la Società Stretto di messina avvia l’analisi dei dati per rispondere ai magistrati contabili. Quella che si annuncia è una battaglia legale ma non si tratterà di una procedura ne semplice ne veloce. Per predisporre un documento compiuto di risposta la Società attenderà le motivazioni anche della seconda delibera della Corte , quella del 17 novembre, le cui motivazioni dovrebbero arrivare intorno a metà dicembre.

“Abbiamo ricevuto e stiamo esaminando in queste ore le motivazioni della Corte dei conti per il provvedimento di ricusazione del visto alla Delibera CIPESS n. 41/2025 che ad agosto ha approvato il progetto definitivo del ponte sullo Stretto di Messina” ha confermato l’Amministratore delegato della Stretto di Messina , Pietro Ciucci.


“Siamo fiduciosi di poter individuare le opportune iniziative conseguenti alle motivazioni della Corte dei conti, anche sulla scorta dell’impegno profuso per riavviare la realizzazione del ponte secondo le modalità previste dalla legge speciale approvata dal Parlamento cha ha altresì definito l’opera strategica e di preminente interesse nazionale”.

Nessun atto almeno fino alle motivazioni della seconda delibera
Ma per il momento non succederà nulla di nuovo “E’ in ogni caso necessario conoscere anche le motivazioni della Corte alla correlata ricusazione del visto al Decreto interministeriale (MIT – MEF) n. 190/2025 di approvazione del III Atto aggiuntivo alla Convenzione fra il MIT e Stretto di Messina, che è previsto che siano comunicate entro i 30 giorni successivi alla delibera del 17 novembre scorso”.

Ieri sera le motivazioni
Le motivazioni del diniego alla registrazione della delibera Cipess da parte della Corte dei Conti erano state rese note ieri sera. Si tratta dei motivi del pronunciamento del 29 ottobre mentre si continueranno ad attendere le motivazioni del secondo pronunciamento correlato, quello del 17 novembre.

I tre motivi della Corte, si parte dai temi ambientali
Sono tre i motivi posti dalla Corte. Secondo i magistrati contabili la delibera violerebbe la normativa europea sulla tutela dell’habitat naturale dello Stretto. Il primo tema, dunque, è di natura ambientale. La delibera Iropi che lo rende una priorità nazionale non supererebbe questo problema per carenza di istruttoria.

Il secondo punto riguarda le modifiche al rapporto contrattuale fra governo e Società Stretto di Messina. Il contratto predisposto in istanza ai tempi di Berlusconi, puntava sul project financing quindi su denaro proveniente dai privati. Nel passaggio al finanziamento pubblico la Corte trova punti di inceppamento contrattuali

Il terzo punto sarebbe la mancanza del parere dell’Autorità di regolazione dei Trasporti sul piano delle tariffe che stanno alla base del piano economico finanziario dell’opera. Insomma non è chiaro quanto costerà attraversare il ponte e questo è un elemento essenziale per la sostenibilità economico finanziaria dell’opera nel tempo.

Gongola il Panda del WWF
“Le motivazioni della Corte dei conti sulla bocciatura del Ponte confermano quanto affermato da sempre dal WWF Italia” si legge in una nota dell’associazione ambientalista che si concentra solo su un aspetto senza osservare che è la delibera Iropi il fulcro di tutto.

“La procedura seguita ostinatamente dal Governo ha violato le normative in materia di tutela ambientale e di appalti, oltre ad altre normative. Spiace dover essere arrivati alla pronuncia della Corte per vedere affermato quello che era sotto gli occhi di tutti e che organi ministeriali importanti che hanno esaminato l’iter del progetto non hanno incredibilmente colto”.

“Ora il Governo ha di che riflettere” invita l’associazione. “Noi, insieme a tutto il movimento che si oppone al Ponte e che chiede di impiegare 13,5 miliardi di euro per opere pubbliche di cui Sicilia e Calabria hanno fortemente bisogno, ci ritroveremo oggii a Messina per un convegno sull’insostenibilità dell’opera e sabato per il grande corteo No Ponte”.

A quella manifestazione ci sarà anche la Cgil che ieri ha presentato uno studio in base al quale sono più i posti di lavoro che si perdono che non quelli che si guadagnano con il Ponte