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Canicattì, la risposta dell’Assessore alle Finanze Angelo Messina alla nota del Comitato 2021

Scritto da il 24 gennaio 2020, alle 07:06 | archiviato in Photo Gallery, Politica, Politica Canicattì. Puoi seguire ogni risposta attraverso RSS 2.0. Puoi lasciare un commento o un trackback a questo articolo

Riceviamo e integralmente pubblichiamo:

Sig. Giardina la storia che lei racconta attraverso le sue due note, a me dirette, dell’8 e del 13 gennaio 2020, è certamente molto suggestiva e, mi permetta, fantasiosa. Mi scuso con i lettori per la lunghezza di questa mia risposta, ma il guazzabuglio di disinformazione che caratterizza le due note, mi impone di non tralasciare nulla.

Sig. Giardina, nelle note che lei sottoscrive come presidente di un comitato, nel tentativo di screditarmi, ha preso in considerazione un lungo periodo. Inizialmente fa riferimento agli anni 1994-1998, all’amministrazione del Sindaco Carmelo Cammalleri, con la quale l’unico indiretto rapporto che mi lega è l’avere avuto il compianto ex sindaco quale mio superiore nella Banca dove ho lavorato, ed al quale sono stato legato da sincero affetto e stima.

L’altro periodo cui fa riferimento, che questa volta mi riguarda direttamente, è quello che va dal maggio 1998 al marzo 2004, l’amministrazione del Sindaco Antonio Scrimali, della quale io ero assessore, e lo rivendico con orgoglio. Quello fu periodo molto fruttuoso, ricco di iniziative e di progettualità (solo a titolo esemplificativo, ma non esaustivo, ricordo il Centro Culturale San Domenico, il Teatro Sociale, diversi quartieri sistemati e la nascita della farmacia comunale). Naturalmente, in quel periodo tanto veniva fatto perché le condizioni erano diverse, migliori, c’era maggiore disponibilità di personale e di mezzi.

Quella esperienza, come tutti sanno, ebbe una brusca interruzione il 29 marzo del 2004. Ma proprio a causa di quelle vicende, quel periodo è stato accuratamente esaminato dall’autorità giudiziaria prima, e successivamente dai commissari prefettizi: impensabile ritenere che possano essere passate inosservate le mancanze che ella mi addebita.

Ma al di là di queste, necessarie, considerazioni, il suo “temerario” tentativo di mettere in relazione due periodi, e due esperienze amministrative, distanti 16 anni, è palesemente troppo forzato e, mi permetta, privo di fondamento.

Tornando al cuore delle sue note, ovvero alla sua domanda: “Chi ci guadagna con l’operazione del piano di riequilibrio?”, a cui non intendo sottrarmi, è necessario fare una breve cronistoria. Quando il Sindaco mi affidò la delega di Assessore, l’auspicio, poi purtroppo disatteso, era quello di riuscire a chiudere il Bilancio di Previsione entro il 31 marzo. Ma ad un certo punto fu chiaro che i debiti fuori bilancio rilevati (“scovati” oserei dire), sulla cui origine mi sono già ampiamente espresso in altra nota, erano talmente tanti da non consentire la chiusura in pareggio dello stesso.

La scelta tra dichiarazione di dissesto e piano di riequilibrio, in generale, non è solo questione di opportunità o decisione politica. La normativa dispone precisi paletti. Nel nostro caso, dall’esame della situazione economica, pur gravemente scompensata, appariva comunque chiaro che c’erano le condizioni per il risanamento dei conti così come previsto dall’art. 243 bis del TUEL. Tutti i successivi passaggi sono stati espletati secondo la normativa, sempre con il voto favorevole e unanime del Consiglio Comunale e secondo le stringenti statistiche previste, con un incessante e attento lavoro, ognuno per le proprie competenze, di tutti i settori comunali.

