
Dopo il comunicato stampa del Gruppo consiliare “Uniti per Naro”, apparso sabato 22
agosto u.s., su alcune testate giornalistiche online, con la foto dell’asilo nido di Naro
e la scritta “incompiuto”
, l’Amministrazione Dalacchi si è precipitata a replicare
frettolosamente e superficialmente. Vuol dire che abbiamo colto nel segno.
Sulla scelta scellerata di abbattere e ricostruire un immobile già destinato ad asilo
nido, costruito negli anni 80, e mai entrato in funzione se non per qualche anno, in
regime di concessione, e poi venuto a cessare per mancanza di bambini, e
sull’illegittimità degli incarichi professionali e dei tempi di realizzazione della
progettazione esecutiva si è intervenuti in diverse circostanze. In particolare, nel
corso delle sedute di consiglio comunale del 18 novembre 2025 e del 16 dicembre
2025. Ma, l’Amministrazione comunale ha preferito seguire l’odore dei soldi e non
l’interesse pubblico.
Non esiste al mondo una persona che, avendo costruito la propria casa e non
avendola mai abitata, decida, dopo appena 40 anni dalla sua costruzione, di
abbatterla per ricostruirla, sapendo che non andrà mai ad abitarla. Queste cose
succedono soltanto nell’Amministrazione pubblica quando si persegue l’interesse di
parte, mascherato da un pseudo interesse generale.
Un’iniziativa non supportata da una relazione dell’Ufficio ai servizi sociali sul
fabbisogno sociale, in un Paese che si trova in costante decremento demografico.
Negli anni 80 Naro superava i 10 mila abitanti, oggi si aggira intorno a 7 mila, e con
un’offerta del servizio rivolta a bambini di una fascia di età più ridotta, rispetto agli
anni 80, compresa tra zero e due anni. Ed inoltre senza un piano economico –
finanziario sulla sostenibilità della spesa in un Comune che si trova in dissesto
finanziario. Un Comune, come si può ben capire, sotto l’egida di apprendisti
amministratori!
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Detto questo, al fine di consentire di raggiungere il target del Piano Nazionale di
Ripresa e Resilienza (PNRR), il Ministero dell’istruzione e del merito, nell’aprile del
corrente anno, ha diramato ai soggetti attuatori le linee guida contenenti le
indicazioni operative per la conclusione degli interventi.
Con questo documento si è consentito, eccezionalmente, in deroga al
cronoprogramma sottoscritto, ad alcuni enti che avevano ottenuto il finanziamento a
seguito di avvisi pubblicati negli anni 2024 e 2025, di emettere il certificato di
ultimazione dei lavori entro il termine ultimo e inderogabile del 31 agosto 2026, e
comunque ove residuino soltanto lavori di modesta entità.
E arriviamo al cuore del problema. Adesso ci dobbiamo domandare: quando ci si trova
in presenza di lavori che possono essere dichiarati residuali di modesta entità? Al
riguardo l’Amministrazione Dalacchi nella replica tace in merito! Omertà assoluta! E
non dice neanche se è stato adottato il certificato di ultimazione dei lavori.
In materia di opere pubbliche nel contesto del PNRR, per lavorazioni residuali di lieve
entità e rifiniture marginali, si intendono tutti quei piccoli interventi che non
pregiudicano la funzionalità d’uso dell’opera.
Secondo un generale condiviso orientamento, rientrano tra i lavori residuali di
modesta entità, ad esempio, la tinteggiatura e la verniciatura di piccola entità, la
sistemazione del battiscopa, le sigillature e le siliconature, il montaggio delle placche
esterne, l’installazione delle mascherine esterne, le prese di corrente e la pulizia
finale.
Rimangono fuori dal perimetro, invece, la tinteggiatura di parte rilevante
dell’immobile, la mancanza dei mattoni del pavimento, l’assenza degli infissi e la
mancanza di sanitari, che costituiscono elementi strutturali che menomano la
funzionalità d’uso dell’opera.
