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“Il lockdown si poteva evitare in Sicilia”, parte la class action contro il Governo Conte

Scritto da il 12 agosto 2020, alle 13:45 | archiviato in Costume e società, Cronaca, cronaca sicilia, IN EVIDENZA, Photo Gallery. Puoi seguire ogni risposta attraverso RSS 2.0. Puoi lasciare un commento o un trackback a questo articolo

Arriva una class action contro le decisioni del Governo Conte che proceduto con il Decreto del presidente del Consiglio del 9 marzo scorso a dichiarare a partire dal giorno 10 marzo la zona rossa in tutto il territorio nazionale, a fronte della proposta avanzata nella riunione del 7 marzo del Comitato Tecnico Scientifico di chiudere a quella data soltanto la Regione Lombardia e le province di Parma, Piacenza, Rimini, Reggio Emilia, Modena, Pesaro, Urbino, Venezia, Padova, Treviso, Alessandria e Asti.

È il coordinamento di Unione dei Siciliani – Sicilia Nazione a dare mandato al suo coordinatore nazionale Rino Piscitello di procedere alla notifica di un atto stragiudiziale e di dare avvio alla class action. Secondo il movimento sicilianista “la chiusura di tutte le regioni italiane, ed in particolare quelle del Sud, era in quel momento oggettivamente immotivata in relazione ai dati di diffusione del virus”.
A fronte delle centinaia di contagi nelle regioni più colpite dall’epidemia, nella giornata del 9 marzo nella quale il Governo nazionale decide di avviare il lockdown totale, in Sicilia i casi accertati sono 54 tra i quali nessun deceduto. Lo fa notare il partito siciliano secondo cui “applicare condizioni uguali a situazioni profondamente diverse ha determinato nelle regioni del Sud, che avrebbero potuto ancora per qualche settimana adottare misure rigorose ma non di totale interruzione di quasi tutte le attività, una crisi economica profonda che, date le condizioni di forte squilibrio già esistenti, ha pesantemente aggravato la situazione del meridione ed in particolare della Sicilia”.
Ma c’è di più perchè “avere di conseguenza impedito la conoscenza di detto verbale ai cittadini e agli amministratori pubblici regionali e locali ha oggettivamente falsato il formarsi di ogni successiva decisione amministrativa regionale e locale. Ancora più grave ciò che è successo durante la cosiddetta riapertura, quando la contemporaneità in tutte le regioni al 18 maggio non ha avuto giustificazioni di tipo scientifico a fronte della sostanziale riduzione a pochissimi casi del contagio nel Sud Italia”.
La Sicilia, come dichiarato dal vicepresidente della Regione Gaetano Armao, la Sicilia ha subito durante il lockdown una perdita di 2,8 miliardi al mese, con un calo previsto per il 2020 di circa 7 punti di PIL corrispondenti a oltre 6 miliardi, e avrà nel 2021 una ripresa più lenta rispetto al resto d’Italia di circa tre punti percentuali. ”Solo grazie al ricorso al TAR della Fondazione Einaudi abbiamo avuto la possibilità di conoscere i verbali del Comitato Tecnico Scientifico – dice il coordinatore di Unione dei Siciliani – Sicilia Nazione Rino Piscitello – che non giustificavano in alcun modo il lockdown su tutto il territorio nazionale deciso da Conte il 9 marzo scorso. La Sicilia e i siciliani, che hanno avuto nei mesi di chiusura un comportamento di assoluta correttezza e obbedienza alle norme, non meritavano una tale slealtà. Occorrerà adesso chiedere il ristoro degli enormi danni economici apportati da questa scelta alle aziende e all’economia siciliana”.



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