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Campobello di Licata, rilasciate licenze edilizie

Scritto da il 6 settembre 2020, alle 07:12 | archiviato in Campobello Di Licata, Cronaca. Puoi seguire ogni risposta attraverso RSS 2.0. Puoi lasciare un commento o un trackback a questo articolo

Il  Comune, ha rilasciato la licenza edilizia alla ditta Mario Tunno,  per la variante in corso  d’opera relativa alla costruzione di un capannone per deposito  e lavorazione di attrezzi agricoli, in contrada Piano D’Accardo, zona E del Prg.  Il  Comune inoltre  ha approvato e concesso, alla ditta “Di Liberto Sofia”, il progetto relativo al cambio di destinazione d’uso  da magazzino e deposito di attrezzi agricoli a civile abitazione, ampliamento    e diversa   destinazione  dei servizi interni e modifica della capacità  edificatoria   del fabbricato  sito in contrada Montalbo, in  zona E del vigente del piano regolatore generale. Superfice del lotto: mq 58110; superficie del fabbricato:  306,06;  superficie parcheggio:   mq 500; volume:1.193,33.  I lavori da iniziare entro 1 anno ed ultimati entro 3 anni.

Giovanni Blanda



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3 Risposte per “Campobello di Licata, rilasciate licenze edilizie”

  1. Lo Curto Giuseppe ha detto:

    Zona omogenea – E
    Zone Agricole.
    Per edificare in zona agricola la destinazione del manufatto e la posizione soggettiva di chi lo realizza sono entrambi rilevanti
    Spesso viene chiamata pompeiana, e spesso viene contestata come manufatto volumetrico a tutti gli effetti.
    Ai giorni nostri le zone agricole possono essere utilizzate per finalità di conduzione del fondo agricolo e utilizzi agroforestale. Questa parte di territorio non deve più essere considerata un semplice spazio aperto dove poter realizzare la villa residenziale isolata e con un parco.
    Per molti decenni nel territorio rurale è avvenuto proprio il contrario, cioè sono state costruite molte villette sparse, ciascuna dotata del proprio ampio resede circostante.
    Il territorio agricolo si è quindi riempito di una diffusa rete di costruzioni di vario tipo, e non soltanto residenziali, ma di tutte le destinazioni d’uso possibili.
    In molti casi la campagna è stata riempita con diverse “intercalazioni urbane” lineare che si dipanavano dall’agglomerato urbano per andare a infiltrarsi nel territorio agricolo.
    Alcuni cambi di passo e di filosofia si sono avuti gradualmente con l’evoluzione normativa, divenuta col tempo sempre più restrittiva verso le costruzioni abitative “civili” in mezzo alla campagna, per evitare di aggravare squilibri in un territorio per sua natura abbastanza complesso come quello italiano.
    La zona agricola inizia a diventare destinata alla coltivazione col D.M. 1444/68.
    A partire dagli anni Settanta i piani regolatori e le normative regionali, hanno alzato sempre più le restrizioni, giungendo a riservare la realizzazione di nuovi edifici ad uso abitativo soltanto alle aziende agricoli e imprenditori agricoli.
    Nello stesso arco di tempo l’ottenimento (e mantenimento) della qualifica di imprenditore agricoli è divenuto sempre più severo, proprio per impedire comportamenti e manovre per aggirare le restrizioni all’edificazione cosiddetta civile. O forse potremmo dirla “non rurale”.
    Usando le recenti parole della sentenza di Cassazione Penale 39339/2018 «l’edificazione in zona agricola si riferisce ad interventi in evidente collegamento funzionale con la destinazione del fondo».
    Realizzare edifici ex novo, al netto di diverse previsioni indicate da norme regionali e piani regolatori comunali, ormai è divenuto possibile farlo soltanto in presenza di due tipi di requisiti:
    oggettivo: destinazione d’uso e finalità di conduzione agricola del fondo;
    soggettivo: qualifica di imprenditore agricolo professionale (D.Lgs. 29 marzo 2004, n. 99);
    I requisiti devono mantenersi anche dopo il rilascio del permesso di costruire
    Far chiedere il permesso di costruire da un soggetto dotato di idonea qualifica, per volturarlo a terzi una volta ottenuto, non è una saggia strategia per aggirare le restrizioni e vincoli.
    La Cassazione Penale con sentenza n. 39339/2018 ha ribadito chiaramente che «non è sufficiente il possesso temporaneo di fatto della qualifica di imprenditore agricolo professionale (D.Lgs. n. 99/2004) ai fini del rilascio del permesso di costruire in zona agricola, in quanto i requisiti soggettivi per il rilascio di tale permesso devono esistere al momento della richiesta ed al momento del rilascio del titolo abilitativo, ritenendo, altresì, che il possesso dei requisiti soggettivi di imprenditore agricolo deve sussistere non solo al momento del rilascio del permesso di costruire in zona agricola, ma anche al momento della voltura del titolo abilitativo in favore di terzi, al fine di garantire l’effettiva destinazione delle opere all’agricoltura».
    Tradotto: la presenza dei due requisiti oggettivi (caratteristiche e destinazione fondo agricolo) e soggettivi (qualifica IAP) devono permanere anche dopo il rilascio del titolo abilitativo.
    Aggiungo anche che, le normative regionali in questo senso hanno disposto ulteriori vincoli e restrizioni, condizionando il rilascio dei permessi di costruire alla stipula di atti unilaterali d’obbligo da trascriversi a cura e spese dei richiedenti sugli stessi fondi e immobili.
    Lo scopo è quello di vincolare la permanenza d’uso di questi nuovi volume con la stessa destinazione d’uso, cercando di evitare un possibile mutamento di destinazione d’uso e deruralizzazione verso altre funzioni.
    Questa configurazione vuole evitare che il territorio aperto continui ad essere interessato da ulteriori costruzioni sparsi, quando invece sarebbe auspicabile un modello insediativo più virtuoso, come quello dei nuclei sparsi.

