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Schiave sessuali obbligate a prostituirsi: 8 arresti

Scritto da il 13 ottobre 2021, alle 06:28 | archiviato in Costume e società, Cronaca, cronaca sicilia, Photo Gallery. Puoi seguire ogni risposta attraverso RSS 2.0. Puoi lasciare un commento o un trackback a questo articolo

Una organizzazione che ‘reclutava’ giovani donne dalla Bulgaria, pagandole poco piu’ di seimila euro ciascuno, per obbligarle poi a prostituirsi in strada, tenendole in schiavitu’, e’ stata sgominata dalla squadra mobile di Catania che ha arrestato otto persone e notificato un obbligo di soggiorno. Un decimo indagato e’ al momento irreperibile Nei loro confronti sono stati eseguiti un fermo emesso dalla Dda della Procura e un’ordinanza di custodia cautelare del Gip.

Quattro bulgari sono stati condotti in carcere e quattro italiani agli arresti domiciliari. I reati ipotizzati, a vario titolo, sono tratta di persone, riduzione in schiavitu’, associazione per delinquere finalizzata allo sfruttamento della prostituzione, aggravati dalla transnazionalita’. Le indagini dell’operazione ‘Bokuk’, parola bulgara che indica la spazzatura e termine che gli indagati usavamo per indicare le vittime, sono state avviate nel giugno del 2020 dopo la denuncia di due bulgare nei confronti di una straniera che pretendeva pagassero a lei il cosiddetto ‘joint’, lo spazio che occupavano in strada, vicino alla stazione ferroviaria di Catania, dove erano solite prostituirsi.

Gli accertamenti dei poliziotti della sezione Criminalita’ straniera e Prostituzione. coordinati dal pool di magistrati della Dda di Catania esperti in queste tipologie di reati, hanno permesso di accertare che le vittime, dopo il ‘reclutamento’, erano alloggiate in abitazioni fatiscenti nel quartiere San Cocimo in pessime condizioni igieniche, private di ogni liberta’ e dei documenti di identita’ e sfamate con lo stretto necessario per farle sopravvivere: alle ragazze veniva dato non soltanto poco cibo, ma anche pietanze poco costose come ad esempio le patate.

Le vittime garantivano al gruppo criminale un introito costante di circa 1.400 euro a settimana ciascuna. Le ragazze, sottoposte a percosse e soprusi, erano costrette a prostituirsi ogni giorno dalle 19 alle 4:30, anche durante le restrizioni imposte dalla pandemia. La polizia ha sequestrato materiale informatico, telefonini, oggetti preziosi e denaro.



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