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Le aziende siciliane più ottimiste su ritardi o mancati pagamenti

Scritto da il 12 agosto 2021, alle 06:24 | archiviato in Economia, Photo Gallery, Politica, politica sicilia. Puoi seguire ogni risposta attraverso RSS 2.0. Puoi lasciare un commento o un trackback a questo articolo

Le imprese siciliane si dimostrano più disponibili che nel resto d’Italia nel concedere tempi di pagamento più lunghi con l’aggiunta però di un supplemento.  Questo in estrema sintesi quanto emerge dallo studio dell’European Payment Report di Intrum, il maggiore operatore europeo dei servizi al credito nato nel 2017. In Europa il 70% dei manager ne è sicuro: “Pagamenti più rapidi permetterebbero di investire in sostenibilità e digitale”.
Imprenditori e manager di imprese siciliane sembrano meno preoccupati che nel resto d’Italia per le conseguenze economiche del Covid. L’indagine contiene interviste a più di 11.000 imprese di 29 paesi europei e fa emergere che in Sicilia più che altrove (36% nell’Isola contro il 25% di media nazionale) gli interpellati prevedono che nei prossimi 12 mesi il rischio di ritardi e mancati pagamenti da parte dei debitori rimangano stabili ed è più bassa la quota di “numeri uno” d’azienda siciliani che vede una crescita del rischio.

Ritardi ma con supplemento
Per limitare tuttavia i danni causati dal problema dei ritardi nei pagamenti in periodo di crisi, in Sicilia più che altrove le aziende accettano tempi di pagamento più lunghi da parte dei propri fornitori con l’aggiunta di un supplemento. La recessione intimorisce le aziende siciliane che, dichiara il 31% degli intervistati da Intrum contro una media italiana del 21%, avranno più cautela nelle operazioni di indebitamento. Da un’analisi complessiva dei tempi di pagamento emerge che rispetto a una media nazionale del 25%, il 34% dei clienti corporate in Sicilia paga tra 51 e 75 giorni mentre il 53% dei clienti consumer tra 21 e 30 giorni (media nazionale ferma a 42%). Per i pagamenti dalla pubblica amministrazione, il 37% delle imprese siciliane attende tra 31 e 50 giorni mentre la media italiana si ferma al 31%. L’Epr di Intrum ha cercato di indagare anche in quanto tempo manager e imprenditori siciliani stimano che la regione possa diventare “cashless”, ossia quando farà ricorso esclusivamente alla moneta elettronica: per il 56% di loro ci vorranno circa 10 anni, mentre per il 20% non ci si arriverà mai.
Le imprese preoccupate dai rischi
In Italia, oltre 6 aziende su 10 (il 63% delle realtà intervistate) stimano oggi un rischio crescente (e sono maggiormente preoccupate) rispetto alla possibilità di ricevere i pagamenti nei tempi pattuiti. L’European Payment Report evidenzia un netto incremento rispetto alla situazione pre-pandemica quando, nel 2019, solo il 25% delle aziende italiane intervistate si riteneva “preoccupata più del solito” per il rispetto dei tempi di pagamento da parte dei committenti. A livello europeo, un terzo degli 11.000 manager e imprenditori (C level e business owners di aziende) ascoltati da Intrum in 29 Paesi, hanno affermato che i ritardi nei pagamenti impediscono la crescita e ben il 70% pensa che pagamenti più rapidi da parte dei propri debitori consentirebbero alle aziende di investire in sostenibilità e innovazione digitale.

Serve una “sana gestione del credito”
“A tutti i livelli – ha commentato Antonio Rabossi, operations director di Intrum Italy – le aziende sono concordi nel ritenere la sana gestione del credito l’elemento chiave per la ripresa economica nella fase post-pandemica. Una sana gestione del credito investe l’impresa di un ruolo sociale: per il 67% delle aziende italiane (69% in Europa) che abbiamo intervistato, il pagamento dei fornitori nei tempi concordati è una delle componenti della responsabilità sociale d’impresa”.

Manager italiani più ottimisti sulla recessione rispetto all’Europa
Nel 2021 i manager delle imprese italiane sono meno pessimisti rispetto al media europea: 62% contro il 67%. La situazione si è “ribaltata” non solo rispetto al critico 2020 travolto dalla pandemia, quando l’83% degli intervistati italiani si aspettava la recessione a fronte del 56% di media europea, ma anche rispetto al 2019, quando il 76% degli intervistati italiani pensava che la recessione fosse imminente contro il 28% della media europea.

Livelli di liquidità accettabili con misure del governo
Nel contesto di crisi generato dall’emergenza Covid-19, le azioni dei governi sono state decisive per permettere alle aziende di mantenere a livelli accettabili la liquidità nell’ultimo anno: per questo, il 48% della media degli intervistati europei dal report Intrum prevede un rischio considerevole di crescita di ritardi e mancati pagamenti quando le misure di sostegno dei governi saranno ritirate. Ad oggi, quasi la metà (45%) delle aziende italiane ritiene di essere stata fortunata a sopravvivere all’emergenza sanitaria (49% media europea). Per vincere la recessione, il taglio dei costi è una risposta secondo il 27% delle piccole e medie imprese e il 24% delle grandi aziende, mentre la riduzione delle assunzioni è nei progetti del 15% delle piccole e medie imprese e delle grandi aziende, ma nel 2020 questo dato era più alto: il 25% per le pmi e il 29% per le grandi aziende.



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