Ravanusa, dopo una breve attività investigativa svolta con pedinamenti ed appostamenti, sono irrotti all’interno di due abitazioni sospette. A Naro è stato arrestato ai domiciliari un immigrato dal Gambia di 28 anni, sorpreso in possesso, in un armadio della camera da letto, di 20 involucri contenenti marijuana per un peso complessivo di circa 25 grammi, e 80 euro in banconote. A Ravanusa i Carabinieri hanno arrestato ai domiciliari un uomo di 64 anni, C G sono le iniziali del nome, sorpreso in possesso, in una mansarda, di 170 grammi circa di marijuana, un bilancino di precisione e tre piante di canapa indiana alte circa un metro.

12 agosto, A Ravanusa i Carabinieri hanno arrestato tre persone, G B sono le iniziali del nome, 49 anni, bracciante agricolo, e due donne, una pensionata di 77 anni, L A, e un’altra donna di 54 anni, G C B. I tre risponderanno all’Autorità giudiziaria del furto di un trattore agricolo cingolato ad un agricoltore di Licata, ritrovato dai Carabinieri in un magazzino, all’interno di un casolare in campagna, di pertinenza dei tre. A due dei tre è stato contestato anche il reato di resistenza a pubblico ufficiale perché avrebbero tentato di impedire ai militari di perquisire il magazzino.

13 agosto, Sviluppi investigativi nell’ambito dell’inchiesta cosiddetta “Halycon” su mafia e massoneria a Licata e non solo, sostenuta dai Carabinieri. In esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Tribunale di Palermo, i militari hanno ristretto ai domiciliari Antonino Cusumano, di Licata, ritenuto responsabile di favoreggiamento aggravato dall’aver agevolato l’associazione mafiosa. E poi, per la stessa ipotesi di reato, ad M A, sono le iniziali del nome, è stato imposto l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. I due sono stati sottoposti a perquisizione domiciliare.

13 agosto, A Licata, in Via delle Alpi, due ragazzi di 17 anni, a bordo di un ciclomotore, sono stati investiti da un automobilista “pirata”. Uno versa in prognosi riservata all’ospedale “Villa Sofia” a Palermo. L’altro è ricoverato all’ospedale “San Giacomo d’Altopasso” a Licata con diversi traumi e prognosi di 30 giorni. I Carabinieri hanno rintracciato e denunciato l’investitore. Si tratta di un uomo di 30 anni, alla guida della Fiat Stilo che ha investito lo scooter.

13 agosto, Ad Agrigento, al Villaggio Mosè, lungo il viale Leonardo Sciascia, due malviventi, travisati con delle parrucche e armati con un taglierino, sono irrotti all’interno dell’agenzia della Bper, la Banca popolare Emilia Romagna, e, sotto minaccia, hanno rapinato parecchie decine di migliaia di euro. Poi la fuga. Indagini in corso.

13 agosto, In territorio di Canicattì, lungo la strada statale 122, due banditi, travisati e armati di pistola, hanno rapinato un distributore di carburanti della Q8. Hanno minacciato il dipendente alle pompe, e hanno arraffato poco meno di 500 euro. Indagini in corso.

15 agosto, A Licata, lungo la strada provinciale “San Michele”, che collega la città alla località balneare di Mollarella, Filippo Graci, 30 anni, di Licata, a bordo del suo scooter, è caduto dentro il canale di scolo che costeggia la carreggiata per cause in corso di accertamento da parte della Polizia Municipale. Graci è stato soccorso dal 118 e trasportato subito all’ospedale “San Giacomo d’Altopasso”, dove è morto. Filippo Graci, operatore socio sanitario, ha coltivato da sempre la passione per il calcio, giocando da terzino e vestendo le maglie delle squadre locali licatesi.

17 agosto, A Ribera i Carabinieri hanno arrestato in carcere un immigrato dal Senegal, di 43 anni, presunto responsabile di una brutale aggressione ad un venditore ambulante di 42 anni, al quale avrebbe sferrato in strada un violento pugno al volto. Il commerciante, privo di sensi, è stato soccorso in ospedale. Versa in prognosi riservata. Il senegalese, rintracciato poco dopo l’aggressione dai Carabinieri, risponderà di lesioni personali gravi.

19 agosto, Ad Agrigento, nel quartiere di Fontanelle, due malviventi, con il volto travisato e armati di pistola, a bordo di una moto, hanno rapinato il distributore di carburanti lungo Viale Sicilia. Hanno minacciato il benzinaio, e hanno arraffato il denaro contante dal suo borsello, tra i 600 e i 700 euro circa. Sul posto, scattato l’allarme, sono subito giunte le pattuglie dei Carabinieri, ma nessuna traccia, nonostante le immediate ricerche, è stata colta della moto. Indagini sono in corso.

19 agosto, Raid vandalico nel centro cittadino a Porto Empedocle, dove ignoti hanno strappato e stracciato il manifesto del trigesimo di Andrea Camilleri, affisso dal Comune in diverse zone della città, come nei pressi della Torre Carlo quinto, dove è stata deposta anche una corona di fiori, e in tutti gli spazi destinati ai manifesti funebri. In particolare, i vandali si sono accaniti sul manifesto affisso su un cavalletto innanzi alla statua del celebre commissario Montalbano.

20 agosto, Altra rapina a mano armata nell’Agrigentino. Al mattino di oggi è stata la volta dell’ufficio postale di Canicattì, nel popolare quartiere di Borgalino, dove due malviventi, travisati con passamontagna e armati di pistola, sono irrotti all’interno e, sotto minaccia, hanno costretto gli impiegati a consegnare subito i soldi nella loro disponibilità, circa 250 euro. Indagini sono in corso.

20 agosto, Al Municipio di Lampedusa è stata recapitata una lettera anonima, scritta di pugno e a tratti incomprensibile, indirizzata al sindaco Totò Martello e contenente velate minacce. Tra l’altro si legge: “Ong è una questione di ordine .. certo se lei la pensa così è triste. Dite che sono situazioni precarie e li vedi ridere, salutare come dei turisti e non stanno male … lei faccia il suo lavoro”. Martello ha consegnato la lettera alla locale stazione dei Carabinieri e ha formalizzato denuncia contro ignoti.

21 agosto, Lo scorso 5 agosto è stato il giorno di un incidente a Roma, nel lago Castelgandolfo, dove un uomo di 33 anni, Carlo Paolo Bracco, elettricista, originario di Naro, in provincia di Agrigento, e da tempo residente a Roma nel quartiere est di Castelverde, è caduto in acqua ribaltandosi dal suo materassino matrimoniale. Alcuni testimoni lo hanno visto ribaltarsi, dimenarsi e sbracciare per chiedere aiuto. Le ricerche di Carlo Paolo Bracco, giunto in spiaggia con il fratello Tonino, a lavoro a Parma e in vacanza a Roma con la fidanzata Daiana, sono proseguite. Adesso Carlo Paolo Bracco è stato ritrovato a 25 metri di profondità, tramite un particolare radar in dotazione ai Vigili del fuoco. E’ stata la sindaca di Naro, Maria Grazia Brandara, ad annunciare il ritrovamento del concittadino. La Brandara ha scritto: “Io, l’amministrazione comunale e tutta la comunità narese ci stringiamo attorno al dolore della famiglia Bracco. Nel giorno dei funerali sarà proclamato lutto cittadino”.

22 agosto, Ad Aragona, i Carabinieri della locale stazione, coordinati dal maresciallo Paolo Scibetta, in stretta collaborazione con i colleghi della stazione di Riesi, hanno arrestato Salvatore Tardanico, 25 anni, di Riesi, residente in Belgio, inseguito da un mandato di cattura europeo emesso dall’autorità giudiziaria belga per rapina aggravata e furti in abitazione che sarebbero stati commessi in Belgio tra giugno e novembre del 2018. Tardanico è stato scovato in un piccolo appartamento ad Aragona, da dove sarebbe uscito solo nelle ore serali e notturne. Adesso è recluso nel carcere di Caltanissetta per la successiva estradizione in Belgio.

23 agosto, A Licata, nottetempo, due colpi di pistola sono stati esplosi contro il balcone dell’abitazione di un disoccupato di 45 anni, nel centro cittadino. L’uomo, uditi gli spari, ha telefonato al 112. Indagano i Carabinieri.

23 agosto, I Carabinieri hanno arrestato in carcere un uomo di Favara, di 46 anni, che nel centro storico di Agrigento, in via Gallo, ha sorpreso un giovane di 19 anni, lo ha minacciato con un coltello e gli ha rapinato lo smartphone. Il derubato ha telefonato al 112, e ha descritto il rapinatore ai Carabinieri. I militari hanno subito organizzato un piano di controlli a tappeto, e a San Leone hanno rintracciato il malvivente, corrispondente alla descrizione. Dalle sue tasche sono saltati fuori il coltello e lo smartpohne.

23 agosto, I poliziotti della Squadra Mobile di Agrigento, coordinati da Giovanni Minardi, hanno arrestato sei cittadini tunisini giunti a Lampedusa in violazione della vigente normativa in materia di immigrazione. Le indagini, coordinate dalla Procura della Repubblica di Agrigento, hanno consentito di accertare che due sono rientrati nel territorio nazionale prima dei previsti 3 anni dal rimpatrio. Addirittura uno dei due è stato rimpatriato ai primi di agosto, e dopo pochi giorni ha tentato il ritorno. E gli altri perché già destinatari o di decreto di espulsione o di provvedimento di respingimento.

26 agosto, A Licata, per futili motivi, si sono scontrate due famiglie, tra minacce di morte, lancio di sassi, e tentativi di sfondamento degli ingressi alle abitazioni, il tutto a seguito degli insulti reciproci tra due donne sui social, che hanno poi coinvolto le rispettive famiglie. “Alla fine della fiera” i Carabinieri hanno arrestato ai domiciliari tre persone, che sono un uomo di 58 anni, e i suoi due figli di 26 e 23 anni. Risponderanno all’autorità giudiziaria, a vario titolo, di resistenza a pubblico ufficiale, danneggiamento aggravato, tentata violazione di domicilio e minacce gravi.

26 agosto, A Licata i Carabinieri della locale Compagnia hanno arrestato un uomo di 18 anni, immigrato dal Marocco, presunto responsabile del tentato omicidio, a colpi di bottiglia di vetro, di un altro marocchino di 37 anni, sorpreso dall’aggressore in piazza Linares e ferito da tagli al collo, al volto e alla testa. E’ ricoverato in ospedale, al San Giacomo d’Altopasso. Non è in pericolo di vita. Ancora a Licata un altro marocchino è stato accoltellato di striscio alla schiena ed è stato soccorso in ospedale. Indagini sono in corso.

26 agosto, A Licata quattro colpi di pistola sono stati sparati contro un’automobile con al volante un commerciante di Licata, insieme ad un passeggero, entrambi illesi. L’episodio è accaduto in una zona periferica della città. Indagano i poliziotti della Squadra Mobile della Questura di Agrigento e del Commissariato di Licata. Gli spari sarebbero provenuti da un’altra automobile, con a bordo due persone di cui una armata con una pistola di medio calibro. L’auto che ha teso l’agguato ha accostato l’altra, e gli spari sono stati diretti verso il basso della carrozzeria, verosimilmente quindi non per uccidere ma per intimidire.

26 agosto, A Palma di Montechiaro la Polizia ha arrestato un egiziano di 30 anni, sorpreso, nel corso di una perquisizione, in possesso di quasi 145 grammi di hashish, tra un panetto di 100 grammi e 10 dosi per quasi 45 grammi, banconote per 166 euro, un bilancino di precisione e un taglierino. Il tutto è stato sequestrato. L’uomo è recluso in carcere, e risponderà all’autorità giudiziaria di detenzione di sostanze stupefacenti a fine di spaccio.

28 agosto, La Procura della Repubblica di Sciacca indaga a seguito della morte di Calogero Sanzone, un pensionato di 73 anni di Sciacca, deceduto la notte scorsa tra i tavoli di un bar del centro abitato. La morte è avvenuta al culmine di una discussione, sfociata in rissa, che avrebbe coinvolto l’uomo e un minore. I due si sarebbero scontrati dopo che il pensionato si sarebbe lamentato perché il giovane non avrebbe assicurato al guinzaglio il suo cane. Gli investigatori al momento propendono per l’ipotesi che la morte dell’uomo sia stata causata da un malore. In ogni caso il magistrato di turno ha disposto l’autopsia. La posizione del giovane con cui la vittima ha avuto l’alterco è al vaglio della Procura presso il Tribunale dei Minori di Palermo.

28 agosto, A Canicattì, in contrada Giuliana, ignoti hanno distrutto un vigneto di uva da tavola, abbattendo circa mille viti, di proprietà di un pensionato di 70 anni. Il danno subito ammonta a circa 30mila euro. Formale denuncia è stata presentata ai Carabinieri. Indagini sono in corso.

28 agosto, Ad Agrigento la Polizia indaga perché nella Valle dei Templi, nei pressi del posto di ristoro, due turisti francesi sono stati derubati di uno smartphone da oltre 500 euro custodito in un borsello poggiato su un muretto nei pressi del bancomat dove i due sono stati intenti ad un prelievo.
E a Lampedusa, al lungomare, una turista di 45 anni di Torino ha subito lo scippo dalle mani del suo telefono cellulare. I Carabinieri hanno rintracciato l’autore del furto, grazie alla sua descrizione. Si tratta di un tunisino di 19 anni, ospite del locale centro d’accoglienza, che è stato denunciato. Il telefonino è stato restituito alla torinese.

28 agosto, A Licata i poliziotti del locale Commissariato hanno arrestato ai domiciliari un commerciante di 44 anni, presunto responsabile di maltrattamenti in famiglia. L’uomo, per questioni di soldi (e non sarebbe la prima volta), avrebbe picchiato la madre e poi minacciato con un coltello altri parenti accorsi udito il trambusto. La malcapitata è stata soccorsa in ospedale con 5 giorni di prognosi.

28 agosto, La Procura di Agrigento, tramite la pubblico ministero Gloria Andreoli, ha chiesto il rinvio a giudizio di Alessandro Rizzo, 25 anni, di Favara, imputato di stalking, lesioni e minacce, anche di sfregiarla con l’acido, a danno della compagna, che avrebbe subito molestie, atti persecutori e violenti pestaggi, anche durante la gravidanza, per sei anni prima di essere costretta a trasferirsi a Roma. Prima udienza il 14 ottobre.

29 agosto, I Carabinieri della Compagnia di Canicattì hanno arrestato ai domiciliari un uomo di 28 anni che, non rassegnatosi alla conclusione della relazione, avrebbe ripetutamente molestato e perseguitato l’ex fidanzata, abusandone anche sessualmente. Il ventottenne risponde all’autorità giudiziaria di stalking e violenza sessuale. L’inchiesta, coordinata dalla Procura di Agrigento, si avvale anche delle dichiarazioni della ragazza.

29 agosto, Ad Agrigento i poliziotti della Squadra Volanti sono intervenuti d’urgenza in un’abitazione nel centro storico al fine di trattenere un minorenne in escandescenze che ha aggredito e picchiato i propri genitori, tanto che gli stessi hanno ritenuto opportuno telefonare alla Polizia per contenere e frenare l’ira del figlio. Su disposizione del Tribunale per i minorenni, il ragazzino è stato trasferito in una comunità.

29 agosto, Ad Aragona i Carabinieri della locale stazione, coordinati dal maresciallo Paolo Scibetta, hanno sorpreso nottetempo un giovane immigrato dalla Nigeria, di 19 anni, ospite di una comunità ad Aragona, in atteggiamento nervoso ed elusivo. E’ stato perquisito. Dalle tasche dei suoi pantaloni sono saltate fuori 10 dosi di hashish per oltre 30 grammi, per un valore di mercato di alcune centinaia di euro. L’africano è stato ristretto ai domiciliari.

30 agosto, Prosegue incessante l’azione della Squadra Mobile di Agrigento, capitanata da Giovanni Minardi, di contrasto ai trafficanti di esseri umani e di monitoraggio del flusso migratorio a fine di prevenzione antiterrorismo. A seguito di recenti sbarchi a Lampedusa sono stati arrestati: un tunisino di 28 anni già espulso nel maggio 2018, un tunisino di 18 anni già respinto lo scorso 11 luglio con divieto di reingresso in Italia per 3 anni, un altro tunisino di 34 anni già respinto dal Questore di Agrigento il 23 dicembre scorso con divieto di reingresso in Italia per 3 anni, poi un siriano di 25 anni perché presunto scafista di un’imbarcazione giunta a Lampedusa con altri 37 migranti, e poi ancora due tunisini già espulsi dal Prefetto di Agrigento lo scorso 29 luglio con divieto di reingresso in Italia per 5 anni.

30 agosto, I Carabinieri della Compagnia di Licata, nell’ambito di attività investigative a tutela dell’ambiente e a repressione dei reati ambientali, hanno scoperto un’area di circa 330 metri quadri, un magazzino di 40 metri quadri e circa 20 metri lineari di strada, dove è insorta una discarica abusiva di rifiuti pericolosi e di vario genere. Nel “cimitero di ferraglie” i militari hanno scovato una tonnellata di rifiuti ingombranti, tra frigoriferi, lavatrici, forni elettrici, climatizzatori, motori di veicoli, cofani e sportelli di autoveicoli di varie marche, pneumatici, lamierati di auto, sedili per auto, cerchi in lega, televisori, vasche in resina, forni a microonde, motori per climatizzatori, scaldabagni, pannelli coibentati, strutture in alluminio, porte di legno, infissi di legno con vetro e bombole vuote di gas. L’utilizzatore dell’area, un bracciante agricolo di 40 anni, è stato denunciato all’Autorità Giudiziaria. L’area in questione, tra le vie Luigi Rizzo e Timoleonte, è stata sequestrata.

31 agosto, A Licata altri colpi di pistola sono stati esplosi contro la stessa abitazione di un disoccupato di 45 anni già bersaglio di pistolettate pochi giorni addietro. L’episodio si è ripetuto allo stesso modo, nottetempo, contro una finestra, mentre la prima volta il mirino è stato puntato verso un balcone. Sul posto, nel centro cittadino, per i rilievi di rito sono intervenuti i Carabinieri.

31 agosto, A Lampedusa i Carabinieri della locale stazione hanno denunciato un immigrato dalla Tunisia di 18 anni, appena sbarcato e ospite del locale centro d’accoglienza, che, approfittando della confusione, ha rubato ad un turista padovano il portafogli con dentro 200 euro, e a un turista palermitano lo smartphone. Al rientro nel centro d’accoglienza, il tunisino è stato sorpreso in possesso della refurtiva, che è stata restituita ai proprietari.

31 agosto, A Canicattì i poliziotti del locale Commissariato hanno denunciato a piede libero alla Procura di Agrigento un donna di 25 anni colta in strada intenta a disfarsi di un involucro di plastica risultato contenere 11 grammi di cocaina. La ragazza risponderà del reato di detenzione illegale di sostanze stupefacenti.

31 agosto, A Canicattì ancora gravi danneggiamenti a danno di vigneti. Dopo il raid che ha distrutto pochi giorni addietro un vigneto in contrada Giuliana, provocando danni per circa 30mila euro, adesso ignoti malviventi hanno imperversato in un vigneto in contrada Aquilata, dove sono state tranciate alcune centinaia di viti di uva da tavola. Il danno ammonterebbe a circa 20mila euro. Il titolare, un agricoltore di 30 anni, ha sporto denuncia ai Carabinieri.

1 settembre, A Lampedusa, in via Terranova, una turista di 49 anni, Fulvia Morando, di Pinerolo, in provincia di Torino, è stata investita sabato sera intorno alle ore 23 da un automobilista pirata che non ha prestato soccorso, ha accelerato e si è dileguato. La donna, insieme al compagno, un collega di lavoro, intenta a passeggiare sul ciglio della strada appena fuori da un residence, è stata trasportata al Poliambulatorio dell’isola dove è morta poco dopo la mezzanotte di domenica. Intorno alle ore 2 della notte, i Carabinieri hanno rintracciato l’investitore. Si tratta di un giovane di 23 anni residente a Lampedusa, arrestato ai domiciliari per omicidio stradale con l’aggravante della fuga e della guida senza patente perché mai conseguita. L’automobile del 23enne, un fuoristrada Suzuki Santana, rinvenuta a poca distanza dal luogo dell’investimento, è stata sequestrata, e non è di proprietà dell’investitore ma di un’altra persona che gliel’ha prestata. Il ritrovamento dell’automobile è stato determinante nel condurre i Carabinieri alla persona alla guida.

3 settembre, I Carabinieri della stazione di Realmonte, nel corso di un controllo svolto in una struttura sanitaria di accoglienza per anziani, finalizzato a verificare le condizioni igieniche e sanitarie e di lavoro all’interno della stessa, hanno sorpreso una donna, 40 anni, di Porto Empedocle, intenta a lavorare come inserviente seppure priva di un regolare contratto di lavoro. Durante i successivi accertamenti, inoltre, è emerso che la donna percepisce anche il reddito di cittadinanza, ammontante ad alcune centinaia di euro mensili. Oltre alla multa contestata al datore di lavoro per aver impiegato alle dipendenze una persona senza un regolare contratto, è scattata per la 40enne anche una denuncia all’Autorità Giudiziaria per truffa ai danni dello Stato. I militari hanno sequestrato alla donna l’apposita tessera che consente di fruire ed incassare mensilmente il reddito di cittadinanza. I controlli nello specifico settore, coordinati dal Comando Provinciale dell’Arma di Agrigento, proseguiranno in modo costante, a cura delle Stazioni Carabinieri dislocate capillarmente in tutti i comuni della provincia.