    Carlo Pagliai
    Ingegnere Urbanista

  2. Lo Curto Giuseppe ha detto:

    Zona omogenea – E
    La zona omogenea – E è la parte del territorio comunale destinato all’agricoltura ed alle attività connesse con l’uso del territorio. In tali zone sono ammessi esclusivamente interventi riguardanti: a) edifici per la residenza in funzione alla conduzione del fondo e delle esigenze dei soggetti in possesso della qualifica di imprenditore agricolo a titolo principale ai sensi della L.R. 10 gennaio 1996, n. 6 e successive modifiche ed integrazioni;1 b) attrezzature a servizio diretto delle singole aziende (depositi di attrezzi, fertilizzanti, sementi, ecc., ricoveri per macchine agricole, silos, serre, locali per la trasformazione dei prodotti agricoli, cantine, stalle e allevamenti di altro tipo purchè non esulino dalla normale capacità dell’azienda ; c) edifici a libera localizzazione adibiti alla conservazione, prima trasformazione e commercializzazione dei prodotti agricoli o destinati all’assistenza e manutenzione delle macchine agricole; d) edifici per allevamenti zootecnici a carattere industriale. Nelle zone omogenee E non sono ammessi gli allevamenti ittici. Il P.R.G.C.. distingue le seguenti sottozone di zona E: 1) zona omogenea E4-E4.1-E4.2 di interesse agricolo paesaggistico: riguarda zone del territorio comunale che per la loro particolare ubicazione, la natura del suolo, la presenza di elementi naturali di valore ambientale ed irrepetibili, per la funzione che svolgono, sono sottoposte a tutela al fine di salvaguardarle da trasformazioni che possono alterare il delicato equilibrio idrogeologico-ambientale. Sono pertanto escluse tutte le alterazioni del suolo ad esclusione di quelle necessarie per il mantenimento di una normale attività agricola. 1a2 La zona E4.1 riguarda il territorio agricolo all’interno dell’alveo del fiume Tagliamento. Nella zona E4.1 valgono le possibilità di intervento e le prescrizioni dettate all’art. 17 punto 2). 2a3 La zona E4.2 riguarda le aree agricole retrostanti l’edificato dei nuclei di interesse ambientale. Nella zona E4.2 sono ammessi gli interventi di cui al punto precedente lettera b) e valgono i seguenti parametri; if max 2 mc/mq – compresi gli edifici esistenti; Q max 40% – compresi gli edifici esistenti; Dc a confine o a 5,00 ml; Df nulla o 2/3 dell’edificio più alto con un minimo di ml 4,50; H max non superiore a quella degli edifici antistanti localizzati in zona A; – è altresì prescritto l’uso di materiali della tradizione nelle finiture esterne degli edifici e configurazioni planovolumetriche e tipologiche consone con l’ambiente storico circostante e valgono le norme sui materiali preesistenti per la zona omogenea A; 1 Modifica introdotta con la variante n. 14 al P.R.G.C. (pubblicata sul B.U.R. n. 11 del 13.03.2002) 2 Modifica introdotta con la variante n. 5 al P.R.G.C. (pubblicata sul B.U.R. n.10 del 08.03.2000) 3 Modifica introdotta con la variante n. 5 al P.R.G.C. (pubblicata sul B.U.R. n.10 del 08.03.2000)
    – i muri in sasso e/o mattoni della tradizione dovranno essere restaurati e sono ammessi interventi di ripristino o nuova realizzazione utilizzando gli stessi materiali, tecniche costruttive e dimensioni;4 – è ammesso costruire percorsi pavimentati di accesso ai fabbricati esistenti e di progetto anche compresi in altra zona omogenea.5 2) zona omogenea E5 di preminente interesse agricolo: riguarda le aree nelle quali gli usi agricoli dovranno essere salvaguardati e potenziati considerando le caratteristiche ambientali e le condizioni infrastrutturali che le rendono idonee per uno sviluppo del settore agricolo. 