Si comunica a tutta la comunità educante, che a seguito della tragedia del 11 dicembre 2021 che ha interessato indirettamente la nostra scuola, è stata inviata, in data 19 c.m. lettera al Ministro dell’Istruzione ( che si allega) al fine di meglio rappresentare le problematiche e le difficoltà che stanno vivendo i nostri alunni.
Il Ministro è prontamente intervenuto raggiungendomi con una telefonata in data odierna: ringrazia la nostra scuola per aver mostrato “Alto senso dello Stato” in una tragedia come questa.
Rimasto colpito dalle parole della lettera, che hanno toccato la sensibilità del nostro Ministro, conclude con la promessa di intervenire personalmente alla riapertura della nostra scuola. Rivolge un caro saluto a tutta la comunità Ravanusa, rinnovando la Sua completa disponibilità e vicinanza, in attesa del nostro invito.
A nome di tutta la scuola, ringrazio le istituzioni per la vicinanza e il sostegno mostrato, grazie onorevole Ministro Patrizio Bianchi, grazie al Direttore Regionale USR Sicilia Stefano Suraniti, al Dirgente dell’Ambito Territoriale di Agrigento Fiorella Palumbo, un sentito ringraziamento alle Associazioni di categoria, per il supporto e i vari gesti di solidarietà (Anp presidente Antonello Giannelli, Uciim presidente Rosalba Candela). Grazie a tutte le scuole, agli alunni lontani e vicini, e a tutte le persone che a qualunque titolo ci sostengono, ci incoraggiano.
Intanto i nostri piccoli alunni sentono il bisogno di ringraziare i vero eroi di questo disastro, i vigili del Fuoco, con un piccolo palloncino verde speranza ed un messaggio:
“Gli eroi di oggi siete Voi. Vi ringraziamo perché avete lottato, giorno e notte, senza respiro per poter salvare più persone possibili. Avete lottato senza paura, sfidando tutti i pericoli. GRAZIE PER QUESTO ESEMPIO DI VITA CHE AVETE TRASMESSO A NOI GIOVANI”- (Noa Marilù Monterosso e Valentina Brunetto, classe 1° A I.C. Manzoni Ravanusa).
DIRIGENTE SCOLASTICO
Marilena Giglia
“LA SCUOLA BLU” E IL DISASTRO DI RAVANUSA 11 DICEMBRE 2021
Illustrissimi Signor Presidente della Repubblica e Ministro Bianchi,
sono il Dirigente scolastico dell’ Istituto comprensivo A. Manzoni, Marilena Giglia, la scuola che si trova a soli 25 metri dal luogo del disastro avvenuto l’11 dicembre 2021 presso il Comune di Ravanusa. Vi scrivo per informarvi sui fatti avvenuti, non come sono stati rappresentati da tv, giornali e media, ma come li abbiamo vissuti noi come scuola e come comunità, per chiedere il vostro aiuto.
Un’esplosione, un boato, macerie, vetri rotti, detriti, urla, odore acre di bruciato. Non è il trailer di un film horror ma è una storia vera. Una storia fatta di volti, di un quartiere, di una scuola che si affaccia sull’area del disastro, di un paese che si abbraccia in un momento così terribile, pieno di dolore.
A Ravanusa la zona dell’esplosione sembra uno scenario di guerra. In questi luoghi il crollo dei palazzi ha lasciato spazio solo al freddo silenzio dell’asfalto e delle macerie.
Fin da subito la scrivente, lo staff e i collaboratori ci siamo precipitati a scuola e imbattuti in immagini surreali, non avremmo mai immaginato di vedere con i nostri occhi quelle scene: finestre divelte, porte spalancate, parti del tetto del corridoio crollati,…e tanto altro, pochi danni rispetto a quello che, ancora increduli non avevamo capito fosse successo.
Le pareti della “scuola blu” (il plesso Don Bosco ) che ospita attualmente 450 alunni di scuola primaria e secondaria di I grado, sono stati scalfiti da detriti generati dalla forte esplosione, tanto da sembrare schegge di una bomba.
Ma questo è poco conto, da lì ad una domenica che avrebbe dovuto essere una tranquilla giornata prima delle feste natalizie, ci siamo ritrovati a vivere un incubo: la macchina dei soccorritori, i vigili del fuoco, la protezione civile, una equipe di psicologi, le forze dell’ordine che hanno invaso aule, corridoi e tutti i piani del plesso.