3 settembre, La Capitaneria di Porto Empedocle, capitanata da Gennaro Fusco, prosegue le attività di controllo a contrasto anche degli illeciti dei diportisti che non rispettano i limiti imposti dalle ordinanze e navigano nei tratti di mare riservati ai bagnanti, in prossimità della riva. Nel corso dell’ultimo fine settimana, la Guardia Costiera ha elevato decine di verbali per altrettanti illeciti amministrativi a carico di diportisti sorpresi a navigare sottocosta in località Punta Bianca e Drasy del Comune di Agrigento e “Madonnina” del Comune di Realmonte. Lo stesso Fusco commenta: “Spiace rimarcare che, nonostante gli accorati appelli e le numerose azioni di contrasto, non si riesca ad ottenere il rispetto delle regole”.

3 settembre, Ad Agrigento prosegue incessante l’attività interforze contro il fenomeno dell’abusivismo commerciale nella frazione balneare di San Leone. L’attività, intrapresa sin dall’inizio della stagione estiva a seguito di un’apposita riunione del Comitato provinciale ordine e sicurezza pubblica presieduto dal Prefetto Dario Caputo, ha condotto, durante lo scorso fine settimana, al sequestro di un notevole quantitativo di merce contraffatta. Massiccio è stato il dispiegamento di forze di polizia al lungomare “Falcone e Borsellino”, nell’ambito di un dispositivo costituito da agenti della Polizia di Stato, militari dell’Arma dei Carabinieri, della Guardia di Finanza e personale della Polizia Locale. I servizi, attuati in base a precise direttive contenute in un’ordinanza emessa dal Questore Rosa Maria Iraci, hanno determinato il sequestro di numerose scarpe e borse con marchi contraffatti.

4 settembre, A Licata una donna ritira la pensione, poi è in ascensore, su, verso casa, e poi, innanzi all’ingresso, un uomo l’aggredisce e la picchia di soprassalto. Lei, 84 anni di età, consegna sotto minaccia la pensione, circa 600 euro in contanti. Lui scappa. Lei telefona al 112, e descrive il malvivente. I Carabinieri la raggiungono sul posto, visionano alcuni filmati della video-sorveglianza, e scatenano una rete di posti di blocco in vari angoli della città. Dopo circa venti minuti, nel centro cittadino è intercettato un uomo simile alla descrizione e alle immagini dei filmati. I Carabinieri gli perquisiscono l’abitazione, e in uno sgabuzzino saltano fuori gli indumenti indossati durante la brutale e vile aggressione. Lui, 37 anni, di Licata, sorvegliato speciale, è stato arrestato e trasferito in carcere. Risponderà di rapina aggravata. La donna guarirà in pochi giorni dalle ferite subite.

4 settembre, A Porto Empedocle, sulla spiaggia di Marinella, ha subito un violento incendio lo stabilimento balneare “Latino Beach – lido Oasi”. Le fiamme sono divampate intorno alle ore 2 della notte. I Vigili del fuoco hanno lavorato parecchie ore per domare la furia del rogo. Indagini sono in corso da parte della Polizia e della Procura di Agrigento.

5 settembre, A Lampedusa la titolare di un negozio di oggetti preziosi ha denunciato alla locale stazione dei Carabinieri di avere subito il furto di un orologio da parete, in ceramica, del valore di alcune centinaia di euro. I Carabinieri hanno subito effettuato un minuzioso sopralluogo nel negozio, incrociando i filmati di alcune telecamere ubicate nella zona, e, in breve tempo, hanno tracciato l’identikit della probabile persona responsabile del furto, ossia un’anziana donna, verosimilmente turista. Durante i controlli di frontiera svolti in aeroporto dai Carabinieri, la donna, prossima ad imbarcarsi su un aereo, è stata riconosciuta e perquisita. Dal suo bagaglio è saltato fuori il prezioso orologio in ceramica. Lei, una turista cremonese di 70 anni, è stata denunciata per furto aggravato. La refurtiva è stata restituita.

5 settembre, I Carabinieri della stazione di Porto Empedocle, in collaborazione con i colleghi del Nas, il Nucleo antisofisticazioni, hanno ispezionato numerosi locali e hanno sequestrato circa 100 chili di prodotti alimentari, soprattutto carne e pesce, di dubbia tracciabilità e in pessimo stato di conservazione. Il sequestro è stato effettuato, in particolare, in un bar-ristorante e in un panificio-rosticceria. Ai titolari sono state elevate sanzioni per 5mila euro ciascuno. Inoltre, come secondo procedura, è stata formalizzata richiesta all’Azienda sanitaria e al Sindaco per la temporanea chiusura delle attività.

5 settembre, Una coppia di Raffadali si è rivolta alla Procura della Repubblica di Agrigento e ha presentato un esposto-denuncia allorchè a lei lo scorso giugno è stato praticato un taglio cesareo e poi il feto è nato morto dopo 30 settimane di gestazione. La titolare del fascicolo d’inchiesta, la sostituto procuratore Sara Varazi, come atto dovuto, ha iscritto nel registro degli indagati 9 dipendenti del Reparto Ginecologia e Ostetricia dell’Ospedale di Agrigento, tra 3 ginecologi, 2 ostetriche, 1 infermiere e 3 portantini. Indagini sono in corso per riscontrare eventuali responsabilità.

6 settembre, I Carabinieri delle Stazioni di Camastra e Naro, insospettiti da alcuni movimenti anomali intorno ad un’abitazione in contrada Petrusa, dove è domiciliato un pensionato originario di Palma di Montechiaro, hanno compiuto una perquisizione e hanno scovato, nascosti nel sottotetto, un fucile calibro 12 risultato rubato nel 1984, un centinaio di cartucce, una pistola a salve e sei coltelli a serramanico. Il pensionato non ha fornito alcuna spiegazione sul possesso del fucile e delle cartucce, il tutto prossimo ad ulteriori accertamenti tecnici e balistici. Lui, G A sono le iniziali del nome, 67 anni, è stato arrestato ai domiciliari, e risponderà di illegale detenzione di armi e munizioni, e ricettazione.

6 settembre, I Carabinieri della stazione di Palma di Montechiaro hanno arrestato un bracciante agricolo di 42 anni, G L sono le iniziali del nome, sorpreso, nel corso di una perquisizione domiciliare, in possesso di 13 grammi di cocaina divisi in 30 dosi, un bilancino di precisione e altro materiale utile per il confezionamento delle dosi. Il 42enne è stato trasferito nel carcere “Di Lorenzo” ad Agrigento.

6 settembre, La Sezione Misure di prevenzione del Tribunale di Agrigento, presieduta dalla giudice Wilma Mazzara, ha respinto la richiesta di confisca dei beni di Angelo Di Giovanni, 47 anni, di Favara, condannato a 10 anni e 8 mesi di reclusione lo scorso 25 luglio nell’ambito della maxi inchiesta antimafia cosiddetta “Montagna”. Secondo il collegio giudicante “i presupposti della provenienza illecita dei beni, e della sproporzionalità rispetto ai redditi dichiarati, non risultano sussistenti”. Angelo Di Giovanni è difeso dall’avvocato Giuseppe Barba.

6 settembre, A Palma di Montechiaro la Polizia ha rintracciato ed ha arrestato Domenico Bonello, 45 anni, formalmente residente in Romania, inseguito da un mandato d’arresto europeo per riciclaggio in concorso emesso dall’autorità giudiziaria tedesca. Le ipotesi di reato contestate sarebbero state commesse in Germania. Bonello è stato provvisoriamente trasferito nel carcere “Di Lorenzo” ad Agrigento.

7 settembre, Ad Agrigento, a San Leone, nella pista di pattinaggio al lungomare, il 30 aprile del 2017 una bambina di 10 anni urtò contro uno spigolo metallico del passamano, esposto e fatiscente, e subì una lacerazione di 10 centimetri dall’ascella ai nervi del braccio. Adesso sono a giudizio innanzi al Tribunale di Agrigento, per lesioni personali colpose e per avere omesso negligentemente la manutenzione dell’impianto pubblico, Francesco Vitellaro, dirigente capo del settore Infrastrutture del Comune di Agrigento, e Gaspare Triassi, funzionario direttivo tecnico del servizio Impiantistica sportiva. I genitori della bambina, che hanno ricevuto una proposta di risarcimento di 21mila euro da parte della giunta comunale, sono parte civile tramite l’avvocato Daniela Posante. I due dipendenti del Comune di Agrigento sono assistiti dall’avvocato Giuseppe Scozzari.

7 settembre, La Procura della Repubblica di Agrigento ha notificato l’avviso di conclusione delle indagini, firmato dal pubblico ministero Alessandra Russo, a Gioacchino Militello, 32 anni, di Canicattì, che nel 2014, a Castrofilippo, spacciandosi come impiegato dell’Enel, avrebbe ottenuto la consegna di 620 euro da un anziano per stipulare falsamente un contratto di fornitura di energia elettrica. A Militello, difeso dall’avvocato Calogero Lo Giudice, sono contestati i reati di truffa e sostituzione di persona. L’indagato adesso ha 20 giorni di tempo a disposizione per opporre eventuali contro-deduzioni, dopodiché la Procura formulerà la richiesta di rinvio a giudizio.

8 settembre, Ad Agrigento un uomo di 62 anni ha sporto denuncia ai Carabinieri perché in via Imera, sul cancello d’ingresso della propria abitazione, ha trovato una testa d’ovino. Il gesto, di stampo intimidatorio, potrebbe essere legato a contrasti di vicinato. Indagini sono in corso.

8 settembre, In Piemonte, lungo l’A21 Torino – Piacenza, in territorio di Asti, un incidente stradale ha provocato la morte di un emigrato agrigentino da Campobello di Licata, Giovanni Picone, 40 anni, sposato e padre di tre figli, vittima, a bordo di un furgone da lavoro, di uno scontro con un Tir. Inutili sono stati i soccorsi.

9 settembre, Incidente sul lavoro a Raffadali dove un giovane di 19 anni, K T sono le iniziali del nome, immigrato dalla Costa d’Avorio, apprendista meccanico in un’officina, ha subito il taglio di tre falangette della mano destra durante il montaggio della catena di trasmissione di una moto. L’africano è stato soccorso da un elicottero del 118 atterrato in piazza Mercato. E’ stato trasportato al “Civico” a Palermo per le cure del caso.

9 settembre, A Lampedusa i Carabinieri hanno arrestato due tunisini ospiti del locale centro d’accoglienza perché hanno rubato un telefono cellulare ad una turista, e poi hanno scassinato e svuotato la cassetta delle offerte raccolte da un’associazione locale per i cani randagi. I due africani si sono scatenati in escandescenze all’atto dell’arresto. Uno dei due, in possesso di un coltello, risponderà anche di porto ingiustificato di arma bianca oltre che di furto aggravato in concorso e resistenza a pubblico ufficiale.

9 settembre, Ad Agrigento i poliziotti della Squadra Volanti sono intervenuti a San Leone a seguito di numerose segnalazioni su un uomo di mezza età colto a denudarsi, in presenza di altre persone, sulla spiaggia nei pressi della terza traversa. La Polizia gli ha inflitto una sanzione di 3.333 euro, trattandosi di una fattispecie di reato depenalizzata, e gli hanno imposto il divieto di avvicinamento alle spiagge agrigentine per alcuni giorni.

9 settembre, A Caltanissetta, all’ospedale “Sant’Elia”, nel reparto Rianimazione, è morto Alfonso Sciangula, 59 anni, di Porto Empedocle. L’uomo è stato ricoverato lo scorso 14 agosto a seguito delle ferite e dei traumi subiti in un incidente stradale tra Porto Empedocle e Realmonte. Alfonso Sciangula, alla guida di un motociclo, si è scontrato con un’automobile.

10 settembre, Ad Agrigento, al palazzo di giustizia, a conclusione della requisitoria, la pubblico ministero, Emiliana Busto, ha chiesto la condanna a 3 anni e 6 mesi di carcere a carico di un uomo di 24 anni di Palma di Montechiaro, imputato di maltrattamenti in famiglia e stalking per avere, per anni, perseguitato e picchiato l’ex convivente, all’epoca di quanto sarebbe accaduto minorenne, tra il 2015 e l’ottobre del 2017. Il processo si svolge in abbreviato innanzi al giudice per le udienze preliminari Stefano Zammuto.

10 settembre, A Porto Empedocle i poliziotti del locale Commissariato hanno arrestato ai domiciliari S D B, sono le iniziali del nome, di 35 anni, che avrebbe prima litigato con l’ex fidanzata al Viale della Vittoria ad Agrigento, poi, dopo averla minacciata, si è recato a Porto Empedocle, l’ha attesa sotto casa, e si è accanito con un bastone contro l’automobile di lei. Sul posto ad attendere l’esagitato sono stati anche i poliziotti che, beccandosi peraltro delle bastonate, lo hanno ammanettato con difficoltà. Il 35enne risponderà di danneggiamento aggravato, resistenza, minacce e lesioni personali a pubblico ufficiale, nonché porto di oggetti atti ad offendere.

12 settembre, L’impegno antidroga dei Carabinieri della Compagnia di Sciacca ha sortito nel corso dell’ultima settimana di attività tre arresti e due denunce a piede libero. Sono stati arrestati un saccense di 25 anni sorpreso in possesso di 5 grammi di cocaina, un senegalese di 19 anni con oltre 10 grammi di hashish divisi in dosi pronte allo smercio, e poi i colleghi della Tenenza di Ribera hanno arrestato un tunisino di 34 anni beccato con varie dosi di cocaina per un peso complessivo di circa 10 grammi. Altri due soggetti, un senegalese e un giovane di Sciacca, sono stati invece denunciati perché colti in possesso di alcuni grammi di hashish. I controlli saranno intensificati soprattutto nei pressi degli istituti scolastici.

12 settembre, Ad Agrigento, al palazzo di giustizia, la pubblico ministero, Gloria Andreoli, a conclusione della requisitoria, ha chiesto la condanna a 2 anni e 4 mesi di reclusione ciascuno a carico di Giuseppe Angarussa, 34 anni, di Porto Empedocle, e di Roberto D’Amico, 29 anni, di Cattolica Eraclea, imputati di ricettazione e arrestati il 26 ottobre del 2018 perchè sorpresi nella disponibilità di quasi 7 quintali di rame rubato. Angarussa e D’Amico, difesi dagli avvocati Davide Casà e Davide Santamaria, sono giudicati in abbreviato. Il 9 ottobre è attesa la sentenza.

12 settembre, A Palma di Montechiaro i poliziotti del locale Commissariato hanno sottoposto a fermo di polizia giudiziaria un giovane di 19 anni, R G sono le iniziali del nome, presunto responsabile di 5 furti con strappo, ovvero scippi, soprattutto a danno di donne anziane, e di una rapina.

12 settembre, I poliziotti della Squadra Mobile di Agrigento, capitanata da Giovanni Minardi, e del Commissariato di Licata, diretto da Sergio Carrubba, hanno arrestato ai domiciliari una coppia di coniugi di Licata, B F sono le iniziali del nome, 43 anni, operaio, e C A, 36 anni, casalinga, colti in flagranza del reato di coltivazione di sostanza stupefacente, aggravato dall’ingente quantitativo, essendo state rinvenute e poste sotto sequestro circa 250 piante di marijuana, per un peso complessivo di 247 chili. Le piante, in piena fioritura, alte tra 1 metro e 1 metro e 50, sono state scoperte in un terreno di vaste dimensioni, tra alberi di ulivo e da frutta, e dove vi è anche l’abitazione dei coniugi. In un garage di pertinenza sono stati inoltre scoperti e sequestrati 80 grammi di cannabis.

12 settembre, Ad Agrigento, a San Leone, in un appartamento in via Nettuno, è morto un turista di 35 anni, B M B sono le iniziali del nome, della Svizzera. Sarebbe stato vittima di un arresto cardiaco provocato da un aneurisma. Accanto all’uomo sono stati trovati dei farmaci antinfiammatori, che sono stati sequestrati. La salma del turista, in vacanza ad Agrigento con un amico, è stata trasferita nella camera mortuaria dell’ospedale “San Giovanni di Dio” di Agrigento a disposizione della Procura.

12 settembre, A Porto Empedocle hanno arrestato I F, sono le iniziali del nome, 60 anni, perché più volte ha scritto sui muri cittadini, in particolare nel quartiere Vincenzella, alcune frasi ingiuriose nei confronti di una donna, anche lei empedoclina, di cui lui si è invaghito. Lei invece, di 30 anni, lo ha respinto. All’uomo, incastrato dalle immagini registrate dalla video-sorveglianza, è stato imposto il divieto di avvicinamento alla donna. Adesso, invece, perdurando la condotta molesta, è stato arrestato ai domiciliari con il divieto di comunicare con l’esterno.

12 settembre, Gioacchino Lauricella, 45 anni, di Palma di Montechiaro, ha subito gravi ferite da taglio ad una gamba durante dei lavori in casa di un familiare. Il progressivo dissanguamento, nel corso del trasporto verso l’ospedale “San Giacomo d’Altopasso” a Licata, ha provocato la morte dell’uomo. Ecco la prima dinamica di quanto accaduto ricostruita dai poliziotti del commissariato di Palma di Montechiaro. Il palmese non riporta tracce di aggressione o, quanto meno, di colluttazione.

13 settembre, Un incidente lungo la strada provinciale 15, in contrada Comete, ha provocato la morte di un uomo di 25 anni, Angelo Macaluso, di Racalmuto, al quale nottetempo, intorno alle ore 3, per cause in corso di accertamento, è sfuggito il controllo della propria automobile, che si è ribaltata incastrandolo tra le lamiere. Sono intervenuti i Vigili del fuoco e un’ambulanza del 118 che ha trasportato Macaluso al pronto soccorso dell’ospedale “San Giovanni di Dio” di Agrigento dove alle ore 5 circa è morto. Angelo Macaluso è stato in automobile al rientro dal turno di lavoro in una pizzeria. I rilievi del sinistro sono stati eseguiti dai Carabinieri.

13 settembre, Un incidente lungo la strada provinciale 386, che collega Ribera alla statale 115, ha provocato la morte di una donna di 70 anni, Giovanna Aleonero, di Calamonaci, alla quale, per cause in corso di accertamento, è sfuggito il controllo della propria automobile, una Toyota Yaris. Il mezzo si è schiantato contro un muro di cemento armato. L’anziana è deceduta poche ore dopo il ricovero in Ospedale. I rilievi del sinistro sono stati eseguiti dai Carabinieri.

13 settembre, Lungo lo scorrimento veloce Palermo – Sciacca, statale 624, i Carabinieri della Compagnia di Sciacca hanno arrestato due palermitani, uno di 26 e l’altro di 32 anni, che in prossimità di un posto di blocco hanno lanciato fuori dal finestrino dell’auto due involucri. Dall’ispezione del contenuto e dalla perquisizione sono emersi 385 grammi di hashish, 10 grammi di cocaina, e 290 euro. Risponderanno di detenzione di sostanze stupefacenti a fine di spaccio, e uno dei due anche di guida senza patente.

13 settembre, Nell’ambito dell’inchiesta cosiddetta “Discount”, l’imprenditore agrigentino, Giuseppe Burgio, è stato già condannato in primo grado a 8 anni di reclusione per bancarotta fraudolenta a seguito del crack finanziario del gruppo a lui legato e impegnato nel settore della distribuzione alimentare. Ebbene, adesso una seconda tranche della stessa inchiesta approda in Tribunale. Infatti, la Procura della Repubblica di Agrigento, tramite la sostituto procuratore Alessandra Russo, ha chiesto il rinvio a giudizio di 20 imputati, compreso Burgio, ai quali si contesta, a vario titolo, di aver permesso, non impedendola, anzi in alcuni casi assecondandola e favorendola, la distrazione di circa 50 milioni di euro che sarebbero transitati da una società all’altra sempre riconducibile al gruppo Burgio. Si tratta di consiglieri di amministrazione, componenti del collegio sindacale, liquidatori della “Ingross srl” e della “Centro distribuzione alimentari spa” e funzionari dell’Unicredit. I 20 imputati risponderanno il prossimo 11 ottobre all’appello del giudice per le udienze preliminari del Tribunale di Agrigento, Marco Salvatori, che deciderà sulla richiesta di rinvio a giudizio avanzata dalla Procura. I reati contestati sono il concorso in bancarotta fraudolenta e il falso.

15 settembre, Un incidente stradale durante la notte di domenica 15 settembre ha provocato la morte di Alfonso Taglialavoro, 24 anni, di Agrigento. Il giovane ha accompagnato la fidanzata a Casteltermini e poi, al rientro ad Agrigento, lungo la statale 189, nei pressi di Comitini, si è ribaltato in una scarpata a bordo della sua Volkswagen Golf. Inutile si è rivelato il soccorso del personale del 118. I rilievi del sinistro sono stati eseguiti dai Carabinieri.

16 settembre, I centri di accoglienza e detenzione in Libia, e i reati legati al traffico di esseri umani: i poliziotti della Squadra Mobile di Agrigento, capitanati da Giovanni Minardi e coordinati dalla Procura di Palermo, hanno sottoposto a stato di fermo di indiziato di delitto tre extracomunitari. Sono contestati, a vario titolo, i reati di associazione a delinquere, tratta, violenza sessuale, omicidio e sequestro a fine di estorsione. E per la prima volta, nell’ambito dell’immigrazione, è contestato il reato di tortura, di recente introduzione. I tre avrebbero trattenuto in un campo di prigionia libico, a Zawya, decine di profughi pronti a partire per l’Italia, e ciò nell’interesse di una più ampia organizzazione criminale. I migranti hanno raccontato ai poliziotti della Squadra Mobile di Agrigento di essere stati torturati, picchiati e di essere stati testimoni della morte di diversi compagni di prigionia. Ai tre presunti carcerieri è contestato il reato di sequestro a scopo di estorsione perché i profughi trattenuti nel campo di prigionia avrebbero riacquistato la libertà solo con il pagamento di un riscatto. I tre sono Mohammed Condè, inteso Suarez, originario della Guinea, 27 anni, Hameda Ahmed, egiziano, 26 anni e Mahmoud Ashuia, egiziano, 24 anni. I tre sono stati riconosciuti in foto segnaletiche da migranti giunti a Lampedusa lo scorso 7 luglio, dopo essere stati soccorsi dalla nave Mediterranea.

