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Operazione nei Nebrodi, il notaio di Canicattì intercettato: “Questi atti mi hanno fatto guadagnare un milione di euro”

Scritto da il 16 gennaio 2020, alle 07:12 | archiviato in Canicattì, Costume e società, Cronaca, Photo Gallery. Puoi seguire ogni risposta attraverso RSS 2.0. Puoi lasciare un commento o un trackback a questo articolo

Tra le novantaquattro persone finite in manette all’alba in un maxi blitz contro il clan Bontempo-Scavo, potente famiglia mafiosa dei Nebrodi, c’è anche un notaio di Canicattì di 73 anni, arrestato con l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa. Il notaio agrigentino, già segnalato alla Procura di Agrigento dal suo stesso ordine per “movimenti sospetti” con gli atti a usucapione, è considerato dagli inquirenti della Direzione Distrettuale Antimafia di Messina guidata dal procuratore De Lucia, un ingranaggio indispensabile del marchingegno nella fabbricazione di titoli che sarebbero poi serviti ai clan per truffare di fatto l’Unione Europea ricevendo i finanziamenti.

Secondo gli inquirenti, dunque,  sarebbe un professionista al servizio del clan capace di “confezionare” atti di usucapione con cui venivano ceduti alcuni terreni nel messinese a terze persone senza che i reali proprietari lo sapessero per essere utilizzati nelle richieste di finanziamento europeo. Otto di loro hanno dichiarato di essere venuti a conoscenza della perdita del terreno tramite l’agenzia delle entrate Le denunce dei proprietari terrieri – tra il 2015 ed il 2016 – iniziano a causare problemi al “sistema”.

La Guardia di Finanza di Canicattì e Messina comincia a sentire i dipendenti e il notaio stesso. Gli investigatori, però, hanno già messo sotto controllo cellulari e piazzato cimici. Una di queste – è il 4 ottobre 2016 – capta una conversazione in auto col figlio: “A me mille atti di usucapione mi hanno fatto guadagnare un miliardo, un milione di euro”.

l consiglio notarile di Agrigento in una nota dice che dal 2016 aveva avviato nei confronti del notaio di Canicattì accusato di concorso esterno in associazione mafiosa nell’operazione antimafia sulle cosche dei Nebrodi, una serie di procedimenti disciplinari in conseguenza dei controlli effettuati periodicamente sull’attività dei notai. “I procedimenti – dice il consiglio – riguardavano fittizie intestazioni di beni immobili attraverso il meccanismo dell’usucapione, non accertata giudizialmente, che si sono conclusi con la sanzione della sospensione temporanea dell’attività professionale disposta da parte della Coredi Sicilia – la Commissione regionale di disciplina dei notai presieduta da un magistrato. La Coredi contemporaneamente aveva comunicato alla Procura di Agrigento l’avvio dei procedimenti disciplinari”

Negli atti dei Magistrati si mette chiaramente in evidenza il business milionario dei clan che, lucrando sui Fondi Europei per l’Agricoltura, avevano da anni utilizzato queste ingenti risorse comunitarie per foraggiare le varie attività svolte dalle famiglie mafiose e, come evidenzia l’indagine di Carabinieri e Guardia di Finanza, alla “spartizione virtuale del territorio”.

Erano tanti anche i terreni della Regione e di svariati Comuni usati dai mafiosi per le truffe. E poi, la connivenza dei Centri Assistenza Agricola che davano le informazioni sulle particelle non utilizzate ai fini di inserirle nelle domande per i Finanziamenti Europei.

“Una mafia dei pascoli ultra moderna – continuano i magistrati – con un controllo del territorio capillare, un mafia che punta sempre di più alla terra perché, in base alla quantità di possesso, arrivano finanziamenti. Un meccanismo che in Sicilia ha inquinato l’intero sistema di assegnazione e compravendita dei terreni.

Erano tanti anche i terreni della Regione e di svariati Comuni usati dai mafiosi per le truffe. E poi, la connivenza dei Centri Assistenza Agricola che davano le informazioni sulle particelle non utilizzate ai fini dei Finanziamenti Europei: “tale informazione – scrivono i magistrati – è di primaria importanza per i sodalizi mafiosi, in grado in tal modo di effettuare una appropriazione indebita “virtuale”, a proprio vantaggio, di tali terreni, rappresentandoli… quali titoli di proprietà spettanza ad insaputa dei reali proprietari e con un rischio minimo di duplicazione di domande e sovvenzioni sulla medesima particella. Ancor più sicura – per evidenti ragioni – è l’esibizione, nelle domande uniche di pagamento, di terreni appartenenti a soggetti già deceduti”.

Un meccanismo interrotto proprio da quel Protocollo che Antoci ha fortemente voluto, rischiando la vita, ma che ha posto le basi per una normativa che, come si evince dalle tante operazioni di servizio, consente oggi a Magistratura e Forze dell’Ordine di porre argine ad una vicenda che durava da tanti anni.

L’importante operazione di questa mattina ha fatto emergere proprio il contesto mafioso denunciato da anni da Antoci e per il quale impegno ha subito un attentato mafioso la notte fra il 17 e il 18 di maggio 2016. Proprio su questo argomento i magistrati scrivono: “…….. nel contesto che emerge nella presente indagine di truffe milionarie e di furto mafioso del territorio trova aspetti di significazione probatoria e chiavi di lettura di quell’attentato….. Antoci si è posto in contrasto con interessi milionari della mafia”.

“Grazie di cuore – dichiara Antoci – al Procuratore Maurizio De Lucia e ai suoi Sostituti, ai Carabinieri del Ros e del Comando Provinciale di Messina e alla Guardia di Finanza di Messina. L’operazione di oggi evidenzia in modo chiaro il contesto in cui ci siamo mossi in questi anni mettendo il luce le motivazioni per le quali la mafia, attraverso quel terribile attentato, voleva fermarmi. Nonostante la consapevolezza che, con questa ulteriore ed imponente operazione, l’odio e il rancore contro di me cresceranno ancora di più, è comunque tanta la felicità che provo oggi nel vedere che il nostro lavoro serva al Paese e alla lotta alla mafia”.

“Se ho potuto completare il lavoro del Protocollo e poi della Legge – continua Antoci – lo devo a quei coraggiosi operatori della Polizia di Stato, gli uomini della mia scorta, che quella notte mi hanno salvato la vita. La mafia, come ulteriormente certifica questa importante operazione, voleva fermare tutto questo uccidendomi, ma loro, quella notte, con coraggio e sprezzo del pericolo, rischiando la loro vita, lo hanno impedito. Lo Stato ha vinto, se ne facciano una ragione mafiosi e mascariatori. Abbiamo colpito con un Protocollo, oggi Legge dello Stato, e con un’azione senza precedenti, la mafia dei terreni – aggiunge Antoci – ricca, potente e violenta, pur rischiando la vita e perdendo la libertà mia e della mia famiglia . E’ una vita difficile e complicata, ma giornate come questa danno l’assoluta certezza che ne vale la pena. Sì, lo Stato ha vinto e oggi ancora di più” – conclude Antoci.

 



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