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Furti d’identità e truffe online, la Sicilia è la regione più insicura d’Italia

Scritto da il 27 gennaio 2020, alle 06:08 | archiviato in Costume e società, Cronaca, cronaca sicilia, Photo Gallery. Puoi seguire ogni risposta attraverso RSS 2.0. Puoi lasciare un commento o un trackback a questo articolo

In Sicilia aumentano i furti telematici d’identità, le truffe online e le violazioni dei dati digitalizzati. I dati bocciano la l’Isola e la posizionano tra le regioni più insicure d’Italia. Sulla sicurezza dei dati personali digitalizzati, la Sicilia figura tra le regioni più insicure d’Italia con dieci truffe creditizie al giorno attraverso i furti di identità. I dati sono stati evidenziati dal sindacato dei bancari Fabi Palermo che lancia l’allarme sui casi di “data breach” (incidente di sicurezza), la violazione, il furto, la copia dei dati protetti digitalizzati, che nel 2018 sono cresciuti del 133 per cento.

La Fabi ha analizzato i dati Crif relativi al primo semestre del 2019. In particolare nella provincia di Palermo sono stati registrati 575 casi (contro i 345 dei primi 6 mesi del 2018), al quinto posto nel ranking nazionale; Catania (433 casi contro i 271 del 2018) è al sesto posto. Seguono Siracusa (205 casi), Messina (199 casi), Trapani (176 casi) e Agrigento (108 casi), con un boom di episodi tra gli under 40.
“I dati violati rappresentano un problema gravissimo per il settore creditizio – afferma Gabriele Urzì, segretario provinciale Fabi Palermo e responsabile di salute e sicurezza – con crimini portati a termine a danno di dati di carte di credito e conti correnti. Infatti, correlato al fenomeno del ‘data breach’, è quello delle frodi creditizie con furto di identità basate sull’utilizzo illecito dei dati personali e finanziari altrui per ottenere un credito che non sarà mai pagato. Le banche e le assicurazioni, invece di spingere soltanto sul lato della digitalizzazione devono pianificare, con maggiore efficacia, strategie di sicurezza e valutare come proteggere al meglio i dati sensibili del business e dei clienti”. Su privacy e sicurezza non si salvano nemmeno le app bancarie, secondo la Fabi. “Da un recente studio (Immuniweb) sulle prime 100 banche mondiali – conclude Urzì – è emerso che l’85% per cento delle app non supera il test del Gdpr (General data protection regulation)”.



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