E contrariamente a quanto da lei affermato, il ricorso al piano di riequilibrio pluriennale non esclude alcuna prerogativa rispetto alle azioni di responsabilità che possono essere attivate nei confronti dei responsabili. Quindi nessun “insabbiamento”. Del resto l’intero iter viene vagliato trimestralmente alla Corte dei Conti. E non bisogna dimenticare che, nel caso di risoluzione anticipata dei debiti e degli impegni assunti, il piano di riequilibrio si conclude e si riprende la normale gestione finanziaria (cosa non da poco, impossibile con la Dichiarazione di Dissesto).

Invece cosa sarebbe avvenuto in caso di Dichiarazione di Dissesto? Sarebbero stati nominati dei Commissari, che a spese del Comune, avrebbero gestito in autonomia il pagamento dei debiti fuori bilancio e chiedendo l’anticipazione di fondi, sempre a carico del Comune, avrebbero pagato in proporzione all’anticipazione ottenuta, facendo specifici accordi con i creditori. I creditori che non avessero accettato pagamenti parziali, avrebbero mantenuto la facoltà di agire contro il Comune (mentre il piano di riequilibrio prevede che gli accordi con i creditori siano conclusi prima, come è avvenuto nel nostro caso). E cosa succede agli amministratori? Contrariamente alle sue allusioni, gli amministratori, sindaco in primis, rimangono in carica e mantengono le loro indennità, e ciò sia in caso di Dissesto, sia in caso di Riequilibrio.

Signor Giardina, certamente lei avrà esaminato il Piano di Riequilibrio Finanziario Pluriennale presentato e ancora in fase approvazione al Ministero degli Interni ed alla Corte dei Conti; quindi avrà potuto constatare che tutto ciò che il Comune deve fare per uscire da questa crisi in maniera tranquilla è chiaramente indicato, ma in caso non dovesse essere d’accordo, ogni suo attento e propositivo contributo sarà certamente attenzionato.

Infine sig. Giardina, per correttezza di informazione, va detto che i crediti annullati a cui ella fa riferimento, riguardano esclusivamente le cartelle esattoriali fino a mille euro notificate tra il 1° gennaio 2000 ed il 31 dicembre 2010, in forza della Legge 119/2018, legge nazionale a cui tutti i Comuni sono soggetti, a prescindere dalle condizioni finanziarie.

Passando ad altro, non serviva la sua nota per rilevare i problemi con gli accertamenti errati. L’amministrazione aveva tempestivamente emanato un apposito avviso pubblico e l’Ufficio Tributi sta ricevendo i contribuenti e laddove saranno confermate le inesattezze, le relative cartelle saranno annullate o modificate in autotutela. Ci siamo più volte scusati con i contribuenti per il disagio, e continuiamo a farlo. Il lavoro fatto dall’ufficio è stato immane, anche in considerazione del numero di addetti a disposizione, ma se siamo riusciti a ridurre la TARI per il 2018 e per il 2019, è stato possibile solo attraverso gli accertamenti sugli anni precedenti.

Altra dovuta precisazione, sulla TOSAP (Tassa occupazione suolo pubblico) e sull’imposta sulla pubblicità: è vero che le relative tariffe sono state incrementate, ma occorre dire che entrambe, da oltre 10 anni non erano soggette ad aggiornamento, quindi si è trattato di un atto praticamente dovuto, pertanto nessun aumento di tasse, ma solo un adeguamento.

E visto che è così attento sul tema, sappia che abbiamo messo in atto diversi strumenti per agevolare i contribuenti, come il ravvedimento operoso, la rateizzazione, la compensazione, tutto per rendere quanto più agevole la capacità di versamento e incrementare quanto più possibile la capacità di riscossione.

Sig. Giardina, nelle sue note fa anche riferimento alla Dedalo Ambiente: le rappresento che è stato avviato un contenzioso e siamo fiduciosi su una positiva risoluzione anche di questa vertenza.

Spero di essere stato più chiaro della mia capacità di sintesi, ma la cosa  che mi preme di più è rispondere alla sua domanda, chi ci guadagna? La collettività, quindi anche lei.



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