16 settembre, I Carabinieri della stazione di Menfi hanno arrestato Salvatore Foresta, 49 anni, destinatario di un provvedimento emesso dal tribunale di Sorveglianza di Palermo. Foresta sconterà ai domiciliari un anno di reclusione per tentato furto aggravato, ipotesi di reato risalente al 2016, commesso a Sciacca.

16 settembre, I Carabinieri della Tenenza di Favara hanno denunciato a piede libero un giovane di 25 anni sorpreso alla guida di un ciclomotore in possesso di due coltelli: uno multiuso con lama da 6 centimetri e uno più pericoloso, a serramanico, della lunghezza di 29 centimetri. Il favarese risponderà all’autorità giudiziaria del reato di porto ingiustificato di oggetti atti a offendere. I coltelli sono stati sequestrati.

16 settembre, A Ribera, in una comunità alloggio per malati psichici, è stato scoperto cadavere nel suo letto di degenza un anziano di 75 anni, Gaetano La Corte. Secondo quanto rilevato dai Carabinieri e dal medico legale, l’uomo ha dei lividi sul collo e sarebbe morto per soffocamento. La Procura di Sciacca, tramite la sostituto procuratore Roberta Griffo, ha disposto il sequestro del reparto interessato e l’autopsia. I Carabinieri della Tenenza di Ribera e della Compagnia di Sciacca hanno arrestato Salvatore Italiano, 62 anni, di Ribera, anche lui ospite della stessa comunità alloggio ma assente ingiustificato da alcune ore. Salvatore Italiano è stato rintracciato nei pressi di un distributore di carburanti, è stato interrogato dalla pubblico ministero Roberta Griffo in presenza del suo avvocato di fiducia, e ha ammesso di avere compiuto il delitto, strangolando durante la notte Gaetano La Corte per attriti pregressi.

17 settembre, Da sabato scorso ad oggi, altro incidente stradale mortale nell’Agrigentino, il terzo: ad Agrigento, lungo la strada statale 640, nei pressi della rotatoria Giunone, è morto Giovanni Rizzo, 35 anni, di Campobello di Licata, disabile, passeggero su un Fiat Doblò guidato da A B, sono le iniziali del nome, 32 anni, ferito e soccorso in ospedale. Nottetempo, intorno alle ore 2, il mezzo, per cause in corso di accertamento, si è schiantato contro la rotonda. Sul posto sono intervenuti Vigili del fuoco, Carabinieri e il personale del 118 che ha constatato la morte di Rizzo e ha trasportato in ospedale il ferito.

18 settembre, Ad Agrigento, al Viale della Vittoria, dopo il 5 marzo del 2014, giorno della frana del costone retrostante i palazzi Crea, è un’altra volta scattato l’allarme crollo. Durante la notte trascorsa, intorno alle ore 4, a ridosso della piazza Cavour sono crollate parti del prospetto, del cornicione di una palazzina, e anche parte dell’impalcatura attualmente montata per compiere lavori di ristrutturazione dell’esterno dell’edificio risalente ai primi del secolo scorso. Il rumore ha svegliato di soprassalto i residenti della zona. Sul posto si sono precipitati Vigili del fuoco, Polizia, Carabinieri, anche delle ambulanze: nessun danno hanno subito persone o mezzi posteggiati nei pressi. Lavori sono in corso per ripristinare le condizioni di sicurezza e per rimuovere le macerie. Nel frattempo, 10 famiglie abitanti la palazzina sono state evacuate precauzionalmente, e l’area è stata posta sotto sequestro.

18 settembre, A Bivona i poliziotti della Squadra Mobile di Agrigento, sezione antidroga, nel corso di appositi servizi di prevenzione e repressione dei reati legati alle sostanze stupefacenti, hanno arrestato P E, sono le iniziali del nome, 49 anni, sorpreso, nel corso di una perquisizione personale e domiciliare, in possesso di un panetto di hashish da 100 grammi, e di un bilancino elettronico di precisione. La Procura della Repubblica di Sciacca ha disposto i domiciliari. L’arresto è stato convalidato dal Tribunale saccense.

19 settembre, A Canicattì i poliziotti del locale Commissariato, diretto dal vice Questore, Cesare Castelli, e della Squadra Mobile di Agrigento capitanata da Giovanni Minardi, hanno scoperto e sequestrato 2 chili circa di hashish. La droga è stata rinvenuta dentro una scatola di cartone con all’interno 8 panetti, che sono sequestrati a carico di ignoti. Indagini in corso.

19 settembre, Ad Agrigento, al palazzo di giustizia, a conclusione del giudizio abbreviato, il giudice per le udienze preliminari, Stefano Zammuto, ha condannato a 1 anno e 8 mesi di reclusione un uomo di 24 anni di Palma di Montechiaro imputato di maltrattamenti in famiglia e stalking a danno dell’ex convivente, minorenne all’epoca incriminata, tra il 2015 e l’ottobre del 2017. La pubblico ministero, Emiliana Busto, ha invocato la condanna del palmese a 3 anni e 6 mesi di carcere.

19 settembre, Ad Agrigento, al palazzo di giustizia, a conclusione del giudizio abbreviato, la giudice per le udienze preliminari, Luisa Turco, ha condannato a 1 anno e 4 mesi di reclusione Labe Diallo, 19 anni, immigrato dalla Guinea e ospite di un centro d’accoglienza ad Agrigento, arrestato nel luglio del 2018 dalla Guardia di Finanza perché sorpreso in possesso di due panetti di hashish da 100 grammi ciascuno.

19 settembre, A Palma di Montechiaro la Polizia ha denunciato A M, sono le iniziali del nome, 39 anni, di Agrigento, per il reato di truffa perché avrebbe comperato oro e preziosi in una gioielleria pagando con assegni falsi. La Polizia ha inoltre ottenuto dalla questore, Rosa Maria Iraci, un foglio di via obbligatorio da Palma di Montechiaro per 3 anni a carico del denunciato.

20 settembre, Ad Agrigento, al palazzo di giustizia, la pubblico ministero, Sara Varazi, ha chiesto la condanna a 8 anni di carcere ciascuno a carico di Francesco Nocera, 51 anni, e della sua compagna, Irene Infuso, 38 anni. I due, spacciandosi come badanti e sbriga – faccende, avrebbero costretto, con violenza e minacce, un’anziana ottantenne di Campobello di Licata, e la sorella di lei (poi deceduta), a consegnare loro i risparmi di una vita, circa 148mila euro, tra conti correnti, buoni fruttiferi e immobili. La presunta estorsione risale, in più episodi, al 2007. L’anziana donna è stata poi ospite di una casa di riposo al Villaggio Mosè ad Agrigento.

20 settembre, Ad Agrigento, al palazzo di giustizia, a conclusione dell’udienza preliminare, la giudice per le udienze preliminari, Claudia Infantino, accogliendo quanto richiesto dalla pubblico ministero, Cecilia Baravelli, ha rinviato a giudizio l’avvocato Giuseppe Arnone, imputato di diffamazione aggravata e calunnia contro l’attuale Sostituto Procuratore Generale presso la Corte di Cassazione, Luigi Birritteri, l’avvocato Tiziana Miceli, e il marito di lei, l’ex ministro Angelino Alfano. Le ipotesi di reato contestate traggono origine da una denuncia, presentata dall’avvocato Giuseppe Arnone, che poi, all’esito delle indagini, si è rivelata infondata. Ecco perché adesso si procede per il delitto di diffamazione e calunnia a carico di Arnone. Luigi Birritteri e Tiziana Miceli si sono costituiti parte civile tramite gli avvocati Angelo Farruggia e Annalisa Russello. Prima udienza il 17 dicembre prossimo innanzi alla sezione del Tribunale di Agrigento presieduta da Antonio Genna.

21 settembre, I poliziotti della Squadra Mobile di Agrigento, coordinati da Giovanni Minardi, e del Commissariato di Licata, nel corso di due distinte operazioni, hanno arrestato tre indagati di coltivazione e detenzione di sostanze stupefacenti del tipo marijuana. Sono state scoperte e sequestrate due piantagioni, e diverse centinaia di chilogrammi di marijuana. I tre arrestati sono, ai domiciliari, i coniugi Francesco Bruna, 43 anni, e Angela Camilleri, 36 anni, per una piantagione di marijuana in contrada San Michele con 250 piante alte tra 1 metro e 1 metro mezzo, per un totale di circa 247 chili. E poi, in carcere, Angelo Marzullo, 47 anni, per una piantagione in contrada Cantacaglione, con 575 piante alte mediamente un metro e mezzo, per un totale di circa 725 chili.

21 settembre, La giudice monocratico del Tribunale di Caltanissetta, Tiziana Mastrojeni, ha condannato l’avvocato agrigentino, Giuseppe Arnone, a 10 mesi e 25 giorni di reclusione per diffamazione a danno del Procuratore Aggiunto della Repubblica, Ignazio Fonzo, oggi in servizio a Catania, e del giornalista agrigentino Lelio Castaldo, direttore di Sicilia24h.it. Arnone risarcirà il danno da quantificare in sede civile, e pagherà a favore di Lelio Castaldo una provvisionale immediatamente esecutiva di mille euro, oltre la rifusione delle spese processuali per complessivi 3.420 euro. Il Procuratore Aggiunto Ignazio Fonzo è stato difeso dall’avvocato Vittorio Lo Presti, e il giornalista Lelio Castaldo è stato difeso dall’avvocato Giuseppe Aiello. Lelio Castaldo commenta: “Intanto voglio ringraziare il mio avvocato Giuseppe Aiello, grande professionista che ha curato nei minimi termini questo procedimento. Nonostante quanto Arnone abbia dichiarato contro di me in aula fino all’ultima udienza, non esulto: Arnone in questo momento e da qualche tempo mi fa soltanto pena. E’ stata messa la parola fine ad un continuo insulto diffamatorio nei miei confronti che ormai durava da molto tempo e che è servito anche a qualche altro noto pluripregiudicato politico di Agrigento per insultarmi. Chiederò al mio avvocato di recuperare immediatamente i mille euro che darò in beneficenza. Su questo non transigo, anche se sono a conoscenza che dovrò faticare non poco…”

21 settembre, In territorio di Racalmuto, in contrada Piano Corsa, due incendi in meno di 24 ore nello stesso luogo, il 19 e il 20 luglio scorsi, hanno devastato il bosco. Adesso la Procura della Repubblica di Agrigento, tramite le sostitute procuratore, Gloria Andreoli e Cecilia Baravelli, ha iscritto nel registro degli indagati alcuni dipendenti della Forestale. L’ipotesi di reato contestata è incendio boschivo colposo, allorchè colposamente, e non con dolo, non sarebbero intervenuti adeguatamente per evitare il propagarsi del fuoco. Le indagini sono state delegate alla Squadra Mobile di Agrigento che ha già convocato gli indagati per avvisarli dell’indagine a loro carico e ascoltarli.

21 settembre, La Corte d’Appello di Palermo, interessata dal rinvio degli atti processuali dalla Cassazione, accogliendo le argomentazioni dei difensori, gli avvocati Luigi La Placa, Sandro La Placa e Nenè Alagna, ha assolto dall’imputazione di violenza sessuale L G, sono le iniziali del nome, 29 anni, di Menfi, condannato in primo grado dal Tribunale di Sciacca a 5 anni di carcere per abuso sessuale e lesioni nei confronti della ex fidanzata. I difensori hanno proposto Appello censurando la sentenza di primo grado sotto diversi profili giuridici, ritenendo che dall’istruttoria dibattimentale non sono emersi sufficienti elementi di prova a carico del giovane in ordine all’abuso sessuale contestatogli. Il giovane avrebbe palpeggiato nelle parti intime l’ex fidanzata all’interno della villa comunale di Menfi, e avrebbe tentato di avere un rapporto sessuale con la ragazza. Il menfitano, assolto dalla più grave accusa di violenza sessuale, è stato solo condannato per lesioni a 25 giorni di arresti domiciliari. Soddisfazione è stata espressa dai difensori del giovane, Luigi La Placa, Sandro La Placa e Nenè Alagna, “per un’assoluzione da una grave accusa giunta dopo 7 lunghi anni di processo”.

21 settembre, A Canicattì, in contrada Petrullo, i poliziotti del locale Commissariato diretto dal vice Questore, Cesare Castelli, della Squadra Mobile di Agrigento diretta da Giovanni Minardi, e del Commissariato di Licata agli ordini di Sergio Carrubba, sono irrotti all’interno di un magazzino utilizzato per l’essiccazione di una ingente quantità di marijuana. Sono state scoperte piante già raccolte nella disponibilità di Vincenzo Tardino, 38 anni, autorizzato alla coltivazione di cannabis industriale per scopi leciti. Nel corso della perquisizione sono state contate e sequestrate 3.550 piante alte mediamente un metro e mezzo, per un totale di circa 2.650 chili, oltre ad una parte esigua, di circa 30 chili, risultata essere di lecita coltivazione. Vincenzo Tardino è stato arrestato e trasferito nel carcere “Di Lorenzo” ad Agrigento.

22 settembre, A Canicattì, in contrada Santuzza – Carlino, ignoti balordi avrebbero compiuto un raid vandalico. E’ stato incendiato il gazebo in legno, una struttura di circa 30 metri quadrati con all’interno tavoli, sedie e suppellettili, dove durante l’estate è stato organizzato il grest per i bambini, e sono state bucate le ruote dell’automobile, una Fiat 600, della madre superiora delle suore Divine Vocazioniste, posteggiata lungo la strada che conduce al gazebo. Indagini sono in corso ad opera della Polizia. Il gazebo è stato allestito in un terreno adesso invaso dalle sterpaglie.

22 settembre, A Favara, in via Beneficenza Mendola, si è scatenata una violenta rissa, alimentata da contrasti economici, tra diverse persone tutte appartenenti allo stesso nucleo familiare. Sono intervenuti i Carabinieri della locale Tenenza e hanno arrestato ai domiciliari i cinque rissanti, due uomini e tre donne. Due degli esagitati sono stati condotti in ospedale: uno ha subito la frattura ad un braccio con 30 giorni di prognosi, e l’altro contusioni e graffi guaribili in circa 10 giorni.

23 settembre, I Carabinieri della Stazione di Campobello di Licata, nell’ambito di specifici servizi di controllo del territorio e, in particolare, contro il commercio abusivo e di marchi contraffatti, hanno denunciato in stato di libertà due cittadini senegalesi. La pattuglia dei Carabinieri si è imbattuta in alcune bancarelle abusive in pieno centro con in vendita merce contraffatta. Nel sequestro, effettuato dai militari dell’Arma, sono comprese: 172 paia di scarpe, 31 jeans e 27 maglie e camicie. Tutti i prodotti riproducono articoli completi di loghi delle migliori marche esistenti sul mercato. I carabinieri hanno sequestrato anche 347 cd e dvd pirata. La stima del valore della merce sequestrata si attesta su circa 7000 euro.

24 settembre, Lungo la strada statale 115, in territorio di Ribera, all’interno della galleria “Magone”, un uomo alla guida di un trattore gommato, Giuseppe Terrasi, 58 anni, di Ribera, è morto vittima di un incidente. Il trattore, per cause in corso di accertamento da parte della Polizia Stradale, si è scontrato con un autoarticolato. I due mezzi hanno viaggiato entrambi in direzione di Sciacca. Sul posto sono intervenuti anche i Vigili del fuoco del distaccamento di Sciacca ed il personale dell’Anas.

26 settembre, Ad Agrigento, al palazzo di giustizia, la giudice monocratico del Tribunale, Katia La Barbera, accogliendo quanto richiesto dalla Procura, ha assolto l’imprenditore agrigentino Salvatore Moncada, imputato di violenza privata a danno di tre suoi ex dipendenti, che lo hanno denunciato, i quali sarebbero stati costretti da Moncada ad accettare il transito in un’altra impresa con conseguente trasferimento della sede lavorativa da Porto Empedocle a Campofranco. Moncada, difeso dall’avvocato Marco Giglio, ha replicato: “I tre lavoratori che mi hanno denunciato sono dei privilegiati, sono stati assunti perché segnalati da alcuni politici e riassunti in un’altra azienda con stipendio superiore e mansioni meno gravose”.

26 settembre, Ad Agrigento, al palazzo di giustizia, la sezione penale del Tribunale, presieduta da Wilma Mazzara, ha condannato a 5 anni e 6 mesi di reclusione, per detenzione di armi clandestine e ricettazione, il boss ergastolano di Delia, in provincia di Caltanissetta Cesare Genova, 69 anni, già evaso dal carcere di Rebibbia e condannato dal Tribunale di Roma per evasione. La fuga di Genova si concluse nell’Agrigentino con la cattura. Poi Carmela Savina Forte, 62 anni, e il marito Vincenzo Noto, 69 anni, di San Biagio Platani, imputati di avere aiutato Genova fornendogli pasti e supporto logistico, hanno beneficiato del non doversi procedere per estinzione del reato. Gli imputati Giuseppe Federico, 51 anni, e Umberto Cavallaro, 39 anni, entrambi Carabinieri, sono stati assolti. Andrea Mirarchi, 43 anni, anche lui Carabiniere, è stato assolto per alcuni capi di imputazione, e per altri è stato disposto il non doversi procedere. Non doversi procedere anche per Calogero e Francesco Burgio, entrambi di Palma di Montechiaro e di 33 anni, imputati di avere ospitato Cesare Genova e di averlo accompagnato nei suoi spostamenti.

27 settembre, A Canicattì presunti pregressi contrasti tra due agricoltori a causa dei confini dei loro terreni sono degenerati nel sangue. In contrada Calici, Vincenzo Sciascia Cannizzaro, 68 anni, è stato ucciso a colpi d’arma da fuoco. Il cadavere di Sciascia Cannizzaro è stato colto lungo la stradina campagnola che conduce al suo appezzamento di terreno dai poliziotti del locale Commissariato, diretto dal vice Questore, Cesare Castelli. La Polizia ha rintracciato, identificato e trattenuto il presunto responsabile dell’omicidio, un “vicino di terreno” della vittima.

27 settembre, La Procura della Repubblica di Agrigento, tramite la sostituto procuratore Antonella Pandolfi, titolare dell’inchiesta, ha iscritto, come atto dovuto, nel registro degli indagati tutti i proprietari dei locali del palazzo teatro del crollo in piazza Cavour poco prima dell’alba di mercoledì 18 settembre. I proprietari sono indicati come committenti dei lavori di ristrutturazione del palazzo. E sono indagati anche i responsabili dell’impresa incaricata dei lavori di ristrutturazione, e l’amministratore del condominio. Complessivamente si tratta di 28 indagati.

28 settembre, La sostituto procuratore di Agrigento, Paola Vetro, ha firmato il provvedimento di fermo di indiziato di delitto a carico di Carmelo Rubino, 68 anni, di Canicattì, agricoltore, pensionato, sospettato, ed ha ammesso la propria responsabilità, di avere ucciso ieri mattina intorno alle ore 11 a Canicattì, in contrada Calici tra le campagne, l’agricoltore Vincenzo Sciascia Canizzaro, 69 anni, sparandogli alla testa due colpi di pistola 7,65. Le ipotesi di reato contestate sono omicidio pluriaggravato e porto illegale di arma da fuoco aggravato. Tra Sciascia Cannizzaro e Rubino sarebbero insorti contrasti per il diritto di transito in una stradina campagnola nella zona dei loro terreni agricoli. Carmelo Rubino è recluso nel carcere “Di Lorenzo” ad Agrigento.

29 settembre, Incidente domestico ad Aragona, in una casa in campagna, in contrada San Marco, dove Giuseppe La Mendola, 80 anni, è precipitato dal tetto della sua abitazione dove è salito per compiere alcuni lavori. La Mendola è stato soccorso in ospedale ma è morto poco dopo il ricovero. Giuseppe La Mendola è conosciuto da tanti per essere stato il “Babbo Natale” del Cav, il Centro aiuto alla vita. Anita Castellano, presidente del Centro aiuto alla vita, afferma: “Dignità, valori cristiani, disponibilità, altruismo erano le caratteristiche di Giuseppe La Mendola, amato da grandi e piccini per il ruolo di Babbo Natale che ogni anno ricopriva in occasione delle feste natalizie per raccogliere fondi per il Centro. La sua figura era divenuta simbolo di solidarietà e di tradizione”.

30 settembre, La Cassazione ha confermato la condanna a 6 anni e 4 mesi ciascuno di carcere a carico di Calogero Circo, 59 anni, e del figlio Stefano Circo, 33 anni, di Casteltermini, imputati del reato di lesioni aggravate in concorso. Nel 2012, i due, insieme ad altre persone, hanno sfregiato con un coltello il volto dell’ex fidanzato della figlia e sorella dei due condannati. I Carabinieri della Compagnia di Cammarata hanno arrestato i due Circo per l’esecuzione della sentenza definitiva di condanna.

30 settembre, Dopo il crollo del cornicione all’alba di mercoledì 18 settembre, nel primo pomeriggio di oggi un altro cedimento di altra parte di cornicione ha interessato il palazzo Liberty in piazza Cavour ad Agrigento, risalente ai primi del secolo scorso. Il crollo si è abbattuto sul Viale della Vittoria, a ridosso del gazebo esterno del bar Saieva, all’interno dell’area transennata e vietata al transito. Sul posto sono intervenute forze dell’ordine e della protezione civile. Domani, martedì primo ottobre, è atteso il conferimento dell’incarico ad un perito nominato dalla Procura della Repubblica di Agrigento. Subito dopo la perizia, necessaria al fine di scoprire cause e responsabilità di quanto accaduto, saranno intrapresi i lavori di consolidamento e recupero sicurezza che, soprattutto in ragione di quanto successo oggi, sono più che mai urgenti e non più rinviabili.