3) zona omogenea E6 di interesse agricolo: riguarda le parti del territorio comunale che per le condizioni orografiche e pedologiche sono suscettibili ad uno sviluppo produttivo del settore agricolo. Finalità del presente piano è di consentire ogni trasformazione rivolta alla creazione delle necessarie infrastrutture per un razionale sviluppo produttivo e di salvaguardarle per un uso agricolo. Nelle zone E4-E5-E6 sono ammessi gli interventi di cui ai precedenti punti a) e b) e le opere di manutenzione ordinaria e straordinaria, il restauro conservativo e la ristrutturazione. Nelle zone E5-E6 sono ammessi : – gli interventi della lettera6 c); – gli interventi di cui alla lettera7 d), esclusi gli allevamenti ittici, sono ammessi solo per la parte di territorio posto a nord della S.S. 13 (assunta come delimitazione delle zone interessate da fenomeni di risorgenza) Per l’attuazione degli interventi di cui alle lettere8 c) e d) è richiesto la presentazione di un Piano Regolatore Particolareggiato Comunale. Per gli interventi di cui alle lettere9 c) e d) valgono i seguenti indici: – Q max: 25%; – ds: secondo le prescrizioni di cui all’art. 19 delle presenti norme e per le altre strade comunali min 10,00 ml; – dc: 5,00 ml; – nel caso di interventi di cui al punto d), dovrà essere garantita una distanza dalle zone residenziali non inferiore a ml. 500. – ai fini del calcolo della superficie di cui all’art. 7 punto 1), cui riferire il dimensionamento dell’allevamento, non possono essere considerate le superfici presenti nei Comuni limitrofi. 4 Modifica introdotta con la variante n. 5 al P.R.G.C. (pubblicata sul B.U.R. n.10 del 08.03.2000) 5 Modifica introdotta con la variante n. 43 al P.R.G.C. (pubblicata sul B.U.R. n. 47 del 25.11.2009) 6 Modifica introdotta con la variante n. 5 al P.R.G.C. (pubblicata sul B.U.R. n.10 del 08.03.2000) 7 Modifica introdotta con la variante n. 5 al P.R.G.C. (pubblicata sul B.U.R. n.10 del 08.03.2000) 8 Modifica introdotta con la variante n. 5 al P.R.G.C. (pubblicata sul B.U.R. n.10 del 08.03.2000) 9 Modifica introdotta con la variante n. 5 al P.R.G.C. (pubblicata sul B.U.R. n.10 del 08.03.2000)
    Per gli interventi di cui al punto c), previo parere favorevole della Commisione Consiliare all’Ambiente e Pianificazione Territoriale ed in sede di elaborazione dello strumento attuativo o di successive varianti comunque finalizzate a valorizzare situazioni edilizie esistenti, è ammesso concedere: – attività di ricerca e sperimentazione a servizio dell’attività agricola con relativi laboratori, aule didattiche, uffici; – sale espositive, – attività di ristorazione nel rispetto della vigente normativa di settore che dovrà tendere a valorizzare i prodotti locali e regionali, – camere per visitatori e addetti, alloggio per il custode; – locali di servizio ed accessori.10 Per gli interventi di cui ai precedenti punti a) e b), ammessi nelle zone agricole E4-E5-E6, valgono i seguenti indici: a) per gli interventi di cui al punto a):11 – if max: 0,03 mc./mq.; – H max: 7,50 ml.; – lotto min.: 10.000 mq.; – Ds min.: 20,00 ml. e per le strade vicinali e interpoderali 6,00 ml.; – Dc min.: 5,00 ml.; – Df min.: 10,00 ml. o in aderenza a parete esistente, per la parte non finestrata Per aziende a colture specializzate: viticole, frutticole, orticole e floricole è ammesso l’If max di 0,05 mc./mq previo parere favorevole dell’Ispettorato Provinciale dell’Agricoltura. b) per gli interventi di cui al punto b):12 – Q max: 20% ; – H max: 7,50 ml.; – lotto min.: 6.000 mq.; – Dz resid.min.: 50,00 ml.; – Ds min.: 20,00 ml. e per le strade vicinali e interpoderali 6,00 ml.; – Dc min.: 5,00 ml.; – Df min.: 10,00 ml.; o in aderenza a parete esistente, per la parte non finestrata. Sono soggette al rilascio dell’autorizzazione edilizia le variazioni di destinazione d’ uso di edifici in diversa categoria, consentita nelle zone E, secondo l’elencazione contenuta nella L.R.52/91 e succ. modif. e integr.13 10 Modifica introdotta con la variante n. 43 al P.R.G.C. (pubblicata sul B.U.R. n. 47 del 25.11.2009) 11 Modifica introdotta con la variante n. 5 al P.R.G.C. (pubblicata sul B.U.R. n.10 del 08.03.2000) 12 Modifica introdotta con la variante n. 5 al P.R.G.C. (pubblicata sul B.U.R. n.10 del 08.03.2000) 13 Modifica introdotta con la variante n. 5 al P.R.G.C. (pubblicata sul B.U.R. n.10 del 08.03.2000

