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Strangolata davanti alla bimba di 11 anni, doppio ergastolo in Appello

Scritto da il 13 gennaio 2021, alle 06:40 | archiviato in Cronaca, cronaca sicilia. Puoi seguire ogni risposta attraverso RSS 2.0. Puoi lasciare un commento o un trackback a questo articolo

La prima sezione della Corte di assise di appello ha confermato la pena dell’ergastolo a Paul Andrei Todirascu di 21 anni, ritenuto l’esecutore materiale dell’omicidio di Alina Elena Bità, ragazza romena di 29 anni, venne trovato privo di vita nella sua abitazione di via Sciolino a Cerda, nel Palermitano. La donna venne strangolata a sangue freddo davanti la bambina di 11 anni il 9 ottobre 2017. Ergastolo anche per Florin Buzilà di 22 anni. Lo riporta il Giornale di Sicilia.

I due condannati anche a risarcire in solido le parti civili, al marito della vittima  vanno 130 mila euro e alla sorella  40 mila euro. A due anni esatti il Gup del Tribunale di Termini Imerese aveva condannato all’ergastolo i due considerati esecutore materiale e complice dell’omicidio di Alina Elena Bità. Ora arriva la conferma della pena.

Il Pm aveva chiesto il massimo della pena per i due uomini accusati dell’efferato femminicidio. Tra i reati contestati non c’è solo l’omicidio ma anche la rapina, conclusa con il magro bottino della fede matrimoniale del marito della vittima e due paia di orecchini, uno della donna e l’altro della figlia.
I due romeni, cugini del marito di Alina, erano entrati all’interno della casa di Cerda della connazionale per rubarle i soldi che il marito della vittima conservava in casa. I due entrarono mentre la donna si trovava in casa in compagnia della figlia di 11 mesi e non poteva sospettare dell’intenzione dei due uomini di cui si fidava. Sorprese però uno dei due a frugare nella stanza da letto e i due, una volta scoperti, la uccisero a mani nude strangolandola.  In seguito alle indagini, i Ris di Messina trovarono tracce del dna di Todirascu nelle unghie di Alina.

Un femminicidio su cui è calato il silenzio, anche se il giallo era stato scoperto in brevissimo tempo dai carabinieri dell’aliquota operativa del Norm di Termini Imerese, i quali – nonostante la mancanza di collaborazione all’interno della cittadina – erano riusciti ad arrestare gli assassini. Dopo l’arresto, i due romeni per otto mesi negarono l’accusa di essere degli assassini, fino a quando l’estate 2018 chiesero di essere interrogati, e davanti al pm Paolo Napolitano svuotarono il sacco. “Sono stato io ad uccidere Alina – disse poi nel processo Todirascu -. Quando ci ha scoperto mi sono avventato su di lei e mentre le stringevo il collo con tutte le mie forze, Florin mi aiutava tenendola ferma”.



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