1 ottobre, A Campobello di Licata i Carabinieri hanno scoperto una vera e propria centrale di stoccaggio e smercio di marijuana all’interno di un’abitazione. Si tratta di una casa disabitata da anni e che, molto probabilmente all’insaputa della proprietaria, un’anziana donna residente da tempo nel nord Italia, è stata adibita da ignoti, al momento, a deposito e lavorazione di marijuana di ottima qualità. I Carabinieri sono stati insospettiti e attratti dall’odore caratteristico della marijuana promanato dall’interno dell’abitazione, e che hanno seguito fiutandolo come cani segugi. Il salotto è stato trasformato in locale di stoccaggio della marijuana, con angoli utilizzati per l’essiccazione delle piante. E poi canapa appesa ovunque, sul lampadario, alle pareti, al posto dei quadri, o adagiata sul divano, sul tavolo e su tutta la superficie del pavimento. Sono state contate oltre 100 piante in fase di essiccazione. E poi marijuana già confezionata in grosse buste da 1 chilo e in formati più piccoli, per un totale di quasi 10 chili di sostanza stupefacente già pronta per essere venduta. Oltre alla droga, i Carabinieri hanno sequestrato un bilancino di precisione e materiale per il confezionamento dello stupefacente.

3 ottobre, I Carabinieri sono intervenuti a rimedio di un caso di “Revenge Porn”, la vendetta porno, nell’Agrigentino, però al contrario, da parte di una donna a danno di un uomo. I Carabinieri della Compagnia di Cammarata hanno eseguito la misura cautelare del divieto di avvicinamento, emessa dal Tribunale di Sciacca su richiesta della locale Procura. La destinataria del provvedimento è una donna, residente nel territorio, indagata per il reato di diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti, ovvero il “Revenge Porn”, introdotto dalla recente legge sul “codice rosso”, con pena fino a 6 anni di reclusione. La donna raggiunta dal provvedimento cautelare dell’autorità giudiziaria, incapace di accettare la fine della relazione con l’ex compagno, avrebbe iniziato a perseguitarlo. L’escalation rapidissima di aggressività della donna, culminata con la pubblicazione di foto e filmati intimi della coppia, è stata immediatamente contenuta dai Carabinieri, tempestivamente intervenuti con il supporto della Procura di Sciacca.

4 ottobre, A Licata i Carabinieri della locale Compagnia hanno arrestato ai domiciliari un operaio di 25 anni, Nicol Serravalle, sorpreso, nel corso di una perquisizione domiciliare, in possesso di un panetto di hashish da 100 grammi, nascosto tra la biancheria in un cassetto della stanza da letto. Ed a Ribera i Carabinieri della locale Tenenza hanno denunciato un disoccupato di 42 anni, V A sono le iniziali del nome, sorpreso nella sua abitazione in possesso di una pianta di marijuana alta 140 centimetri, carica di infiorescenze, ed in fase di essiccazione.

4 ottobre, A Racalmuto i Carabinieri della locale Stazione hanno sottoposto a controllo la masseria – maneggio di cavalli di un uomo di 36 anni. Il cane pastore tedesco “Lego” ha fiutato e scoperto in un nascondiglio ricavato nel tronco di un albero due panetti di hashish per un peso totale di cento grammi. Poi i Carabinieri del Centro anticrimine natura e i medici veterinari dell’Azienda sanitaria hanno riscontrato che i box della scuderia dove sono custoditi i cavalli sono privi delle concessioni edilizie. Un’intera mandria di ovi-caprini è stata sequestrata perché tutti i 65 capi non sono tracciati. Sono state elevate quindi sanzioni per svariate migliaia di euro. Anche un familiare del titolare è stato denunciato per maltrattamenti di animali perché ha effettuato delle mutilazioni al suo cane. I controlli in tale ambito proseguiranno serrati.

4 ottobre, I poliziotti della Squadra Mobile di Agrigento, coordinati da Giovanni Minardi, e del Commissariato di Porto Empedocle, diretto da Chiara Sciarabba, hanno denunciato un uomo di 52 anni di Porto Empedocle, G G sono le iniziali del nome, perché a Porto Empedocle in un magazzino nella sua disponibilità sono stati scoperti 4 panetti di hashish, per un peso complessivo di quasi 400 grammi.
Ancora la Squadra Mobile ha arrestato una donna di 23 anni, anche per la quale le iniziali del nome sono G G. In una casa rurale nelle campagne tra Favara e Castrofilippo, nella sua disponibilità, sono stati scoperti e sequestrati 15 panetti di hashish da 100 grammi ciascuno. L’arresto è stato convalidato dal Tribunale, che ha restituito la libertà all’indagata.

4 ottobre, Lo scorso 17 settembre, ad Agrigento, lungo la strada statale 640, nei pressi della rotatoria Giunone, è morto Giovanni Rizzo, 35 anni, di Campobello di Licata, disabile, passeggero su un Fiat Doblò guidato da A B, sono le iniziali del nome, 32 anni, anche lui di Campobello, ferito e soccorso in ospedale. Nottetempo, intorno alle ore 2, il mezzo, per cause in corso di accertamento, si è schiantato contro la rotonda. Ebbene, adesso la Procura della Repubblica di Agrigento ha iscritto nel registro degli indagati il conducente del mezzo. L’ipotesi di reato contestata è l’omicidio stradale allorchè il campobellese avrebbe viaggiato ad elevata velocità non rispettando la segnaletica presente.

4 ottobre, A Palermo, al palazzo di giustizia, il Sostituto Procuratore Generale, Emanuele Ravaglioli, a conclusione della requisitoria nell’ambito dell’inchiesta antimafia nell’agrigentino cosiddetta “Icaro”, ha chiesto la conferma delle condanne inflitte in primo grado il 19 ottobre scorso. Dunque:
Antonino Abate, 32 anni, di Montevago, 16 anni di reclusione.
Carmelo Bruno, 50 anni, di Motta Santa Anastasia, 4 anni.
Vito Campisi, 48 anni, di Cattolica Eraclea, 10 mesi. Roberto Carobene, 41 anni, di Motta Santa Anastasia, 4 anni.
Antonino Grimaldi, 58 anni, di Cattolica Eraclea, 16 anni.
Stefano Marrella, 62 anni, di Montallegro, 20 anni. Vincenzo Marrella, 44 anni, di Montallegro, 16 anni. Vincenzo Marrella, 63 anni, di Montallegro, 20 anni. Gaspare Nilo Secolonovo, 50 anni, di Santa Margherita Belice, 5 anni e 6 mesi.
Francesco Tortorici, 39 anni, di Montallegro, 16 anni.
Arringhe difensive dal 12 novembre in poi, e il 3 dicembre la sentenza.

4 ottobre, I Carabinieri di Gela, Mazzarino e Riesi hanno arrestato M G, sono le iniziali del nome, 26 anni, residente in provincia di Agrigento, sorpreso nel possesso e nella cura, in contrada Contessa in territorio di Riesi, di una piantagione di canapa indiana composta da circa 3.600 piante mimetizzate in un vigneto ed irrigate attraverso un sofisticato impianto automatico “a goccia”. I Carabinieri, che si sono avvalsi anche delle perlustrazioni di un elicottero, hanno sequestrato nel fondo agricolo, inoltre, una pistola calibro 7.65 con 17 colpi dello stesso calibro, e un furgone Piaggio Porter, risultato rubato a Palermo la notte del 13 settembre 2019. Si tratta di uno dei più ingenti sequestri di piante di canapa indiana operati dai Carabinieri del Reparto Territoriale di Gela. Lo stupefacente, se immesso sul mercato dello spaccio al dettaglio, avrebbe fruttato svariate centinaia di migliaia di euro.

7 ottobre, Si è consumata a Lampedusa l’ennesima strage di uomini, donne e bambini, peraltro pochi giorni dopo l’anniversario dal 3 ottobre del 2013 quando morirono 368 persone e la Commissione Europea, bugiarda e falsa come sempre si è dimostrata sul versante immigrazione, promise “Mai più”. Il barcone si è capovolto a 6 miglia dalla costa. Guardia Costiera e Guardia di Finanza hanno trattenuto in vita 22 persone, 13 uomini e 9 donne. I cadaveri sul molo sono invece 13 e sono tutte donne, di cui una neanche maggiorenne e un’altra incinta. La Procura di Agrigento indaga a carico di ignoti ipotizzando il favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e la morte come conseguenza di altro reato. Il procuratore aggiunto di Agrigento, Salvatore Vella, delegato alle indagini dal procuratore Patronaggio, afferma: “Erano tutti senza giubbotti salvagente, che in casi come questo sono l’unica speranza di salvarsi la vita. Se li avessero avuti sarebbero tutti salvi. Il naufragio è avvenuto verso le tre del mattino, quando i migranti hanno visto avvicinarsi le motovedette dei soccorritori. Erano stati loro stessi a chiamare la Guardia Costiera di Palermo, che ha subito avvisato Lampedusa. Quando sono arrivati i soccorritori, il barcone, lungo una decina di metri, già imbarcava acqua e aveva il motore che non andava, Il resto l’ha fatto il mare forza 3, il buio e il terrore. A bordo c’è stato il caos, tutti volevano andare verso le motovedette, molti sono caduti in acqua e poi la barca si è capovolta. E’ stato un viaggio anomalo. La barca era partita dalla Libia e ha fatto una sosta in Tunisia, prima di prendere il mare”.

7 ottobre, La Guardia di Finanza del Comando provinciale di Agrigento ha eseguito un decreto di sequestro di beni, per circa 400mila euro, emesso dalla Sezione misure di prevenzione del Tribunale di Agrigento a carico di Stefano Tarallo, 34 anni, presunto reggente della “famiglia” mafiosa di Santa Elisabetta e consigliere della “famiglia” Fragapane. Tarallo è stato inquisito, arrestato e condannato nell’ambito dell’inchiesta antimafia cosiddetta “ “Nuova Cupola” coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo, ed è attualmente ristretto al 41 bis. Stefano Tarallo avrebbe tra l’altro intrattenuto rapporti con personaggi di spicco della consorteria mafiosa agrigentina quali i Ribisi di Palma di Montechiaro e Leo Sutera di Sambuca di Sicilia, già reggente provinciale di Cosa Nostra agrigentina. Il sequestro, frutto di accurate indagini patrimoniali che avrebbero testimoniato sproporzione tra attività svolte e guadagni, comprende: 3 immobili, il 62,5% delle quote sociali di una srl, e 13 rapporti bancari.

9 ottobre, A Palma di Montechiaro la Polizia, capitanata dal commissario Tommaso Amato, ha arrestato ai domiciliari tre persone indagate, nell’ambito di un’inchiesta intrapresa nel 2016, di sfruttamento della prostituzione di donne provenienti dalla Romania e destinate a ricevere il pubblico in case d’appuntamento appositamente allestite, oppure in automobile, nei giardini pubblici ed anche in occasione di feste di addio al celibato. Gli arrestati sono Pardaian Negoita, 46 anni, originario della Romania e domiciliato a Canicattì, Vincenzo Mangiavillano, 62 anni, di Palma di Montechiaro, e Ionela Bichinet, 30 anni, anche lei romena, residente a Isola Capo Rizzuto in provincia di Crotone in Calabria. Risulta irreperibile un quarto indagato, anche lui romeno. Le percentuali incassate dai presunti sfruttatori sulle prestazioni da 100 euro ciascuna delle prostitute, che sarebbero state complessivamente sei, si sarebbero aggirate intorno al 50%. Sono una cinquantina le persone iscritte nel registro degli indagati, soprattutto clienti che, per eludere le intercettazioni, sono stati intesi come “caffè”.

9 ottobre, Ad Agrigento, al palazzo di giustizia, il giudice monocratico del Tribunale, Alessandro Quattrocchi, ha condannato a 1 anno e 4 mesi di reclusione l’imprenditore Francesco Cucurullo, 33 anni, di Canicattì, imputato di omicidio colposo a seguito della morte di un trattorista, Diego Petralito, 61 anni, deceduto il 2 luglio del 2014, all’ospedale Sant’Elia di Caltanissetta, due giorni dopo essere stato travolto dal suo trattore che si è ribaltato nelle campagne in contrada Grottarossa. Petralito è stato a lavoro senza la cintura e gli altri dispositivi di sicurezza.

10 ottobre, I Carabinieri di Agrigento hanno eseguito un blitz a Licata. Una cinquantina di militari hanno circondato un intero quartiere, il “Torregrossa”, al fine di effettuare controlli sulle reti idriche ed elettriche al servizio di alcune palazzine. E ciò perché i condomini sono stati sospettati di approvvigionarsi illegalmente di acqua ed energia elettrica. A termine delle ispezioni sono state arrestate ai domiciliari 24 persone indagate di furto aggravato. Ingenti sono i danni alle società di gestione. Si calcola che le bollette, non pagate, in alcuni casi da 7 anni, si aggirino intorno ad un milione di euro. I controlli proseguiranno.

10 ottobre, A Licata intorno alle ore 23 due uomini irrompono dentro un bar nel centro cittadino. Chiudono la saracinesca. Minacciano il personale all’interno. Staccano il sistema di video-sorveglianza del locale. Arraffano l’incasso della serata. Rubano un cambia monete. Sparano alcuni colpi d’arma da fuoco contro una slot machine e poi, però, la abbandonano all’esterno del bar prima della fuga. I poliziotti del locale Commissariato, coordinati da Sergio Carrubba, giungono sul posto, valutano come procedere, sfogliano virtualmente le pagine del libro dei sospettabili, e si recano nell’abitazione di un noto pregiudicato, A A sono le iniziali del nome. Odono colpi di materiale ferroso provenienti da un magazzino nel cortile della stessa abitazione. Entrano e sorprendono A A intento ad armeggiare con il cambia monete nel tentativo di scassinarlo a colpi di martellate. L’automobile dell’uomo ha ancora il motore caldo. I sedili posteriori sono reclinati, e così lo sono verosimilmente per trasportare il cambia monete. A A, 33 anni, bracciante agricolo, è stato arrestato per rapina aggravata e porto abusivo di arma da fuoco, in concorso con altro soggetto allo stato ignoto.

11 ottobre, La Procura della Repubblica di Agrigento, tramite la pubblico ministero, Alessandra Russo, ha notificato cinque avvisi di conclusione delle indagini, che si riferiscono al periodo tra 2012 e 2013, a tre marescialli di Dia, Guardia di finanza e Carabinieri, e a due imprenditori, indagati di corruzione. Si tratta di Salvatore Trigona, 54 anni, maresciallo aiutante delle Fiamme gialle, in servizio alla Dia, la Direzione investigativa antimafia, Francesco Barba, 56 anni, in servizio alla tenenza della Guardia di finanza di Porto Empedocle, e Salvatore Manuello, 62 anni, nel 2013 in servizio alla compagnia dell’Arma di Licata. Gli imprenditori sono Angelo Incorvaia, 56 anni, di Canicattì, e Valerio Peritore, 52 anni, di Licata. Entrambi sono legali rappresentanti della Omnia Srl, una società che opera nel settore della nettezza urbana. I due imprenditori, secondo quanto ipotizza la Procura di Agrigento, avrebbero corrotto i tre marescialli per ottenere informazioni riservate su indagini in corso a loro carico, e sull’istruttoria relativa alle certificazioni antimafia. I sottufficiali sarebbero stati ricompensati con il pagamento dell’imposta sugli immobili relativa a delle proprietà personali di Trigona, con la promessa dell’assunzione del fratello di Barba, e con una consulenza in affari di tipo personale a Manuello. Dopo l’avviso di conclusione delle indagini, i difensori, gli avvocati Daniela Posante, Giuseppe Barba, Antonio Ragusa e Angelo Balsamo, hanno venti giorni di tempo per produrre atti e strumenti a difesa. Dopodiché la Procura formulerà la richiesta di rinvio a giudizio.

11 ottobre, Gli agenti della Polizia Ferroviaria di Agrigento, insieme a personale dell’Arpa protezione ambiente e della Provincia di Agrigento, hanno compiuto un’ispezione in un impianto di demolizioni nella zona Asi del Comune di Favara. E’ stato riscontrato il mancato rispetto della normativa sulla miscelazione di categorie diverse di rifiuti pericolosi e non, con grave pregiudizio per la salute dell’uomo e la vivibilità dell’ambiente. Inoltre è stata accertata una gestione illecita delle aree esterne ed un mancato rispetto delle autorizzazioni perché l’impianto e la sua gestione non risultano conformi ai decreti autorizzativi. Le aree attigue ed esterne, non di proprietà dell’impresa, sono state utilizzate in difformità a quanto autorizzato, essendo risultate completamente occupate da uno svariato numero di automezzi, rimorchi e autovetture, cassoni contenenti rifiuti inerenti l’attività di auto-demolizione nonché cumuli di rifiuto riconducibili a ferro da demolizione, di costruzione, e materiale di risulta. Inoltre è stata riscontrata l’assenza totale di sicurezza per i lavoratori, privi di qualsiasi mezzo di protezione. Dunque, l’impianto ed il sito, per un totale di circa 5.000 metri quadri, è stato posto sotto sequestro preventivo e reso a disposizione della competente Autorità Giudiziaria.

13 ottobre, A Raffadali una mano al momento ignota ha lanciato una bottiglia molotov contro il balcone di casa di un operaio di 44 anni. L’esplosione ha frantumato il vetro della finestra. Indagini sono in corso da parte dei Carabinieri della locale Stazione e della Compagnia di Agrigento.
E ad Agrigento, a San Leone, in via Alghe Rosse, hanno subito un incendio due automobili, una Fiat Punto e una Peugeot 208. La Fiat Punto è intestata ad un’impresa cittadina. La Peugeot 208 è di un agente di commercio. Sul posto sono intervenuti Carabinieri e Vigili del fuoco.

14 ottobre, I Carabinieri della Stazione di Naro e della Radiomobile di Canicattì hanno arrestato il romeno residente a Canicattì, Ungureanu Alexandru Ionut, 20 anni, ritenuto responsabile di aver partecipato, insieme con altri complici, a un’efferata rapina commessa il 15 aprile 2018 in una villetta nelle campagne di Naro. Sono irrotti all’interno, hanno minacciato e picchiato un’anziana signora proprietaria dell’abitazione, costretta poi al ricovero in ospedale, e le hanno rubato di tutto, anche l’automobile. L’impronta digitale del romeno sull’automobile rubata, poi ritrovata dai Carabinieri, è stata determinante per incastrarlo e arrestarlo in carcere.

14 ottobre, Canicattì altra “terra dei fuochi”. Un incendio, di evidente origine dolosa, ha distrutto cinque mezzi essenziali per il regolare e quotidiano svolgimento del servizio di raccolta rifiuti a Canicattì, compresa una spazzatrice di ultima generazione. Si tratta di un “ennesimo attentato a strutture e mezzi delle imprese”, come lo definiscono le imprese che hanno in appalto il servizio di raccolta differenziata a Canicattì.

14 ottobre, A Canicattì, all’ospedale “Barone Lombardo”, è morto Carmelo Curto, 83 anni, di Castrofilippo, vittima lo scorso 12 ottobre di un incidente stradale autonomo lungo la strada statale 123 che collega Canicattì a Campobello di Licata, dove la sua automobile, una Fiat Punto, per cause in corso di accertamento, si è ribaltata. Curto è stato estratto dall’abitacolo dai Vigili del fuoco e subito condotto in ospedale.

14 ottobre, Ad Agrigento, al palazzo di giustizia, la giudice Wilma Mazzara ha assolto, dall’imputazione di detenzione di droga a fine di spaccio, Giuseppe Tinaglia, 46 anni, di Porto Empedocle, sorpreso dai Carabinieri ad un posto di blocco lo scorso 27 novembre 2018, insieme alla moglie Antonella Guzzon, 36 anni, con addosso 5,5 grammi di eroina. La donna ha subito l’arresto, lui è stato denunciato. La Guzzon è stata giudicata in abbreviato e condannata dal Tribunale di Agrigento a 8 mesi di reclusione. L’uomo è stato scagionato nonostante la pubblico ministero, Manuela Sajeva, ne abbia chiesto la condanna a 9 mesi e 20 giorni di reclusione e 5.500 euro di multa.

15 ottobre, Ad Agrigento le Fiamme Gialle della locale Compagnia della Guardia di Finanza hanno arrestato un giovane extracomunitario sorpreso, grazie al fiuto dei cani antidroga Eschilo e Tasko, a bordo di un pullman in possesso di 500 grammi tra hashish e marijuana, addosso e all’interno di un marsupio. Sono stati sequestrati anche 1.000 euro in banconote di piccolo taglio, verosimilmente frutto dell’illecito traffico di stupefacenti. L’immigrato, privo del permesso di soggiorno, è ristretto nel carcere “Di Lorenzo”.

16 ottobre, Ad Aragona i Carabinieri della locale stazione, coordinati dal maresciallo Paolino Scibetta, nel corso di un mirato servizio finalizzato al contrasto allo spaccio di droghe, soprattutto nelle zone frequentate dai ragazzi, hanno denunciato due giovani nigeriani, domiciliati nel Comune di Aragona. Accortisi dei Carabinieri i due immigrati hanno manifestato disagio e hanno tentato di dileguarsi. I due sono stati raggiunti e perquisiti. I Carabinieri hanno scoperto e sequestrato alcune confezioni in cellophane contenenti marijuana. Altre dosi di marijuana sono state rinvenute nella loro abitazione, già confezionate, per un peso totale di oltre 5 grammi. I militari hanno inoltre sequestrato circa 900 euro in contanti, presunto provento dell’attività illecita di spaccio. I due nigeriani sono stati denunciati e risponderanno all’Autorità Giudiziaria del reato di detenzione a fine di spaccio di sostanza stupefacente.

