“Apprendiamo che la sorte del punto nascita del P.O. di Licata sembra ormai segnata. Anni di lotte, di discussioni, riunioni e quant’altro, con la CISL locale sempre in prima fila, a quanto pare non sono serviti a nulla. I grandi, enormi interessi di parte stanno vincendo anche sulla logica ed il buon senso.” Lo affermano Farruggia e Marino della Funzione pubblica Cisl che continuano:”La “famosa” raccomandazione dell’O.M.S., di chiudere i punti nascita dove si partorisce di meno, in quanto più a rischio rispetto ai centri dove le nascite sono più numerose, è stata artificiosamente presa alla lettera. Se si voleva effettuare una azione seria, realmente rientrante nello spirito delle indicazioni dell’O.M.S., sarebbe bastato fare un censimento degli eventi negativi post partum per ogni struttura e sarebbero saltati fuori tutti i centri nascita da chiudere. Come mai questa semplice operazione non si è mai fatta? Gentile Assessore, Lei ne sa nulla? Scriviamo cose sensate o baggianate? E se sono baggianate, vuole cortesemente spiegarci il perché?
Intanto, invece della semplice inchiesta di cui sopra, si è stabilito un tetto numerico minimo di parti l’anno, al di sotto del quale tutte le strutture interessate sono diventate a rischio. Così il punto nascita di Licata, dove da almeno trent’anni a questa parte non c’è notizia di eventi negativi post partum, deve chiudere i battenti. Le donne Licatesi, per partorire, dovranno raggiungere l’ospedale di Agrigento, a “soli” cinquanta chilometri, o più probabilmente quello di Gela a trentacinque chilometri. Lei, Assessore, questa la vuole chiamare civiltà? Per noi è puro e semplice regresso oltre che culturale, anche sociale. E ci addolora profondamente, da operatori sanitari, “sapere” che qualche povera innocente pagherà queste vostre decisioni, perché la vera emergenza ostetrica non è frequente, ma quando c’è non dà certo il tempo di percorrere cinquanta chilometri in ambulanza. Certo, ci saranno le ambulanze attrezzate per l’emergenza, ma anche il cittadino più incompetente può immaginare in quale modo dovranno lavorare gli operatori sanitari sballottati sopra una ambulanza in corsa.
Ma vogliamo a questo punto andare anche oltre, perché ci convinciamo sempre più che la chiusura del punto nascita sia solo un altro tassello aggiunto al piano che porta alla chiusura o, quantomeno, al forte ridimensionamento dell’ospedale di Licata, considerato anche che al 31 dicembre da affermazioni rese dai vertici, si parla di chiusura del reparto di ostetricia.
Inoltre, vogliamo ricordare che negli anni recenti è stato trasferito ad Agrigento il reparto di Chirurgia Vascolare ed è stata di fatto soppressa l’attività operatoria di O.R.L. In passato qualcuno asseriva che la chiusura di qualche reparto avrebbe portato al miglioramento dei reparti e servizi operativi. Nulla di più sbagliato, oggi l’ospedale di Licata soffre per carenza di personale Medico, in primis dei Cardiologi, di personale Infermieristico ed Ostetrico, di O.S.S., di Ausiliari.
La chiusura dei reparti di Chirurgia Vascolare e di O.R.L. non pare abbia portato alcun beneficio in tal senso.
Ed allora, al Segretario Generale CISL FP Sicilia e al Segretario Regionale della CISL FP SICILIA con delega alla Sanità, a cui la presente è diretta per conoscenza, chiediamo espressamente di intervenire presso l’Assessore alla Sanità della Regione Sicilia al fine di valutare la possibilità, anche attraverso percorsi alternativi, di poter salvare il punto nascita dell’ospedale di Licata.
Per quanto attiene invece alle altre problematiche locali, la presente FP preannuncia l’indizione di una assemblea dei lavoratori del P.O. di Licata, per discutere di tutte le criticità che si stanno attraversando al momento in tale nosocomio ed adottare le conseguenti forme di intervento e di lotta sindacale a difesa del presidio.”