Dalla foto dell’asilo nido pubblicata sabato scorso e da quella pubblicata oggi, si
evince chiaramente lo stato del manufatto. Manca la tinteggiatura interna
dell’immobile, nel pavimento mancano i mattoni e si presume anche i sanitari, in
tutte le aperture esterne del prospetto principale mancano gli infissi. Carenze
queste che espongono la struttura ad agenti atmosferici esterni e non la rendono
agibile. Addirittura nella foto di oggi davanti il prospetto è presente della sabbia che
prova che il cantiere edile è ancora aperto e non è stato mai chiuso.
Il secondo punto rilevante della questione è legato all’adozione del certificato di
ultimazione dei lavori, che rileva sotto un duplice profilo. Quello della data, perché
dalla adozione dell’atto decorre il termine massimo di sessanta giorni entro cui
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devono essere completati i lavori residuali. E la redazione del verbale, che deve
descrivere i lavori di modesta entità che si devono compiere, da assegnare
all’impresa.
A questo punto si deduce, se il lettore è stato attento e ha seguito fin qui il
ragionamento, che l’Amministrazione comunale ad oggi non è nelle condizioni di
potere emanare il certificato di ultimazione dei lavori, in quanto tra le opere che
residuano vi sono quelle a carattere strutturale (mattoni nel pavimento, infissi esterni
e i sanitari), come si rileva dalle foto dell’asilo nido pubblicate. Pertanto, la sua
adozione contrasterebbe con le indicazioni operative delle linee guida del Ministero,
che ne ammette soltanto la redazione in presenza di lavori residuali.
Ma, se ciò nonostante, l’Amministrazione comunale abbia comunque emesso il
certificato di ultimazione dei lavori, allora è rilevante conoscere il contenuto del
verbale di consegna all’impresa. Se il verbale contiene anche i lavori strutturali
(pavimentazione, infissi esterni del prospetto principale e sanitari) è di tutta evidenza
che il certificato è adottato in contrasto con le indicazioni operative del Ministero.
In questo caso il comune non raggiungerebbe il target del PNRR e la spesa effettuata
non rientrerebbe tra quella ammissibile. In pratica perderebbe il finanziamento.
Se, invece, il verbale contiene soltanto i lavori rientranti tra quelli residuali, ma non
indica quelli a carattere strutturale esistenti (pavimentazione, infissi esterni e
sanitari), come rilevabili e desumibili dalle foto pubblicate, siamo di fronte ad un atto
di pura stregoneria. Un atto appartenente all’arte taumaturgica dell’Amministrazione
Dalacchi e della sua coorte!
Un atto che contrasterebbe con la situazione di fatto che si desume, in maniera
inequivocabile, dalle foto, un atto che impedirebbe, comunque, il raggiungimento del
target del PNRR e che determinerebbe, comunque, l’esclusione della spesa del
comune di Naro dal perimetro di ammissibilità. Un atto, ancora, che provocherebbe
la revoca del finanziamento e l’insorgenza di danno erariale. Un atto, infine, che
integrerebbe i requisiti della fattispecie penale di falso ideologico in atto pubblico.
A questo punto, si sollecita, quindi, l’Amministrazione Dalacchi a fare chiarezza al
riguardo: di informare i cittadini se sia stato adottato il certificato di ultimazione dei
lavori e quando; di pubblicare, integralmente, il verbale di consegna all’impresa
contenente la descrizione dei lavori ancora da eseguire. In tal modo, tutti i cittadini
lettori possono leggere la descrizione dei lavori ancora da compiere, confrontandoli
con la situazione di fatto che si rileva dalle foto dell’asilo nido pubblicate e
comprendere come stanno effettivamente le cose.
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Qualora, invece, l’Amministrazione comunale ometta di pubblicare quanto richiesto,
il Gruppo consiliare “Uniti per Naro” si riserva di presentare al prossimo consiglio
comunale un’interrogazione, tendente a conoscere la data di adozione del certificato
di ultimazione dei lavori e il contenuto del verbale di consegna all’impresa indicante i
lavori ancora da eseguire.


