17 ottobre, Ad Agrigento, al palazzo di giustizia, il Tribunale, presieduto dalla giudice Wilma Mazzara, ha condannato a 5 anni di reclusione ciascuno un anziano e sua nuora, imputati di violenza sessuale aggravata a danno di una ragazzina di 10 anni, figlia della donna. Lui, invece, è nonno acquisito della ragazzina, che avrebbe abusato della piccola con la complicità della madre, che avrebbe indotto la figlia a non denunciare nulla per timore di essere buttata fuori di casa e di non avere mezzi di sostentamento. Quanto accaduto a San Biagio Platani è stato poi scoperto perché la bambina si è resa autrice di alcuni disegni strani in occasione di un colloquio con un’assistente sociale prima di essere ospitata in una comunità. L’assistente ha compreso che la ragazza sarebbe stata vittima di abusi ed ha segnalato l’episodio ai Carabinieri che hanno avviato le indagini. La ragazzina poi ha confermato tutto, spiegando di essere stata vittima di abusi sessuali anche sopra un trattore, nelle occasioni in cui il nonno l’accompagnava a casa al rientro da scuola. La ragazzina è parte civile tramite l’avvocato Salvatore Virgone. A suo favore i giudici hanno sentenziato una provvisionale complessiva di 40mila euro. Il pubblico ministero Gianluca Caputo ha invocato la condanna dell’anziano a 11 anni, ed a 8 anni per la donna.

18 ottobre, Un incidente stradale lungo la strada statale 115, nei pressi dello svincolo per Siculiana, ha provocato la morte di un pensionato di 88 anni, Vincenzo La China, che, a bordo della propria motoape, si è scontrato, per cause in corso di accertamento, contro un camion. La China, intento a trasportare sacchi di olive, è morto sul colpo. Sul posto hanno lavorato Polizia Stradale e Vigili del fuoco.

18 ottobre, Ad Agrigento i poliziotti della Squadra Volanti sono impegnati nelle indagini a seguito dello scippo del telefonino Iphone subito da una ragazzina a Villa Bonfiglio. Lei, seduta su una panchina insieme a delle amiche, è stata colta di sorpresa dal ladro sbucato all’improvviso da dietro un cespuglio, che le ha strappato di mano il cellulare e si è dileguato.

18 ottobre, Ad Agrigento, al palazzo di giustizia, il giudice per le udienze preliminari, Francesco Provenzano, a conclusione del giudizio abbreviato, ha condannato a 5 anni di reclusione l’imprenditore Calogero Muratore, 59 anni, di Canicattì, responsabile legale di un supermercato in città. Muratore è imputato di estorsione aggravata perché avrebbe costretto almeno 6 dipendenti, sotto minaccia del licenziamento, a restituire parte delle retribuzioni e ad accettare condizioni lavorative ed economiche inferiori a quanto previsto dal contratto, imponendo loro di prolungare l’orario di lavoro giornaliero e rinunciare a giorno di riposo settimanale, ferie, tredicesima e quattordicesima. Muratore è stato denunciato da un dipendente che si è costituito parte civile insieme ad un collega.

18 ottobre, La Guardia di Finanza di Catania, su delega della Procura, ha eseguito un’ordinanza cautelare a carico di funzionari dell’Anas dell’area compartimentale etnea e di imprenditori di Palermo, Caltanissetta e Agrigento. Il reato ipotizzato è corruzione in concorso commessa nell’esecuzione di lavori di manutenzione di strade statali della Sicilia orientale e centrale. Ai domiciliari sono ristretti 3 funzionari del compartimento Anas di Catania, un altro è in carcere, un altro è stato sospeso dal servizio per un anno, e poi sono stati arrestati ai domiciliari 4 imprenditori tra cui Calogero Pullara, 40 anni, di Favara, che si occupa di lavori edili e stradali. Spesso i lavori sono stati eseguiti male così che dopo poco tempo fosse necessario procedere con altri interventi di manutenzione, tra costi in aumento e mazzette. A casa di un dirigente dell’Anas la Guardia di Finanza ha scoperto quasi 20mila euro in contanti. La svolta dell’inchiesta, intitolata “Buche d’oro”, risale nel settembre scorso quando un imprenditore è stato sorpreso a pagare una cospicua tangente a due funzionari dell’Anas.

18 ottobre, A Canicattì, in via Ascoli, due malviventi, durante il giorno, hanno costretto allo stop un corriere della Brt Spedizioni. I due rapinatori, travisati e armati di pistola, hanno rubato diversi pacchi pronti alla consegna ed anche 500 euro in contanti dalle tasche di un dipendente della Brt. Poi sono fuggiti. Indagano i Carabinieri.

18 ottobre, A Licata nottetempo ignoti malviventi sono irrotti in un villaggio turistico dopo avere manomesso e disattivato le telecamere di video-sorveglianza all’esterno. E hanno rubato almeno 20 tv color dalle camere per gli ospiti. Danno per circa 2mila euro. Indagano i Carabinieri.

18 ottobre, A Porto Empedocle, nelle campagne, in contrada Fontanazza, ignoti hanno rubato almeno 5 tonnellate di olive in un terreno di proprietà di un imprenditore agricolo di Realmonte, di 65 anni, che avrebbe a breve provveduto alla raccolta delle olive. I ladri, suo malgrado, sono intervenuti prima appropriandosi del raccolto. Indagano i Carabinieri.

18 ottobre, Ad Agrigento, nel centro cittadino, un’anziana pensionata di 82 anni è stata rapinata di contanti e oggetti preziosi da una donna che ha incautamente accolto in casa. La ladra si è spacciata come funzionaria di un ufficio pubblico e, dopo avere rovistato e arraffato ovunque, si è dileguata. La derubata ha sporto denuncia contro ignoti ai Carabinieri. Indagini in corso.

18 ottobre, A Burgio i Carabinieri della locale stazione hanno denunciato a piede libero un uomo di 30 anni perché sorpreso a casa sua in possesso di alcune piantine di marijuana. Sul balcone della sua abitazione sono state sequestrate quattro rigogliose piante di canapa indiana alte un metro e mezzo. La quantità di marijuana prodotta dalle piante e rinvenuta dai Carabinieri pesa circa cento grammi.

19 ottobre, I Carabinieri della Compagnia di Licata hanno svolto dei controlli straordinari a tappeto contro i furti di energia elettrica, in particolare nelle zone tra Licata e Naro. Il fenomeno è monitorato con particolare attenzione, soprattutto per quanto riguarda gli aspetti connessi alla sicurezza. Gli allacci abusivi, spesso praticati da persone inesperte, possono rappresentare, infatti, un serio pericolo. Un residente del Comune di Licata è stato arrestato ai domiciliari perché, come riscontrato durante il controllo effettuato dai Carabinieri e dal personale specializzato delle società di fornitura elettrica, si è allacciato abusivamente alla rete pubblica. Il cavo di alimentazione è stato rimosso, ripristinando le condizioni di sicurezza. Analoghi controlli proseguiranno anche nei prossimi giorni.

19 ottobre, I poliziotti della Divisione anticrimine e della Squadra Mobile di Agrigento hanno eseguito un decreto di sequestro a fine di confisca disposto dalla Sezione misure di prevenzione del Tribunale di Palermo a carico di Antonino Grimaldi, 52 anni, di Cattolica Eraclea, attualmente detenuto per il reato di associazione per delinquere di stampo mafioso, e, in particolare, perché avrebbe svolto funzioni di raccordo e collegamento tra Pietro Campo, presunto capomafia di Santa Margherita Belice, e altre famiglie mafiose del territorio agrigentino. I beni sottoposti a sequestro sono ubicati nei Comuni di Cattolica Eraclea e Bivona. Nello specifico si tratta di un fabbricato adibito a magazzino e di due terreni con estensione di circa dieci ettari, di cui uno seminativo e l’altro consistente in un uliveto con circa 4000 piante per un valore di mercato approssimativo di 120mila euro.

21 ottobre, Gli agenti della Polizia Ferroviaria di Agrigento, in collaborazione con l’Arpa Protezione ambiente e la Provincia di Agrigento, hanno ispezionato e sequestrato un impianto di autodemolizioni lungo la strada provinciale tra Montallegro e Ribera. E’ stato riscontrato il mancato rispetto delle norme ambientali con pregiudizio per la salute dell’uomo e la vivibilità dell’ambiente. L’impianto e la sua gestione non sarebbero inoltre conformi ai decreti autorizzativi. Una settimana addietro, per le stesse ragioni, la PolFer agrigentina ha sequestrato un altro impianto di autodemolizioni nella zona industriale in territorio di Favara.

21 ottobre, I Carabinieri dell’Aliquota Radiomobile della Compagnia di Cammarata hanno arrestato ai domiciliari un uomo di 37 anni di Caltanissetta, residente a Cammarata, sorpreso nel centro storico a scambiare denaro e sostanza stupefacente con un giovane. I Carabinieri hanno subito bloccato il 37enne e identificato il giovane, uno studente di 18 anni, appena acquirente di 2 grammi di hashish. Nell’abitazione dello spacciatore sono stati sequestrati circa 10 grammi di hashish già divisi in stecchette per la vendita e un bilancino di precisione.

22 ottobre, A Santa Elisabetta una coppia di anziani è nei pressi dell’Ufficio postale. Un giovane straniero li strattona, poi li picchia e tenta di rapinarli. Loro resistono. Lui si dilegua. Poi loro denunciano quanto accaduto ai Carabinieri descrivendo l’aggressore. I Carabinieri scatenano un capillare piano di ricerca fin quando si imbattono in un soggetto simile alla descrizione. Le immagini della video-sorveglianza confermano: è lui. E’ stato arrestato Jagana Bubacar, 27 anni, immigrato dal Gambia. E’ recluso in carcere. Alcuni residenti lo hanno indicato come solito a comportamenti molesti.

26 ottobre, Ad Agrigento tre immigrati dalla Tunisia, tutti minorenni di 15 anni, armati di coltello, hanno aggredito tre ragazzini minorenni di Agrigento al Viale della Vittoria, sorpresi a passeggiare nei pressi della Villa Bonfiglio. I tre tunisini, tra spintoni e minacce, hanno rapinato i tre dei telefoni cellulari e dei soldi in tasca. Le grida hanno indotto alcuni passanti a telefonare al 112. I Carabinieri sono subito intervenuti, hanno raccolto la descrizione dei tre malviventi, e li hanno rintracciati all’interno di una comunità di accoglienza per minori, dove sono ospitati. Ai tre è stato sequestrato il coltello a serramanico utilizzato per minacciare. Soldi e telefoni cellulari sono stati restituiti ai tre malcapitati. I tunisini sono stati denunciati a piede libero alla Procura per i minorenni di Palermo.

27 ottobre, A Licata i sommozzatori dei Vigili del fuoco, impegnati nelle ricerche da venerdì scorso 25 ottobre, hanno ritrovato il corpo senza vita dell’anziano di 82 anni disperso nella foce del fiume Salso. La salma è a disposizione dell’autorità giudiziaria per l’ispezione cadaverica. L’intervento è stato coordinato dalla Sala operativa mobile del Comando provinciale dei Vigili del fuoco di Agrigento. L’automobile dell’anziano è stata rinvenuta posteggiata sul ponte Federico secondo, a ridosso del fiume Salso, in cui, si presume, l’uomo si sarebbe gettato suicidandosi almeno due ore prima del violento temporale di venerdì scorso. Infatti, le ricerche da parte dei familiari sono iniziate due ore prima della bomba d’acqua a seguito del mancato rientro a casa del congiunto.

27 ottobre, Ad Agrigento, in via Pirandello, ignoti malviventi, approfittando della pausa pranzo, hanno scassinato l’ingresso frantumando la porta a vetri, sono irrotti all’interno della sala da barba “Scopelliti”, hanno rovistato dappertutto, e hanno rubato pochi spiccioli. Il titolare, sorpreso e amareggiato di quanto accaduto, ha sporto denuncia. Indaga la Polizia, avvalendosi di eventuali immagini registrate dalla video-sorveglianza in zona.

28 ottobre, Due persone sono state arrestate a Naro perché hanno segregato in catene un disabile di 30 anni. Si tratta di V A e V A, sono le iniziali dei nomi, di 53 e 52 anni, due coniugi, tutori dell’uomo affetto da problemi psichici. I due coniugi sono gli zii del disabile. Lui è stato affidato a loro perchè anche la madre di lui soffre degli stessi problemi psichici. L’inchiesta, condotta dai Carabinieri, è stata coordinata dal procuratore capo di Agrigento Luigi Patronaggio e dalla sostituto procuratore Gloria Andreoli. Gli investigatori hanno installato delle telecamere e, grazie a pedinamenti e intercettazioni, hanno ricostruito le giornate di orrore vissute dal disabile psichico, costretto legato con una catena al piede. Per i due tutori l’imputazione è di maltrattamenti in famiglia e sequestro di persona. La sindaca di Naro, Maria Grazia Brandara, ha commentato: “E’ una vergogna che ferisce la nostra comunità. Sono certa di parlare a nome di tutti i miei concittadini. Sono comportamenti inqualificabili, esecrabili e meschini”. I Carabinieri della stazione di Naro e della compagnia di Licata descrivono quanto scoperto nell’abitazione come “una scena agghiacciante quanto orribile, ai limiti dell’inverosimile. Il trentenne era tenuto legato al letto con una catena alla caviglia, a sua volta assicurata da due lucchetti. In tal modo, il giovane non poteva allontanarsi dal suo letto-prigione. All’arrivo dei militari – aggiungono gli investigatori – i due tutori si sono mostrati sorpresi e hanno farfugliato giustificazioni prive di senso. Il giovane era legato al telaio del letto con una catena di non più di un metro che gli consentiva a mala pena di poggiare i piedi a terra. I Carabinieri si sono subito preoccupati di rassicurare lo sfortunato. Lui ha addirittura aiutato i militari ad aprire i lucchetti. Si è alzato in piedi e ha ringraziato i Carabinieri. E’ stato liberato e condotto in un centro specializzato per le dovute cure e l’assistenza necessaria. I Carabinieri hanno organizzato una colletta tra di loro e si sono recati a trovarlo”.

29 ottobre, Ad Agrigento, al palazzo di giustizia, il Tribunale ha condannato a 3 anni e 4 mesi di reclusione Gioacchino Barbera, 55 anni di Campobello di Licata, imputato di omicidio colposo per la morte di Mirek Coniglio, 26 anni, in bicicletta investito dall’automobile di Barbera il 23 agosto del 2017 nei pressi del cimitero di Campobello di Licata. A carico di Barbera, assistito dagli avvocati Salvatore Manganello e Salvatore Loggia, è stata disposta anche l’interdizione dai pubblici uffici per 5 anni, la revoca della patente e la condanna al risarcimento dei danni ai familiari del ragazzo. La Procura ha contestato all’imputato di non avere mantenuto una condotta di guida prudente e di non avere rispettato la distanza di sicurezza dal mezzo a due ruote che travolse in fase di sorpasso.

30 ottobre, A Favara i Carabinieri hanno denunciato un uomo di 56 anni perché ha costruito un immobile di due piani senza alcuna autorizzazione. Si tratta di un impiegato, residente a Favara. Nel corso di appositi controlli volti a contrastare il fenomeno dell’abusivismo edilizio, disposti dal Comando Provinciale dei Carabinieri di Agrigento, i militari hanno scovato una costruzione in cemento armato, di due piani e con una superficie totale di 240 metri quadrati che il favarese ha costruito in un terreno di circa 5000 metri quadrati, di sua proprietà, nella periferia del Comune di Favara. I lavori di movimento terra ed edili sono stati compiuti senza alcuna autorizzazione. L’immobile e i mezzi utilizzati per la costruzione sono stati sequestrati dai Carabinieri. Analoghi controlli proseguiranno anche nelle prossime settimane.

30 ottobre, La Corte d’Appello di Palermo ha assolto, con la formula “perché il fatto non costituisce reato”, l’avvocato agrigentino Giuseppe Arnone, già condannato a 6 mesi di reclusione, con sentenza annullata e rinviata in Appello dalla Cassazione, per diffamazione aggravata a danno dell’imprenditore, defunto, Carmelo Picarella. Arnone, difeso dall’avvocato Raimondo Tripodo, ha sostenuto pubblicamente, con dichiarazioni, interviste e interventi televisivi, che Picarella sarebbe stato autore di speculazioni edilizie illegali nei locali dello stabilimento Aster, a San Leone, e in due palazzine nelle vie Mazzini e Petrarca. I giudici d’Appello, condividendo l’indirizzo della Cassazione, hanno riconosciuto il diritto di critica, peraltro in un contesto di dibattito politico essendo entrambi, Arnone e Picarella, all’epoca delle condotte incriminate, consiglieri comunali ad Agrigento.

31 ottobre, A Porto Empedocle i Carabinieri della locale Stazione hanno sottoposto a controllo un giovane di 18 anni di Agrigento, sospettato perché spesso intento a scorazzare su di una bicicletta elettrica in orari e zone insolite per una passeggiata. Nelle sue tasche sono state rinvenute delle dosi di marijuana, e a casa sua altri circa 100 grammi della stessa droga, materiale per il confezionamento e un bilancino di precisione. Il presunto spacciatore, in bicicletta, green, eco – friend, rispettoso dell’ambiente, è stato arrestato ai domiciliari.

31 ottobre, A Sciacca, intorno alle ore 5:30 del mattino di oggi, un giovane di 27 anni è precipitato dal Belvedere, da parecchie decine di metri. Gli arbusti hanno attutito l’impatto. Sul posto sono intervenuti subito Guardia Costiera e Vigili del fuoco. Il giovane è stato trasportato tramite mare dai marinai, condotto in porto e affidato ad un’ambulanza del 118. E’ stato un brillante intervento di salvataggio, frutto di collaborazione tra le forze dell’ordine e di elevata professionalità. Sono in corso accertamenti sul perché della caduta.

1 novembre, I poliziotti del Commissariato di Canicattì, diretto dal vice Questore, Cesare Castelli, hanno arrestato ai domiciliari due giovani sorpresi a fumare crack in automobile, insieme a una ragazzina minorenne, in via Bellini, nei pressi della chiesa di Sant’Eduardo. Si tratta di Carmelo Carlino, 26 anni, e Giuseppe Marino, 19 anni. All’interno della Fiat Punto di proprietà di Carlino, sui sedili anteriori, è stata rinvenuta una bottiglia che, secondo quanto riferito dagli stessi ragazzi, contiene acqua e cocaina, e serve per aspirare il vapore. Dentro il portacenere sono stati trovati dei pezzi di hashish, per un peso complessivo di poco meno di 1,5 grammi. Nella tasca dei pantaloni di Marino, inoltre, è stata sequestrata una tavoletta di 55 grammi di hashish. La ragazzina è stata denunciata alla Procura dei minori e affidata al padre.

2 novembre, Ad Agrigento, in contrada Esa Chimento, al confine con Favara, i Carabinieri hanno sequestrato un’area privata di circa 2500 metri quadrati, adibita a discarica abusiva di scarti edili, industriali ed eternit. Il terreno, inquinato dai rifiuti speciali e pericolosi, è stato delimitato con apposite transenne. Indagini in corso per riscontrare eventuali responsabilità a carico del proprietario dell’appezzamento.

2 novembre, A Licata, al porto turistico Marina di Cala del Sole, ad un uomo di 41 anni, un operaio, gli si rompe accidentalmente la canna da pesca a causa del transito di due agenti di commercio a passeggio che sbattono contro l’attrezzo. Lui gli arraffa e sequestra lo smartphone: “Pagatemi la canna da pesca e vi restituisco lo smartphone”. Appuntamento innanzi ad un negozio di articoli da pesca. I due agenti hanno avvertito i Carabinieri, che si appostano e arrestano il 41enne in flagranza di reato di tentata estorsione.

4 novembre, Antonello Nicosia, componente del comitato nazionale dei Radicali italiani, originario di Sciacca, è stato arrestato all’alba di oggi insieme ad altre 4 persone. I dettagli dell’operazione cosiddetta “Pass partout, ovvero “passa dappertutto”, in riferimento all’accesso in tutte le carceri a beneficio di Nicosia in quanto Radicale e assistente parlamentare. Antonello Nicosia è indagato di avere veicolato messaggi fuori dalle carceri. Secondo la Procura di Palermo, Nicosia sarebbe stato da tramite tra capimafia, alcuni dei quali al 41 bis, e i clan, trasferendo all’esterno messaggi e anche ordini. Antonello Nicosia, da assistente parlamentare e strumentalizzando tale incarico, ha accompagnato la deputata eletta in Molise, l’avvocato Pina Occhionero, 41 anni, ex Liberi e uguali e adesso Italia Viva, del tutto estranea alle indagini, in alcune ispezioni all’interno delle carceri siciliane: durante tali visite i boss avrebbero affidato all’assistente della parlamentare dei messaggi da recapitare all’esterno. Antonello Nicosia, 48 anni, è stato eletto nel Comitato Nazionale dal 17esimo Congresso dei Radicali. E’ stato anche editore e conduttore in tv, ad AracneTv, della trasmissione “Mezz’ora d’aria”, anche nella sua qualità di direttore dell’Osservatorio internazionale dei diritti umani, onlus impegnata nella difesa dei diritti dei detenuti. Da alcune intercettazioni emerge che Nicosia, in riferimento all’uccisione di Giovanni Falcone nella strage di Capaci del 23 maggio 1992, in automobile con un altro Radicale ha commentato così: “Fu un incidente di lavoro”. E poi: “Più che il magistrato faceva il politico”. E poi: “Bisogna cambiare nome a questo aeroporto, perché i nomi Falcone e Borsellino evocano la mafia. Perché dobbiamo sempre ‘arriminare’ (rimestare ndr) la stessa merda?”. “Ma poi sono vittime di che cosa? Di un incidente sul lavoro, no?”. “Ma poi quello là (Falcone) non era manco magistrato quando è morto, non esercitava. Perché l’aeroporto non bisogna chiamarlo Luigi Pirandello? O Leonardo Sciascia? E che cazzo, va. O Marco Polo?”, conclude ancora ridendo. Nicosia ha inoltre definito il boss Matteo Messina Denaro “il nostro primo ministro”. Nell’ambito dell’inchiesta emerge che Antonello Nicosia nel febbraio scorso avrebbe partecipato a Porto Empedocle ad un summit con una persona di fiducia di Matteo Messina Denaro. Oggetto dell’incontro sarebbe stata una somma di denaro da destinare a Messina Denaro. Nicosia avrebbe incontrato in carcere, approfittando delle sue ispezioni parlamentari, Filippo Guttadauro, cognato di Matteo Messina Denaro per averne sposato la sorella Rosalia. E, ancora in carcere, avrebbe incontrato un altro detenuto del clan di Castelvetrano e lo avrebbe minacciato “a tenere la bocca chiusa”, verosimilmente perché si è temuto che si pentisse. Ad Antonello Nicosia la Procura di Palermo contesta il reato di associazione mafiosa, e, in ragione del pericolo di fuga, è stato sottoposto a stato di fermo dalla Guardia di Finanza, dai Carabinieri del Ros e del Comando provinciale di Agrigento. Gli altri quattro arrestati sono il presunto capomafia di Sciacca, Accursio Dimino, 61 anni, altrettanto indagato per mafia, e tre presunti favoreggiatori, tutti di Sciacca: Massimiliano Mandracchia, 45 anni, Luigi Ciaccio, 33 anni, e Paolo Ciaccio, 33 anni.