  3. Lo Curto Giuseppe ha detto:

    Decreto Legislativo 12 Luglio 1993 n. 275

    Riordino in materia di concessione di acque pubbliche
    10.
    Pozzi.
    1. Tutti i pozzi esistenti, a qualunque uso adibiti, ancorché non utilizzati, sono denunciati dai proprietari, possessori o utilizzatori alla Regione o Provincia autonoma nonché alla Provincia competente per territorio, entro il 31 dicembre 1995 (13) . A seguito della denuncia, l’ufficio competente procede agli adempimenti di cui all’art. 103 del testo unico approvato con regio decreto 11 dicembre 1993, n. 1775. L’ omessa denuncia dei pozzi diversi da quelli previsti dall’art. 93 del citato testo unico nel termine di cui sopra è punita con la sanzione amministrativa del pagamento di una somma da lire duecentomila a lire un milioneduecentomila; il pozzo può essere sottoposto a sequestro ed è comunque soggetto a chiusura a spese del trasgressore allorché divenga definitivo il provvedimento che applica la sanzione. Valgono le disposizioni della legge 24 novembre 1981, n. 689 (14) .
    2. (15)———————— (13) (14) Termine così differito dall’art. 17 del D.L. 22 luglio 1996, n. 389. In merito al termine per le denunce dei pozzi si vedano l’art. 28 della legge 30 aprile 1999, n. 136 , e l’art. 2 della legge 17 agosto 1999, n. 290. (15) Modifica l’art. 106 del R.D. 11 dicembre 1933

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