Notizie | Commenti | E-mail / 01:31
                    








Canicattì, Cittadinanzattiva: lettera aperta sulla futura collocazione della salma di Rosario Livatino

Scritto da il 13 febbraio 2021, alle 07:26 | archiviato in Canicattì, Costume e società, Cronaca, Photo Gallery. Puoi seguire ogni risposta attraverso RSS 2.0. Puoi lasciare un commento o un trackback a questo articolo

Da alcune settimane  a Canicattì si dibatte vivacemente su un argomento tanto importante quanto delicato concernente la sede ultima da destinare  al nostro concittadino Rosario Angelo Livatino, che il 9 maggio sarà proclamato Beato nella cattedrale di Agrigento. In verità la questione è sorta perché il nostro Arcivescovo Card. Francesco Montenegro ha espresso il vivo desiderio che la salma fosse traslata dal cimitero di Canicattì alla Cattedrale di Agrigento per nobili e alte motivazioni (che noi tutti conosciamo dalla lettera che ha mandato alla comunità ecclesiale della città), mentre i suoi concittadini   rappresentati da associazioni, gli amministratori comunali, gli amici , i compagni del liceo, gruppi spontanei,  vorrebbero fortemente che Rosario restasse nel suo paese.

Anche noi di Cittadinanzattiva, un’associazione  che da decenni è presente sul territorio  con lo scopo di difendere e tutelare tutti i  diritti  dei cittadini, abbiamo preso una posizione al riguardo ed ora, come coordinatrice del gruppo, in breve ve la esporrò, sollecitata soprattutto da alcuni soci che hanno conosciuto e apprezzato le doti di grande umanità, di  correttezza ,  di saggezza  e di bontà del Giudice Livatino.

Innanzitutto Rosario è nato in questa città e ha voluto vivere tutta la sua, purtroppo breve,  esistenza a Canicattì.  E se ha lavorato ad Agrigento e a Caltanissetta è perché quelle sono le sedi più vicine del Tribunale, non perché prediligesse quelle città rispetto alla sua, non nota, non bella, non famosa, città d’elezione.

Mi è stato raccontato da più persone che lo hanno conosciuto e frequentato, sia colleghi di lavoro che  amici,  che spesso lo sollecitavano perché prendesse casa a Agrigento, in questo modo  sarebbe stato meno rischioso, perché molto più breve,  il tragitto giornaliero per recarsi al lavoro, ma egli  sosteneva  che non voleva assolutamente  lasciare la sua città,  a cui era molto legato, anche se per estrema riservatezza non lo dimostrava, e i suoi genitori, coi quali aveva un rapporto straordinariamente forte.

Canicattì, che gli ha dato i natali, che l’ha visto alunno sempre eccellente in tutte le scuole frequentate,  che lo ha accolto orgogliosamente  come magistrato  impegnato da subito nella lotta contro il potere mafioso, da sempre  e chissà ancora per quanto, presente nel tessuto cittadino ( come dimostrano ancora una volta  gli arresti di qualche giorno fa)  ha, oggi più che mai, bisogno della sua presenza concreta, perché il suo eroico esempio sia da sprone alle nuove generazioni per intraprendere con fermezza e coraggio la strada non sempre facile della legalità, della giustizia, dell’etica tesa alla realizzazione del Bene Comune,   e sia nello stesso tempo da monito  e da incoraggiamento a quegli individui  che hanno fatto nella loro vita scelte  delittuose, affinché siano illuminate dal grande faro che sta diventando Rosario, perché comprendano appieno che ci si può  affrancare dalle logiche perverse della criminalità organizzata, che solo apparentemente è la strada del successo, del guadagno facile, del benessere.

Dopo la sua morte,  quando già era stato avviato il processo di beatificazione, il padre Vincenzo, provato dagli anni e dalla straziante e incolmabile perdita dell’unico figlio, più volte ebbe  a raccomandare a intimi amici e parenti che si prodigassero perché il corpo del  figlio fosse trasferito nella Chiesa di san Domenico, dove Rosario è stato  iniziato alla vita cristiana, ha ricevuto i sacramenti, ha pregato  tutte le domenica insieme alla comunità.