4 novembre, Ad Agrigento, al palazzo di giustizia, la pubblico ministero, Chiara Bisso, a conclusione della requisitoria, ha chiesto al Tribunale di condannare all’ergastolo Orazio Rosario Cavallaro, 61 anni, di Ravanusa, arrestato il 2 ottobre del 2018 perché ritenuto responsabile dell’omicidio, il 2 aprile del 2018, giorno di Pasquetta, a Licata, dell’imprenditore Angelo Carità, 61 anni, di Licata, a sua volta condannato all’ergastolo in primo grado per l’omicidio e occultamento del cadavere dell’imprenditore licatese Giovanni Brunetto, 60 anni, e in stato di libertà per decorrenza dei termini di custodia.

5 novembre, Proseguono serrati i controlli dei Carabinieri nelle campagne agrigentine contro i furti di raccolti agricoli. A Castrofilippo una pattuglia dei Carabinieri della locale stazione ha arrestato due catanesi, noti alle forze dell’ordine, sorpresi a rubare uva già raccolta dai proprietari e bloccati dopo una violenta colluttazione. I militari sono sulle tracce dei restanti tre componenti della banda, riusciti a fuggire. I due rispondono di furto pluriaggravato commesso in concorso. I Carabinieri hanno anche sequestrato le auto usate dai malviventi in trasferta ed hanno recuperato gli oltre tre quintali di uva rubata, che hanno subito riconsegnato ai legittimi proprietari.

5 novembre, Ad Agrigento, al palazzo di giustizia, la pubblico ministero, Cecilia Baravelli, a conclusione della requisitoria, ha chiesto al Tribunale di condannare a 6 anni di reclusione, per peculato e autoriciclaggio, Salvatore Cardinale, 55 anni, ex direttore delle Poste centrali di Agrigento, giudicato in abbreviato e imputato di essersi impossessato di 350mila euro dei clienti per acquistare “gratta e vinci”. I difensori di Cardinale, gli avvocati Angelo Farruggia e Annalisa Russello, che arringheranno il prossimo 11 febbraio, hanno opposto lo stato di ludopatia in cui verserebbe l’imputato. La psichiatra incaricata dal giudice, Stefano Zammuto, la dottoressa Cristiana Camilleri, ha concluso che Cardinale ha una dipendenza patologica da gioco ma ciò non ha influito, nemmeno parzialmente, sulla sua capacità di intendere e volere.

5 novembre, Ad Agrigento, al palazzo di giustizia, a conclusione del giudizio abbreviato, il giudice per le udienze preliminari del Tribunale, Stefano Zammuto, ha assolto Pino Scerra, 66 anni, Casimiro Gaetano Castronovo, 51 anni, Giuseppe Amato, 51 anni, e Giuseppe Bellia, 63 anni, tutti di Palma di Montechiaro, imputati nell’ambito di un’inchiesta anti-assenteismo al Comune di Palma di Montechiaro.

6 novembre, A Lampedusa i Carabinieri della locale stazione hanno arrestato S F, sono le iniziali del nome, 22 anni, sorpreso in piazza Brignone in possesso di 11 piccoli involucri di carta stagnola contenenti hashish. Nel corso della successiva perquisizione domiciliare, nascosto all’interno della stiva di un “galeone” in miniatura costruito con mattoncini colorati di plastica, è stato scoperto e sequestrato un altro involucro di carta stagnola più grande ed altri dieci piccoli pacchetti identici a quelli trovati in tasca, contenenti hashish. E poi tra gli scompartimenti di un mobile porta tv, tra i telecomandi, sono saltati fuori 600 euro in banconote di piccolo taglio, un bilancino di precisione ed un coltello ancora intriso di sostanza resinosa. La droga ha un valore al dettaglio di circa mille euro.

7 novembre, I Carabinieri del Comando Provinciale di Agrigento e del Nucleo Ispettorato del Lavoro hanno eseguito 8 provvedimenti di fermo di indiziato di delitto emessi dalla Procura della Repubblica di Agrigento a carico di altrettanti presunti componenti di una organizzazione criminale impegnata nel reclutare e trasferire in provincia di Agrigento lavoratori dell’est Europa tramite il “visto turistico”, per poi sfruttarli nelle campagne tra Agrigento e Licata per pochi euro all’ora. L’inchiesta anti-caporalato, battezzata “Ponos”, divinità greca del lavoro duro e della fatica, è stata avviata nel maggio scorso ed è stata svolta mediante intercettazioni, pedinamenti e sofisticate telecamere. Le indagini, frutto di una intuizione della Sezione Operativa della Compagnia di Agrigento e del locale Nucleo Carabinieri Ispettorato del Lavoro, è stata coordinata dal procuratore, Luigi Patronaggio, e dalla sostituto procuratore, Gloria Andreoli. L’organizzazione criminale sgominata avrebbe avuto una solida struttura verticistica, con capi promotori ed organizzatori due donne di origine slovacca, madre e figlia. I complici sono due romeni e quattro italiani. I lavoratori trasferiti dall’Est e sfruttati nell’Agrigentino sono stati soprattutto ucraini e moldavi. Giunti a destinazione, un centinaio di braccianti sono stati ospiti, pagando un affitto da 100 euro a posto letto al mese, in diverse abitazioni rese a disposizione dai componenti dell’organizzazione. I Carabinieri hanno filmato, tra l’altro, che i lavoratori da sfruttare sono stati stipati, anche in quaranta, all’interno di furgoni adibiti al trasporto, e poi costretti a lavorare nei campi. E’ stato accertato che ogni lavoratore è costato circa 42 euro al giorno, ma ha ricevuto una paga corrispondente a meno di 3 euro all’ora, molto al di sotto del limite minimo retributivo previsto dal contratto provinciale del lavoro. Non hanno avuto a disposizione alcun dispositivo di protezione, esposti al caldo torrido, all’umidità delle serre, alla pioggia battente, senza riparo, lavorando fra le 10 e le 12 ore al giorno, 7 giorni su 7, festivi compresi, costantemente intimoriti e controllati dai caporali. Il giro d’affari, in termini di guadagno dell’organizzazione, e di risparmi illecitamente ottenuti dai committenti in relazione ai mancati versamenti previdenziali ed altro, è stato stimato in circa 1 milione di euro a stagione. Gli otto indagati rispondono, a vario titolo, di associazione per delinquere finalizzata alla illecita intermediazione ed allo sfruttamento del lavoro, nonché di violazione delle disposizioni contro l’immigrazione clandestina.

7 novembre, A Porto Empedocle nei fondali marini antistanti il porto, la Squadra Mobile di Agrigento, diretta da Giovanni Minardi, i poliziotti del locale Commissariato, diretti da Chiara Sciarabba, della Squadra Nautica, agli ordini di Francesco Sammartino, la Guardia Costiera, capitanata da Gennaro Fusco, e il Nucleo Sommozzatori di Messina, hanno scoperto, pescato e recuperato oltre 11 chilogrammi di hashish. Per tale sequestro sono indagati, in stato di libertà, cinque soggetti di Porto Empedocle. Tutte le attività sono state coordinate e convalidate dalla Procura della Repubblica di Agrigento.

8 novembre, Ad Agrigento, al palazzo di giustizia, la pubblico ministero Renza Cescon ha chiesto alla Corte d’Assise presieduta dalla giudice Wilma Mazzara di condannare all’ergastolo due presunti torturatori e aguzzini libici, e un terzo a 30 anni di carcere, imputati di gravi sevizie, fino alla morte, di immigrati trattenuti in una prigione in Libia a Sabratha, a 70 chilometri da Tripoli, uno dei porti clandestini di partenza dei migranti. I tre, incastrati dalle dichiarazioni dei sopravvissuti sbarcati a Lampedusa nell’aprile del 2017, sono Godwin Nnodum, 43 anni, Bright Oghiator, 30 anni, e Goodness Uzor, 26 anni.

8 novembre, A Palma di Montechiaro, a seguito di numerose segnalazioni e denunce, e dei riscontri della Polizia tramite appostamenti, un uomo di 45 anni è stato allontanato per un anno, e sarà ospite di una comunità, in libertà vigilata, allorchè più volte si sarebbe affacciato al balcone di casa e avrebbe compiuto atti di auto-erotismo. All’autorità giudiziaria risponderà di atti osceni in luogo pubblico.

8 novembre, A Lampedusa, nell’ambito di servizi mirati a tutela dell’ambiente, i Carabinieri hanno scoperto e sequestrato un terreno adibito a “cimitero” di automobili, e poi ancora carcasse di motocicli, sportelli, sedili, parti di veicoli e finanche un’impastatrice per il cemento e un camion. Il presunto responsabile della discarica abusiva è stato denunciato. Tra l’altro, lo sversamento dei liquidi contenuti nei motori e nelle batterie delle auto abbandonate alle intemperie, col tempo rischia di penetrare nel terreno inquinando in modo grave anche il sottosuolo e le acque.

8 novembre, A Ravanusa, in contrada Pietra Fucile, a seguito di un incidente sul lavoro è morto un uomo di 56 anni di Gela, Orazio Curvà, titolare di una impresa di autotrasporti. Secondo i primi accertamenti ad opera dei poliziotti del Commissariato di Licata, Orazio Curvà, nei pressi di un capannone industriale adibito al commercio di cereali, è stato investito da un trattore. L’uomo è stato subito trasportato al pronto soccorso dell’ospedale “San Giacomo d’Altopasso” di Licata dove i medici hanno tentato, invano, di rimediare al grave schiacciamento del torace.

9 novembre, I poliziotti della Squadra Mobile di Agrigento, diretti da Giovanni Minardi, a conclusione di un’indagine antidroga, coordinata dalla Procura, svolta a San Leone tra il maggio e il settembre 2018, hanno eseguito 5 misure cautelari per detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti in concorso. Anche tramite l’ausilio di apposite telecamere, la Polizia ha scoperto e documentato numerose cessioni di droga nel centrale Piazzale Giglia o Aster. Su proposta della sostituto procuratore Gloria Andreoli, e l’ok della giudice per le indagini preliminari del Tribunale, Alessandra Vella, sono stati arrestati ai domiciliari Alessandro Calogero Trupia, 30 anni, Faisal Haouari, 27 anni, e Luigi Andrea De Marco, 20 anni, il quale, rintracciato a Palermo, è stato sorpreso in possesso di 133 grammi di hashish. L’obbligo di dimora con prescrizioni è stato imposto ad A B, sono le iniziali del nome, 22 anni. Infine, divieto di dimora per un quinto soggetto. Nel corso delle indagini sono stati sequestrati hashish, anfetamine, ecstasy, cocaina, per un totale complessivo di circa 250 grammi. L’inchiesta è stata intitolata “Sun light drug”, la droga alla luce del sole, perché i pusher avrebbero mercanteggiato la droga anche in pieno giorno, con assoluta disinvoltura.

11 novembre, Incidente mortale a Raffadali, in contrada Manaresi, dove un pensionato di 74 anni, Francesco Diana, è stato travolto e ucciso dalla sua automobile, una Fiat Panda posteggiata in un tratto di strada in elevata pendenza. Il mezzo, forse perché non bene assicurato con il freno a mano, oppure a causa di un difetto ai freni, è scivolato e ha investito Diana, morto sul colpo. Indagini sono in corso da parte dei Carabinieri.

11 novembre, I Carabinieri del Reparto Territoriale di Gela, coordinati dalla locale Procura diretta da Fernando Asaro, hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare, tra le province di Agrigento e Caltanissetta, a carico di tre indagati perché presunti componenti di un’organizzazione criminale impegnata nelle truffe di giocatori d’azzardo. Nel corso dell’indagine, i Carabinieri hanno ricostruito come facoltosi professionisti, con il vizio del gioco d’azzardo, fossero raggirati mediante l’uso di un tecnologico marchingegno in grado di prevedere il risultato delle mani di poker “Texas hold’em”. Il giro d’affari dell’organizzazione ammonterebbe a diverse centinaia di migliaia di euro.

11 novembre, Proseguono i controlli straordinari del territorio svolti dai Carabinieri del Comando Provinciale di Agrigento nel centro cittadino. E’ stato arrestato un uomo di 33 anni di Agrigento, già ristretto agli arresti domiciliari e che, invece, a seguito di appostamenti, è stato sorpreso in un vicolo poco frequentato intento ad armeggiare con un involucro occultato sotto delle pietre. Lui ha tentato la fuga ma è stato inseguito e bloccato. Dentro l’involucro sono stati scoperti dei panetti di hashish. Nel corso della successiva perquisizione domiciliare è stato rinvenuto e sequestrato l’occorrente per confezionare le stecche di hashish da vendere, tra un taglierino, un bilancino e diverse confezioni di plastica. E poi denaro contante per circa 250 euro. Complessivamente sono stati sequestrati 200 grammi di hashish, per un valore di mercato di circa 700 euro.

12 novembre, La Procura di Palermo, tramite i pubblici ministeri, Geri Ferrara e Francesco Gualtieri, ha chiesto 43 rinvii a giudizio nell’ambito delle indagini sul presunto smaltimento illecito dei rifiuti nella discarica di Camastra che il 22 dicembre del 2017 è stata posta sotto sequestro. Tra gli imputati vi sono l’imprenditore Marco Venturi, legale rappresentante del laboratorio di analisi Sidercem che avrebbe redatto delle certificazioni false per consentire al titolare di uno stabilimento di conferire nella discarica di Camastra dei rifiuti non smaltibili nella stessa discarica. E poi il già presidente di Girgenti Acque, Marco Campione, e il suo predecessore Giuseppe Giuffrida. Oltre alle 34 persone fisiche la Procura ha chiesto il giudizio per nove imprese: A&G Srl, Studio chimico ambientale Srl, Fratelli Cultrera di Cultrera Giuseppe & C, Bonafede Salvatore e figli Srl, Enimed Spa, Fincantieri Spa, Girgenti Acque Spa, Cipro Gest Srl e Despe Spa. Archiviate le posizioni dei legali rappresentanti di Rete ferrovie italiane e del petrolchimico di Gela.

12 novembre, I poliziotti della Squadra Mobile di Agrigento, diretti da Giovanni Minardi, e del Commissariato di Canicattì, diretto da Cesare Castelli, hanno effettuato accurate ricerche in una zona di campagna di Naro, dove si è sospettato che potesse essere nascosto dello stupefacente. Ebbene, l’esito delle ricerche è stato positivo. E’ stata rinvenuta sostanza stupefacente del tipo cocaina, in un unico blocco, del peso complessivo di 1 chilo. Ad un primo “taglio” per lo spaccio al dettaglio, lo stupefacente avrebbe fruttato almeno 300.000 euro di illeciti introiti. La droga è stata sequestrata a carico di ignoti. Indagini di polizia giudiziaria sono in corso.

13 novembre, Un equipaggio della Polizia stradale di Agrigento, capitanata da Andrea Morreale, in servizio nel territorio di Sciacca, ha arrestato ai domiciliari H R, sono le iniziali del nome, 48 anni, originario del Marocco e domiciliato a Lucca Sicula, sorpreso a bordo di una Volkswagen Golf, condotta da un connazionale, in possesso di 2 panetti di hashish che ha tentato di occultare tra i sedili e il freno a mano. La droga sequestrata ammonta ad un peso complessivo di grammi 196 circa, suddivisa in due panetti di 98 grammi ciascuno.

14 novembre, La giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Agrigento, Luisa Turco, ha convalidato l’arresto e ha concesso i domiciliari ad una coppia di Palma di Montechiaro arrestata sabato scorso dalla Polizia perché sorpresa all’interno della propria abitazione, in contrada Cappello, in possesso di 36 grammi di cocaina e 5 grammi di marijuana. Si tratta di Giuseppe Amato, 55 anni, e la convivente Giovanna Maria Immacolata Cottitto, 31 anni.

14 novembre, Il Tribunale di Sciacca ha condannato a 2 anni e 8 mesi di reclusione un romeno di 34 anni, Romeo Dasclescu, imputato del furto in un supermercato di alcune bottiglie di alcolici.

15 novembre, Il 2 ottobre del 2012 ad Agrigento è stato il giorno dell’operazione cosiddetta South Park, parcheggio a sud. La Guardia di Finanza e la Procura di Agrigento hanno scoperto e sventato una presunta maxi truffa a danno dell’Ente Parco archeologico e del Comune. La cooperativa Lagana nel 2011 si è aggiudicata l’appalto per la gestione dei quattro parcheggi pertinenti all’area dei Templi: Sant’Anna, Cugno Vela, Museo archeologico e Tempio di Giunone. Ebbene, sarebbero stati stampati e venduti, con numerazioni riprodotte più volte, i biglietti per parcheggiare, nascondendo così il reale incasso, a danno della parte di incasso che spetta per contratto all’Ente Parco e al Comune. Ad esempio, i privati avrebbero incassato dai biglietti venduti circa 300mila euro all’anno, e nel 2011, dalle scritture contabili, ne risultano solo 80mila. I funzionari dell’Ente Parco non avrebbero mai vigilato e controllato. Ebbene, adesso, la pubblico ministero, Eliana Manno, a conclusione della requisitoria, ha chiesto al Tribunale di condannare ad 1 anno e 6 mesi di reclusione Carmelo Vella, 61 anni, di Agrigento, e poi ad 1 anno ciascuno Sonia Vella, 32 anni, Giuseppe Vella, 31 anni, e Alfonso Zammuto, 65 anni. I quattro sono ex amministratori e impiegati a servizio della stessa Cooperativa. La Procura ha chiesto invece l’assoluzione per l’architetto Roberto Sciarratta, 59 anni, attuale direttore dell’Ente Parco Valle dei Templi e dirigente all’epoca delle condotte incriminate, e per il funzionario dell’Ente Parco, Maurizio Attanasio, 58 anni. Il prossimo 12 dicembre la sezione penale presieduta da Alfonso Malato emetterà la sentenza.

15 novembre, Ad Agrigento, al palazzo di giustizia, il Pubblico Ministero ha svolto la requisitoria al processo per la morte di Liborio Di Vincenzo, il meccanico agrigentino di 50 anni, ferito e poi deceduto a seguito delle gravi ustioni provocate da una esplosione il 6 ottobre 2010 in un locale adibito ad officina nel capannone del Centro distribuzioni giornali “Agriscia”, nella zona industriale di Agrigento. La Procura, per omicidio colposo, ha chiesto la condanna a 3 anni e 6 mesi ciascuno per Angelo Scopelliti, 73 anni, di Palma di Montechiaro, legale rappresentante della società Agriscia, e per Giovanni Caminiti, 64 anni, di Messina, medico della stessa società. I familiari di Liborio Di Vincenzo si sono costituiti parte civile tramite gli avvocati Giovanni e Tanja Castronovo. Il 12 dicembre è attesa la sentenza.

15 novembre, La sezione penale del Tribunale di Agrigento, presieduta da Alfonso Malato con a latere Alessandro Quattrocchi e Giuseppa Zampino, ha condannato a 6 anni e 6 mesi di reclusione ciascuno Francesco Nocera, 51 anni, e la sua compagna Irene Infuso, 38 anni. I due, spacciandosi come badanti e sbriga – faccende, avrebbero costretto, con violenza e minacce, un’anziana ottantenne di Campobello di Licata, e la sorella di lei (poi deceduta), a consegnare loro i risparmi, circa 148mila euro, tra conti correnti, buoni fruttiferi e immobili. La presunta estorsione risale, in più episodi, al 2007. L’anziana donna è stata poi ospite di una casa di riposo al Villaggio Mosè ad Agrigento. La pensionata è parte civile tramite l’avvocato Monica Malogioglio.

15 novembre, I Carabinieri della Sezione Radiomobile della Compagnia di Sciacca, nel corso di mirati servizi antidroga, hanno arrestato un immigrato dal Senegal di 20 anni, sorpreso nei pressi della stazione degli autobus in possesso di mezzo panetto di hashish e di circa 60 euro in banconote di piccolo taglio. L’uomo ha provato a svincolarsi con violenza per sottrarsi all’arresto e ha anche minacciato i militari. Ecco perché all’autorità giudiziaria risponderà di minaccia e resistenza a pubblico ufficiale oltre che di detenzione di droga a fine di spaccio.

15 novembre, A Sciacca, una bambina di 9 anni, Carola Benedetta Catanzaro, frequentante la quinta elementare, è morta vittima di un aneurisma cerebrale. La piccola è stata ricoverata all’Ospedale dei Bambini “Giovanni Di Cristina” a Palermo. I genitori hanno compiuto un gesto encomiabile di generosità e solidarietà: hanno autorizzato l’espianto degli organi, destinati adesso a salvare altre vite umane.

15 novembre, Ad Agrigento, al Villaggio Peruzzo, approfittando della temporanea assenza in casa dei proprietari, ignoti malviventi hanno forzato un infisso, sono irrotti in una villetta e hanno rubato oggetti preziosi e contanti. Il bottino ammonterebbe a preziosi per 30mila euro, e contanti per 15mila euro. Indaga la Polizia.

