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Uccise l’ex amante con 10 coltellate, ergastolo per imprenditore

Scritto da il 7 aprile 2021, alle 06:30 | archiviato in Costume e società, Cronaca, cronaca sicilia, Photo Gallery. Puoi seguire ogni risposta attraverso RSS 2.0. Puoi lasciare un commento o un trackback a questo articolo

I giudici della corte d’assise hanno condannato Antonino Borgia all’ergastolo accusato di avere ucciso con dieci coltellate Ana Maria Lacramiora Di Piazza. La Corte d’Assiste ha accolto le richieste del pm Chiara Capoluongo che aveva chiesto l’ergastolo per Antonino Borgia  l’imprenditore di Partinico accusato di avere ucciso il 22 novembre del 2019 con dieci coltellate Ana Maria Lacramioara Di Piazza, la giovane donna incinta che aveva una relazione con l’uomo.

 
Borgia è imputato con l’accusa di omicidio volontario, premeditato e aggravato dai futili motivi, e all’occultamento di cadavere. All’imprenditore viene contestato anche il procurato aborto. La madre di Ana Maria e il figlio di 11 anni sono parte civile nel processo, assistiti dell’avvocato Angelo Coppolino. Il fratello della vittima dall’avvocato Antonino Scianna.
Oggi è stato letto il dispositivo, per le motivazioni della sentenza si dovranno attendere 90 giorni.

Borgia dopo l’omicidio della ragazza, con la quale aveva avuto una relazione, aveva ripreso la sua normale vita ed era persino andato al commissariato di Partinico. Il pm ha spiegato che la pratica da sbrigare negli uffici di polizia era legata al suo passaporto: l’imputato, secondo l’accusa, avrebbe infatti avuto intenzione di rifugiarsi negli Stati Uniti.
La Procura ha inoltre messo in evidenza che da alcune intercettazioni emergerebbe che l’intenzione di Borgia sarebbe stata quella di bruciare il cadavere di Ana Maria Lacramioara Di Piazza, in particolare utilizzando dell’acido cloridrico. Gesto che non sarebbe riuscito a compiere per l’intervento dei carabinieri che avevano ritrovato il corpo della vittima.
Il pm ha poi sottolineato che Borgia non avrebbe dato alcun contributo alle indagini: una volta incastrato dalle prove, si sarebbe limitato ad ammettere i fatti.

“Ergastolo, interdizione perpetua dai pubblici uffici, decadenza della potestà genitoriale, risarcimento dei danni alle parti civili da liquidarsi in separata sede, con provvisionali di oltre 200 mila euro, oltre alle spese processuali  – dice l’avvocato Angelo Coppolino che assisteva la mamma della vittima –  E’ la sentenza che attendevamo.  Una decisione che rappresenta il giusto epilogo di una drammatica vicenda giudiziaria ed umana che ha visto spezzata una giovane vita, quella di Anna, e segnare per sempre quella della madre di lei e del figlio rimasto orfano all’età di 11 anni.

La pena inflitta è giusta ed equa e deve servire da monito anche se la violenza di genere non può essere contrastata unicamente con strumenti repressivi e punitivi. Occorre una mobilitazione culturale che scuoti e informi le coscienze al rispetto della vita in sé e della donna in particolare nella sua dignità e integrità”.



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