In un’epoca in cui il cibo e le tradizioni vengono sempre più ridotti a marchi commerciali, la Rete Nazionale dei Borghi Genius Loci DeCo propone un modello diverso: restituire alla Denominazione Comunale il suo significato originario di riconoscimento identitario, non di etichetta di marketing. E il caso di Ravanusa, recentemente riconosciuto Borgo Genius Loci DeCo, rappresenta un esempio concreto e virtuoso di questo percorso.
La distinzione tra tipico, tradizionale e identitario è al centro del dibattito. Il tipico è ciò che si ripete su un territorio ampio e può essere codificato (DOP, IGP). Il tradizionale è un patrimonio vivente, dinamico, tramandato nel tempo, ma non necessariamente unico. L’identitario, invece, è la categoria più alta e fragile: è ciò che appartiene esclusivamente a una comunità, ciò che non può essere replicato altrove senza perdere di senso. È il genius loci, il legame profondo tra uomo, ambiente e cultura produttiva.
Negli ultimi anni, però, la De.Co. – nata da un’idea di Luigi Veronelli come atto politico-culturale – ha subito una deriva commerciale: troppe volte è stata usata come “marchetta” per prodotti già certificati altrove o per generici locali, generando inflazione di riconoscimenti, confusione tra identità e marketing e omologazione dei territori.
La Rete Nazionale dei Borghi Genius Loci DeCo si pone come alternativa: privilegia solo ciò che è irripetibile, privilegia processi partecipativi reali della comunità e costruisce relazioni tra borghi senza uniformarne le identità. Pochi ma buoni, come recita il suo approccio.
Ravanusa, caso esemplare di metodo identitario
Il riconoscimento di Ravanusa come Borgo Genius Loci DeCo, fortemente voluto dal Sindaco Salvatore Petrolo, è arrivato a febbraio 2026 dopo un percorso rigoroso e partecipato. L’Audizione Pubblica, documentata da fonti come “A Tiempo Bellu” di Carmela Savarino e “I Totomè del Barone”, ha portato alla luce un patrimonio complesso fatto di ritualità, saperi gastronomici, memoria collettiva e narrazioni locali.
Gli elementi identitari riconosciuti sono:

La Raviola di Ravanusa: dolce fritto ripieno di ricotta, legato alle feste popolari. Pur presente in varianti nell’area agrigentina, ha una specifica genealogia ravanusana, ricostruita attraverso ricerche storiche che ne attestano il radicamento nelle famiglie contadine e la trasmissione intergenerazionale.
Il Totomè: frittella dolce carnevalesca ricoperta di miele o zucchero, simbolo del Carnevale Storico Ravanusano.
Il Carnevale Storico Ravanusano: non solo evento festivo, ma vero dispositivo identitario, con il coinvolgimento attivo di associazioni, pasticceri, operatori culturali, lettori, chef e artigiani.
Il paesaggio culturale: Monte Saraceno e l’area archeologica integrano patrimonio materiale e immateriale.


Il percorso seguito a Ravanusa ha rispettato fedelmente il metodo della Rete: audizione pubblica con testimonianze della comunità, firma del Memorandum del Borgo (che impegna l’amministrazione alla tutela dell’identità), riconoscimento alle associazioni come custodi del patrimonio e inserimento nell’Atlante locale del Cibo.
Un modello da seguire
«L’identità non è un prodotto, ma un processo comunitario. La De.Co. non è un marchio, ma un atto politico», sottolinea chi segue il progetto della Rete. Ravanusa dimostra che la narrazione locale, la ricerca storica e il coinvolgimento diretto della comunità possono trasformare la Denominazione Comunale da strumento commerciale a strumento di tutela culturale e di sviluppo autentico del territorio.
In un momento in cui molti borghi rischiano di omologarsi nel grande mercato del “tipico”, il caso di Ravanusa indica una strada diversa: pochi riconoscimenti, ma veri, radicati e condivisi. Un modello che potrebbe essere replicato in altri comuni siciliani e italiani per restituire dignità e valore al patrimonio identitario.