15 novembre, Lungo la strada statale 122, tra Canicattì e Castrofilippo, due ignoti malviventi, armati di pistola e con il volto coperto, giunti a bordo di una Fiat Panda, sono irrotti all’interno di un locale di distribuzione di prodotti per forno e pasticceria e, minacciando un impiegato, hanno rapinato l’incasso. Poi sono fuggiti. L’automobile, rubata poco prima del colpo, è stata ritrovata bruciata nella periferia di Canicattì. Indaga la Polizia.

15 novembre, Ad Agrigento, al palazzo di giustizia, accogliendo quanto richiesto dalla pubblico ministero Chiara Bisso, il giudice per le udienze preliminari, Francesco Provenzano, ha rinviato a giudizio Giuseppe Camilleri 21 anni, imputato di stalking e lesioni a danno dell’ex fidanzata in gravidanza, e di evasione dagli arresti domiciliari. Durante la detenzione domiciliare, Camilleri, tra l’altro, non avrebbe esitato a picchiare con violenza la ragazza, minacciandola di morte. Prima udienza il 17 febbraio innanzi al giudice monocratico Antonio Genna.

15 novembre, La Corte d’Assise di Agrigento ha condannato a 26 anni di carcere ciascuno Godwin Nnodum, 43 anni, e Goodness Uzor, 26 anni, entrambi della Nigeria, imputati di associazione a delinquere finalizzata alla tratta di esseri umani, sequestro di persona e violenza sessuale. Assolto il terzo imputato, il connazionale nigeriano Bright Oghiator, 30 anni. I tre africani, sbarcati in Italia il 16 aprile del 2017 e arrestati dalla Squadra Mobile di Agrigento, rispondono di aver gestito con violenze e crudeltà un centro di prigionia per migranti in Libia.

22 novembre, Lo scorso 11 ottobre, gli agenti della Polizia Ferroviaria di Agrigento, insieme a personale dell’Arpa protezione ambiente e della Provincia di Agrigento, hanno compiuto un’ispezione in un impianto di demolizioni nella zona Asi del Comune di Favara. A seguito del riscontro di diverse irregolarità, l’impianto ed il sito, per un totale di circa 5.000 metri quadri, sono stati posti sotto sequestro preventivo e resi a disposizione della competente Autorità Giudiziaria. Adesso, accogliendo le istanze dei difensori dell’impresa titolare, gli avvocati Filippo Spirio e Daniela Salamone, il Tribunale del Riesame di Agrigento ha concesso il dissequestro in ragione dell’avvenuto ripristino dei luoghi da parte dei gestori dell’impianto, della manutenzione della struttura e della rimozione del materiale ferroso. L’impianto è nuovamente fruibile.

22 novembre, A Sant’Angelo Muxaro, in provincia di Agrigento, ignoti avrebbero incendiato la villetta disabitata di Angelo Vaccaro Notte, fratello degli imprenditori Vincenzo e Salvatore, uccisi dalla mafia fra il 1999 e il 2000 perchè non avrebbero ceduto ai ricatti della famiglia mafiosa locale. Quanto accaduto è rivelato da Giuseppe Ciminnisi, coordinatore nazionale dell’Associazione nazionale vittime di mafia. Ciminnisi afferma: “A nome mio e dei familiari di vittime innocenti di mafia, voglio esprimere sdegno per l’atto incendiario subito da Angelo Vaccaro Notte, il quale, a seguito della sua collaborazione con la giustizia, per assicurare alla stessa gli assassini dei suoi fratelli, aveva subito in passato attentati alla propria vita”.

22 novembre, Ad Agrigento personale del 118 è intervenuto per prestare soccorso ad un uomo di 51 anni profondamente preda dei fumi dell’alcol, in un’abitazione in via Genova, a valle della città. Il 51enne ha accolto i soccorritori con un pugno in faccia, costringendo uno di loro al ricovero ospedaliero con prognosi di 10 giorni. La prontezza di riflessi dei sanitari ha evitato che l’ubriaco li colpisse anche un coltello. Sul posto sono intervenuti i poliziotti della Volanti che hanno denunciato l’aggressore, nel frattempo condotto in ospedale per smaltire la sbornia. Risponderà di minacce gravi e lesioni personali.

22 novembre, La Cassazione ha confermato la sentenza emessa dalla Corte d’Appello di Palermo il 17 gennaio 2018, e ha condannato a 4 anni e 8 mesi di carcere Davide Cipolla, 30 anni, e a 3 anni di reclusione Biagio Licata, 32 anni, entrambi di Agrigento, imputati di lesioni aggravate, danneggiamento, ingiuria e percosse perché il 25 gennaio del 2009, ad Agrigento, al Viale della Vittoria, sono entrati dentro la tenda della Comunità missionaria Porta Aperta in piazza Cavour, aggredendo il custode eritreo con calci e pugni, e usando come arma anche una grossa croce di legno.

23 novembre, Ad Agrigento, all’ospedale “San Giovanni di Dio”, è morto Ninni Saladino, 56 anni, di Montevago, gravemente ferito lo scorso 17 ottobre in un incidente stradale lungo la Sciacca – Palermo. Saladino, insegnante diretto a Sciacca, a bordo della sua moto si è scontrato contro un camion.

23 novembre, A Canicattì i poliziotti del locale Commissariato diretto dal vice Questore, Cesare Castelli, hanno arrestato Simone Gennaro, 19 anni, già sottoposto a misure preventiva, per furto aggravato, allorchè sorpreso in possesso di un computer portatile e altri accessori appena rubati dall’interno dall’automobile di una ragazza di 19 anni posteggiata nel centro cittadino. E’ ricercato un complice di Gennaro fuggito prima del controllo.

23 novembre, I poliziotti del distaccamento della Polizia stradale di Sciacca hanno denunciato alla Procura due giovani, L A e B C, sono le iniziali dei nomi, di 25 e 23 anni, residenti a Sciacca, sorpresi in stato di ubriachezza alla guida. I controlli hanno interessato 20 veicoli e 32 persone.

26 novembre, A Palma di Montechiaro i Carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Licata e del Nucleo Carabinieri Antisofisticazioni di Palermo, con il supporto del personale dell’Azienda sanitaria provinciale di Agrigento, hanno elevato sanzioni per complessivi 4500 euro a carico di un imprenditore di 45 anni di Palma di Montechiaro, allorchè all’interno di un suo magazzino, adibito a deposito per lo stoccaggio di olio, sono stati rinvenuti 780 litri di olio per uso alimentare contenuti in bidoni di plastica privi di etichettatura e certificazione di tracciabilità. Sequestrati olio e locale.

26 novembre, I Carabinieri della Compagnia di Canicattì hanno denunciato un uomo di 25 anni per porto d’arma di genere vietato allorchè intorno alle ore 3 della notte è stato sorpreso alla guida della sua automobile in possesso di una mazza da baseball di 75 centimetri e di un coltello di 13 centimetri. Gli oggetti sono stati sequestrati.

26 novembre, I Carabinieri delle Stazioni di Realmonte e Joppolo Giancaxio, a conclusione di una articolata attività di indagine volta a contrastare i reati di tipo predatorio, hanno denunciato tre soggetti di età compresa tra i 25 e i 45 anni e residenti a Realmonte. Le indagini si sono concluse con delle perquisizioni domiciliari che hanno consentito ai militari dell’Arma di rinvenire un televisore, attrezzi agricoli ed utensili vari, bottino di due furti commessi nelle settimane precedenti.

27 novembre, Il 2 ottobre del 2015, ad Agrigento, a San Leone, è annegato un immigrato minorenne Sayednas Abdul Uky, di 12 anni di età, egiziano. Lungo il Viale delle Dune il ragazzino si è tuffato in acqua e non è più riemerso. Alcuni turisti hanno lanciato l’allarme alla Guardia costiera. Nel frattempo, un bagnino di uno stabilimento balneare ha avvistato il cadavere, lo ha recuperato e trascinato a riva. Ebbene, adesso il giudice monocratico del Tribunale di Agrigento, Alessandro Quattrocchi, ha assolto dal reato di omicidio colposo Angelo Romano, 48 anni, di Palma di Montechiaro, e Clara D’Agostino, 32 anni di Naro, difesi dall’avvocato Santo Lucia. Secondo la Procura, che ha proposto la condanna degli imputati ad 1 anno di reclusione ciascuno, Romano, in qualità di amministratore della comunità per minori, e D’Agostino, in qualità di educatrice, non avrebbero adottato tutte le misure necessarie per controllare entrata e uscita dei minori ospiti della comunità.

28 novembre, In provincia di Agrigento, a San Biagio Platani, in via Alessandro Veneziano, due malviventi, parzialmente travisati, sono irrotti all’interno dell’Ufficio postale, hanno minacciato i dipendenti e hanno preteso e ottenuto la consegna dei soldi in cassa, circa mille euro. Poi sono fuggiti. Indagini in corso.

28 novembre, A Favara i Carabinieri hanno arrestato ai domiciliari Vincenzo Lattuca, 39 anni, sorpreso in piazza Giglia alla guida di uno scooter quando, invece, poiché sorvegliato speciale e sottoposto a misura preventiva, non avrebbe potuto guidare il mezzo. Altre irregolarità amministrative sono state contestate in riferimento al ciclomotore. Lattuca è fratello di Jessica Lattuca, la giovane di cui non vi è più traccia dal 13 agosto del 2018.

29 novembre, A Palermo, al palazzo di giustizia, a conclusione del giudizio abbreviato, il giudice per le udienze preliminari, Marco Gaeta, ha inflitto 1 anno e 4 mesi di reclusione a carico di Alessandro Calogero Trupia, 30 anni, di Agrigento, arrestato lo scorso 27 aprile dai Carabinieri perché sorpreso a Palermo ad un controllo stradale in possesso di 8 grammi di cocaina e 3 di hashish.

29 novembre, Il Tribunale di Sorveglianza di Palermo, accogliendo le istanze del difensore, l’avvocato Giuseppe Barba, ha revocato la misura di sicurezza della libertà vigilata, che sarebbe scaduta tra cinque mesi, a favore di Nicolò Ribisi, 39 anni, di Palma di Montechiaro, già condannato a 5 anni e 4 mesi di reclusione per associazione mafiosa. Il provvedimento è motivato dalla buona condotta del sorvegliato, ritenuto adesso non più socialmente pericoloso. I giudici scrivono: “Dalla scarcerazione, dal gennaio 2014 in poi, Nicolò Ribisi ha reso ampia dimostrazione della volontà di volere mantenere uno stile di vita corretto e aderente ai canoni della legalità”.

29 novembre, Il Tribunale di Sciacca ha condannato ad 1 anno e 1 mese di reclusione, pena sospesa, Ignazio Piazza, 22 anni, di Sciacca, imputato di due tentativi di incendio il 31 maggio del 2018 di un’automobile Fiat Panda di proprietà di una società e in uso a un saccense, padre della sua ex ragazza, parte civile, con risarcimento assegnato di 2mila euro.

29 novembre, Il Tribunale di Agrigento ha condannato ad 1 anno e 6 mesi di reclusione A P, sono le iniziali del nome, 67 anni, di Favara, imputato di stalking, tra appostamenti, pedinamenti e frasi minacciose, a danno dell’ex moglie. L’uomo, recidivo, pagherà una provvisionale di 2mila euro alla donna, parte civile tramite l’avvocato Maria Alba Nicotra.

29 novembre, Il Tribunale di Sciacca ha condannato ad 1 anno e 6 mesi di reclusione, pena patteggiata, Nabil Khribiche, 31 anni, originario del Marocco, sorpreso lo scorso 2 aprile a Ribera appena fuori da un autobus in possesso di 6 panetti di hashish da 100 grammi ciascuno nascosti in una borsa frigo.

1 dicembre, A Ribera è morto Antonino Firetto, 58 anni, l’operaio vittima di un incidente sul lavoro lo scorso 29 ottobre quando, nel corso di lavori in un cantiere privato in via Po, è caduto da una impalcatura, da oltre tre metri, subendo gravi ferite poi rivelatesi fatali.

2 dicembre, Ad Agrigento i poliziotti della Squadra Mobile hanno arrestato due immigrati dalla Tunisia di 20 anni allorchè hanno bloccato e minacciato un connazionale al piazzale Rosselli, e gli hanno rapinato circa 60 euro. Un altro tunisino di 30 anni è stato arrestato dai poliziotti della Volanti di Porto Empedocle perché rientrato illegalmente in Italia nonostante il provvedimento di respingimento.

4 dicembre, Ad Agrigento, a sera di lunedì scorso 2 dicembre, nel centro storico, in via Boccerie, una donna di 50 anni è stata aggredita violentemente a colpi di spranga da tre minorenni tra i 16 e i 17 anni, ed è stata rapinata. La vittima ha subito gravi traumi e fratture, ed è ricoverata all’ospedale “San Giovanni di Dio” in prognosi sulla vita riservata. Adesso a carico dei tre minorenni è stata formalizzata dalla Polizia la denuncia, in stato di libertà, anche per il reato di tentato omicidio.

4 dicembre, Il giudice per le udienze preliminari del Tribunale di Sciacca, Antonio Cucinella, accogliendo quanto richiesto dal pubblico ministero, Christian Del Turco, ha rinviato a giudizio tre imprenditori agricoli di Ribera: si tratta di Giuseppe Antonio Orlando, 56 anni, Giuseppe Graci, 79 anni, e Antonino Mirabile, 54 anni. I tre imprenditori avrebbero impiegato lavoratori romeni e albanesi, alcuni senza permesso di soggiorno, elargendo una paga inferiore a quanto previsto.

4 dicembre, Al Consorzio Universitario di Agrigento la Guardia di Finanza ha sequestrato parecchia documentazione a testimonianza di presunte “spese pazze” sostenute dall’ex presidente del Consorzio, il maltese Joseph Mifsud, in carica tra il 2009 e il 2012. Il sequestro comprende documenti, bollette telefoniche, biglietti aerei, bolle di acquisto di telefoni cellulari e tanto altro da cui emergerebbero ripetuti viaggi in Russia, Malta, Stati Uniti, Inghilterra, Libia, Libano, Siria e Bulgaria, quasi sempre accompagnato da sconosciute giovani donne dell’Est, e poi l’acquisto di telefoni Blackberry, e bollette telefoniche anche da 4mila euro al mese. Joseph Mifsud è al momento irreperibile, sebbene ricercato in tutto il pianeta perchè già coinvolto nel 2016 nel Russiagate e adesso nella contro-inchiesta condotta da Trump contro il Russiagate. Le indagini relative alla gestione del Consorzio universitario di Agrigento sono state intraprese a seguito di una circostanziata denuncia presentata dall’attuale presidente del Consorzio, Giovanni Di Maida.

6 dicembre, Ad Agrigento, al palazzo di giustizia, la sezione penale del Tribunale presieduta da Claudia Infantino, ha inflitto 10 anni e 8 mesi di carcere a Gianluca Scaccia, 36 anni, di Canicattì, imputato del tentato omicidio di Vincenzo Curto, 33 anni, ex marito della sua nuova compagna che, secondo quanto emerso dalle indagini, avrebbe tentato di riallacciare una relazione con la donna. Scaccia avrebbe sparato colpi di pistola alle gambe e al fianco di Curto, sorpreso innanzi alla sua abitazione in campagna, il 22 giugno del 2017 nei pressi di contrada Montagna a Canicattì.

9 dicembre, I poliziotti della Squadra Mobile di Agrigento, coordinati da Giovanni Minardi, e la Procura di Agrigento, diretta da Luigi Patronaggio, hanno arrestato (in stato di fermo) Helmi El Loumi, 42 anni, della Tunisia. Si tratta del presunto scafista dell’imbarcazione naufragata ad un miglio da Lampedusa lo scorso 23 novembre, con almeno venti morti. I magistrati titolari dell’inchiesta, il procuratore aggiunto Salvatore Vella e la sostituto procuratore Elenia Manno, contestano all’extracomunitario il favoreggiamento pluriaggravato dell’immigrazione clandestina, omicidio colposo e morte in conseguenza di altro reato, in concorso con altri al momento ignoti.

9 dicembre, I Carabinieri della Compagnia di Sciacca, a conclusione di indagini mirate, hanno eseguito un decreto di sequestro preventivo emesso dalla locale Procura per un valore di 130mila euro a carico di una società olearia operante nelle campagne appena fuori dal centro abitato di Sciacca. Le indagini dei Carabinieri sono state avviate a seguito di una segnalazione dell’Inail, che ha denunciato di avere subito una truffa. La società olearia, dopo aver ricevuto un finanziamento da 130mila euro per il rinnovo dei macchinari utilizzati per la spremitura delle olive, avrebbe invece mantenuto in uso parte dell’attrezzatura vetusta, installando altri macchinari, comunque non adeguati agli standard previsti, ma accompagnati da false certificazioni attestanti la massima garanzia di sicurezza. Gli accertamenti dei Carabinieri hanno permesso di acclarare che l’impianto in uso, nonostante il contributo pubblico, non è conforme al progetto finanziato, non presentando pertanto standard di sicurezza conformi ai previsti. Ecco perché sono scattati i sigilli, per 130mila euro, nei confronti di macchinari per la molitura, che sono stati sequestrati con facoltà d’uso.

Condannato all’ergastolo in primo grado Orazio Rosario Cavallaro, che avrebbe ucciso il condannato all’ergastolo Angelo Carità, che avrebbe ucciso l’imprenditore Giovanni Brunetto.

A Licata il 2 aprile del 2018, giorno di Pasquetta, è stato ucciso l’imprenditore agricolo Angelo Carità, 61 anni, già condannato dalla Corte d’Assise di Agrigento alla pena dell’ergastolo, con isolamento diurno per un anno, per l’omicidio e l’occultamento del cadavere di Giovanni Brunetto, 60 anni, di Licata, anche lui imprenditore agricolo. Nel frattempo, Angelo Carità è stato scarcerato per decorrenza dei termini in attesa del processo d’Appello. Il 2 ottobre del 2018, i Carabinieri del Comando Provinciale di Agrigento, coordinati dalla Procura della Repubblica, hanno arrestato Orazio Rosario Cavallaro, 61 anni, di Ravanusa, ritenuto l’esecutore materiale del delitto. Le investigazioni dei Carabinieri si sono avvalse, tra l’altro, delle immagini registrate da telecamere di video-sorveglianza acquisite durante il sopralluogo nei pressi di via Palma a Licata dove è stato ucciso Angelo Carità. L’elemento indiziario determinante sono delle tracce di sangue riconducibili ad Angelo Carità che sono state rilevate dai Carabinieri del Ris su di un giubbotto sequestrato a Cavallaro durante una perquisizione. Dal filmato sono emerse le fasi concitate dell’agguato: il killer giunto a piedi, indossando un giubbotto, e che spara il colpo di grazia alla vittima. E poi anche un’automobile intenta sia a pedinare per un breve tratto di strada Angelo Carità, sia a transitare innanzi alla sua abitazione. Pertanto, il proprietario dell’automobile è stato ricercato, identificato e poi perquisito fino alla scoperta del giubbotto con le macchie di sangue. Adesso ad Agrigento, al palazzo di giustizia, la giudice per le udienze preliminari del Tribunale, Luisa Turco, a conclusione del giudizio abbreviato, accogliendo quanto richiesto dalla pubblico ministero, Chiara Bisso, ha condannato Orazio Rosario Cavallaro all’ergastolo, per omicidio volontario e porto abusivo di arma da fuoco, mai ritrovata. Il movente del delitto sarebbe stata la vendetta per la morte di Giovanni Brunetto? Punto interrogativo, al momento senza risposta. Il 28 ottobre 2013 a Canicattì in un terreno è stato scoperto il cadavere dell’imprenditore agricolo di Licata, Giovanni Brunetto. Il giorno seguente è stato arrestato una seconda volta Angelo Carità, già in manette il 20 maggio precedente. Di Giovanni Brunetto, infatti, non vi è stata più nessuna traccia dal 7 maggio 2013. Brunetto sarebbe stato creditore, di una somma tra i 40 e i 100mila euro, verso Angelo Carità. Il 28 ottobre, il corpo senza vita di Giovanni Brunetto è stato recuperato in un terreno agricolo a disposizione di Angelo Carità, a Canicattì, in contrada Casalotti. Il terreno è di proprietà di un avvocato di Canicattì, e Angelo Carità si è occupato di lavori agricoli nello stesso terreno dove durante lo stesso periodo incriminato sono stati compiuti lavori di movimentazione terra.

10 dicembre, Il Tribunale di Agrigento ha condannato a 3 anni di reclusione l’ex dirigente dell’ufficio tecnico comunale di Castrofilippo, Vincenzo Manzone, 77 anni, imputato di falsa testimonianza aggravata dall’avere favorito la mafia. Manzone, testimoniando in aula il 16 maggio del 2012 al processo a carico dell’ex sindaco di Castrofilippo, Salvatore Ippolito, imputato di concorso esterno in associazione mafiosa e poi condannato definitivamente a 10 anni di carcere, avrebbe dichiarato il falso affermando di non avere mai subito pressioni e che mai vi fossero state intromissioni del sindaco Ippolito nella gestione dei lavori pubblici. Manzone è stato anche condannato a risarcire il Comune e il sindaco pro tempore con una provvisionale di 10mila euro. La pubblico ministero Maria Teresa Maligno ha proposto la condanna a 5 anni di reclusione.

10 dicembre, A Licata i Carabinieri della locale Compagnia hanno arrestato D G, sono le iniziali del nome, 34 anni, barista, indagato di coltivazione di marijuana e detenzione di sostanze stupefacenti a fine di spaccio. All’interno dell’abitazione dell’uomo, i militari hanno scoperto e sequestrato una mini piantagione di canapa indiana, tra 8 piante di marijuana, e un altro quantitativo di sostanza stupefacente, per diverse decine di grammi, che da un primo esame sarebbe risultata eroina.

