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Un Masaniello per Canicattì contro il Puparo

Scritto da il 27 settembre 2021, alle 15:01 | archiviato in Costume e società, IN EVIDENZA, Photo Gallery, Politica, Politica Canicattì. Puoi seguire ogni risposta attraverso RSS 2.0. Puoi lasciare un commento o un trackback a questo articolo

Nei libri di storia dei programmi scolastici di una volta, i ragazzi delle scuole elementari rimanevano estasiati della figura di Masaniello: un giovane focoso napoletano che fu protagonista nel ‘600 della rivolta contro la pressione fiscale imposta dal malgoverno vicereale spagnolo, che rendeva la città sempre più affamata e in stato fallimentare, con elevati debiti.

A noi non sembra che Canicattì sia nelle condizioni diverse se facciamo soprattutto un confronto con il periodo in cui fu definita dal Corriere della Sera ‘Wall Street’: città della finanza e del commercio. Oggi la città si ‘lecca le ferite’, portandosi dietro un grosso debito che ha raggiunto una cifra presunta da capogiro di 33 milioni di euro, più o meno 66 miliardi delle vecchie lire. Che i cittadini devono pagare!!! Questo vuol dire che negli ultimi anni, nonostante la buona volontà, non si è stati capaci di invertire la tendenza di una decadenza, che si è registrata nel crollo del numero dei candidati al Consiglio Comunale: la metà a confronto di cinque anni or sono, segno inevitabile che anche quel lumicino di speranza, ahimè, si è spento.

Canicattì, pertanto, non ci sembra diversa da quella Napoli depressa del ‘600, oggi oppressa dal Puparo della politica agrigentina, bravo nei suoi giochi di potere e di equilibrio, oggi alleato, in un Comune, per comodo con la Sinistra e in un altro con la Destra, pur di consolidare il suo feudo elettorale, a discapito di ogni senso etico politico. Abbiamo la sensazione che, tutto sommato, in queste elezioni amministrative di Canicattì egli abbia due candidati Sindaci su quattro concorrenti, al fine di poter controllare il potere, per una politica che si è rivelata fallimentare, in un paese ormai al tracollo del fallimento.

Cosa rimane? L’unica strada è quella che insegnava circa 30 anni fa a Palermo il gesuita padre Ennio Pintacuda: un nuovo Masaniello, focoso, capace di parlare alla gente, che si reca nei quartieri, che sa bene usare i nuovi sistemi di comunicazione: i social (in un intervento ha raggiunto ben 270 condivisioni (!!!) cioè migliaia e migliaia di visualizzazioni), che fa suo il linguaggio del popolo, perché fa parte del popolo, esprime una coscienza di popolo, si fa interprete dei sentimenti di questo popolo martoriato, bisognoso di costruire una entità in un paese, come Canicattì, che ha perduto anche la sua identità.

Oggi, Canicattì è davvero dinanzi ad un bivio: riscatto o decadenza. Dipende dal saggio uso che il canicattinese sa fare di una semplice croce messa sopra in una scheda. Si tratta davvero se dare un calcio al sedere al Puparo o rimanervi sottomessi.

Enzo Di Natali



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