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Ravanusa, Liceo “Giudici Saetta e Livatino”: visita alla comunità “Terra Promessa”

Scritto da il 16 dicembre 2016, alle 06:48 | archiviato in Costume e società, Cronaca, Photo Gallery, Ravanusa. Puoi seguire ogni risposta attraverso RSS 2.0. Puoi lasciare un commento o un trackback a questo articolo

In qualsiasi età della vita un uomo può sentirsi solo e non accettato dal mondo. Qualcosa ne sappiamo noi studenti adolescenti, ma anche gli adulti e gli anziani; la vita purtroppo a volte ci lascia soli nell’affrontare difficoltà e situazioni più grandi di noi e quando riusciamo ad uscirne vincitori ci sentiamo forti, ce l’abbiamo fatta “con le nostre forze” ed è questa forza immensa che i ragazzi della VA e VB del Liceo delle Scienze Umane dell’Istituto “Giudici Saetta e Livatino” di Ravanusa hanno incontrato faccia a faccia. Stamane non si è svolto un semplice progetto, bensì la realizzazione concreta di tutto ciò che abbiamo appreso fino ad oggi, per cinque anni. La comunità “Terra Promessa” che ospita e si occupa di ragazzi con problemi di tossicodipendenza sita a Caltanissetta, oggi è stata la nostra aula, la nostra scuola di vita per un giorno e ci ha trasmesso emozioni inestimabili fin dal primo istante. Dal momento in cui i nostri occhi e quelli dei ragazzi si sono incontrati è scattata un’emozione fortissima nei nostri cuori data dall’incontro con una realtà sempre vista dall’esterno e mai ascoltata e vissuta in prima persona. Ciò che ci ha colpito di più sono stati i loro occhi, profondi, imbarazzati dalla nostra presenza, alcuni sereni ed altri meno, ma felici di incontrare dei ragazzi pronti ad ascoltare la loro voce e la loro storia senza esprimere giudizi, ma soltanto aprendo il cuore. Quegli occhi ci hanno trasmesso il vero valore della vita e dell’amare se stessi, come ha detto Francesco, uno di loro: “Tutti possiamo migliorare grazie ai sentimenti”. La chiave di tutto è l’amore, verso la famiglia, verso i figli, è l’amore che ci dà la forza di lottare ogni giorno per migliorare noi stessi e non far soffrire le persone che ci vogliono bene, questo ci aiuta ad affrontare i piccoli problemi di ogni giorno ed anche i più seri. Nei loro occhi abbiamo riscontrato anche la gentilezza, la fierezza nel farci vedere, portandoci in giro per la comunità, ciò che sono riusciti a realizzare con le proprie mani, gli spazi che vivono in comune e la loro giornata suddivisa in vari momenti, i più importanti quelli in cui ognuno rimane da solo con se stesso, fa discernimento e riflette in quello che chiamano “giardino dei sentimenti”, un posto che dovrebbe esistere dentro ognuno di noi, uno spazio che ci serva per affrontare le emozioni in tutte le sfaccettature. La comunità diviene quindi un grembo materno dove crescere pian piano per rinascere a nuova vita tramite un percorso che rigenera ogni parte del corpo e della mente, proprio come il bambino si trasforma durante la gestazione, ed il centro di tutto è il cuore che pulsa, l’amore per la vita. Abbiamo condiviso momenti di commozione, di profonda tenerezza, di gioia. Abbiamo formato un coretto improvvisato con pianoforte, chitarra e voci, ci siamo mischiati ed amalgamati a loro come se non ci fossero più barriere, differenze di età, di esperienze, come se fossimo divenuti fratelli, sorelle, amici per un giorno. Tutto è stato una continua sorpresa, ci siamo divertiti tanto con poco ed è questa la vera essenza di noi esseri umani. La realtà di ogni giorno non ci permette di apprezzare a volte la meraviglia del sole sulla pelle, del canto degli uccelli, dell’affetto e dell’amore dei nostri cari, per questo chiunque dovrebbe fare comunità e capire davvero il valore della diversità. Il pomeriggio abbiamo inoltre incontrato i ragazzi disabili ed anche questa realtà ci ha lasciato col sorriso sul volto e sul cuore per quelle piccole frasi che ci hanno regalato, inconsapevoli di averci offerto una lezione per la vita. Si spera di ritornare per creare attività con tutti loro, ma soprattutto perché nessuno merita di provare solitudine: a volte un bacio, un abbraccio, un sorriso può cambiare la giornata, oggi è questo che abbiamo imparato: anche un giorno di pioggia può essere meraviglioso.

Elisabetta Raitano, classe quinta sez. A



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