10 dicembre, Il 7 luglio del 2016 la Direzione distrettuale antimafia di Palermo e i Carabinieri della Compagnia di Sciacca hanno arrestato 8 persone tra Sciacca e Menfi nell’ambito dell’inchiesta antimafia sul mandamento del Belice cosiddetta “Opuntia”. Lo scorso 18 giugno, a conclusione del giudizio abbreviato, la giudice per le udienze preliminari, Ermelinda Marfia, ha assolto 4 imputati e ne ha condannati 2. Altri due, Tommaso Gulotta, 53 anni, e Matteo Mistretta, 33 anni, entrambi di Menfi e imputati di associazione mafiosa, hanno scelto il rito ordinario. Ebbene adesso la sezione penale del Tribunale di Sciacca, presieduta da Alberto Davico, ha inflitto 15 anni a Gulotta e 13 anni di reclusione a Mistretta.

10 dicembre, I Carabinieri e la Squadra Mobile di Agrigento hanno sottoposto a fermo di indiziato di delitto due fratelli di Canicattì, Antonio Maira, 69 anni, e Giuseppe Maira, 63 anni. Sono indagati di usura ed estorsione aggravata. Su un prestito di 25mila euro concesso nel 2016 ad un imprenditore edile del posto, concordando con lui 2500 euro di interessi al mese in attesa della restituzione del capitale, e dopo aver già ottenuto 80 mila euro, avrebbero preteso ancora denaro dietro gravi minacce. Il provvedimento, emesso dalla Procura della Repubblica di Agrigento, è il frutto di una serrata indagine condotta congiuntamente da Carabinieri e Polizia, a seguito di una denuncia presentata dalla vittima nel febbraio scorso. L’imprenditore, che nel frattempo è fuggito terrorizzato al nord con tutta la sua famiglia, non riuscendo più ad assecondare le richieste di denaro da parte dei due fratelli, si è rivolto a Carabinieri e Polizia che, oltre a rassicurarlo, hanno sin da subito investigato congiuntamente attraverso pedinamenti, perquisizioni e complesse intercettazioni. L’indagine, avviata lo scorso mese di febbraio dall’Aliquota Operativa della Compagnia di Canicattì e dalla Squadra Mobile di Agrigento, è stata coordinata dalla Sostituto Procuratore, Elenia Manno. Gli investigatori hanno accertato sia le condotte usurarie poste in essere dagli indagati, sia lo stato di terrore in cui ha versato l’intero nucleo familiare dell’estorto, essendosi tra l’altro diffusa la notizia che gli aguzzini, con la pretesa di ulteriori 40 mila euro, si fossero già posti alla ricerca del debitore sparito.

11 dicembre, A Canicattì il fiuto investigativo di alcuni Carabinieri del locale Nucleo operativo e radiomobile della Compagnia ha indotto a sottoporre a controllo due giovani colti in atteggiamento sospetto, appena fuori un bar, con borselli a tracolla. I due si sono accorti dei Carabinieri e verosimilmente prevedendone le intenzioni hanno tentato di confondersi tra la folla assumendo un atteggiamento più rilassato, chattando con il telefono cellulare. I militari invece hanno puntato diritti verso di loro. Ebbene, nel borsello i due hanno nascosto 30 dosi di cocaina, per 10 grammi complessivi, il tutto confezionato e pronto per essere venduto, nonché quasi 2000 euro in contanti. Sono stati arrestati. Si tratta di due albanesi. Sono reclusi nel carcere “Di Lorenzo” ad Agrigento in attesa della convalida dell’arresto.

11 dicembre, A Sciacca, i Carabinieri della Sezione Radiomobile, nel corso di un servizio di pattugliamento nel quartiere “Perriera”, all’alba hanno udito dei rumori sospetti provenire dall’isola ecologica nella zona. Sul posto hanno avvistato un uomo intento a recuperare rame e materiale ferroso. Lui ha tentato la fuga scavalcando il muro di cinta e correndo verso il suo scooter ma è stato inseguito e acciuffato. Dentro due borsoni i Carabinieri hanno scoperto e sequestrato circa 100 chili di cavi in rame e paletti in ferro, per un valore di mercato di almeno 500 euro. L’uomo, 52 anni, di Sciacca, è stato arrestato ai domiciliari.

11 dicembre, Lo scorso 4 marzo 2019, tra Agrigento, Palermo, Trapani, Catania, Ragusa, Vibo Valentia e Parma, la Dia, la Direzione investigativa antimafia, e i Carabinieri hanno eseguito 32 ordinanze cautelari emesse dalla Procura antimafia di Palermo per associazione mafiosa, partecipazione e concorso in associazione per delinquere finalizzata al traffico ed allo spaccio di sostanze stupefacenti, aggravata dal metodo mafioso, detenzione abusiva di armi, sequestro di persona a scopo di estorsione aggravato e danneggiamento mediante incendio. L’operazione è stata intitolata “Kerkent”, nome arabo di Agrigento. Ebbene, adesso i pubblici ministeri Claudio Camilleri e Pierangelo Padova hanno chiesto 35 rinvii a giudizio. La prima udienza preliminare è in programma il prossimo 27 gennaio innanzi al giudice per le udienze preliminari del Tribunale di Palermo, Fabio Pilato.

11 dicembre, Il giudice monocratico del Tribunale di Sciacca, Fabio Passalacqua, ha assolto l’ex sindaco di Bivona ed ex deputato regionale del Partito Democratico, Giovanni Panepinto. Assolto anche il dirigente responsabile del depuratore comunale, Giuseppe Alessi. I due sono stati imputati di irregolarità nella gestione dell’impianto di trattamento delle acque reflue urbane, allorchè nel 2015 i reflui non depurati sarebbero stati scaricati nel fiume Magazzolo in contrada Scaldamosche. Panepinto e Alessi sono stati assolti con la formula “perché il fatto non sussiste”.

12 dicembre, A Grotte i Carabinieri della locale stazione hanno denunciato tre venditori ambulanti, un catanese di 53 anni, un siracusano di 18 anni, ed un altro del Lazio di 33 anni. All’Autorità giudiziaria risponderanno, in concorso, del reato di introduzione e commercio di prodotti contraffatti. In occasione di un controllo, i Carabinieri li hanno sorpresi ad esporre sul loro banco di vendita dei prodotti sanitari, come i kit di pronto soccorso, privi di qualsiasi attestazione di conformità. Sono stati sequestrati 33 kit medici non a norma, con contrassegni falsi, potenzialmente molto pericolosi per chiunque li avesse acquistati.

13 dicembre, A Ribera, i Carabinieri della locale Tenenza, a conclusione di una serrata attività di indagine e di accertamenti, hanno smantellato una rete di lavoratori in nero. I militari hanno seguito un folto gruppo di braccianti, la maggior parte extracomunitari, che dal centro di Ribera si sono diretti in campagna, in cerca di un lavoro giornaliero disponibile nel periodo attuale per la raccolta delle arance. I Carabinieri sono dunque intervenuti in un fondo in contrada “Castello”, hanno sorpreso tre cittadini marocchini, tutti e tre con precedenti di polizia ed irregolari nel territorio nazionale, intenti a raccogliere arance. Inutili sono stati i tentativi di fuga da parte dei tre. In caserma è emerso che uno dei tre ha pendente un ordine di carcerazione, emesso dalla Procura della Repubblica di Bergamo, per detenzione illecita di stupefacenti a fine di spaccio. Ed è stato trasferito in carcere a Sciacca. Il proprietario del fondo agricolo, un riberese incensurato, è stato denunciato per impiego irregolare di lavoratori stranieri privi di permesso di soggiorno.

14 dicembre, I Carabinieri della Stazione di Agrigento, nell’ambito dell’operazione “Piazza Pulita”, di prevenzione e repressione dello spaccio di droga soprattutto ai giovanissimi durante la movida, hanno sottoposto a controllo un ragazzo di 18 anni immigrato dal Gambia, sorpreso ad aggirarsi in modo sospetto tra locali pubblici e gruppi di giovani. Ebbene, gli sono state sequestrate decine di dosi di marijuana e hashish, già pronte per la vendita, per un peso complessivo di 150 grammi, e poi un coltello a serramanico e oltre 300 euro in contanti, verosimilmente provento di altre cessioni di droga. Il pusher è stato trasferito nel carcere “Di Lorenzo” ad Agrigento.

14 dicembre, Il collega giornalista Cesare Sciabarrà, direttore editoriale della testata giornalistica online Canicattiweb, ha subito una molto verosimile intimidazione, allorchè nottetempo una mano ignota ha spaccato il vetro posteriore della sua automobile, posteggiata sotto casa. Cesare Sciabarrà anche recentemente ha seguito diverse inchieste attinenti soprattutto il territorio di Canicattì. E commenta laconico: “Evidentemente non sto simpatico a qualcuno”.

16 dicembre, A Raffadali i Carabinieri hanno arrestato il titolare di un caseificio, un uomo di 59 anni già noto alle forze dell’ordine. Risponderà all’autorità giudiziaria di frode in commercio e contraffazione di sostanze alimentari. I militari della locale stazione, insieme ai colleghi del Centro anticrimine natura e del Nucleo Carabinieri Ispettorato del lavoro, hanno compiuto un’ispezione nel caseificio, in contrada Butermini, e hanno scoperto topi morti accanto a caciotte, ricotte, altri prodotti caseari e carne, il tutto senza alcun segno di tracciabilità, confezionato senza alcun presidio sanitario e di sicurezza. I Carabinieri hanno sequestrato oltre 300 chili di alimenti, tra formaggi e carne, in pessimo stato di conservazione, e hanno elevato sanzioni amministrative per 65mila euro. La Procura della Repubblica di Agrigento, nel frattempo informata dell’accaduto, tramite provvedimento della sostituto Gloria Andreoli, ha disposto l’immediato ritiro dei prodotti caseari venduti negli esercizi commerciali di Agrigento e provincia. E i Carabinieri hanno sequestrato altri 100 chili di formaggio in fase di consegna. Sull’intero ovile e caseificio è scattato il sequestro.

16 dicembre, A Catania, all’ospedale “Garibaldi”, è morto Giuseppe Lauricella, 73 anni, di Agrigento, che lo scorso 7 dicembre ha bevuto accidentalmente un bicchiere di detersivo. L’anziano è stato oggetto di cure intensive da parte dei medici che hanno tentato di strapparlo alla morte. Lauricella è stato prima ricoverato all’ospedale “San Giovanni di Dio” di Agrigento, e poi è stato trasferito con l’elisoccorso del 118 al “Garibaldi” di Catania.

18 dicembre, Il 15 maggio del 2018, a Palermo, al palazzo di giustizia, la Procura ha chiesto al Tribunale di condannare a 5 anni di carcere Giovanni Titone, 34 anni, di Menfi, imputato di omicidio colposo e guida sotto l’effetto di sostanze stupefacenti. Il 13 novembre del 2013, alla guida della sua Ford Focus, lungo la Fondovalle Palermo – Sciacca, affrontando una curva si è scontrato con un’altra automobile. Sono morte 5 persone: il figlio di Titone, Alberto, di 3 anni. La moglie, Maria Mergola, di 25 anni, madre del bambino. Rosa Pilo, di 51 anni, madre di Titone. E sull’altra automobile sono morti Rosario Lo Re, di 68 anni, e la moglie, Maria Ciaccio, 71 anni, di Roccamena. Ebbene, adesso il giudice monocratico del Tribunale di Sciacca, Simone Alecci, ha assolto Giovanni Titone. Il difensore dell’imputato, Maurizio Gaudio, ha sostenuto e argomentato l’innocenza di Giovanni Titone, basandosi anche su una consulenza dell’ingegnere Damiano Marianello. Secondo la difesa l’incidente è stato provocato da una chiazza oleosa sulla strada e non da una imprudenza di Titone. La difesa inoltre ha escluso che il menfitano fosse alla guida in stato di alterazione psicofisica.

19 dicembre, Il 2 ottobre del 2012 ad Agrigento è stato il giorno dell’operazione cosiddetta South Park, parcheggio a sud. La Guardia di Finanza e la Procura di Agrigento hanno scoperto e sventato una presunta maxi truffa a danno dell’Ente Parco archeologico e del Comune. La cooperativa Lagana nel 2011 si è aggiudicata l’appalto per la gestione dei quattro parcheggi pertinenti all’area dei Templi: Sant’Anna, Cugno Vela, Museo archeologico e Tempio di Giunone. Ebbene, sarebbero stati stampati e venduti, con numerazioni riprodotte più volte, i biglietti per parcheggiare, nascondendo così il reale incasso, a danno della parte di incasso che spetta per contratto all’Ente Parco e al Comune. Ad esempio, i privati avrebbero incassato dai biglietti venduti circa 300mila euro all’anno, e nel 2011, dalle scritture contabili, ne risultano solo 80mila. I funzionari dell’Ente Parco non avrebbero mai vigilato e controllato. Ebbene, adesso, la sezione penale del Tribunale di Agrigento, presieduta da Alfonso Malato, accogliendo quanto richiesto dalla pubblico ministero, Eliana Manno, a conclusione della requisitoria, ha condannato ad 1 anno e 6 mesi di reclusione Carmelo Vella, 61 anni, di Agrigento, e poi ad 1 anno ciascuno Sonia Vella, 32 anni, Giuseppe Vella, 31 anni, e Alfonso Zammuto, 65 anni. I quattro sono ex amministratori e impiegati a servizio della stessa Cooperativa. Sono stati invece assolti, con formula piena, l’architetto Roberto Sciarratta, 59 anni, attuale direttore dell’Ente Parco Valle dei Templi e dirigente all’epoca delle condotte incriminate, e il funzionario dell’Ente Parco, Maurizio Attanasio, 58 anni.

19 dicembre, Ad Agrigento, al palazzo di giustizia, la sezione penale del Tribunale, presieduta da Giuseppe Miceli, nell’ambito dell’inchiesta anti-sfruttamento della prostituzione a Licata cosiddetta “Antheo”, ha inflitto 8 anni di reclusione a Mario Zirafi, 46 anni, di Licata. E poi 3 anni di carcere ciascuno ad Elisabetta Agata Adorna, 46 anni, di Catania, a Michelangelo Saporito, 49 anni, di Caltanissetta, ed a Gicu Radu, 38 anni, originario della Romania ma residente a Licata.

19 dicembre, A Palermo, in Corte d’Appello, la Procura Generale, a conclusione della requisitoria, ha chiesto la condanna a 9 anni di reclusione a carico di un imputato di Agrigento, 52 anni, di età, netturbino, che per sette anni avrebbe abusato della figliastra, all’epoca minorenne, con la complicità della madre di lei, e compagna di lui, una donna di 37 anni per la quale, invece, sono stati chiesti 7 anni di carcere. In primo grado, il Tribunale di Agrigento, il 16 novembre del 2017, ha assolto entrambi gli imputati.

19 dicembre, A Ribera due rapinatori sono irrotti all’interno di una tabaccheria e, minacciando il titolare, hanno rapinato denaro e sigarette, per circa 3mila euro. E’ scattato l’allarme. I Carabinieri della locale Tenenza hanno subito setacciato l’intera zona e hanno acciuffato i due malviventi fuggitivi recuperando il bottino. Il tabaccaio ha scritto un post su Facebook esprimendo gratitudine all’operato dei Carabinieri di Ribera.

19 dicembre, Ad Agrigento, al palazzo di giustizia, la sezione penale del Tribunale presieduta da Giuseppe Miceli, nell’ambito dell’inchiesta anti-sfruttamento della prostituzione cosiddetta “Lenone”, ha condannato a 5 anni di reclusione Angelo Incorvaia, 66 anni, di Licata, ed a 6 anni ciascuno ai romeni Anna Pachitei, 36 anni, e Petre Roman, 25 anni. Sono stati assolti, “per non avere commesso il fatto”, altri 5 imputati: Adriana Radulescu, 35 anni, Aurel Caruta, 34 anni, e Nicoleta Schiau, 31 anni, tutti romeni, e poi Carmelo Cani, 31 anni, di Palma di Montechiaro, e Angelo Schembri, 63 anni, di Licata.

20 dicembre, Ad Agrigento, al palazzo di giustizia, lo scorso 14 novembre il Pubblico Ministero ha svolto la requisitoria al processo per la morte di Liborio Di Vincenzo, il meccanico agrigentino di 50 anni, ferito e poi deceduto a seguito delle gravi ustioni provocate da una esplosione il 6 ottobre 2010 in un locale adibito ad officina nel capannone del Centro distribuzioni giornali “Agriscia”, nella zona industriale di Agrigento. La Procura, per omicidio colposo, ha chiesto la condanna a 3 anni e 6 mesi ciascuno per Angelo Scopelliti, 73 anni, di Palma di Montechiaro, legale rappresentante della società Agriscia, e per Giovanni Caminiti, 64 anni, di Messina, medico della stessa società. I familiari di Liborio Di Vincenzo si sono costituiti parte civile tramite gli avvocati Giovanni e Tanja Castronovo. Ebbene adesso la giudice monocratico Fulvia Veneziano ha condannato a 9 mesi di reclusione Angelo Scopelliti, riconosciuto colpevole di omicidio colposo e di alcune violazioni della normativa in materia di sicurezza sul lavoro. E’ stato invece assolto Giovanni Caminiti.

20 dicembre, La Cassazione ha confermato, rendendola definitiva, la sentenza di condanna emessa lo scorso 17 marzo dalla terza sezione della Corte d’Appello di Palermo, presieduta da Antonio Napoli, a 4 anni di reclusione inflitta, per due ipotesi di violenza sessuale e per maltrattamenti ai danni della moglie, a carico di un uomo di 50 anni di Porto Empedocle, consigliere comunale e poi sospeso dal Prefetto in ragione della legge Severino. Le violenze sessuali si sarebbero verificate tra il gennaio e il marzo del 2014. Fra l’aprile e il settembre dello stesso anno, invece, la donna sarebbe stata maltrattata con continue vessazioni psicologiche e aggressioni fisiche che non sarebbero terminate neanche dopo la separazione.

21 dicembre, I Carabinieri di Siculiana e di Cattolica Eraclea hanno arrestato ai domiciliari un uomo di 62 anni di Siculiana sorpreso, nel corso di una perquisizione personale e domiciliare, in possesso di 14 grammi di cocaina nascosti nel guscio della sorpresa di un ovetto di cioccolata. Sequestrati anche quasi 200 euro in contanti ed alcune dosi di cocaina già confezionate in palline, un bilancino e bustine per il confezionamento.

23 dicembre, I Carabinieri della Stazione di Ravanusa, affiancati da personale della “Sezione Operativa Territoriale di Palermo dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli”, hanno ispezionato una sala giochi a Ravanusa e hanno riscontrato la presenza di 4 apparecchi da gioco non censiti e non collegati alla rete dei Monopoli, che sono stati spenti e sequestrati, interrompendo così la frode nei confronti dello Stato e degli ignari giocatori. I Carabinieri hanno poi sanzionato il titolare della sala giochi, con una stangata da 120.000 euro.

24 dicembre, Secondo tradizione natalizia, il cenone della Vigilia è a base di pesce. A tutela della salute pubblica, i Carabinieri della stazione di Racalmuto, e del Nas, il Nucleo anti – sofisticazioni, di Palermo, hanno sottoposto a controllo un’industria conserviera locale. Ebbene, i militari hanno sequestrato migliaia di vasetti di pesce sott’olio e di filetti sottosale in cattivo stato di conservazione e dalle caratteristiche alterate. I Carabinieri hanno sanzionato per mille euro il titolare, e hanno sequestrato, impedendone il commercio, oltre 3 tonnellate di pesce. I controlli dei Carabinieri proseguiranno incessantemente durante le festività.

27 dicembre, Ad Agrigento, alla sera di lunedì 2 dicembre, nel centro storico, in via Boccerie, una donna di 50 anni è stata aggredita violentemente a colpi di spranga da tre minorenni tra i 16 e i 17 anni, ed è stata rapinata. La vittima ha subito gravi traumi e fratture, ed è stata ricoverata prima all’ospedale “San Giovanni di Dio” e poi al “Civico” di Palermo in prognosi sulla vita riservata. A carico dei tre minorenni è stata formalizzata dalla Polizia la denuncia, in stato di libertà, anche per il reato di tentato omicidio. E adesso uno dei tre, di 16 anni, è stato arrestato dai Poliziotti della Volanti di Agrigento. Sarebbe stato lui, armato con la spranga, a colpire più volte la malcapitata. Il sedicenne è recluso nel carcere “Malaspina” a Palermo.

28 dicembre, I poliziotti della Squadra Mobile di Agrigento, coordinati da Giovanni Minardi, hanno denunciato a piede libero, sottoponendolo all’obbligo di presentazione alla Polizia giudiziaria, F R, sono le iniziali del nome, 61 anni, di Licata. L’uomo risponderà all’Autorità giudiziaria di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche e per aver indotto un Pubblico ufficiale alla falsità ideologica in atti pubblici. Dalle indagini della Squadra Mobile è emerso che il licatese dal febbraio 2014 avrebbe percepito una pensione d’invalidità al 100% dall’Inps perchè riconosciuto affetto da “psicosi con disturbo di personalità di tipo paranoide con compromissione delle attività cognitive, affettive, di relazione e dell’adattamento sociale, nonché incapacità di compiere gli atti quotidiani della vita senza assistenza continua”. Invece il 61enne è stato del tutto autonomo, deambulante, lavoratore e con una vita regolare. Gli investigatori rilevano come “farsesca” la convocazione dell’uomo in Questura, allorchè si è presentato accompagnato da un parente fingendo di soffrire delle patologie rivelatesi false. Il danno sarebbe quantificato in oltre 64 mila euro. La Procura di Caltanissetta, che ha coordinato l’inchiesta, ha sequestrato a garanzia tutti i rapporti finanziari direttamente o indirettamente riconducibili all’indagato.

Angelo Ruoppolo



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