Noi eravamo lì come scuola,
ad accogliere le salme ritrovate (un’aula è diventata l’obitorio di un ospedale);
a confortare le famiglie che passavano le notti sui divani della presidenza sperando nel miracolo , a sostenerle quando la speranza si spegneva;
ad ascoltare con dolore la notizia che due alunne erano rimaste senza un padre;
a confortare alcuni docenti che sono rimasti senza una casa, sfollati;
a distribuire pasti insieme alla Croce rossa ai soccorritori ( i veri eroi di questa vicenda);
sempre lì pronti e presenti, come una vera comunità educante che si stringe al dolore per la perdita dei propri congiunti.
A Ravanusa le parole non servono, non c’è spiegazione, c’è solo il tentativo spirituale di accogliere un mistero che ci sovrasta e del quale non possiamo essere né padroni, né governatori.
È vero in queste occasioni l’unica certezza è la fede, la vita del credente che non finisce con la morte perché ci attende la vita eterna. La speranza cristiana è una speranza certa, una fiaccola nell’oscurità del dolore che permette di rialzarci anche quando tutto appare buio, così come Monsignor A. Damiano ha spiegato nell’omelia dei funerali. Va cercata, scovata e nutrita perché cresca e non muoia, è la capacità di stare nel non ancora, incerto ma desiderabile: permette di mantenere acceso il desiderio di vivere nonostante tutto appaia indecifrabile, oscuro, terribile, senza un senso.
«La speranza – diceva don Giussani – è l’unica stazione in cui il grande treno dell’eterno si ferma un istante». Senza speranza non esiste possibilità di vita.
E in questo ci dà una grande lezione ELIANA, la moglie di Giuseppe Carmina, il papà amorevole delle mie alunne Miriam e Sara, quando alla fine dei funerali, ci invitava tutti a volgere lo sguardo alle cose che durano per sempre: “Siamo nati e non moriremo mai piu’”, riportando una frase di Chiara Corbello Petrillo.
Abbiamo lavorato e continueremo a farlo nelle prossime settimane avendo come fari i principi della Costituzione. Basti pensare all’articolo 34, che Piero Calamandrei si spinse a definire come «il più importante di tutta la Costituzione, il più impegnativo», perché fa riferimento ad una scuola “aperta a tutti”, che ha lo scopo di garantire a ciascuna e ciascuno pari opportunità, soprattutto a chi, pur se privo di mezzi, ha diritto di raggiungere le più alte vette dello studio, o si trova in una situazione di grande difficoltà. Si tratta, certamente, di una visione rivolta essenzialmente a far sì che la scuola sia immaginata come fulcro essenziale per quella lotta al superamento di ogni disuguaglianza, economica e sociale, che impedisce il pieno sviluppo della persona, in un’ottica che pervade tutta la Carta costituzionale e trova il proprio baricentro nell’articolo 3 e nei doveri inderogabili di solidarietà espressi all’articolo 2.
E’ proprio dalla nostra scuola, quindi, che l’intera comunità di Ravanusa deve stringersi per ripartire, siamo il cuore pulsante del territorio.
La nostra scuola, l’unica a Ravanusa, ha bisogno di sostegno, ha bisogno di ripartire e rialzarsi, ecco perché Vi chiedo aiuto, vi chiedo di non abbandonarci, l’informazione abbia sempre a cuore l’umanità di una comunità distrutta.
Gli alunni sono già provati da una didattica a distanza che ha inciso nel percorso di apprendimento, in questi due anni. I Bambini e gli adolescenti hanno risentito notevolmente del cambiamento delle proprie abitudini. Si erano appena riappropriati dei loro spazi educativi, scolastici cosi come di quelli ricreativi e sportivi. La tragedia dell’ 11 dicembre segna ulteriormente le anime di questi ragazzi, e soprattutto dei più deboli. Aiutateci, sostenendoci per fare in modo che i ragazzi e i bambini possano ritornare nella loro scuola dal colore blu come il cielo, insieme ai propri compagni per potere raccontare e raccontarsi .
La scuola è per eccellenza il luogo delle relazioni umane. Si prende cura di persone in crescita dove l’insegnamento e l’apprendimento toccano tutte le dimensioni dell’essere umano, intellettuale, razionale, affettiva, emotiva, e relazionale.
Vi chiedo di venirci a trovare, di vedere con i vs. occhi la nostra scuola, di infondere Voi stessi il coraggio e la speranza ai miei alunni, che al momento privati del loro diritto di apprendimento sono smarriti, e in balia di paure ed emozioni che altrimenti resterebbero all’interno di ognuno.
Don Guanella diceva: “Compassione è vedere , vedere col cuore , commuoversi e di conseguenza assumersi pesi dell’agonia del prossimo” .
A voi tutti Vi chiedo di non abbandonarmi, di non abbandonarci!!
Vi aspettiamo!












