Negli ultimi giorni si è parlato molto del 50% degli utenti non contrattualizzati, invitati – anche attraverso numerosi video – a regolarizzare la propria posizione nel nome della legalità e della trasparenza. Un richiamo certamente legittimo, perché il rispetto delle re-gole rappresenta il presupposto fondamentale di ogni servizio pubblico efficiente.
Tuttavia, accanto a questo 50%, esiste un altro 50% di cittadini regolarmente registrati, che pagano puntualmente il contratto con il gestore del servizio idrico integrato, AICA, e che, nonostante ciò, ricevono l’acqua mediamente ogni dieci giorni. Famiglie che, per far fronte alla carenza idrica, sono costrette a ricorrere al trasporto alternativo tramite auto-botti: mediamente occorrono circa tre autobotti al mese, per un costo di trasporto pari a circa 43 euro ciascuna. Tali costi ricadono interamente sulle famiglie, una spesa che, moltiplicata per dodici mesi, comporta un esborso annuo tutt’altro che trascurabile, che può arrivare – con un calcolo prudenziale – fino a 1.500 euro l’anno. Una situazione che non può e non deve gravare sui cittadini, ma dovrebbe essere a carico del gestore del servizio.
Se i cittadini ricevono l’acqua mediamente ogni dieci giorni, la turnazione non dovrebbe essere valutata soltanto in termini di frequenza temporale, ma anche e soprattutto in ter-mini di quantità effettivamente erogata. In tale contesto, sarebbe opportuno che, nella programmazione delle turnazioni, venisse resa nota non soltanto la cadenza temporale dell’erogazione, ma anche la quantità effettiva di metri cubi distribuiti per singola utenza o per zona. La trasparenza sulla volumetria erogata consentirebbe ai cittadini di com-prendere se la distribuzione risulti proporzionata, adeguata al fabbisogno medio e coe-rente con gli standard del servizio. Inoltre, conoscere i volumi effettivi distribuiti rappre-senterebbe uno strumento fondamentale per l’amministrazione comunale e per il gesto-re, permettendo di pianificare interventi mirati, ridurre gli sprechi e garantire una maggio-re equità tra le diverse zone della città. Senza questo dato oggettivo, la turnazione ri-schia di rimanere un mero calendario, incapace di assicurare un servizio realmente effi-cace e controllabile.
Se da un lato si è giustamente rigorosi nel pretendere il rispetto delle regole, dall’altro non si può essere indulgenti nel non garantire un servizio adeguato a chi quelle regole le osserva. Il gestore chiede il rispetto del contratto in modo puntuale e, talvolta, inflessi-bile; ma al richiamo del dovere deve necessariamente corrispondere un servizio efficien-te, continuo e conforme agli standard previsti. Diversamente, il principio di correttezza ri-schia di trasformarsi in un esercizio a senso unico.
Sul fronte delle attività di ripristino della rete, preme evidenziare come le perdite idriche siano diffuse in tutta la città di Canicattì. A titolo esemplificativo, alla fine di via Carlo Al-berto, in prossimità del supermercato MD, è presente una copiosa perdita d’acqua se-gnalata già alla fine di agosto. Siamo ormai alla fine di febbraio e nessun intervento risul-ta effettuato. Nel frattempo, l’acqua ha deteriorato il manto stradale, provocando l’apertura di una buca pericolosa, con evidenti rischi per l’incolumità dei cittadini – in par-ticolare dei giovani che transitano in scooter – e per la viabilità in generale.
Ci si chiede, allora, se esista un piano straordinario di riparazione della rete sul territorio comunale; se sia stato effettuato un censimento puntuale delle perdite; e, soprattutto, se l’amministrazione comunale stia verificando con la necessaria determinazione il rispetto degli obblighi contrattuali da parte del gestore.
Altrettanto grave appare il fatto che, a fronte di un pericolo persistente da oltre sei mesi, non sia stata apposta neppure adeguata segnaletica di sicurezza. Anche sotto questo profilo, l’amministrazione dovrebbe farsi carico di vigilare e intervenire, quantomeno per prevenire danni a persone e cose.
Il rispetto delle regole deve essere reciproco: ai doveri dei cittadini devono corrispondere diritti effettivi. Perché quando si dice che il servizio “fa acqua da tutte le parti”, purtroppo, non si tratta soltanto di un modo di dire.

Andrea Morreale