E se ci sono degli impedimenti alla sepoltura in questa bella e nobile chiesa, come sembra, perché non pensare alla Chiesa Madre della città, dove Rosario è stato battezzato il 7 dicembre 1952, come recita una lapide di fianco al fonte battesimale,  e dove riposa  il nostro concittadino Mons. Angelo  Ficarra. Sicuro si farebbero compagnia queste due grandissime personalità dotate di intelligenza e di cultura straordinarie, di grandissima fede, di un atteggiamento di profondo rispetto nei confronti dei superiori e di un inattaccabile senso della giustizia vera. Mi piace concludere questa  lettera aperta prendendo a prestito una frase  del vescovo Angelo Ficarra, punito ingiustamente con l’esilio in contumacia nella sua città, dopo avere operato  nella diocesi di Patti con saggezza, bontà e  lungimiranza  per un ventennio molto difficile per la Chiesa e per lo stato italiano, da una Chiesa  incapace di interpretare con lucidità gli eventi storici del tempo, perché  troppo legata alle logiche materiali della società.  A una vecchietta che si rammaricava nel vederlo privo di mitra e pastorale, segni del potere vescovile,  egli seraficamente rispose sorridendo:

Anche da Canicattì si può andare in Paradiso”.

Canicattì, 6 febbraio 2021

Mariella Pirovano



loading..


   Clicca e Condividi su Facebook |

Clicca per consigliare questo articolo sulla ricerca Google



Invia per mail l'articolo o stampalo in PDF



2 Risposte per “Canicattì, Cittadinanzattiva: lettera aperta sulla futura collocazione della salma di Rosario Livatino”

  1. Non si capisce perché ha detto:

    Bella lettera e giusta presa di posizione nel senso auspicato da tutta la nostra comunità canicattinese. In realtà non vi sono motivi ostativi veri reali o insuperabili per i quali non si possa o debba rispettare la volontà del padre del prossimo beato sembra più un “ovunque si tranne che a San Domenico…”

  2. non possiamo tacere ha detto:

    Pienamente concorde su contenuto e toni della lettera pubblicata. La comunità canicattinese, a mio avviso,ha il “dovere morale” di esprimere la propria opinione e ancor di più di chiedere il rispetto della volontà del Giudice e dei suoi genitori.
    Il suo legame con Canicattì è testimoniato da quanti lo conoscevano e, il suo attaccamento al quartiere e alla Parrocchia del suo quartiere, manifestato in maniera silenziosa ma ferma.
    Condivido la scelta della data per la Beatificazione: affiancare l’anatema di San Giovanni Paolo II a questo momento di Grazia per la Chiesa è sicuramente un messaggio forte… però mi chiedo: perchè non affiancare anche i luoghi?
    Rispettando le disposizioni di distanziamento e i protocolli per il contenimento dell’epidemia di Covid quei luoghi sarebbero una cornice che scuoterebbe le coscienze e permetterebbe di condividere un momento non è solo della comunità ecclesiale, ma della comunità intera.

Lascia un commento

Tutti gli utenti possono manifestare il proprio pensiero nelle varie sezioni della testata CanicattiWeb.com.
Ferma restando la piena libertà di ognuno di esprimere la propria opinione su fatti che possano interessare la collettività o sugli argomenti specifici da noi proposti, i contributi non dovranno in alcun caso essere in contrasto con norme di legge, con la morale corrente e con il buon gusto.
Ad esempio, i commenti e i nickname non dovranno contenere:
- espressioni volgari o scurrili
- offese razziali o verso qualsiasi credo o sentimento religioso o abitudine sessuale
- esaltazioni o istigazioni alla violenza o richiami a ideologie totalitarie punite dalla costituzione

I contributi che risulteranno in contrasto con i principi esposti non verranno pubblicati.
Si raccomanda di rispettare la netiquette.


Spazio Pubblicitario

Loading...




CanicattiWeb.com su Facebook

Sondaggio

Commenti recenti


Testata giornalistica online registrata presso il Tribunale di Milano n° 272 del 10/06/2009 - ISSN: 2035-6617 -
| Versione SPD | Supporto Tecnico e Hosting Bluermes Comunicazione Integrata