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Raffadali, dopo la retata antidroga l’appello del sindaco alle famiglie

Scritto da il 13 ottobre 2021, alle 07:06 | archiviato in Agrigento, Cronaca. Puoi seguire ogni risposta attraverso RSS 2.0. Puoi lasciare un commento o un trackback a questo articolo

Sulla operazione antidroga che la notte scorsa ha portato agli arresti tre persone ed altre due  sottoposte all’obbligo di residenza, interviene anche il sindaco di Raffadali, Silvio Cuffaro che afferma: “Occorre trarre insegnamento dall’operazione antidroga di stanotte dei carabinieri. A Raffadali c’è un uso smodato di sostanze stupefacenti che, purtroppo, molto spesso riguardano ragazzini. Proprio i carabinieri, nel recente passato, hanno sequestrato droga e un telefono cellulare a un pakistano e sul quel telefonino c’erano 123 numeri di adolescenti. Ecco perchè dico alle famiglie di svegliarsi e di non pensare che accada sempre agli altri, che spaccio e consumo di stupefacenti riguardi solo altre famiglie”. Cuffaro, ha espresso gratitudine ai carabinieri di Raffadali e della compagnia di Agrigento, tutti coordinati dal maggiore Marco La Rovere: “Lavoro puntiglioso ed encomiabile quello portato a termine dai carabinieri con i quali c’è sempre stata la massima collaborazione e ai quali, molti di noi, hanno segnalato proprio il dilagare dello smercio. I carabinieri continueranno a lavorare per il bene dei nostri figli, ne sono certo – ha concluso Cuffaro – . Ma questa battaglia deve essere combattuta tutti assieme”.

La vicenda, come è noto, ha permesso di scoprire un giro di spaccio nell’agrigentino. Quattro delle cinque misure contemplate dall’ordinanza firmate dal Gip del Tribunale di Agrigento Luisa Turco su richiesta della Procura (pubblico ministero Sara Varazi) sono state eseguite stanotte dai carabinieri che hanno fatto luce, grazie anche ad un sistema di telecamere e alle intercettazioni, su vendita di stupefacenti a Raffadali – di marijuana, hashish, ma soprattutto cocaina. “Coca” che veniva tagliata con la Tachipirina.

La “roba” è risultata essere proveniente, per la maggior parte, da Palermo, ma anche da Favara. Tre le ordinanze di custodia cautelare ai domiciliari, una delle quali per una donna di Favara,

Secondo gli investigatori dell’Arma i cinque avevano messo in piedi una fiorente attività di spaccio nella centralissima piazza Progresso a Raffadali. Servizi di pedinamento e osservazione, ma anche intercettazioni ambientali e telefoniche, oltre che il monitoraggio video dei luoghi, avviati nei primi mesi del 2019 e andati avanti per mesi, hanno consentito di documentare decine di episodi di spaccio. Marijuana, hashish e cocaina arrivavano soprattutto da Palermo dove i pusher si rifornivano per poi rivedere la droga nel grosso centro dell’Agrigentino.

“In pieno giorno i clienti, anche minorenni, si incontravano con gli indagati, che stazionavano nella piazza per gran parte della giornata, per procacciarsi lo stupefacente”, spiegano gli investigatori dell’Arma, sottolineando come clienti e pusher utilizzassero “il classico linguaggio criptico ed ermetico” per concordare telefonicamente le modalità e i quantitativi di droga da commissionare. Nel corso dell’attività investigativa, i carabinieri avevano già denunciato in stato di libertà otto persone.

“Gli indagati non si facevano nessuna remora a cedere droga anche ai minori – ha evidenziato il maggiore Marco La Rovere che coordina la compagnia dell’Arma di Agrigento – e per questo motivo è stata contestata anche l’aggravante. Erano molto furbi, soprattutto il libico che stazionava tutto il giorno in piazza, riceveva l’ordinazione, si spostava nella parte vecchia del paese dove ci sono delle case diroccate dove nascondeva la droga. Prendeva la sostanza richiesta, la portava in bocca e nel caso fosse stato fermato da noi, la ingoiava.  Lo scopo di questa attività è stato di dare risposte alla popolazione, preoccupata dal crescente spaccio”.

“Fenomeno che riguarda un po’ tutte le città, ma in paesi piccoli come Raffadali può creare – ha aggiunto La Rovere – una certa destabilizzazione, ansia e preoccupazioni”.


La conferenza stampa del maggiore Marco La Rovere



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